Community
 
mala_spina
   
 
Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

*La preghiera della strega**Per adulti

Post n°235 pubblicato il 08 Agosto 2014 da mala_spina
 

strega, preghiera

 

-Dichiaro, che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso, come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi- (F. von Spee, confessore delle streghe condannate al rogo in Wurzburg 1631)


Orta, 16 novembre 1342.
Il piccolo centro sul lago, chiuso nelle mura fortificate, pareva rabbrividire dal freddo: i monti che calavano a picco sull'acqua scura erano già innevati, i camini fumavano, ormai era scesa la notte.
In quel giorno il Vescovo di Novara Giovanni de Plotis, con l'aiuto di Francesco di Bartolo, giureconsulto illustre, aveva condannato al rogo come strega una giovanissima donna, Chiara del Lago, così soprannominata perché era stata trovata in una cesta di vimini in riva all'acqua, tra i salici, da tal Marianna, erbaiola e guaritrice.
Chiara, in un sommario processo, fu accusata di aver calpestato la croce, di adorare ildemonio, di aver fatto morire bambini con il solo tocco delle mani, di guarire usando erbe malefiche.
La sua unica colpa era in verità quella di essere troppo bella e sapiente nell'arte medica, la qual cosa stupiva e impauriva anche la sua madre adottiva, e soprattutto di rappresentare l'oggetto del desiderio di tutti i maschi della comunità.
E lei si concedeva con facilità, perché in quei tempi oscuri di feroce repressione della donna in quanto femmina Chiara faceva all'amore con entusiasmo e autentica gioia.
La luce del piacere riusciva a illuminare quell'oscuro disagio che si portava dentro da sempre.
Un giorno incontrò Francesco, il giureconsulto, il cui parere nella sua condanna definitiva al rogo fu così importante.
L'uomo se ne innamorò o meglio fu preso dai suoi seni perfetti, dal ventre liscio, da quel sesso caldo e accogliente, lui che nel letto si ritrovava una moglie fredda, secca, più anziana di lui, ma molto ricca.

E la ragazza lo corrispose, affascinata dal sapere e dall'importanza dell'amante, che tra le sue mani diventava esigente come un bambino e ugualmente indifeso.
Ma quando la consorte venne a conoscenza di quello che in paese si mormorava su Francesco e Chiara costrinse il marito a denunciarla al Vescovo come strega.
L'alternativa era lo scandalo e la perdita di tutti i suoi beni.
Lui lo fece, anche se a malincuore, perché la ragazza era la la femmina più femmina che avesse mai incontrato, ma in fondo era solo una donna, povera e figlia di nessuno.
Se poi la sua amante avesse raccontato della loro storia... chi le avrebbe mai creduto, una vagabonda, e in odore di stregoneria, per di più. Ovviamente sarebbe stato il demonio a ispirarle le eventuali parole di accusa.
Così, quando Chiara venne arrestata fu allestito uno dei primi processi di stregoneria di cui si ha notizia; poi inizierà anche in Italia la carneficina di donne innocenti, uno dei più vergognosi massacri che la storia ricordi.

Fu sottoposta dapprima al dolore lancinante delle frustate che le lasciarono la schiena ridotta a una piaga sanguinolenta, poi siccome le sue labbra rimanevano ostinatamente chiuse non ammettendo nessuno dei reati di cui veniva accusata né tanto meno la commistione con il demonio, fu sottoposta alla tortura della "corda": dopo averle legato le braccia a un gancio del soffitto le venne applicato ai piedi un peso che aumentava fino alla inevitabile lussazione della spalla, tra dolori atroci.
Ma lei rimase muta, anzi neppure per una volta guardò negli occhi l'amante che in un modo così indegno si era liberato di lei.
Una strana sconosciuta forza la isolava dal suo dolore, lo percepiva, ma misteriosamentenon era il suo corpo a soffrire era la sua anima, che si andava sfacendo in miseri brandelli di carne.
In cambio finalmente sapeva che cosa era l'odio, quel sentimento che, sconosciuto fino a pochi giorni prima, ora la dominava rendendola insensibile alle torture per avvicinarla sempre più a un mondo potente e oscuro al quale sarebbe tornata e da cui nella sofferenza sapeva confusamente di provenire.
Infine fu sottoposta allo schiacciamento dei pollici.
Il fatto che non piangesse né implorasse fu per quei solerti giudici una prova in più dei suoi stretti rapporti con Satana.
Pertanto venne condannata al rogo per l'indomani.

