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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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Adoro i peperoni, non resisto. Arrostiti, ripieni, in...
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Lo commento con un post ... :)
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il 25/10/2014 alle 22:15
 
 

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melanzane

Post n°88 pubblicato il 29 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

on solo i peperoni. Anche se c'è una differenza caratteriale fra essi e le melanzane, amo anche queste. Mi piacciono sott'olio, arrostite, fritte e, tantissimo, alla parmigiana. Caratterialmente preferisco i peperoni perché sono gialli o rossi o verdi sia fuori che dentro. Senza trucco. Senza inganno. Le melanzane no, sono scure e tenebrose fuori ma dentro sono candide. Tutt'anema e core. Un'ambiguità che si risolve però quando, prima di essere preparata, viene affettata o tagliata a tocchetti e cosparsa di sale per farle sudare via quell'acqua scura nascosta nella sua anima apparentemente candida. Non a caso deriva il suo nome da mela non sana. Smettendola con l'ironia, di buono, oltre al sapore, ha anche il pregio che fuori è scura per sua natura e non per atteggiamento. Certo, in giro troviamo anche l'inverso, il candido fuori e lo scuro dentro ma, questo, non mi pare che succeda anche con ortaggi e frutta.

 
 
 

peperoni

Post n°87 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

A

doro l'odore dei peperoni arrostiti sulla piastra. E' fumo buono. Come quello dei carciofi quando, conciati con olio, aglio e prezzemolo, li copriamo con il foglio d'alluminio e li arrostiamo sulla carbonella. I peperoni, una volta arrostiti e conciati con olio, aglio e qualche goccia di limone, li mangio anche di sera perché io digerisco tutto. Quasi tutto. Fra le cose che non digerisco ci sono quei talk show dove si usa il dolore come moneta di scambio per vendere soltanto spazi di pubblicità appetibile. Quegli stessi talk show nei quali e fuori dai quali diventiamo portatori sani di quell'ipocrisia che evidenziamo negli altri per poi utilizzare il dolore come propaganda di noi stessi. Ho sempre pensato che ogni idea nasca da un'altra idea. La carta moschicida, ad esempio, credo che sia nata da una fettina di pane spalmata di marmellata e lasciata apposta in un angolo. Un giorno marmellata d'albicocche, un altro di mirtilli o frutti di bosco, un altro di fragole o d'arancia.

 
 
 

sette anni

Post n°86 pubblicato il 26 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

S

ono passati sette anni da quando su questo blog, a partire dalla sua nascita, dissi che quel partito era la nuova destra italiana e tanti anni ci sono voluti per veder una manifestazione, prima autocritica, come un'ammissione di peccato, e poi critica verso quel partito-papocchio la cui anima a me era risultata da subito bugiarda. L'ultimo dei premier, confezionando l'ennesimo slogan non ha capito che "l'inizio del futuro" è anche l'inizio della fine: la sua e quella della sua destra travestita da sinistra. Non si torna più indietro. Sette anni. A dire il vero speravo in meno ma non avevo fatto il conto con un popolo che ragiona soprattutto con la pancia. Un popolo storicamente privo d'identità perché sempre a pecora dello straniero o del papa che di volta in volta se l'inculava. Un popolo in larga parte nostalgico di una monarchia travestita da repubblica e dalla quale non è mai riuscito a riscattarsi. Un popolo a cui non fotte nulla della propria dignità ma solo quando non riesce più a mettere il piatto a tavola comincia a sentirne la necessità. Del resto non potrebbe essere diversamente altrimenti non avrebbe usato il voto per infilarsi in altri vent'anni di quel fascismo iniziato nel '94 ed ancora non finito. Vent'anni in cui, nostalgico, ha rimesso il paese in mano al piccolo monarca di turno. Sette anni. Altri tempi. Quelli nei quali andavo in giro per blog a confrontarmi e, tante volte, liquidavo il tutto nel tempo di un "vaffanculo" perché i miei pixel sono sempre stati allergici all'ipocrisia. Ieri, ancora una conferma e sette anni sono proprio la misura della distanza fra i miei pixel e quell'ipocrisia che tanto ha contribuito alla tragedia giunta, spero, al suo ultimo atto: quel merd-act che chiude un carnevale fuori stagione.

