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mala_spina
   
 
Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

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Post n°225 pubblicato il 09 Aprile 2014 da mala_spina
 

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A StregaM0rgause

Dietro ogni tua parola, che mi arrivava per vie insolite come una dono del cielo, c'eri tu, poiché in ogni tua parola "impegnavi" la tua persona.
E fu bellissimo leggere i tuoi pensieri, il dialogo che intrattenevi con te stessa sullo sfondo di mille mondi immaginari, mille personaggi incastonati in un quadro di senso che erotizzava ogni ipotetico sguardo.
Ti ho conosciuta realmente prima attraverso la tua voce, la tua risata...poi... ti ho anche vista senza veli, o meglio con il velo del tuo corpo che anteponevi tra ciò che eri e quello che volevi dire.
Ti ho conosciuta mia adorabile strega e mi sono perduto in te, come già "prima" nelle tue parole.
Dove sta la differenza? Non lo so.
E' che mi sono sentito morire quando hai tolto l'account!

Damien (F.Z.)

Questo è il post che ho letto giorni addietro, Damien, per caso.
Non ne sapevo nulla, perché non torno mai nelle virtualcase che abbandono.
E'stato scritto un anno fa, all'incirca, ed è l'ultimo in quel networkStregas dove ci siamo conosciuti.
Tolsi l'account il giorno dopo al nostro incontro reale- ma questo già lo sai- 
Forse ora, a distanza di tempo, è giusto che io ti dica il perché, dato che sono sparita in toto dalla tua vita cancellandoti dalla mia mente. Con scarso successo devo dire.

Intanto, tra le mie frequentazioni virtuali, tu sei l'unico che ho voluto conoscere realmente: da subito, da quando ho cominciato a leggerti, la curiosità- e una indefinibile tenace attrazione- mi hanno spinto verso di te, verso il tuo mondo così diverso dal mio.
Abbiamo cominciato a scriverci : tu eri un uomo, l'ho capito subito, non un ragazzo.
Un uomo che sapeva accarezzare con le parole; mi hai coinvolto talmente da indurmi a uscire dal web- la prima e unica volta- per conoscerti. Il destino ci mise la mano perché dovevo venire nella tua città: e ci incontrammo.
Non so se il fatto che fosse Verona la tua città abbia influito sulle decisioni celesti, fatto è che ci demmo appuntamento in piazza Bra, davanti all'Arena.
Seppi subito che eri tu l'elegantissimo uomo, in un completo grigio e camicia /cravatta dell'azzurro degli occhi, che si guardava intorno con ansia circospetta.
Così feci il giro dell'anfiteatro- tu mi aspettavi da Via Mazzini- e ti arrivai alle spalle:
-Ciao Damien...sei bellissimo- ti dissi, la mano sulla tua spalla.
-Morgause, Enri, che sorpresa...- rispondesti dopo un attimo, il tempo di riprender fiato.
Certo non ti aspettavi di trovarti di fronte una "sciattona" in jeans, giacca di pelle con frange che ha visto i suoi giorni migliori al tempo di zia Wanda, anfibi ai piedi e capelli arruffati, perché da una giovane donna che scrive d'eros ci si aspetta una certa qual femminile piccante eleganza. Ma volevo che mi conoscessi...al mio peggio, credo.
Autodifesa, chissà.
Ci siamo abbracciati, dopo un attimo di esitazione.
Il tuo odore, Damien...

Poi mi hai guardato: visti e presi come si dice, praticamente stavamo di già facendo l'amore con gli sguardi e i gesti; ma tu eri imbarazzato , insicuro, mi guardavi in uno strano modo; abbiamo camminato sul LungAdige e parlato, parlato, io appesa al tuo braccio nel tuo calore.
Verona mi apparve rossa nel tramonto, segno infausto di sangue sulle mura scaligere.
Non mi accorsi neppure di quel che mangiavo a cena ...dopo ti ho preso per la mano, come se già fossimo amanti , e siamo andati all'albergo che avevo prenotato, costoso, in netto contrasto con il mio aspetto.
-Non pago io- ti dissi laconica e con questo mi parve di averti raccontato tutto di me.
Poi abbiamo fatto l'amore: Damien, non te l'ho mai detto, mi è mancato il tempo, ma è stato come me l'aspettavo, perfetto.
Anche io ora non so se erano le tue mani o le tue parole a mandarmi in paradiso, quelle che mi mormoravi mentre mi stavi dentro, sopra, intorno...ma ti assicuro che in paradiso ci sono arrivata parecchie volte e anche tu te lo ricordi vero?
Il tuo corpo percorreva sul mio sentieri che pareva conoscere alla perfezione, tanto che mi trovai a pensare:
-Possibile che le parole scritte conoscano il segreto del cuore del Drago, la conoscenza carnale perfetta?-
Era come se dentro di me tu avessi abitato da sempre : non avrei più voluto lasciarti andare via.

