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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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gabbiani

Post n°55 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

I

l mare ha l'increspatura della carta vetrata. Mi chiede se, come le opinioni, anche i sentimenti possono cambiare. La domanda è banale. Un sentimento lo cambi solo se un altro sentimento lo sostituisce. La simpatia verso qualcuno resta finché quel qualcuno non te la farà diventare antipatia. Diversamente resterà tale. Non c'è motivo perché essa finisca.
"Quindi un sentimento, finché non interviene un fatto nuovo, resterà tale?"
"Certo, non c'è motivo che lo faccia cambiare."
"E se non sarà alimentato?"
"Andrà in archivio. Resterà sospeso ma uguale."
"Ma un sentimento non alimentato non diventa indifferenza?"
"No, l'indifferenza è già un sentimento non un archivio. Se una persona ti è simpatica, non significa che smettendo di frequentarla quella persona ti diventerà indifferente. Resterà simpatica ma in archivio. E' diverso."
"Quindi un amore non realizzato, non smette di esistere. Resta in archivio e intanto puoi amare altri?"
"La letteratura non è forse piena di amori rimasti a metà?"
"E la letteratura è vita."
"In effetti è sempre la vita che diventa letteratura. Quante volte quello che leggi non è altro che vita. Se sai leggere e scrivere, ne raccogli i pezzi, li unisci e la storia che può sembrare fantasia è tutta realtà."
Gli occhi dei gabbiani sembrano finti. Forse l'ha detto. Forse no. Però è vero.

 
 
 

capodimonte

Post n°54 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

tamattina, in macchina, in un’estate che come ogni donna, prima va via e poi torna, non perché ha dimenticato il caricatore del cellulare ma perché ha dimenticato un’intera valigia, guidavo nel tratto che va da Agnano a Capodichino. Arrivato a Capodimonte - in quel punto che, stando così vicino al cielo, vedi sotto di te Napoli che sta ancora con i piedi infilati fra le lenzuola del mare - ero felice di essermi portato appresso qualche pensiero, perché a Capodimonte, tutte le mattine, si ferma il mondo. Rallenta. Come a Roncobilaccio. Se fumi, abbassi il finestrino e fumi. Se non fumi è bene che hai appresso qualcosa a cui pensare. I suoi numeri decimali, per esempio. Quelli che, solo nel momento in cui ne hanno la necessità, concedono alla grammatica d’interferire con l’aritmetica per qualche segno di punteggiatura e non per altro, e lo fanno soprattutto con quella virgola che spazia timidamente dal classico allo scientifico. L’aritmetica è così. Un po’ bambina. L’algebra invece è femmina, emancipata e zoccola. Lei, dove non le bastano i numeri, si prende le lettere. Se le prende. Perciò è zoccola e non puttana. Come la geometria che però è molto più discreta malgrado un passato importante e amanti ancora più intriganti di quanto riesca ad esserlo lei stessa. E’ più elegante. Più colta. Più raffinata, addirittura poetica quando riesce a semplificare in un pi greco quel rapporto, non importa se di sesso o amore, fra la circonferenza ed il diametro. Che poi, per me, più che sesso è proprio amore, perché non puoi chiamare numero qualcosa che, dopo la virgola, non finisce più.

[1.10.2009]

 
 
 

è rosso

Post n°53 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lupopezzato

 

