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Creato da lupopezzato il 13/11/2008
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ra il 19 maggio del 2345 quando atterrarono a Qar21 per avere la conferma che c’erano altre vite intelligenti nell’Universo. I due astronauti furono accolti con semplicità dal Sindaco e da un Vigile di quella comunità e qualche ora dopo erano seduti tutti al tavolo di un bar all’aperto.
“Qual è il problema più grande che avete sul vostro pianeta?”, chiese l’austronauta Katz dopo aver illustrato a grandi linee come funzionavano le cose sulla Terra.
“Il traffico”, rispose il Sindaco.
“Wow, più della fame, della povertà, della disoccupazione, delle malattie, delle guerre, della criminalità?”, chiese Katz.
“Sul nostro pianeta c’è un solo paese, una sola costituzione ed un solo popolo. Le nazioni diverse appartengono al nostro passato come le guerre e le spese militari. Non abbiamo più orgogli nazionali da esibire o da difendere, disuguaglianze come ricchezza e povertà e non abbiamo malattie incurabili”, rispose il Sindaco.
“Siete mai stati sulla luna?”, chiese con tono secco Balls.
“Ne abbiamo tre di lune ma non siamo mai andati nello spazio”, rispose il Sindaco.
“Noi sulla Terra, conviviamo con la fame, le guerre, le malattie, la povertà e le disuguaglianze ma non rinunciamo a sognare, tant’è che noi siamo arrivati da voi e non voi da noi”, replicò Balls con una sottile vena d’orgoglio raccogliendo lo sguardo solidale di Katz.
“Io non so quanto spendiate all’anno per soddisfare il sogno spaziale. La nostra comunità, come un buon padre di famiglia, ha anch’essa quel sogno fra i suoi. Rispetto ai problemi più immediati però, non lo riteniamo prioritario e perciò non lo finanziamo. Qua nessuna malattia è incurabile. Rendere curabile l’incurabile, non creare disuguaglianze e quindi guerre, ricchezze e povertà ovvero combattere l’ignoranza in tutte le sue forme, sono questi i sogni che finanziamo. Sono queste le nostre lune. Ora vi prego di scusarmi, devo andare”, disse il Sindaco e indicando il Vigile aggiunse “lui sarà a disposizione per ogni vostra necessità.”
“Ha fretta di tornare al lavoro, Sindaco”, gli disse sorridente Balls stringendogli la mano.
“No, ho fretta di trascorrere il pomeriggio con la mia famiglia. Su questo pianeta lavoriamo solo 5 ore al giorno ed un altro nostro sogno è scendere a quattro ovvero guadagnare un’altra ora al giorno da dedicare alla famiglia e a noi stessi. Certo, potremmo lavorarla per dedicarla allo spazio ma la gente ha scelto di dedicarla alla famiglia e a se stessa e noi ci stiamo lavorando. Siamo fatti così, i sogni da finanziare lasciamo che li decida il popolo e non lo Stato perché su questo pianeta è il popolo lo Stato”, rispose con un sorriso il Sindaco ed andò via.
Servivano 49 giorni per tornare a casa ed il contatto radio con la Terra sarebbe ripreso solo dopo i primi 11 giorni di viaggio. Il primo giorno i due astronauti non si scambiarono una sola parola. Avevano avuto la conferma che nell’Universo c’era almeno una vita intelligente, distava 49 giorni dalla Terra, e loro due se la stavano lasciando alle spalle.
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ra il 23 maggio dell’anno MMXI quando il Parlamento dovette pronunciarsi sulla legge contro l’omofobia e la transfobia che avrebbe previsto un inasprimento delle pene nel caso di violenze nei confronti di persone omosessuali o transessuali. Quella legge che voleva punire una discriminazione, non si accorgeva di essere essa stessa discriminante. Una legge perfino ipocrita perché, se da un lato era vero che gli atti violenti contro persone omosessuali o transessuali dovevano essere considerati atteggiamenti omofobi e transfobi anche il mancato riconoscimento del loro diritto al matrimonio doveva cosiderarsi un atteggiamento legislativo altrettanto omofobo e transfobo. Era nella cultura della gente dell’epoca preoccuparsi solo della facciata e poco importava se quella legge equivalesse soltanto a buttare l’osso al cane.