Ma non era cosa per nessuno di noi due e lo sapevi.
Ti ho guardato dormire, sapessi per quanto.
Poi mi sono assopita incollata al tuo corpo, a seguirne con il mio le sporgenze e le rientranze, avvolta dalle tue braccia, quel riparo dalle tempeste che ho sempre sognato.
Quando ti ho sentito scivolar via da me, piano, ho capito che te ne stavi andando.
Mi si è spezzato il cuore ma ho premuto le palpebre forti sugli occhi fingendo un sonno profondo, mentre pensieri confusi mi si affannavano in testa:
-Fermalo, è lui quello giusto, i miracoli non si ripetono...ma lascia perdere, non si costruisce sulle rovine, crolla ogni cosa, non regge, non lo rivedrai mai più, apri gli occhi, apri gli occhi...-

-No, lascialo andare-

Così sono rimasta immoblie, mentre tu ti chinavi su di me per baciarmi in fronte, sul naso, una spalla mormorando:
-Ti telefono, ti scrivo- e qualche cosa c he non ho capito.
Poi sei uscito dalla stanza. Allora mi son lasciata scivolare nel calore della tua impronta così vicina ancora al mio corpo avvolta nel lenzuolo che sapeva di noi, e ho aspettato il giorno, con gli occhi spalancati nel buio.

Il resto l'hai immaginati, vero Damien?
Il mio numero di cellulare scomparso, mails che ti ritornavano, fino a che non mi hai scritto più.
Non c'era storia per noi, tu avevi una vita già ordinata, valori solidi, io ero e sono una zingara del cuore.

Ma ora, a distanza di tempo, voglio che tu sappia che sei stato unico per me.
Chi lo sa, forse mi leggerai, anche se qualcuno mi ha appena detto che sei sparito dal web.


StregaM0rgause

 
 
 

*L'Impronta-Capitolo X: FINE**

Post n°224 pubblicato il 24 Marzo 2014 da mala_spina
 

impronta

 

-Ma lei l’ha mai vista quell’impronta?- continuò implacabile Sarah
-Io no ma qualcuno giura che a volte  appare sul muro, nitida, il palmo di una mano insanguinata di  donna. Però una volta, tanti anni fa, l’ho vista lei, la dama in nero che camminava proprio là, sulla sponda del lago: guardava verso Urquart e cantava una strana canzone;  ma forse è stata la nebbia non so, la conoscete vero la leggenda?-
-No, me la  racconti, per favore- intervenni io, mentre tutto nella mia mente si confondeva, passato e presente in un unico film.
-Beh  tanti secoli fa queste terre erano dei Macleod; un certo membro del clan, Malcolm... però lo stesso nome del giovanotto che lei ha incontrato qui, che strano... incontrò una bellissima naufraga che pare venisse dalle Orcadi, una maga o una principessa e se ne innamorò alla follia. Ma la cosa non piacque a sua moglie che la fece uccidere insieme al marito fedifrago, gettandone i cadaveri nel lago. Da allora lei vaga sul Lock alla ricerca dell’amato.

