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Un blog creato da lupopezzato il 03/07/2014

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giÓ, il punto e virgola. Quel compromesso che Ŕ un po'...
Inviato da: lupopezzato
il 03/12/2014 alle 14:58
 
... sottoscrivo tutto, senza ignorare l'importanta...
Inviato da: di_amante007
il 03/12/2014 alle 12:56
 
" ", . , ? ...
Inviato da: di_amante007
il 02/12/2014 alle 08:53
 
Anche tu :o)
Inviato da: lupopezzato
il 01/12/2014 alle 20:29
 
Mi hai fatto sorridere. Non Ŕ poco. Saluti.
Inviato da: bellicapellidgl3
il 30/11/2014 alle 21:24
 
 

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fidati

Post n°28 pubblicato il 24 Luglio 2014 da lupopezzato

 

N

el mio scodinzolare fra le parole, fra zampe e coda mi è capitata questa frase: “nessuno ci dimentica mai completamente”. La replica mi è venuta immediata. Così immediata che mi chiedo se è un bene che io sia fatto così. Poi penso che lo è. Se non fossi così non mi odierei ma nemmeno m’amerei, e sarebbe la cosa peggiore che potrebbe succedermi perché essermi indifferente sarebbe la fine. Non sopravviverei a me stesso. Tornando a quella frase, penso che dire “nessuno ci dimentica mai completamente” equivalga a dire “nessuno ci ricorda mai completamente”. Sto divagando, quello su cui volevo soffermarmi è l’importanza di conoscere le lingue. Soprattutto se vuoi leggere un’informazione libera e la libertà dell’informazione è quella che distingue un giornale dalla carta straccia. Freedom House ha rilevato che poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa. Sono classificati free solo 70 Stati e noi siamo al 71° posto. Siamo i primi fra i bugiardi. Perciò se da qualche parte dovessi trovare scritto un “ti amo”, non fidarti.

[2.5.2009]

 
 
 

chimica

Post n°27 pubblicato il 23 Luglio 2014 da lupopezzato

 

S

eguendo l’arancione ho scoperto che quando nelle foglie la clorofilla prevale sul carotene, la foglia è verde. In autunno però la molecola della clorofilla si decompone ed ecco che la molecola di carotene prende il sopravvento e la foglia esibisce il suo bel giallo. La stessa cosa, immagino, succeda nei semafori quando il verde diventa giallo.

[4.12.2008]

 
 
 

moltahontas

Post n°26 pubblicato il 22 Luglio 2014 da lupopezzato

 

E

ntro. Forse è questo il negozio giusto. C’è una ragazza dietro al banco. Capelli lunghi.
"Dovresti fare in fretta perché sto chiudendo. Cosa devi prendere?"
"Vorrei comprare delle parole"
"Guarda là" mi risponde e con la mano mi indica uno scaffale pieno di penne.
"Quelle sono penne. A me servono parole".
Lei prende la biro che è sul banco. Sfila il refil, "lo vedi questo tratto di nero nel refil?"
"Sì, è inchiostro e sta per finire"
"Sì sta per finire ma sono parole. Poche ma ci sono."
Rimette il refil nella penna e me la porge. La prendo. Mi indica un foglio sul banco. Lo vedo. Si sporge verso di me facendomi segno di abbassarmi. Mi abbasso. La punta del suo naso sfiora il mio.
"Prova a scrivere qualcosa. Qualunque cosa. La prima che ti viene in mente".
Le sue parole sanno di Air. Un senso di fresco mi scivola in gola. Resto un po’ così, accoccolato nei suoi occhi.
"Scrivi!", mi dice puntando l’indice sul foglio ed allontanandosi dalla mia bocca. Mi abbasso appoggiandomi al banco, scarabocchio sul foglio per controllare che la penna scriva e le dico: "Io chiamarmi Lupo delle Grandi Praterie e penso che mi stai prendendo in giro."
"Io essere Moltahontas e non ti sto prendendo in giro. Fai riposare la tua lingua. Scrivi e sii rapido come il fulmine".
Scrivo la prima cosa che mi viene in mente e le porgo il foglio. Lo prende. Mi dice "hai visto che c’erano le parole?". Sorride e legge quello che ho scritto:

"Moltahontas i tuoi occhi non essere grandi. Non essere chiari. Essere normali. Addirittura comuni. Però ho sentito le tue ciglia nello stomaco. E mò?"

