Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

*Prada** Epilogo -Per adulti

Post n°240 pubblicato il 25 Settembre 2014 da mala_spina
 

prada

Annick Bouvattier- Féminitudes


La settimana scorsa decisi di farmi un super regalo, un paio di sandali color turchese di Prada; ho una vera passione per i sandali allacciati alla caviglia, con il tacco alto e sottile, possibilmente di marca prestigiosa e di conseguenza costosissimi.
Concluso l’acquisto, li volli indossare subito, ma andavo di fretta tanto per cambiare, e il mio equilibrio su quei trampoli era alquanto instabile.
Arrivata nel portone di casa quasi di corsa scivolai sul pavimento lucido; mi ritrovai a terra, con un gran dolore al ginocchio sinistro e il palmo delle mani rovinato e sanguinante.
Mi sentii sollevare come fossi una ragazzina gracile da due braccia robuste e mi trovai di fronte il viso preoccupato di Paolo , che arrivato nell’ atrio per uscire mi aveva trovata gemente stesa a pelle di leone.
-Ma come hai fatto a cadere, sono questi tacchi, magari correvi, andiamo, ti accompagno a casa-

Come fummo nel mio appartamento mi fece accomodare sul divano, poi chiese dove fossero disinfettante e garze e con una delicatezza infinita cominciò a ripulirmi, prima le mani, poi il ginocchio; si accorse che a mezza coscia mi si stava formando un grosso livido e ci passò sopra la mano, come per farlo sparire.
Stava con il capo chino e io mi accorsi di quanto fossero fitti i suoi capelli, che avevano qualche striatura bianca e mi sorpresi a desiderare di infilarci dentro le dita.
Sospirai piano, quando la mano mi accarezzò la coscia; anche lui si accorse che qualche cosa era improvvisamente cambiato tra noi.
Alzò lo sguardo dritto nei miei occhi, poi mi toccò con dolcezza il viso e i capelli, e… suonò il suo cellulare.
Il momento magico era passato; si alzò:
-Ciao,Laura, si, sto arrivando; comincia tu, ho aiutato Fede che è caduta, si, anche io, a presto-
E poi:
-Fede, allora noi domani partiamo per l’Elba, torniamo tra una settimana-la voce era incerta mentre io pensavo che ero una maledetta stupida, mi ero scordata che era sposato? Non avevo mai infranto la regola numero uno, prima d’ora; poco prima avevo appena rischiato di farlo.
-Ciao, Paolo, saluta anche Laura, io me ne vado a letto presto, mi fa male il ginocchio; anzi telefono a Fabiana che venga a dormire da me-
Ci salutammo così...oh, finalmente un poco d’aria, mmmm...che sonno...

Un odore penetrante di tabacco mi fa starnutire, mi sveglio, apro gli occhi e lui è qui, appoggiato alla ringhiera, Malboro tra le dita , che mi guarda dormire.
- Che ci fai qui, Paolo?-chiedo -non dovevate tornare domenica?-
- Infatti sono solo, ho dovuto far una salto in studio, Giacomo  (il socio) non trovava dei documenti ( bugia, bugia, bugia)-
Ora lo guarda, eccome, il mio corpo nudo: non si muove, ma mi accarezza tutta con gli occhi; anche io resto immobile, trattenendo il respiro, mentre l’eccitazione mi sale dentro, in onde concentriche, sempre più ampie.
Poi spegne la sigaretta, mi prende per le spalle e mi fa alzare: rimaniamo uno di fronte all’altro per un attimo poi gli getto le braccia al collo lui mi stringe contro di sè e mentre ci baciamo con violenza, solleva con forza il mio sedere verso il suo grembo; io gli stringo i fianchi con le gambe in una mossa a tenaglia e lo sento premere, esigente.
Mi spinge contro il muro.
Sento il rosso caldo del desiderio scorrere tumultuoso nelle arterie.
Lui geme, mentre all’orecchio gli soffio quanto lo voglio.