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uardando “Al di là dei sogni” oppure “Amabili resti” non posso fare a meno di pensare che provengono un po’ da “Ghost” e prima ancora da “Il paradiso può attendere”. Quando la morte non arriva alla fine della corda ma molto prima e sempre per uno strappo violento.
Ti viene in mente, in modo un po’ irriverente, quel terzo punto. Quel lembo di carne fra i due buchi. Quell’equatore fra due poli. Se ti ci soffermi, se baci quel punto o lo lecchi, amplificherai l’attesa in desiderio. Quel terzo punto è sospensione. Magìa. È il centro fra due paradisi. È “scegli dove entrare ma scegli e fallo in fretta”.
Tornando ai film, razionalizzi. È la suggestione di chi resta e la sua necessità di ridare agli sfilacci di uno strappo un senso. Mettere pace. È solo quello.
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mo i film d’azione perché come nel reale, se decidono di ucciderti non ci sarà buco del culo dove potrai nasconderti. Ti pedinano anche l’alito. Come diciamo qua, sei del gatto. Auto che fanno scontri da accartocciarti l’anima ma gli airbag non si aprono nemmeno a martellate. Mi piace l’esaltazione dei rumori come il clack dei caricatori e lo stunff dei silenziatori ma l’orgasmo neuronico è l’uomo progettato per uccidere. In tutto il film dirà cinquanta parole. Conosce tutte le tecniche di combattimento e quando sarà legato con una pistola puntata ad un metro, ti sputerà nella canna facendo slittare il proiettile. A piedi corre come un’auto ma quando si ferma non affanna. Non mangia mai. Lei gli racconta la sua vita mentre lui guida a folle velocità, senza conoscere le strade, contro senso e con orde di auto che l’inseguono, però la segue attentamente e fra derapate, cambi di corsia, attraversamenti in discesa di boschi così fitti di alberi che un cervo ci resterebbe impigliato per le corna, le racconta anche frammenti della sua vita. Film senza tregua, in cui la scelta dell’attore è fondamentale e come Jason Bourne è stato progettato per uccidere, Matt Damon è nato per essere Jason Bourne. Sta così dentro al personaggio che se gli facessero fare la parte di Paperino in un film, ucciderebbe anche Qui, Quo, Qua. È perfetto.
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ev’essere lo stesso umorista che ha scritto il copione del terzo millennio quello che si è inventato un palinsesto nel quale in appena tre giorni ha inserito il matrimonio del secolo, il beato del secolo e l’omicidio del secolo. Tanti avvenimenti assieme sono una vera e propria overdose. Fra le molte cose che ho letto, quella che più mi ha colpito è stata quel “giustizia è fatta”. Che tristezza. Io so che quando la giustizia non deriva dalla regolare conclusione di un processo, non è giustizia. Si chiama linciaggio. Vabbè siamo pari, ora resta da catturare l’ultimo ricercato. Il più cattivo di tutti. Quello che ordinò di aggredire l’Iraq senza avere uno straccio di motivo valido per farlo. Difficile però che lo prendano perché si nasconde nel posto più sicuro che esiste al mondo. La nostra ipocrisia.
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ensò che per motivi culturali e d’igiene mentale, certi avvenimenti dovrebbero essere trasmessi sempre in fasce orarie protette ed essere sottotitolati con “Attenzione, le scene cui assisterete potrebbero causare effetti sgradevoli come nausea, vomito e diarrea”.
