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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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il, lo, la, i, gli, le, 18

Post n°75 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

ella grammatica sgrammaticata di un governo che, dovendo risollevare il paese dalle macerie, mostra solo il peggio di sé, quale articolo si poteva pensare che scegliesse di abolire? Un governo che, fingendo di puntare sull'unica risorsa possibile ovvero il lavoro, abolendo l'articolo 18 finanzierà ulteriore disoccupazione. In termini di diritto, togliendo al lavoratore l'ultima dignità rimastagli, sottilmente, subdolamente e di fatto, sottrarrà al sindacato la propria base perché l'iscrizione ad esso sarà, non dichiaratamente ma realmente, titolo preferenziale in un licenziamento. È perfino superfluo dire che quell'articolo toglie al datore di lavoro solo la facoltà di licenziare senza giusta causa mentre la sua abolizione cancellerà proprio la certezza del diritto.
L'articolo 18, in effetti, puzzava troppo d'ideologia in un mondo narcotizzato da quel capitalismo che non viene invece considerata ideologia. Un governo sgrammaticato che cancella l'ultima traccia di sinistra che era sopravvissuta a tutti gli attacchi della destra e lo fa con quello che non è affatto un fuoco amico bensì con quella parte di destra che governa sotto mentite spoglie.

 
 
 

dogs

Post n°74 pubblicato il 30 Settembre 2014 da lupopezzato

 

I

l cane, oltre ad essere un prolungamento dei suoi pensieri era anche un centro d'attenzione. Un tempo da dedicargli. Un reciproco do ut des. C'erano luoghi che non aveva mai frequentato, come un giardinetto dove far star bene il cane ed anche lui, e che avevano assunto significati diversi rispetto a prima. Il passare diventava frequentazione. Non più veloce e distratta ma un volentieri lento e attento. Finito il cane, quei luoghi assunsero un senso ancora diverso e, in parte, non ne avevano nemmeno più. Come la necessità di entrarci, sempre più rara e assente. Quel luogo che prima un po' gli apparteneva, gli divenne come estraneo. Nessuna corrispondenza. Succede anche con un blog.

 
 
 

beer

Post n°73 pubblicato il 29 Settembre 2014 da lupopezzato

 

N

on ricordo se la pizza fosse buona o meno in una sera di un luglio che si era vestito in fretta indossando abiti autunnali. La domanda che coagulò il tavolo nacque da una riflessione del cazzo.
"Il viaggio più lungo è quello che stiamo facendo. Un viaggio che, quando sarà finito, nemmeno potremo raccontarlo."
Ognuno parlò del suo. La più gnocca del gruppo ovvero quella che avrei scopato volentieri senza baciarla, disse:
"Mi fate sentire una pendolare, considerato che il mio viaggio più lungo è stato Venezia."
"Quindi non hai mai scopato con amore sentendoti amata", le dissi senza punto interrogativo.
"Che c'entra?" rispose troppo in fretta ad una domanda che non lo era confermandomi che scopandoci non l'avrei baciata. Presi il bicchiere e la mia Stout fece passare fra la schiuma un:
"Dai troppa importanza a un bacio."
Avrei voluto risponderle che in un bacio non conta l'importanza che gli do io ma quella di chi lo da e l'importanza sta nella necessità di farlo. Non glielo dissi però, perché le birre scure sono intelligenti e non era il caso d'insistere. Bevvi, con il bacio della schiuma. Uno schiaffo di pioggia sulla vetrata mi fece pensare che luglio era stato perfino ottimista a vestirsi d'autunno.

 
 
 

selfie

Post n°72 pubblicato il 26 Settembre 2014 da lupopezzato

 

S

ono sempre stato attento ma poco incline alle mode. Le osservo, come fatto di costume, ma non le perseguo anche se, a volte, ci casco anch'io. Quella del selfie, ad esempio. Da un po', rileggendomi, trovo che questo concentrarmi su me stesso, a differenza di prima, mi fa dare del tu a chi davo del lei. Parlo della vita e di quanto le gira intorno. Per pigrizia o per convenienza sto privilegiando l'emozione piuttosto che la riflessione. Come ringiovanire invecchiando. Questo, oltre ad abbassare le mie difese immunitarie, conferma che ci si può rincoglionire anche ringiovanendo.

