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« La copertaTilde »

Isabel

Post n°53 pubblicato il 20 Novembre 2008 da lupopezzato

«Sono stata via due giorni, sono tornata e la casa è un disordine totale, dove capperina sei?....ti ricordi quando sono partita cosa ti ho detto?.....spero tu ci abbia pensato... anzi conoscendo la tua anima ne sono certa.... a presto»

Anch’io sono stato via. Da me. E sono stufo di mettere ordine in casa. Priorità. Devo fare ordine in me stesso. Sono disorientato. Fortuna che abbiamo vinto le elezioni. Qualcosa che mi rallegra. Capisci? Per sorridere devo aspettare le elezioni. Che cazzo mi succede Isabel? Tu che dici di conoscere la mia anima, rispondimi. Spiegami. Aiutami. Dimmelo tu dove capperina sono! E tu? sì, tu. Dove capperina sei tu? Sei stata via due giorni? Solo due giorni? Contali davvero questi giorni. Staccalo dal muro quel calendario. Mettilo sulla tavola. Prendi carta e penna e siediti. Per una volta Isabel, per una volta soltanto, siediti e contali. Contali Isabel e ti accorgerai che non sono due. Tu non ci sei mai. Non ci sei mai per me, mai. Oggi parlavo con un’amica. Mi ha raccontato del suo primo bacio. Mi ha detto «sai Gigi, sono passati 17 anni e me lo ricordo ancora quel bacio. Perfino il sapore». Io invece del mio ultimo bacio ricordo il sapore di cioccolata e nocciole. Ricordo anche quello che c’era scritto sul bigliettino «amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno». Isabel, io non me lo ricordo quand’è che ci siamo baciati l’ultima volta e tu? Te lo ricordi tu? Che ti succede? Rileggi quello che mi hai detto. Rileggi le ultime due parole.
Isabel, «a presto» non si dice quando si arriva ma si dice quando si parte. Stai già andandotene di nuovo? Fanculo, hai la residenza nella mia vita ma il domicilio altrove. Dove abiti, Isabel? Me lo dici? Dove corri mentre io aspetto che ti fermi. La mia vita con te è come stare seduto in treno con gli occhi incollati al finestrino a guardare quel paesaggio sempre in movimento. Un’immagine sfocata, mossa. Non riesco a capire nemmeno il colore del tuo rossetto. So soltanto che sotto quel rossetto ci sei tu.
Un flash. Stazione di polizia. Ci sono cinque donne in fila. Il poliziotto mi chiede «quale delle cinque è Isabel?»
«Le faccia girare di spalle»
«Perché?»
«Perché Isabel la vedo solo partire. La riconosco solo di spalle ormai».
Il treno si ferma ad una delle tante stazioni della mia vita. Il paesaggio è fermo. Scendo ad abbracciarti.
«Sbrigati Gi, il treno deve ripartire. Torna su»
«E tu?»
«Io devo andare».
Obbediente come un cane, torno su. Mi risiedo al mio finestrino. Il treno si rimette in movimento. Tu hai già girato le spalle e ti stai allontanando incartata in un tailleur rosso scuro. Giacca leggermente avvitata e gonna al ginocchio. Inutile dire che è la prima volta che vedo quel tailleur. Scarpe a punta con tacco altissimo. Borsa rigida. Capelli lun... nooo! Corti! Cazzo li hai tagliati! Perché? Quando una donna taglia i capelli senza parlarne col suo uomo, vuol dire che il suo uomo è già retrocesso ad ex. Il prossimo passo è sentirsi dire «però restiamo amici se vuoi».
«Prego» e una mano mi allunga un fazzolettino di carta. Asciugo gli occhi. Tolgo lo sguardo dal finestrino. La ragazza del fazzolettino siede di fronte a me e mi osserva. Una frangetta di capelli neri sotto la quale intravedo uno sguardo dolce e caldo appena appoggiato su un sorriso tenero. A fianco a lei è seduto un uomo sui quarant’anni che legge il giornale. Indossa un bel maglione color panna ed ha gli occhiali appesi ad un filo di colore azzurro. Di fianco a me una donna che si guarda attentamente il palmo della mano. Ha i capelli rossi. Lunghi. Un paio di occhiali con montatura rosa e con i brillantini ai due lati alti delle lenti. Si accorge che la sto osservando ma finge di nulla e continua a guardarsi attentamente nel palmo della mano.
«Qualcosa che non va?» le chiedo.
«No no, tutto bene. Sto leggendo».
Annuisco leggermente con la testa.
«Dovrebbe conoscerla a memoria quella mano ormai».
«Ti sbagli ragazzo. Le cose cambiano. Attimo dopo attimo. E’ così la vita»
«E' vero, cià ragione» le dico.
Mi alzo. Saluto la chiromante, la ragazza del fazzolettino, l’uomo col maglione color panna e mi avvio nel corridoio. Scendo alla prossima fermata.

 
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Commenti al Post:
unanimadiraso
unanimadiraso il 12/04/12 alle 21:09 via WEB
Un bacio e un augurio al tuo bellissimo cuore.......
(Rispondi)
di_amante007
di_amante007 il 18/01/13 alle 21:43 via WEB
Altro dejavù ... l'assenza di chi amiamo, è difficile da sopportare anche sapendo la motivazione ma senza condividerla, quando poi l'assente se lo impone, la sofferenza inferta è del tutto gratuita.
(Rispondi)
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