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mala_spina
   
 
Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

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*La preghiera della Strega** Per adulti

strega

 

"Dichiaro, che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso, come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi." (F. von Spee, confessore delle streghe condannate al rogo in Wurzburg 1631)

Orta, 16 novembre 1342.
Il piccolo centro sul lago, chiuso nelle mura fortificate, pareva rabbrividire dal freddo: i monti che calavano a picco sull'acqua scura erano già innevati, i camini fumavano, ormai era scesa la notte.
In quel giorno il Vescovo di Novara Giovanni de Plotis, con l'aiuto di Francesco di Bartolo, giureconsulto illustre, aveva condannato al rogo come strega una giovanissima donna, Chiara del Lago, così soprannominata perché era stata trovata in una cesta di vimini in riva all'acqua, tra i salici, da tal Marianna, erbaiola e guaritrice.
Chiara, in un sommario processo, fu accusata di aver calpestato la croce, di adorare il demonio, di aver fatto morire bambini con il solo tocco delle mani, di guarire usando erbe malefiche.
La sua unica colpa era in verità quella di essere troppo bella e sapiente nell'arte medica, la qual cosa stupiva e impauriva anche la sua madre adottiva, e soprattutto di rappresentare l'oggetto del desiderio di tutti i maschi della comunità.
E lei si concedeva con facilità, perché in quei tempi oscuri di feroce repressione della donna in quanto femmina Chiara faceva all'amore con entusiasmo e autentica gioia.
La luce del piacere riusciva a illuminare quell'oscuro disagio che si portava dentro da sempre.
Un giorno incontrò Francesco, il giureconsulto, il cui parere nella sua condanna definitiva al rogo fu così importante.
L'uomo se ne innamorò o meglio fu preso dai suoi seni perfetti, dal ventre liscio, da quel sesso caldo e accogliente, lui che nel letto si ritrovava una moglie fredda, secca, più anziana di lui, ma molto ricca.

E la ragazza lo corrispose, affascinata dal sapere e dall'importanza dell'amante, che tra le sue mani diventava esigente come un bambino e ugualmente indifeso.
Ma quando la consorte venne a conoscenza di quello che in paese si mormorava su Francesco e Chiara costrinse il marito a denunciarla al Vescovo come strega.
L'alternativa era lo scandalo e la perdita di tutti i suoi beni.
Lui lo fece, anche se a malincuore, perché la ragazza era la la femmina più femmina che avesse mai incontrato, ma in fondo era solo una donna, povera e figlia di nessuno.
Se poi la sua amante avesse raccontato della loro storia... chi le avrebbe mai creduto, una vagabonda, e in odore di stregoneria, per di più. Ovviamente sarebbe stato il demonio a ispirarle le eventuali parole di accusa.
Così, quando Chiara venne arrestata fu allestito uno dei primi processi di stregoneria di cui si ha notizia; poi inizierà anche in Italia la carneficina di donne innocenti, uno dei più vergognosi massacri che la storia ricordi.

Fu sottoposta dapprima al dolore lancinante delle frustate che le lasciarono la schiena ridotta a una piaga sanguinolenta, poi siccome le sue labbra rimanevano ostinatamente chiuse non ammettendo nessuno dei reati di cui veniva accusata né tanto meno la commistione con il demonio, fu sottoposta alla tortura della "corda": dopo averle legato le braccia a un gancio del soffitto le venne applicato ai piedi un peso che aumentava fino alla inevitabile lussazione della spalla, tra dolori atroci.
Ma lei rimase muta, anzi neppure per una volta guardò negli occhi l'amante che in un modo così indegno si era liberato di lei.
Una strana sconosciuta forza la isolava dal suo dolore, lo percepiva, ma misteriosamente non era il suo corpo a soffrire era la sua anima, che si andava sfacendo in miseri brandelli di carne.
In cambio finalmente sapeva che cosa era l'odio, quel sentimento che, sconosciuto fino a pochi giorni prima, ora la dominava rendendola insensibile alle torture per avvicinarla sempre più a un mondo potente e oscuro al quale sarebbe tornata e da cui nella sofferenza sapeva confusamente di provenire.
Infine fu sottoposta allo schiacciamento dei pollici.
Il fatto che non piangesse né implorasse fu per quei solerti giudici una prova in più dei suoi stretti rapporti con Satana.
Pertanto venne condannata al rogo per l'indomani.

