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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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La solitudine sa essere una complice compagna di vita. Un...
Inviato da: nell.ombra
il 23/07/2015 alle 22:36
 
Bel frammento ;)
Inviato da: nell.ombra
il 15/07/2015 alle 19:25
 
giÓ.
Inviato da: lupopezzato
il 22/05/2015 alle 14:42
 
intelligente direi a non confondere il veramente sacro col...
Inviato da: lupopezzato
il 22/05/2015 alle 14:41
 
80 cm, na bella botta direi :o)
Inviato da: lupopezzato
il 22/05/2015 alle 14:39
 
 

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modello Bbc

Post n°170 pubblicato il 31 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

N

ella Ue, peggio solo Grecia, Spagna, Cipro e Croazia. Mica male. Il tasso di disoccupazione tra i giovani è salito al 44,2%, record dal 1977 mentre il tasso complessivo è al 12,7% e intanto in Chiacchieramento si litiga sulla riforma Rai ed è ovvio, in fondo, la destra ha ben altre bambole da pettinare e poi l'occupazione è sempre stato un problema di sinistra. Mica è colpa sua se la sinistra non siede più in Chiacchieramento.

 
 
 

11=1

Post n°169 pubblicato il 31 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

N

on lo faccio mai. Forse per noia, forse per disinteresse. Stasera ho fatto clic sul tasto scopri blog e ho letto una frase di Coelho. Non mi piace Coelho, ma questa frase:

"soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire"

in fondo è vera anche se a me non fa nessun effetto particolare perché ho sempre pensato che quelle 11 parole, comunque le giri o le rivolti, possono riassumersi in una parola sola: utopìa. Quella parola che ipocritamente, passando per la stupidità, mette addosso al sogno del codardo l'abito dell'irraggiungibile.

 
 
 

bii-bip

Post n°168 pubblicato il 29 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

A

veva più volte scritto immaginandosi di avere fra le cosce il sesso a cui ambiva il suo. Pensare da donna senza esserlo era qualcosa che non sapeva definire se fosse più un esercizio o una ricerca. Ogni volta, rileggendosi, fra il deluso ed il superficiale, si convinceva che non è poi così facile pensare da donna finché, un giorno, dovendo pensare da uomo, scoprì quanto fosse difficile anche quello. O solo più faticoso. Almeno per lui. Così aprì il frigo. Scelse un gelato. Attaccò un post-it sul frigo "appena trovi il tempo di crescere, fallo". Inserì il suo cd preferito e si stirò davanti alla tv.

 
 
 

per˛

Post n°167 pubblicato il 23 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

P

erò dovette convenire che è facile confondere la felicità perfino con un semplice sorriso. Forse perché, truccando le carte che hai in mano, ti ci aggrappi ad un sorriso. Una volta, come succede con i soldi quando arrivano da soli, nemmeno li contavi e, oggi, se li conti, non è perché stai lì a segnarteli ma sono così radi che bastano e avanzano le dita di una mano.
I sorrisi, quelli veri, quelli che coinvolgono le labbra, i denti, gli occhi, le dita e il cuore. Quelli che ti fanno stare bene. Come qualche sigaretta perché, piaccia o no, alcune narcotizzano la tristezza ridimensionandola a malinconia. E con la malinconia ci si può convivere. C'è dialogo. Come con la solitudine, quando te la scegli.

 
 
 

your and my

Post n°166 pubblicato il 13 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

B

asta l'insegna di un negozio e qualche chilometro d'asfalto per lasciare che la tua testa vada per cazzi suoi a cominciare dal razzismo che è sicuramente un fatto culturale che prende le sue origini dall'ambito nel quale siamo vissuti e dall'influenza che gli altri hanno avuto su di noi facendoci filtrare, in modo molto parziale, determinati avvenimenti legandoli più all'aspetto che al motivo. Rientra certamente nel razzismo anche la sottovalutazione della donna rispetto al maschio. Quella sottovalutazione che mostri nel modo di considerarle. Ti ritrovi così Romolo che aveva 10 anni ed era troppo presto per dire che fosse avviato ad essere un razzista. La domanda non l'aveva posta lui ma il solo fatto che la maestra rispose guardando solo lui lo coinvolse più di quanto dovesse.
"Il tucano è un grosso uccello con un grande becco giallo. Vive in sudamerica e si nutre soprattutto di granchi e pesci", disse.
E lui rispose quasi risentito: "Sarà il tù cano n'uccello. Er mio nun vola. Abbaia. A stento salta e magna solo carne."