Q

uella domanda l’ho lasciata così, come una mela appesa al suo ramo, chiedendomi qual è, fra i mille momenti possibili, il momento giusto per coglierla. Chiedendomelo insistentemente anche se non ossessivamente. Mi è successo di chiedermelo ascoltando de Gregori o mangiando l'uva oppure sorridendo deluso perché un foglio sottosopra mi aveva fatto credere che avrei superato gli obiettivi 2009. Me lo son chiesto anche guardando Baarìa. Forse perchè un po’ annoiato da quel suo disegnare i comunisti come sognatori ignoranti ed irrazionali al punto da fare più figli di quanti possano mantenerne ed ho continuato a chiedermelo mentre disponevo le alici fra uno strato ed un altro di sale grosso. Non ricordo se me lo son chiesto prima o dopo averle risposto che un barattolo di alici non serve a riempire la solitudine di un single perché non c’è solitudine migliore dell’indipendenza come non c’è compagnia peggiore di quella che ti fa apprezzare la solitudine. Alla fine, radendomi, ho concluso che la migliore risposta fra le mille possibili è che non esiste l’amore inoffensivo perché se esistesse non esisterebbe l’amore. Non so se è la risposta esatta Vincent, ma è la mia.

[30.9.2009]

 
 
 

bianco e nero. e rosso.

Post n°52 pubblicato il 19 Agosto 2014 da lupopezzato

                                                                                               Edna St. Vincent Millay

I

n un gioco di vuoto e pieno, il bianco e il nero. Fronte alta, zigomi pronunciati, sguardo infinito, capelli ribelli, naso dritto, labbra decise, grandi e un nome breve.
“Chiamami Vincent”.

“... L'amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello primule smosse,
o mele nella gonna...”

Ho sensazioni di tabacco bruciato. Di seta cinese. Di dita incerte. Di gambe accavallate. Di stilografica e carta ruvida. Di fiori liofilizzati dentro pagine di un libro. Sensazioni di un tempo senza fretta. Fuori qualcosa cade. Accade.
Esiste davvero l’amore
inoffensivo?

[24.9.2009]

 
 
 

poker

Post n°51 pubblicato il 18 Agosto 2014 da lupopezzato

 

L'

anima ondeggia, poi vacilla. Nelle orecchie un ritornello di parole mentre le dita, con un andirivieni lento e breve, accarezzano due parentesi di pelle.

dimane, pure si sultanto dint' 'e penzieri
nun sarà cchiù comm'era aiere

Guardi le tue carte. Conti le tue fiches. Le regole son queste, o giochi oppure passi. Al poker non si contano le carte e a nulla serve quello che sai. Inutile che pensi. Nelle carte, tutto e adesso. Gioca oppure passa. Se fai qualcosa malgrado la paura di farla, vuol dire che quello che fai è più forte della tua paura. Vale per tutti. Adesso gioca oppure passa. Appoggi le carte sul tavolo. Un ultimo pensiero. Le invenzioni migliori sono state fatte da sconosciuti. Due su tutte: il poker e gli scacchi. Nessuna invenzione sarà mai alla loro altezza. Fine del pensiero. Ora gioca oppure passa.

 
 
 

colori

Post n°50 pubblicato il 13 Agosto 2014 da lupopezzato

 

C'

erano una volta un gatto ed un lupo, entrambi pezzati
«ma tu non sei un cane, vero?»
«no, sono un lupo»
«i lupi non mangiano i gatti, vero?»
«no»
e per farlo sentire più tranquillo: «e i gatti, li mangiano i lupi?»
«no, no»
«meno male»
un gatto ed un lupo e quei quattro colori diversi dai miei
un gatto ed un lupo che ruotano il naso
inseguendo la roba che gira rigira
si ferma
scarica l’acqua poi la ricarica e riprende a girarla
un gatto ed un lupo e quei quattro colori
il nero il grigio una macchia di rosa qualcosa di giallo
il lupo a russare ed il gatto a dormire.

[20.11.2008]

 
 
 

immagini

Post n°49 pubblicato il 13 Agosto 2014 da lupopezzato

 

P

rima l’immagine o le parole? Quasi tutti i miei post nascono prima con le parole e solo dopo scelgo l’immagine. Difficile che faccia il contrario. Partire da un’immagine è come svolgere un tema dalla traccia assegnata. Come mettere giù un mucchio di parole per raccontare, ad esempio, l'emozione di una vittoria. L'immagine però è sempre più immediata.