 
 
 

ddoje fritture

Post n°85 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da lupopezzato

C

erto Blanche, i millenni sarebbero un tempo perfino abbondante per "umanizzarci", nel senso di cancellare dalla specie umana quel lato "disumano" che, a differenza di quanto si vuole credere, non differenzia affatto un uomo dall'altro ma differenzia soltanto, e solo in termini strettamente individuali, un comportamento dall'altro. Perché il "disumano" è insito nell'umano. La disumanità non è una degenerazione del lato umano ma ne è parte componente e le tute arancio ci mostrano in tutta la loro evidenza che, in verità, l'uomo non si differenzia dal resto di quell'universo in cui l'unico sentimento che è comune a tutto e a tutti non è affatto quella cazzata chiamata amore. Quel sentimento, invece, che è comune ad ogni elemento della natura e si chiama convenienza. La convenienza è quel filtro attraverso il quale è obbligato a passare ogni pensiero prima di trasformarsi in parola o azione. Quel filtro nel quale entra il pensiero ed esce solo ipocrisia. Quella che in termini matematici sarà direttamente proporzionale alla convenienza. Più saremo coinvolti in termini di convenienza e più saranno ipocrite le nostre azioni e le nostre parole.
C'è solo una cosa che riesce a confondere la convenienza, a superarne il filtro e senza nessuna ipocrisia a mostrare la nostra essenza. Quella cosa capace di far questo è l'ironia.

 

 
 
 

orange

Post n°84 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

A

ll'orizzonte, un tramonto arancio. L'atrocità di certe esecuzioni mi dice che "disumano" è un termine inventato dall'uomo per prendere la distanza dalla sua stessa umanità. Una cosa non esclude l'altra. Nessuna ipocrisia, nell'umano c'è anche il disumano. Millenni di storia lo confermano. Noi, nel bene e nel male, siamo sempre noi e l'arancio delle tute degli ostaggi è lo stesso di quelle di Abu Ghraib o Guantanamo. Nessuna differenza, solo memoria corta.

 
 
 

streaming

Post n°83 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

I

l film è bello fin quasi alla fine quando qualcosa d'inaspettato capovolge le parti e sorprendendoti lo fa esplodere in una bellezza nuova che non ha più nulla di surreale. Quasi due ore di un amore così tangibile da farti pensare che se il film fosse finito con la delusione di quella serratura, quel bambino non avrebbe avuto più speranza. Il dolore infatti gli esplode come una credenza che si ribalta. Dopo il film ho letto svariate recensioni, eppure nessuna si è accorta del valore di quei 9 minuti: "Ho sempre saputo dov'eri. Sempre. Sono entrata in camera tua e ho cercato di pensare come te. Perché volevo capire". Nove minuti che gli cambiano le certezze e le prospettive e lo riportano alla vita facendogli cogliere la vera essenza dell'amore. Quello di chi, spogliandosi, cerca di pensare come te. Anche o soltanto per capire.

 
 
 

41723,53

Post n°82 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

S

ì penso proprio che l'orgoglio sia un sentimento del cazzo come tutti gli altri sentimenti.
"Amore compreso?"
Certo. 
"Cos'hai contro i sentimenti?" 
Nulla, evito solo di idealizzarli oltre i loro limiti. 
"Credo che nessuno lo faccia. Tutti sappiamo che qualunque sentimento può nascere ma anche finire". 
Non parlo dei sentimenti che finiscono perché non sono quelli che feriscono. Parlo della loro ambiguità, quando tradiscono o convivono. Come le fragole a natale.

 
 
 

lasciatemi cagare

Post n°81 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

P

ost n°429 pubblicato il 24 Ottobre 2010 da lupopezzato.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Eheh Nostradamus, mi spiace per te ma Dante aveva vista lunga.