Con un colpo mi entra dentro :
-Sapessi quant’è che mi immagino di scoparti, dalla prima volta che ti ho visto sul terrazzo, ti ricordi? Fede, ti ricordi?-
Non posso rispondere, sto per venire, lo voglio, tu non esisti più e neppure sua moglie, ora ci sono solo una donna  e un uomo unici al mondo a fare l'amore.
Grido, a lungo, mentre Paolo si spinge sempre più a fondo, per finire in me con un lungo sospiro, come di liberazione.
Sono sconvolta, scivolo sotto di lui, entro in casa e mi butto sul letto.
Resta ancora appoggiato al muro per un attimo, poi mi segue, e si spoglia, si allunga al mio fianco e mi abbraccia.
Nessuno dei due parla, a che servirebbe?

Non so per quanto tempo restiamo così, in silenzio, i nostri corpi lucidi di sudore emanano l’odore dolceaspro del sesso goduto appieno.
-Paolo, facciamo una doccia-dico io
-Si, credo proprio sia necessaria, sono a tappeto, non ho più l’età per queste acrobazie,
colpa tua , erano anni che una donna non m’intrigava così-
Entriamo sotto la doccia, insieme: che meraviglia, l’acqua fresca sulla pelle infuocata, Paolo mi lava i seni, con lenti movimenti circolari; lo guardo negli occhi e lui:
-No, fai la brava, no, Fede-

Ma io non gli dò retta e intanto penso che mi sono sforzata davvero di esserti fedele, lo sono stata per un mese intero... poi...sì, Paolo è sposato , ho infranto la mia regola numero uno, non succederà mai più, è stata una eccezione.
Ma in fondo le regole sono fatte solo per essere infrante

FINE

 
 
 

*Prada** Prima parte-Per adulti

Post n°239 pubblicato il 24 Settembre 2014 da mala_spina
 

Prada

 

Sono gli ultimi giorni di un Luglio apocalittico, il primo che passo lontano dal mare: quanto mi manca.
L’unica consolazione è questa terrazza, vero gioiello del mio appartamentino all’ultimo piano di un vecchio palazzotto situato nel centro storico.
Per tutto l’inverno, la nebbia ha nascosto il sole facendomi rischiare congelamenti vari, ora , invece, mi pare di soffocare avvolta da un lenzuolo di perenne umida calura.
Il sottile vestito che indosso è bagnato di sudore: lo tolgo e rimango nuda, tanto so che i miei vicini, che occupano la terrazza confinante con la mia, sono fuori per una vacanza.
I miei vicini, Paolo e Laura; Paolo…
Mi alzo, per andarmi a bagnare alla piccola fontana che uso per innaffiare i fiori.
Mentre tengo sospesa la gomma sopra la testa guardo il panorama  oltre l’antica ringhiera di ferro: la cupola del Battistero e l’imponente sagoma del Duomo, accerchiate dai tetti rossastri delle case offrono una magica scenografia alla luce dei lampioni rossastri; più lontane spuntano le sagome delle antiche mura, e oltre, luccica il fiume, ormai ridotto a un quasi-rigagnolo.

Si, è una gran bella vista, ma non si muove un filo d’aria...

Quando anche i capelli sono fradici torno alla sdraio e mi abbandono, perdendomi nella contemplazione della boungavillea rosso- lacca che sono riuscita a trasportare qui e che mi ha invaso il terrazzo, sovrastando con il suo acceso colore gli altri fiori: pare di stare in mezzo a una fiamma che per fortuna non riscalda.
Chiudo gli occhi e mi prende improvvisa e violenta la voglia di fare l’amore.

Ma ti ho fatto una promessa, prima che partissi: ti sarei stata fedele, a qualunque costo, per tutto il periodo della tua assenza.
Solo che improvvisamente l’appartamento vicino al mio, sfitto da secoli, è stato occupato; da una coppia, Paolo e Laura appunto.
Tu eri appena partito quando li ho conosciuti e comunque con Paolo non c’è stato ancora niente, per ora.

Ripenso a questo ultimo torrido mese, a quello che è successo su questa terrazza.
Mi accarezzo con dolcezza il ginocchio sinistro ancora malandato e il livido bluastro sulla coscia mentre  i pensieri vanno e vengono, forse tra poco mi addormenterò, intanto mi perdo nel ricordo.