Da tre giorni non mangiava, le era stato concesso solo qualche sorso d'acqua.
Riportata nella fredda e umida cella nel sotterraneo del palazzo del governo, fu abbandonata sulla paglia sudicia, seminuda e sanguinante con un braccio che le pendeva da un lato come quello di un fantoccio rotto.
Le acque del lago arrivavano quasi a lambire la finestrella della prigione.
Chiara alzò gli occhi dal pavimento puzzolente e improvviso le piovve addosso il terrore della morte: la forza misteriosa che fino a

poco prima l'aveva sostenuta, se n'era andata.
Ora era soltanto una ragazza instupidita dal dolore e dalla paura.
Cominciò a piangere, ma non si accorse che le sue lacrime erano perle azzurre, fino a quando non gliene cadde una su di una mano.
Allora, con quel frammento liquido di cielo sulla pelle, in un attimo capì il perchè si fosse sempre sentita diversa dagli altri, conquel lago oscuro come le acque là fuori che le dormiva dentro; aveva inconsciamente intuito di venire da un altro mondo; ora sapeva con sicurezza chi fosse quell'uomo che così spesso le appariva in sogno e quella donna, bella quanto e come lui, che le cantava nenie incomprensibili, mentre dagli occhi le scendevano lacrime simili a quelle che bagnavano le sue guancie.
Ora sapeva chi doveva pregare, Loro l'avrebbero salvata, Lui, che da sempre stava dentro la sua mente e il suo corpo.
Ma bisognava preparaGli un altare degno.
Così si trascinò al centro della stanza, intinse le dita nelle ferite e con fatica immensa disegnò per terra una grande stella a 5 punte.
Poi si stese nuda bocconi nel pentacolo, allargando gambe e braccia, anche quello contorto dalla tortura, la testa nella punta centrale della stella tracciata con il suo sangue.
Chiuse gli occhi, con le ultime lacrime si bagnò la bocca e iniziò a recitare la preghiera che da sempre conosceva perché era nata con lei, stava solo nascosta nel profondo della sua mente:

-Ascoltami
Signore delle nove porte
Re dello spazio infinito
Signore del Panico
Figlio del Caos e del Vuoto
Tu che conosci il passaggio
per ciò che non può essere nominato,
Motore della vita
e della morte, Vincitore splendente
Guardiano dell'Abisso
Dio dei segreti labirinti
Punto Omega
Spezza i sigilli che mi tengono lontana da te
maledico il mio umano Amore
nel Tuo nome, Tu che mi sei Padre Fratello, Amante
torna dentro di me
Signore dell'Assoluto
Chiave e Guardiano del passaggio tra i mondi.
TU il Tutto-in Uno ascoltami
nel segno della stella a cinque punte,
sangue e carne mia di mortale, per l'alto nome di Ea, per i sette Demoni per il giuramento cui ho mancato
perchè non sapevo
per le tenebre, il tuono, l'acqua e la terra riprendimi con Te. Lasciami guardare nel tuo cieco vuoto,
rompi lo specchio,
rivela l'Illusione,
tu, il Potente, dammi il potere che mi viene da Te,
Nord, Est, Sud, Ovest, Zenith, Nadir,
il cerchio infuocato si chiuda, sono tua, prendimi
Signore dei sette giorni
tanti quanto dura il battito di rossa clessidra
del tuo cuore
perchè io purificata di te
possa impunemente pregarti
Ascoltami
fammi ritornare nel tuo Buio
nell'Oscurità da cui provengo
nell'eternità dell'Abisso immenso-

 Le punte del pentacolo cominciarono a brillare come se cinque candele azzurre illuminassero all'improvviso la stanza.
E mani leggere iniziarono a sfiorarle la pelle martoriata della schiena.
Lei si voltò appena, le pupille nere senza più iride, per ritrovarsi con il padre suo.
-Chiara- la chiamò una voce di donna cui si sovrapponeva in contralto quella di un uomo.
Perchè era giusto fosse così, L'Assoluto oscuro principio di tutto era donna e uomo nello stesso tempo.

