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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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ass

Post n°152 pubblicato il 24 Aprile 2015 da lupopezzato

 

Q

uando ti dicono che nella vita ci vuole culo non bisogna crederci. Le cose vanno come devono andare.

 
 
 

autoreggenti

Post n°151 pubblicato il 24 Aprile 2015 da lupopezzato

 

 

C

i sono storie o, meglio, ritagli della tua vita che non hai mai raccontato. Nessun pudore o segreto da custodire, solo frammenti di te che non hai mai condiviso per quel timore, giustificato o meno, poco importa, dove la bellezza, non avendo gli stessi canoni per tutti, fa da sponda alla tua paura che quello che per te è bello potrebbe non esserlo per gli altri, così t'intimorisci e, nel tuo altruismo sentimentale, decidi di proteggere la storia più che te stesso. Come l'intimo di un boxer e di quello che c'è dentro che non lo sveli alla prima che ti capita ma alla seconda sì anche perché una terza potrebbe non capitarti. Quel velo, senza sapere nemmeno perché, d'improvviso, non è più un timore e come fa la trivella col petrolio decidi di portare a galla quella storia e raccontarla per intero. Senza inibizioni. Senza freni. Senza zone d'ombra. Le righe stanno per finire e di una cosa sei certo: non t'importa un cazzo se piacerà o meno. Nessuna speculazione, nessun esibizionismo, solo la voglia di racconatare una storia già finita. Manca solo il titolo e "storia di una storia mai raccontata" è proprio quello che le calza meglio. Come autoreggenti dove il resto è carne.

 
 
 

true

Post n°150 pubblicato il 21 Aprile 2015 da lupopezzato

 

C

om'è vero che a strappare i lembi può non essere solo uno sguardo e noi, abili manovratori di parole, sappiamo quanto, anch'esse, possano strappare lembi, aprire parentesi, e da superficiale tutto diventa più intimo e, oltre lo sguardo e la parola, come un brand, l'intimo può diventare intimissimo quando aggiungi quella vocalità che da strumento diventa un mezzo. La parola che da vibrazione diventa sonorità con timbro, intonazione e ritmo, per ridiventare vibrazione in chi ascolta. Accade così che la vocalità, apre altri lembi trasferendosi da labbra a labbra come qualcuno teorizza, secondo me a ragione, sul nesso fra il godimento femminile e l'onda sonora interna prodotta dall'onda vocale. Dalla pelle al cuore.

 
 
 

equilibrismi

Post n°149 pubblicato il 17 Aprile 2015 da lupopezzato

 

L

a tensione superficiale è una forza presente non solo nei liquidi ma anche nei solidi. La differenza sta nel fatto che, a differenza dei solidi, i liquidi, mostrando sempre il loro movimento, la rendono più percepibile all'occhio. Essa viene definita come la forza per unità lineare che tiene uniti i due lembi di un ipotetico taglio praticato sulla superficie libera di un fluido. Volendola rappresentare in termini umani, la tensione superficiale è quella che si avverte nell'aria quando un elefante si muove in una cristalleria. Da un lato c'è la tensione dell'elefante che teme di fare danni e dall'altra la tensione della cristalleria la cui integrità dipende solo dall'elefante. E' un equilibrio molto precario ma anche dispari e chi sta peggio è sicuramente la cristalleria perché non potrà evitare il disastro. In termini umani, la differenza rispetto alla definizione fisica è che la tensione superficiale da forza può tramutarsi in debolezza come quel filo che si perde nel bel mezzo del discorso.

 
 
 

guida michelin

Post n°148 pubblicato il 06 Aprile 2015 da lupopezzato

 

 