 
 
 

sample

Post n°165 pubblicato il 05 Luglio 2015 da lupopezzato

 

 

D

i sé gli restava solo un ricordo troppo vago per aggrapparcisi. Si tenne all'altro. Più solido. Concreto. Affidabile. Palpabile. E lo riapriva ogni volta in cui non voleva confondere un sorriso fugace con la felicità.

 
 
 

loop

Post n°164 pubblicato il 04 Luglio 2015 da lupopezzato

 

S

ono poche le cose che amo degli USA ed il cinema americano è fra quelle poche. Una delle cose che, invece, di loro, detesto è quello stare in cima alla classifica fra i popoli dediti alla guerra. Nessun moralismo, solo un dato statistico. Una sequenza come indiani, inglesi, Giappone, Germania, Cuba, Guerra Fredda, Vietnam, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan credo che nemmeno l'Italia dei Cesari l'abbia mai avuta ma, tornando al cinema americano, senza le loro guerre, perderebbe parecchio. Più dell'aria, l'uomo per sopravvivere, ha bisogno di eroi e, nel nostro piccolo, cerchiamo noi stessi d'inventarci tali. Abili registi di noi stessi con il solo difetto che se non ci applaudono ma ci sputtanano smettiamo di recitare il copione che ci siamo scritti e mostriamo quello che siamo senza più trucco e parrucco.

 
 
 

cazzate ad orologeria

Post n°163 pubblicato il 23 Giugno 2015 da lupopezzato

 

A

ppoggi la testa allo schienale della sedia e spingendo con le mani sul bordo della scrivania, te ne stacchi fissando l'orologio alla parete. Vorresti non pensare e lasciarti andare. L'orologio però è il meno indicato e seguendo la vita di quelle due lancette, rifletti. In 24 ore si accoppiano 24 volte. Una volta ogni 65 minuti. Dopo ogni volta, lui si riveste, la bacia e se ne va. Lei però sa che lui tornerà e le chiederà "cos'hai fatto, amore?" e lei risponderà "quattro passi, e tu?"
"io ho fatto un giro".
Riavvicini la sedia e per evitare di preoccuparti, riprendi a lavorare.

 
 
 

sun

Post n°162 pubblicato il 01 Giugno 2015 da lupopezzato

 

 

C

redo solo a ciò che vedo, è una frase che potrebbe sembrare dettata dall'ateismo ma, se così fosse, la chiesa non avrebbe dovuto condannare Galilei che, seguendo Copernico, capovolse quella convinzione secondo la quale era il Sole a girare attorno alla Terra e non viceversa. Una convinzione che l'uomo si portava dietro da milioni d'anni e che nemmeno gli egizi, ritenuti abilissimi astronomi, avevano capovolto. In realtà, facendo finta di non sapere, guardandolo nascere ad est e seguendolo fino a quando tramonta, non posso evitare di pensare che sia lui a girare intorno a noi in quel movimento d'ombre che si allungano e si accorciano in modo opposto al suo percorso. Affermare quindi di credere in ciò che si vede è sbagliato perché, spesso, è l'apparenza che inganna ma, il vero punto è che entrambe le affermazioni non danno certezza su cosa credere e sembrerebbe che l'incertezza sia condannata a restare tale finché il credere non diventa sapere. Questo taglierebbe la testa al toro ma la vita è così sottile che, paragonata a un gioco, solo il poker le si avvicina perché, tranne in un caso, non ti darà mai la garanzia di avere in mano il punto vincente. Così, per rendere il gioco ancora più difficile, la vita ha deciso di concedere al sapere, inteso come conoscenza, di poter essere certificato anche da un'emozione. Come una madre che conosce il proprio bambino anche attraverso le sue espressioni, le sue bugie, i suoi silenzi o la sonorità diversa dei suoi pianti, mischiando solo un po' di conoscenza a un'emozione, puoi sapere quanto dista il Sole calcolando rapidamente, perfino a mente, quanto impiega un suo raggio per arrivare a scaldarti pelle e cuore.
Tornando alle frasi che, in termini di certezza, sembrano dire qualcosa e invece non dicono un cazzo, ripensò a quel Sol Levante che annegava in un debito arrivato a dieci virgola cinque trilioni di dollari. Una cifra che, se non fosse stata vera, farebbe ridere come i depositi di Paperon de' Paperoni. Così, anche definizioni come povertà e ricchezza perdevano ogni senso perché un povero che vive d'elemosina è molto più ricco di un benestante che ha un debito che non potrà più pagare e mai come in questo caso quelle affermazioni "credo solo in ciò che vedo" o "l'apparenza inganna" erano frasi senza alcun senso e le statistiche che accompagnavano quel numero impossibile da comprendere, erano anche peggiori e gli mettevano addosso una sensazione che giocava a ping pong fra il disagio e la tristezza. Un popolo che invecchiava precocemente e velocemente con un numero crescente di persone che arrivava a 30 anni senza aver avuto ancora un solo rapporto sessuale. Un popolo che non riusciva più nemmeno ad avvicinarsi agli altri in modo virtuale. Un popolo dove non nascevano più bambini, nemmeno per un preservativo bucato. Si guardò un attimo allo specchio per verificare se i suoi occhi stessero diventando anch'essi a mandorla e s'infilò sotto la doccia chiedendosi cos'avrebbe fatto se fosse venuta a mancare l'acqua mentre era tutto bello e insaponato. Anzi, senza aggettivi inutili, tutto insaponato.