Tu eri appena partito e il caldo già imperversava, quando mi dissero che l’appartamento vicino al mio, sfitto da anni, era stato affittato a una coppia, che però l’avrebbe occupato non prima di settembre.
Ne fui felice, pensando che avrei potuto godermi il mio ampio balcone per tutta l’estate, senza il timore di essere spiata: infatti le ringhiere unite delle due terrazze formano un grande angolo ottuso, mandando a farsi benedire la libertà cui tengo tanto.
Appena arrivata nel nuovo appartamento ho collocato sul basso muretto che divide i due spazi contigui degli enormi vasi di fiori, in modo da avere un po’ di privacy, anche se minima ed evitare al mio adorato gattone troppi giri sui tetti vicini.
Così quella sera dei primi del mese, già afosissima, me ne stavo sdraiata come ora, nuda e bagnata d’acqua e di sudore ad aspettare un alito di vento che mi rinfrescasse; l’ultima cosa che ricordo, prima di addormentarmi, fu la coda del micione che spariva tra i due grossi vasi di ortensie.
Il miagolio del felino mi svegliò: aprii gli occhi e vidi il viso sorridente di un uomo spuntare tra i vasi. Stringendo tra le braccia la belva, con assoluta noncuranza per le mie nudità chiedeva:
-E’ suo questo?-
Balzai in piedi e afferrai un asciugamano, ma il viso del mio nuovo vicino - perché era lui- rimase inperturbabile: neppure un’occhiata alle tette o alle gambe, continuava a guardarmi in viso, porgendomi il gattone miagolante.
-Ma lei chi è?- chiesi, domanda pleonastica.
-Il suo nuovo vicino, tra poco arriva anche mia moglie, abbiamo deciso di anticipare i tempi, domani facciamo trasloco…-
-Bene, quando è così, venga- dico io, porgendogli una sedia- mi metto un vestito e facciamo conoscenza, visto che le nostre terrazze sono confinanti-

Chiaccherammo un po’ così mi accorsi che era meno giovane di quanto mi era sembrato tra le ortensie, sulla quarantina, molto alto e robusto, aveva un aspetto solido; nel viso segnato da qualche ruga spiccavano gli occhi, azzurri e mobilissimi; parlava pacatamente, con gesti misurati, disse anche, mentre io mi stavo liquefacendo, che quella era la sua città, e che tutte le estati erano così, lui non sentiva poi tutto questo caldo.
Mentre parlava accarezzava il gattone che beatamente dormiva sul suo grembo.
Nulla di sessuale scattò tra di noi, nessun mistero biochimico attirò i nostri corpi; di lì a poco conobbi anche la moglie, una ragazza sui trentacinque, piccola - faceva un certo effetto vicino a lui così alto- mora e carina, gentilissima.
Comunque, anche se un certo interesse l’avessi provato, l’avrei soffocato a tutti i costi, fedele al principio: “Gli uomini sposati sono off limits, mai essere sleali verso un’altra donna, costi quel che costi”.
Ma questo era un mese fa, il digiuno sessuale era appena iniziato, e poi…
I nostri rapporti divennero più stretti, spesso ci trasferivamo sulle rispettive terrazze per chiaccherare fino a tarda notte, cenavamo insieme, ci scambiavamo gli amici.
Naturalmente dovetti imparare a girare per la terrazza vestita, perché alcuni dei loro ospiti erano visibilmente intenzionati ad alleviare la mia solitudine - sapevano che ero temporaneamente libera e forse intuivano anche affamata- mentre lui non pareva affatto accorgersi del mio corpo.

Galeotto fu Prada, parafrasando il Poeta.

(Continua)

 
 
 

*La stanza dello scirocco**Per adulti

Post n°238 pubblicato il 12 Settembre 2014 da mala_spina
 

stanza dello scirocco

Alex Alemany:realtà scomposte

Caldo torrido, afoso, snervante, bagnato.
Caldo d'Africa, che sta di fronte alla mia isola, caldo di scirocco, vento misterioso, che porta con sé la sabbia rossa del deserto Libico.
Rumore di acqua che scorre nella grande vasca rivestita di ceramica azzurra sistemata sotto ad uno dei finestroni difesi da robuste sbarre di ferro seicentesche.
Guardo in alto: le antiche volti a botte costruite dagli architetti arabi tanti secoli prima esigono il silenzio; si dice che una tonalità di voce troppo alta potrebbe farle crollare.
Da quanto tempo sono chiusa in questa stanza, la più antica del nostro palazzo ormai in rovina?
Non lo so, nella mia mente c'è un buio ovattato, un muro di silenzio, raramente affiorano brandelli confusi di ricordi.