 
 
 

wor(l)d

Post n°71 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

L

a parola è mondo. Contiene così tanto che nel momento in cui la esplodi entri in un labirinto di significati. Magia. Mistero. Passione. Ricerca. Collage. Gioco. Ossessione. Incanto. Sorriso e pianto. Una frase mi colpisce

non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono

Play. Come cercare la domanda avendo in mano la risposta. Cercare la parola. Trovarla. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io coincido. Sorrido. Poi smetto. Cancello. Coincidenza deriva da coincidere ed allora non va bene perché coincidenza sembra casualità, culo e in quella frase non c’è culo. C’è fatica. C’è ricerca degli altri senza prescindere da se stessi. C’è ricerca di se stessi senza prescindere dagli altri. Decisioni barra scelte. Vita, in tutte le sue forme. Vegetale, animale, minerale. Perché la vita, la mia, è vegetale, animale e minerale. Dipende dall’interesse. Dalla curiosità. Dal meteo. Dalla voglia. Restart. Replay. Ancora un rimbalzare di parole. Confronti, scarti. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io combacio. Sorrido. Idiota ma sorrido. Trovata. La parola che condensa quella frase. Il piede di Cenerentola. Quando non c’è differenza fra quello che vuoi e quello che sei. Una sensazione di benessere. Un punto d'equilibrio. Combacio.

[1.12.2008]

 
 
 

Öhjnaar

Post n°70 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

Q

uella notte sognai il paese degli Dei e fu così violento il richiamo delle mie origini che mi svegliai di colpo. Avevo necessità delle mie radici. Öhjnaar dormiva ma sapevo che mi avrebbe seguito in capo al mondo. Attendemmo il tempo dei 20 venti prima d’incamminarci e tornare ai fiordi alla ricerca dell’inizio. I 20 venti soffiavano da tutte le direzioni e con la stessa intensità convergendo verso un luogo preciso dove non sarebbero mai arrivati perché si annullavano fra loro. Quel luogo era detto il Cerchio della Calma Divina.
Secondo la leggenda, una donna che in una notte di luna qualunque ed alla presenza dei due lupi, si sarebbe accoppiata in quel punto, avrebbe partorito un dio. Öhjnaar ed io seguimmo uno dei 20 venti. Lo attraversammo e giungemmo nel Cerchio della Calma Divina. Là trovammo i due lupi. Quello che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi e quello che avrebbe preceduto la chiara sposa del cielo. Chiesi a Öhjnaar se voleva accoppiarsi.
“Föttïmi”, rispose in quel suo gutnico stretto che tradotto significava “sì, lo voglio”. Ci accoppiammo più volte quella notte e poi non più finché Öhjnaar non partorì. Era un maschio. Biondo e con gli occhi di ghiaccio. Avrei voluto chiamarlo Odino ma Öhjnaar mi chiese di chiamarlo col nome di suo padre, guerriero vichingo che era morto ucciso da un drago. Così lo chiamammo Gënnårö e lasciammo per sempre il paese degli Dei.

[25.11.2008]

 
 
 

lat(r)inismi 2.0

Post n°69 pubblicato il 21 Settembre 2014 da lupopezzato

 

A

ben pensarci, René, nell'universo solo ciò che sporca esiste, quindi non basta pensare per esistere perché se pensi e stai zitto, sicuramente sporchi meno che se pensi e parli pure, ma comunque cagherai. E succede pure di cagare senza pensarci. Eh sì, sono ancora più convinto: "cago, ergo sum".