Esiste però un’altra versione: che fu Malcolm stesso  a pugnalare  Roxane, pare si chiamasse così , per gelosia, c’era un altro uomo nella vita della sua principessa e che  fu lei stessa a gettarsi nelle acque nere per sfuggirgli.
Ora tornerebbe  per cercare non Malcolm, ma quell’altro. Anche di fronte a Urquart è stata vista....-

Qualche cosa dunque era trapelato da quella dimensione spazio-temporale dove avevo rivissuto la mia vita precedente come Roxane; ma  chi era l’uomo con cui avevo fatto all’amore nella torre?
-Mi scusi, dall’altra parte della strada non c’è un piccolo cottage abitato ancor oggi se non dai Macleod da qualcun altro?- continuai
-Un piccolo cottage? E’ un palazzotto in rovina, sinistro, che appartenne proprio al clan fino al 1700 circa. Andate a vedere, basta seguire il sentiero, là, vedete...-

Ringraziai e tirandomi dietro Sarah riluttante  mi diressi verso il luogo indicatomi dal vecchio.
Infatti  alla fine di un sentiero accidentato sommerso dalle sterpaglie in mezzo a boschi di faggi e lecci mi apparve una costruzione ormai in rovina ma che doveva essere stato un palazzo lussuoso,fino a  tre  secoli prima.
Sarah rimase senza parole,  poi mormorò:
-Che mi venga un colpo,  ora ho paura, andiamo via, non mi piace questa storia...-
ma io non l’ascoltai  e mi inoltrai tra  quelle rovine aperte al cielo: improvvisamente ebbi la visone di porte di quercia, arazzi, tappeti e per terra una donna  seminuda rossa di sangue che  fluttuava come se fosse in una bara d’acqua: Roxane  era lì con me, ma non con il gelo della morte, il terrore della fine che avevo già provato.
Al contrario mi sentii avvolgere da una gran pace, una sensazione bellissima..

impronta

-Dio mio Fede ti risenti male? che strana espressione hai, andiamo via, chissà chi era l’uomo che hai incontrato alla torre, ha visto una bella ragazza e ti ha fatto uno scherzo fantasioso non c’è che dire ma in Scozia siamo fantasiosi e amiamo i misteri. Qui è tutto abbandonato, fa venire i brividi questo posto-

Mentre Sarah parlava io sentivo distintamente Roxane cantare:
-Oltre i confini del potere umano
una goccia d'inferno,un dono strano...
Gelsomino, viola, caprifoglio, fieno appassito
l’odore dell’amore...amami...-

E sapevo che non era Malcolm che cercava ma Glemnar, quel Glemnar che anche oggi riempie la mia vita. Fede e Roxane  sono una persona sola, è sicuro.
Mi inoltrai per le stanze in rovina senza ascoltare la mia amica quando ad un certo punto  il vento mi portò ai piedi un vecchio foglio di carta da disegno ingiallito  e appallottolato.
Lo aprii e pur confuso mi apparve il mio ritratto,  uno di quelli disegnati da Malcolm.
Chiamai Sarah con il cuore in gola e glielo mostrai.
-Ma non si vede niente, è solo un vecchio pezzo di carta pasticciato...-

Allora capii che era tutto inutile:  la mia amica come quasi tutti gli umani non aveva il dono della Vista, non avrebbe mai potuto sollevare quel velo tra i mondi che per me era proiezione  naturale della mente anche se dolorosa.
Sospirai:
-Dopodomani parto, portami a rivedere Urquart,  è vicino-

Lei  brontolando contro l’umidità e il freddo della sua terra nonché contro le zingare visionarie come me  mi accontentò.
Ormai stava scendendo la sera  e mentre ci avvicinavamo a quel che restava del famoso castello vidi tra la nebbia distintamente una giovane donna in nero, alta e sottile che guardando  le antiche pietre gettava nell’acqua gelida del Lock di Ness dei fiori; udii distintamente le sue labbra  pronunciare un nome: Glemnar.
Mi accorsi che lo stavo invocando anche io, muovendo appena le labbra.

Immaginai che lui la stesse aspettando in quella camera magica che sarebbe stata loro per sempre.
Malcolm mi aveva ritrovata attraverso i secoli ma io, come Roxane gli aveva predetto, non sarei mai stata sua, se non per un saltuario incontro,forse...