 
 
 

crazy rain

Post n°161 pubblicato il 23 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

I

l fatto che la scienza non l'avesse previsto non significava affatto che fosse un miracolo e infatti non lo era. Accadde in un giorno di un luglio particolarmente caldo e venne definito il fenomeno della nuvola lampeggiante ma anche crazy rain perché una nuvola, trasformandosi in pioggia, si dissolveva nel giro di pochi secondi e dopo pochi secondi si riformava di nuovo. Durò per qualche ora. In effetti le gocce d'acqua che formavano la nuvola, come avviene normalmente, appesantendosi cominciavano a cadere come una normale pioggia ma incontrando poi lo strato d'aria particolarmente calda, arrivavano a meno di due metri dal suolo e, senza toccarlo, rievaporavano immediatamente tornando a formare la nuvola per poi riappesantirsi immediatamente e piovere di nuovo. Il fenomeno comportò una pioggia che colpiva i passanti ma non i bambini e rievaporava immediatamente. La cosa si concluse dopo qualche ora, forse, per il suicidio in massa delle gocce che si erano rotte i coglioni di partecipare a questo psicopatico gioco verticale improvvisato dalla natura.

 
 
 

fly

Post n°160 pubblicato il 22 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

D

ecido di tornare a casa un po' prima e mi fermo anche a comprarle qualche vermetto sperando si riveli per lei una leccornia. Butterfly però ha preso il volo. Lascio i vermetti nel vaso, nel caso tornasse e provo ad accarezzare il mio esserci rimasto male dicendomi che in fondo la sua vita non era il mio vaso. Senza drammatizzare mi viene in mente quella domanda "Che cosa succederebbe se il volto umano esprimesse fedelmente tutta la sofferenza di dentro, se l'espressione traducesse tutto il tormento interiore?". Succederebbe quello che è successo, Cioran. La mia espressione si è rattristata per un tempo proporzionale all'amarezza perché il volto umano esprime automaticamente ed abbastanza fedelmente il tormento interiore e quando non lo fa, è proprio perché siamo noi a fare sforzi enormi per nasconderlo o mascherarlo. Fino a fuggire quando sappiamo che non riusciremo ad evitare che diventi liquido. Forse, quello che l'espressione riesce a mascherare bene sono solo l'intelligenza e la sincerità. Le due cose su cui è più facile sbagliarsi.

 
 
 

butterfly

Post n°159 pubblicato il 22 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

C

ome per alcuni aforismi, dove la parte non è il tutto, per evitare nervetti scoperti e sprecare pixel, si dovrebbe leggere fino in fondo perché il succo, spesso, è nell'ultima riga. Ripensando a Valentine, faccio sempre più invidia a Nostradamus. Butterfly, invece, è una tortorella che due giorni fa, al primo volo, immagino che abbia fatto il passo più lungo della gamba e la torre di controllo le avrà suggerito il mio balcone come pista d'emergenza. La raccolsi ed adagiai in un vaso rettangolare che conteneva solo terriccio ed un ricordo di viole. Ora, quando mi avvicino per cambiarle l'acqua o darle del miglio, non mi caga proprio e nemmeno mi dice perché. Sarà stronza ma è coerente perché se te ne fotti di qualcosa, nel momento stesso in cui ne spieghi il perché, vuol dire che te ne fotte più di quanto dici. Ormai si è accasata ed io, per vendicarmi col destino che anziché una farfalla mi ha recapitato un uccello, l'ho chiamata Butterfly.