N

on esistono posti belli e posti brutti. Esistono solo individui capaci o incapaci e stati d'animo. Così a chi vorrebbe obiettarmi che un ospedale o un carcere possa essere finanche bello, mi è facile rispondergli che se, intanto, l'uno o l'altro rispondessero alla loro necessità, sarebbero essi stessi belli in quanto accettati dallo stato d'animo di chi li vivrebbe come un luogo amico che partecipa al tuo dramma e farà tutto quanto possibile per recuperarti alla vita. Sana o lecita che sia, poco conta. Lui c'è. E' banale che se quel luogo, a causa d'individui incapaci o, peggio, disonesti, è un luogo che non si cura della tua dignità d'individuo e, questo, a prescindere se ci sei finito per colpe o errori tuoi o d'altri, allora, giocoforza, quel luogo sarà brutto. Così un locale, anonimo, con tavolini sparsi, tondi e perfino sghembi può diventare bello laddove gli occhi più che le parole la fanno da padrone. Il piano largo ma non troppo che consente di sfiorarsi con le ginocchia, accorcia le distanze. Altri tavoli, altre storie. Ritrovarsi con lei a cavallo sulle tue gambe nel privato di un pubblico dove la distanza fra i tavoli è come quella fra le stelle che son vicine soltanto da lontano. Così  mettendo assieme due stati d'animo succede che un locale, anonimo, con tavolini sparsi, tondi e perfino sghembi, si ritrova nella michelin dei posti belli.

 
 
 

linguaggi

Post n°147 pubblicato il 03 Aprile 2015 da lupopezzato

 

 

N

el nostro universo, come in qualunque altro, la casualità non esiste e tutto ha un suo motivo. Il problema è la dimensione del numero. Più sarà alto il denominatore, più sarà bassa la probabilità che si verifichi qualcosa oppure più saranno i fattori che interessano un evento e più sarà difficile dire dove si fermerà una pallina da tennis lanciata in aria. A questo punto è più comodo, anche se inesatto, dire che la pallina si fermerà in un punto casuale. La coincidenza è qualcosa di diverso, anche se spesso, anch'essa viene definita casuale. Nemmeno la lettura della coincidenza, intesa come interpretazione del linguaggio, è casuale. Potrà essere corretta o sbagliata ma non casuale. Nemmeno questo post è casuale. Come nessun altro.

 
 
 

storie

Post n°146 pubblicato il 29 Marzo 2015 da lupopezzato

 

Q

uando il pensiero inciampa o deve fare i conti con la vita concreta può accadere che la ricchezza intellettuale, il suo spessore, la sua ricercatezza e, perché no, la sua credibilità si sbriciolino come accade alla filosofia che perde credito quando, volando alto, la scopri come un immenso campo diviso in mille orticelli dove ognuno cura il suo e comprendi quanto ciascuno eviti quel confronto che, anziché dividere, unisca. Quei singoli orticelli che, presi singolarmente, hanno tutti una loro logica e saranno tutti convincenti ma, se provi a metterli assieme per arrivare ad una logica comune, alzano impenetrabili recinzioni di filo spinato. Chiunque sia quel dio che ha creato l'umanità, deve essersi divertito da matti quando ha modellato la donna. Altro che prendere una costola al povero Adamo, a me sembra che abbia voluto, invece, infilargli proprio una spina nel fianco. Qualcosa che fosse molto più di un buco fra le cosce destinato alla riproduzione. Qualcosa che togliesse certezze al tizio con due coglioni fra le gambe ed uno sul collo. Qualcosa che, al momento giusto, gli rovinasse quell'impalcatura che appariva indistruttibile e che spesso si autocostruisce con tanta cura. Quel dio, aveva bisogno di un essere speciale e chi meglio di una donna?
C'è una storia che, a seconda della prospettiva culturale di chi legge, può assumere il senso che gli si vuole dare. Potrebbe non piacere, perciò handle with care.

 
 
 

307

Post n°145 pubblicato il 20 Marzo 2015 da lupopezzato

 

 

P

er una vita felice, il bene più grande è l'amicizia. Epicuro (n. 307). Quel numero 307 fra parentesi non è un riferimento che aumenta la dignità della citazione, infatti è solo il numero del bigliettino trovato in un cioccolatino. Così, gustandomi la cioccolata mista alla granella di nocciola, finisco di scorrere quel caotico affollarsi di concetti tenuti assieme da un egocentrico inconcludente nulla che mi riporta in mente papà quando mi spiegava quanto fosse inutile e pericoloso prendere in mano un libro e leggerlo senza essere passato prima per il banale esercizio di A come Ape. Così, un po' per pigrizia, un po' per noia, tornando ad Epicuro, penso che una strada sicura che conduce alla felicità è farsi i cazzi propri.