Si chinarono su di lei insieme, una splendida Regina venuta dall'antico Egitto, vestita di una tunica di lino trasparente, adorna di pesanti gioielli rossi, in testa una parrucca blu, come blu erano le labbra e il contorno turchese degli occhi e il suo doppio, un giovane uomo biondo, gli occhi verdi, le mani lunghe dalle dita sottili.
La beatitudine sopraffece la ragazza, che si voltò supina e allargò quanto più possibile gambe e braccia per prenderli in sè, e ritornare così al padre che aveva risposto alla sua preghiera.
Una fiamma di desiderio mai provato prima le avvolse il ventre, mentre le mani dell'uomo e della donna  allontanavano da lei il dolore: si pascevano della sua carne umida e tutto era  come fare all'amore  con un amante e cento altri insieme.
Si trovò ad annegare in un piacere che nulla aveva di umano, sbalzata  in un'altra dimensione dove tutto era calore, luce, conoscenza: ora sapeva...
Nell'attimo in cui Chiara,  nell'ultimo orgasmo, si irrigidiva sul busto, gli occhi già aperti nell'oscurità, Lui le incise con l'unghia una minuscola croce rovesciata sulla spalla destra.
La ragazza ricadde all'indietro e seppe che stava lasciando finalmente questa vita mortale.

La trovarono il giorno dopo morta, sdraiata sul pavimento puzzolente, quando già grossi topi banchettavano con la sua carne.
Nessuno notò la croce incisa, scomparsa sotto il sudiciume di cui era ricoperta la pelle di Chiara.
La regola imponeva che fosse bruciata lo stesso, anche cadavere.
Così venne fatto.
Ma quando il rogo si levò più alto, nell'aria gelida e cupa del lago a Francesco, che impassibile assisteva all'esecuzione, parve di veder il braccio lussato della ragazza alzarsi e le dita puntare verso di lui.
Si segnò, terrorizzato, poi pensò che il fumo gli avesse giocato uno strano scherzo.
Dopo qualche tempo le sue notti cominciarono a essere popolati di fantasmi: l'amante morta gli appariva in sogno e gli faceva l'amore più e più volte con una perizia che lui non conosceva, fino a lasciarlo spossato e tremante al risveglio.
E sulle lenzuola non c'erano macchie di seme.
Poi un mattino si ritrovò inciso sul palmo della mano destra una croce rovesciata: capì di essere stato marchiato e anche da chi proveniva quel "segno".
Tutto all'improvviso gli fu chiaro.
 Disperato cominciò a vagare per le campagne pronunciando frasi senza senso per finire affogato dentro il lago.

A Orta, nel Novembre del 1342, si tenne veramente uno dei primi processi per stregoneria.
Mentre si conosce il nome del Vescovo che lo condusse è ignoto quello dell'inquisita.
La preghiera è tratta in parte dal Necronomicon in parte dai Libri dei Morti dell'antico Egitto.


 
 
 

*Westminster** Per adulti

Post n°234 pubblicato il 27 Luglio 2014 da mala_spina
 

westminster

 

