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Un blog creato da lupopezzato il 13/11/2008

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lupopezzato

 
 

 

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Post n°154 pubblicato il 13 Gennaio 2009 da lupopezzato
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P

oi succede che quando la vernice è ormai asciutta ti arriva l'architetto e dice che domani si cambia. Il cielo adesso lo vuole azzurro. Ci siamo guardati. Senza essere architetti, il cielo l'avremmo fatto azzurro.

 
 
 

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Post n°153 pubblicato il 13 Gennaio 2009 da lupopezzato
Foto di lupopezzato

A

nche se mi piacerebbe non mi sono mai illuso di poter essere la tua scatola. Certo che ciò provato. Dormivi e la scatola che ti potesse contenere non l’ho trovata. Ne ho provate tante. Ma tu eri sempre una misura di più. O uscivi con i piedi o con le mani o con la testa. Pure con il culo. Le mie scatole e tu. Come matrioske al contrario. Arrendermi. Prendermi una sedia e starmene un pò così a guardarti mentre dormi. Leggere il movimento delle tue labbra. Essere geloso dei tuoi sorrisi. Guardone dei tuoi sogni.
“Me le dai le chiavi della tua libertà?”
Dormi. Se non dormissi, lo so, “col cazzo”, mi risponderesti. Allora non dirmi ti amo. Non prendermi per il culo.
“Ma io non ti prendo per il culo. Sei tu che ritieni che l’amore sia uno schema. Amare non significa mettere la propria libertà nelle mani dell’altro. Non capisci.”
Dormi. Sei bella quando dormi. Quando scopi, di più. Fanculo, in fondo hai ragione. L’amore non è uno schema. Altrimenti il mio non sarebbe diverso dal tuo.
“Appunto”.
“Appunto, un cazzo. Io amo te e tu pure ami te.”
Dormendo, sorridi.
Stronza.

 
 
 

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Post n°152 pubblicato il 10 Gennaio 2009 da lupopezzato
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F

accio casino con i congiuntivi ma distinguo il presente dal futuro. Se prendo una frase a caso, tipo "gli Stati Uniti saranno contro la tortura e rispetteranno la convenzione di Ginevra" arrivo perfino a dire che i suoi due verbi sono entrambi al futuro. Questo significa che nel passato e nel presente hanno sempre fatto il contrario e - poichè sta roba l’ha detta il loro number One - c'è poco da smentire.
Cazzo e questa sarebbe quella che viene definita la più grande democrazia del mondo? Eheheh, io direi la più grande democrazia del cazzo! Dài,  ficcatevela su per il culo.
Ah dimenticavo, i sei giorni sono scaduti ed il number One ancora non ha rilasciato nessuna dichiarazione su Gaza. Posso capire che bisogna dargli il tempo per agire ma non venitemi a dire che bisogna dargli anche il tempo per raccontarci qual’è la sua opinione e spiegarci la sua posizione. Diamine, Israele è pur sempre il maggior cliente della più florida industria americana.

 
 
 

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Post n°150 pubblicato il 06 Gennaio 2009 da lupopezzato
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I

l cielo stamattina sembrava sereno ma, non conoscendo i cazzi suoi, non potrei giurarci. Però era limpido. Così limpido che se fosse passata una befana l’avrei vista. Sicuro che l'avrei vista. Devo farmene una ragione. Non esistono le befane.

 
 
 

Gaza

Post n°149 pubblicato il 06 Gennaio 2009 da lupopezzato
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A proposito di Stati canaglia quand'è che aggiorniamo l'elenco? Non è che facciamo prima a scrivere "nessuno escluso"?

 
 
 

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Post n°148 pubblicato il 04 Gennaio 2009 da lupopezzato
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S

e il buongiorno si vede dal mattino direi che la striscia di Gaza ci dovrebbe dare la vera dimensione di questo tanto decantato Obama. Facciamo così, io gli do altri sei giorni per intervenire pesantemente nei confronti d’Israele e altri 10 giorni per ritirare l’esercito invasore dall’Iraq e dall’Afghanistan e pagare i danni. Altrimenti, come volevasi dimostrare, nessun cambiamento. E’ soltanto un americano come gli altri.

