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mala_spina
   
 
Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

*Salon Kitty**Prima parte- PER ADULTI

Post n°236 pubblicato il 02 Settembre 2014 da mala_spina
 

salon kitty

 

-Fede, è arrivato. Ha cercato Margherita. Mi pare un timidone.Gli ho dato il tavolo proprio sotto la pedana, come volevi tu-
-Grazie Marco sono quasi pronta; per favore avvisa Alberto, che scenda a fare la parte dello zio, magari gli riesce anche bene-

Alberto è il proprietario del Salon Kitty, Marco è il suo factotum.
I miei rapporti d'affari con il boss sono molto stretti, del resto il Salon Kitty è per me un investimento assai vantaggioso.
 
Coperta solo da un  minuscolo tanga, una catenella d'oro intorno ai fianchi e due  ali nere tatuate sulle scapole esco nel piccolo corridoio che mi porta alla piattaforma di acciaio con un palo al centro: la mia arena per l'abituale Lap Dance.

Contemporaneamente attacca la solita musica ritmica e ossessiva, ma il tono è basso, da club raffinato, non da discoteca.
I tavoli più ambiti dai clienti del Kitty sono quelli sotto la pedana: il motivo è ovvio.
Non guardo in basso, so che tu sei lì, tra quei visi dall'espressione famelica rivolti verso di me.
Allungo le braccia all'indietro, afferro il palo e contemporaneamente mi curvo in avanti , aprendo le gambe: facendo roteare i capelli guardo sotto di me: eccoti, nel tavolo che ti ho fatto assegnare, la fotografia non mentiva.
Mi accorgo che non sei un ragazzo, ma un uomo, con i capelli castani, scompigliati e uno strano sguardo, lievemente strabico, che ti rende irresistibile.
Sei alto, scivoli in avanti sulla sedia mentre mi guardi, sbalordito.
Non eri preparato a questo, lo so.
Tu sei venuto qui per incontrare una gentile ragazza, Margherita, conosciuta in rete, che scrive  poesie e racconti di terre magiche odorose di spezie, studentessa universitaria iscritta alla facoltà di lettere.
Margherita, per racimolare qualche soldo, in alcuni giorni della settimana dà una mano come cameriera  allo zio che possiede un club privato lussuoso, questo, il Salon Kitty.

Ti chiami Simone e sei un poeta. Vi siete incontrati per caso , internauti vaganti, lei si è innamorata delle tue parole anche quelle banali delle mails che avete cominciato a scambiarvi, nelle quali il sesso è del tutto escluso; tu parli di quanto ti piace il mare e lei sente le tue mani accarezzarla.
L'uso sapiente e forse involontario che sai fare della scrittura ha conquistato la ragazza e tu ti sei sentito attratto e lusingato dall'ammirazione di quella giovane e romantica donna.
Così, quando ti ha proposto di conoscerti, hai accettato, anzi l'idea del Salon Kitty ti ha intrigato, non credo tu fossi mai entrato prima in un locale del genere.

Però, vedi Simone, poeta evocatore di sogni amorosi, Margherita non esiste, è una creatura virtuale, Margherita sono io, una ballerina di dubbia moralità che si esibisce tre sere alla settimana in questo locale nella Lap Dance, che stai vedendo, e a richiesta e su congruo compenso anche nella Love Dance, che vedrai tra poco te lo prometto.
Probabilmente, in questo momento, non stai pensando alla romantica studentessa, vero?
Forse non ti chiedi neppure quando arriverà, infatti ci ha pensato Marco a dirti che ha avuto un contrattempo e che sarà qui tra poco.
La musica incalza, diventa più veloce e i miei contorcimenti si fanno più espliciti per arrivare al momento clou della danza, quando aprendo al massimo le cosce, aderisco tutta al palo,un amante davvero gelido, te l'assicuro.
Ma è proprio il freddo del metallo insieme al desiderio palpabile del pubblico a eccitarmi; mi stacco, per poi ritornare nella stessa posizione: guardami ora Francesco, un palo e una pedana ci separano, ma mi meraviglio che tu non senta il mio odore di femmina lì dove stai seduto.
Ora Alberto ti sta parlando, anche lui recita la commedia che ho scritto io: sua nipote si scusa, arriverà più tardi, etc, etc.