Resta zitta e sento che mi sta guardando. La biro che ho in mano non ha il cappuccio ed è rosicchiata. Smetto di guardare la penna. Alzo lo sguardo. Lei preme un pulsante. Fa scattare la chiusura della porta del negozio. Fa il giro del banco. Mi prende la mano. Mi porta dietro uno scaffale. Senza parole. M’infila le mani nei capelli e mi bacia. Un bacio lungo. Direzione NE le mie labbra, SO le sue. Continua a tenermi le dita infilate nei capelli e la lingua ad accarezzare la mia.
"Ma non avevi fretta, Moltahontas?"
"Non preoccuparti Lupo delle Grandi Praterie, il negozio a fianco vende le ore. Comprerò là il tempo che sto perdendo con te".
Mi viene in mente che, passando davanti a quel negozio, avevo notato l’insegna. Piccola. Artigianale. Con scritto su "il vecchio orologiaio". Sorrido dentro. Come un flash. Vedo il vecchio che sposta la lancetta del tempo indietro di un’ora. Moltahontas gli chiede “cosa pago?”.
“Otto euro, ragazza”.
Lei, con quelle minigonne così corte che le si vedono le tonsille, paga e torna dietro lo scaffale. Continuiamo a restarci in bocca. Una mano dietro la testa, in quel mucchio di capelli. L’altra gliela infilo fra le cosce. Gliela accarezzo senza scostarle le mutandine.
"Sfilamele"
"Dopo"
"Dopo quando?"
"Quando si bagneranno."
Parole che ingoiamo mentre scivolano da una bocca all’altra. Continuo ad accarezzargliela e proprio quando la sento bagnarsi: "perché ti fermi? Cosa c’è?", mi chiede mentre mi stacco da lei.
"E’ finito l’inchiostro. Non posso scrivere altro" e le mostro la biro ormai scarica. Ha un attimo di smarrimento. Le guance accese, le labbra più grandi e gli occhi enormi. Sono più belle le donne in questi momenti e loro dicono che anche noi lo siamo. Bisogna essere arrapati per vedere tutto più bello? Sì e bisogna esserlo in due altrimenti è tutto più brutto. Mentalmente prendo nota: la felicità è plurale. Moltahontas va al banco. Prende la sua borsa e torna dietro lo scaffale. Apre la zip della borsa. Scava fra due miliardi di cose e tira fuori una penna.
"Guarda Lupo del Cazzo, questa è la mia! Continuo a scrivere io adesso e non puoi negarmelo"
"Veramente non è Lupo del Cazzo ma Lupo delle Grandi Praterie", non faccio in tempo a pensarlo che lei sta già respirando con i miei polmoni. Esco dalla mia storia ed entro nella sua. 

[20.11.2008]

 
 
 

negozi

Post n°25 pubblicato il 22 Luglio 2014 da lupopezzato

 

E

ntro. Forse è il negozio giusto. C’è una persona anziana e molto gentile dietro al banco.
"Prego?"
"Vorrei comprare delle parole"
"Non ha che da sceglierle", mi risponde sorridendo e con la mano fa un ampio giro a mostrarmi gli scaffali pieni di libri. Seguo con lo sguardo quel gesto. Quella mano che sembra soddisfatta a dire che di sicuro troverò quello che cerco. I miei occhi finiscono il giro e tornano sulla persona anziana e molto gentile.
"Non vorrei parole da leggere ma da scrivere", le dico quasi dispiaciuto di deluderla. Si stringe nelle spalle. Alza le sopracciglia ed apre le mani come a dirmi "mi dispiace ma, parole da scrivere, non ne abbiamo". C’è tanta comprensione in quegli occhi. Forse per questo mi è sembrata una persona molto gentile. Esco.

[20.11.2008]

 
 
 

La casa di pietre bianche

Post n°24 pubblicato il 22 Luglio 2014 da lupopezzato

 

D

icono che c’è un tempo per tirar sassi e un tempo per raccoglierli. Non ho voglia di tirarli, solo raccoglierli e metterli uno sull’altro. Farne una casa.
"Verrai?"
Non c’è fretta. La casa non è pronta. Ho bisogno di sassi e tu di tempo per pensare. Te la racconto intanto. Una casa fatta di pietra con una tenda che fa da porta. Una finestra. Un davanzale. Una pianta. Una margherita. In un angolo, il mare. E il sole. Nell’altro angolo, per la sera, ci sarà la luna.
"Ora non c’è?"
"No, ora non c’è"
"Perché?"
"Me la consegnano solo se ti va".