ll nostro rapporto è arrivato alla frutta, non ci resta che separarci. Dopo un anno trascorso insieme ora -nello stesso letto in cui abbiamo fatto l'amore fino a sfinirci- sembriamo due sculture su un sarcofago.
Il re e la regina.
Morti.
Marmo freddo da cattedrale.
Westminster.
Finalmente ti decidi:
-Io vado a dormire nello studio, è meglio-
Mi volto dandoti la schiena, alzo le ginocchia fino ad abbracciarle strette al petto e mi accorgo che le labbra mi tremano, sto per piangere. Dove è finito il nostro amore delle tempeste, quella passione che ci portava a toccarci appena possibile, a far l'amore fino allo sfinimento, a divorarci a vicenda come cannibali?
Eccoci qui a dormire separati sotto lo stesso tetto, incapaci di comunicare, di confortarci a vicenda.
Più soli che se non ci fossimo mai incontrati, perché non c'è desolazione che possa eguagliare quella di una passione morta per sempre e che credevamo se non eterna almeno un pochino più longeva.
Meglio essere in una caverna a vivere come un eremita oppure girare di pub in pub cercando un uomo da rimorchiare che starti vicino adesso.
Ora il letto condiviso diventa una zattera malsicura in un mare infestato da squali, un pianeta morto privo di atmosfera su cui siamo erroneamente atterrati.
Non c'è più spazio intorno a noi per sopravvivere, l'anima affonda come un sasso.

Io mi sono fatta confondere dal solito venditore di collanine e specchietti colorati, tu hai smesso di parlare, dopo l'ultima litigata feroce.

Eppure in questa solitudine gelata, di pietra, la carne si risveglia...quasi a dimostrare che la resa non è completa, che forse il fuoco si può riaccendere.
Così mi alzo, intuendo confusamente che sto commettendo un inutile errore; camminando in punta di piedi lungo il corridoio mi avvio al tuo studio.
Ho indossato la camicia da notte bianca ottocentesca, quella che abbiamo comprato a Londra, in Camden Hight, piena di pizzi, che ti eccitava tanto.
Apro lentamente la porta:  nella luce della lampada da tavolo sei bellissimo e le tue mani , intente ad accendere una  sigaretta,  mi stordiscono in un lampo di desiderio.
Ti volti e mi guardi, con aria interrogativa, curiosa.
La camicia sbottonata fino alla vita mostra i senti di donna fatta che paiono appesi per sbaglio sul torace magro.
Mi  avvicino all’ampia scrivania, mi siedo sul bordo, poi rapidamente mi volto e salgo in piedi, dietro al portatile acceso.
Silenzio assoluto, tu fumi e mi fissi negli occhi. Dall’alto le tue pupille sono ancor più chiare, color del ghiaccio.
Allargo le gambe e lentamente sollevo  la lunga  camicia, fino a mostrarti il sesso accuratamente depilato e resto lì, di fronte a te, in attesa.
Potremmo essere due estranei che si sono appena conosciuti in un bar o in una assordante discoteca, per l'assenza palpabile di intimità che c'è tra noi...  eppure l’odore di sesso si  avverte, insostenibile.
-Che cosa stai facendo?-
-Lo vedi, ti sto eccitando -
-Pensavo volessi castrarmi, o almeno così mi pareva d'aver capito nell'ultima lite-
-Lo voglio ancora-

Il tono della mia voce ti fa indurire di colpo, lo so.
La solita vecchia storia.
Io ammansita, ti cerco, tu sadico, con la solita crudeltà vera o falsa che sia, mi aspetti al varco della mia debolezza: il sesso.
E questa situazione è per noi un potente afrodisiaco.
Eppure il tuo sguardo rimane assente,  solo un piccolo sorriso ti muove le labbra.
Scendo e  mi sistemo sul tuo grembo, strusciandomi su di te, sulla tua rigidità, la tua voglia.
Ti abbraccio stretto.
-Guarda, è inutile, lascia perdere...- ma la voce ti si fa roca, anche perché, aperti i pantaloni, con studiata lentezza ti prendo dentro di me.
Affondi il viso tra i miei seni  artigliandomi i fianchi e iniziamo la folle cavalcata, quella che ci fa urlare di piacere e di dolore: ti mordo un labbro a sangue.
 