-Andiamo Sarah, ora torniamo a casa; hai ragione tu, tutto, anche l’impronta è stato frutto della mia immaginazione. Sai come sono, mi basta una scintilla per accendere un fuoco, pr rivivere storie.
Ne scriverò un racconto prima o poi-
-Bene, ora sì che ci capiamo; torniamo a Inverness, ho voglia di un  doppio whisky, liscio e bello robusto...-


FINE

 
 
 

*L'Impronta-Capitolo IX:Fede ritorna alla realtà**

Post n°223 pubblicato il 23 Marzo 2014 da mala_spina
 

federico bebber

 

Per alcuni secondi mi parve ancora di sprofondare nelle acque gelide, mentre  la gola si chiudeva al respiro in quel buio così denso da parere una  coltre pesante e bagnata; infine un lampo più forte degli altri mi riportò alla realtà: fuori il Moray Firth rumoreggiava in tempesta e io battevo i denti percorsa da brividi di febbre come scariche elettriche.

Chiusi gli occhi, appoggiando la testa al muro, sapevo  quello che mi stava succedendo: il freddo, l’umidità della Torre dove avevo incontrato Malcolm Mcleod mi avevano procurato una recidiva di quel male oscuro  che mi porto dietro  da anni, di origine sconosciuta alla medicina odierna. Pregai che Sarah tornasse presto, ero confusa, la gola riarsa, mentre nella mente  ripassavano le immagini  di Roxane, di Glemnar, delle Orcadi, di Faenrir,  del Serpente sacro, di Malcolm...Malcolm,  gli avrei raccontato  come andò veramente la storia del suo antenato con la sacerdotessa misteriosa, mi avrebbe creduta?

Qualche cosa mi sfuggiva  ma  ora volevo soltanto  trascinarmi fino al letto.
Fortunatamente arrivò Sarah che mi sistemò  tra le coperte e chiamò un collega del vicino Ospedale: sapeva che cosa fare  per  curarmi e io caddi in un sopore languoroso interrotto solamente da dolorosissimi colpi di tosse.

E sognai di  Glemnar, mi rividi far l’amore con lui mentre  gli occhi di brace di un lupo ci osservavano, poi lo udìì chiamare il mio nome, Roxane,  la sua morte , il viaggio spaventoso per mare  e l’arrivo qui da Malcom.

-Se anche Malcolm  ha la vista come ti ha detto doveva sapere come andarono veramente le cose...solo non pensava che tu saresti stata capace di arrivare così lontano, non sapeva...-
Questa era la voce di Roxane, beffarda, cattiva, sarcastica:
- Mi avrebbe ucciso, Fede, ti ucciderà se lo incontrerai-

Urlai e spalancai gli occhi su  Sarah che mi guardò spaventata,  mentre ripiombavo nel mio ipnotico sonno.

Nei miei agitati  sogni  convulsi di visioni  perdute tra il presente e  il passato  vidi anche Malcolm morire due settimane dopo Roxane tra tormenti atroci  per la ferita alla spalla, procurata dal  morso della donna, che si era infettata;  udii voci concitate mormorare che si trattava certamente  del morso di un  lupo, che la strega era scomparsa  e che la  Mcleod tower e Urquart erano  maledetti .
E    compariva spesso Roxane che vestita di nero sulle acque del Lock o sulle sue sponde  mormorava quella strana ossessionante cantilena:
-Oltre i confini del potere umano
una goccia d'inferno,un dono strano.
Gelsomino, viola, caprifoglio, fieno appassito
l’odore dell’amore...amami...-

Ricordo il viso preoccupato di Sarah accanto al mio fino fino a che, all’improvviso, così come era venuta, la febbre mi abbandonò lasciandomi  debole ma pienamente cosciente con un unico desiderio: ritrovare Malcolm nel mio tempo; dovevo capire chi era veramente, chi ero ed ero stata io, il ricordo dell'incontro alla Mcleod Tower  mi ossessionava ogni giorno di più ora che ero tornata nel mondo reale.