 
 
 

lat(r)inismi 1.0

Post n°68 pubblicato il 20 Settembre 2014 da lupopezzato

 

È

un periodo che va così. Sono in crisi di pixel e attingo ai miei risparmi riciclando vecchi post. Durante spiragli di lucidità mi chiedo che senso abbia dire pane al pane e vino al vino ma farlo sempre dopo il ruttino. A pancia piena. Oppure raccontarsi brutti per mostrarsi belli. Oppure usare maiuscole e minuscole per differenziare la stessa cosa in termini di rispetto o disprezzo. Tante volte i pixel, come i fili d'erba o la sabbia o le nuvole, assumono forme somiglianti a lettere dell'alfabeto e, mentre l'informatica ci aiuta con quel .doc a distinguere un testo da un'immagine, al di fuori dell'informatica, non essendoci l'estensione, succede di confondere un disegno con un testo. Sbadigliando penso sia una fortuna che il mondo sia abitato anche da quelli che parlano come mangiano perché ci sono pure quelli che parlano come cagano. Siamo pochi ma ci siamo. Caro René, meglio: "cago ergo sum".

 
 
 

pubblicità

Post n°67 pubblicato il 16 Settembre 2014 da lupopezzato

 

Q

uella di un nuovo tablet è una pubblicità che non mi piace. Lui che rivolgendosi al suo vecchio pc, considerando i vantaggi del nuovo oggetto, gli dice che non sa più che farsene. A questo punto, malinconicamente, il vecchio pc si spegne da solo. Il primo pensiero è il progresso tecnologico che ti porta a cambiare, sempre più rapidamente, oggetti ai quali in un modo o nell'altro comunque eri affezionato. Il secondo pensiero è l'ovvietà del consumismo che, per fortuna, non va confusa con il sentimentalismo. Il terzo pensiero, come una mano che non bada a nulla, libera il tavolo dai pensieri precedenti e ti chiedi se siamo proprio sicuri che i sentimenti non siano anch'essi legati ad un consumismo al quale, solo in termini di pensiero, evitiamo di legarli. Ne facciamo perfino un discorso di valori ma, tante volte, è solo fingere perché, nel consumismo dei sentimenti, nessuno può impedirci di amare ancora il vecchio cellulare mentre gli togliamo la scheda per inserirla in quello nuovo. Il quarto pensiero ti fa togliere il piede dall'acceleratore malgrado sai che l'autovelox l'hanno tolto in quel punto della strada. Anche se hanno lasciato il cartello e il palo.

 
 
 

caffè alla menta

Post n°66 pubblicato il 12 Settembre 2014 da lupopezzato

 

I

l mio sguardo le scala rapidamente la striscia di coscia che esce dalla vestaglia. Mi alzo da sotto al lavandino e prendo il caffè con un ‘grazie’.
“Dopo può sistemare anche lo scarico del water?”.
“Vediamo” e le ridò la tazzina. Si gira ed esce dal bagno. La vestaglia leggera le divide un culo migliore del suo caffè. Mi corico di nuovo sotto al lavandino e penso che questo lunedì del cazzo potrebbe diventare un lunedì di figa. Abbraccio la filettatura con qualche giro di teflon ed avvito il sifone. La chiamo.
“Per cortesia apra il rubinetto”.
“Calda o fredda?”
“Fredda.”
Nessuna perdita. Esco da sotto al lavandino. Apro il coperchio alla vaschetta del water.
“E’ colpa del galleggiante - le dico - dovrebbe cambiarlo ma non ce l’ho con me”.
Si avvicina. Si abbassa a guardare nella vaschetta. La vestaglia le si apre un po’ davanti. Non ha il reggiseno. Una seconda scarsa. Finge di non far caso al mio guardarle dentro.
“Si può fare qualcosa? Come funziona?”
“Omeostasi.”
Aggrottando le sopracciglia mi chiede “cosa c’entra la biologia con l’idraulica?”
“Spinga col dito sul galleggiante - le dico – vede che entra l’acqua? Lui è come se fosse il recettore. La parte emotiva del sistema omeostatico chiamato scarico. Lui sente l’acqua. Se non c’è, gli manca. Quando c’è la tocca. Non si capisce se la subisce o la manovra. Di sicuro la decide. La prende. E’ lui che dice basta oppure ancora.”
Adesso sento il suo alito di menta macchiata al caffè.
“Ancora”, dice schiudendo le labbra.

