Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L' Eros,l 'Avventura, il Fantasy del Fauno e della Strega

 

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*Il diavolo nello specchio**Per adulti-Prima parte

Post n°33 pubblicato il 19 Maggio 2012 da mala_spina
 

diavolo,satana,

 

Il giovane prete , sotto la doccia, cantava con una discreta voce da tenore "Toreador" dalla Carmen di Bizet, una delle sue Opere preferite.
Poi uscì dal box e si avvolse nell'accappatoio: quel giorno l'allenamento dei ragazzi della squadra locale di calcio era stato particolarmente pesante; non vedeva l'ora di mettersi in poltrona a rileggersi l'adorato Kant e la sua "Critica della ragion pura" prima di celebrare la messa serale del sabato.
Era giunto da poco in quel grosso paese dell'entroterra Ligure, che gli abitanti si ostinavano a chiamare cittadina.
Vi era stato mandato dal Vescovo per punizione: meglio allontanar subito dalla città e dalle tentazioni un religioso troppo bello per esser prete, pericolosamente di sinistra e con strane frequentazioni.

Erano arrivate all'orecchio della Curia chiacchere su una certa bella fanciulla che assiduamente visitava la chiesa di S. Domenico dove don Paolo prestava la sua opera e anche di una strana amicizia che quest'ultimo intratteneva con il conte Francesco Risoli sospettato fortemente dalla Chiesa per certe pratiche "magiche" di cui tutta la città parlava.

In realtà il religioso, per quanto tentato dalla fanciulla, non aveva ceduto al richiamo della carne: mentre a ricordo delle frequentazioni con Francesco Risoli gli erano rimaste in testa troppe domande senza una risposta insieme a una oscura inquietudine.
Nessuno sapeva molto della sua vita passata: solo che si era consacrato a Dio dopo aver conseguito una laurea, forse in legge, nonostante la fiera opposizione della famiglia e dell'allora fidanzata prossima sposa. Ma erano solo chiacchere.

Appenna arrivato a Cerviano fu accolto con diffidenza: era troppo bello per essere prete, così alto, bruno e maschio, non portava mai la tonaca ma jeans e magliette o maglioni, girava in moto, insomma era poco credibile.
In breve le cose cambiarono: le donne cominciarono ad affollare la Chiesa, alcune con l'evidente scopo di sedurlo, altre se ne innamorarono perdutamente sussurrandone in gran segreto tra di loro mentre i giovani lo seguirono immediatamente per formare una squadra di calcio e con l'allenamenteo di don Paolo presto furono in grado di iscriversi a piccoli tornei che radunavano gente anche dai paesi vicini.
Era gentile e premuroso, si adoperava per chiunque avesse bisogno, insomma ben presto divenne quasi un santo per la popolazione.

Fu soprattutto l'assenza di pettegolezzi su suoi eventuali cedimenti al richiamo della carne a conferirgli tale aureola.
E quando Annamaria che era considerata la ragazza più appariscente e anche (ufficiosamente) la mignotta del paese cominciò a corteggiarlo sfacciatamente andando a confessarsi un giorno sì e l'altro pure  ammise di non aver concluso nulla, tra i maschi ci fu qualcuno che decretò:
-L'è un preve sensa belin-(n.d.a. belin in genovese= sesso, fallo).

 Ma non era così: semplicemente don Paolo aveva imparato a dominare la carne; la sua decisione di rinuciare a certe gioie terrene era stata meditata a lungo e riteneva che tradire un patto stipulato tra lui e quel Dio che amava , o almeno credeva di amare con tutte le sue forze, era impensabile.
Così fino ad allora era riuscito a allontanare da sé ogni desiderio di donna, tanto che le esperienze sessuali avute prima del sacerdozio erano state relegate in fondo alla mente: solo nei sogni a volte facevano capolino, ma raramente.
Le sue giornate erano piene, intense, ricche di mille iniziative in cui era seguito dalla popolazione.
Aveva mantenuto contatti con l'amico Francesco Risoli, sapendo di contrariare il Vescovo se fosse venuto a saperlo. Così i due si incontravano di notte, approfittando del fatto che la canonica , con la chiesa, l'oratorio vecchio e il cimitero annesso, erano fuori del paese. Ora stavano portando avanti una interessantissima discussione sul genio di Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero .

Mentre terminava di asciugarsi con l'accappattoio, canticchiando ancora Toreador, udì gli sternuti ripetuti di Maricel, che chiamare perpetua sarebbe stato ridicolo. La donna, di mezza età , colombiana di Soledad, in Italia da qualche anno con regolare permesso di soggiorno, prestava i suoi servizi a ore in diverse famiglie: don Paolo l'aveva ereditata dal suo predecessore.
Veniva tutti i giorni a prepargli il pranzo, ad accudir lui e la canonica e spesso aiutava anche Pietro il Sacrestano a sistemar la Chiesa. Donna di pochissime parole, si mormorava che non per fame dal suo paese fosse migrata in Italia. Abitava da sola e non dava confidenza a nessuno.
Ora gli sternuti si trasformarono in tosse violenta e la donna, con gli occhi lacrimosi e febbricitanti arrivò ciabattando dalla cucina, restando come al solito stupita nel vedersi di fronte in accappatoio quel prete che le ricordava tanto Sean Connery da giovane. Poi:

-Don Paolo, sto malissimo, ho la febbre.
Domani se a lei sta bene, mando mia nipote, Magdala, è arrivata dalla Colombia da 10 giorni, non vuole uscir di casa, dice che la gente qui le fa paura. Ma è molto religiosa e da lei verrà, è così devota alla Vergine Maria; vedrà, che si troverà bene, in casa sa far di tutto, anche meglio di me, è così giovane.-
-Va bene- rispose il sacerdote già con la testa altrove - ma riguardati, capito, Maricel?-

Il giorno dopo alle 8 del mattino, suonò il campanello della canonica e don Paolo andò ad aprire: si trovò di fronte una ragazza di media statura infagottata in una gonna e camicetta scure, informi; i capelli legati sulla nuca, gli occhi bassi la ragazza mormorò:
-Buon giorno Padre sono Magdala-
la voce era melodiosa, ricca di sfumature, in contrasto con quella donna dimessa che gli stava di fronte.
-Prego, entra, Maricel mi ha detto che l'avresti sostituita...-
Allora lei alzo gli occhi sul viso del parroco: le palpebre pesanti coprivano in parte le iridi gialloverdastre striate come quelle dei gatti, rendendoli stranamente oblunghi, da idolo atzeco: quello sguardo era carico di significati oscuri, sorrideva inquietante in contrasto con la bocca dalle labbra immobili.

Lui sentì uno strano brivido lungo la spina dorsale, un brivido di gelo; restò immobile per un attimo, come stregato, poi si fece da parte e lei entrò. Pareva che Magdala conoscesse già le stanze della canonica, tanto si muoveva sicura, dopo che il prete le ebbe fornito ben poche indicazioni.
Dalla studio dove stava preparando la predica per le prossime festività del Corpus Domini attraverso la porta aperta ogni tanto osservava la ragazza trafficare in cucina: lei non si voltò neppure quando gli chiese che cosa preferiva cucinasse per il mezzogiorno e la sera.
Solo... quella voce ...incantava.
Voleva rivedere i suoi occhi...ma che gli stava succedendo... si alzò di scatto e chiuse la porta della stanza, pregando Magdala di andarsene quando avesse finito, senza disturbarlo. E così fu.

Alla sera Maricel gli telefonò per sapere se tutto era andato bene con la nipote avvertendolo che la sua influenza era diventata polmonite, quindi ne avrebbe avuto per parecchio tempo.
Lui rispose di non preoccuparsi, che Magdala gli pareva davvero una degna sostituta.


Fine prima parte

 
 
 
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