[lupopezzato 02/10/06]

Raccontami ancora di questa casa di pietre bianche e di un mare del blu più bello al mondo. Della margherita che cresce allegra e della tenda arancione che svolazza con la brezza della sera. E della luna che arriverà puntuale quando la cena sarà pronta in tavola. Racconta, che racconti cose belle.

[liberante 03/10/06]

Quando smisi di raccontare la casa era finita. Pietre bianche e muschio. Che la casa fosse finita lo capii guardando in alto. Ora c’era il soffitto e non il cielo.
«Verrà?» pensai. Chiusi gli occhi. Catturavo rumori. La tenda arancione che si lasciava accarezzare dalla brezza della sera mentre, nel suo angolo, il mare del blu più bello del mondo arricciava svogliatamente l’onda. Riaprii gli occhi ed andai alla finestra. Sul davanzale la margherita che cresceva allegra, adesso dormiva. Fuori c’era la luna e nella casa di pietre bianche sentii, più forte dell’odore del muschio di sera, l’inconfondibile odore della cotoletta. Sorrisi. Era venuta.

[lupopezzato 03/10/06]

 
 
 

kandinskji

Post n°23 pubblicato il 21 Luglio 2014 da lupopezzato

 

S

metterò. Il giorno in cui smetterò di essere bugiardo smetterò anche di volerti solo bene e comincerò ad amarti.
“Una specie di mise en abyme? Essere nell’essere fino a confonderti con l’essere che ti sembra d’essere ma che non riesci ad essere?”
Sono rimasto senza respiro, con la bocca semiaperta e gli occhi spalancati. Lei deve aver capito che mi aveva letto nell’anima e mi ha sorriso senza nascondere una certa soddisfazione. Quella frase invece mi aveva fatto lo stesso effetto che mi fa un Kandinskji. Non ci avevo capito un cazzo ma non gliel'ho detto per non interrompere l'incanto di quel momento.

[8.12.2008]

 
 
 

olimpiadi

Post n°22 pubblicato il 20 Luglio 2014 da lupopezzato

 

M

ercoledì. Quasi sera. Restammo un pò così. In silenzio. Affacciati sul fiume. Alcuni uccelli volavano bassi sull’acqua. Era l’ora in cui il giorno perde i colori e si fa bianco e nero con prevalenze di grigio.
“Quale lato preferisci?”
“Di cosa?”
“Di qua il fiume ci viene incontro. Dall’altro lato del ponte, il fiume se ne va.”
“Non lo so. Non ci avevo mai pensato. E tu?”
“Preferisco questo. Mi sembra di guardarci negli occhi. Dall’altro lato è come guardare un amico che se ne va.”
Ci avviammo a piedi verso il villaggio. La mattina dopo alle 11 avevamo la finale per l’oro olimpico.
“Come si chiamano i nostri avversari?”
“Hua Ling e Choo Li”
“Chissà come distinguono in Cina i maschi dalle femmine”
“Come da noi”
“Le femmine hanno il nome che finisce con la a?”
“No, le femmine hanno la gnocca.”
Sorrise. Quando dormi, la notte dura poco e quella notte durò ancora meno.
Giovedì. Mattina inoltrata. Entrammo nel palazzetto assieme alla coppia cinese e così ci prendemmo anche quella parte di applausi che non ci spettava. Mentre gli altoparlanti annunciavano la finale, facemmo qualche esercizio di stretching e ci disponemmo alla nostra postazione. La coppia cinese si sedette nella sua, qualche metro più a destra. Four, three, two, one. Il gong diede il via alla gara. Guardandola negli occhi ripensai alle nostre vittorie. Il mondiale di Sidney, quello di San Francisco, l’europeo di Londra e quello di Atene. Mancava solo l’oro olimpico e quella era la nostra ultima occasione perché era anche la nostra ultima gara. I secondi passavano e quando vidi i suoi occhi diventare lucidi capii che avremmo vinto. Dopo 16 minuti e 37 secondi il cinese crollò e rise per primo. Choo Li, la sua compagna, ebbe un gesto di stizza. Noi due continuammo a guardarci negli occhi per altri 4 secondi. Sedici minuti e 41 secondi senza ridere. Era anche il nuovo record del mondo. Ridemmo. Potevamo farlo. Eravamo campioni olimpici. Quando, secondo il protocollo, ci chiesero se alla premiazione preferivamo l’inno o una canzone a nostra scelta, decidemmo per l’inno. In fondo lo dovevamo al nostro paese quell’oro.
Era troppo tempo che gli italiani non avevano più un cazzo di motivo per ridere.