Era trascorsa una settimana da quando avevo incontrato il mio uomo scozzese sulle rive del Lock, ora  dovevo tornare là.  Quando lo dissi a Sarah dapprima si rifiutò di accompagnarmi poi, al solito, di fronte alla mia caparbietà si arrese dicendo:
-Va bene, del resto nel sonno hai detto tante di quelle cose strane  come se stessi rivivendo in giorni perduti  nei secoli, che ora son curiosa anche  io  e ansiosa di dimostrarti che la tua mente ti ha giocato uno dei suoi scherzi, sempre che  una settimana fa in quella maledetta torre  sia successo solo quello che mi hai raccontato...- concluse guardandomi con inquietudine.
Non risposi  e ci preparammo a tornare sul Lock di Ness.

Non sapevo nulla di Malcolm, non ci eravamo scambiati nessun numero di telefono, c’era solo tra noi quell’appuntamento in sospeso e disatteso una  settimana prima. L’avrei ritrovato in qualche modo? Nella mente vorticavano immagini confuse  e il desiderio di rivederlo   si confondeva con una strana  inquietudine: sapevo che Roxane non mi aveva abbandonato, stava dentro di me, era me anche se ora taceva.
La giornata era triste, grigia e ventosa, in macchina io tacevo cullata dal chiaccherio continuo di Sarah che si preoccupava perla mia salute.
Mi pareva di essere sola in un deserto di sterpaglie  nel vento con in mano la bussola del mio destino.
E quella bussola girava vorticosamente, senza respiro.

Arrivammo alla Macleod Tower: vidi subito i cambiamenti avvenuti in una settimana; intanto l’ingresso era stato chiuso completamente, quindi era davvero impossibile ora  penetrare all’interno e i cartelli di divieto d’accesso si erano moltiplicati.
Alcune pecore pascolavano sul prato erboso intorno ai ruderi e vicino al lago.  C’era un uomo anziano seduto su di un masso intento a  intagliare con attenzione  un bastone di nocciolo, senza dubbio il padrone del gregge, quindi un abitante del posto.
Ci avvicinammo e  chiesi quando  era stato  impedito del tutto l’accesso , mi rispose:
-Tre o quattro giorni fa, c’era sempre qualcuno che nonostante il precedente  divieto entrava e saliva fin lassù; il rischio che tutto gli crollasse addosso stava diventando reale  e la Contea ha provveduto-
-Mi scusi lei conosce  un certo Malcolm Mcleod?- intervenne  Sarah con decisione.
-I Macleod sono migrati in America nel secolo scorso e qui non è mai più tornato nessuno di loro che io sappia, almeno-
- Impossibile, una settimana fa io sono salita in cima a questa torre e lì ho incontrato un certo Malcolm Mcleod che mi ha detto di esserne il proprietario; portava con sé una grossa cartella da disegno,  forse l’avrà notato, sarà venuto altre volte...-
-Guardi, qui di  pittori e gente che disegna ne son sempre  arrivati moltissimi, fino a che si poteva entrare nella torre, per il panoramo che si ammira dal famoso balcone dell’Impronta. Lo conosce vero?-
Un brivido mi percorse, l’impronta apparve nitida nella mia mente, quell’impronta di Roxan che era stata l’inizio di tutto.

(Continua)

 
 
 

*L’Impronta- Capitolo VIII: Spiriti inquieti**

Post n°222 pubblicato il 20 Marzo 2014 da mala_spina
 

impronta

Gina Higgins-American noir


-Glemnar, non mi lasciare più, senza di te io non sono niente, non amo Malcolm, lui è solo un mezzo lo sai...-
-Lo so, tu mi hai richiamato dall’oltretomba con la forza del tuo desiderio, ora staremo  per sempre insieme, te lo giuro, non hai paura vero?-
-Con te nulla temo, io sono tua, lo sono dall’inizio del tempo e lo sai...tu mi proteggerai sempre-
Allora udii il vento soffiare più forte, l’acqua rumoreggiare come se il Lock volesse salire fino lìe le nostre parole si confusero con il mormorio dei  biancospini incurvati dal vento e con gli ululati dei lupi; le braccia del mio re mi stringevano mentre il serpente sacro sorridendo ci avvolgeva.

Poi mi parve di risvegliarmi da un sogno; ero sdaiata nuda sulla pietra, bagnata  dall’aqua che copiosa scendeva dal cielo.

Ora sapevo che il mio tempo mortale stava per finiree che Malcom sarebbe stato l’artefice di quella fine.