O bama
O non bama
O bama
O non bama...

 
 
 

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Post n°147 pubblicato il 29 Dicembre 2008 da lupopezzato
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C'

è una cosa con la quale abbiamo un rapporto strettissimo, quasi ossessivo. Questo qualcosa non sono gli altri. Non siamo nemmeno noi stessi. Sono i pensieri. Di essi ne ho un’immagine curiosa. Onirica. Sono trasparenti fino a quando non gli spruzzo addosso una vernice. Un colorante. Ovvero le parole. I nostri pensieri sono immagini o parole? Tutt’e due. Ok, se sono tutt’e due allora sono soprattutto parole. Perché anche le immagini hanno nella nostra mente una didascalia. Un titolo. E allora loro, le parole.

 

tastiera
come un gioco, prendo una lettera per volta
ne faccio poi parole che, ad una ad una, tenendosi per mano
formano pensieri che, fatti prigionieri, son condannati in frasi

 

C’è una lettera, una sola lettera che di sicuro è la più straordinaria di tutto l’alfabeto. Senz’accento è una congiunzione e sembra incredibile che così piccola possa essere capace di unire ogni cosa. Nessuna colla sarebbe capace di fare quello che fa lei. Unire mare e monti. Sasicce e friarielli. Anema e core. Noi e loro. Con l’accento invece diventa ancora più straordinaria. Con l’accento è il simbolo dell’esistenza stessa, della vita. Con l'accento significa essere e trasforma l’incerto in certo. Nessuna altra lettera, da sola, può fare tanto: èssere e unire.

 
 
 

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Post n°146 pubblicato il 23 Dicembre 2008 da lupopezzato
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P

er affrontare un problema con la speranza di risolverlo, devi prima identificarlo e noi non l’abbiamo per nulla identificato perchè su 100 persone che guardano la foto, 90 diranno che il problema è quello che sta sul balcone e solo 10 persone diranno che, in realtà, il vero problema sono proprio quelli che stanno sotto al balcone.

 
 
 

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Post n°145 pubblicato il 22 Dicembre 2008 da lupopezzato
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A

rrivi sotto a quel portone. Quasi assieme a quella presenza assente. Eviti di guardarlo. Gocce di pioggia. Ogni goccia ne ha dentro un’altra. Di luce. Come se ognuna si portasse dietro dal cielo la sua razione. "Hai una sigaretta per favore?". Tiri fuori cinque euro. Li prende e scompare. Quante bugie. Anni di bugie. Un lampo. Un flash enorme. Come un esercizio fatto per anni. Controllo qualità. Il nastro trasportatore. Quelle parole avvolte in un camice bianco "le verità le fai passare, le bugie le scarti. Fai attenzione". Col tempo impari a distinguerle. È solo un algoritmo. Nemmeno difficile. Ora ti è rimasto addosso. Lo fai meccanicamente e senza nemmeno volerlo.

nel comportamento dei paranoici c’è quell’attribuire grande importanza ad ogni particolare del comportamento altrui, anche al più insignificante

È qualcosa di diverso. Nulla a che vedere. È attenzione. Legittima difesa. Fuori dalla pioggia ma sotto ad un portone. Quell’improvviso  pensiero di andarsene.  Piove. Il vento si alza di colpo. Cambia direzione mentre tu litighi con l’ombrello oppure giri appresso al vento. La macchina è a cento metri. Il portone è là di lato. Due uomini e una donna che parlano fra loro guardando la pioggia fuori. Il vento rinforza. Piove quasi in orizzontale e, in una giornata senza boxer, ti bagni anche le palle. Il vento continua a prenderti in giro e la pioggia con lui. Ce l’hai di lato adesso. Sei quasi arrivato alla macchina. Pensi che non ci sia nulla di casuale in tutto questo. Correnti d’aria, differenze di temperature e pressioni. Ogni cosa succede perché  deve succedere. La madre degli avvenimenti è l’interagire di tanti parametri. Un cocktail. Non esiste il caso. Una folata ti arriva all’improvviso alle spalle. Pezzo di merda, così non vale.