 

La verità è che a leggere sulla stampa di oggi un articolo che riprende questi stessi versi di Dante nel titolo, non è che per me sia motivo di soddisfazione perché se è vero che il giornalista ci ha impiegato quattro anni più di me, Dante ne ha impiegati settecento meno per capire che bordello è questo paese e basterebbe questo per affermare che, fra gli svariati, colorati e sopravvalutati sentimenti, l'orgoglio è soltanto un sentimento del cazzo. Come tutti gli altri.  Il nostro orgoglio cammina su una distesa di sabbia con un pesante tappeto appeso alla schiena e, passo dopo passo, cancella le impronte che lascia. Senza impronte non c'è memoria. Non c'è consapevolezza. Non c'è intelligenza e, soprattutto, non c'è futuro. L'orgoglio acceca come quelle due belle fette di prosciutto che metti sugli occhi mentre ti alzi e portandoti la mano destra sul cuore intoni

Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta...

ma se dopo appena due versi non smetti di cantare dimostri tutta la tua nullità intellettuale e storica considerato che nemmeno ti chiedi "ma desta di che?". Desta di cheeeee, se nemmeno comprendi che quello con il tavolino in piazza ti sta facendo il giochino delle tre carte e ti sta entrando anche lui in quel cervellotico buco del culo che ormai non fa più differenze. Uno in più, uno in meno cosa vuoi che ti cambi. Ti ci sei così assuefatto che se non lo prendi nel culo ti senti tradito. Uno che ti propina la più ebete delle falsità economiche e sociali come la ruspa che dovrebbe spalare tutta la merda che ha affossato il mondo del lavoro in questi ultimi 20 anni e invece è la più immonda riforma che si sia mai potuto soltanto immaginare. Ma sì, impettiti e commossi, cantate. Io non ho né voglia né motivo pe cantà, piuttosto abbasso la tavoletta e mi siedo pecché a mme stì cose me fanno cacà.

 
 
 

smalti

Post n°80 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

I

n fondo è vero, la vita è questione d'incontri e le probabilità di quello che pare giusto sono altissime. Siamo molto meno complicati di quello che sembra perché è la combinazione dei sensi che congela l'attimo e ne bastano anche meno di cinque. Questo pensava, mentre ridava lo smalto alle unghie e sorridendo considerava che tutto avviene con una semplicità disarmante. La stessa semplicità delle parole che, catturando l'attimo, hanno l'immediatezza di un bum bum.
"Che scema eh!?", pensò. Richiuse lo smalto ed agitò piano le dita aperte.

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°79 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

P

assai dal Circolo del Cucito e ci entrai per qualche minuto. Così. Per guardare se fosse tutto in ordine. Parcheggiai. Attraversai il viale ed entrai dalla porta del commentario. Era aperta. Non accesi nessuna luce. Bastava quel barlume che arrivava di traverso dal lampione della strada ed era appena filtrato dalla sottile trama della tenda. Sedendomi sul divano notai il led verde della segreteria che lampeggiava. Abbassai il pulsante. La sua voce. “Sono ancora fuori. Ci sentiamo lunedì, brutti pervertiti.” Sorrisi e mi sorpresi di essere un po' geloso di quel messaggio al plurale. Alle volte basterebbe un singolare per farti sentire parte importante di qualcuno. Col plurale ci sei lo stesso ma sei uno dei tanti. Mi venne in mente quella nostra prima volta. Mi trattò come un pirla poi, frequentandola, scoprii che io non ero l’eccezione ma la regola. Anche gli altri li trattava da pirla. Mi disse “io sono bocca, lingua, mani, culo e figa. Niente sentimenti con me. Niente sguardi da pesce lesso. D’impegnativo ci sono solo gli orari, punto. Mi piace la buona cucina ma non so cucinare e non ho nessuna voglia d’imparare. Amo la pittura e la fotografia. La musica classica ed il teatro. Sesso, finchè ne hai voglia ma senza amore. Ho paura di morire e perciò ho fretta di vivere”. La frequentavo da oltre un anno quando mi accorsi che mi piacevano cento cose di lei e ne detestavo altre duecento. Due cose, invece, mi stupivano. Quel suo modo di aggredire la vita. Era l’unica persona che riusciva ad anticiparla. A non inseguirla ma a farsi inseguire. L’altra cosa che mi sorprendeva era quella roba che aveva fra le cosce. Una meraviglia che, quella sera, se l’avessi avuta a filo di labbra, leccandola e baciandola fra un verso e l’altro, le avrei detto:

sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe,
che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo;
ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:
e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei.
Così tra questa immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'e' dolce in questo mare

e senza più allegorie gliel’avrei succhiata fino a farmi venire in bocca quel suo sapore. Così denso. Così tanto. Così pieno di lei. Mi alzai dal divano tirandomi fuori da quella specie di trance. Uscii dal commentario pensando che se non volevo perderla non potevo permettermi il lusso d’innamorarmene. Uscii. La sera fuori era come lei dentro. Calda ed umida.

[2008]

 

 

 

 

 
 
 

lupopezzato!

Post n°78 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da lupopezzato

Ci sono pubblicità così invasive che compaiono nei posti più impensati e la cosa disgustosa è che lo fanno in modo autoritario. Senza nessun rispetto ed educazione. Ora mi chiedo, come possano pensare che io sia così coglione da acquistare o fare clic su uno qualunque dei prodotti che pubblicizzano. Per quanto mi riguarda, questo tipo di pubblicità oltre che disgustosa è anche controproducente perché quando una pubblicità è spazzatura lo è anche il prodotto che veicola.

 

 
 
 

frattali

Post n°77 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

U

na cena a quattro che un “mi dispiace, non posso” trasforma in un triangolo MMF.
“Se provassimo a rileggerci la Costituzione capiremmo soprattutto quanto essa sia attenta all’individuo sociale ed ai suoi diritti e probabilmente scopriremmo quanto fossero veramente moderni nel ’48 e quanto siamo invece decadenti oggi” dice F.
“Un decadimento diffuso dal quale però qualcosa fortunatamente si dissocia”, aggiunge M1 tastandole a titolo d’esempio il culo ed allo stesso tempo la disponibilità.
“Una Costituzione attenta soprattutto a soddisfare i bisogni di tutti e non quelli di uno”, dice M2 tirandolo fuori e baciandola sul collo mentre F, prendendoglielo in mano, sposta la serata sul divano.
“Visto che ci siamo, lasciamo perdere la Costituzione. Convenite che, in termini di erotismo, il triangolo migliore è proprio quello di due cateti maschi e dell’ipotenusa femmina? Questo per me è il triangolo che meglio sublima il desiderio e più amplifica il piacere” dice F mentre M1 gliela lecca generosamente.
“Sono d’accordo e penso che sia anche un triangolo che esprime al meglio quello che siamo o quello che dovremmo essere ovvero un branco sociale e non un branco violento e stupido”, dice M1 che ha smesso di leccargliela e tenendola nei fianchi ora la prende intensamente da dietro.
“Anch’io sono d’accordo ed aggiungerei che se l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti, il tuo godimento dovrebbe essere uguale alla somma dei nostri”, dice M2 con le dita infilate nei capelli di F che chissà cos’avrebbe risposto se avesse avuto la bocca libera.

[27.7.2009]

 
 
 

rosso

Post n°76 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

ell’ istante stesso in cui la spense, la luce si riaccese e se avesse approfondito avrebbe potuto vedere molto più chiaro in quel momento così particolare della sua vita. Per un attimo pensò che fosse accaduto qualcosa di prodigioso ed invece si era soltanto rotto l’interruttore. Svitò la lampadina e cercò di dormire. Inutilmente. Si alzò dal letto. Riavvitò la lampadina e guardò l’ora. Quasi le otto e non aveva ancora cenato. Grazie al cazzo che non riusciva a dormire. Si mise davanti allo specchio e chiuse gli occhi per leggere distintamente quello che gli passava per la mente "fanculo, la tua vita continua a fare il possibile per seguirti o venirti incontro, tu però potresti anche impegnarti un poco di più, cazzo!"
Riaprì gli occhi e prese quel rossetto lasciato sul lavandino. Rosso.