Allora rivedo la lama di un coltello e il rosso del sangue che mi ricopre, mentre urla spaventose che solo io riesco a udire percuotono i miei timpani; perdo conoscenza e quando ritorno in me mi ritrovo sdraiata sul pavimento di mattoni di questa stanza, la stanza dello scirocco.
I miei antenati , i principi di Falconara, la chiamavano così, perché qui si radunava tutta la famiglia nei giorni di caldo africano, i giorni dello scirocco appunto; si bagnavano nella grande vasca araba , poi sdraiati su divani e poltrone aspettavano, immobili, che dalle enormi tende di pizzo appese bagnate davanti ai finestroni arrivasse loro un soffio di vento fresco.
Ma lo scirocco non è mai fresco, anzi, con l'umidità delle tende, che non riuscivano ad asciugare, diventava ancor più caldo e insopportabile.

Così mi raccontava la principessa mia madre, ma quando? Non lo so, non la vedo da molto tempo, dal giorno in cui mi hanno chiusa qui sotto.
Sepolta viva.
Per me non ci sono comodità, niente morbidi letti o graziosi arredi, solo qualche sedia di vimini a pezzi, un tavolo e un lettuccio: sono in prigione, ma non so il perché, non lo ricordo.
A volte sento attutiti i rumori del palazzo in rovina, la voce alterata della signora madre che rimprovera uno dei pochi servitori rimasti.
Il mio unico ricordo chiaro è una data: 4 agosto 1858; forse in quel giorno sono scesa qui, per non tornare mai più nel mondo dei vivi.

E' notte, dal giardino incolto che circonda questo lato della casa, isolato dal resto della proprietà da alti muri, mi arriva un odore greve, untuoso e carnale, le zagare sono in piena fioritura, mentre alcune piante di rose, abbandonate a se stesse, stordite dai nostri lugli apocalittici, emanano intensi profumi che sanno vagamente di morte.
Mi sono appena bagnata nella vasca, ora sono qui, abbandonata su una grande sedia malconcia, il corpo nudo macerato dal caldo.
-I piemontesi forse sbarcheranno a Sciacca- di chi è questa voce di uomo, che mi fa balzare repentinamente verso la finestra?
Silenzio, le voci si sono spostate in un'altra stanza.
Mi avvicino a un vecchio specchio scrostato, che chiamo lo specchio magico, perché ha il potere di riportare alla mia mente sprazzi di ricordi.

Non riconosco mai la giovane donna riflessa.

I capelli lunghissimi e neri pesano sulle spalle, li sposto, per rinfrescarmi il collo.
Brillano nella scarsa luce gli occhi scuri, brillanti, dalle palpebre pesanti, spesso socchiuse.
-Occhi del diavolo- urla una vecchia voce sgraziata nella mia mente.
Mi chiudo le orecchie con le mani per non sentire.

I seni sono grandi, pesanti, lucidi di sudore; li accarezzo e una sensazione di piacere intenso mi assale, porto una mano al sesso e sospiro.
-Peccato- urla la stessa voce -Peccato mortale- sussulto, togliendo la mano di scatto e vedo una suora, brutta e vecchia, la bocca aperta nel grido, il dito grinzoso volto al cielo in segno di minaccia. Poi odo il fruscio di ampie gonne di seta sul pavimento,voci di uomini  e sento mani, che non sono le mie, a percorrermi il corpo:chiudo gli occhi, come è bello questo sogno, pare vero.
All'improvviso una lama di pugnale mi acceca con il suo splendore: urlo e abbandono lo specchio, terrorizzata.
Torno sulla sedia, mi lascio andare al caldo e alla notte siciliana, piena di odori e di profumi che mi fanno smaniare.
Ma stanotte una fame improvvisa mi assale, non di cibo, ma di un altro corpo che mi tocchi, che mi prema, che mi faccia cose che neppure so - ora i muri della mia mente si chiudono-

