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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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spring

Post n°60 pubblicato il 01 Settembre 2014 da lupopezzato

A. Monntoya

L'

amore è uno, il modo di amare è diverso in ognuno. Fin qua nulla di nuovo. Come certi incontri, certe persone. Non le mandi a cagare subito solo per educazione e dopo, ascoltandole ed osservandole, sempre senza nemmeno volerlo, ma solo per educazione, ti sono entrate piano piano dentro e gli hai concesso un piccolo monolocale nel cuore fino al punto che basterebbe un piccolo passo perché, dopo il vialetto nel giardino, gli apriresti anche la porta fra le cosce.
Tornando all'amore-uno, non solo il modo di amare è diverso ma è diverso soprattutto il modo di essere amati. L'amore se davvero ha una sola forma significa che ha anche una sua identità immutata ed immutabile. L'amore è bambino e tale resta. Dico bambino perché è nel bambino che si forma il concetto d'amore. Il concetto di bisogno, di necessità. Non quello di dare amore ma di riceverlo. Non di darlo, perché un bambino vuole bene a prescindere, in modo naturale. Il problema di dare amore, il bambino nemmeno se lo pone. Lui distingue invece il modo in cui è amato e ne soffre o ne gioisce. Lui si attacca ad una forma di amore. Quella che più si avvicina alla sua necessità, quella che più lo soddisfa. Lo riempie. Il vero amore non è quello che da, ma quello che sceglie fra quelli che riceve e se lo porterà dietro. La stessa differenza fra il lavoro che ti scegli e quello che ti danno. Tante volte l'amore che scegliamo è solo quello che più si avvicina a quello che cerchiamo. Per questo tradiamo. E' un magnetismo inevitabile. La sera è di quelle classiche. Senza sole. Almeno così pare. Poi s'illumina. La mattina è di quelle classiche. Col sole, ma sotto la doccia ti ricordi il suo nome. E' primavera. A prescindere da marzo.

[12.3.2014]

 
 
 

allure

Post n°59 pubblicato il 31 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

e non fossi capace di condizionarmi l’aria, partire alle quattro del pomeriggio mentre fuori ci sono 35 gradi sarebbe una follia.
“Lasciamelo il tuo odore”, le dico mentre infila quello che resta del suo Allure nella borsa. “No”, mi risponde.
“Vedrai”, replico sorridendo.
Per strada, da Napoli a Fiumicino ci sono più tutor che asili nido e questo significa che il progresso e la civiltà non coincidono. Dopo il check-in l’accompagno al Controllo Sicurezza dove l’attende una fila infinita. Ci salutiamo con un bacio. La perdo nella fila. Qualche minuto dopo l’altoparlante mi richiede al Controllo Sicurezza del Terminal C. Inutile chiamarmi, non mi sono mosso di là. Arriva un vigilante che mi porge un sacchetto con l'Allure: “non è ammesso nel bagaglio a mano”, mi dice. “Ma va?” penso sorridendo.
Quasi le tre e nel cielo c’è una fetta di melone bianco. I tutor mi fanno sentire come se fossi un eritrocita in un doppler autostradale. Siamo in libertà vigilata. Mi fermo ad una piazzola di sosta. Innaffio il traliccio di un tutor. Fotografami il cazzo adesso, cheese.

[17.7.2009]

 
 
 

romanzo

Post n°58 pubblicato il 28 Agosto 2014 da lupopezzato

foto P. Renoux

 