 
 
 

House of Cards

Post n°144 pubblicato il 13 Marzo 2015 da lupopezzato

 

 

C'

è una serie tv che sto guardando in streaming e mi sta appassionando per la qualità complessiva della stessa. E' recitata benissimo da un cast all'altezza di un grandissimo Kevin Spacey e di una fantastica Robin Wright. Ha una splendida fotografia ed una trama ben congegnata senza mai pause e momenti down. Calamita l'attenzione senza mai andare sopra o sotto le righe. Si chiama House of Cards e viene presentata con la classica definizione di "intrighi di potere". Una definizione che cerca d'ingentilire o prendere le distanze da un altra definizione che viene normalmente usata per robe simili ovvero "storie di malavita". In fondo si tratta sempre di malavita e malviventi. Cambiano solo le inquadrature e le prospettive. Se riprendi dal basso le chiami "storie di malavita" se riprendi dall'alto le chiami "intrighi di potere". E' la solita ipocrisia del linguaggio per dare dignità diverse alla stessa malavita. Fermo restando il mio giudizio storicamente negativo sugli States devo ammettere che questa serie evidenzia la differenza di strumenti utilizzati per la difesa della cosiddetta "democrazia" e della Costituzione, fra un paese come quello ed altri. Il confronto infatti è abissale ma anche ingeneroso perché quello è un paese, altri solo una fogna. A tratti a cielo aperto, a tratti no.

 
 
 

door

Post n°143 pubblicato il 06 Marzo 2015 da lupopezzato

 

 

L

e icone, così ricorrentemente utilizzate nel nostro quotidiano rapporto, prima col pc e poi col cellulare, hanno fatto sempre parte della nostra vita. Addirittura prima dell'uso della parola. Quel prima che vale per gli albori dell'umanità così come vale per il bambino nei primi mesi di vita. Quel memorizzare per immagini. Più che un'abitudine, l'icona rimane una necessità fisiologica della mente umana quando archivia qualcosa. Gli stati d'animo sicuramente puoi archiviarli con le parole ma, molto più facile, farlo iconizzandoli. La malinconia, ad esempio, sta nel mio archivio con un'immagine ricorrente, quella di mia madre, quando lavava il pavimento e fuori pioveva. Così, ogni volta che piove, come un clic sull'iconcina di lei che lava a terra, mi tornano in mente le sue parole. Sempre quelle. Proprio come l'etichetta o didascalia all'iconcina: "chiove, e nun s'asciutta 'nterra". Quel piove, e non si asciuga a terra che, come un elastico maligno, ti riporta indietro bruciando i passi avanti che hai fatto e allora, il ritornello, che sembra essere la parte migliore di una canzone, diventa la sua condanna e la riduce solo a quello. La strofa successiva è solo un falso passo avanti perché, mentre cerchi di addormentare, coccolandolo, l'orso che c'è in te, c'è un ritornello che ti aspetta dietro la porta. E tu, con le sigarette in una mano e la maniglia nell'altra, tiri. Una, due volte finché quella dietro non ti dice con un sorriso paziente "aspetta faccio io" e, anziché tirare, spinge. Così magicamente la porta si apre e lei, sorridendo, fa scivolare l'indice sulla scritta "spingere".

 
 
 

floors

Post n°142 pubblicato il 02 Marzo 2015 da lupopezzato

 

 

I

l divano ne accoglie il corpo affaticato ma non ancora sfinito mentre il fumo della sigaretta, tenendo a distanza l'ozio, rigenerandolo mentalmente, lo prepara all'ultima fatica ovvero lavare il pavimento. Guardandolo si chiede cos'ama e, pensandoci deve rivedere le sue convinzioni. Per quale motivo, familiari o meno, calzati o scalzi, dovrebbe amare i suoi passi? In fondo, calpestandolo, non ha nessun riguardo per lui. No, meglio ricredersi e darsi meno importanza, il pavimento ha la stessa anima di chiunque. Ama chi lo accarezza, chi se ne prende cura e poco importa se è una scopa o uno straccio. Il pavimento è come noi e la scopa o lo straccio sono attenzioni, carezze, gesti, come lo sono le parole. Accarezzate come quelle della scopa o leccate come quelle dello straccio. I pavimenti sono anime distese.