La mattina dopo, contando la massa d’individui che era stata coinvolta si chiese se la venerazione dei potenti non fosse altro che una proteina che fa della schiavitù un fattore genetico innato e non indotto. Una proteina presente in una quantità enorme d’individui e che non ti permette di riscattarti mentalmente dalla venerazione perché essere servo di qualcuno è il massimo delle tue aspirazioni. Decise così di consegnare alla scienza la consapevolezza che gran parte degli individui nasce schiava come tante api nascono operaie, e per completare il servizio scientifico diede anche un nome alla proteina colpevole della schiavitù. La chiamò “lecculina”. Ripose lo spazzolino e guardandosi il sorriso allo specchio comprese che doveva darsi un limite, così ripetè mentalmente a se stesso che lui non era un dio. Del resto, se lo fosse stato si sarebbe sottovalutato e non gli piaceva farlo. Come radersi.
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mmaginò che il sogno notturno non fosse altro che una deframmentazione che il nostro hard disk faceva partire in modo automatico durante il sonno per sistemare un po’ il disordine dei files. Ecco perché il sogno notturno poteva essere piacere o incubo. Dipendeva dal sopravvento di certi files su altri. La fantasia è solo un caotico disordine. Rileggendo quella frase "il problema è che non puoi decidere cosa sognare", convenne che era corretta per i sogni notturni mentre non era applicabile ai sogni correnti che sono proprio le destinazioni delle tue ambizioni. Sono i sogni che coltivi giorno per giorno. Devi fare solo attenzione alla misura perché se sogni tanto per sognare allora scegliti il sogno più grande, se invece sogni mirando al futuro che vorresti allora il sogno dev’essere intelligente come le scarpe dei bambini. Un numero più grande.
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ai dormito poco ma ti sei svegliato fresco e riposato. Cose che non ti spieghi. Come i sogni. Freni. Da un lato la scuola, dall’altro i bambini. In mezzo, le strisce pedonali. Ti sfila davanti quella fatica stupida e gratuita. Fanno appena la prima elementare ma hanno zainetti pesanti e pieni come alpinisti. Neanche questo ti spieghi ma stamattina nemmeno un caffè fatto male ti può graffiare la giornata. Paghi e uscendo pensi che se alla fine del turno potessimo avere anche lo scontrino di quello che abbiamo vissuto sarebbe comodo. Il totale lo conosciamo ma non sappiamo di preciso quanto c’è di dolore o di piacere, di amicizia o di fatica. Sullo scontrino c’è scritto tutto. Potremmo conservarli e una volta all’anno calcolare se stiamo in credito o in debito con la felicità. Al netto delle detrazioni, è chiaro. In ascensore pensi che hai dormito meno di tre ore ma se sei sveglio e riposato è perché hai sognato di essere andato a letto presto. Crederci nei sogni non costa nulla.
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on si può riparare il passato perché equivarrebbe a correggere il futuro. Tutto l’universo collasserebbe in meno di un nanosecondo non dovendo più sottostare a leggi precise ma soltanto a stati d’animo. L’unico modo che ti permette di riparare il passato è fare nel presente, per quanto possibile, le scelte che in futuro non ti facciano rimpiangere di averle fatte. Il nucleare ad esempio è una materia che non dovrebbe considerarsi scienza visto che non conosce i metodi per eliminare gli eventuali danni che essa stessa può causare. Il nucleare è l’unica materia che diventa più disastrosa del disastro in cui venga coinvolta.
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o rivisto per l’ennesima volta Quinto Potere, e penso che, avendo lo stesso valore di un testo letterario, dovrebbe entrare di diritto a far parte della nostra cultura scolastica. È del 1976 ma è attuale come una premonizione. Ogni volta che lo guardo mi risuona in mente quella frase che è ormai luogo comune “l’hanno detto in televisione”. Come se la televisione fosse un marchio DOC o una certificazione di qualità se non addirittura una omologazione culturale. Fortunatamente Internet sta ridicolizzando quel pensare. La rete è l’unica democrazia reale. Per omologarsi non ha bisogno del voto, non ha tessere di appartenenza: Internet è l’opportunità del libero pensare anche per quelli che il proprio pensiero lo hanno sempre comperato in televisione o dal giornalaio. Amo quel film per quella capacità di denunciare l’uso sbagliato che fa la gente della televisione e contemporaneamente ti sbatte in faccia l’uso che la televisione fa della gente. Notevole poi, il monologo sul potere delle nazioni quando, deridendo il pensiero ingenuo di bandiere, patrie ed interessi nazionali, si evidenzia che nella geografia del pianeta il vero centro di potere è sovranazionale. Sono le monete, le borse, le multinazionali le vere nazioni. In ultimo ma non ultimo, il passaggio sul triangolo che c'è nell’amore. È trasversale a tutto il film, ed è anch'esso concreto, sempre attuale e vero. Quel triangolo che si manifesta come una minaccia, come una possibilità o come un qualcosa con cui convivere. E' il terzo lato. Piccolo o grande che sia, ti piaccia o no, ogni amore ce l'ha.