I

l lumetto acceso e gli occhi nel soffitto. Stavolta ero deciso a scrivere il mio primo romanzo. Ne avevo chiaro lo schema. Semplice e lineare. Nulla di complesso. Nessun contorsionismo. Avrei rispettato le tre unità aristoteliche: luogo, tempo e azione. Una storia che nasce, si sviluppa e finisce senza sbavature e domande irrisolte. Pensando ebbi la sensazione che il soffitto si allontanasse. Come una distanza che si dilata restando attaccata alle pareti. Come l'uccello quando cresce. Come la timidezza. Ti allontana restando vincolata all'evento. Quel disagio di sentirsi osservati senza via d'uscita. Definito lo schema, mi concentrai sulla storia. Flaubert mi passò per la mente per il tempo di un lampo. Volevo una storia senza uomini e donne. Solo oggetti. Una storia piena di sentimenti che si sarebbe svolta in casa mia iniziando dalla porta. Quali sentimenti può avere una porta? Tanti. Non solo sentimenti, anche stati d'animo. Gli stessi delle finestre e dei balconi. Quell'esser parte di una casa ma un lato ne sta fuori. Il lato della porta che accede in casa solo per un breve momento. Ne respira l'odore. Avrà il tempo di uno sguardo rubato a un angolo che si restringerà con la stessa velocità con la quale si è aperto. Un lato fuori e l'altro dentro. Un gioco crudele nel quale non ha speranza di vincere. La stessa malinconia che vive la parte di finestra esposta agli schiaffi della pioggia mentre l'altra metà se ne sta al caldo dei termosifoni. Non ho dubbi. Le cose hanno sentimenti e stati d'animo. Gioie e malinconie. Desiderio di un tuo sguardo o noia di te. Riflessioni che rallentavano man mano che le connessioni neuronali si spegnevano. Facendo felice il soffitto, chiusi il lumetto. Mi chiesi se, malgrado la sua ceramica brillante, il mio cesso potesse essere felice della sua vita di merda e, prima di entrare nel coma profondo dei miei sonni, mi domandai se i primi piani dei parchi gioco delle mie occasionali lei riuscissero a compensare, almeno in parte, la sua depressione. La mattina dopo lasciai perdere il romanzo. Pisciai nel bidet e, uscendo di casa, chiusi la porta e le diedi un bacio.

[13.1.2014]

 
 
 

dans la nuit

Post n°57 pubblicato il 25 Agosto 2014 da lupopezzato

 

L

egandosi i capelli pensava che tutti indistintamente amiamo essere sedotti ma pochi ne hanno la padronanza perché, diciamocelo, essere sedotti da chi non ci interessa diventa noioso e per nulla intrigante. Il cuore è uno che ha grandi pretese e non si accontenta. Lui vuole emozioni forti e non leccatine. L'arte della seduzione non è da tutti perché, quella che cerchiamo, non la subiamo ma la provochiamo. La seduzione è un percorso nel quale siamo noi a scegliere da chi farci sedurre. In poche parole seduciamo per essere sedotti e chi ci seduce non sa che siamo stati noi a sceglierlo.
Si inizia nel buio. Lui non sa di essere osservato ma lo stiamo osservando e, dopo averlo osservato ed averlo scelto, iniziamo ad incuriosirlo facendo attenzione che il tutto sembri casuale. Nessun interesse dovrà trasparire. Piccoli gesti che sembrano innocui ma sono parte di un progetto. Apparentemente casuali e disinteressati. Dovrà essere lui a scoprirti senza immaginare che sei stata tu a scoprirlo. Dovrà essere lui a volerti senza sapere che sei stata tu a volerlo. Infatti lui arriverà.
La fase dell'avvicinamento è iniziata. Quella successiva sarà la provocazione. Sempre sottile e graduale. La seduzione ha i suoi tempi. Guai a sbagliarli. E' un guinzaglio che si accorcia man mano che l'interesse cresce diventando sempre più attrazione. Le frasi a metà. Le parole sospese. I piccoli gesti. Una provocazione sempre più sottile ma anche più evidente fino a concretizzarsi in atti espliciti ed inequivocabili e trasformarsi in condivisione e complicità.
A questo punto la seduzione ha completato il suo percorso e tornare indietro sarebbe spiazzare e castrare qualcosa che si è voluto iniziare pensando di poter perfino truccare le emozioni. Renderle double face. Un'emozione però è sempre tutto o niente. Non puoi, allo stesso istante, nasconderla a una parte e mostrarla all'altra. Se fosse possibile non ci sarebbe più la necessità del pubblico e del privato. Un'emozione o la nascondi a tutti o la mostri a tutti e non puoi più abortirla.
Un filo di rimmel, il maskara, una nuvola del suo profumo preferito. Infilò il cappottino che quel dicembre suggeriva ed uscì. Dans la nuit.