E l'orgasmo arriva tumultuoso.
Grido: allora tu cominci a muoverti in cerca del tuo piacere, come se questo fosse nascosto dentro di me in profondità e dovessi pescarlo, tirarlo su dal fondo come faresti con un pesce che ti sfugge agitandosi.
Io osservo lo spettacolo da molto lontano, quasi assistessi a un film ad alta tensione erotica in cui io stessa sono la protagonista.
E che quindi conosco a memoria.
Ecco, ce l'hai fatta, tutto finito.
Non ti muovi più resti immobile.
Senza parole.
 
Pesce e pescatore ansimanti sulla riva del mare.
Ma che tipo di uomo è uno che non fa il minimo rumore quando viene?
Un uomo morto?
Forse siamo morti tutti e due.
 
All'improvviso mi sento sporca, vagamente necrofila.
Senza parlare  mi alzo e ti lascio lì, con la tua sigaretta che si consuma nel portacenere
E mentre ritorno in camera da letto penso
 -Come abbiamo fatto a stare insieme per un anno e all'improvviso diventare così estranei l'uno all'altro? Sembriamo due vagoni merci che hanno percorso un tratto di binari incatenati l'uno all'altro prima di venir staccati e spediti ai poli opposti della terra.
Però  avresti anche  potuto dirmi qualche parolina dolce di circostanza.
Lo dovresti sapere che le parole mi riscaldano sempre-
Ma noi non conosciamo più parole d'amore, anzi neppure parole.
Le parole sono l'unico linguaggio che non riusciamo più a parlare.


 

 

 
 
 

*Calore** Per adulti

Post n°233 pubblicato il 21 Luglio 2014 da mala_spina
 

calore

 

Il rogo devasta e inghiotte l'edificio dall'interno,provocando il crollo di tutto ciò che tocca. Scendo dalla macchina e mi avvicino fin dove me lo consentono i vigili del fuoco, abbastanza da sentire l'enorme calore vibrare nell'aria; rapita, osservo la deliziosa opera di distruzione, l'edificio che viene stuprato dalle fiamme, desiderando di essere consumata anche io così, di venire ridotta a un mucchietto di cenere e pietrisco.
Consumata dal fuoco.

Da un uomo.

Da un desiderio tanto forte da sventrarmi, bruciarmi, divorarmi.
"Calore" sussurro, e quello che pronuncio è al tempo stesso una preghiera e una supplica.
L'altro giorno, a cena con un'amica, inizio a parlarle del calore, delle emozioni che mi fa provare, dell'uomo che me l'ha messo addosso; ma lei, scuotendo la testa mi dice :- Non so di che parli, non ho mai provato quel genere di sensazioni, sei sicura di sentirti bene?-
Le sue parole mi hanno ammutolito, è come se mi avesse confidato di essere daltonica, di non poter vedere le ricche sfumature del cremisi, del viola o dell'indaco, o i colori dell'ambra e della giada, ma solo una monotona serie di sfumature del grigio.

Il calore: come è possibile vivere senza provare questa incredibile sensazione di entrare in contatto con qualche cosa di vivo e di elettrizzante, o di essersi incautamente iniettati una droga in parte allucinogena, in parte velenosa? La mente divaga, il corpo langue, ma non cade sostenuto dalla lussuria che comincia a scorrere nelle vene e a dare tono ai muscoli,scatenando le sinapsi in una frenesia simile a una raffica di orgasmi, mentre il fuoco si espande dal ventre e scende verso l'inguine.

E' molto tempo che il mio corpo non brucia più, sento che il mio cuore sta iniziando a congelarsi, mi sto rinsecchendo, sono arida e fredda, piena di dolori; inutile guardare gli uomini che mi passano accanto: sono dozzine, centinaia, di ogni forma e stazza, più o meno belli, ma so già che il loro sesso non saprebbe risvegliare in me altro che frustrazione e sofferenza. Il mio desiderio è per ciò che ho provato in passato, quel calore impetuoso che distrugge, consuma l'anima e scioglie il cuore fino a renderlo liquido e farlo scorrere in onde scarlatte e bollenti verso il basso, a concentrarsi nel ventre.