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lgoritmo è una di quelle parole che hanno dentro il fascino ed il mistero di chi è capace di racchiudere in poco il tanto e riesce a farlo senza scartare nulla. Domani saranno 11 anni che l’alcool si è portato via Phil Katz che con PKZip trasformò il comprimere in zippare. Così analizzi e ti convinci che la sintesi non è una dote ma è solo metodo, e quindi non una fortuna ma un merito. Rifletti sul fatto che il comportamento è l’azione che compiamo istante dopo istante, e prima di agire non sempre consultiamo l’archivio online dei comportamenti che sono inseriti nel nostro database. L’archivio si chiama esperienza e ci aiuterebbe a ridurre i margini d’errore. La consultazione è gratuita ed in certi casi può aiutarci perfino a prevedere le cose che avverranno. Tante volte ci si azzecca e non è divinazione o destino. Soltanto intuito. A questo punto è chiaro che anche l’intuito non è una dote ma soltanto un metodo.
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ello yoga si ritiene che la posizione dell’albero, chiamata vrksasana, sia di difficile equilibrio perché si deve stare fermi su un piede solo. Ricordo quando mio padre prese un foglio, con la matita ci fece sopra un puntino e mi chiese cosa ci vedessi. Risposi che ci vedevo un punto nero. Mi disse che nessun pensiero prescinde da un’idea e con gli occhi m’invitò a riprovare. Riguardai quel punto nero e capii che non poteva prescindere dal foglio. “Vedo un foglio bianco con un punto nero”, dissi e lui annuì. Malgrado le dita dei piedi non sono lunghe come le radici di un albero, vrksasana è più difficile a dirsi che a farsi.
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ipensando a “L’erotismo nell’antica Grecia” si chiese se limonare non derivasse da quella Limona raccontata nelle “Lettere erotiche” di Aristeneto. E’ sempre difficile risalire all’origine delle cose. Un po’ come cercare il colpevole di un imene infranto senza una testimonianza diretta. Decise così di riconoscere nell’atto riproduttivo il battito della natura e nell’istinto di conservazione il suo respiro. Guardando il cielo filtrato dalla chioma di un albero e ripensando all’istinto di conservazione capì che non c’era nulla di casuale nella distribuzione dei suoi rami. L’albero per provvedere al suo equilibrio deve gestire costantemente la direzione delle sue radici e dei suoi rami. Ingegneria dell’equilibrio, la materia da cui dipende l'esito di tutte le nostre azioni.
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uando scrisse “L’erotismo nell’antica Grecia”, non lo fece per raffrontare le abitudini erotiche fra l’antica e l’attuale regione. Tanto più che sostanzialmente non c’erano differenze nei comportamenti erotici fra gli antichi ed i moderni, perciò nessun confronto fra usi e costumi. L’erotismo lo utilizzò invece come navigatore per rispondere alla domanda “a chi serviamo?” Partì dalla considerazione che, per quanto ne sapevano e per la quasi totalità delle specie viventi, l’atto riproduttivo era legato al godimento ovvero ad un piacere fisico che trovava il suo zenith nell’orgasmo. Da questa considerazione nacque la prima domanda: “per quale motivo la natura avrebbe derivato l’atto riproduttivo da uno dei più intensi momenti di godimento delle varie specie se non per incentivarne la riproduzione?” Dopo la considerazione era d’obbligo avventurarsi nell’ipotesi “ma se l’atto riproduttivo non provocasse piacere, godimento ed orgasmo, la quasi totalità delle specie viventi non sarebbe già estinta?” A questo punto la conclusione fu aritmetica. La natura speculava sul godimento per incentivare l’atto riproduttivo ed evitare l’estinzione delle specie. In fondo, senza il piacere anche un giocattolo non avrebbe senso e senza godimento non ci sarebbe vita. Malgrado il mare.