Da tre giorni non mangiava, le era stato concesso solo qualche sorso d'acqua.
Riportata nella fredda e umida cella nel sotterraneo del palazzo del governo, fu abbandonata sulla paglia sudicia, seminuda e sanguinante con un braccio che le pendeva da un lato come quello di un fantoccio rotto.
Le acque del lago arrivavano quasi a lambire la finestrella della prigione.
Chiara alzò gli occhi dal pavimento puzzolente e improvviso le piovve addosso il terrore della morte: la forza misteriosa che fino a poco prima l'aveva sostenuta, se n'era andata.
Ora era soltanto una ragazza instupidita dal dolore e dalla paura.
Cominciò a piangere, ma non si accorse che le sue lacrime erano perle azzurre, fino a quando non gliene cadde una su di una mano.
Allora, con quel frammento liquido di cielo sulla pelle, in un attimo capì il perchè si fosse sempre sentita diversa dagli altri, con quel lago oscuro come le acque là fuori che le dormiva dentro; aveva inconsciamente intuito di venire da un altro mondo; ora sapeva con sicurezza chi fosse quell'uomo che così spesso le appariva in sogno e quella donna, bella quanto e come lui, che le cantava nenie incomprensibili, mentre dagli occhi le scendevano lacrime simili a quelle che bagnavano le sue guance.
Ora sapeva chi doveva pregare, Loro l'avrebbero salvata, Lui, che da sempre stava dentro la sua mente e il suo corpo.
Ma bisognava preparaGli un altare degno.
Così si trascinò al centro della stanza, intinse le dita nelle ferite e con fatica immensa disegnò per terra una grande stella a 5 punte.
Poi si stese nuda bocconi nel pentacolo, allargando gambe e braccia, anche quello contorto dalla tortura, la testa nella punta centrale della stella tracciata con il suo sangue.
Chiuse gli occhi, con le ultime lacrime si bagnò la bocca e iniziò a recitare la preghiera che da sempre conosceva perché era nata con lei, stava solo nascosta nel profondo della sua mente:

-Ascoltami
Signore delle nove porte
Re dello spazio infinito
Signore del Panico
Figlio del Caos e del Vuoto
Tu che conosci il passaggio
per ciò che non può essere nominato,
Motore della vita
e della morte, Vincitore splendente
Guardiano dell'Abisso
Dio dei segreti labirinti
Punto Omega
Spezza i sigilli che mi tengono lontana da te
maledico il mio umano Amore
nel Tuo nome, Tu che mi sei Padre Fratello, Amante
torna dentro di me
Signore dell'Assoluto
Chiave e Guardiano del passaggio tra i mondi.
TU il Tutto-in Uno ascoltami
nel segno della stella a cinque punte,
sangue e carne mia di mortale, per l'alto nome di Ea, per i sette Demoni per il giuramento cui ho mancato
perchè non sapevo
per le tenebre, il tuono, l'acqua e la terra riprendimi con Te. Lasciami guardare nel tuo cieco vuoto,
rompi lo specchio,
rivela l'Illusione,
tu, il Potente, dammi il potere che mi viene da Te,
Nord, Est, Sud, Ovest, Zenith, Nadir,
il cerchio infuocato si chiuda, sono tua, prendimi
Signore dei sette giorni
tanti quanto dura il battito di rossa clessidra
del tuo cuore
perchè io purificata di te
possa impunemente pregarti
Ascoltami
fammi ritornare nel tuo Buio
nell'Oscurità da cui provengo
nell'eternità dell'Abisso immenso-

 Le punte del pentacolo cominciarono a brillare come se cinque candele azzurre illuminassero all'improvviso la stanza.
E mani leggere iniziarono a sfiorarle la pelle martoriata della schiena.
Lei si voltò appena, le pupille nere senza più iride, per ritrovarsi con il Padre suo.
-Chiara- la chiamò una voce di donna cui si sovrapponeva in contralto quella di un uomo.
Perchè era giusto fosse così, L'Assoluto oscuro principio di tutto era donna e uomo nello stesso tempo.

Si chinarono su di lei insieme, una splendida Regina venuta dall'antico Egitto, vestita di una tunica di lino trasparente, adorna di pesanti gioielli rossi, in testa una parrucca blu, come blu erano le labbra e il contorno turchese degli occhi e il suo doppio, un giovane uomo biondo, gli occhi verdi, le mani lunghe dalle dita sottili.
La beatitudine sopraffece la ragazza, che si voltò supina e allargò quanto più possibile gambe e braccia per prenderli in sè, e ritornare così al Padre che aveva risposto alla sua preghiera.
Una fiamma di desiderio mai provato prima le avvolse il ventre, mentre le mani dell'uomo la rivoltavano afferrandola in vita e mettendola in ginocchio.
La regina azzurra le divaricò le cosce e Chiara vide la sua lingua morbida come il velluto biforcarsi per bagnare contemporaneamente i suoi due orifizi e dilatarli, onde quel fallo che ora desiderava tanto potesse penetrarla agevolmente per riempirla del suo sacro seme.
-Vieni Padre mio, mio Signore, Fratello, Amante, prendimi- mormorava.
Gli occhi della Regina scintillarono come smeraldi quando il fallo dell'Oscuro la penetrò da dietro, aprendosi la strada a fatica nello stretto orifizio, artigliandole i seni con le dita, mentre si spingeva con forza tutto dentro di lei.
Intanto una lingua sapiente leccava e penetrava la vagina della ragazza pascendosi della sua carne calda e umida.
Il piacere era un mare di fuoco in cui stava per annegare, quando il Signore del buio uscì dal suo corpo, la voltò per avvicinarle il viso all'enorme fallo eretto che sparì nella bocca della ragazza, mentre lui-lei ora le leccava l'orifizio appena violato.
Questo era il piacere degli immortali, non degli umani.
Poi, dopo aver consacrato anche la sua bocca, il Padre le penetrò la vagina che lo aspettava, come terra riarsa attende l'acqua da troppo tempo desiderata, per riempirla del suo seme.
Allora la giovane donna seppe che era davvero tornata al suo Creatore e Padrone.
In quell'attimo in cui lei nell'orgasmo si irrigidiva sul busto gli occhi già aperti nell'oscurità Lui le incise con l'unghia una minuscola croce rovesciata sulla spalla destra.
La ragazza ricadde all'indietro e seppe che stava lasciando finalmente questa vita mortale.

