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Creato da lupopezzato il 13/11/2008
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Sotto il segno dei pesci.

Post n°308 pubblicato il 08 Ottobre 2009 da lupopezzato
Foto di lupopezzato

S

embrava novembre ma era inizio giugno. Nulla di strano, succede anche a noi di sembrare quello che non siamo. Lei aveva almeno 200 anni. Meglio così, sarebbe stata più credibile. Le dissi “Non riusciamo ad avere figli ma non...”, m’interruppe con un gesto della mano e parlò lei con una voce che sembrava non le appartenesse. Muoveva le labbra ma le parole arrivavano da un’altra parte della stanza. Come in play back.
“Siete fortunati. Nei primi 12 anni di ogni cent’anni ci sono 22 giorni magici. Nei primi due anni, uno all’anno e negli altri 10 anni, due all’anno. Fra due giorni è il 05/06/07 ossia il primo dei due giorni magici di quest’anno. Il secondo sarà fra un mese, il 07/07/07. Dovrete accoppiarvi in quei due giorni e prima che la mezzanotte ne cambi la data.”
Fece una pausa, poi aggiunse: “baciala.” Mi allungai verso Annie.
“Non adesso. Dovrai baciarla quando raggiungi l’orgasmo. E’ importante. Sarà quello il TomTom dei tuoi stupidi ed inutili spermatozoi”, disse risoluta e si voltò verso Annie guardandola con intensità. Si girò poi verso di me ed aggiunse:
“Ora viene la parte più difficile, quella che vi permetterà di compiere l’incantesimo. Devi scoparmi. Adesso. Su quel divano.”
Con un leggero disagio mi girai verso Annie.
“Tranquillo, lei ora non vede e non ascolta nulla. Sei disposto a farlo?” mi chiese la vecchia fattucchiera alzandosi dalla sua sedia e venendo verso la mia.
“Mi sembra un incantesimo del cazzo.”
“Lo è”, rispose.
“Non importa. Sono qua perchè sono disposto a tutto.”
“L’ami così tanto?” mi chiese infilandomi una mano tra i capelli.
“Molto di più”, le risposi alzandomi. Aveva addosso un camicione lungo di tela pesante dal quale uscivano solo il suo collo raggrinzito, le mani ed i piedi scalzi. Respirai tutta l’aria che potetti. Le misi un braccio intorno alla vita e l’abbracciai. Aveva addosso un buon odore. Ali di pipistrello e code di rospo. La baciai. Lei fece scivolare la sua mano fra le mie gambe. Sentii le sue dita ossute prenderlo in mano. Facemmo tre passi fino al divano. Si sedette e mi tirò giù i jeans. Alzò lo sguardo. Aveva due occhi incredibilmente profondi e mi aprì un sorriso fatto di gengive e un solo dente. Le tenni le dita fra i capelli. Erano secchi, radi, disordinati e lunghi. Bianchi con qualche traccia di un antico giallo. Alzai gli occhi al soffitto finchè non se lo uscì. Si distese ed io le sollevai il camicione scoprendola fino al ventre. Un incantesimo nell’incantesimo. Non avevo mai visto due gambe perfette come quelle. Gliele risalii con gli occhi fino a quel ricamo delicato di peli sulla gnocca. Due piccole onde. Come il segno dell’aquario. Appena un po’ più sopra del ventre la sua pelle tornava ad essere olivastra ed incartapecorita. La guardai con affetto. Mi sorrise di nuovo.
“Te lo meriti”, mi disse aprendo appena un po’ le gambe.
...
Sembrava novembre ma era inizio marzo. Avevo un mazzetto di margherite in mano ed un sorriso scemo sulla bocca. Aprii la porta della stanza 9. Poggiai le margherite sul comodino, mi abbassai sulla culla e baciai Priscilla. Poi baciai Annie.
“Vado a prenderti un po’ d’acqua”, le dissi ed andai al distributore. Tornando, entrai involontariamente nella stanza sbagliata. Lei mi guardò con un sorriso fatto di gengive e un solo dente. Sulla culla un nastro azzurro.
Sembrava novembre ma era inizio marzo.

 
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