[6.7.2009] 

 
 
 

google

Post n°65 pubblicato il 10 Settembre 2014 da lupopezzato

 

N

ella mia vita, considerando quello che faccio ed anche le mie passioni, posso dire che ho imparato tutto senza utilizzare mai i libretti d'istruzione. Quel poco che mi sono costruito più che frutto d'istruzione è stato frutto della precedente distruzione. Rompendo ho conosciuto i limiti e gli errori. All'inizio ho impiegato più tempo ma, pian piano, assimilando i meccanismi, le dinamiche, i concetti e, soprattutto, la psicologia delle persone, le cose mi venivano sempre meglio, fino ad essere contento di me stesso. Da stringermi la mano da solo e darmi perfino qualche pacca sulla spalla accompagnandola con un "bravo!" ma senza enfatizzare. Alle volte penso che se fossi bravo con i sentimenti così come lo sono con le cose, sarei quasi perfetto. Invece no, con i sentimenti sono diversamente abile. Con i sentimenti sono come dicono i latini.
"Come dicono i latini?"
"Non lo so ma, considerato che quelli colti hanno un motto latino per ogni cosa, sicuramente ce n'è uno che definisce il mio modus vivendi rapportato ai sentimenti."
"Prova a fare una ricerca su Google"
"C'era già?"

 
 
 

sale, limone e tequila

Post n°64 pubblicato il 09 Settembre 2014 da lupopezzato

 

A

gavio Moreira mise in un vassoio il barattolo del sale, mezzo limone tagliato fresco, un caballitos di tequila ed andò a sedersi sul divano. Distese le gambe sul tavolino davanti a sé. Poco dopo anche il pomeriggio, come un cane, andò ad accucciarsi sulle sue gambe. Stava per bussare sera. Agavio non aveva dubbi. L’amore era di sinistra. Ti può piacere un culo, un seno ma alla fine il corpo è solo una bottiglia. T’innamori di quello che c’è dentro e la bottiglia conta solo per fartela piacere e godere meglio. Come il bancomat che può influenzare un matrimonio ma mai l’amore. Cose diverse. Per Agavio non solo l’amore era di sinistra. Anche il bene e l’affetto. Non per nulla una madre ama a prescindere. E quando un sentimento è a prescindere è per forza di sinistra perché a prescindere tradotto in politichese significa non discriminando.
“Allora quel mia?”, chiese in modo provocatorio il pomeriggio diventato quasi sera. Agavio, guadagnò tempo. Poggiò la mano destra sul mezzo limone e con la sinistra le mise un pizzico di sale sul dorso. Leccò il sale, poi si premette qualche goccia di limone direttamente in bocca ed infine bevve un sorso dal caballitos di tequila. Quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse ingoiò e finalmente rispose.
“Quel mia, più che amore, è sinonimo di proprietà.”
“La gelosia è di destra allora?”, fu la prima domanda della sera. Agavio mise un altro pizzico di sale sul dorso della mano destra. Leccò. Due gocce di limone premute direttamente in bocca. Un altro sorso di tequila. Non ci sarebbe mai stato un mondo tutto di sinistra. Come non avrebbe mai smesso di esserne geloso. Poggiò la testa, chiuse gli occhi e quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse, ingoiò.

[30.1.2011]

 
 
 

magritte

Post n°63 pubblicato il 04 Settembre 2014 da lupopezzato

 