l'uomo normale ammette l'esistenza dell’accidentalità dei comportamenti, il paranoico invece esclude ogni casualità nelle manifestazioni psichiche altrui

Entri in macchina. Sei fradicio e cieco. Kleenex. Ti asciughi la fronte. Le mani. Il volante. Per le palle dovrai accendere il riscaldamento. Giri la chiave. I tergicristalli puliscono il parabrezza restituendoti la vista. Il cielo si apre come un menù e tira fuori il sole. Smette di piovere. Da un portone escono due uomini e una donna. Sorridono e si salutano. Sono asciutti.

mentre la persona normale, senza farsi mille domande, s’infila in un portone, il paranoico, litigando col vento, con l’ombrello e con le sue domande, andrà ad infilarsi in macchina

Spegni i tergicristalli. Metti in moto. Il cielo si richiude. Nero. Un lampo. Spegni il motore. Scendi dalla macchina e corri sotto a quel portone.

 
 
 

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Post n°144 pubblicato il 21 Dicembre 2008 da lupopezzato
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S

commetto che la tredicesima la inventarono a novembre di 2008 anni fa e subito, il mese dopo, inventarono natale. Certo che sarebbe più bellissima la tredicesima senza il natale. Intanto, il cenone per i poveri è una tradizione che si consolida di anno in anno. Come una consapevolezza: li teniamo? Usiamoli. Tanto i poveri mangiano solo a natale. In questa società del cazzo - chiedo scusa se ogni tanto uso termini volgari come società – la cosa su cui dovremmo riflettere è che i poveri aumentano sempre. Questo significa che sono e restano un grande business. Si approfitta dell’ignoranza di quella gente a cui venne mostrato che per mangiare tutti era necessario moltiplicare i pani ed i pesci e, quella gente, continua a pensare che per mangiare tutti ci vuole un miracolo. Al suo posto avrei spiegato a quella gente che, per mangiare tutti, i pani ed i pesci non vanno moltiplicati ma vanno divisi. Fra tutti. Perchè la vita è fatta di aritmetica, non di miracoli. Ecco perchè a me il natale mi sta proprio sulla cappella del cazzo così come il puntale sta sulla punta dell’albero. Non per nulla il mio giorno preferito, in assoluto, è il 26 dicembre.
E' come uscire da un incubo. Dal terrore che il natale possa non finire più.

 
 
 

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Post n°143 pubblicato il 18 Dicembre 2008 da lupopezzato
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T

i succede d’incontrare una e di mettere su con lei una storia breve ma intensa. Una storia che finirà non perchè deve finire, perchè certe storie non finiscono perchè devono finire ma finiscono soltanto perchè siete stati così coglioni che avete contrattualmente sottoscritto che non avrebbe dovuto durare oltre.
"Oltre cosa?"
"Oltre, punto."
Così quando la storia finisce non vi vedete e non vi sentite più. Vi perdete. Per anni. Poi, all’improvviso. Un pomeriggio. Squilla il telefono e tu, rispondendo, non avresti mai potuto pensare che fosse proprio lei. Infatti non era lei.

 
 
 

Paperopoli.

Post n°142 pubblicato il 18 Dicembre 2008 da lupopezzato
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I

l Times ha eletto Obama uomo dell’anno. Se il suo merito è quello di aver battuto Hillary Clinton e McCray devo dire che l’uomo dell’anno è al livello di un qualunque tronista di canale 5. Provo a ricontrollare. Forse ho letto male. No, è proprio il Times. Un’altra conferma che chi ha scritto il copione del terzo millennio è proprio un umorista.

 
 
 

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Post n°141 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da lupopezzato
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P

ensò di vedere cosa sarebbe successo se anche lui avesse guardato in quella direzione.

“Non è russa. E’ polacca.”

“Ma tu come l’hai conosciuta?”

