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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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streaming

Post n°83 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

I

l film è bello fin quasi alla fine quando qualcosa d'inaspettato capovolge le parti e sorprendendoti lo fa esplodere in una bellezza nuova che non ha più nulla di surreale. Quasi due ore di un amore così tangibile da farti pensare che se il film fosse finito con la delusione di quella serratura, quel bambino non avrebbe avuto più speranza. Il dolore infatti gli esplode come una credenza che si ribalta. Dopo il film ho letto svariate recensioni, eppure nessuna si è accorta del valore di quei 9 minuti: "Ho sempre saputo dov'eri. Sempre. Sono entrata in camera tua e ho cercato di pensare come te. Perché volevo capire". Nove minuti che gli cambiano le certezze e le prospettive e lo riportano alla vita facendogli cogliere la vera essenza dell'amore. Quello di chi, spogliandosi, cerca di pensare come te. Anche o soltanto per capire.

 

 

 

 

 

 
 
 

41723,53

Post n°82 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

S

ì penso proprio che l'orgoglio sia un sentimento del cazzo come tutti gli altri sentimenti.
"Amore compreso?"
Certo. 
"Cos'hai contro i sentimenti?" 
Nulla, evito solo di idealizzarli oltre i loro limiti. 
"Credo che nessuno lo faccia. Tutti sappiamo che qualunque sentimento può nascere ma anche finire". 
Non parlo dei sentimenti che finiscono perché non sono quelli che feriscono. Parlo della loro ambiguità, quando tradiscono o convivono. Come le fragole a natale.

 

 

 

 

 

 
 
 

lasciatemi cagare

Post n°81 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

P

ost n°429 pubblicato il 24 Ottobre 2010 da lupopezzato.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Eheh Nostradamus, mi spiace per te ma Dante aveva vista lunga.

 

La verità è che a leggere sulla stampa di oggi un articolo che riprende questi stessi versi di Dante nel titolo, non è che per me sia motivo di soddisfazione perché se è vero che il giornalista ci ha impiegato quattro anni più di me, Dante ne ha impiegati settecento meno per capire che bordello è questo paese e basterebbe questo per affermare che, fra gli svariati, colorati e sopravvalutati sentimenti, l'orgoglio è soltanto un sentimento del cazzo. Come tutti gli altri.  Il nostro orgoglio cammina su una distesa di sabbia con un pesante tappeto appeso alla schiena e, passo dopo passo, cancella le impronte che lascia. Senza impronte non c'è memoria. Non c'è consapevolezza. Non c'è intelligenza e, soprattutto, non c'è futuro. L'orgoglio acceca come quelle due belle fette di prosciutto che metti sugli occhi mentre ti alzi e portandoti la mano destra sul cuore intoni

Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta...

ma se dopo appena due versi non smetti di cantare dimostri tutta la tua nullità intellettuale e storica considerato che nemmeno ti chiedi "ma desta di che?". Desta di cheeeee, se nemmeno comprendi che quello con il tavolino in piazza ti sta facendo il giochino delle tre carte e ti sta entrando anche lui in quel cervellotico buco del culo che ormai non fa più differenze. Uno in più, uno in meno cosa vuoi che ti cambi. Ti ci sei così assuefatto che se non lo prendi nel culo ti senti tradito. Uno che ti propina la più ebete delle falsità economiche e sociali come la ruspa che dovrebbe spalare tutta la merda che ha affossato il mondo del lavoro in questi ultimi 20 anni e invece è la più immonda riforma che si sia mai potuto soltanto immaginare. Ma sì, impettiti e commossi, cantate. Io non ho né voglia né motivo pe cantà, piuttosto abbasso la tavoletta e mi siedo pecché a mme stì cose me fanno cacà.

 

 

 

 

 

 

 
 
 

smalti

Post n°80 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

I

n fondo è vero, la vita è questione d'incontri e le probabilità di quello che pare giusto sono altissime. Siamo molto meno complicati di quello che sembra perché è la combinazione dei sensi che congela l'attimo e ne bastano anche meno di cinque. Questo pensava, mentre ridava lo smalto alle unghie e sorridendo considerava che tutto avviene con una semplicità disarmante. La stessa semplicità delle parole che, catturando l'attimo, hanno l'immediatezza di un bum bum.
"Che scema eh!?", pensò. Richiuse lo smalto ed agitò piano le dita aperte.