Torno di fronte allo specchio, questa volta non scapperò, urlate quanto volete,voci della mia mente.
Ma non sono io l'immagine sorridente riflessa, è quella di un giovane uomo nudo, alto, biondo,
di quel biondo normanno che risplende come oro antico: lo conosco, ne sono sicura; mi avvicino per stringermi a lui  ma bacio le mie stesse labbra , perché l'uomo è scomparso.
Sono sconvolta, il caldo opprime il respiro, guardo oltre le fitte sbarre della finestra: la luna è piena, ma sembra galleggiare in un mare di latte.

Sui monti lontani, oltre il muro, brillano fuochi sparsi: ma chi sono questi "piemontesi "?
I pensieri si affollano nella mia mente, il sangue scorre bollente sotto la pelle.
Sdraiata sulla sedia, mi asciugo il sudore tra i seni e poi lo sento: uno sguardo alle mie spalle che mi penetra  come una spada.
Ma chi può essere, solo la signora madre ha la chiave di questa stanza.
Volto all'indietro il capo sopra la spalliera, lasciando i capelli liberi, nel vuoto.
Appoggiato al muro, dietro di me c'è Giovanni, il marito di Isabella, mio cognato,il mio amore: lo riconosco, ma perché è qui? Se ne era andato, dove e per quale motivo? Non lo so , ma ora ricordo una fuga notturna e di nuovo tutto quel rosso sparso intorno a un corpo di donna scomposto come un fantoccio sul selciato.
Isabella che gridando vola dalla grande finestra come un angelo.
Poi la Signora Madre che urla:
-Puttana, tu hai assassinato tuo marito e tua sorella, tu, morirai sepolta viva-

- Giovanni...  sei tornato- mormoro, ma ora non è più Giovanni, scuro come me, è quell'altro, mio marito, biondo e ricciuto:
-Vieni- e gli apro le braccia.
L'uomo si avvicina, mi prende i capelli, avvolgendoli in una massa pesante e vi immerge il viso, mentre mormora- Consuela, sono tornato per l'odore dei tuoi capelli, non posso vivere senza di te-
Gli afferro le braccia e costringo le sue mani a scendere sui miei seni.
Li afferra con forza, gemendo.
Ora so che cosa devo fare, la mia fame si placherà, finalmente.

Lo scirocco sconvolge i sensi.
Lui percorre il mio corpo con sguardo avido, riconosco nei suoi occhi quella luce opaca eppure intensa.
Balzo in piedi e mi stringo a lui,  la bocca nella sua.
Me lo trascino addosso sul lettuccio e allora ricordo tutto, ricordo Ranieri, il mio giovane sposo, così biondo e luminoso, tanto quanto io  e  mio cognato siamo scuri, anime di tenebra.
E quando  tentai  di scacciarti dal mio letto per sempre, Giovanni, perché non volevo più vivere nel peccato, allora tu...
Il mio orgasmo è improvviso, lacerante, un'ultima spinta e scivoliamo nel vuoto del piacere, con un grido soffocato.

Ora devo pensare in fretta, ora ho  Ranieri addosso, è il 4 agosto 1858,  Ranieri che grida perché un pugnale gli ha perforato un polmone, grida perché non vuole morire, bagnandomi con il suo sangue.
Io sono pietrificata, mentre guardo Giovanni infierire su di lui e chiudo gli occhi, pregando:
 -No, no, no-
L'ultimo ricordo che ho è il suo  volto deformato dall'odio insieme alla certezza di volere morire
anch'io.
Ecco perché tiro fuori da sotto il cuscino il coltello da cucina che ho nascosto lì, non so più quando , e con forza lo pianto nel torace del mio  unico  amore, se ho fortuna gli spacco il cuore.
Ho fortuna: trafiggo cuore e polmone insieme, lo capisco dal gorgoglio del sangue che mi inonda il collo e parte del viso.