La trovarono il giorno dopo morta, sdraiata sul pavimento puzzolente, quando già grossi topi banchettavano con la sua carne.
Nessuno notò la croce incisa, scomparsa sotto il sudiciume di cui era ricoperta la pelle di Chiara.
La regola imponeva che fosse bruciata lo stesso, anche cadavere.
Così venne fatto.
Ma quando il rogo si levò più alto, nell'aria gelida e cupa del lago a Francesco, che impassibile assisteva all'esecuzione, parve di veder il braccio lussato della ragazza alzarsi e le dita puntare verso di lui.
Si segnò, terrorizzato, poi pensò che il fumo gli avesse giocato uno strano scherzo.
Dopo qualche tempo le sue notti cominciarono a essere popolati di fantasmi: l'amante morta gli appariva in sogno e gli faceva l'amore più e più volte con una perizia che lui non conosceva, fino a lasciarlo spossato e tremante al risveglio.
E sulle lenzuola non c'erano macchie di seme.
Poi un mattino si ritrovò inciso sul palmo della mano destra una croce rovesciata: capì di essere stato marchiato e anche da chi proveniva quel "segno".
Tutto all'improvviso gli fu chiaro.
 Disperato cominciò a vagare per le campagne pronunciando frasi senza senso per finire affogato dentro il lago.

A Orta, nel Novembre del 1342, si tenne veramente uno dei primi processi per stregoneria. Mentre si conosce il nome del Vescovo che lo condusse è ignoto quello dell'inquisita.
La preghiera è tratta in parte dal Necronomicon in parte dai Libri dei Morti dell'antico Egitto.

Dice NEFERTITI

Enri dopo la lettura sono come instupidita. Ho amato Chiara da subito. Per quel suo essere vera, per qual suo fare all'amore con tutti per dare e ricevere gioia, con entusiamo, con allegria. Il sesso vissuto con gioia anialesca, cosa c'è di più grandee intenso? E da subito ho odiato Francesco ''omm'e niente'' che prendeva tutti i piaceri sessuali che il corpo di Chiara generosamente gli regalava per poi andarsi a cuccare accanto alla pigna secca ma ricca di quella cozza della moglie.Troppo comodo, troppo! Un racconto fiabesco il tuo Enri che mi ha sedotto totalmente.: ho sentito sulla mia carne tutti gli orrori delle torture perpetrati ferocemente su una giovane donna, bella, solare che voleva solo amare! Mi sono unita a lei nella splendida, cupa, misteriosa, apassionata preghiera (forse perché il mio esser Nefertiti mi ha trascinato, mio malgrado, in 'quel' regno dei morti a me conosciuto). Mi hai fatto sognare e stranamente mi sono sentita a casa quando dal nulla sono emerse le due figure ammaliatrici: La Regina dalla trasparente tunica e l'uomo biondo dalla mani belle, lunghe adatte per carezzare e far vibrare i corpi delle donne. Una pagina d'eros di altissima qualità letteraria. Un eros 'doppio' che ha scatenato la mia fantasia oltre i confini dell'impossibile! Un mare di fuoco che divampa, avvolge, fa fremere i sensi, inarca le reni e finamente...pacifica. Chiara è morta è vero ma la sua morte è stata carnale, grandiosa, un'apoteosi di piacere. No, Chiara non era un strega e di lei hanno bruciato un corpo che non c'era più. Padre e Madre con pietas l'avevano ricodotta là da dove era venuta, là dove le lacrime erano perle azzurre...Brava Enri per la sottile vendetta che hai saputo inventare contro quell'omuncolo sudicio di Fancesco! Annegato pazzo e ben gli sta! Scusami sorellina l'eccessiva lunghezza del mio commento ma il tuo racconto è così emozionante che i tasti del mio pc scrivevano da soli, lo giuro! Un'ultima cosa: W le streghe e dannazione eterna sia per tutti quelli che le hanno barbaramente perseguitate e ingiustamnte uccise solo perché 'donne. Bacitati 

Nefertiti704
 
 
 
 

 

 
 
 
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