[14.12.2008]

 
 
 

Leggetti

Post n°21 pubblicato il 18 Luglio 2014 da lupopezzato

Willy Ronis

L'

ultima volta che scrissi “lessi” ebbi come una visione. In un angolo seduta a terra sotto la finestra c’era una ragazza. Le gambe piegate e le braccia attorno. La guancia appoggiata sulle ginocchia. Nella penombra della stanza una fetta sottile di luce le carezzava i capelli disegnando un riflesso castano. Mi inginocchiai davanti a lei e sentii che Leggetti aveva un bell’odore. Non sapevo altro. Non avevo modo di vederle gli occhi e nemmeno la bocca. Leggetti, senza alzare la testa, mi disse: “Non voglio compassione”
“Non temere. Nessuna compassione. Vorrei dirti però che tu non sei la sola. Ci sono anche tanti congiuntivi sbagliati che, a differenza di te, non si isolano o si chiudono in se stessi.”
Leggetti alzò pianissimo la testa e mi guardò aggrottando le sopracciglia. Non rispose subito e mi diede il tempo di pensare “fanculo quanto cazzo sei bella”.
“Ti ho detto che non voglio compassione ma hai cominciato lo stesso col piede sbagliato. I congiuntivi non c’entrano nulla con Leggetti e Lessi. Saprei e Sapessi vivono la loro vita a prescindere da come vengono utilizzate. Esistono. Io no e, quando esisto, sono solo e sempre uno sbaglio. Faccio ridere quando non faccio addirittura orrore. Capisci?”
“Dici che la grammatica è razzista?”
“Peggio, la grammatica è un regime. Non è una democrazia. Discrimina le parole. Perché?” e si sfilò la camicia che aveva sui jeans. Impiegai un nanosecondo a decidere se continuare a guardarla negli occhi o guardare quel seno nudo. Considerata la mia timidezza, decisi per gli occhi. I miei occhi, invece, fottendosene della mia timidezza, decisero per il seno. Leggetti non si fermò. Si sfilò i jeans e le culotte.
“Avanti, dimmelo cos'ho che non va per essere anch’io una parola come le altre? Guardami!”
Come Jonathan quando chiuse le ali e si buttò giù in picchiata, il mio sguardo le cadde giù dal seno e le scivolò in caduta libera fino ad aggrapparsi fortunosamente a quel pube non completamente depilato.
“Dimmelo. Cosa cambia fra Lessi e Leggetti? Te lo dico io cosa cambia: nulla! Tranne voi e la vostra stupida grammatica. La rappresentazione della vostra ipocrisia. Fingete di guardare ai contenuti ma con la grammatica uccidete la libertà.”
“Libertà di parola, intendi?”
“No, libertà di espressione, idiota”.
Si rivestì ed andò a sedersi di nuovo sotto la finestra. Le gambe piegate e le braccia attorno. La guancia appoggiata sulle ginocchia. Nella penombra della stanza una fetta sottile di luce le carezzava i capelli disegnando un riflesso castano.

[25.11.2008]

 
 
 

Furore

Post n°20 pubblicato il 15 Luglio 2014 da lupopezzato

 

H

o messo le mie parole ad asciugare al sole. Mi son seduto a terra accanto a loro stando attento al vento e sei passata tu. Un’occhiata un po’ svogliata. Gli occhi nascosti dalle lenti grigie ed appena trasparenti e, quando ormai stavi per andare via, sei tornata sui tuoi passi. Hai letto un’altra volta, stavolta piano. Con più attenzione. Hai letto con il cuore. Io guardavo i tuoi capelli d’oro.
"Son tue queste parole?"
"Son mie."
"Le vendi?"
"No, le ho messe ad asciugare al sole ma se vuoi te le regalo."
"Davvero?"
Le hai raccolte tutte, ad una ad una. Nemmeno grazie e sei scappata. Io son rimasto là. Senza parole.