Tu annuisci, senza staccarmi gli occhi di dosso, ormai tutti devono essersi accorti che ballo solo per te, che  sto realizzando la mia fantasia, Simone, quella di farti l'amore, ora, in questo momento, qui…
L'orgasmo mi colpisce all'improvviso, facendomi scivolare lungo il palo; silenzio assoluto in sala, il mio pubblico sente che non fingo, che ogni sera divido il mio piacere con lui in un rito di comunione pagana.

Poi riprendo a respirare normalmente all'unisono con gli spettatori e termino il mio numero.
Alberto è tornato nel buio, al suo solito tavolo in fondo alla piccola sala, da dove controlla tutto.
Lui pensa che tu, il mio poeta, sarai il prossimo cliente per la Love Dance.
Sai, gli ho raccontato qualche bugia, per esempio che sei molto ricco e non sa proprio come ti ho conosciuto, in Rete sì, ma non certo attraverso un sito di scrittura creativa.
Vedo un cliente fare un cenno di intesa a Marco, che mi guarda, mentre mi sto allontanando; con un movimento della mano convenuto gli dico di prendere tempo e di condurti da me.


Fine prima parte

 
 
 

*La preghiera della strega**Per adulti

Post n°235 pubblicato il 08 Agosto 2014 da mala_spina
 

strega, preghiera

 

-Dichiaro, che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso, come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi- (F. von Spee, confessore delle streghe condannate al rogo in Wurzburg 1631)


Orta, 16 novembre 1342.
Il piccolo centro sul lago, chiuso nelle mura fortificate, pareva rabbrividire dal freddo: i monti che calavano a picco sull'acqua scura erano già innevati, i camini fumavano, ormai era scesa la notte.
In quel giorno il Vescovo di Novara Giovanni de Plotis, con l'aiuto di Francesco di Bartolo, giureconsulto illustre, aveva condannato al rogo come strega una giovanissima donna, Chiara del Lago, così soprannominata perché era stata trovata in una cesta di vimini in riva all'acqua, tra i salici, da tal Marianna, erbaiola e guaritrice.
Chiara, in un sommario processo, fu accusata di aver calpestato la croce, di adorare ildemonio, di aver fatto morire bambini con il solo tocco delle mani, di guarire usando erbe malefiche.
La sua unica colpa era in verità quella di essere troppo bella e sapiente nell'arte medica, la qual cosa stupiva e impauriva anche la sua madre adottiva, e soprattutto di rappresentare l'oggetto del desiderio di tutti i maschi della comunità.
E lei si concedeva con facilità, perché in quei tempi oscuri di feroce repressione della donna in quanto femmina Chiara faceva all'amore con entusiasmo e autentica gioia.
La luce del piacere riusciva a illuminare quell'oscuro disagio che si portava dentro da sempre.
Un giorno incontrò Francesco, il giureconsulto, il cui parere nella sua condanna definitiva al rogo fu così importante.
L'uomo se ne innamorò o meglio fu preso dai suoi seni perfetti, dal ventre liscio, da quel sesso caldo e accogliente, lui che nel letto si ritrovava una moglie fredda, secca, più anziana di lui, ma molto ricca.

E la ragazza lo corrispose, affascinata dal sapere e dall'importanza dell'amante, che tra le sue mani diventava esigente come un bambino e ugualmente indifeso.
Ma quando la consorte venne a conoscenza di quello che in paese si mormorava su Francesco e Chiara costrinse il marito a denunciarla al Vescovo come strega.
L'alternativa era lo scandalo e la perdita di tutti i suoi beni.
Lui lo fece, anche se a malincuore, perché la ragazza era la la femmina più femmina che avesse mai incontrato, ma in fondo era solo una donna, povera e figlia di nessuno.
Se poi la sua amante avesse raccontato della loro storia... chi le avrebbe mai creduto, una vagabonda, e in odore di stregoneria, per di più. Ovviamente sarebbe stato il demonio a ispirarle le eventuali parole di accusa.
Così, quando Chiara venne arrestata fu allestito uno dei primi processi di stregoneria di cui si ha notizia; poi inizierà anche in Italia la carneficina di donne innocenti, uno dei più vergognosi massacri che la storia ricordi.