 
 
 

love story

Post n°141 pubblicato il 13 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

 

È

risaputo che è più difficile far ridere che far piangere, non per incapacità dello sceneggiatore, ma per la facile reperibilità di materiale e, su questo, la natura è ottima complice perché le vite, come le cose, possono rompersi alla fine del loro ciclo ma anche prima se non addirittura quando sono ancora in garanzia. Il dramma o la tragedia sono sempre dietro l'angolo. A differenza del teatro o dell'opera, per motivi ovviamente tecnologici, la cinematografia ha iniziato più tardi a speculare sul dolore e Love Story può considerarsi il capostipite di questo filone. Il fatto poi che il film sia ispirato o meno da una storia vera non cambia l'intensità ed il coinvolgimento emotivo dello spettatore che può accentuarsi solo in relazione alla tendenza a crocerossina che c'è in lui. Gli ingredienti necessari alla ricetta perfetta sono abbastanza scontati e ripetitivi. Saranno le dosi ed i tempi di cottura che daranno come risultato un prodotto più o meno soft o hard.
Si comincia ovviamente da un'infanzia difficile nella quale potrà capitarti indifferentemente un padre violento e/o alcolizzato, una mamma zoccola e/o alcolizzata. Un habitat povero sarà sicuramente più gradito. Così come compagni e insegnanti di cui eri bersaglio, ti avranno ulteriormente incattivito anche approfittando dell'assenza di un genitore che prendesse le tue parti. Crescendo con una buona dose di rabbia in corpo, troverai rifugio nell'alcool o nella tossicodipendenza dalla quale però, eroicamente, stringendo i pugni e grazie all'aiuto dell'immancabile grande amore che, col culo che ti ritrovi sarà, ovviamente, anche un amore impossibile, riuscirai a tirartene fuori. L'unica concessione che farai alla tua rabbia sarà qualche sbornia che, pur se non risolve, aiuta a superare. Con la vita continuerai ad avere un rapporto conflittuale e quelle poche volte in cui le strade, inevitabilmente, s'incroceranno, saranno botte da orbi. Intanto tu, pur di vivere, farai i lavori più estremi. Per un po' sarai scaricatore di pesce in quei mercati in cui
tutto nasce e finisce nel breve volgere di una notte che vira in alba. In seguito girerai il mondo nei carrozzoni del circo, dormirai sulla paglia e darai da mangiare alle tigri del Bengala. Poi, per un po', farai il gigolò ed un film porno dove, stavolta, approfittando della distrazione della jella, nella scena del trenino, anziché essere il primo della fila col mandingo alle spalle, sarai l'ultimo con la Belen davanti. Un raggio di sole, prima o poi, tocca a tutti. Infine, farai lo stuntman che prende i pugni che spetterebbero al divo ma cosa vuoi che siano per uno che dalla vita le ha sempre prese. Con le donne, malgrado rifuggi i sentimenti perché hai un cuore che somiglia ad una noce di cocco, non puoi evitare la crocerossina che c'è in esse e più le scanserai e le maltratterai, più te la daranno a gratis. Intanto il film è arrivato quasi ai titoli finali e tu stesso, sapendo che la tua vita l'hai affidata ad un copione, non sai se lo sceneggiatore ha scelto di farti morire o di farti svegliare.

 
 
 

stereotipi

Post n°140 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

È

sempre più frequente trovare, all'inizio o alla fine di un film, la frase "tratto da una storia vera" e mi chiedo perché tale frase non compariva su tanti film del grande Alberto Sordi considerato che molte sue caratterizzazioni non erano che l'icona di altrettanti personaggi che incrociamo ogni giorno nei luoghi più diversi. Personaggi che interpretano la vita più che viverla immedesimandosi fino al punto da farne un copione costellato di frasi accuratamente scelte anch'esse da film e da canzoni. L'importante è crederci e, mentre la bravura dell'attore sta proprio nella capacità di vestire e svestire gli abiti del personaggio che, di volta in volta, interpreta, la pateticità del personaggio sta nell'incapacità di svestirsi da quell'abito che è diventato per lui un ruolo metabolizzato come quelli ironizzati dai Jackal. Alla fine, nella ricerca naturale dell'equilibrio delle cose, tutto si compensa e come ci sono film ispirati da storie vere, così ci sono vite recitate come un film.