[20.11.2008]

 
 
 

proverbi

Post n°48 pubblicato il 12 Agosto 2014 da lupopezzato

 

N

on ho mai amato i proverbi anche se in molti di essi c'è un'indiscutibile saggezza che trova riscontro nella realtà delle cose. I nonni dicono spesso che 'a nave cammina e 'a fava se coce ovvero non sempre il tempo cancella le cose ma, tante volte, come nel proverbio, in negativo, il tempo matura le cose ed il debito anziché cancellarsi diventa ancora più gravoso. Una decina di giorni fa ho sentito che qualcuno del governo sta pensando di vendere le vecchie carceri per costruirne di nuove. E' evidente che un'idea del genere l'hanno copiata dal mio blog. Non chiederò i diritti d'autore perché la copia è sempre diversa dell'originale, infatti la separazione contrattuale della vendita dal riacquisto, cosa non prevista nella mia idea, non realizzerà quel a costo zero di cui parlo io. Tornando al proverbio, in Italia gran parte delle cose che servono possono esser fatte a costo zero. Senza nessuna copertura si può creare nuova occupazione, una sanità efficiente, rifinanziare la previdenza ed abbattere parte della spesa pubblica. Ho anche indicato azioni e modalità ma si deve fare in fretta perché 'a nave cammina e 'a fava se coce e sul lavoro, sulla previdenza e sul debito entro dicembre saremo al default. Pensare che finanziando il privato si rimetterà in moto il mondo del lavoro è follia. La cosa potrebbe funzionare solo se la ripresa produttiva avvenisse con prezzi competitivi ma questo non puoi improvvisarlo. Inoltre, nel ragionamento, sfugge che produrre non serve a un cazzo se non c'è domanda, e se non c'è domanda a che serve assumere? Dall'altro lato, i consumi continuano a diminuire. Prima diminuivano perché la gente cercava di tutelare il risparmio. Ora invece, avendo eroso anche quello, ha la necessità di pagare le spese correnti ed il debito e la contrazione dei consumi, dopo i beni secondari, sta aggredendo quelli di prima necessità: luce, gas, acqua, salute ed alimentazione. Deflazione, un termine che dovrebbe far paura come una deflagrazione.

[4/4/2014]

... oggi, quattro mesi dopo il mio post, ho sentito che già 10 città italiane sono in deflazione: Livorno (-0,7%), Verona (-0,5%), Torino (-0,4%), Firenze e Bari (-0,3%), Roma (-0,2%), Trieste, Potenza, Ravenna e Reggio Emilia (-0,1%). Le altre arriveranno a ruota.

 
 
 

night

Post n°47 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

U

na mail in posta: "non dormo, sono nervosa". C’est la nuit. Anche se hanno meno audience, io preferisco le albe ai tramonti. Il giorno ammortizza tutto. Il giorno non è illusione ma realtà. La notte, no. La notte amplifica tutto. Le paure soprattutto. Le gonfia, le ingrassa, le moltiplica. Amplifica le emozioni. Amplifica la solitudine. Moltiplica i pensieri. Amplifica le ansie. Però un rimedio c'è. La notte, per non farsi trovare impreparati, bisogna essere almeno in due.

[20.11.2008]

 
 
 

