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Creato da lupopezzato il 13/11/2008
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Il fucile di Hello Kitty

Post n°458 pubblicato il 14 Marzo 2011 da lupopezzato
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I

mmagina non ci sia il paradiso. Prova, è facile nessun inferno sotto i piedi. Sopra di noi solo il cielo. Immagina che la gente viva al presente, immagina non ci siano paesi. Non è difficile. Niente per cui uccidere e morire e nessuna religione. Immagina che tutti vivano la loro vita in pace. Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo. Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno. Immagina un mondo senza possessi. Mi chiedo se ci riesci, senza necessità di avidità o fame. La fratellanza tra gli uomini. Immagina tutta le gente condividere il mondo intero. Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo. Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno.

Imagine

Il mondo è sempre uno John, siamo noi che continuiamo a dividerlo e la cosa più stupida è che ne andiamo perfino orgogliosi. Ognuno nel suo recinto a sventolare la sua bella bandierina. Sai John mi è difficile immaginarlo il mondo che dici tu. Sarebbe un mondo senza stupidità e quindi un mondo disabitato dall’uomo. Ah, io penso che ci sia solo un’arma i cui proiettili quando ti arrivano al cuore ti aprono un sorriso enorme. Si chiama ingenuità.

 
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Innovascion

Post n°457 pubblicato il 09 Marzo 2011 da lupopezzato
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C

on Antonello da Messina m’inviti a nozze. E’ uno dei pittori che amo di più e se il sorriso della Gioconda rappresenta un mistero, che dire del sorriso e dello sguardo della sua Annunciata? C’è dentro una donna. Interamente donna e contemporaneamente femmina. Che poi sia anche una santa che cambia? Secondo me, al di là delle ipocrisie, non c’è nessuna controindicazione. Quel quadro rimane uno dei più belli che abbia mai visto. Antonello inoltre lo considero un precursore. Un artista 500 anni avanti agli altri. Se guardo al suo San Sebastiano non posso non notare che è stato lui l’inventore dei boxer elasticizzati che sono anche i miei preferiti. E se guardo a San Gerolamo Nello Studio mi viene subito da pensare che l’idea dell’IKEA sia nata da quel quadro. Quello studio in legno tutto in 6 metri quadri che te lo porti a casa e te lo monti tu.

 
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Revoluscion

Post n°456 pubblicato il 08 Marzo 2011 da lupopezzato
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N

ulla di nuovo, di diverso e di costruttivo. Se provassimo a fare un bilancio il saldo sarebbe negativo. Non è una festa ma la solita commemorazione. Discorsi vuoti ed ipocriti nei riguardi di quella che innegabilmente è la figura centrale dell’universo. Quella che mette al mondo. Senza di lei col cazzo che staremmo qui. Perfino la Bibbia, suo malgrado, non è stata capace di imbrogliare le carte. Come la scienza, ha fatto a meno del maschio usando al suo posto lo Spirito Santo ma non ha potuto fare a meno di farlo partorire da una donna. Il messaggio, c’è poco da dire, era chiaro. Sul pianeta non c’era un solo maschio degno di essere il padre del Bambino e poi, se anche ci fosse stato, il maschio era già fin troppo arrogante e pieno di sé. Eheh, immagino se ci avesse messo pure il seme. Meglio non pensarci. Con lo Spirito Santo ed una donna si andava sul sicuro. In un tramonto che ha il colore di uno spritz nessun progetto che ristrutturi quel mondo del lavoro che è stato disegnato dal maschio per il maschio e nulla nemmeno nel sociale. Niente che possa dare alla donna la possibilità di non dover considerare, quasi sempre, la gravidanza come un limite o una scelta di vita. La donna continua ad essere sfruttata facendole passare per emancipazione l’osso che si butta al cane.

La convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne è stata adottata dall'Assemblea Generale dell'ONU il 18 dicembre 1979 ed è stata ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985. E’ stata firmata ma non ratificata dagli USA. E’ stata firmata e ratificata invece dalla Cina. Non è stata nè firmata nè ratificata dal Vaticano. In termini politici firmarla significa approvarla, ratificarla significa averla resa riferimento legislativo nel proprio paese.