[21.11.2008]

 
 
 

dragline

Post n°19 pubblicato il 13 Luglio 2014 da lupopezzato

 

D

ragline è il termine inglese che definisce uno dei due fili prodotti dai ragni per realizzare le loro ragnatele. Questo filo è il più studiato ed invidiato dai tecnologi perché ha una resistenza alla pressione sei volte maggiore rispetto a quella dell'acciaio. Una ragnatela ha bisogno di un minimo di due lati e si compone di travi e di braccioli. I braccioli sono quei tratti che uniti uno ad uno formano i cerchi concentrici e vengono realizzati con un filo rivestito di una patina adesiva. I travi, invece, sono quelli che tengono assieme il tutto e sono realizzati appunto con il dragline. Gli uni non possono fare a meno degli altri. Per una ragnatela, qualunque luogo è buono. L'importante è che, nei dintorni, ci siano prede. Nessuna ragnatela è casuale. Proprio come la sensualità e la seduzione. Fili sottilissimi ed apparentemente invisibili. Entrambi possono prescindere dalla bellezza perché essa, senza sensualità e seduzione, si riduce al calendario appeso nel camion. Come bambole gonfiabili. A differenza di quanto si possa immaginare, nella struttura della ragnatela la seduzione è rappresentata dai dragline, i travi che reggono tutto determinandone l'ampiezza e, come per le ragnatele, qualunque luogo è buono per costruirla o caderci dentro. Anche un cavo teso e una molletta.

 
 
 

cera

Post n°18 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

C

ome giorni nei quali le stagioni fanno all’amore. (Non è amore). (Rewind). Come giorni nei quali le stagioni fanno confusione. Scaldarle l’anima fino a sciogliergliela. Chiudo gli occhi ed ingoio quel suo colarmi dentro come calda cera. E quando trema, tremo. Quando non ti accontenti solo di quel triangolo di pelle. Quando non vuoi solo la carne. Come calda cera. C’era. Vinta per gioco e persa per stupidità. Più in là di lei, un sabato svogliato ed un post a metà.

 
 
 

pieghe

Post n°17 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

M

ettiamo i cuscini in posizione spalliera e mentre accende una sigaretta penso che il fumo passivo ha anche i suoi vantaggi: è economico e non ingiallisce le dita.
“Perché non provi a scrivere un romanzo?”, mi chiede.
“Lo farei ma non ho molta familiarità con la musica”, le rispondo guardando incuriosito la duna che il mio uccello fa assumere al lenzuolo. Una piega molto lunga ma solo sotto una piccola parte di essa c'è lui. Il resto della piega è tutta inerzia del lenzuolo.
“Peccato”, penso e per non andare in depressione, mi ripeto mentalmente “non lungo che tocchi, non corto che esca ma duro che duri” e con la mano aperta stiro il lenzuolo cancellando la falsa piega.
“Che c’entra la musica?” mi chiede lei.
“Preferisco sempre il lato femminile delle cose.”
“In che senso?”
“Intendo dire che se proprio decidessi di scrivere un romanzo preferirei scrivere una romanza.”
“Non fa una piega”, risponde dopo un attimo di riflessione ed io preferisco glissare piuttosto che chiederle se allude alla mia risposta o al mio uccello.

[30/7/2009]

 
 
 