 
 
 

autocertificazione

Post n°139 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

 

L'

autocertificazione è una dichiarazione che il cittadino può redigere e sottoscrivere nel proprio interesse su stati, fatti e qualità personali ed utilizzare nei rapporti con i gestori di pubblici servizi. Tale pratica, prima di essere fatta propria dalla pubblica amministrazione, nasce nelle community dove ciascuno, approfittando anche dello spazio lasciato vuoto da Rocco Siffredi, impegnato nell'isola dei famosi, certifica se stesso. Il metodo è rimasto quello nato nelle chat ed a sua volta ereditato da una tecnica ancora più vecchia quale quella del filo che ha alla fine un amo. Le community sono laghi o lagune dove, sotto il pelo dell'acqua, c'è tant'altro pelo ed abboccare dipende dalla fame che hai o da quello che cerchi. In questi casi, il ritornello di ciò che si legge, si condensa in quel concetto che Michelangelo espresse così bene: “Non ha l’ottimo artista alcun concetto ch’un marmo solo in sé non circoscriva col suo soverchio, e solo a quello arriva la man che ubbidisce all’intelletto”. Quello che resta, tolto l'inutile soverchio, è lo scopo ed il suo accento può essere indifferentemente aperto o chiuso.

 
 
 

astinenza

Post n°138 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

 

L

e definizioni, in termini di perimetro nel quale collocare qualunque cosa, sono sempre abbastanza approssimative ed hanno confini labili se non apparenti. Tenendomi alla larga dall'esprimere giudizi e chiedendomi se leggere o scrivere non possano considerarsi due forme di dipendenza, arrivo alla conclusione che solo una di esse può esserlo ed è la meno sospettabile perché la lettura, considerata la necessità quasi patologica di molti accaniti lettori, appare sicuramente come una dipendenza. Tenuto conto però della enorme quantità di dosi spacciate in giro, sia a pagamento nelle librerie o gratuite nelle biblioteche pubbliche, è indubbio che non possa definirsi dipendenza perché è praticamente impossibile finirne in astinenza, cosa che invece può accadere a chi scrive. In termini puramente patologici, è indubbio perciò che scrivere sia più rischioso che leggere ed è forse proprio per ripagare questo rischio che, se è vero che il lettore si arricchisce nell'anima, lo scrittore si arricchisce nel conto in banca. È una forma di compensazione che ripaga anche dello svantaggio che ha lo scrittore di non poter riscrivere lo stesso libro mentre il lettore può rileggerlo. È anche vero che se, tanti scrittori, fossero anche lettori di se stessi, il territorio e l'ambiente sarebbero meno a rischio per una minore deforestazione selvaggia, in questo caso però non parleremmo di astinenza ma di consapevolezza.

 
 
 

recherche

Post n°137 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

 

I

l titolo sarebbe impegnativo e nemmeno alla mia portata ma è solo uno spunto perché la ricerca di cui parlo è quella, arrogante ed ignorante, con la quale ci sciacquavamo la bocca sul mondo del lavoro pur di distinguerci dai paesi emergenti e raccontavamo che il nostro paese doveva puntare sulla ricerca. Il solito parolone gettato nell'ovile. Quale ricerca? Quella medica che finanziamo con gli sms da due euro o quella tecnologica dove non siamo capaci nemmeno di costruire stereo per le auto? I paesi emergenti, senza tante filosofie, sapendo da millenni che ogni cosa riproduce sempre stessa, si sono impegnati solo in quello e partendo dal dato di fatto che il danaro genera danaro, il rispetto genera rispetto, l'ignoranza genera ignoranza e il lavoro genera lavoro, sono emersi. Non gli davamo credito perché, a nostro dire, senza di noi non sarebbero mai cresciuti e mentre mettevamo il culo a sedere intorno ad inutili tavole rotonde discutendo di fantomatiche strategie del futuro, gli altri crescevano, derisi e sottovalutati perché scopiazzavano e realizzavano prodotti di bassa qualità. La qualità, in realtà, come nel movimento dei bambini, è solo il passo che precede quello successivo e noi, invece che investire in crescita puntando su lavoro e scuola, scaccolandoci e blableggiando senza sapere nemmeno di cosa parlavamo, ci ritroviamo oggi arricchiti dell'unica ricerca che abbiamo veramente sviluppato: quella del lavoro. Disoccupazione e futuro, inteso come sogno, sono diventate il prodotto più esportato del made in Italy.