 
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Evoluscion

Post n°455 pubblicato il 07 Marzo 2011 da lupopezzato
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A

pprendo da una recente indagine che la popolazione globale del pianeta è di sette miliardi di individui così distribuiti:

il 13% parla cinese; il 19% è cinese; il 33% è di religione cristiana; il 51% vive in aree urbane; il 40% lavora nei servizi e l’82% è analfabeta.


E’ quello spietato 82% che stimola qualche riflessione. Una sull’enorme quantità di gente che viene manipolata mediaticamente ogni giorno. Un’altra riflessione mi conferma che non siamo mai usciti dal medioevo e che telefonini ed iPod equivalgono ad altrettante icone di tipo rinascimentale confuse allora ed oggi per progresso civile laddove sono solo tecnologia. In fondo il fatto che l’82% della popolazione globale sia analfabeta non esclude che gran parte del rimanente 18% non sia ignorante. Caro Darwin, ci converrebbe ammettere che la nostra evoluzione
 è solo una ceretta. Ci siamo depilati, punto.

 
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Mimose.

Post n°454 pubblicato il 04 Marzo 2011 da lupopezzato
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U

n cielo grigio come l’asfalto. Ai lati della strada, di tanto in tanto, s’affaccia una mimosa che racconta una primavera troppo precoce per essere vera. Mi chiedo quale delle due  sia la più bugiarda: la mimosa o la primavera? Meno di un chilometro per capire che  le loro  sono voglie e non bugie.

 
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Algoritmi.

Post n°453 pubblicato il 21 Febbraio 2011 da lupopezzato
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U

scendo in compagnia delle proprie domande, succede di scegliersene una e di salutare le altre. La prendi. La porti al bar. Ordinate, vi sedete e ne parlate. La giri e la rigiri ma non ne vieni a capo. Sembra che non abbia una risposta ma, se fosse così, finiresti nel mistico. Meglio restare nei tuoi limiti di uomo accettando che la risposta c’è di sicuro ma sei tu che non ci arrivi, punto. La domanda è “quando ami, per te è prioritario amare o essere amato?”. Addolcendo il tuo caffè dici che le due cose non muovono l’altalena. Non spostano la bilancia. Un equilibrio apparente che però si spezza quando vuoi confrontare il tuo amore col suo e confondi la necessità col modo. No, non ne esci. La tua domanda capisce la tua difficoltà. Finisce di sorseggiare la sua cioccolata calda e decide di darti un aiutino. Riappoggia la tazza. Si alza, ti dice “fottiti” poi aggiunge “fanculo” e se ne va. Ora hai l’algoritmo. Tocca a te. Allunghi la mano. Prendi la sua tazza. Metti le labbra dove le aveva messe lei e ne sorseggi il fondo. Chiudi gli occhi e ti guardi dentro. L’ami uguale. Anche di più, malgrado il “fottiti” e il “fanculo”. Apri gli occhi. Col cucchiaino raschi le ultime tracce della sua cioccolata. Sorridi. Porti il cucchiaino in bocca. L’ami a prescindere.

 
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Fratelli di taglia

Post n°452 pubblicato il 18 Febbraio 2011 da lupopezzato
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V

a bè, a parte aver affrontato la storia in modo forfettario, la cosa che più mi ha fatto tenerezza nella ricostruzione fatta dal caro Benigni è stata quel suo affannoso sudare nel voler cercare a tutti i costi qualche motivo d’orgoglio della nostra italianità. Ne ha elencati molti di motivi. Alcuni condivisibili, altri meno ma comunque tutti inequivocabilmente appartenenti ad un passato abbastanza remoto. In poche parole possiamo essere orgogliosi del nostro passato. E’ il presente che ci fotte.

 
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Normale.

Post n°451 pubblicato il 12 Febbraio 2011 da lupopezzato
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D

opo tequila, limone e sale, ancora Messico. Nei luoghi come nei volti della gente. Cosa c’era di razionale? Sancho Sanchez spostò per l’ennesima volta il cristallo di rocca. Solo pochi centimetri ma era l’unica cosa su quella mensola che non riusciva ad avere un posto suo. Normale. Sancho Sanchez prese il sale, mezzo limone, il caballitos e la bottiglia. Si sedette pensando che quando non ti chiedi il perché delle cose è perché le stai accettando. Oppure perché le comprendi. Sul dorso della mano, un pizzico di sale.