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o cercato su Gugoll come si possa diventare santi ed a parte le risposte evasive, non ho trovato nulla. Nessun modulo da riempire. Nessuna graduatoria, nessun concorso. La cosa strana è che nemmeno Wikipedia che ha sempre una risposta per tutto, se ne occupa. Sarà un circolo chiuso. Comunque, dopo aver rinunciato alla carriera, mi è capitato di leggere una frase che mi ha fatto riflettere su un abuso a cui non avevo mai prestato attenzione: “degno della genialità del miglior Woody Allen che personalmente farei anche santo”. Così partendo da una boutade, e prima di diventare serio, penso che Woody Allen potrebbe anche rifiutarsi, così come chissà quanti saranno quelli che sono stati fatti santi e non avrebbero mai voluto. Ora mi chiedo se sia normale che per prelevarti gli organi vogliano il tuo permesso o una delega mentre per farti santo la tua volontà non conti nulla. Siamo così sicuri che una santità non richiesta e nemmeno autorizzata sia lecita? Io penso che siano molti quelli che durante la loro vita evitino ogni forma di venerazione, attiva o passiva che sia, proprio perché la considerano impalcatura di un sistema fatto d’ignoranza, narcisismo e totale assenza d’umiltà. Per non parlare dello sfruttamento dell’immagine e dei diritti d’autore.
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uma si è ammalato di demenza senile ed è morto per eutanasia nello zoo di Pittsburgh. Shiba è la leonessa che gli è stata accanto fino alla fine. Anch’essi come tutti i detenuti di qualunque zoo erano stati condannati all'ergastolo soltanto per soddisfare i sorrisi ingenui ed ebeti di quell’umanità che sta dall’altra parte delle sbarre. Un divertimento che non si fatica a sdoganare con motivazioni idiote. L'umanità stavolta si sta commuovendo per il dolore di Shiba laddove per 22 anni non si è mai commossa per la sua ingiusta detenzione. Anche la commozione è pilotata. Liberi ed evoluti. Bravi e rispettosi. Si accende la luce COMMOZIONE e tutti a piangere. Se ne accende un'altra APPLAUSI e tutti ad applaudire. Marionette. Dai, domenica tutti allo zoo, portiamo le noccioline ai detenuti.
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on è che sia granchè soddisfatto di come girino le cose e non so se sia più colpa dello sceneggiatore o del regista. Peccato perché il direttore della fotografia cià messo il meglio. Bravo. Nei campi lunghi come nei primi piani. Le scene di sofferenza poi. Così reali. Vabbuò che di materiale a disposizione ce n’è tanto. Ad ogni angolo di strada, dove prima c’erano le bancarelle col torrone, oggi ci trovi mucchietti di dolore. Altro che petrolio. I poveri ed i disgraziati sono la vera ricchezza del pianeta. Il nutrimento. La materia prima a costo zero. Basta una miccia e la gente, quella che non muore, scappa. Che poi la chiamiamo genericamente gente ma sono punti di vista. Per molti è gente, per altri è manodopera a buon mercato. Punti di vista. Stamattina mentre innaffiavo le radici di un albero a bordo strada, ed un sole bello mi sbirciava l'uccello, pensavo che per il ruolo della primavera, la produzione ha finalmente scelto un’attrice che si è letta il copione e lo interpreta alla grande. Ha i tempi giusti, il sorriso leggero e quel calore delicato che comincia a svestirti.