Fu sottoposta dapprima al dolore lancinante delle frustate che le lasciarono la schiena ridotta a una piaga sanguinolenta, poi siccome le sue labbra rimanevano ostinatamente chiuse non ammettendo nessuno dei reati di cui veniva accusata né tanto meno la commistione con il demonio, fu sottoposta alla tortura della "corda": dopo averle legato le braccia a un gancio del soffitto le venne applicato ai piedi un peso che aumentava fino alla inevitabile lussazione della spalla, tra dolori atroci.
Ma lei rimase muta, anzi neppure per una volta guardò negli occhi l'amante che in un modo così indegno si era liberato di lei.
Una strana sconosciuta forza la isolava dal suo dolore, lo percepiva, ma misteriosamentenon era il suo corpo a soffrire era la sua anima, che si andava sfacendo in miseri brandelli di carne.
In cambio finalmente sapeva che cosa era l'odio, quel sentimento che, sconosciuto fino a pochi giorni prima, ora la dominava rendendola insensibile alle torture per avvicinarla sempre più a un mondo potente e oscuro al quale sarebbe tornata e da cui nella sofferenza sapeva confusamente di provenire.
Infine fu sottoposta allo schiacciamento dei pollici.
Il fatto che non piangesse né implorasse fu per quei solerti giudici una prova in più dei suoi stretti rapporti con Satana.
Pertanto venne condannata al rogo per l'indomani.

Da tre giorni non mangiava, le era stato concesso solo qualche sorso d'acqua.
Riportata nella fredda e umida cella nel sotterraneo del palazzo del governo, fu abbandonata sulla paglia sudicia, seminuda e sanguinante con un braccio che le pendeva da un lato come quello di un fantoccio rotto.
Le acque del lago arrivavano quasi a lambire la finestrella della prigione.
Chiara alzò gli occhi dal pavimento puzzolente e improvviso le piovve addosso il terrore della morte: la forza misteriosa che fino a

poco prima l'aveva sostenuta, se n'era andata.
Ora era soltanto una ragazza instupidita dal dolore e dalla paura.
Cominciò a piangere, ma non si accorse che le sue lacrime erano perle azzurre, fino a quando non gliene cadde una su di una mano.
Allora, con quel frammento liquido di cielo sulla pelle, in un attimo capì il perchè si fosse sempre sentita diversa dagli altri, conquel lago oscuro come le acque là fuori che le dormiva dentro; aveva inconsciamente intuito di venire da un altro mondo; ora sapeva con sicurezza chi fosse quell'uomo che così spesso le appariva in sogno e quella donna, bella quanto e come lui, che le cantava nenie incomprensibili, mentre dagli occhi le scendevano lacrime simili a quelle che bagnavano le sue guancie.
Ora sapeva chi doveva pregare, Loro l'avrebbero salvata, Lui, che da sempre stava dentro la sua mente e il suo corpo.
Ma bisognava preparaGli un altare degno.
Così si trascinò al centro della stanza, intinse le dita nelle ferite e con fatica immensa disegnò per terra una grande stella a 5 punte.
Poi si stese nuda bocconi nel pentacolo, allargando gambe e braccia, anche quello contorto dalla tortura, la testa nella punta centrale della stella tracciata con il suo sangue.
Chiuse gli occhi, con le ultime lacrime si bagnò la bocca e iniziò a recitare la preghiera che da sempre conosceva perché era nata con lei, stava solo nascosta nel profondo della sua mente:

-Ascoltami
Signore delle nove porte
Re dello spazio infinito
Signore del Panico
Figlio del Caos e del Vuoto
Tu che conosci il passaggio
per ciò che non può essere nominato,
Motore della vita
e della morte, Vincitore splendente
Guardiano dell'Abisso
Dio dei segreti labirinti
Punto Omega
Spezza i sigilli che mi tengono lontana da te
maledico il mio umano Amore
nel Tuo nome, Tu che mi sei Padre Fratello, Amante
torna dentro di me
Signore dell'Assoluto
Chiave e Guardiano del passaggio tra i mondi.
TU il Tutto-in Uno ascoltami
nel segno della stella a cinque punte,
sangue e carne mia di mortale, per l'alto nome di Ea, per i sette Demoni per il giuramento cui ho mancato
perchè non sapevo
per le tenebre, il tuono, l'acqua e la terra riprendimi con Te. Lasciami guardare nel tuo cieco vuoto,
rompi lo specchio,
rivela l'Illusione,
tu, il Potente, dammi il potere che mi viene da Te,
Nord, Est, Sud, Ovest, Zenith, Nadir,
il cerchio infuocato si chiuda, sono tua, prendimi
Signore dei sette giorni
tanti quanto dura il battito di rossa clessidra
del tuo cuore
perchè io purificata di te
possa impunemente pregarti
Ascoltami
fammi ritornare nel tuo Buio
nell'Oscurità da cui provengo
nell'eternità dell'Abisso immenso-

 Le punte del pentacolo cominciarono a brillare come se cinque candele azzurre illuminassero all'improvviso la stanza.
E mani leggere iniziarono a sfiorarle la pelle martoriata della schiena.
Lei si voltò appena, le pupille nere senza più iride, per ritrovarsi con il padre suo.
-Chiara- la chiamò una voce di donna cui si sovrapponeva in contralto quella di un uomo.
Perchè era giusto fosse così, L'Assoluto oscuro principio di tutto era donna e uomo nello stesso tempo.

Si chinarono su di lei insieme, una splendida Regina venuta dall'antico Egitto, vestita di una tunica di lino trasparente, adorna di pesanti gioielli rossi, in testa una parrucca blu, come blu erano le labbra e il contorno turchese degli occhi e il suo doppio, un giovane uomo biondo, gli occhi verdi, le mani lunghe dalle dita sottili.
La beatitudine sopraffece la ragazza, che si voltò supina e allargò quanto più possibile gambe e braccia per prenderli in sè, e ritornare così al padre che aveva risposto alla sua preghiera.
Una fiamma di desiderio mai provato prima le avvolse il ventre, mentre le mani dell'uomo e della donna  allontanavano da lei il dolore: si pascevano della sua carne umida e tutto era  come fare all'amore  con un amante e cento altri insieme.
Si trovò ad annegare in un piacere che nulla aveva di umano, sbalzata  in un'altra dimensione dove tutto era calore, luce, conoscenza: ora sapeva...
Nell'attimo in cui Chiara,  nell'ultimo orgasmo, si irrigidiva sul busto, gli occhi già aperti nell'oscurità, Lui le incise con l'unghia una minuscola croce rovesciata sulla spalla destra.
La ragazza ricadde all'indietro e seppe che stava lasciando finalmente questa vita mortale.

La trovarono il giorno dopo morta, sdraiata sul pavimento puzzolente, quando già grossi topi banchettavano con la sua carne.
Nessuno notò la croce incisa, scomparsa sotto il sudiciume di cui era ricoperta la pelle di Chiara.
La regola imponeva che fosse bruciata lo stesso, anche cadavere.
Così venne fatto.
Ma quando il rogo si levò più alto, nell'aria gelida e cupa del lago a Francesco, che impassibile assisteva all'esecuzione, parve di veder il braccio lussato della ragazza alzarsi e le dita puntare verso di lui.
Si segnò, terrorizzato, poi pensò che il fumo gli avesse giocato uno strano scherzo.
Dopo qualche tempo le sue notti cominciarono a essere popolati di fantasmi: l'amante morta gli appariva in sogno e gli faceva l'amore più e più volte con una perizia che lui non conosceva, fino a lasciarlo spossato e tremante al risveglio.
E sulle lenzuola non c'erano macchie di seme.
Poi un mattino si ritrovò inciso sul palmo della mano destra una croce rovesciata: capì di essere stato marchiato e anche da chi proveniva quel "segno".
Tutto all'improvviso gli fu chiaro.
 Disperato cominciò a vagare per le campagne pronunciando frasi senza senso per finire affogato dentro il lago.