gaber

Post n°16 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

C

ontinuano ad arrivarmi milioni di mail da tutto il mondo lamentando la mia poca attenzione alla musica. Devo dire che è vero ma il problema, in effetti, sono due. Sorvolando un attimo sulla musica, troppo spesso pensiamo di avere un problema senza sapere di averne due. Il primo sembra essere "risolverlo" ma il secondo, quello che trascuriamo ed è più importante del primo, è "capirlo", perché se non lo capisci non lo risolvi. Un po' come avere la password di una persona, la differenza importantissima che c'è fra conoscenza e contraddizione, dove la seconda diventa fondamentale per la prima, perché potrai dire di avere veramente la sua password, quella che ti fa rispondere ad una sua domanda prima che te la faccia, quella che ti fa conoscere alcune sue risposte prima che te le dia, solo quando la conosci veramente. Così, riflettendo sulla conoscenza, comprendi l'importanza delle contraddizioni che sono la cartina tornasole delle bugie, quelle che fanno lampeggiare il check control sul display del tuo cruscotto. Ti fermi da Giovanni, ti dice che oggi non può. Lo preghi perché per te è importante e lo fai così bene che anche un pitbull diventerebbe agnello. Controlla e ti dice che puoi stare tranquillo perché era solo un falso contatto. Sì, ok Giovanni, ma anche qua lampeggia, e pure qua. Respira profondo, ricontrolla e dice che hai ragione, c'è qualcosa che non va. Vuoi lasciarmela? No, ripasso. Metti in moto. Alla radio, Gaber. Bene, almeno il post l'hai risolto, e quella canzone che sembra essere solo un trancio di vita è invece, essa stessa, vita, perché in ogni luogo e tempo può succedere di alzarsi una mattina e trovare l'invasor.

[26/10/2013]

 
 
 

silenzi

Post n°15 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

A

ndando in giro per mercati e mercatini, quello resta sempre il più affollato. Il più colorato e colorito. A volte divertente. Passando dalla truffa all'offerta speciale, al mercato delle parole trovi di tutto. In ogni lingua, in ogni tono, in ogni forma. Per ogni gusto. L'unico problema, come in tutti i mercatini, è la merce che non è ordinata e classificata. Tutta in un cesto. Devi scartare, scegliere. C'è di tutto. Domande e risposte. Intelligenti, interessanti, coerenti, stupide, inaspettate, stimolanti, ironiche, scontate, sorprendenti, divertenti, provocanti. Definizioni soggettive, derivate:

d = ƒ(c), dove d = definizione e c = cultura

In un altro cesto, proprio di lato, dovrebbero esserci quelle che non c'entrano ma, troppo spesso, disordinatamente, tornano nell'altro. Quante volte, annoiato oppure amareggiato, ti sfili e te ne vai perché tante parole son solo dei rumori. Imbocco il boulevard. Quello ampio con gli alberi di lato, senza rumori. Solo lo scricchiolio delle foglie cadenzato sotto ai passi.

[5/12/2013]

 
 
 

regali di natale

Post n°14 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

L'

amore è strano. A volte l'abbondanza è negativa perché devi scegliere e, tante volte, pesa più la rinuncia che non la scelta. Ma non è questo il caso.
L'amore è strano. Altre volte, peggio ancora, le scelte appartengono ad altri e noi ne siamo oggetto impotente. Hai paura, temi la sua scelta e non riesci più a guardare avanti senza guardare indietro. Ma nemmeno questo è il caso.
L'amore non c'entra. Il suo vero dilemma è quel cazzo di quadro sul pavimento. Un regalo di natale che non le piace ma, essendo un quadro, non sa che bugia inventarsi e, se non lo appende, sarà evidente che non le piace.

[17.12.2013]

 
 
 

freedom

Post n°13 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

G

eneralmente sciolti. A volte li lego, ma solo di sera. Arrotolati con cura e poi legati lasciando che collo e spalle esibiscano quella sensualità che verticalizza fra testa e corpo. Sciolti o legati, lascio al mio corpo la libertà di esprimersi, come sa fare e vuole. Al collo un filo. Sottile. Oro bianco con appeso soltanto un punto luce. Il resto, se sarà, lo farà la notte aggiungendomi, a sua scelta, un’emozione negli occhi, nelle orecchie o fra le cosce.

[14.6.2014]

 
 
 

pictures

Post n°12 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

U

na foto è sempre l'immagine di un attimo ma ogni attimo, come ogni luogo, ha intorno tutta una sua periferia. Così, sfogliando un album alla ricerca di una foto, rivivi l'attimo ma anche tutta la sua periferia. Guardi e ti rivedi. Ti riconosci e pensi che se anche lui guardasse te, ti riconoscerebbe. Di sicuro. Perché anche se ci hai provato, non sei mai cresciuto.