Ultimamente sogno il fuoco che prende le sembianze di un uomo; si cala su di me fiammeggiante e impetuso, ruggendo e serrandomi tra le braccia per baciarmi: poi mi sveglio e mi ritrovo sola nel mio letto.
Sento, nella stanza vicina, il rumore delle tue dita che battono incessanti sulla tastiera; l'austero e celebre artista sta scrivendo, sta creando il suo ultimo capolavoro.

Come siamo arrivati a questo punto?
Come siamo potuti diventare così freddi, noi che ardevamo? Il calore io l'ho scoperto con te, fummo presi da un furioso desiderio appena ci vedemmo, tanto da restare inceneriti dall'improvvisa vampata che ci fece abbandonare il lavoro e gli amici, per ritirarci dal mondo esterno e chiuderci in un universo di nostra creazione. Fu allora che tu ti allontanasti da me, dicendo che lo scrivere era incompatibile con questa passione che ti toglieva lucidità, che il sesso estremo che io volevo da te ci trasportava in zone d'ombra di pericolo fisico e psichico, che era un nemico della tua arte.

Così  cominciai a desiderare le carezze delle fiamme.

Stanotte ti vengo a trovare nella stanza-studio, sei sempre lì, davanti al tuo Apple, anche se è notte tarda.
-Oggi è successa una cosa stranissima- racconto, guardandoti negli occhi - ho rimorchiato un uomo in un bar,siamo andati in un motel, abbiamo scopato,e non riuscivo neanche a ricordarmi il suo nome...-
Tu mi guardi, assente e poi:- Se pensi di eccitarmi in questo modo ti sbagli-
Mi appoggio allo stipite e sollevo lentamente la gonna del vestito di seta: ti accorgi che non ho gli slip, il tuo sguardo si fa cupo, lo so che vorresti allungare una mano, ne sono sicura; invece chini di nuovo il viso sulla tastiera e mormori con voce sibilante:
- Basta me ne vado, è finita davvero, esci da questa stanza-
Io mi avvicino rapida alla scrivania ti vengo accanto e poso una mano avida sul tuo sesso eccitato: ne sento il calore attraverso i pantaloni, e quel calore si trasmette a me, mentre onde rosse di desiderio mi passano davanti agli occhi.

Ma tu scosti la mano, con impazienza, e ripeti:- Vattene-
-D'accordo, me ne vado, ma mi desiderererai tanto da non riuscire più a scrivere, questa notte. M'immaginerai tra le braccia di quello sconosciuto e mi vorrai a tal punto da volermi uccidere- Rimango stupita da quello che ho detto, ho pronunciato un incantesimo, una fattura, a cui tu non dai ascolto e continui:
- Domani, me ne andrò domani, dopo aver dormito qualche ora-

Una volta il nostro amore bruciava con feroce intensità, come fai ora ad essere così freddo, glaciale, intollerabile?

Verso la mattina, mentre tu russi- hai bevuto per avere il coraggio di lasciarmi- ritorno nella tua stanza, cospargo di benzina i manoscritti, i libri e i giornali che giacciono sparpagliati in giro, poi indietreggio di un passo,accendo un fiammifero e lo getto a terra.
Subito le fiamme si ergono maestose dal pavimento, tu ti svegli, balzi in piedi urlando e mi vedi per un istante, prima che io ti chiuda la porta in faccia. Avverto i tuoi colpi e il calore che mi sta investendo, le tue grida, forse il mio
nome; allora mi ritraggo e spalanco la porta: all'interno della fornace c'è un uomo fatto di fiamme turbinanti, una trottola incendiata e impazzita.
Osservo il terribile spettacolo, il ballo agonizzante e mi rendo conto che dentro di me sento ancora il ghiaccio.
Capisco che in questo mondo nulla potrà più scaldarmi.

Tranne le fiamme.
Non riesco a sopportare il freddo un istante di più.
Mi lancio oltre la soglia della stanza e mi getto tra le braccia dell'uomo fatto di fuoco.
Lo voglio sentire dentro di me. Ora.