Ma questa volta i miei occhi sono aperti, così posso vedere lo sguardo di Giovanni:sorpresa e  dolore.
Mormora qualche cosa come -Perché? - e mi ricade addosso.
Lo scosto, mi alzo e vado all'antica vasca per ripulirmi di tutto quel liquido vischioso: l'acqua diventa color porpora.
Così se ne va anche il mio peccato, ora sono pulita.
Guardo verso il lettino: chi è quell'uomo nudo sdraiato sul mio materasso che si sta rapidamente tingendo di rosso?
Devo chiamare, dovrò gridare e se cadono i soffitti?
Ci penserò, mi risiedo sulla vecchia sedia, davanti alla tenda che lo scirocco gonfia, e ricomincio ad asciugarmi il sudore...

 
 
 

*Salon Kitty**Epilogo-PER ADULTI

Post n°237 pubblicato il 04 Settembre 2014 da mala_spina
 

salon kitty

 

La mia specialità, al Kitty Salon, è soprattutto la Love Dance, la Lap è solo preparatoria ad altri piaceri riservati a clienti danarosi e particolari, sia maschi che femmine.
Costo cara, molto cara, ma nessuno è mai rimasto insoddisfatto, dopo una Love.
L’idea è stata mia, l’ho presa da un filmetto di serie C: l’ho esposta ad Alberto, gli è piaciuta, facciamo a metà dei guadagni; per questo sto diventando una fanciulla  decisamente ben messa a danaro.

Funziona così: il cliente paga prima direttamente a Marco la somma pattuita e viene fatto accomodare in una piccola stanza, attigua alla mia, dove  c'è solamente  una sedia  e un piccolo tavolino.
Si  siede e viene  ammanettato al fondo della spalliera: niente mani su di me, solo gli occhi possono saziarsi  e qualche volta la bocca.
Mi avvicino, nuda, e  mi metto a cavalcioni su di lui poi  al solito ritmo ossessivo della Lap mi agito, in una perfetta simulazione dell’amplesso, accarezzandogli  con il sesso il grembo, più e più volte, facendogli balenare davanti agli occhi i seni pieni, stretti tra le mani; a volte gli permetto di succhiare per un secondo i capezzoli, mentre lo guardo fisso negli occhi.
E’ questo il mio piacere: in quegli occhi riesco a leggere più cose che se il cliente parlasse e quando arriva al piacere, oh, che sensazione di potere infinito e anche di tenerezza; per un attimo, poco prima dell’orgasmo, nelle sue pupille  scorgo un baratro, un vuoto assoluto, un annullamento totale, che mi affascina.

Per te Simone  la Love Dance sarà gratis, il mio regalo per i sogni che sai regalare a Margherita.
Sento dei rumori, Marco ti ha portato da me, la porta si richiude, con un rumore secco.
Eccoci qui, uno di fronte all’altro.
-Chi sei? e Margherita, che fine ha fatto?-
-Non saprei, non stava bene, ti scriverà, vedrai, io sono solo una ballerina di un certo genere, voglio molto bene a quella ragazza; per questo desidero farti un regalo, come si dice, gli amici dei miei amici sono i miei amici-
Mi guardi imbambolato, poi :
-Non ci posso credere, tu sei bellissima, e senza tacchi quasi abbordabile; vista  da vicino sembri  parecchio più giovane-
-Vieni Simone, ti chiami così vero? non aver paura, ti piacerà, siediti qui-

Ti tocco una mano e mi accorgo di desiderarti disperatamente, deve essere una faccenda biochimica di ormoni impazziti; comunque sia, Fede e Margherita stanno convivendo con difficoltà.
Mi guardi preoccupato, quando ti ammanetto, poi sorridi, il sorriso più bello del mondo.
Allora inizio la danza sul tuo grembo, rallentando i movimenti  fino a sfiorati lentamente con le labbra del sesso nudo: sei eccitato, non parli, ma mi supplichi con lo sguardo.
Ti porgo i  seni, fanne quello che vuoi, brividi di eccitazione mi percorrono, fino al ventre.
Tu sollevi il bacino, come a cercarmi, poi mormorando:
- Ma chi sei?- vieni con un gemito.
No, non finisce così, al diavolo le regole della “casa”, guardare e non toccare, nessun rapporto fisico con i clienti, ora non esistono più.