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°79 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

P

assai dal Circolo del Cucito e ci entrai per qualche minuto. Così. Per guardare se fosse tutto in ordine. Parcheggiai. Attraversai il viale ed entrai dalla porta del commentario. Era aperta. Non accesi nessuna luce. Bastava quel barlume che arrivava di traverso dal lampione della strada ed era appena filtrato dalla sottile trama della tenda. Sedendomi sul divano notai il led verde della segreteria che lampeggiava. Abbassai il pulsante. La sua voce. “Sono ancora fuori. Ci sentiamo lunedì, brutti pervertiti.” Sorrisi e mi sorpresi di essere un po' geloso di quel messaggio al plurale. Alle volte basterebbe un singolare per farti sentire parte importante di qualcuno. Col plurale ci sei lo stesso ma sei uno dei tanti. Mi venne in mente quella nostra prima volta. Mi trattò come un pirla poi, frequentandola, scoprii che io non ero l’eccezione ma la regola. Anche gli altri li trattava da pirla. Mi disse “io sono bocca, lingua, mani, culo e figa. Niente sentimenti con me. Niente sguardi da pesce lesso. D’impegnativo ci sono solo gli orari, punto. Mi piace la buona cucina ma non so cucinare e non ho nessuna voglia d’imparare. Amo la pittura e la fotografia. La musica classica ed il teatro. Sesso, finchè ne hai voglia ma senza amore. Ho paura di morire e perciò ho fretta di vivere”. La frequentavo da oltre un anno quando mi accorsi che mi piacevano cento cose di lei e ne detestavo altre duecento. Due cose, invece, mi stupivano. Quel suo modo di aggredire la vita. Era l’unica persona che riusciva ad anticiparla. A non inseguirla ma a farsi inseguire. L’altra cosa che mi sorprendeva era quella roba che aveva fra le cosce. Una meraviglia che, quella sera, se l’avessi avuta a filo di labbra, leccandola e baciandola fra un verso e l’altro, le avrei detto:

sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe,
che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo;
ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:
e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei.
Così tra questa immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'e' dolce in questo mare

e senza più allegorie gliel’avrei succhiata fino a farmi venire in bocca quel suo sapore. Così denso. Così tanto. Così pieno di lei. Mi alzai dal divano tirandomi fuori da quella specie di trance. Uscii dal commentario pensando che se non volevo perderla non potevo permettermi il lusso d’innamorarmene. Uscii. La sera fuori era come lei dentro. Calda ed umida.

[2008]

 

 

 

 

 
 
 

lupopezzato!

Post n°78 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da lupopezzato

Ci sono pubblicità così invasive che compaiono nei posti più impensati e la cosa disgustosa è che lo fanno in modo autoritario. Senza nessun rispetto ed educazione. Ora mi chiedo, come possano pensare che io sia così coglione da acquistare o fare clic su uno qualunque dei prodotti che pubblicizzano. Per quanto mi riguarda, questo tipo di pubblicità oltre che disgustosa è anche controproducente perché quando una pubblicità è spazzatura lo è anche il prodotto che veicola.

 

 
 
 

frattali

Post n°77 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

U

na cena a quattro che un “mi dispiace, non posso” trasforma in un triangolo MMF.
“Se provassimo a rileggerci la Costituzione capiremmo soprattutto quanto essa sia attenta all’individuo sociale ed ai suoi diritti e probabilmente scopriremmo quanto fossero veramente moderni nel ’48 e quanto siamo invece decadenti oggi” dice F.
“Un decadimento diffuso dal quale però qualcosa fortunatamente si dissocia”, aggiunge M1 tastandole a titolo d’esempio il culo ed allo stesso tempo la disponibilità.
“Una Costituzione attenta soprattutto a soddisfare i bisogni di tutti e non quelli di uno”, dice M2 tirandolo fuori e baciandola sul collo mentre F, prendendoglielo in mano, sposta la serata sul divano.
“Visto che ci siamo, lasciamo perdere la Costituzione. Convenite che, in termini di erotismo, il triangolo migliore è proprio quello di due cateti maschi e dell’ipotenusa femmina? Questo per me è il triangolo che meglio sublima il desiderio e più amplifica il piacere” dice F mentre M1 gliela lecca generosamente.
“Sono d’accordo e penso che sia anche un triangolo che esprime al meglio quello che siamo o quello che dovremmo essere ovvero un branco sociale e non un branco violento e stupido”, dice M1 che ha smesso di leccargliela e tenendola nei fianchi ora la prende intensamente da dietro.
“Anch’io sono d’accordo ed aggiungerei che se l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti, il tuo godimento dovrebbe essere uguale alla somma dei nostri”, dice M2 con le dita infilate nei capelli di F che chissà cos’avrebbe risposto se avesse avuto la bocca libera.