 
 
 

*Quel tuo caimano sorriso**

Post n°232 pubblicato il 11 Luglio 2014 da mala_spina
 

sorriso caimano

 

L’ombra della barba sulle guance scarne è la bellezza di una terra di nessuno, nella sua immediata seduzione.
Zigomi tesi come se stessi aspirando uno spino confezionato male, occhi tutta pupilla, bocca arrabbiata, leggermente storta, sorriso caimano: hai un fascino sghembo, sotto i capelli liquidi di pioggia.
Per te potrei reinventarmi come fuggiasca-una zingara rom di Praga- per l’intrigante cupa disperazione  che sonnecchia nel tuo sguardo dietro il velo ipnotico degli occhi.
Mi piace quell’odore di giovinezza sfiorita in cui ti avvolgi  come fosse un regale mantello, un marchio d’orgoglio, una vittoria.

Lascia che abbassi la maschera che ti porti in giro, in un eterno carnevale veneziano, sotto un cielo cupo, grande e nero.
Lascia che ti accarezzi il petto e scenda giù, sotto la cintura, senza pudore, senza inquietudini.
Sono una donna da molto tempo, non guardarmi come se  avessi sempre quattordici anni, smetti di dirmi:
-Sei magra, mangia di più- perché, sì sono magra, ma i miei seni sono grandi, da un'eternità.

...E la sensualità delle vite azzannate come la tua mi travolge, complice quel caimano sorriso, pericoloso, sottilmente lascivo, crudele.
Ora, in questo momento, farei qualunque cosa per te, che mi sei bandiera, colori di guerra, coraggio e disperazione.
Ucciderei, se tu me lo chiedessi, senza esitare.
E probabilmente mi piacerebbe.
Non voglio la solita inflazionata epidermica avventura, un sacrilegio il solo pensarlo, ma di più, molto di più.

Voglio entrare nel torrente del tuo sangue, transitare attraverso il cuore che ora sento battere più forte sotto la mia guancia, capriolando tra i lembi delle valvole  cardiache simili a petali di stelle, per arrivare ai polmoni e respirarti in bocca, sentire il sapore della tua saliva, vedere da dentro come è veramente il tuo sorriso...
Lascia che ti ami, a modo mio, abbandonati a me.
Sei così intatto, inviolato, come una tela immacolata, senza altra storia che quella che già conosco o dovrei conoscere.
Fammene scrivere un’altra, brevissima, ma talmente intensa da durare un’eternità.
Dammi la possibilità di scoprire come sarebbe stato se...

 
 
 

*Game over** Per adulti

Post n°231 pubblicato il 04 Luglio 2014 da mala_spina
 

game over

 

Non c’è più niente dopo di te, ne sono sicura.
Ora conosco la magia, so che oltre le colonne d’Ercole regna sovrano il nulla.
Sono sola e non mi resta niente da cercare, da scoprire, neppure da rivivere.
Con chi giocherò i miei giorni se non ho più il mio sole...
Qui, in questa camera vuota di te,  so che ti amo, che ti amerò sempre, anche se ho dovuto allontanarmi, se ho dovuto perderti, perdermi.
Anche se  mi toccherà sopportare il tuo disprezzo  per l’eternità.
Non avresti dovuto cercarmi con tanta intensità.
Non avrei dovuto volerti  con  tanta  ostinazione.
Tre giorni chiusi in questa stanza, 72 ore per soddisfare quella voglia di te che mi sfiniva
Ma non è andata così.
Non abbiamo rispettato le regole, non le ho rispettate. Io ho ideato il gioco e la mia creatura mi ha ucciso.

Come nel film” Stay alive”: sono game over.