 
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Sale, limone e tequila.

Post n°450 pubblicato il 30 Gennaio 2011 da lupopezzato
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A

gavio Moreira Ochana mise in un vassoio il barattolo del sale, mezzo limone tagliato fresco, un caballitos di tequila ed andò a sedersi sul divano. Distese le gambe sul tavolino davanti a sé. Poco dopo anche il pomeriggio, come un cane, andò ad accucciarsi sulle sue gambe. Stava per bussare sera. Agavio non aveva dubbi. L’amore era di sinistra. Ti può piacere un culo, un seno ma alla fine il corpo è solo una bottiglia. T’innamori di quello che c’è dentro e la bottiglia conta solo per fartela piacere e godere meglio. Come il bancomat che può influenzare un matrimonio ma mai l’amore. Cose diverse. Per Agavio non solo l’amore era di sinistra. Anche il bene e l’affetto. Non per nulla una madre ama a prescindere. E quando un sentimento è a prescindere è per forza di sinistra perché a prescindere tradotto in politichese significa non discriminando.
“Allora quel mia?”, chiese in modo provocatorio il pomeriggio diventato quasi sera. Gliel’aveva sentito dire giorni prima ad una ch'era distesa proprio su quel divano. Agavio, guadagnò tempo. Poggiò la mano destra sul mezzo limone e con la sinistra le mise un pizzico di sale sul dorso. Leccò il sale, poi si premette qualche goccia di limone direttamente in bocca ed infine bevve un sorso dal caballitos di tequila. Quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse ingoiò e finalmente rispose.
“Occhei, quel mia è sinonimo di proprietà ma più che amore, è gelosia.”
“La gelosia è di destra allora?”, fu la prima domanda della sera. Agavio mise un altro pizzico di sale sul dorso della mano destra. Leccò. Due gocce di limone premute direttamente in bocca. Un altro sorso di tequila. Non ci sarebbe mai stato un mondo tutto di sinistra. Come non avrebbe mai smesso di esserne geloso. Poggiò la testa, chiuse gli occhi e quando il sapore fu come avrebbe voluto che fosse, ingoiò.

 
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Cafè do Brazil

Post n°448 pubblicato il 29 Gennaio 2011 da lupopezzato
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A

furia di prendere parte a decisioni unilaterali come l’aggressione all’Afghanistan o all’Iraq facendole passare per missioni di pace laddove invece fiancheggiano atti di guerra oppure a furia di condividere esportazioni coatte di democrazie ridicole, fasulle  e soprattutto non richieste, si continua a cadere nella volgarità intellettuale del non accettare, nel completo disprezzo delle loro decisioni, la sovranità e l’autonomia decisionale degli altri.
Tutte le lingue sono diverse l’una dall’altra e nessuna è più bella di un’altra. Fra esse, una che amo in modo particolare, è il portoghese. La lingua della saudade. Una lingua che ha dentro di sé una straordinaria dolcezza musicale ma anche, in certi casi, una responsabile e seria onestà intellettuale:
"Trata-se de parecer juridico, fundado na interpretaçao soberana que a AGU realizou do Tratado Bilateral sobre extradiçao".

 
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Scétate scé

Post n°447 pubblicato il 24 Gennaio 2011 da lupopezzato
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P

arlare per messaggi è un linguaggio complesso ed allo stesso tempo raffinatissimo. Non è da tutti dire qualcosa che sarà ascoltata da 100 persone ma sarà compresa solo da quelle due o tre a cui il messaggio è destinato. Il mondo cambia in fretta e Washington anziché essere bocca stavolta ha dovuto essere orecchie. Di messaggi ne sono passati più d’uno ma il più forte è di sicuro quello relativo allo spazio che bisogna fare allo Yuan. Il ragazzino è cresciuto al punto da non avere più nessun timore reverenziale e vuole dare del tu al Dollaro. Non è un sogno ma una realtà che apre scenari impressionanti. Nei nostri salotti invece la cosa più seria di cui si parla è il bungabunga. Una faccenda di cui si occuperà nientemeno che il parlamento. In termini di contenuti, se il pianeta fosse un palinsesto noi saremmo il Grande Fratello.

paese mio che stai sulla collina,
disteso come un vecchio addormentato
la noia, l'abbandono, il niente son la tua malattia


 
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Il re è nudo.