Le visite di Roxane ai ruderi di Urquart  diventarono  sempre più frequenti: i contadini la vedevano correre per i boschi e lungo la riva del lago con i capelli al vento e il lungo mantello svolazzate, negli occhi una febbere che la divorava.
Qualcuno si spinse fino ai ruderi  per scoprire  che cosa mai ci fosse lì di tanto importante per la “strega”; ma fuggì terrorizzato da strane voci e rumori  che interpretò come segni demoniaci: del resto i resti del castello erano aperti ai venti e completamente disabitati tranne che da pipistrelli e rapaci notturni.
Così in breve nessuno si avvicinò più a Urquart, tranne Roxane.

Poi anche Malcolm venne a conoscenza degli strani pellegrinaggi di Roxane a Urquart  e la gelosia iniziò a divorarlo: pensava che, invaghitasi di qualcun altro, lo andasse ad incontrare tra i ruderi. Conosceva gli appetiti  della donna e gli parve di impazzire.
Così decise di nascondersi intorno alla  torre  e di seguirla, doveva sapere.
Dopo vari appostamenti riuscì nel suo intento;  Roxane correva lungo la riva del lago, lui la seguì nascondendosi nella fitta boscaglia che lo costeggiava.
Vide il suo amore  inoltrarsi tra i ruderi e poi sparire  improvvisamente.
Aspettò un poco poi fece lo stesso e si trovò di fronte la grande porta di quercia e ferro.
Restò  immobile stupito e incredulo: non ricordava di averla mai vista prima eppure conosceva Urquart fin da ragazzo. Cercò di aprirla, tutto inutile.
Allora  si mise  ad ascoltare attraverso lo spesso legno e credette  di impazzire quando udì la voce di Roxane:
-Amore mio, conto i minuti lontano da te, nel suo letto penso a te, lui mi accarezza e sono le tue mani che sento ... fammi l’amore, ti prego ti prego...-
Nessuna risposta, solo l’ululato del vento, il rumore del lago e uno strano brusio.
E ancora:
-Tienimi stretta Glemnar, amore mio...voglio venire con te, se i nostri Dei hanno deciso che dobbiamo rimanere  qui, in questo lago, e loro con noi ..allora uccidimi, portami con te-

Poi  udì distintanmente il grido di piacere di Roxane, quel grido che conosceva così bene.
Malcolm fece un balzo indietro: ma chi era l’amante di Roxane di cui non udiva la voce? Di quali Dei parlavano?  e perché i suoi colpi ripetuti alla porta rimanevano senza risposta?
L’antico orrore del Demonio si impossessò di lui: la donna di cui era innamorato fino all’ossessione era una Strega e lo tradiva con un amante contro cui  ogni umano era impotente.
Fuggì a precipizio verso la torre: lì avrebbe aspettato Roxane  e l’avrebbe uccisa.
Sì, se  lei non poteva essere sua nessun altro l’avrebbe avuta, uomo o demone.
Mano a mano che il tempo passava  il mostro della gelosia lo divorava, fino a renderlo schiumante di rabbia, fuori di sé.

Finalmente udì i passi della donna salire leggeri la scala, poi Roxane si inquadrò nera come la tempesta  di fronte a lui che accovacciato accanto al  fuoco la guardava, la bocca contorta in una smorfia di rabbia e dolore
-Sono venuto fino a Urquart e ti ho sentito; dimmi Roxane chi è il tuo amante?-
-Glemnar, re delle Orcadi, lo era da molto prima che ti incontrassi – rispose gelida la donna
-Glemnar è morto tempo fa  per mare-
-Non ho detto che il mio amante sia vivo -mormorò lei.
-Tu fai all’amore con il Demonio strega, avevano ragione il prete, mia moglie, i contadini, tutti mi hanno messso in guardia contro di te-
E si alzò in piedi, il pugnale alzato nella mano destra, gli occhi folli di gelosia.