[11.11.2009]

 
 
 

il, lo, la, i, gli, le, 18

Post n°75 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da lupopezzato

 

N

ella grammatica sgrammaticata di un governo che, dovendo risollevare il paese dalle macerie, mostra solo il peggio di sé, quale articolo si poteva pensare che scegliesse di abolire? Un governo che, fingendo di puntare sull'unica risorsa possibile ovvero il lavoro, abolendo l'articolo 18 finanzierà ulteriore disoccupazione. In termini di diritto, togliendo al lavoratore l'ultima dignità rimastagli, sottilmente, subdolamente e di fatto, sottrarrà al sindacato la propria base perché l'iscrizione ad esso sarà, non dichiaratamente ma realmente, titolo preferenziale in un licenziamento. È perfino superfluo dire che quell'articolo toglie al datore di lavoro solo la facoltà di licenziare senza giusta causa mentre la sua abolizione cancellerà proprio la certezza del diritto.
L'articolo 18, in effetti, puzzava troppo d'ideologia in un mondo narcotizzato da quel capitalismo che non viene invece considerata ideologia. Un governo sgrammaticato che cancella l'ultima traccia di sinistra che era sopravvissuta a tutti gli attacchi della destra e lo fa con quello che non è affatto un fuoco amico bensì con quella parte di destra che governa sotto mentite spoglie.

 
 
 

dogs

Post n°74 pubblicato il 30 Settembre 2014 da lupopezzato

 

I

l cane, oltre ad essere un prolungamento dei suoi pensieri era anche un centro d'attenzione. Un tempo da dedicargli. Un reciproco do ut des. C'erano luoghi che non aveva mai frequentato, come un giardinetto dove far star bene il cane ed anche lui, e che avevano assunto significati diversi rispetto a prima. Il passare diventava frequentazione. Non più veloce e distratta ma un volentieri lento e attento. Finito il cane, quei luoghi assunsero un senso ancora diverso e, in parte, non ne avevano nemmeno più. Come la necessità di entrarci, sempre più rara e assente. Quel luogo che prima un po' gli apparteneva, gli divenne come estraneo. Nessuna corrispondenza. Succede anche con un blog.

 
 
 

beer

Post n°73 pubblicato il 29 Settembre 2014 da lupopezzato

 

N

on ricordo se la pizza fosse buona o meno in una sera di un luglio che si era vestito in fretta indossando abiti autunnali. La domanda che coagulò il tavolo nacque da una riflessione del cazzo.
"Il viaggio più lungo è quello che stiamo facendo. Un viaggio che, quando sarà finito, nemmeno potremo raccontarlo."
Ognuno parlò del suo. La più gnocca del gruppo ovvero quella che avrei scopato volentieri senza baciarla, disse:
"Mi fate sentire una pendolare, considerato che il mio viaggio più lungo è stato Venezia."
"Quindi non hai mai scopato con amore sentendoti amata", le dissi senza punto interrogativo.
"Che c'entra?" rispose troppo in fretta ad una domanda che non lo era confermandomi che scopandoci non l'avrei baciata. Presi il bicchiere e la mia Stout fece passare fra la schiuma un:
"Dai troppa importanza a un bacio."
Avrei voluto risponderle che in un bacio non conta l'importanza che gli do io ma quella di chi lo da e l'importanza sta nella necessità di farlo. Non glielo dissi però, perché le birre scure sono intelligenti e non era il caso d'insistere. Bevvi, con il bacio della schiuma. Uno schiaffo di pioggia sulla vetrata mi fece pensare che luglio era stato perfino ottimista a vestirsi d'autunno.