[27.7.2009]

 
 
 

rosso

Post n°76 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

ell’ istante stesso in cui la spense, la luce si riaccese e se avesse approfondito avrebbe potuto vedere molto più chiaro in quel momento così particolare della sua vita. Per un attimo pensò che fosse accaduto qualcosa di prodigioso ed invece si era soltanto rotto l’interruttore. Svitò la lampadina e cercò di dormire. Inutilmente. Si alzò dal letto. Riavvitò la lampadina e guardò l’ora. Quasi le otto e non aveva ancora cenato. Grazie al cazzo che non riusciva a dormire. Si mise davanti allo specchio e chiuse gli occhi per leggere distintamente quello che gli passava per la mente "fanculo, la tua vita continua a fare il possibile per seguirti o venirti incontro, tu però potresti anche impegnarti un poco di più, cazzo!"
Riaprì gli occhi e prese quel rossetto lasciato sul lavandino. Rosso.

[11.11.2009]

 
 
 

il, lo, la, i, gli, le, 18

Post n°75 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

ella grammatica sgrammaticata di un governo che, dovendo risollevare il paese dalle macerie, mostra solo il peggio di sé, quale articolo si poteva pensare che scegliesse di abolire? Un governo che, fingendo di puntare sull'unica risorsa possibile ovvero il lavoro, abolendo l'articolo 18 finanzierà ulteriore disoccupazione. In termini di diritto, togliendo al lavoratore l'ultima dignità rimastagli, sottilmente, subdolamente e di fatto, sottrarrà al sindacato la propria base perché l'iscrizione ad esso sarà, non dichiaratamente ma realmente, titolo preferenziale in un licenziamento. È perfino superfluo dire che quell'articolo toglie al datore di lavoro solo la facoltà di licenziare senza giusta causa mentre la sua abolizione cancellerà proprio la certezza del diritto.
L'articolo 18, in effetti, puzzava troppo d'ideologia in un mondo narcotizzato da quel capitalismo che non viene invece considerata ideologia. Un governo sgrammaticato che cancella l'ultima traccia di sinistra che era sopravvissuta a tutti gli attacchi della destra e lo fa con quello che non è affatto un fuoco amico bensì con quella parte di destra che governa sotto mentite spoglie.

 
 
 

dogs

Post n°74 pubblicato il 30 Settembre 2014 da lupopezzato

 

I

l cane, oltre ad essere un prolungamento dei suoi pensieri era anche un centro d'attenzione. Un tempo da dedicargli. Un reciproco do ut des. C'erano luoghi che non aveva mai frequentato, come un giardinetto dove far star bene il cane ed anche lui, e che avevano assunto significati diversi rispetto a prima. Il passare diventava frequentazione. Non più veloce e distratta ma un volentieri lento e attento. Finito il cane, quei luoghi assunsero un senso ancora diverso e, in parte, non ne avevano nemmeno più. Come la necessità di entrarci, sempre più rara e assente. Quel luogo che prima un po' gli apparteneva, gli divenne come estraneo. Nessuna corrispondenza. Succede anche con un blog.