All’improvviso mi rendo conto di  desiderare che tu  mi abbracci e mi baci, ora sono Margherita, tutti gli uomini che ho avuto non sono mai esistiti.
Così ti tolgo le manette,ti faccio alzare e:
 –Spogliati-
Non te lo fai ripetere, ti porto verso il divano nell’altra stanza e mi sei sopra, entri dentro di me  lentamente, come  Margherita ha sempre sognato, mi abbracci, mi baci e continui a  chiamarmi con il suo nome, come una litania: in questo momento forse  hai capito tutto.
Quando   ti svuoti in me con un gemito non provo il solito violento orgasmo,  ma piuttosto un piacere lungo, che mi annulla, arriva fino alle parti più lontane del mio corpo, facendomi navigare in un mare di beatitudine infinita.
Intanto il telefono interno  continua a suonare, è di sicuro la voce del padrone, so anche  il perché chiama: ho trascorso  troppo tempo con un cliente, e poi, a pensarci bene è  davvero strano quel ragazzo con la T-schirt felina..
-Alzati, Simone , vattene, passa da questa porta, ti troverai direttamente fuori-
-Dimmi che sei Lei, ti prego, non lasciarmi così-

-Non sono Margherita, te l’ho già detto, io scrivo a malapena il mio nome, figurati, la ragazza invece è davvero brava, per quanto posso capire.
Spesso mi fa leggere quello che scrive, siamo molto amiche anche se può sembrarti strano; ti darà sue notizie, vedrai-
E lo spingo fuori in fretta mentre mi ricompongo.
Ora Alberto vuole entrare, gli apro, mi guarda sospettoso, mentre mi avvio al bagno; vuole sapere perché mi sono trattenuta tanto con te, gli rispondo che non ti riusciva di venire, e questo non va bene, il cliente deve uscir di qui soddisfatto; e poi Marco non gli ha dato i soldi? Anzi metà sono i miei (almeno in parte mi ritornano).
Poi:
-Non sto bene- dico-forse ho un po’ di febbre; stop clienti, per questa sera-

Devo andare a casa a scriverti una mail di scusa per il mancato  appuntamento; così ti chiederò se,  nonostante la mia assenza, ti sei trovato bene al Salon Kitty.

FINE

 

 
 
 

*Salon Kitty**Prima parte- PER ADULTI

Post n°236 pubblicato il 02 Settembre 2014 da mala_spina
 

salon kitty

 

-Fede, è arrivato. Ha cercato Margherita. Mi pare un timidone.Gli ho dato il tavolo proprio sotto la pedana, come volevi tu-
-Grazie Marco sono quasi pronta; per favore avvisa Alberto, che scenda a fare la parte dello zio, magari gli riesce anche bene-

Alberto è il proprietario del Salon Kitty, Marco è il suo factotum.
I miei rapporti d'affari con il boss sono molto stretti, del resto il Salon Kitty è per me un investimento assai vantaggioso.
 
Coperta solo da un  minuscolo tanga, una catenella d'oro intorno ai fianchi e due  ali nere tatuate sulle scapole esco nel piccolo corridoio che mi porta alla piattaforma di acciaio con un palo al centro: la mia arena per l'abituale Lap Dance.

Contemporaneamente attacca la solita musica ritmica e ossessiva, ma il tono è basso, da club raffinato, non da discoteca.
I tavoli più ambiti dai clienti del Kitty sono quelli sotto la pedana: il motivo è ovvio.
Non guardo in basso, so che tu sei lì, tra quei visi dall'espressione famelica rivolti verso di me.
Allungo le braccia all'indietro, afferro il palo e contemporaneamente mi curvo in avanti , aprendo le gambe: facendo roteare i capelli guardo sotto di me: eccoti, nel tavolo che ti ho fatto assegnare, la fotografia non mentiva.
Mi accorgo che non sei un ragazzo, ma un uomo, con i capelli castani, scompigliati e uno strano sguardo, lievemente strabico, che ti rende irresistibile.
Sei alto, scivoli in avanti sulla sedia mentre mi guardi, sbalordito.
Non eri preparato a questo, lo so.
Tu sei venuto qui per incontrare una gentile ragazza, Margherita, conosciuta in rete, che scrive  poesie e racconti di terre magiche odorose di spezie, studentessa universitaria iscritta alla facoltà di lettere.
Margherita, per racimolare qualche soldo, in alcuni giorni della settimana dà una mano come cameriera  allo zio che possiede un club privato lussuoso, questo, il Salon Kitty.