Post n°446 pubblicato il 22 Gennaio 2011 da lupopezzato
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L

a fiaba narra di un re vanitoso e dedito esclusivamente alla gloria di se stesso. Un giorno arrivano nel reame alcuni truffatori che raccontano in giro di aver realizzato un tessuto così sottile e leggero da essere invisibile solo agli occhi degli stolti. Il re incuriosito, li convoca e poi affascinato da quel tessuto impalpabile chiede loro di realizzargli un abito. Una volta indossato, il re si accorge che neppure lui è in grado di vederlo ma preoccupato di non passare per stolto decide di fingere e si mostra entusiasta dell’abito. Anche i lecchini di corte lodano ed ammirano l’abito tant’è che il re decide di sfilare per le strade del reame di fronte ai suoi sudditi che, timorosi anch’essi di passare per stolti, applaudiranno a gran voce l'eleganza del loro sovrano. La penosa e squallida rappresentazione d’ipocrisia di massa verrà spezzata però dalla voce innocente di un bimbo che griderà "il re è nudo!"
Fine della fiaba. Morale? Solo due riflessioni. La prima è che nessuno potette vantarsi della triste fine di quel re che era nudo sì, ma la sua fine se l’era scritta da solo. Onestà avrebbe voluto invece ammettere che alla sua crescita fino al trono avevano contribuito sia i lecchini di corte che gli stessi avversari politici che tutto il gregge dei suoi sudditi perchè, in parti uguali, ne avevano riconosciuto ed omologato una statura regale inesistente. L’altra riflessione è la più amara. Il re è morto da solo. Autoestinto e perciò nessuno avrebbe potuto cantarne vittoria perchè nessuno era stato in grado di spodestarlo, perciò se il grido di quel bimbo tagliava in due la storia di quel paese, era anche evidente che politicamente ad un nulla che moriva c’era un altro nulla che ne avrebbe preso il posto.

 
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Ermete (2 di 2)

Post n°445 pubblicato il 20 Gennaio 2011 da lupopezzato
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S

ei anni prima, Ermete trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi all’Outlet. Comperava il giornale, passeggiava per i viali. Guardava le vetrine. Le merci. Curiosava. Fumava il sigaro. Guardava la partita alla tv. Prima di tornare a casa mangiava un trancio di pizza accompagnato da un bicchiere di birra alla spina da 20 cl. Quel pomeriggio si sollevò dal divano e corse in bagno. Ancora una volta aveva sentito quella frase che gli procurava conati di vomito. La frase, sempre quella “ho dato lavoro a migliaia di persone”. Mentre vomitava, pensava che anche lui, operaio ormai in pensione, avrebbe potuto dire “ho fatto arricchire decine di potenziali pezzenti”. Poi ripulendosi le labbra con un fazzolettino di carta, pensò che gli operai oltre ad essere persone serie, hanno poco tempo da dedicare alle puttanate. Devono produrre ed ora gli avevano ridotto anche le pause e le difese sindacali. Uscì dalla toilette ed entrò nel bar. Chiese un caffè. Tornò col pensiero al bravo padrone, a quello che aveva detto di aver dato lavoro a migliaia di persone. Girando lo zucchero nella tazzina pensò che a quel padrone sfuggiva che è il lavoro che produce ricchezza ed è con il lavoro dell’operaio che si produce impresa. Bevve ed uscì. Imboccò uno dei viali esterni, accese il suo sigaro e riflettè sul fatto che lui, con il suo lavoro, si pagava lo stipendio, le ferie, la malattia, la pensione e come se non bastasse, da buon padre di famiglia e sempre con il suo lavoro, pagava anche le attrezzature dell’impresa, i materiali, i fornitori, le auto di servizio, i manager, le poltrone nella stanza del padrone, i suoi viaggi, i suoi avvocati, le sue barche e perfino i regali per le sue amanti. Alla fine è sempre con il lavoro dell’operaio, pensò Ermete sedendosi su una delle panchine di legno del viale  che si paga tutto. L’operaio lavora e produce ricchezza e la produce soprattutto per gli altri visto che lui resta operaio. Si guardò le dita ingiallite che tenevano il sigaro e seguì il filo di fumo che andava verso il cielo. Sì è vero, pensò Ermete, l’operaio però va in paradiso. Sorrise. Pure il padrone ci va. Sono altri paradisi i suoi. Paradisi fiscali. Aprì la mano. Guardò i suoi calli e la falange che mancava al suo mignolo. Pensò alla villa che avevano sequestrato al suo padrone alle Bahamas. L’indomani sporse denuncia reclamando il suo diritto su quella villa. In fondo era anch'essa frutto del suo lavoro.