 
 
 

beer

Post n°73 pubblicato il 29 Settembre 2014 da lupopezzato

 

N

on ricordo se la pizza fosse buona o meno in una sera di un luglio che si era vestito in fretta indossando abiti autunnali. La domanda che coagulò il tavolo nacque da una riflessione del cazzo.
"Il viaggio più lungo è quello che stiamo facendo. Un viaggio che, quando sarà finito, nemmeno potremo raccontarlo."
Ognuno parlò del suo. La più gnocca del gruppo ovvero quella che avrei scopato volentieri senza baciarla, disse:
"Mi fate sentire una pendolare, considerato che il mio viaggio più lungo è stato Venezia."
"Quindi non hai mai scopato con amore sentendoti amata", le dissi senza punto interrogativo.
"Che c'entra?" rispose troppo in fretta ad una domanda che non lo era confermandomi che scopandoci non l'avrei baciata. Presi il bicchiere e la mia Stout fece passare fra la schiuma un:
"Dai troppa importanza a un bacio."
Avrei voluto risponderle che in un bacio non conta l'importanza che gli do io ma quella di chi lo da e l'importanza sta nella necessità di farlo. Non glielo dissi però, perché le birre scure sono intelligenti e non era il caso d'insistere. Bevvi, con il bacio della schiuma. Uno schiaffo di pioggia sulla vetrata mi fece pensare che luglio era stato perfino ottimista a vestirsi d'autunno.

 
 
 

selfie

Post n°72 pubblicato il 26 Settembre 2014 da lupopezzato

 

S

ono sempre stato attento ma poco incline alle mode. Le osservo, come fatto di costume, ma non le perseguo anche se, a volte, ci casco anch'io. Quella del selfie, ad esempio. Da un po', rileggendomi, trovo che questo concentrarmi su me stesso, a differenza di prima, mi fa dare del tu a chi davo del lei. Parlo della vita e di quanto le gira intorno. Per pigrizia o per convenienza sto privilegiando l'emozione piuttosto che la riflessione. Come ringiovanire invecchiando. Questo, oltre ad abbassare le mie difese immunitarie, conferma che ci si può rincoglionire anche ringiovanendo.

 
 
 

wor(l)d

Post n°71 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

L

a parola è mondo. Contiene così tanto che nel momento in cui la esplodi entri in un labirinto di significati. Magia. Mistero. Passione. Ricerca. Collage. Gioco. Ossessione. Incanto. Sorriso e pianto. Una frase mi colpisce

non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono

Play. Come cercare la domanda avendo in mano la risposta. Cercare la parola. Trovarla. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io coincido. Sorrido. Poi smetto. Cancello. Coincidenza deriva da coincidere ed allora non va bene perché coincidenza sembra casualità, culo e in quella frase non c’è culo. C’è fatica. C’è ricerca degli altri senza prescindere da se stessi. C’è ricerca di se stessi senza prescindere dagli altri. Decisioni barra scelte. Vita, in tutte le sue forme. Vegetale, animale, minerale. Perché la vita, la mia, è vegetale, animale e minerale. Dipende dall’interesse. Dalla curiosità. Dal meteo. Dalla voglia. Restart. Replay. Ancora un rimbalzare di parole. Confronti, scarti. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io combacio. Sorrido. Idiota ma sorrido. Trovata. La parola che condensa quella frase. Il piede di Cenerentola. Quando non c’è differenza fra quello che vuoi e quello che sei. Una sensazione di benessere. Un punto d'equilibrio. Combacio.

[1.12.2008]

 
 
 

Öhjnaar

Post n°70 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

Q

uella notte sognai il paese degli Dei e fu così violento il richiamo delle mie origini che mi svegliai di colpo. Avevo necessità delle mie radici. Öhjnaar dormiva ma sapevo che mi avrebbe seguito in capo al mondo. Attendemmo il tempo dei 20 venti prima d’incamminarci e tornare ai fiordi alla ricerca dell’inizio. I 20 venti soffiavano da tutte le direzioni e con la stessa intensità convergendo verso un luogo preciso dove non sarebbero mai arrivati perché si annullavano fra loro. Quel luogo era detto il Cerchio della Calma Divina.
Secondo la leggenda, una donna che in una notte di luna qualunque ed alla presenza dei due lupi, si sarebbe accoppiata in quel punto, avrebbe partorito un dio. Öhjnaar ed io seguimmo uno dei 20 venti. Lo attraversammo e giungemmo nel Cerchio della Calma Divina. Là trovammo i due lupi. Quello che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi e quello che avrebbe preceduto la chiara sposa del cielo. Chiesi a Öhjnaar se voleva accoppiarsi.
“Föttïmi”, rispose in quel suo gutnico stretto che tradotto significava “sì, lo voglio”. Ci accoppiammo più volte quella notte e poi non più finché Öhjnaar non partorì. Era un maschio. Biondo e con gli occhi di ghiaccio. Avrei voluto chiamarlo Odino ma Öhjnaar mi chiese di chiamarlo col nome di suo padre, guerriero vichingo che era morto ucciso da un drago. Così lo chiamammo Gënnårö e lasciammo per sempre il paese degli Dei.