L

a sua era solo omonimia ed anche il vaso era solo una casualità. Quel vaso che, per lei, aveva un enorme valore affettivo perché era come la nostra canzone ovvero quella che diventa l'avatar di un amore. Anche per lui si trattava solo di omonimia ed il fatto che fosse un uomo molto dolce era solo un'affinità casuale. Pandora e Pandoro, convivevano in modo occasionale ma molto frequente. Lui aveva un laboratorio nel quale riparava le cose più diverse e stravaganti, ed entrarci ti faceva star bene. Quegli oggetti avevano un loro respiro ed erano pieni dell'amore reciproco che poi è quello bello proprio perché non riesci, fortunatamente, a stabilire se è più quello che ti da o più quello che ti prende. L'amore reciproco non fa bilanci perché non riesce a farli. Nell'amore reciproco non ci sono scuse e non ci sono perdoni. Pandora amava l'autunno. Diceva che era la primavera dell'inverno ed avrebbe continuato ad amarlo anche se fu proprio d'autunno che il suo vaso si ruppe. Pianse. Pandoro ne raccolse i frammenti. "Guarda", le disse con orgoglio giorni dopo mostrandole il vaso. Lei lo guardò. Nemmeno il più piccolo segno. Lo sfiorò piano, in ogni parte, cercando di sentire sotto le dita anche la più piccola cicatrice. Nulla. Era tornato come prima. Lo prese e lo rimise al suo posto. Guardò Pandoro che abbassò gli occhi. Spostò il vaso. Gli cambiò posto. Guardò Pandoro che abbassò ancora gli occhi. Spostò di nuovo il vaso, cambiandogli ancora posto. Come un estraneo entrato in casa tua. Come tuo e tua quando non hanno più lo stesso significato.

[15.10.2013]

 
 
 

coincidenze

Post n°62 pubblicato il 04 Settembre 2014 da lupopezzato

 

F

ermo restando che, secondo me, la trovata del testamento biologico è la soluzione peggiore del problema, ricorrere in Parlamento alla libertà di coscienza è la cartina tornasole del Q.I. degli italiani.
In un paese normale il legislatore, dando per scontato il diritto del cittadino all’autodeterminazione, dovrebbe impegnarsi a dibattere in Parlamento solo la regolamentazione di tale diritto decidendo chi sono i soggetti ed in quali casi possono esercitare tale diritto. Decidere secondo coscienza se autorizzare o meno il testamento biologico significa che con il il Parlamento autorizza il cittadino, come fa per l’aborto, ad esercitare il diritto di scegliere se farlo o meno. Con il no, invece, il Parlamento decide che il cittadino non ha il diritto di poter decidere secondo la sua coscienza. E’ così evidente che, in termini puramente giuridici e costituzionali, il ed il no hanno pesi completamente diversi che parlare di libertà di coscienza in sede legislativa è imbecillità allo stato puro perché il parlamentare anziché essere chiamato a decidere sul diritto, viene abusivamente chiamato a decidere direttamente sulla scelta. La cosa peggiore è che in sede parlamentare c'è perfino convergenza fra governo ed opposizione sul voto secondo libertà di coscienza. Quando l'intelligenza e l'imbecillità coincidono.

[23.9.2009]

 
 
 

scrivere

Post n°61 pubblicato il 02 Settembre 2014 da lupopezzato

 

S

ì, non lo nascondo. Capita che qualche libro lo compro anch’io e poiché non basta comprarli confesso, vergognandomene, che qualcuno addirittura lo leggo. Però, anche se a me qualche volta riesce di scrivere qualcosa, non scriverei mai per soldi. Io scrivo solo per esibizionismo.

 
 
 

spring

Post n°60 pubblicato il 01 Settembre 2014 da lupopezzato

A. Monntoya

L'

amore è uno, il modo di amare è diverso in ognuno. Fin qua nulla di nuovo. Come certi incontri, certe persone. Non le mandi a cagare subito solo per educazione e dopo, ascoltandole ed osservandole, sempre senza nemmeno volerlo, ma solo per educazione, ti sono entrate piano piano dentro e gli hai concesso un piccolo monolocale nel cuore fino al punto che basterebbe un piccolo passo perché, dopo il vialetto nel giardino, gli apriresti anche la porta fra le cosce.
Tornando all'amore-uno, non solo il modo di amare è diverso ma è diverso soprattutto il modo di essere amati. L'amore se davvero ha una sola forma significa che ha anche una sua identità immutata ed immutabile. L'amore è bambino e tale resta. Dico bambino perché è nel bambino che si forma il concetto d'amore. Il concetto di bisogno, di necessità. Non quello di dare amore ma di riceverlo. Non di darlo, perché un bambino vuole bene a prescindere, in modo naturale. Il problema di dare amore, il bambino nemmeno se lo pone. Lui distingue invece il modo in cui è amato e ne soffre o ne gioisce. Lui si attacca ad una forma di amore. Quella che più si avvicina alla sua necessità, quella che più lo soddisfa. Lo riempie. Il vero amore non è quello che da, ma quello che sceglie fra quelli che riceve e se lo porterà dietro. La stessa differenza fra il lavoro che ti scegli e quello che ti danno. Tante volte l'amore che scegliamo è solo quello che più si avvicina a quello che cerchiamo. Per questo tradiamo. E' un magnetismo inevitabile. La sera è di quelle classiche. Senza sole. Almeno così pare. Poi s'illumina. La mattina è di quelle classiche. Col sole, ma sotto la doccia ti ricordi il suo nome. E' primavera. A prescindere da marzo.