A Orta, nel Novembre del 1342, si tenne veramente uno dei primi processi per stregoneria.
Mentre si conosce il nome del Vescovo che lo condusse è ignoto quello dell'inquisita.
La preghiera è tratta in parte dal Necronomicon in parte dai Libri dei Morti dell'antico Egitto.


 
 
 

*Westminster** Per adulti

Post n°234 pubblicato il 27 Luglio 2014 da mala_spina
 

westminster

 

ll nostro rapporto è arrivato alla frutta, non ci resta che separarci. Dopo un anno trascorso insieme ora -nello stesso letto in cui abbiamo fatto l'amore fino a sfinirci- sembriamo due sculture su un sarcofago.
Il re e la regina.
Morti.
Marmo freddo da cattedrale.
Westminster.
Finalmente ti decidi:
-Io vado a dormire nello studio, è meglio-
Mi volto dandoti la schiena, alzo le ginocchia fino ad abbracciarle strette al petto e mi accorgo che le labbra mi tremano, sto per piangere. Dove è finito il nostro amore delle tempeste, quella passione che ci portava a toccarci appena possibile, a far l'amore fino allo sfinimento, a divorarci a vicenda come cannibali?
Eccoci qui a dormire separati sotto lo stesso tetto, incapaci di comunicare, di confortarci a vicenda.
Più soli che se non ci fossimo mai incontrati, perché non c'è desolazione che possa eguagliare quella di una passione morta per sempre e che credevamo se non eterna almeno un pochino più longeva.
Meglio essere in una caverna a vivere come un eremita oppure girare di pub in pub cercando un uomo da rimorchiare che starti vicino adesso.
Ora il letto condiviso diventa una zattera malsicura in un mare infestato da squali, un pianeta morto privo di atmosfera su cui siamo erroneamente atterrati.
Non c'è più spazio intorno a noi per sopravvivere, l'anima affonda come un sasso.

Io mi sono fatta confondere dal solito venditore di collanine e specchietti colorati, tu hai smesso di parlare, dopo l'ultima litigata feroce.

Eppure in questa solitudine gelata, di pietra, la carne si risveglia...quasi a dimostrare che la resa non è completa, che forse il fuoco si può riaccendere.
Così mi alzo, intuendo confusamente che sto commettendo un inutile errore; camminando in punta di piedi lungo il corridoio mi avvio al tuo studio.
Ho indossato la camicia da notte bianca ottocentesca, quella che abbiamo comprato a Londra, in Camden Hight, piena di pizzi, che ti eccitava tanto.
Apro lentamente la porta:  nella luce della lampada da tavolo sei bellissimo e le tue mani , intente ad accendere una  sigaretta,  mi stordiscono in un lampo di desiderio.
Ti volti e mi guardi, con aria interrogativa, curiosa.
La camicia sbottonata fino alla vita mostra i senti di donna fatta che paiono appesi per sbaglio sul torace magro.
Mi  avvicino all’ampia scrivania, mi siedo sul bordo, poi rapidamente mi volto e salgo in piedi, dietro al portatile acceso.
Silenzio assoluto, tu fumi e mi fissi negli occhi. Dall’alto le tue pupille sono ancor più chiare, color del ghiaccio.
Allargo le gambe e lentamente sollevo  la lunga  camicia, fino a mostrarti il sesso accuratamente depilato e resto lì, di fronte a te, in attesa.
Potremmo essere due estranei che si sono appena conosciuti in un bar o in una assordante discoteca, per l'assenza palpabile di intimità che c'è tra noi...  eppure l’odore di sesso si  avverte, insostenibile.
-Che cosa stai facendo?-
-Lo vedi, ti sto eccitando -
-Pensavo volessi castrarmi, o almeno così mi pareva d'aver capito nell'ultima lite-
-Lo voglio ancora-