 
 
 

diesis

Post n°56 pubblicato il 22 Agosto 2014 da lupopezzato

 

F

u quando credette di essere arrivata che decise di non partire più. Lui era abituato a vederla andare e tornare ma stavolta c’era qualcosa di diverso. Sono le abitudini ad evidenziare i cambiamenti. Qualche valigia in più.
“Sei innamorata stavolta?”
“Ho paura di sì.”
“E lui non è sposato.”
“No”, rispose senz’accorgersi che quella non era una domanda. Guardava fuori dalla finestra. L’aiuola di rosmarino era diventata così fitta e robusta che faceva da confine fra il dentro ed il fuori. A loro non era mai successo. Non c’erano mai stati confini fra loro e non ce ne sarebbero mai stati. Almeno così pensava ma, tornando alle abitudini, quel “sei innamorata stavolta?” era almeno due diesis sotto al solito tono e c’era pure quel “ho paura” che le aveva riempito qualche valigia in più a spiegarle che le cose succedono a prescindere da quello che pensi.

[9.9.2009]

 
 
 

gabbiani

Post n°55 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

I

l mare ha l'increspatura della carta vetrata. Mi chiede se, come le opinioni, anche i sentimenti possono cambiare. La domanda è banale. Un sentimento lo cambi solo se un altro sentimento lo sostituisce. La simpatia verso qualcuno resta finché quel qualcuno non te la farà diventare antipatia. Diversamente resterà tale. Non c'è motivo perché essa finisca.
"Quindi un sentimento, finché non interviene un fatto nuovo, resterà tale?"
"Certo, non c'è motivo che lo faccia cambiare."
"E se non sarà alimentato?"
"Andrà in archivio. Resterà sospeso ma uguale."
"Ma un sentimento non alimentato non diventa indifferenza?"
"No, l'indifferenza è già un sentimento non un archivio. Se una persona ti è simpatica, non significa che smettendo di frequentarla quella persona ti diventerà indifferente. Resterà simpatica ma in archivio. E' diverso."
"Quindi un amore non realizzato, non smette di esistere. Resta in archivio e intanto puoi amare altri?"
"La letteratura non è forse piena di amori rimasti a metà?"
"E la letteratura è vita."
"In effetti è sempre la vita che diventa letteratura. Quante volte quello che leggi non è altro che vita. Se sai leggere e scrivere, ne raccogli i pezzi, li unisci e la storia che può sembrare fantasia è tutta realtà."
Gli occhi dei gabbiani sembrano finti. Forse l'ha detto. Forse no. Però è vero.

 
 
 

capodimonte

Post n°54 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

tamattina, in macchina, in un’estate che come ogni donna, prima va via e poi torna, non perché ha dimenticato il caricatore del cellulare ma perché ha dimenticato un’intera valigia, guidavo nel tratto che va da Agnano a Capodichino. Arrivato a Capodimonte - in quel punto che, stando così vicino al cielo, vedi sotto di te Napoli che sta ancora con i piedi infilati fra le lenzuola del mare - ero felice di essermi portato appresso qualche pensiero, perché a Capodimonte, tutte le mattine, si ferma il mondo. Rallenta. Come a Roncobilaccio. Se fumi, abbassi il finestrino e fumi. Se non fumi è bene che hai appresso qualcosa a cui pensare. I suoi numeri decimali, per esempio. Quelli che, solo nel momento in cui ne hanno la necessità, concedono alla grammatica d’interferire con l’aritmetica per qualche segno di punteggiatura e non per altro, e lo fanno soprattutto con quella virgola che spazia timidamente dal classico allo scientifico. L’aritmetica è così. Un po’ bambina. L’algebra invece è femmina, emancipata e zoccola. Lei, dove non le bastano i numeri, si prende le lettere. Se le prende. Perciò è zoccola e non puttana. Come la geometria che però è molto più discreta malgrado un passato importante e amanti ancora più intriganti di quanto riesca ad esserlo lei stessa. E’ più elegante. Più colta. Più raffinata, addirittura poetica quando riesce a semplificare in un pi greco quel rapporto, non importa se di sesso o amore, fra la circonferenza ed il diametro. Che poi, per me, più che sesso è proprio amore, perché non puoi chiamare numero qualcosa che, dopo la virgola, non finisce più.