[12.3.2014]

 
 
 

allure

Post n°59 pubblicato il 31 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

e non fossi capace di condizionarmi l’aria, partire alle quattro del pomeriggio mentre fuori ci sono 35 gradi sarebbe una follia.
“Lasciamelo il tuo odore”, le dico mentre infila quello che resta del suo Allure nella borsa. “No”, mi risponde.
“Vedrai”, replico sorridendo.
Per strada, da Napoli a Fiumicino ci sono più tutor che asili nido e questo significa che il progresso e la civiltà non coincidono. Dopo il check-in l’accompagno al Controllo Sicurezza dove l’attende una fila infinita. Ci salutiamo con un bacio. La perdo nella fila. Qualche minuto dopo l’altoparlante mi richiede al Controllo Sicurezza del Terminal C. Inutile chiamarmi, non mi sono mosso di là. Arriva un vigilante che mi porge un sacchetto con l'Allure: “non è ammesso nel bagaglio a mano”, mi dice. “Ma va?” penso sorridendo.
Quasi le tre e nel cielo c’è una fetta di melone bianco. I tutor mi fanno sentire come se fossi un eritrocita in un doppler autostradale. Siamo in libertà vigilata. Mi fermo ad una piazzola di sosta. Innaffio il traliccio di un tutor. Fotografami il cazzo adesso, cheese.

[17.7.2009]

 
 
 

romanzo

Post n°58 pubblicato il 28 Agosto 2014 da lupopezzato

foto P. Renoux

 

I

l lumetto acceso e gli occhi nel soffitto. Stavolta ero deciso a scrivere il mio primo romanzo. Ne avevo chiaro lo schema. Semplice e lineare. Nulla di complesso. Nessun contorsionismo. Avrei rispettato le tre unità aristoteliche: luogo, tempo e azione. Una storia che nasce, si sviluppa e finisce senza sbavature e domande irrisolte. Pensando ebbi la sensazione che il soffitto si allontanasse. Come una distanza che si dilata restando attaccata alle pareti. Come l'uccello quando cresce. Come la timidezza. Ti allontana restando vincolata all'evento. Quel disagio di sentirsi osservati senza via d'uscita. Definito lo schema, mi concentrai sulla storia. Flaubert mi passò per la mente per il tempo di un lampo. Volevo una storia senza uomini e donne. Solo oggetti. Una storia piena di sentimenti che si sarebbe svolta in casa mia iniziando dalla porta. Quali sentimenti può avere una porta? Tanti. Non solo sentimenti, anche stati d'animo. Gli stessi delle finestre e dei balconi. Quell'esser parte di una casa ma un lato ne sta fuori. Il lato della porta che accede in casa solo per un breve momento. Ne respira l'odore. Avrà il tempo di uno sguardo rubato a un angolo che si restringerà con la stessa velocità con la quale si è aperto. Un lato fuori e l'altro dentro. Un gioco crudele nel quale non ha speranza di vincere. La stessa malinconia che vive la parte di finestra esposta agli schiaffi della pioggia mentre l'altra metà se ne sta al caldo dei termosifoni. Non ho dubbi. Le cose hanno sentimenti e stati d'animo. Gioie e malinconie. Desiderio di un tuo sguardo o noia di te. Riflessioni che rallentavano man mano che le connessioni neuronali si spegnevano. Facendo felice il soffitto, chiusi il lumetto. Mi chiesi se, malgrado la sua ceramica brillante, il mio cesso potesse essere felice della sua vita di merda e, prima di entrare nel coma profondo dei miei sonni, mi domandai se i primi piani dei parchi gioco delle mie occasionali lei riuscissero a compensare, almeno in parte, la sua depressione. La mattina dopo lasciai perdere il romanzo. Pisciai nel bidet e, uscendo di casa, chiusi la porta e le diedi un bacio.