 
 
 

nocciola e cioccolata

Post n°158 pubblicato il 17 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

U

na domenica mattina di un maggio che cominciava a spogliarci ed alleggerirci dandoci una maggiore consapevolezza del corpo, mia mamma mi pettinò i riccioli biondi. Pantalone blu, camicia bianca e la mia prima cravatta. Rossa. Uscii con papà e mi portò in quella piccola sala dove sarei stato iniziato alla vita sociale. Entrati, prendemmo posto. Un uomo, ci parlò con un linguaggio semplice e senza bisogno di parabole del concetto di sacro. Un concetto che differiva molto da quello che mi spiegavano a scuola. Infatti disse che proprio la scuola, per l'importanza che la conoscenza ha nella vita, dovrebbe essere considerata un luogo sacro. Allo stesso modo, sempre per l'importanza che ha nella vita, ogni luogo di lavoro dovrebbe esserlo. Allo stesso modo un tribunale, come un ospedale, come, ancor di più, un parlamento. Questi, disse, sono i luoghi che avrebbero diritto alla sacralità. Possono essercene anche altri, sicuramente ma, in qualunque società, quello che ha a che fare con le divinità è qualcosa che appartiene al privato e non ha nulla a che spartire con il sociale altrimenti davvero confondiamo il sacro col profano. Non durò molto la cerimonia della mia Prima Comuni sta e, quando uscimmo dalla sezione, mio papà, mi portò a comperare il gelato. Il giorno dopo a scuola, un mio compagno mi disse che aveva fatto la prima comunione. Gli dissi che l'avevo fatta anch'io ed il mio gelato era stato "a nocciola e cioccolato, e il tuo?"

 
 
 

raccapricciante

Post n°157 pubblicato il 16 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

R

ipensando a Valentine mi è tornato in mente Sasà quando, una sera, parlando del come eravamo, raccontava che, intorno ai 17 anni, lui era uno con la testa un po' fuori e che al primo accenno si buttava nella mischia, così una sera, in discoteca, vedendo quei tre o quattro che infastidivano quella ragazza non riuscì a trattenersi e gli disse di smetterla. I tre o quattro gli risposero di farsi i cazzi sua e lui, malgrado fossero di più ed anche più grossi, "non ci vidi più e gli saltai addosso, e nfrungt nfrangt, nfrungt nfrangt, acchiappai tant' 'e chelli mazzate". Scoppiammo a ridere per la velocità con la quale aveva manipolato le nostre menti obbligandoci a pensare che la stava sparando grossa per sorprenderci poi come un prestigiatore che ci lascia a bocca aperta. Valentine, invece, era diverso. Lui era un violento vero. Guai a fargliele girare. Una volta, aveva gli occhi accecati di sangue, cercai di trattenerlo ma, quand'era così, nessuno poteva fermarlo. Fu un attimo. Aprì il blog, affondò le dita sulla tastiera e, del suo nemico, lasciò sul pavimento solo brandelli di carne. Raccapricciante. Le ragazze impazzivano per lui.

 
 
 

stop

Post n°156 pubblicato il 16 Maggio 2015 da lupopezzato

 

C

i sono due motivi per i quali preferisco le rotonde ai semafori. Motivo uno, hanno finalmente dimostrato che il semaforo non ha nessun concetto di sicurezza rispetto allo stop perché entrambi sono sicuri solo se vengono rispettati ma, a differenza dello stop, i semafori costano di più e, inoltre, in termini psicologici, sono anche meno sicuri perché, mentre prima dello stop, non fidandoti, sei portato comunque a rallentare, al semaforo, invece, vedendo il verde a distanza non rallenti. Motivo due, la rotonda abolisce proprio il concetto d'incrocio eliminandolo alla radice. Come il cielo. Non ci sono più spigoli. Angoli. L'incrocio si smussa, il percorso scorre e le direzioni, se cambiano, lo fanno in modo più morbido. E se non fosse morbido e fosse traumatico si può sempre riconciliarsi con la vita con quella frase che non so se o dove l'ho letta. Meglio un po' di dolore che una falsa felicità.