isabel

Post n°46 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

U

n post-it. "Sono stata via due giorni, sono tornata e la casa è un disordine totale, dove capperina sei?....ti ricordi quando sono partita cosa ti ho detto?.....spero tu ci abbia pensato... anzi conoscendo la tua anima ne sono certa.... a presto".
Anch’io sono stato via. Da me. E sono stufo di mettere ordine in casa. Priorità. Devo fare ordine in me stesso. Sono disorientato. Fortuna che abbiamo vinto le elezioni. Qualcosa che mi rallegra. Capisci? Per sorridere devo aspettare le elezioni. Che cazzo mi succede Isabel? Tu che dici di conoscere la mia anima, rispondimi. Spiegami. Aiutami. Dimmelo tu dove capperina sono! E tu? sì, tu. Dove capperina sei tu? Sei stata via due giorni? Solo due giorni? Contali davvero questi giorni. Staccalo dal muro quel calendario. Mettilo sulla tavola. Prendi carta e penna e siediti. Per una volta Isabel, per una volta soltanto, siediti e contali. Contali Isabel e ti accorgerai che non sono due. Tu non ci sei mai. Non ci sei mai per me, mai. Oggi parlavo con un’amica. Mi ha raccontato del suo primo bacio. Mi ha detto:
"sai Gigi, sono passati 17 anni e me lo ricordo ancora quel bacio. Perfino il sapore". Io invece del mio ultimo bacio ricordo il sapore di cioccolata e nocciole. Ricordo anche quello che c’era scritto sul bigliettino "amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno". Isabel, io non me lo ricordo quand’è che ci siamo baciati l’ultima volta e tu? Te lo ricordi tu? Che ti succede? Rileggi quello che mi hai detto. Rileggi le ultime due parole. Isabel, "a presto" non si dice quando si arriva ma si dice quando si parte. Stai già andandotene di nuovo? Fanculo, hai la residenza nella mia vita ma il domicilio altrove. Dove abiti, Isabel? Me lo dici? Dove corri mentre io aspetto che ti fermi. La mia vita con te è come stare seduto in treno con gli occhi incollati al finestrino a guardare quel paesaggio sempre in movimento. Un’immagine sfocata, mossa. Non riesco a capire nemmeno il colore del tuo rossetto. So soltanto che sotto quel rossetto ci sei tu.
Un flash. Stazione di polizia. Ci sono cinque donne in fila. Il poliziotto mi chiede: "quale delle cinque è Isabel?"
"Le faccia girare di spalle"
"Perché?"
"Perché Isabel la vedo solo partire. La riconosco solo di spalle ormai".
Il treno si ferma ad una delle tante stazioni della mia vita. Il paesaggio è fermo. Scendo ad abbracciarti.
"Sbrigati Gi, il treno deve ripartire. Torna su"
"E tu?"
"Io devo andare".
Obbediente come un cane, torno su. Mi risiedo al mio finestrino. Il treno si rimette in movimento. Tu hai già girato le spalle e ti stai allontanando incartata in un tailleur rosso scuro. Giacca leggermente avvitata e gonna al ginocchio. Inutile dire che è la prima volta che vedo quel tailleur. Scarpe a punta con tacco altissimo. Borsa rigida. Capelli lun... nooo! Corti! Cazzo li hai tagliati! Perché? Quando una donna taglia i capelli senza parlarne col suo uomo, vuol dire che il suo uomo è già retrocesso ad ex. Il prossimo passo è sentirsi dire "però restiamo amici se vuoi".
"Prego" e una mano mi allunga un fazzolettino di carta. Tolgo lo sguardo dal finestrino. La ragazza del fazzolettino siede di fronte a me e mi osserva. Una frangetta di capelli neri sotto la quale intravedo uno sguardo dolce e caldo appena appoggiato su un sorriso tenero. A fianco a lei è seduto un uomo sui quarant’anni che legge il giornale. Indossa un bel maglione color panna ed ha gli occhiali appesi ad un filo di colore azzurro. Di fianco a me una donna che si guarda attentamente il palmo della mano. Ha i capelli rossi. Lunghi. Un paio di occhiali con montatura rosa e con i brillantini ai due lati alti delle lenti. Si accorge che la sto osservando ma finge di nulla e continua a guardarsi attentamente nel palmo della mano.
"Qualcosa che non va?", le chiedo.
"No no, tutto bene. Sto leggendo". Annuisco leggermente con la testa.
"Dovrebbe conoscerla a memoria quella mano ormai".
"Ti sbagli ragazzo. Le cose cambiano. Attimo dopo attimo. E’ così la vita."
"E' vero, cià ragione", le dico.
Mi alzo. Saluto la chiromante e gli altri e mi avvio nel corridoio. Scendo alla prossima.