Sto pagando l’errore della mia curiosità e del mio coinvolgimento, che mi ha colpito come l’arma di un cecchino abilissimo:  affondo in una disperazione fredda, senza lacrime e sussulti.
Sola in un deserto. Non ci vedremo più, anche se...perché no comincia a mormorare una strana voce dentro di me, una voce falsa, ingannevole, bugiarda.
Favole.
Solo favole.
Mi sto raccontando bugie. Non ci ritroveremo mai.
Sto male, da 15 giorni non riesco a dormire e la notte è diventata così lunga da poterci nuotare dentro.Ho imparato anche a mentire, così bene, sapessi: son ricorsa a un malessere fisico, del resto di salute malferma lo sono, non credevo fosse così facile.
Perché vedi ...il mio corpo abituato al piacere, il mio corpo affamato che mai è andato troppo per il sottile nel procurarselo, ora ha fame solo di te.
Ed è destinato a morire  di denutrizione amorosa.
Insonnia.
E tu dove sei?Che cosa stai facendo?
Il cellulare mi scuote con il cancan di Offenback, una musica che ora mi pare oscena  così fragorosa, barocca, indifferente.
Lo lascio suonare guardandolo ottusamente
Il mio universo si è capovolto.
Ma non ti cercherò, in fondo i tuoi insulti fanno ancora male, mi appendo a loro come un naufrago a una zattera malconcia. In verità  erano parole d’amore da leggere al contrario.
In questa nostra incredibile storia niente è logico, giusto, fermo: nelle sabbie mobili delle tue mani che sento sempre su di me sto annegando.

Troverò un modo per sopravvivere, posso farcela anche senza di te, dopo di te.
Ma come  potrò respirare senza le tue labbra che mi sfiorano il cuore, senza le tue braccia che mi assediano la schiena, senza il tuo odore  confuso con il mio, senza le tue mani che m’immobilizzano tuffate nei capelli, senza il tuo gemere affannoso quando ti avvicini al piacere.
senza il tuo succhiarmi l’anima fino a sfinirmi.
Avevo pensato che tre giorni insieme dovevano bastare, per non  far soffrire nessuno, per non soffrire.
Errore: ora conosco  il segreto della felicità, è solo una malattia che può diventar mortale  in alcuni soggetti; eccomi, sono game over, malata di te, preda di  questo dolore d’assenza che mi taglia più di cento bisturi affilati.

Penserò  a te, amore mio, in ogni attimo libero, addomesticherò il pensiero per non dimenticarti.
Passerà una vita  e poi un’altra ancora, ma ti ritroverò, dovessi indossare gli stivali delle sette leghe.
Dovessi ridurre il mondo a un microcosmo  come quello di Alice.
Sarò tua per sempre e questo mi basterà, ti basterà.
Qualcuno che non sei tu si è già preso il mio cuore sano  e non sa che ora è mutilato, ferito, stanco
ma  a te basterà aprire il palmo della mano per ritrovartelo lì, caldo, pulsante,  vivo del mio sangue.
Presenza silenziosa, sarò con te in ogni passo che farai, ti aiuterò a rialzarti se ti capiterà di cadere, ad ogni scontro mi armerò per difenderti.
Mi stenderò  al tuo fianco notte dopo notte per vederti addormentare.
Cercherò di non avere paura del buio, quando il buio sarà la tua ombra.
Ora lo so, l’amore non è una carezza:
catene strette  alle caviglie
bende sottili  attorno al cuore
-ma il sangue scorre  dentro di me, nessuna benda lo può arginare-

Non ho rispettato le regole. Due giorni in più. Ho rubato al destino due giorni, .
E mi sono ammalata di te senza speranza.
Game over.

 
 
 
Successivi »
 

 

 

L'altro mio blog di politica, satira, prosa, poesia e varia umanità:

"I Racconti del cuscino"

 

AREA PERSONALE

 

Marzo 2014

L'IMPRONTA

inizia QUI

 

Aprile 2013

DELGADO

Inizia QUI

 

ULTIMI COMMENTI

grazie
Inviato da: StregaM0rgause
il 14/08/2014 alle 06:33
 
brava
Inviato da: evacampana3
il 13/08/2014 alle 19:41
 
può, sì...ciauuu
Inviato da: StregaM0rgause
il 11/08/2014 alle 13:10
 
e forse l'ardire di una mente può raggiungere estasi...
Inviato da: themantrue
il 11/08/2014 alle 11:22
 
grazie amico mio, felice di ritrovarti anche qui
Inviato da: StregaM0rgause
il 10/08/2014 alle 11:14
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.