 
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Ermete (1 di 2)

Post n°444 pubblicato il 20 Gennaio 2011 da lupopezzato
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E

rmete stava leggendo il giornale disteso su una sdraio a bordo piscina e fumava il sigaro quando gli si avvicinò un tizio con un panama bianco in mano.
"Scusi, vorrei fittare la villa per la festa di nozze di mia figlia. Devo parlare con lei?"
"Si accomodi", gli disse Ermete, ripiegando il giornale e facendo segno alla sedia.
Poche parole. Le condizioni erano tutte nel contrattino prestampato che Ermete gli porse. Poi si alzarono. Fecero il giro della villa. Parlarono tanto ed anche di sé. Alla fine, davanti ad un bicchiere di thè freddo, il tizio chiese ad Ermete come avesse potuto un operaio comperare una villa come quella alle Bahamas.
"Lavorando per quarant’anni", rispose Ermete.
"Allora gli operai italiani guadagnano un mucchio di soldi", replicò il tizio.
Ermete sorrise ma non raccontò al tizio dal panama bianco che dopo sei anni dalla sua denuncia, il giudice gli aveva dato ragione ed aveva trasferito la proprietà della villa a lui ed a chiunque altro avesse presentato gli stessi titoli per rivendicarne il diritto. Intanto che altri si facessero avanti, Ermete si era trasferito alle Bahamas e per pagarne le spese, fittava la villa per feste e festini. Salutò il tizio. Chiuse il cancelletto della villa e camminò guardando le agavi.

 
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Wall Street

Post n°443 pubblicato il 17 Gennaio 2011 da lupopezzato
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P