[20.11.2008]

 
 
 

indiani

Post n°45 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

"Hai studiato Gigi?"
"Alquanto"
"Dimmi un po', chi scoprì l'America?"
"Gli indiani"
"E Cristoforo Colombo?"
"Cominciò a togliergliela"

[21.11.2008]

 
 
 

tilde

Post n°44 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

T

ilde, non so perché ma t’immagino come una che è arrivata di corsa alla stazione. In fretta, prima che partisse il treno. Troppo tardi, comunque. Il treno è già partito. Come le cose che ormai son state dette. Non si torna indietro. Ti avvicini alla panchina. È mezza vuota.
"È un nome il tuo? Il diminutivo di Matilde?"
"No, è un segnetto. La tilde. Con la ti minuscola. Per cambiare il rumore di una lettera. Nient’altro."

[20.11.2008]

 
 
 

perimetri

Post n°43 pubblicato il 11 Agosto 2014 da lupopezzato

 

S

uccede quando per la geometria dei rapporti i perimetri delle persone si avvicinano fino a toccarsi. Come bolle di sapone. La necessità di condividere confini ci spinge ad aprire gli angoli del nostro essere. Scopri così che un compromesso non è altro che uno spigolo smussato. La fatica di una via di mezzo che non è più la via di nessuno. Perdere entrambi per non far vincere nessuno soltanto perché non vuoi dire "cedere entrambi per non far prevalere nessuno". Un compromesso è anche ogni bambino.

[24.7.2009]

 
 
 

rondini

Post n°42 pubblicato il 09 Agosto 2014 da lupopezzato

 

O

sservando l'andirivieni delle rondini dal sottotetto al cielo, pensavo alla loro evoluzione. Tutto si trasforma, è una legge dell'universo a cui nulla può sottrarsi. L'evoluzione non consente casualità ovvero libertà che vada al di là delle sue stesse leggi. Aveva ragione Imenhe Hopen perché, se è vero che anche il pensiero evolve e cambia, questo deve valere per qualunque sentimento. E' chimica. Ics parti di bianco più ipsilon parti di nero faranno un grigio zeta, e questo vale per tutto. Si può amare più amici, si può amare più figli, si può odiare più persone così come si può amarne più di una. L'amore non è elitario. Ed è carne. Nasce, evolve e finisce in quella carne che ti fa desiderare un abbraccio, ed è carne quella che lo realizza. Quella che ti fa desiderare un bacio, ed è carne quella che lo realizza. Ne "la grande bellezza" c'è una frase emblematica anche se tendenzialmente kitsch. Quel "te chiavass" che da una parte può scaturire dal bisogno della carne nell'indifferenza di altre emozioni. Così come uno schiaffo può essere solo la reazione ad una zanzara e non contenere nessuna di quelle emozioni che si traducono in sentimenti. Diversamente, "te chiavass" può scaturire invece dal coinvolgimento diventato carne e farcelo dire o solo pensare. Non credo esistano emozioni e, da esse, sentimenti che non nascano dai sensi ovvero dalla carne. Il processo evolutivo ha tempi precisi, databili nel suo percorso. La datazione è importante anche come verifica. La sincerità, ad esempio, è verificabile riferendola al momento in cui un gesto viene compiuto. Quando il momento è sbagliato la sincerità è palesemente inopportuna e somiglia più a un frettoloso rattoppo se non peggio. Tornando alle rondini e chiedendomi se sono nate prima loro o i tetti, penso sicuramente prima i tetti.