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u saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere, una cosa sola e di essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perchè è la tua fedeltà che la fa diventare infinita... Saresti capace...? (tratto da qui)
Certo che ne sarei capace. Lo sono stato già e se dovessi rifarlo lo rifarei. Ho giurato fedeltà alla gnocca e non l’ho mai tradita. Come hai detto tu, quella che nella sua infinità raccoglie tutto ma, aggiungo, ti da anche tanto. Fedeltà alla gnocca però, non ad una gnocca. Sarebbe selettivo, discriminante e soprattutto somiglierebbe più ad un voto che ad una scelta. Non sarebbe bello che quello che oggi è sentimento possa trasformarsi domani in sacrificio. Un sentimento che sia un legame e pertanto fedele, sicuramente sì. Ma che non sia catena. Sarebbe come giurarsi amore eterno sull’altare. Dire in un momento importante, in un luogo importante una bugia altrettanto importante. Come mettere su tutta quella cerimonia per raggiungere l’orgasmo dell’ipocrisia.
Primavera è la stagione ideale per il cazzeggio. Nell’aere è tutto un cinguettar d’uccelli.
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i ogni cosa, quello che resta non è mai definitivo perchè nessuna cosa lo è. Un continuo sciogliersi fino a scomparire. Scie d’aeroplani graffiano l’idea che hai del cielo. La sua pelle. Emozioni grandi. Sorrisi o pianti. Forti. Chiare. Il ricordo dell’uva è prima il vino. Percezioni intense. Corpose. Il tempo, bugiardo ed omicida, pagliaccio e trasformista, è antibiotico. Rimargina le scie. Le diluisce. Il ricordo dell’uva ora è sapore e aroma. In bocca fra palato e lingua. Sorriso o pianto. Assieme. Sempre. Sulle labbra e negli occhi. Il tempo medica e il cielo dimentica. Il ricordo dell’uva adesso è solo alito. Nel tuo respiro. Nel mio. Restami in bocca. Più tempo che puoi.
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iapro nuovamente il link a questo dipinto. Non ho competenza in pittura e nemmeno dipingo però so dare lo stucco sui muri ed imbiancare le pareti. Oltre non vado. Ci sono donne che ti dicono che non sanno disegnare, figurati dipingere. Gli guardi le unghie, gli occhi, le labbra, il viso, l’accoppiamento del foulard e pensi “non è bugiarda, solo che non sa di saper dipingere”. Osservo e con la curiosità ho un rapporto che mi porta a guardare nei posti più impensati. Forse per non discriminare. Forse per solidarietà con le minoranze. Forse perché non lo so il perché. Così navigo quel dipinto con la lente d’ingrandimento. Fatelo, non ve ne pentirete. Guardatelo con gli occhi miei oppure con i vostri. Fate come vi pare basta che lo facciate con la voglia di farlo. Io ho ingrandito il pavimento ad esempio e mi sono incantato in quella quasi maniacale ricerca delle geometrie. Una ricerca che poi è in tutta la tavola e mi convinco sempre di più che dipingere è riprodurre sì usando i colori, ma non i colori intesi come colori ma i colori intesi come chiari e scuri. Come luci ed ombre. Non conta se sia facile o difficile. È straordinario. È bello. Inventare la luce per creare prospettive e profondità. Nelle cose, anche nelle persone però, che c’è di più straordinario della prospettiva e della profondità. Di lei conosci ogni sorriso, ogni espressione eppure non smette di sorprenderti. Basta che cambi la prospettiva o la profondità. Basta che cambi la luce. Curiosando poi sulla parete della scrivania, un po’ più su del bonsai - eheh, anche il bonsai – mi sorprende quel foglietto fissato con qualche puntina e penso che Antonello sia stato anche il precursore del post-it. Particolari che ti sfuggono.
“Ma la vita cresce e cambia, e certe volte bisogna traslocare”.
Sì la vita, tante volte ci porta a traslocare. Dipende sempre da chi è venuto ad abitarci il cuore.
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Inviato da: di_amante007
il 21/01/2013 alle 00:10
Inviato da: di_amante007
il 21/01/2013 alle 00:01
Inviato da: di_amante007
il 20/01/2013 alle 23:02
Inviato da: di_amante007
il 20/01/2013 alle 22:45
Inviato da: di_amante007
il 20/01/2013 alle 22:44