[1.10.2009]

 
 
 

č rosso

Post n°53 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

Q

uella domanda l’ho lasciata così, come una mela appesa al suo ramo, chiedendomi qual è, fra i mille momenti possibili, il momento giusto per coglierla. Chiedendomelo insistentemente anche se non ossessivamente. Mi è successo di chiedermelo ascoltando de Gregori o mangiando l'uva oppure sorridendo deluso perché un foglio sottosopra mi aveva fatto credere che avrei superato gli obiettivi 2009. Me lo son chiesto anche guardando Baarìa. Forse perchè un po’ annoiato da quel suo disegnare i comunisti come sognatori ignoranti ed irrazionali al punto da fare più figli di quanti possano mantenerne ed ho continuato a chiedermelo mentre disponevo le alici fra uno strato ed un altro di sale grosso. Non ricordo se me lo son chiesto prima o dopo averle risposto che un barattolo di alici non serve a riempire la solitudine di un single perché non c’è solitudine migliore dell’indipendenza come non c’è compagnia peggiore di quella che ti fa apprezzare la solitudine. Alla fine, radendomi, ho concluso che la migliore risposta fra le mille possibili è che non esiste l’amore inoffensivo perché se esistesse non esisterebbe l’amore. Non so se è la risposta esatta Vincent, ma è la mia.

[30.9.2009]

 
 
 

bianco e nero. e rosso.

Post n°52 pubblicato il 19 Agosto 2014 da lupopezzato

                                                                                               Edna St. Vincent Millay

I

n un gioco di vuoto e pieno, il bianco e il nero. Fronte alta, zigomi pronunciati, sguardo infinito, capelli ribelli, naso dritto, labbra decise, grandi e un nome breve.
“Chiamami Vincent”.

“... L'amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello primule smosse,
o mele nella gonna...”

Ho sensazioni di tabacco bruciato. Di seta cinese. Di dita incerte. Di gambe accavallate. Di stilografica e carta ruvida. Di fiori liofilizzati dentro pagine di un libro. Sensazioni di un tempo senza fretta. Fuori qualcosa cade. Accade.
Esiste davvero l’amore
inoffensivo?

[24.9.2009]

 
 
 

poker

Post n°51 pubblicato il 18 Agosto 2014 da lupopezzato

 

L'

anima ondeggia, poi vacilla. Nelle orecchie un ritornello di parole mentre le dita, con un andirivieni lento e breve, accarezzano due parentesi di pelle.

dimane, pure si sultanto dint' 'e penzieri
nun sarà cchiù comm'era aiere

Guardi le tue carte. Conti le tue fiches. Le regole son queste, o giochi oppure passi. Al poker non si contano le carte e a nulla serve quello che sai. Inutile che pensi. Nelle carte, tutto e adesso. Gioca oppure passa. Se fai qualcosa malgrado la paura di farla, vuol dire che quello che fai è più forte della tua paura. Vale per tutti. Adesso gioca oppure passa. Appoggi le carte sul tavolo. Un ultimo pensiero. Le invenzioni migliori sono state fatte da sconosciuti. Due su tutte: il poker e gli scacchi. Nessuna invenzione sarà mai alla loro altezza. Fine del pensiero. Ora gioca oppure passa.

 
 
 

colori

Post n°50 pubblicato il 13 Agosto 2014 da lupopezzato

 

C'

erano una volta un gatto ed un lupo, entrambi pezzati
«ma tu non sei un cane, vero?»
«no, sono un lupo»
«i lupi non mangiano i gatti, vero?»
«no»
e per farlo sentire più tranquillo: «e i gatti, li mangiano i lupi?»
«no, no»
«meno male»
un gatto ed un lupo e quei quattro colori diversi dai miei
un gatto ed un lupo che ruotano il naso
inseguendo la roba che gira rigira
si ferma
scarica l’acqua poi la ricarica e riprende a girarla
un gatto ed un lupo e quei quattro colori
il nero il grigio una macchia di rosa qualcosa di giallo
il lupo a russare ed il gatto a dormire.

[20.11.2008]

 
 
 

immagini

Post n°49 pubblicato il 13 Agosto 2014 da lupopezzato

 

P

rima l’immagine o le parole? Quasi tutti i miei post nascono prima con le parole e solo dopo scelgo l’immagine. Difficile che faccia il contrario. Partire da un’immagine è come svolgere un tema dalla traccia assegnata. Come mettere giù un mucchio di parole per raccontare, ad esempio, l'emozione di una vittoria. L'immagine però è sempre più immediata.