 
 
 

quaderni

Post n°41 pubblicato il 07 Agosto 2014 da lupopezzato

 

N

on era proprio amicizia la nostra ma un accordo. Io gli spiegavo quello che so del lotto e lui m’insegnava quello che sapeva del mare e delle lenze. Aveva la passione dei numeri ed era convinto che il suo sistema fosse infallibile. Vinceva poco ma spesso. Conosceva le quattro operazioni ovvero quanto bastava per quello che gli spiegavo. All’inizio era scettico finchè, con un secchiello di ciottoli raccolti sull’arenile, non gli dimostrai che il sistema del raddoppio era sempre vincente ma andava fatto in relazione al numero di poste che paga la vincita. Gli occhi, nascosti sotto due cespugli di sopracciglia, erano sempre attenti al mare, alle sue mani e all’orizzonte. Ogni tanto mi diceva “questa me la devo scrivere” ma io non l’ho mai visto scrivere. Prendeva appunti con la mente. Forse a casa, diluendo le sere in un bicchiere di vino, avrebbe scritto in quei quaderni che mi raccontava. Diceva di averne tanti. Non li ho mai visti. Malgrado non sapesse nuotare e non li avesse mai visti, conosceva tutti i fondali dove calavamo gli ami. Altri quaderni. Altri appunti presi con l’ancora o con le lenze. Parlava poco, quasi niente e per me aveva solo orecchie e ordini. Per lui niente era gratis, quando mi portava in barca, se c’era da remare toccava a me. Non mi prestava mai le sue lenze. Delle mie rideva anche se le facevo identiche alle sue. Quando tiravamo le somme del pescato, buttando in mare il superfluo, arrivava sempre qualche gabbiano con quel twiii urlato e prolungato. Versi che lui diceva di capire. Questo era lui. Il resto era sole o stelle e mare. L’ultima volta che l’ho visto era un riflesso nell’acqua.

[21.11. 2008]

 
 
 

lei

Post n°40 pubblicato il 07 Agosto 2014 da lupopezzato

 

P

er completare il trittico, evitando però di abusare dell’ospitalità altrui, aggiungo che fra tutto quello che esiste in natura, secondo me, lei è quella che ha concluso il suo ciclo evolutivo. Tutto è modificabile e migliorabile. Lei no, è perfetta com’è.

[4.12.2008]

 
 
 

papaveri rossi

Post n°39 pubblicato il 05 Agosto 2014 da lupopezzato

 

N

on avere una spiegazione non significa che una spiegazione non ci sia, pensò raccogliendo i cocci che chiuse diligentemente in un sacchetto che tenne poi separato dal resto. Stirò con le mani il centro tavola. Immaginò un altro vaso. Con dei papaveri rossi.

[15.12.2008]

 
 
 

yoshi

Post n°38 pubblicato il 05 Agosto 2014 da lupopezzato

 

C

on quegli occhialini stretti che le cambiavano l'età scannerizzò velocemente la classe e chiese:
"Haruki, quanto fa 2x1?"
Haruki restò muto ed impacciato. La classe rise e lui arrossì. Lei anziché sfilarlo da quella pozzanghera lo sprofondò dentro chiedendo:
"Bambini ditelo voi, quanto fa 2x1?" e, tutti in coro "dueeeee", proprio come le lacrime di Haruki. La voce di Yoshi uscì dal coro:
"Invece fa quattro".
La classe si girò verso di lui e rise ancora più forte ma Yoshi non era Haruki. Per lui, vincere o perdere era solo una partita. Lui cercava sempre il fondo delle cose e capire gli importava più di sapere. Si alzò ed andò al banco di Hanoto, quello che era considerato il primo della classe. Sfilò dalla tasca quattro caramelle, ne mise due in mano a lui e due le tenne per sé:
"Abbiamo due caramelle per uno?", chiese.
"Sì", rispose Hanoto.
"Quanto fa due per uno?"
"Quattro", rispose Hanoto mentre il mondo gli crollava addosso.
"Yoshi, cosa vorresti dimostrare con questa pagliacciata?", intervenne la maestra. Yoshi smise di guardare Hanoto e guardando la classe, disse:
"Sto solo dimostrando che spesso chi ride è più stupido di chi piange. E se Haruki non sa quanto fa 2x1, loro non sanno perché 2x1 non fa quattro".
Si riprese le due caramelle dalla mano di Hanoto, le diede ad Haruki e tornò a posto.