Il tono della mia voce ti fa indurire di colpo, lo so.
La solita vecchia storia.
Io ammansita, ti cerco, tu sadico, con la solita crudeltà vera o falsa che sia, mi aspetti al varco della mia debolezza: il sesso.
E questa situazione è per noi un potente afrodisiaco.
Eppure il tuo sguardo rimane assente,  solo un piccolo sorriso ti muove le labbra.
Scendo e  mi sistemo sul tuo grembo, strusciandomi su di te, sulla tua rigidità, la tua voglia.
Ti abbraccio stretto.
-Guarda, è inutile, lascia perdere...- ma la voce ti si fa roca, anche perché, aperti i pantaloni, con studiata lentezza ti prendo dentro di me.
Affondi il viso tra i miei seni  artigliandomi i fianchi e iniziamo la folle cavalcata, quella che ci fa urlare di piacere e di dolore: ti mordo un labbro a sangue.
 
E l'orgasmo arriva tumultuoso.
Grido: allora tu cominci a muoverti in cerca del tuo piacere, come se questo fosse nascosto dentro di me in profondità e dovessi pescarlo, tirarlo su dal fondo come faresti con un pesce che ti sfugge agitandosi.
Io osservo lo spettacolo da molto lontano, quasi assistessi a un film ad alta tensione erotica in cui io stessa sono la protagonista.
E che quindi conosco a memoria.
Ecco, ce l'hai fatta, tutto finito.
Non ti muovi più resti immobile.
Senza parole.
 
Pesce e pescatore ansimanti sulla riva del mare.
Ma che tipo di uomo è uno che non fa il minimo rumore quando viene?
Un uomo morto?
Forse siamo morti tutti e due.
 
All'improvviso mi sento sporca, vagamente necrofila.
Senza parlare  mi alzo e ti lascio lì, con la tua sigaretta che si consuma nel portacenere
E mentre ritorno in camera da letto penso
 -Come abbiamo fatto a stare insieme per un anno e all'improvviso diventare così estranei l'uno all'altro? Sembriamo due vagoni merci che hanno percorso un tratto di binari incatenati l'uno all'altro prima di venir staccati e spediti ai poli opposti della terra.
Però  avresti anche  potuto dirmi qualche parolina dolce di circostanza.
Lo dovresti sapere che le parole mi riscaldano sempre-
Ma noi non conosciamo più parole d'amore, anzi neppure parole.
Le parole sono l'unico linguaggio che non riusciamo più a parlare.


 

 

 
 
 

*Calore** Per adulti

Post n°233 pubblicato il 21 Luglio 2014 da mala_spina
 

calore

 

Il rogo devasta e inghiotte l'edificio dall'interno,provocando il crollo di tutto ciò che tocca. Scendo dalla macchina e mi avvicino fin dove me lo consentono i vigili del fuoco, abbastanza da sentire l'enorme calore vibrare nell'aria; rapita, osservo la deliziosa opera di distruzione, l'edificio che viene stuprato dalle fiamme, desiderando di essere consumata anche io così, di venire ridotta a un mucchietto di cenere e pietrisco.
Consumata dal fuoco.

Da un uomo.

Da un desiderio tanto forte da sventrarmi, bruciarmi, divorarmi.
"Calore" sussurro, e quello che pronuncio è al tempo stesso una preghiera e una supplica.
L'altro giorno, a cena con un'amica, inizio a parlarle del calore, delle emozioni che mi fa provare, dell'uomo che me l'ha messo addosso; ma lei, scuotendo la testa mi dice :- Non so di che parli, non ho mai provato quel genere di sensazioni, sei sicura di sentirti bene?-
Le sue parole mi hanno ammutolito, è come se mi avesse confidato di essere daltonica, di non poter vedere le ricche sfumature del cremisi, del viola o dell'indaco, o i colori dell'ambra e della giada, ma solo una monotona serie di sfumature del grigio.