“Su un catalogo.”

C’era quell’atmosfera lattiginosa della laguna. Quella che rende tutto più provvisorio e più improbabile di quanto già non sia. Dieci minuti. Non successe nulla di più di quanto non fosse già successo. Spense. Meglio “la luna ed i falò”. Uno spicchio di fondente 70%, un dito di grappa ed il cellulare spento.
Ah, dimenticavo, tulipani e papaveri stavano meglio assieme.

 
 
 

Collage.

Post n°140 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da lupopezzato
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U

n feeling particolare con i fiori.
Dopo i papaveri, i tulipani.
Collage.

 
 
 

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Post n°138 pubblicato il 15 Dicembre 2008 da lupopezzato
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N

on avere una spiegazione non significa che una spiegazione non ci sia, pensò raccogliendo i cocci che chiuse diligentemente in un sacchetto che tenne poi separato dal resto. Stirò con le mani il centro tavola. Immaginò un altro vaso in cristallo. Con dei papaveri rossi.

 
 
 

Olimpiadi.

Post n°137 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da lupopezzato
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M

ercoledì. Quasi sera. Restammo un pò così. In silenzio. Affacciati sul fiume. Alcuni uccelli volavano bassi sull’acqua. Era l’ora in cui il giorno perde i colori e si fa bianco e nero con prevalenze di grigio.
“Quale lato preferisci?”
“Di cosa?”
“Affacciati di qua il fiume ci viene incontro. Dall’altro lato del ponte, il fiume se ne va.”
“Non lo so. Non ci avevo mai pensato. E tu?”
“Preferisco questo. Mi sembra di guardarci negli occhi. Dall’altro lato è come guardare un amico che se ne va.”
Ci avviammo a piedi verso il villaggio. La mattina dopo alle 11 avevamo la finale per l’oro olimpico.
“Come si chiamano i nostri avversari?”
“Hua Ling e Choo Li”
“Chissà come distinguono in Cina i maschi dalle femmine”
“Come da noi”
“Le femmine hanno il nome che finisce con la a?”
“No, le femmine hanno la gnocca.”
Sorrise.
Quando dormi, la notte dura poco e quella notte durò ancora meno. Giovedì. Mattina inoltrata. Entrammo nel palazzetto assieme alla coppia cinese e così ci prendemmo anche quella parte di applausi che non ci spettava. Mentre gli altoparlanti annunciavano la finale, facemmo qualche esercizio di skretching e ci disponemmo alla nostra postazione. La coppia cinese si sedette nella sua, qualche metro più a destra. Four, three, two, one. Il gong diede il via alla gara. Guardandola negli occhi ripensai alle nostre vittorie. Il mondiale di Sidney, quello di San Francisco, l’europeo di Londra e quello di Atene. Mancava solo l’oro olimpico e quella era la nostra ultima occasione perchè era anche la nostra ultima gara. I secondi passavano e quando vidi i suoi occhi diventare lucidi capii che avremmo vinto. Dopo 16 minuti e 37 secondi il cinese crollò e rise per primo. Choo Li, la sua compagna, ebbe un gesto di stizza. Noi due continuammo a guardarci negli occhi per altri 4 secondi. Sedici minuti e 41 secondi senza ridere. Era anche il nuovo record del mondo. Ridemmo. Potevamo farlo. Eravamo campioni olimpici.
Quando, secondo il protocollo, ci chiesero se alla premiazione preferivamo l’inno o una canzone a nostra scelta, decidemmo per l’inno. In fondo lo dovevamo al nostro paese quell’oro. Era troppo tempo che gli italiani non avevano più un cazzo di motivo per ridere.