[13.1.2014]

 
 
 

dans la nuit

Post n°57 pubblicato il 25 Agosto 2014 da lupopezzato

 

L

egandosi i capelli pensava che tutti indistintamente amiamo essere sedotti ma pochi ne hanno la padronanza perché, diciamocelo, essere sedotti da chi non ci interessa diventa noioso e per nulla intrigante. Il cuore è uno che ha grandi pretese e non si accontenta. Lui vuole emozioni forti e non leccatine. L'arte della seduzione non è da tutti perché, quella che cerchiamo, non la subiamo ma la provochiamo. La seduzione è un percorso nel quale siamo noi a scegliere da chi farci sedurre. In poche parole seduciamo per essere sedotti e chi ci seduce non sa che siamo stati noi a sceglierlo.
Si inizia nel buio. Lui non sa di essere osservato ma lo stiamo osservando e, dopo averlo osservato ed averlo scelto, iniziamo ad incuriosirlo facendo attenzione che il tutto sembri casuale. Nessun interesse dovrà trasparire. Piccoli gesti che sembrano innocui ma sono parte di un progetto. Apparentemente casuali e disinteressati. Dovrà essere lui a scoprirti senza immaginare che sei stata tu a scoprirlo. Dovrà essere lui a volerti senza sapere che sei stata tu a volerlo. Infatti lui arriverà.
La fase dell'avvicinamento è iniziata. Quella successiva sarà la provocazione. Sempre sottile e graduale. La seduzione ha i suoi tempi. Guai a sbagliarli. E' un guinzaglio che si accorcia man mano che l'interesse cresce diventando sempre più attrazione. Le frasi a metà. Le parole sospese. I piccoli gesti. Una provocazione sempre più sottile ma anche più evidente fino a concretizzarsi in atti espliciti ed inequivocabili e trasformarsi in condivisione e complicità.
A questo punto la seduzione ha completato il suo percorso e tornare indietro sarebbe spiazzare e castrare qualcosa che si è voluto iniziare pensando di poter perfino truccare le emozioni. Renderle double face. Un'emozione però è sempre tutto o niente. Non puoi, allo stesso istante, nasconderla a una parte e mostrarla all'altra. Se fosse possibile non ci sarebbe più la necessità del pubblico e del privato. Un'emozione o la nascondi a tutti o la mostri a tutti e non puoi più abortirla.
Un filo di rimmel, il maskara, una nuvola del suo profumo preferito. Infilò il cappottino che quel dicembre suggeriva ed uscì. Dans la nuit.

 
 
 

diesis

Post n°56 pubblicato il 22 Agosto 2014 da lupopezzato

 

F

u quando credette di essere arrivata che decise di non partire più. Lui era abituato a vederla andare e tornare ma stavolta c’era qualcosa di diverso. Sono le abitudini ad evidenziare i cambiamenti. Qualche valigia in più.
“Sei innamorata stavolta?”
“Ho paura di sì.”
“E lui non è sposato.”
“No”, rispose senz’accorgersi che quella non era una domanda. Guardava fuori dalla finestra. L’aiuola di rosmarino era diventata così fitta e robusta che faceva da confine fra il dentro ed il fuori. A loro non era mai successo. Non c’erano mai stati confini fra loro e non ce ne sarebbero mai stati. Almeno così pensava ma, tornando alle abitudini, quel “sei innamorata stavolta?” era almeno due diesis sotto al solito tono e c’era pure quel “ho paura” che le aveva riempito qualche valigia in più a spiegarle che le cose succedono a prescindere da quello che pensi.

[9.9.2009]

 
 
 
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