 
 
 

step

Post n°155 pubblicato il 08 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

C

ome i suoi percorsi, fra curve d'ombra e rettilinei di sole, ripercorrendo il suo, fissò nei quattro step che al tirar delle somme erano per lui altrettante sconfitte o partite perdute. Cinque se ci avesse aggiunto anche Gengis. Evitò di dedicare anche un solo chilometro o meno alla spartizione delle colpe. Sarebbe stato sleale perché un tale giudizio non può essere di parte. Le cose accadono e le colpe, non cambiando il passato, non gli avrebbero alleggerito il secchiello dei cocci. Ad un semaforo rosso si concesse uno sguardo allo specchietto al quale consegnò velocemente la coscienza che nel suo campionato aveva perso, è vero, cinque partite ma ne aveva vinte anche di più. Avrebbe potuto sorridere soddisfatto se, prima di dilatare le labbra non avesse riconosciuto che, a differenza delle sconfitte, le sue vittorie le aveva ottenute tutte fuori casa ovvero fuori dai propri sentimenti. Con la velocità dei suoi sbalzi d'animo passò da un sorriso abortito all'amarezza consapevole che ognuno dovrebbe dedicarsi solo a quello per cui è tagliato perché, sole o non sole, dicembre è sempre in agguato. L'impazienza di un clacson lo riportò al verde. In tutti i sensi.

 
 
 

stoccolma

Post n°154 pubblicato il 01 Maggio 2015 da lupopezzato

 

 

A

ltre storie. Non d'altri. Altre. Diversamente uguali. Tutte iniziano. Alcune durano. Altre finiscono. Tutte diverse ma anche tutte uguali in quell'unico punto che è comune ad ognuna. Quel punto che non sta nella storia della storia ma nella sua geografia. Tutte, nessuna esclusa, iniziano e finiscono nello stesso, preciso, identico punto dove sono cominciate e non cambia nulla se l'hai conosciuta a Parigi e ti ha lasciato in Svezia dicendoti "stoccolma". Anche se non avevi colto al volo, non era una capitale ma uno stato d'animo definitivo. Ecco, ogni storia, nessuna esclusa, nasce e finisce sempre nello stesso posto. Dentro di noi.

 
 
 

figate

Post n°153 pubblicato il 29 Aprile 2015 da lupopezzato

 

 

M

i viene da pensare che per tanti bambini il cucchiaio perderebbe molto senso se non ci fosse più il barattolo della nutella. Allo stesso modo, se non ci fossero quei luoghi dove ognuno può trasformare in pixel la rappresentazione di se stesso, faremmo a meno di tante filosofesserie e di altrettante esibizioni dove la vita è una perenne acrobazia e l'attore, oltre a scriversi il copione, se lo recita pure. Senza stuntman, senza rete e con la voce impostata. Il filo teso è, ovviamente, pure spinato. Quell'autoerotismo che porta ad essere eroi di se stessi.

 
 
 

ass

Post n°152 pubblicato il 24 Aprile 2015 da lupopezzato

 

Q

uando ti dicono che nella vita ci vuole culo non bisogna crederci. Le cose vanno come devono andare.

 
 
 

autoreggenti

Post n°151 pubblicato il 24 Aprile 2015 da lupopezzato

 

 

C

i sono storie o, meglio, ritagli della tua vita che non hai mai raccontato. Nessun pudore o segreto da custodire, solo frammenti di te che non hai mai condiviso per quel timore, giustificato o meno, poco importa, dove la bellezza, non avendo gli stessi canoni per tutti, fa da sponda alla tua paura che quello che per te è bello potrebbe non esserlo per gli altri, così t'intimorisci e, nel tuo altruismo sentimentale, decidi di proteggere la storia più che te stesso. Come l'intimo di un boxer e di quello che c'è dentro che non lo sveli alla prima che ti capita ma alla seconda sì anche perché una terza potrebbe non capitarti. Quel velo, senza sapere nemmeno perché, d'improvviso, non è più un timore e come fa la trivella col petrolio decidi di portare a galla quella storia e raccontarla per intero. Senza inibizioni. Senza freni. Senza zone d'ombra. Le righe stanno per finire e di una cosa sei certo: non t'importa un cazzo se piacerà o meno. Nessuna speculazione, nessun esibizionismo, solo la voglia di racconatare una storia già finita. Manca solo il titolo e "storia di una storia mai raccontata" è proprio quello che le calza meglio. Come autoreggenti dove il resto è carne.

 
 
 
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