er Thu Mhi Fai c’erano solo due modi di ragionare, coi fatti o col culo. Da sportivi o da tifosi. Si parlava dei loro paesi, gli unici che in quel momento contavano al mondo. Le disse che la bilancia commerciale della Cina, ad esempio, aveva un saldo attivo nei confronti degli USA di oltre 250 miliardi di dollari. E questo era un fatto. Come pure, più di un quinto del debito estero degli USA era tutto nelle mani della Cina. Non sono tantissimi 850 miliardi di dollari ma erano pur sempre il 20% del debito estero di quel paese. Anche questo era un fatto. Sarah Fors cercava foto sul web disinteressandosi di quanto Thu Mhi diceva, ed anche questo era un fatto.
“Devi poi sapere - continuò lui - che nelle casse della banca centrale cinese ci sono riserve valutarie per oltre 2850 miliardi di dollari ovvero un quarto delle riserve di tutto il pianeta. Anche questo è un fatto ed il mio paese è arrivato a tanto senza fare ricorso ad atomiche, Vietnam, Iraq, Afghanistan e discorsi ipocriti sul rispetto dei diritti umani. Discorsi fatti troppo spesso proprio da chi su quest’argomento dovrebbe avere il buon gusto di zittire. Anche questo è un fatto ma quello che più dovrebbe colpire è che la Cina è cresciuta sino a diventare la prima democrazia e la prima economia mondiale grazie ad un comunismo sano e mai rinnegato.”
Sarah, continuando a scaricare foto, gli chiese di grattarle il culo. Lui lo fece con le unghie ed usando la mano a mò di ragno.
“Vedi – continuò Thu Mhi – è il nostro comunismo il fatto su cui bisognerebbe riflettere soprattutto nel momento in cui, e sono decenni, l’occidente continua a collassare su se stesso e ricorre sempre di più allo Stato ovvero alle tasse ed al cittadino ed anzichè procurargli benessere sociale continua ad impoverirlo salvaguardando soltanto la ricchezza ed il potere delle caste ovvero quell’economia di tipo medievale su cui si regge.”
Aveva un gran bel culo Sarah Fors. Sodo e scolpito nel marmo. Stava bene sia con i pantaloni che con le gonne. Senza, stava ancora meglio. Era sempre elegante, attiva e concreta e sapeva amare. Di bello, aveva tante altre cose Sarah Fors, ed anche questo era un fatto.
“Ora che tipo di lettura – continuò Thu Mhi – vogliamo dare al fatto che la classifica Ocse-Pisa sui risultati di apprendimento nei licei di tutto il mondo dice che per la prima volta nella storia, i licei di Shanghai hanno conquistato il primato assoluto. Lo sai, non do mai molta importanza alle classifiche ma condivido quello che ha detto Obama ‘chi vince a scuola oggi, vincerà la competizione economica del futuro’. Aggiungerei che è sempre stato così. Nei paesi seri la scuola entra nei piani d’investimento e mai nei tagli. La scuola è il futuro di un paese e non il suo freno. Mi spiace ma  la sfida è già finita. Il mio paese ha vinto.”
“E’ questo che ti interessa? Che il tuo paese abbia vinto? Sei tifoso?”, lo inchiodò Sarah.
“No, al contrario. Ho detto ‘mi spiace’ perché quando c’è qualcuno che vince significa che ci sono altri che perdono ed il patriottismo non mi appartiene perché è la peggior forma di sottocultura e freno allo sviluppo che si possa immaginare. Tutto l’occidente, tesoro, si vanta ancora della caduta del comunismo. Della vittoria del capitalismo. I fatti dicono il contrario. Il mio paese lo dimostra. Il capitalismo è morto e se vuole resuscitare ha un solo modo. Quello che ha sempre utilizzato. Mettere mano alla forza. Mano alle armi. Nel capitalismo, l’operaio resta un pupazzo a cui metti in mano il giravite affinché procuri potere e ricchezza alla casta o il fucile affinchè con la scusa della patria difenda la ricchezza e il potere della casta. Anche questo è un fatto.”
“Quanto tempo serve all’individuo per acquisire consapevolezza, Thu Mhi?”
“Quanto tempo? L’orologio è qua dentro”, le rispose togliendole la mano dal culo e battendogliela piano sulla pancia.

 
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Prima-vera

Post n°442 pubblicato il 16 Gennaio 2011 da lupopezzato
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I

l rosso del tramonto era filtrato dal fumo acre e nero che si sollevava dalle auto e dai bus che un po’ ovunque, venivano consumati dal fuoco. Gli venne in mente la primavera del Botticelli. Questa la chiamarono di Mirafiori. Un nome come un destino. In molti avevano sottovalutato i segnali e gli sviluppi cui avrebbero condotto certe politiche e così le città e fabbriche bloccate, le università occupate ed i trasporti paralizzati furono soltanto un effetto. Le due classi fondamentali di ogni paese produttivo ovvero gli operai e gli studenti, come accade sempre in certe primavere, decisero non solo di occupare il paese ma di riprenderselo. Diceva I. Penz che un paese appartiene a chi lo produce ovvero agli operai, ed a chi lo fa sognare ovvero agli studenti. Gli altri sono solo accessori. Importanti anche ma non fondamentali. Quella primavera, come l'influenza di stagione, si diffuse rapidamente e considerò prioritari non gl’ipocriti festeggiamenti di una unità che non aveva nulla di credibile quanto la necessità di ridiventare paese e democrazia. Il paese tornò nelle mani di chi lo produce e di chi lo sogna ed i fiori avevano un altro colore.