 
 
 

ombre

Post n°11 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

I

l frigo mi propone un filetto d'orata. Uno spicchio di pecorino dolce sardo. Un pezzo di grana. Un pezzo di salame piccante. Tre uova. Una lattuga. Qualche carota. Metà cipolla. Vino bianco. Tre vasetti di yoghurt al malto. Lascio perdere la zona congelatore. Vada per il filetto d'orata. Esco sul balcone.
C'è un bel sole oggi. Prendo una manciata di pomodorini e stacco un gambo di prezzemolo. L'ombra mi segue in tutto quello che faccio. Silenti. Presenti. Discrete. A volte tante ma mai nessuna. Luoghi immaginari. Macchie scure su praterie di luce. Geometrie impenetrabili al sole. Ne tracciano il percorso. Raccontano i suoi angoli. Parodie di noi senza spessori. Apparentemente fragili ma impossibili da spezzare. Tratti di grigio che aggiungono spessore a geometrie che sollevandosi dal foglio fanno di una curva un seno oppure un culo. Ombre. Rientro.
Tegame, fondo d'olio, aglio. Ci corico il filetto d'orata lo cospargo di prezzemolo e pomodorini tagliati a metà. Aggiungo un dito d'acqua. Copro e lascio che si marini così e intanto preparo il sugo per gli spaghetti. Quando metterò sul fuoco l'acqua per la pasta accenderò anche sotto al tegame per l'orata.

[22.12.2013]

 
 
 

teoremi

Post n°10 pubblicato il 12 Luglio 2014 da lupopezzato

 

I

l mio primo teorema afferma che "tutto ciò che avviene è la conseguenza di quanto è avvenuto almeno un istante prima". Comprenderai che è impossibile confutarlo perché è innegabile che qualunque cosa avvenga non sia altro che l'effetto della causa che l'ha preceduta. A fronte di questo teorema, volendo avventurarmi in un sofisma, potrei dire che Eulero è nato perché Fermat, prima di lui, fra le altre, aveva ipotizzato alcune teorie senza riuscire a dimostrarle. Alcune di esse, infatti, le ha dimostrate, un secolo dopo, proprio Eulero.
Quindi E = ƒ (F) dove Eulero è funzione di Fermat. Questo avvalora il mio secondo teorema. Quello secondo il quale ogni essere vivente è nutrimento di altri, ed alcuni di noi siamo anche il completamento di altri. Così il tosaerba non può essere nato prima dell'erba, come la cornice non può essere nata prima del quadro, come un bambino non può essere nato prima di chi l'ha generato, come l'uovo non può essere nato prima della gallina che l'ha partorito, come un'idea non può essere nata prima di chi l'ha avuta. Come...
"Fermati. Ho paura di quello che stai per dire, perciò non dirlo. Piuttosto, quando dici che alcuni siamo anche il completamento di altri, parli anche d'amore, vero? Come quel puzzle che si chiude più in fretta di altri perché i pezzi s'incastrano magicamente da soli e, se non ci fosse un disegno guida e quei pezzi fossero tutti bianchi come silenzi, non cambierebbe nulla, perché, tante volte, la parte è anche il tutto."
Girando il suo Earl Gray con latte, le faccio cenno di sì.
"Cosa cerchi per completarti?"
"Jeanne", le rispondo appoggiando il cucchiaino.
Sorridendo dice: "tu però non sei Modigliani..." e, senza sorridere, "perché proprio Jeanne?"
"Perché lei oltre a completamento intellettuale era anche nutrimento, ed anche perché il senso della vita è il senso che le dai".

[1.12.2013]

 
 
 

arturo

Post n°9 pubblicato il 11 Luglio 2014 da lupopezzato

 

T

i succede di ritrovarti in una storia che sai sarà dispari perché ci sono donne che in termini sociali sono troppo distanti da te e ti obbligheranno a nascondere i tuoi sentimenti. Un diritto che non avrai. Come il Mandingo che non poteva riscattarsi dalla condizione di schiavo perché lui era e restava solo un oggetto di piacere, ed io che non ho mai avuto le palle, glieli ho sempre nascosti i miei sentimenti. Fu in quelle volte nelle quali riempivo le sue solitudini che m'innamorai di lei. Da una parte solo sesso, dall'altra anche amore. E lei godeva. Non solo fra le cosce ma anche nell'anima. Mai però che se ne fosse chiesta il perché e continuai a farla godere fino a quel giorno in cui mi buttò via. Bastò un istante. Un filo rotto e diventai spazzatura. In fondo ero solo un vibratore e per default non potevo avere un cuore.