Ti chiami Simone e sei un poeta. Vi siete incontrati per caso , internauti vaganti, lei si è innamorata delle tue parole anche quelle banali delle mails che avete cominciato a scambiarvi, nelle quali il sesso è del tutto escluso; tu parli di quanto ti piace il mare e lei sente le tue mani accarezzarla.
L'uso sapiente e forse involontario che sai fare della scrittura ha conquistato la ragazza e tu ti sei sentito attratto e lusingato dall'ammirazione di quella giovane e romantica donna.
Così, quando ti ha proposto di conoscerti, hai accettato, anzi l'idea del Salon Kitty ti ha intrigato, non credo tu fossi mai entrato prima in un locale del genere.

Però, vedi Simone, poeta evocatore di sogni amorosi, Margherita non esiste, è una creatura virtuale, Margherita sono io, una ballerina di dubbia moralità che si esibisce tre sere alla settimana in questo locale nella Lap Dance, che stai vedendo, e a richiesta e su congruo compenso anche nella Love Dance, che vedrai tra poco te lo prometto.
Probabilmente, in questo momento, non stai pensando alla romantica studentessa, vero?
Forse non ti chiedi neppure quando arriverà, infatti ci ha pensato Marco a dirti che ha avuto un contrattempo e che sarà qui tra poco.
La musica incalza, diventa più veloce e i miei contorcimenti si fanno più espliciti per arrivare al momento clou della danza, quando aprendo al massimo le cosce, aderisco tutta al palo,un amante davvero gelido, te l'assicuro.
Ma è proprio il freddo del metallo insieme al desiderio palpabile del pubblico a eccitarmi; mi stacco, per poi ritornare nella stessa posizione: guardami ora Francesco, un palo e una pedana ci separano, ma mi meraviglio che tu non senta il mio odore di femmina lì dove stai seduto.
Ora Alberto ti sta parlando, anche lui recita la commedia che ho scritto io: sua nipote si scusa, arriverà più tardi, etc, etc.

Tu annuisci, senza staccarmi gli occhi di dosso, ormai tutti devono essersi accorti che ballo solo per te, che  sto realizzando la mia fantasia, Simone, quella di farti l'amore, ora, in questo momento, qui…
L'orgasmo mi colpisce all'improvviso, facendomi scivolare lungo il palo; silenzio assoluto in sala, il mio pubblico sente che non fingo, che ogni sera divido il mio piacere con lui in un rito di comunione pagana.

Poi riprendo a respirare normalmente all'unisono con gli spettatori e termino il mio numero.
Alberto è tornato nel buio, al suo solito tavolo in fondo alla piccola sala, da dove controlla tutto.
Lui pensa che tu, il mio poeta, sarai il prossimo cliente per la Love Dance.
Sai, gli ho raccontato qualche bugia, per esempio che sei molto ricco e non sa proprio come ti ho conosciuto, in Rete sì, ma non certo attraverso un sito di scrittura creativa.
Vedo un cliente fare un cenno di intesa a Marco, che mi guarda, mentre mi sto allontanando; con un movimento della mano convenuto gli dico di prendere tempo e di condurti da me.


Fine prima parte

 
 
 
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SENSO!!! alla visconti!
Inviato da: fausto_petrilli6
il 27/09/2014 alle 12:45
 
già giampy...bacione
Inviato da: mala_spina
il 26/09/2014 alle 16:34
 
perfetto spy, sei stato lapidario e preciso
Inviato da: mala_spina
il 26/09/2014 alle 16:33
 
grazie eli
Inviato da: mala_spina
il 26/09/2014 alle 16:32
 
infatti!
Inviato da: mala_spina
il 26/09/2014 alle 16:32
 
 
 

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