[25.11.2008]

 
 
 

lat(r)inismi 2.0

Post n°69 pubblicato il 21 Settembre 2014 da lupopezzato

 

A

ben pensarci, René, nell'universo solo ciò che sporca esiste, quindi non basta pensare per esistere perché se pensi e stai zitto, sicuramente sporchi meno che se pensi e parli pure, ma comunque cagherai. E succede pure di cagare senza pensarci. Eh sì, sono ancora più convinto: "cago, ergo sum".

 
 
 

lat(r)inismi 1.0

Post n°68 pubblicato il 20 Settembre 2014 da lupopezzato

 

È

un periodo che va così. Sono in crisi di pixel e attingo ai miei risparmi riciclando vecchi post. Durante spiragli di lucidità mi chiedo che senso abbia dire pane al pane e vino al vino ma farlo sempre dopo il ruttino. A pancia piena. Oppure raccontarsi brutti per mostrarsi belli. Oppure usare maiuscole e minuscole per differenziare la stessa cosa in termini di rispetto o disprezzo. Tante volte i pixel, come i fili d'erba o la sabbia o le nuvole, assumono forme somiglianti a lettere dell'alfabeto e, mentre l'informatica ci aiuta con quel .doc a distinguere un testo da un'immagine, al di fuori dell'informatica, non essendoci l'estensione, succede di confondere un disegno con un testo. Sbadigliando penso sia una fortuna che il mondo sia abitato anche da quelli che parlano come mangiano perché ci sono pure quelli che parlano come cagano. Siamo pochi ma ci siamo. Caro René, meglio: "cago ergo sum".

 
 
 

pubblicità

Post n°67 pubblicato il 16 Settembre 2014 da lupopezzato

 

Q

uella di un nuovo tablet è una pubblicità che non mi piace. Lui che rivolgendosi al suo vecchio pc, considerando i vantaggi del nuovo oggetto, gli dice che non sa più che farsene. A questo punto, malinconicamente, il vecchio pc si spegne da solo. Il primo pensiero è il progresso tecnologico che ti porta a cambiare, sempre più rapidamente, oggetti ai quali in un modo o nell'altro comunque eri affezionato. Il secondo pensiero è l'ovvietà del consumismo che, per fortuna, non va confusa con il sentimentalismo. Il terzo pensiero, come una mano che non bada a nulla, libera il tavolo dai pensieri precedenti e ti chiedi se siamo proprio sicuri che i sentimenti non siano anch'essi legati ad un consumismo al quale, solo in termini di pensiero, evitiamo di legarli. Ne facciamo perfino un discorso di valori ma, tante volte, è solo fingere perché, nel consumismo dei sentimenti, nessuno può impedirci di amare ancora il vecchio cellulare mentre gli togliamo la scheda per inserirla in quello nuovo. Il quarto pensiero ti fa togliere il piede dall'acceleratore malgrado sai che l'autovelox l'hanno tolto in quel punto della strada. Anche se hanno lasciato il cartello e il palo.

 
 
 

caffè alla menta

Post n°66 pubblicato il 12 Settembre 2014 da lupopezzato

 