 
 
 

selfie

Post n°72 pubblicato il 26 Settembre 2014 da lupopezzato

 

S

ono sempre stato attento ma poco incline alle mode. Le osservo, come fatto di costume, ma non le perseguo anche se, a volte, ci casco anch'io. Quella del selfie, ad esempio. Da un po', rileggendomi, trovo che questo concentrarmi su me stesso, a differenza di prima, mi fa dare del tu a chi davo del lei. Parlo della vita e di quanto le gira intorno. Per pigrizia o per convenienza sto privilegiando l'emozione piuttosto che la riflessione. Come ringiovanire invecchiando. Questo, oltre ad abbassare le mie difese immunitarie, conferma che ci si può rincoglionire anche ringiovanendo.

 
 
 

wor(l)d

Post n°71 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

L

a parola è mondo. Contiene così tanto che nel momento in cui la esplodi entri in un labirinto di significati. Magia. Mistero. Passione. Ricerca. Collage. Gioco. Ossessione. Incanto. Sorriso e pianto. Una frase mi colpisce

non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono

Play. Come cercare la domanda avendo in mano la risposta. Cercare la parola. Trovarla. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io coincido. Sorrido. Poi smetto. Cancello. Coincidenza deriva da coincidere ed allora non va bene perché coincidenza sembra casualità, culo e in quella frase non c’è culo. C’è fatica. C’è ricerca degli altri senza prescindere da se stessi. C’è ricerca di se stessi senza prescindere dagli altri. Decisioni barra scelte. Vita, in tutte le sue forme. Vegetale, animale, minerale. Perché la vita, la mia, è vegetale, animale e minerale. Dipende dall’interesse. Dalla curiosità. Dal meteo. Dalla voglia. Restart. Replay. Ancora un rimbalzare di parole. Confronti, scarti. A bassa voce penso che quando non c'è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io combacio. Sorrido. Idiota ma sorrido. Trovata. La parola che condensa quella frase. Il piede di Cenerentola. Quando non c’è differenza fra quello che vuoi e quello che sei. Una sensazione di benessere. Un punto d'equilibrio. Combacio.

[1.12.2008]

 
 
 

Öhjnaar

Post n°70 pubblicato il 25 Settembre 2014 da lupopezzato

 

Q

uella notte sognai il paese degli Dei e fu così violento il richiamo delle mie origini che mi svegliai di colpo. Avevo necessità delle mie radici. Öhjnaar dormiva ma sapevo che mi avrebbe seguito in capo al mondo. Attendemmo il tempo dei 20 venti prima d’incamminarci e tornare ai fiordi alla ricerca dell’inizio. I 20 venti soffiavano da tutte le direzioni e con la stessa intensità convergendo verso un luogo preciso dove non sarebbero mai arrivati perché si annullavano fra loro. Quel luogo era detto il Cerchio della Calma Divina.
Secondo la leggenda, una donna che in una notte di luna qualunque ed alla presenza dei due lupi, si sarebbe accoppiata in quel punto, avrebbe partorito un dio. Öhjnaar ed io seguimmo uno dei 20 venti. Lo attraversammo e giungemmo nel Cerchio della Calma Divina. Là trovammo i due lupi. Quello che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi e quello che avrebbe preceduto la chiara sposa del cielo. Chiesi a Öhjnaar se voleva accoppiarsi.
“Föttïmi”, rispose in quel suo gutnico stretto che tradotto significava “sì, lo voglio”. Ci accoppiammo più volte quella notte e poi non più finché Öhjnaar non partorì. Era un maschio. Biondo e con gli occhi di ghiaccio. Avrei voluto chiamarlo Odino ma Öhjnaar mi chiese di chiamarlo col nome di suo padre, guerriero vichingo che era morto ucciso da un drago. Così lo chiamammo Gënnårö e lasciammo per sempre il paese degli Dei.

[25.11.2008]

 
 
 

lat(r)inismi 2.0

Post n°69 pubblicato il 21 Settembre 2014 da lupopezzato

 

A

ben pensarci, René, nell'universo solo ciò che sporca esiste, quindi non basta pensare per esistere perché se pensi e stai zitto, sicuramente sporchi meno che se pensi e parli pure, ma comunque cagherai. E succede pure di cagare senza pensarci. Eh sì, sono ancora più convinto: "cago, ergo sum".

 
 
 
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