 
 
 

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Post n°136 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da lupopezzato
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A

nche le cose bellissime possono far male, non pensi? Sono quelle a maggior rischio. Quelle alle quali puoi affezionarti in modo particolare. Come si affezionano le patelle allo scoglio. E’ solo uno scoglio ma prova a dirglielo alla patella. Ciai mai parlato con una patella? Io no ma nei miei giorni di mare ho parlato con uno scoglio. Mi raccontava di un gabbiano che andava a posarsi sempre su di lui poi, un giorno, il gabbiano volò via dicendo "così ti sentirai più leggero". Lo scoglio, essendo uno scoglio, non disse nulla ma pensò che si sarebbe sentito soltanto un po’ più solo. La patella conosceva bene il suo pollo. Gli stava attaccata da una vita ormai ed era capace d’interpretare i suoi silenzi come i suoi sorrisi. Non le aveva dato fastidio che il suo scoglio si potesse essere affezionato al gabbiano. Incidenti di percorso e la patella malgrado quel suo aspetto immutato da milioni di anni era così emancipata da accettare il libero sesso in libero mare. La cosa che l’aveva però infastidita era quel "sentirsi un po’ più solo" pensato dallo scoglio. Quell’essersi sentita esclusa. Un po’ apolide. Scoglionata. Finchè un giorno che non era un giorno perché, in realtà era sera, lo scoglio le telefonò.
"Ciao Patty, sai chi sono?"
Lei gli si attaccò ancora di più per non cadere. Non credeva alle sue orecchie. Lui, sì proprio lui, quel pezzo di roccia con un cuore di pietra l’aveva chiamata.
"Hey Patty, mi senti?"
Lei cercando di non lasciar trapelare quell’emozione che le bloccava la gola.
"Ciao Scò, ti sentivo male. C’è poco campo qui. Dimmi. Come mai?"
"Sto bene"
“Che coglione” - pensò Patty - non ti ho chiesto ‘come stai’ ma ‘come mai’?"
"Ah, niente ti chiamavo perché... beh è una bella serata stasera. Il mare è una carezza e c’è una luna fantastica"
"Luna piena?"
"No, una virgola di luna. Come dire..."
"Quanto basta?"
"Sì Patty... quanto basta" e quest’ultima cosa la disse con un tono diverso. Un tono che riempì quel ‘quanto basta’ di tante cose. Ma tante. Forse, addirittura, di più di tante. Tante di più. Assai. Non ebbe il tempo di guardarsi allo specchio. Di mettersi qualcosa di diverso addosso. Vide la mano di lui venirle incontro. Gli allungò la sua e salì, piano piano. Un gruppetto di cozze la guardarono inciuciando fra loro. Erano cozze. Un granchietto si scostò un po’ infastidito dal suo passaggio. Quando Patty mise la testa fuori dall’acqua vide uno sfondo fatto di notte, una virgola di luna e due occhi come non li aveva visti mai. Verdi come le alghe e più intensi di quello che le succedeva dentro. Nei suoi sogni o allucinazioni aveva sempre immaginato quel momento ma lo aveva pensato diverso. Fatto soprattutto di parole. Di cose non dette che finalmente potevano venire a galla e diventare suoni. Non fu così. Fu solo un bacio. Uno. Fatto di labbra, lingua e mani. Il respiro divenne un fatto condominiale. Non c’era più un distinguo. L’aria era una proprietà comune e la notte, quella notte, guardandoli pensò:
"E mò? Che cazzo faccio, adesso? Non posso farlo."
Decise di restare. Prese il suo mazzo di carte e corse all’orizzonte, incontro al giorno che si stava alzando. Gli mise le mani sulle spalle e lo tenne fermo sul cuscino.
"Ma sei matta? Che succede?"
Gli spiegò tutto. Lui capì ma era indeciso.
"E quelle carte?"
"Le ho portate per passare il tempo finchè Patty e Scò staranno assieme".
La notte addosso al giorno. Le mani sulle sue spalle. Vicini da mischiarsi gli aliti. Si scambiavano i compiti sempre in fretta all’alba ed al tramonto. Non avevano nemmeno il tempo di guardarsi e c’era quella virgola di luna. Quella notte fu voglia. Nel cielo e nell’acqua. Le carte napoletane scivolarono giù dal letto dell’orizzonte. Alcune finirono nel cielo. Altre in acqua.
Ho raccontato solo una storia che poi s’è fatta in due. Io ero in barca. Un po’ pescavo. Un po’ sognavo. Vidi lo scoglio e la patella che facevano l’amore e quando mi accorsi che la notte non se ne andava ed il giorno non veniva – venire, nel senso di albeggiare – e vidi fanti e donne galleggiare sull'acqua, capii che anche la notte e il giorno stavano scopando. Beati a loro. Sentii, chiaro, un "ti amo" ma non lo disse la patella allo scoglio e nemmeno la notte al giorno. Lo disse un sarago a me quando lo slamai e lo rimisi in mare. Era una notte incantata e non potevo comportarmi male. Alzai l’ancora e senz’accendere il motore, a remi e senza far rumore, me ne tornai. In spiaggia, accadde una cosa strana. Lei. Mai vista. Come se mi aspettasse. Mi diede una mano a tirare la barca in spiaggia. Te lo racconto il resto? Così quella storia che stavo raccontando, da due si fece in tre. Proprio come hai detto tu: un amo di luna e lei con quell’incanto negli occhi. E la notte. Sempre quella, divenne sguardi. Centimetri che si consumarono fino a diventare pelle su pelle. Carne nella carne. Io, fra le sue cosce. In quella notte, noi. Il giorno, arrivando, ci sorprese là. Un pò sulla sabbia e un pò su un plaid. Disordinatamente assieme.