 
 
 

floridiana

Post n°37 pubblicato il 05 Agosto 2014 da lupopezzato

 

I

merli della Floridiana sono grandi come piccioni. Convivono con loro. Con i gatti e con la gente. Si sono abituati ma non è un teorema che ogni convivenza debba diventare necessariamente abitudine. Specialmente fra specie diverse.
“Gli manca avere un padre?”
“Manca a me.”
“Capisco”, dico pensando che stia alludendo alla mancanza di un compagno con cui dividere la responsabilità di un figlio e invece, come al solito, non ho capito un cazzo. Parla d’altro. Di qualcosa a cui non avevo mai pensato. Della paura che hai di morire quando sei il tutto di qualcuno e non vorresti esserlo. Malgrado i tuoi dubbi, malgrado le tue insicurezze, malgrado le tue paure, per qualcuno sei qualcosa che s’avvicina a dio e anche se ti pesa non puoi evitarlo. Il vento le porta via il fumo dalla bocca mentre la scia delle barche che cominciano a rientrare cicatrizza il mare. Le dico che in fondo, considerati i suoi trentaquattro anni, fa bene a preoccuparsi. Sorride. Forse soltanto per accontentarmi. Mi dice che il figlio ne ha nove e forse anche lui ha paura. Glielo dimostra ogni volta che le raccomanda di non correre.
“Corri?”
“Non ne sono capace.”
Sono le 19.30, il guardiano fa segno che la Floridiana chiude. Usciamo. Merli, gatti e piccioni fanno come gli pare. L'orario di apertura e chiusura vale solo per noi. Usciti dalla Floridiana continuiamo a parlarne davanti agli gnocchi di rossopomodoro e poi seduti sulla scala ai piedi di San Martino. Un argomento come gli altri. Un sasso che cade in acqua e comincia tanti cerchi che si allontanano in modo geometrico e ripetitivo. Percorsi banali e prevedibili fino al primo ostacolo dove il cerchio si rompe, la geometria sembra impazzire ed i comportamenti diventano difficili da comprendere. Ha ragione lei, la paura della morte è meno pressante quando sono due i genitori. E’ addirittura matematico se penso che una certa serenità è direttamente proporzionale alla quantità di amici che ciai. Parlandone ti accorgi di quanti condizionamenti e scelte diverse originano le situazioni. Lei ha chiuso la laurea in un cassetto ed ha organizzato la sua vita come un foglio excel piuttosto che uno di word. Un lavoro di otto ore con un orario sempre uguale. Niente straordinari, niente spostamenti, niente carriera. Un’ambizione soltanto: il bene di suo figlio. Una scelta. Chiara e determinata. Come non viaggiare in aereo ma solo in treno. A Parigi andò in aereo ma perché con lei c’era anche lui. Eurodisney. Le vuoi dar torto? E chi cazzo sei? L'ascolti soltanto ed impari qualcos'altro.
“Ti ho bruciato una serata, vero?”
“Non è finita”, le ho risposto.
“Sì ma io non ho nessuna voglia di scopare stasera”. Chiara e diretta.
“Problema tuo. Io posso stare tutta la notte anche solo ad ascoltarti se questo ti fa star bene”, le dico alzandomi.
“Che paraculo”, mi sento dire alle spalle. Mi giro. Me la trovo negli occhi. Sorride. Sorrido. Tento un bacio che le sbrini la voglia.

[8.12.2008]

 
 
 

december

Post n°36 pubblicato il 04 Agosto 2014 da lupopezzato

 

E

invece arriva... qualche volta... o prima o poi...