-Tu vuoi uccidermi, ma non ci riuscirai- e  Malcolm  mi vide mutare, gli occhi farsi rossi come quelli del lupo sacro, i canini allungarsi, la bocca stendersi in  una morsa terribile nel digrignare dei denti.
Faenrir e Miogarosormr erano con me, mi avrebbero accompagnato alla fine.
-Io  andrò da Lui e dai miei dei a modo mio, tu ...nulla puoi contro di me, Malcom Macleod-
L’uomo fece per colpire  ma una forza terribile gli bloccò il braccio prima che la lama mi squarciasse il petto; allora  mi avventai contro di lui con un balzo animalesco e gli morsi una spalla staccandogli un pezzo di carne che sputai lontano da me con disgusto.
Ero ancora in parte umana...
Poi  mi pulii il sangue dalle labbra e dal mento con una mano e lo guardai con odio.
Malcolm urlando per il dolore  retrocesse fino al muro   fissando incredulo la profonda ferita da cui sgorgava sangue in abbondanza.

Con un balzo fui sul balcone, poggiai la mano insanguinata sulla pietra  perché restasse il segno del mio passaggio, quel segno che avrei ritrovato, poi puntando l’indice contro di lui urlai:
-Noi resteremo  qui per sempre nel Lock  e sulle sue rive... spiriti inquieti;  siamo legati ad un’unica catena, io rivivrò per cercare Glemnar e tu me , fino alla fine dei tempi.
Ma  non sarò mai tua, il destino si ripete come in una eterna partita  a scacchi-
Detto questo  mi lasciai cadere all’indietro nelle  acque gelide del Lock senza un grido.
La tomba liquida  mi ricoprì ...quel gelo terribile, quel buio...

In spazio e tempo diversi eppure paralleli le urla di Malcolm, gli ululati dei lupi e infine il freddo della tomba di Roxane scossero Fede  che si risvegliò urlando dal suo sonno febbricitante.

(continua)

 
 
 

*L'Impronta- Capitolo VII: Urquart **Per adulti

Post n°220 pubblicato il 15 Marzo 2014 da mala_spina
 

impronta

 

Lo accolsi perché quello era il mio  destino e perché i miei sensi dopo  aver assaggiato l’odore della morte ora cercavano il sapore della vita.
Malcolm non si perse in tenerezze, strappava e lacerava  mentre nel mio corpo rivivevano  per magia le carezze  dell’ultima notte trascorsa insieme al mio re, quando Lui mi portò in quel  paradiso dei sensi che solo  a una Regina è concesso.
Eppure il piacere arrivò improvviso a distendere sui miei occhi un velo rosso, ad aprire la mia bocca in un grido: era  la vita che tornava.
Sapevo che lui era solo uno strumento per la divinità, un umano che per la prima volta si trovava a banchettare con il corpo di una affascinante sconosciuta di cui intuiva il mistero: e questo lo intrigava e incendiava ancora di più, se fosse stato possibile.

Malcolm era un uomo dei suoi tempi: non aveva la regalità di Glemnar nè la  sensibilità che al mio re venivano da un popolo antico, da  quegli dei che ancora, a sua insaputa  e nonostante il cattolicesimo, gli scorrevano nel sangue.  Lui era stato ed era la mia Ombra e la mia Luce, il complice di un delitto, il sangue mescolato alla mia stessa vita in un cerchio che non si sarebbe mai spezzato, per l’eternità,  ne ero sicura.
Ora lì, vicino a me, morto non-morto mi aspettava, ne intuivo la presenza nella voce cupa del lago.

Quando Malcolm mi prendeva  con quella violenza che gli era naturale verso ogni donna
io pensavo a Glemnar, a quel figlio che  volevamo e che i miei  dei avrebbero fatto sovrano  di un piccolo regno  che dalle Isole del buio  si sarebbe esteso alla Britannia tutta.
Ma  all’improvviso avevano deciso diversamente  e il mio ventre restava sterile al seme di Malcolm.
L’uomo intuiva che  gli  nascondevo gran parte della mia vita precedente all’arrivo a Inverness ma  nonostante il desiderio  mi temeva e non osava domandare di più. Gli bastava possedere il mio corpo, a modo suo mi amava  di un amore possessivo che stava diventando ossessione.
Lo sapevo ma non facevo nulla  per staccarlo da me, lui era il mio Destino.
Prese a trascorrere sempre più tempo nel mio letto alla torre, incurante  delle deboli proteste della moglie, una  donna ormai sfiorita che lui aveva allontanato anche dal giaciglio coniugale e del prete suo confessore che gli rimproverava  quel pubblico adulterio, consumato oltretutto con una strega, che taleormai mi consideravano gli abitanti di quei luoghi.