[20.11.2008]

 
 
 

proverbi

Post n°48 pubblicato il 12 Agosto 2014 da lupopezzato

 

N

on ho mai amato i proverbi anche se in molti di essi c'è un'indiscutibile saggezza che trova riscontro nella realtà delle cose. I nonni dicono spesso che 'a nave cammina e 'a fava se coce ovvero non sempre il tempo cancella le cose ma, tante volte, come nel proverbio, in negativo, il tempo matura le cose ed il debito anziché cancellarsi diventa ancora più gravoso. Una decina di giorni fa ho sentito che qualcuno del governo sta pensando di vendere le vecchie carceri per costruirne di nuove. E' evidente che un'idea del genere l'hanno copiata dal mio blog. Non chiederò i diritti d'autore perché la copia è sempre diversa dell'originale, infatti la separazione contrattuale della vendita dal riacquisto, cosa non prevista nella mia idea, non realizzerà quel a costo zero di cui parlo io. Tornando al proverbio, in Italia gran parte delle cose che servono possono esser fatte a costo zero. Senza nessuna copertura si può creare nuova occupazione, una sanità efficiente, rifinanziare la previdenza ed abbattere parte della spesa pubblica. Ho anche indicato azioni e modalità ma si deve fare in fretta perché 'a nave cammina e 'a fava se coce e sul lavoro, sulla previdenza e sul debito entro dicembre saremo al default. Pensare che finanziando il privato si rimetterà in moto il mondo del lavoro è follia. La cosa potrebbe funzionare solo se la ripresa produttiva avvenisse con prezzi competitivi ma questo non puoi improvvisarlo. Inoltre, nel ragionamento, sfugge che produrre non serve a un cazzo se non c'è domanda, e se non c'è domanda a che serve assumere? Dall'altro lato, i consumi continuano a diminuire. Prima diminuivano perché la gente cercava di tutelare il risparmio. Ora invece, avendo eroso anche quello, ha la necessità di pagare le spese correnti ed il debito e la contrazione dei consumi, dopo i beni secondari, sta aggredendo quelli di prima necessità: luce, gas, acqua, salute ed alimentazione. Deflazione, un termine che dovrebbe far paura come una deflagrazione.

[4/4/2014]... oggi, quattro mesi dopo il mio post, ho sentito che già 10 città italiane sono in deflazione: Livorno (-0,7%), Verona (-0,5%), Torino (-0,4%), Firenze e Bari (-0,3%), Roma (-0,2%), Trieste, Potenza, Ravenna e Reggio Emilia (-0,1%). Le altre arriveranno a ruota.

 
 
 

night

Post n°47 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

U

na mail in posta: "non dormo, sono nervosa". C’est la nuit. Anche se hanno meno audience, io preferisco le albe ai tramonti. Il giorno ammortizza tutto. Il giorno non è illusione ma realtà. La notte, no. La notte amplifica tutto. Le paure soprattutto. Le gonfia, le ingrassa, le moltiplica. Amplifica le emozioni. Amplifica la solitudine. Moltiplica i pensieri. Amplifica le ansie. Però un rimedio c'è. La notte, per non farsi trovare impreparati, bisogna essere almeno in due.

[20.11.2008]

 
 
 

