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lode a mishima e soprattutto a masakatsu

Post n°442 pubblicato il 24 Novembre 2010 da mabell77
 

Il 25 novembre 1970 lo scrittore intellettuale pazzoide giapponese yukio mishima (con l'accento sulla prima I) poneva fine alla sua esistenza attraverso la caratteristica arte dell'Harakiri. E già questo di per sé sarebbe motivo sufficiente a spostare la giornata contro la violenza sulle donne ad altra data e a fare spazio in questa data alla giornata a favore del suicidio premeditato.

Ma la storia di come questo suicidio avvenne è una storia tutta da raccontare.
Dunque mishima aveva fondato un esercito privato per la difesa dell'imperatore e condannava il rifiuto alla guerra sancito dalla costituzione giapponese (e imposto dagli Usa).

Il 25 novembre Mishima e suoi soldati fecero irruzione in una base militare brandendo una Katana. Legarono il generale e gli ordinarono di far schierare tutti gli uomini sul piazzale. Il generale eseguì.
Mishima voleva parlare ai soldati, convincerli a ribellarsi agli americani e a tornare a combattere per il proprio imperatore dio. Dopo il discorso si sarebbe suicidato insieme al suo braccio destro ed amante Masakatsu Morita con il rituale del shinju, cioè il doppio suicidio d'amore, tipico epilogo dei drammi d'amore giapponesi. Inutile commentare.

Gli altri tre scagnozzi protestarono perché anche loro volevano suicidarsi, ma Mishima chiese loro il sacrificio più grande: continuare a vivere. I tre accettarono loro malgrado. Ripeto: inutile commentare. Del gruppo faceva parte anche un certo Chibi Koga, maestro nell'arte della katana.

Mishima, che aveva previsto tutto nei minimi dettagli (aveva anche comprato le garze da infilarsi nel culo per evitare sgradevoli uscite di budella durante il suicidio) dimenticò di portare con sé un megafono. Quando uscì sul balcone per arringare i soldati si trovò di fronte poliziotti, elicotteri, giornalisti, curiosi, un sacco di gente, perché nel frattempo la notizia della sua irruzione nella caserma aveva fatto il giro del Giappone.

Insomma, mishima parlava ma le parole si udivano appena, coperte dal frastuono degli elicotteri e delle pernacchie dei soldati, che di rimettersi a fare la guerra contro gli americani non ci pensavano manco per niente. Mishima finì il suo discorso e rientrò nella stanza del generale constatando il fallimento della sua missione. Ora aveva un motivo un po' più valido per compiere l'insano gesto.

Si tolse la giacca mettendo in mostra il suo torso palestrato, estrasse la sciabola e se la infilò nel petto. A questo punto il rituale prevedeva che masakatsu lo decapitasse immediatamente per evitare che sul viso apparissero smorfie di dolore poco dignitose. Ho detto che è inutile commentare.
Masakatsu colpì una, due, tre volte, ma non riuscì a staccare la testa del suo amante. Il coglione. Allora s'avanzò Chibi Koga, il maestro, che strappò la katana dalle mani del masakatsu e completò l'opera. Mishima era andato, ora toccava a masakatsu. Ma il poveretto proprio non ci sapeva fare con le lame. Provò ad infilarsi la spada nel ventre ma a farlo senza forza né convinzione ti fai solo male e non muori. Ci pensò ancora quel gran bastardo di Chibi Koga, che l'imperatoredio lo abbia in gloria, a risparmiare a masakatu l'onta del fallimento facendogli saltare la testa con un solo fendente secco.

Questa è la storia di come Yukio Mishima si tolse la vita esattamente 40 anni fa. Adesso potete commentare.

And the radio plays: "la morte è insopportabile per chi non riesce a vivere; la morte è insopportabile per chi non deve vivere: lode a Mishima e a Majakovskij, tu devi scomparire anche se non ne hai voglia e puoi contare solo su di te"

 

 
 
 
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