Si facevanoil segno della croce quando mi vedevano vagare lungo le rive del Lock per poi bagnarmi nel lago incurante dell’acqua gelida, mormorando  sempre la stessa cantilena che era una invocazione magica e appassionata per lo spirito di Glemnar:
-Oltre i confini del potere umano
una goccia d'inferno,un dono strano...
Gelsomino, viola, caprifoglio, fieno appassito
l’odore dell’amore...amami...-

Gli dei tacevano, pareva mi avessero abbandonato.

Ma una notte, una delle poche in cui Malcolm non  era venuto da me,  presa da una strana inquietudine  mi affacciai  al balcone sul Lock e vidì alla  mia sinistra  lungo la sponda una luce brillare tra le rovine di Urquart; era questo un antico castello, già postazione romana, caduto in rovina,  distante dalla Macleod Tower circa un chilometro. I suoi ruderi affondavano nelle acque profonde.
Quella luce tremolante mi attirava inesorabilmente: allora seppi che Glemnar era vicino con il Lupo e il Serpente: non mi avevano abbandonata, erano tornati da me.
Esultai.
Allora alla luce di una luna che inondava  di bianco ogni cosa correndo attraverso i boschi raggiunsi Urquart.
 
 Arrivai all’antico castello affannata, avevo risposto al richiamo prepotente  di quelle pietre.
Mi inoltrai tra le rovine, vagai ansiosa fino a che non mi trovai di  fronte una porta stranamente indenne di legno e ferro, pesante, chiusa. Per terra, ai miei piedi, vidi la chiave, rifulgeva come se fosse di prezioso  metallo.
Mi inginocchiai per prenderla e fu allora che udii vicino un lupo ululare, mentre una carezza  lunga  e gelida mi attraversava il corpo: i miei dei erano tornati da me lì, sul Lock di Ness, come mi avevano promesso.

Entrai e mi trovai  dentro una stanza circolare, probabilmente l’antica cappella del castello. Sull’altare in pietra arenaria disposto al centro vidi la mia ciotola sacra, quella che avevo perduto nella tempesta quando dalle isole del buio ero fuggita in balia del mare infuriato.
La ciotola era piena d’acqua piovana, visto che la stanza aveva per tetto il cielo.
Cespugli di biancospino, il fiore sacro ai miei dei, crescevano qua e là, tra massi rovinati e piante selvatiche.
Mi inginocchiai,  accarezzai con timore  il vaso sacrificale che attraverso misteriose divine vie tornava a me e l’innalzai al cielo pregando: non so per quanto resti lì con il fiato caldo di Faenrir il Lupo a riscaldarmi il corpo mentre il Serpente mi avvolgeva nelle sue spire morbide, passando  e ripassando in lenta carezza.

Poi udii la voce che tanto amavo come un sospiro vicino al mio orecchio:
-Roxane, eccomi, sono tornato, amore mio, finalmente...-

E mi ritrovai  tra le braccia di Glemnar...mi abbandonai a lui, in silenzio, con il desiderio che mi divorava il ventre.
Ora eravamo finalmente liberi da tutto e da tutti.
Ancora una volta il suo mantello rosso fu giaciglio alla nostra passione ritrovata.

Sapevo che lui non era reale, ma le sue mani lo erano sul mio corpo, il suo sesso che cercava imperioso il mio  era di un vero uomo: mi stese sull’altare e mi fu sopra, le labbra a divorarmi la bocca, le braccia a stringermi con la passione di un tempo.
Fu allora che come un lampo mi arrivò netta la visione  del mio corpo che galleggiavo nel Lock tra le acque gelide e seppi che il mio destino stava per compiersi; ma poi tutto si annullò nella gioia immensa  di aver ritrovato Glemnar, qualunque fosse la sua forma ora.

(continua)

 
 
 
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