isabel

Post n°46 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

U

n post-it. "Sono stata via due giorni, sono tornata e la casa è un disordine totale, dove capperina sei?....ti ricordi quando sono partita cosa ti ho detto?.....spero tu ci abbia pensato... anzi conoscendo la tua anima ne sono certa.... a presto".
Anch’io sono stato via. Da me. E sono stufo di mettere ordine in casa. Priorità. Devo fare ordine in me stesso. Sono disorientato. Fortuna che abbiamo vinto le elezioni. Qualcosa che mi rallegra. Capisci? Per sorridere devo aspettare le elezioni. Che cazzo mi succede Isabel? Tu che dici di conoscere la mia anima, rispondimi. Spiegami. Aiutami. Dimmelo tu dove capperina sono! E tu? sì, tu. Dove capperina sei tu? Sei stata via due giorni? Solo due giorni? Contali davvero questi giorni. Staccalo dal muro quel calendario. Mettilo sulla tavola. Prendi carta e penna e siediti. Per una volta Isabel, per una volta soltanto, siediti e contali. Contali Isabel e ti accorgerai che non sono due. Tu non ci sei mai. Non ci sei mai per me, mai. Oggi parlavo con un’amica. Mi ha raccontato del suo primo bacio. Mi ha detto:
"sai Gigi, sono passati 17 anni e me lo ricordo ancora quel bacio. Perfino il sapore". Io invece del mio ultimo bacio ricordo il sapore di cioccolata e nocciole. Ricordo anche quello che c’era scritto sul bigliettino "amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno". Isabel, io non me lo ricordo quand’è che ci siamo baciati l’ultima volta e tu? Te lo ricordi tu? Che ti succede? Rileggi quello che mi hai detto. Rileggi le ultime due parole. Isabel, "a presto" non si dice quando si arriva ma si dice quando si parte. Stai già andandotene di nuovo? Fanculo, hai la residenza nella mia vita ma il domicilio altrove. Dove abiti, Isabel? Me lo dici? Dove corri mentre io aspetto che ti fermi. La mia vita con te è come stare seduto in treno con gli occhi incollati al finestrino a guardare quel paesaggio sempre in movimento. Un’immagine sfocata, mossa. Non riesco a capire nemmeno il colore del tuo rossetto. So soltanto che sotto quel rossetto ci sei tu.
Un flash. Stazione di polizia. Ci sono cinque donne in fila. Il poliziotto mi chiede: "quale delle cinque è Isabel?"
"Le faccia girare di spalle"
"Perché?"
"Perché Isabel la vedo solo partire. La riconosco solo di spalle ormai".
Il treno si ferma ad una delle tante stazioni della mia vita. Il paesaggio è fermo. Scendo ad abbracciarti.
"Sbrigati Gi, il treno deve ripartire. Torna su"
"E tu?"
"Io devo andare".
Obbediente come un cane, torno su. Mi risiedo al mio finestrino. Il treno si rimette in movimento. Tu hai già girato le spalle e ti stai allontanando incartata in un tailleur rosso scuro. Giacca leggermente avvitata e gonna al ginocchio. Inutile dire che è la prima volta che vedo quel tailleur. Scarpe a punta con tacco altissimo. Borsa rigida. Capelli lun... nooo! Corti! Cazzo li hai tagliati! Perché? Quando una donna taglia i capelli senza parlarne col suo uomo, vuol dire che il suo uomo è già retrocesso ad ex. Il prossimo passo è sentirsi dire "però restiamo amici se vuoi".
"Prego" e una mano mi allunga un fazzolettino di carta. Tolgo lo sguardo dal finestrino. La ragazza del fazzolettino siede di fronte a me e mi osserva. Una frangetta di capelli neri sotto la quale intravedo uno sguardo dolce e caldo appena appoggiato su un sorriso tenero. A fianco a lei è seduto un uomo sui quarant’anni che legge il giornale. Indossa un bel maglione color panna ed ha gli occhiali appesi ad un filo di colore azzurro. Di fianco a me una donna che si guarda attentamente il palmo della mano. Ha i capelli rossi. Lunghi. Un paio di occhiali con montatura rosa e con i brillantini ai due lati alti delle lenti. Si accorge che la sto osservando ma finge di nulla e continua a guardarsi attentamente nel palmo della mano.
"Qualcosa che non va?", le chiedo.
"No no, tutto bene. Sto leggendo". Annuisco leggermente con la testa.
"Dovrebbe conoscerla a memoria quella mano ormai".
"Ti sbagli ragazzo. Le cose cambiano. Attimo dopo attimo. E’ così la vita."
"E' vero, cià ragione", le dico.
Mi alzo. Saluto la chiromante e gli altri e mi avvio nel corridoio. Scendo alla prossima.

[20.11.2008]

 
 
 

indiani

Post n°45 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

"Hai studiato Gigi?"
"Alquanto"
"Dimmi un po', chi scoprì l'America?"
"Gli indiani"
"E Cristoforo Colombo?"
"Cominciò a togliergliela"

[21.11.2008]

 
 
 

tilde

Post n°44 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

T

ilde, non so perché ma t’immagino come una che è arrivata di corsa alla stazione. In fretta, prima che partisse il treno. Troppo tardi, comunque. Il treno è già partito. Come le cose che ormai son state dette. Non si torna indietro. Ti avvicini alla panchina. È mezza vuota.
"È un nome il tuo? Il diminutivo di Matilde?"
"No, è un segnetto. La tilde. Con la ti minuscola. Per cambiare il rumore di una lettera. Nient’altro."