 
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tic tac

Post n°441 pubblicato il 01 Gennaio 2011 da lupopezzato
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P

ause. Vuoti da riempire. Situazioni occasionali. I baci, le carezze, i contorni della pelle e gli abbracci e le risate. Le parole sussurrate. Quelle dette con il cuore. Spazi. Vuoti che si riempiono di fiori. Di tovaglie apparecchiate. Di riviste e di giornali. Di creme e di maskara. Di rossetti. E di pinze e di pinzette. Ed ancora, dopobarba e poi lamette. Il coltello per il pane. I cucchiai e le forchette. Tante cose che ci riempiono la vita. Com'è vuota quella stanza, cos'aspetti ad arredarla?

 
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Ragù di pesce.

Post n°440 pubblicato il 01 Gennaio 2011 da lupopezzato
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C

oncordo con Google, in termini di pensiero ipocrita, siamo ancora nel MMXI perché ci disgustiamo della mancata autorizzazione all’estradizione di Battisti e non ci disgustiamo delle autorizzazioni a procedere regolarmente negate dalla camera. L’obiettività è come il ragù di pesce. A chi piace col peperoncino ed a chi senza. Io, col peperoncino. Poi, per tenere sempre evidenziati i sapori, cozze e vongole le faccio aprire separatamente. Filtrandone i rispettivi sughi. Il terzo sugo lo ricavo schiacciando le teste dei gamberi. Olio, aglio, vino bianco e gambi di prezzemolo. Le foglioline le uso mixandole col filetto di pesce. I tre sughi separati mi servono per preparare il ragù. Si ricomincia. Olio e aglio. Tolgo l’aglio, aggiungo le seppioline. Man mano che asciuga allungo con i tre sughi. Aggiungo i pomodorini ed il peperoncino. Aggiungo poi il trito di pesce e prezzemolo. Assaporo di sale. Alla fine aggiungo le cozze e le vongole sgusciate, e i gamberi. Ancora un minuto e unisco la pasta. Una spruzzata di prezzemolo e buon appetito. Ah, buon anno.

 
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Algido Moreira

Post n°439 pubblicato il 30 Dicembre 2010 da lupopezzato
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X

abo Algido Moreira ogni mattina, svegliandosi, ripensava al giorno prima. Come guidare con gli occhi nello specchietto retrovisore. Un oggi che era il copincolla di ieri. Xabo fotocopiava giorni algidi dove tutto restava fermo. Congelato.
“Chi sei?”
“E’ questo il punto. Non lo so. Di sicuro non sono quello che vorrei essere.”
“Puoi farci nulla?”
“No.”
La strada cominciava a scendere. Abbassò la frizione. Mise a folle. Gli piaceva lasciarsi portare dal suo pickup. Una decina di chilometri in leggera discesa. Quanto avrebbe risparmiato? Fece un conto rapido. A mente. Meno di 20 centesimi. Svoltò a destra e si trovò ad un posto di blocco che non aveva mai incontrato prima.
“Chi sei?”
“Ancora?”
“Cosa porti?”
“Veramente…”
“Quanti siete?”
“Sono…”
“Un fiorino!”
Era finita la discesa. Inserì la quarta e sorrise pensando che il modo migliore di prendere la vita forse era proprio quello. Per il culo.

 
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2+2

Post n°438 pubblicato il 10 Dicembre 2010 da lupopezzato
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S

u certe amicizie non era necessario leggere documenti segreti. Bastava fare 2+2. Come feci più di un anno fa. Comunque qualcosa comincia a muoversi e quando quel qualcosa sono gli studenti, bisogna farci attenzione perché essi sono un potenziale sui generis. Non hanno nulla da perdere. Non hanno ancora un lavoro, non hanno ancora una famiglia. Hanno solo qualche sogno e voglia di futuro. Guai a toccargli quelle due cose. Guai a mettergliele in discussione. Basta guardare cos’hanno fatto in Francia e cosa stanno facendo in Inghilterra. Altri popoli. Mica come noi dove si può scioperare ma senza creare fastidio, dove si può manifestare ma tutti bravi ed ordinatamente in fila. Altri popoli. Anzi, loro sì che sono popoli. Noi, soltanto gregge.

 
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