I

l mio sguardo le scala rapidamente la striscia di coscia che esce dalla vestaglia. Mi alzo da sotto al lavandino e prendo il caffè con un ‘grazie’.
“Dopo può sistemare anche lo scarico del water?”.
“Vediamo” e le ridò la tazzina. Si gira ed esce dal bagno. La vestaglia leggera le divide un culo migliore del suo caffè. Mi corico di nuovo sotto al lavandino e penso che questo lunedì del cazzo potrebbe diventare un lunedì di figa. Abbraccio la filettatura con qualche giro di teflon ed avvito il sifone. La chiamo.
“Per cortesia apra il rubinetto”.
“Calda o fredda?”
“Fredda.”
Nessuna perdita. Esco da sotto al lavandino. Apro il coperchio alla vaschetta del water.
“E’ colpa del galleggiante - le dico - dovrebbe cambiarlo ma non ce l’ho con me”.
Si avvicina. Si abbassa a guardare nella vaschetta. La vestaglia le si apre un po’ davanti. Non ha il reggiseno. Una seconda scarsa. Finge di non far caso al mio guardarle dentro.
“Si può fare qualcosa? Come funziona?”
“Omeostasi.”
Aggrottando le sopracciglia mi chiede “cosa c’entra la biologia con l’idraulica?”
“Spinga col dito sul galleggiante - le dico – vede che entra l’acqua? Lui è come se fosse il recettore. La parte emotiva del sistema omeostatico chiamato scarico. Lui sente l’acqua. Se non c’è, gli manca. Quando c’è la tocca. Non si capisce se la subisce o la manovra. Di sicuro la decide. La prende. E’ lui che dice basta oppure ancora.”
Adesso sento il suo alito di menta macchiata al caffè.
“Ancora”, dice schiudendo le labbra.

[6.7.2009] 

 
 
 

google

Post n°65 pubblicato il 10 Settembre 2014 da lupopezzato

 

N

ella mia vita, considerando quello che faccio ed anche le mie passioni, posso dire che ho imparato tutto senza utilizzare mai i libretti d'istruzione. Quel poco che mi sono costruito più che frutto d'istruzione è stato frutto della precedente distruzione. Rompendo ho conosciuto i limiti e gli errori. All'inizio ho impiegato più tempo ma, pian piano, assimilando i meccanismi, le dinamiche, i concetti e, soprattutto, la psicologia delle persone, le cose mi venivano sempre meglio, fino ad essere contento di me stesso. Da stringermi la mano da solo e darmi perfino qualche pacca sulla spalla accompagnandola con un "bravo!" ma senza enfatizzare. Alle volte penso che se fossi bravo con i sentimenti così come lo sono con le cose, sarei quasi perfetto. Invece no, con i sentimenti sono diversamente abile. Con i sentimenti sono come dicono i latini.
"Come dicono i latini?"
"Non lo so ma, considerato che quelli colti hanno un motto latino per ogni cosa, sicuramente ce n'è uno che definisce il mio modus vivendi rapportato ai sentimenti."
"Prova a fare una ricerca su Google"
"C'era già?"

 
 
 

sale, limone e tequila

Post n°64 pubblicato il 09 Settembre 2014 da lupopezzato

 

A

gavio Moreira mise in un vassoio il barattolo del sale, mezzo limone tagliato fresco, un caballitos di tequila ed andò a sedersi sul divano. Distese le gambe sul tavolino davanti a sé. Poco dopo anche il pomeriggio, come un cane, andò ad accucciarsi sulle sue gambe. Stava per bussare sera. Agavio non aveva dubbi. L’amore era di sinistra. Ti può piacere un culo, un seno ma alla fine il corpo è solo una bottiglia. T’innamori di quello che c’è dentro e la bottiglia conta solo per fartela piacere e godere meglio. Come il bancomat che può influenzare un matrimonio ma mai l’amore. Cose diverse. Per Agavio non solo l’amore era di sinistra. Anche il bene e l’affetto. Non per nulla una madre ama a prescindere. E quando un sentimento è a prescindere è per forza di sinistra perché a prescindere tradotto in politichese significa non discriminando.
“Allora quel mia?”, chiese in modo provocatorio il pomeriggio diventato quasi sera. Agavio, guadagnò tempo. Poggiò la mano destra sul mezzo limone e con la sinistra le mise un pizzico di sale sul dorso. Leccò il sale, poi si premette qualche goccia di limone direttamente in bocca ed infine bevve un sorso dal caballitos di tequila. Quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse ingoiò e finalmente rispose.
“Quel mia, più che amore, è sinonimo di proprietà.”
“La gelosia è di destra allora?”, fu la prima domanda della sera. Agavio mise un altro pizzico di sale sul dorso della mano destra. Leccò. Due gocce di limone premute direttamente in bocca. Un altro sorso di tequila. Non ci sarebbe mai stato un mondo tutto di sinistra. Come non avrebbe mai smesso di esserne geloso. Poggiò la testa, chiuse gli occhi e quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse, ingoiò.

[30.1.2011]

 
 
 
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