[20.11.2008]

 
 
 

perimetri

Post n°43 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

uccede quando per la geometria dei rapporti i perimetri delle persone si avvicinano fino a toccarsi. Come bolle di sapone. La necessità di condividere confini ci spinge ad aprire gli angoli del nostro essere. Scopri così che un compromesso non è altro che uno spigolo smussato. La fatica di una via di mezzo che non è più la via di nessuno. Perdere entrambi per non far vincere nessuno soltanto perché non vuoi dire "cedere entrambi per non far prevalere nessuno". Un compromesso è anche ogni bambino.

[24.7.2009]

 
 
 

rondini

Post n°42 pubblicato il 09 Agosto 2014 da lupopezzato

 

O

sservando l'andirivieni delle rondini dal sottotetto al cielo, pensavo alla loro evoluzione. Tutto si trasforma, è una legge dell'universo a cui nulla può sottrarsi. L'evoluzione non consente casualità ovvero libertà che vada al di là delle sue stesse leggi. Aveva ragione Imenhe Hopen perché, se è vero che anche il pensiero evolve e cambia, questo deve valere per qualunque sentimento. E' chimica. Ics parti di bianco più ipsilon parti di nero faranno un grigio zeta, e questo vale per tutto. Si può amare più amici, si può amare più figli, si può odiare più persone così come si può amarne più di una. L'amore non è elitario. Ed è carne. Nasce, evolve e finisce in quella carne che ti fa desiderare un abbraccio, ed è carne quella che lo realizza. Quella che ti fa desiderare un bacio, ed è carne quella che lo realizza. Ne "la grande bellezza" c'è una frase emblematica anche se tendenzialmente kitsch. Quel "te chiavass" che da una parte può scaturire dal bisogno della carne nell'indifferenza di altre emozioni. Così come uno schiaffo può essere solo la reazione ad una zanzara e non contenere nessuna di quelle emozioni che si traducono in sentimenti. Diversamente, "te chiavass" può scaturire invece dal coinvolgimento diventato carne e farcelo dire o solo pensare. Non credo esistano emozioni e, da esse, sentimenti che non nascano dai sensi ovvero dalla carne. Il processo evolutivo ha tempi precisi, databili nel suo percorso. La datazione è importante anche come verifica. La sincerità, ad esempio, è verificabile riferendola al momento in cui un gesto viene compiuto. Quando il momento è sbagliato la sincerità è palesemente inopportuna e somiglia più a un frettoloso rattoppo se non peggio. Tornando alle rondini e chiedendomi se sono nate prima loro o i tetti, penso sicuramente prima i tetti.

 
 
 

quaderni

Post n°41 pubblicato il 07 Agosto 2014 da lupopezzato

 

N

on era proprio amicizia la nostra ma un accordo. Io gli spiegavo quello che so del lotto e lui m’insegnava quello che sapeva del mare e delle lenze. Aveva la passione dei numeri ed era convinto che il suo sistema fosse infallibile. Vinceva poco ma spesso. Conosceva le quattro operazioni ovvero quanto bastava per quello che gli spiegavo. All’inizio era scettico finchè, con un secchiello di ciottoli raccolti sull’arenile, non gli dimostrai che il sistema del raddoppio era sempre vincente ma andava fatto in relazione al numero di poste che paga la vincita. Gli occhi, nascosti sotto due cespugli di sopracciglia, erano sempre attenti al mare, alle sue mani e all’orizzonte. Ogni tanto mi diceva “questa me la devo scrivere” ma io non l’ho mai visto scrivere. Prendeva appunti con la mente. Forse a casa, diluendo le sere in un bicchiere di vino, avrebbe scritto in quei quaderni che mi raccontava. Diceva di averne tanti. Non li ho mai visti. Malgrado non sapesse nuotare e non li avesse mai visti, conosceva tutti i fondali dove calavamo gli ami. Altri quaderni. Altri appunti presi con l’ancora o con le lenze. Parlava poco, quasi niente e per me aveva solo orecchie e ordini. Per lui niente era gratis, quando mi portava in barca, se c’era da remare toccava a me. Non mi prestava mai le sue lenze. Delle mie rideva anche se le facevo identiche alle sue. Quando tiravamo le somme del pescato, buttando in mare il superfluo, arrivava sempre qualche gabbiano con quel twiii urlato e prolungato. Versi che lui diceva di capire. Questo era lui. Il resto era sole o stelle e mare. L’ultima volta che l’ho visto era un riflesso nell’acqua.

[21.11. 2008]

 
 
 
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