Il calore: come è possibile vivere senza provare questa incredibile sensazione di entrare in contatto con qualche cosa di vivo e di elettrizzante, o di essersi incautamente iniettati una droga in parte allucinogena, in parte velenosa? La mente divaga, il corpo langue, ma non cade sostenuto dalla lussuria che comincia a scorrere nelle vene e a dare tono ai muscoli,scatenando le sinapsi in una frenesia simile a una raffica di orgasmi, mentre il fuoco si espande dal ventre e scende verso l'inguine.

E' molto tempo che il mio corpo non brucia più, sento che il mio cuore sta iniziando a congelarsi, mi sto rinsecchendo, sono arida e fredda, piena di dolori; inutile guardare gli uomini che mi passano accanto: sono dozzine, centinaia, di ogni forma e stazza, più o meno belli, ma so già che il loro sesso non saprebbe risvegliare in me altro che frustrazione e sofferenza. Il mio desiderio è per ciò che ho provato in passato, quel calore impetuoso che distrugge, consuma l'anima e scioglie il cuore fino a renderlo liquido e farlo scorrere in onde scarlatte e bollenti verso il basso, a concentrarsi nel ventre.

Ultimamente sogno il fuoco che prende le sembianze di un uomo; si cala su di me fiammeggiante e impetuso, ruggendo e serrandomi tra le braccia per baciarmi: poi mi sveglio e mi ritrovo sola nel mio letto.
Sento, nella stanza vicina, il rumore delle tue dita che battono incessanti sulla tastiera; l'austero e celebre artista sta scrivendo, sta creando il suo ultimo capolavoro.

Come siamo arrivati a questo punto?
Come siamo potuti diventare così freddi, noi che ardevamo? Il calore io l'ho scoperto con te, fummo presi da un furioso desiderio appena ci vedemmo, tanto da restare inceneriti dall'improvvisa vampata che ci fece abbandonare il lavoro e gli amici, per ritirarci dal mondo esterno e chiuderci in un universo di nostra creazione. Fu allora che tu ti allontanasti da me, dicendo che lo scrivere era incompatibile con questa passione che ti toglieva lucidità, che il sesso estremo che io volevo da te ci trasportava in zone d'ombra di pericolo fisico e psichico, che era un nemico della tua arte.

Così  cominciai a desiderare le carezze delle fiamme.

Stanotte ti vengo a trovare nella stanza-studio, sei sempre lì, davanti al tuo Apple, anche se è notte tarda.
-Oggi è successa una cosa stranissima- racconto, guardandoti negli occhi - ho rimorchiato un uomo in un bar,siamo andati in un motel, abbiamo scopato,e non riuscivo neanche a ricordarmi il suo nome...-
Tu mi guardi, assente e poi:- Se pensi di eccitarmi in questo modo ti sbagli-
Mi appoggio allo stipite e sollevo lentamente la gonna del vestito di seta: ti accorgi che non ho gli slip, il tuo sguardo si fa cupo, lo so che vorresti allungare una mano, ne sono sicura; invece chini di nuovo il viso sulla tastiera e mormori con voce sibilante:
- Basta me ne vado, è finita davvero, esci da questa stanza-
Io mi avvicino rapida alla scrivania ti vengo accanto e poso una mano avida sul tuo sesso eccitato: ne sento il calore attraverso i pantaloni, e quel calore si trasmette a me, mentre onde rosse di desiderio mi passano davanti agli occhi.

Ma tu scosti la mano, con impazienza, e ripeti:- Vattene-
-D'accordo, me ne vado, ma mi desiderererai tanto da non riuscire più a scrivere, questa notte. M'immaginerai tra le braccia di quello sconosciuto e mi vorrai a tal punto da volermi uccidere- Rimango stupita da quello che ho detto, ho pronunciato un incantesimo, una fattura, a cui tu non dai ascolto e continui:
- Domani, me ne andrò domani, dopo aver dormito qualche ora-

Una volta il nostro amore bruciava con feroce intensità, come fai ora ad essere così freddo, glaciale, intollerabile?