 
 
 

caos

Post n°136 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da lupopezzato

 

 

N

ella ricerca nervosa di una calza dispari mi arrendo ed aggiorno la mia moleskine delle parole inutili aggiungendoci caos. Mi spiace per Esiodo, Anassagora, Platone, Talete e quanti altri hanno perso tempo a cercare la definizione di quel vuoto che nessuna mente umana può concepire tant'è che loro stessi, infatti, lo ipotizzano ricorrendo a quello primordiale che di per sé si riduce al solito, banale ed approssimativo atto di fede che non spiega nemmeno l'atto stesso. Peggio ancora, nell'irrazionale affanno della mente umana, mentre dio, pur essendo una risposta che non risponde alla domanda, ha comunque una sua logica, il caos è invece una risposta che, anziché risolvere la domanda, ne crea più di una e, tutte, portano alla conclusione che il vuoto e, quindi, il caos, non potevano esistere a meno che non coincidessero proprio con dio e, qui, l'unico che ci è andato più vicino è solo Eraclito. Alla fine, l'unico dubbio vero è dove sia finita la mia calza.

 
 
 

satira

Post n°135 pubblicato il 25 Gennaio 2015 da lupopezzato


 

R

ipensando a quel made in Italy che, come facciamo con i Nobel, ci piace sventolare solo se ci conviene, dopo averlo fatto i cinesi ad Hong Kong in opposizione al regime di Pechino, dopo i turchi ad Istambul in rivolta contro l'islam autoritario di Erdogan, dopo i francesi a Parigi in nome della libertà d'espressione anche i greci ad Atene ci hanno dato una lezione dimostrando quanto la nostra millantata cultura sia solo una patetica esibizione del nulla visto che confondiamo e trattiamo l'inno al 25 aprile come se fosse un inno al comunismo. Questo video è anch'esso satira ma, non avendone la capacità, non abbiamo compreso che l'oggetto della satira siamo proprio noi perché Bella Ciao è universalmente riconosciuto quale inno alla libertà. Non da noi.

 
 
 

steam

Post n°134 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da lupopezzato

 

 

L

a noia di un giorno apatico, inutile come le parole in una frase senza verbi, si consuma in un pomeriggio che, come un ponte, collega un mattino piovoso ad una sera con le strade argentate. Considerato che il cogito ergo sum non mi convince molto, è l'aria calda dei polmoni che, arricchita dal fumo della sigaretta, mi toglie un dubbio atroce. Respiro, ergo sum.

 
 
 

histoire d'i

Post n°133 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da lupopezzato

 

 

P

iuttosto che darci arie di democrazia dovremmo riconoscere che siamo quelli che eravamo e siamo sempre stati, il paese del Pensiero Unico, quello degli altri però, ed al quale abbiamo sempre accodato e sottomesso il nostro, un po' per pigrizia, un po' per incapacità, un po' per ignoranza, un po' per cecità intellettuale, un po' per quel servilismo che è radicato nel nostro DNA. Quel Pensiero Unico imposto dai balconi sotto i quali abbiamo sempre manifestato il nostro oceanico e plebiscitario servilismo ai vari imperatori, papi, re e sovrani, fino al balcone del duce, per arrivare poi alla democraziuccia fatta in casa. Non frutto di una rivoluzione popolare come quella francese, perché serve un popolo con le palle per fare una rivoluzione ed è per questo che non li sopportiamo, perché sono quelli che, già prima della rivoluzione, non impiegarono molto a restituirci i papi con annessi e connessi e poi, dopo, si ripresero anche Avignone. I francesi non li sopportiamo perché sono come lo specchio della regina.
"Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?"
"
Une autre, mais pas vous!", risponde lo specchio francese all'aristocratica di turno.
Noi preferiamo lo specchio ammaestrato, quello che ci infiocchetta le risposte inorgogliendoci di belli, colti, poeti e navigatori, santi, inventori, artisti, [omissis]. E sono proprio gli omissis che, per distrazione mica per malafede, ci sfuggono: mafiosi, camorristi, corrotti, concussi, razzisti, incivili, mazzettari, cattolici di facciata, analfabeti, evasori. Siamo anche gli 8 marzo inutili, i 25 aprile fasulli, i 25 dicembre ipocriti ed i 2 giugno bugiardi.
Una democraziuccia che non fu l'urlo di una rivoluzione popolare ma solo l'elemosina fattaci da una guerra vinta da altri e da noi perduta. Il vagito di un referendum col quale a stento la repubblica prevalse sulla monarchia e dopo 70 anni siamo sempre la monarchia di un Parlamento con i fascisti dentro ed i partigiani fuori.

 
 
 
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