 
 
 

Nuove bandiere nascono.

Post n°135 pubblicato il 12 Dicembre 2008 da lupopezzato
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P

are che stiano nascendo nuove forme di economia. Il fallimento del capitalismo e dei suoi vezzeggiativi tipo liberismo sta aprendo nuove strade alla ricerca. Fuori dai coglioni il privato e si torna al pubblico. Allo Stato. La sperimentazione di queste nuove economie è stata avviata negli USA, paese che come tutti sanno è all'avanguardia.

 
 
 

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Post n°134 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da lupopezzato
Foto di lupopezzato

S

uccesse una domenica di dicembre. Tutti i bambini del mondo piansero quasi contemporaneamente. Fu addirittura qualcosa di più del natale. Era fallito Paperon dè Paperoni. Dopo le banche e le assicurazioni toccava alle cattedrali dell’automobile. Il capitalismo americano aveva adesso la stessa credibilità di un cartoons.
La natura provvedeva come sempre e da sola ad estinguere quello che è superfluo e dannoso. I cattolici, seriamente preoccupati, cominciarono a contarsi.

 
 
 

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Post n°133 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da lupopezzato
Foto di lupopezzato

T

empo fa, in un mio post scrissi che la poesia non esiste ma accade. Infatti penso che definire poeta chi scrive in versi sia sbagliato. E’ uno scrittore come un altro ed i versi non è detto che siano, necessariamente o per default, poesia. Sarebbe una gran tristezza se la poesia potesse essere un  mestiere. Si può scrivere per mestiere. Lo fanno in tanti, sia in versi che in prosa. La poesia però non è roba di tutti i giorni. Non ha orari come gli aerei o i treni ma, come gli aerei o i treni, ha i suoi percorsi. Quelli più brevi. Scorciatoie per l’anima. La poesia le conosce tutte quelle scorciatoie. No, non esistono i poeti. Accadono. Possono essere versi o parole o musica o voci o rumori oppure occhi o sguardi o momenti o gesti o mani o sorrisi e pianti. Olio, tempera o pastello. Creta o marmo. O bronzo. O immagini. O gioielli o scarpe oppure ponti. Anche la lingua può essere poesia.
Dite quello che vi pare, ma per me la poesia,  insieme alla somma delle sue cause implicite ed esplicite, dice tutto quello che c'è da sapere della vita.
Ecco, l’ha detto lei ma lo penso anch’io anche se forse pensiamo cose diverse.
Oggi è un giorno indeciso. In cielo, contemporaneamente c’è tanto sole e tanta pioggia. In mezzo il vento. Un giorno incerto. Non sa ancora cosa vuol fare da grande. Un giorno gay. Un equilibrio precario.