Verso la mattina, mentre tu russi- hai bevuto per avere il coraggio di lasciarmi- ritorno nella tua stanza, cospargo di benzina i manoscritti, i libri e i giornali che giacciono sparpagliati in giro, poi indietreggio di un passo,accendo un fiammifero e lo getto a terra.
Subito le fiamme si ergono maestose dal pavimento, tu ti svegli, balzi in piedi urlando e mi vedi per un istante, prima che io ti chiuda la porta in faccia. Avverto i tuoi colpi e il calore che mi sta investendo, le tue grida, forse il mio
nome; allora mi ritraggo e spalanco la porta: all'interno della fornace c'è un uomo fatto di fiamme turbinanti, una trottola incendiata e impazzita.
Osservo il terribile spettacolo, il ballo agonizzante e mi rendo conto che dentro di me sento ancora il ghiaccio.
Capisco che in questo mondo nulla potrà più scaldarmi.

Tranne le fiamme.
Non riesco a sopportare il freddo un istante di più.
Mi lancio oltre la soglia della stanza e mi getto tra le braccia dell'uomo fatto di fuoco.
Lo voglio sentire dentro di me. Ora.

 
 
 

*Quel tuo caimano sorriso**

Post n°232 pubblicato il 11 Luglio 2014 da mala_spina
 

sorriso caimano

 

L’ombra della barba sulle guance scarne è la bellezza di una terra di nessuno, nella sua immediata seduzione.
Zigomi tesi come se stessi aspirando uno spino confezionato male, occhi tutta pupilla, bocca arrabbiata, leggermente storta, sorriso caimano: hai un fascino sghembo, sotto i capelli liquidi di pioggia.
Per te potrei reinventarmi come fuggiasca-una zingara rom di Praga- per l’intrigante cupa disperazione  che sonnecchia nel tuo sguardo dietro il velo ipnotico degli occhi.
Mi piace quell’odore di giovinezza sfiorita in cui ti avvolgi  come fosse un regale mantello, un marchio d’orgoglio, una vittoria.

Lascia che abbassi la maschera che ti porti in giro, in un eterno carnevale veneziano, sotto un cielo cupo, grande e nero.
Lascia che ti accarezzi il petto e scenda giù, sotto la cintura, senza pudore, senza inquietudini.
Sono una donna da molto tempo, non guardarmi come se  avessi sempre quattordici anni, smetti di dirmi:
-Sei magra, mangia di più- perché, sì sono magra, ma i miei seni sono grandi, da un'eternità.

...E la sensualità delle vite azzannate come la tua mi travolge, complice quel caimano sorriso, pericoloso, sottilmente lascivo, crudele.
Ora, in questo momento, farei qualunque cosa per te, che mi sei bandiera, colori di guerra, coraggio e disperazione.
Ucciderei, se tu me lo chiedessi, senza esitare.
E probabilmente mi piacerebbe.
Non voglio la solita inflazionata epidermica avventura, un sacrilegio il solo pensarlo, ma di più, molto di più.

Voglio entrare nel torrente del tuo sangue, transitare attraverso il cuore che ora sento battere più forte sotto la mia guancia, capriolando tra i lembi delle valvole  cardiache simili a petali di stelle, per arrivare ai polmoni e respirarti in bocca, sentire il sapore della tua saliva, vedere da dentro come è veramente il tuo sorriso...
Lascia che ti ami, a modo mio, abbandonati a me.
Sei così intatto, inviolato, come una tela immacolata, senza altra storia che quella che già conosco o dovrei conoscere.
Fammene scrivere un’altra, brevissima, ma talmente intensa da durare un’eternità.
Dammi la possibilità di scoprire come sarebbe stato se...

 
 
 
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la margherita nel virtuale non esiste, già, e Francesco...
Inviato da: Lady_Anima
il 02/09/2014 alle 19:44
 
grazie
Inviato da: StregaM0rgause
il 14/08/2014 alle 06:33
 
brava
Inviato da: evacampana3
il 13/08/2014 alle 19:41
 
può, sì...ciauuu
Inviato da: StregaM0rgause
il 11/08/2014 alle 13:10
 
e forse l'ardire di una mente può raggiungere estasi...
Inviato da: themantrue
il 11/08/2014 alle 11:22
 
 
 

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