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Creato da mala_spina il 13/09/2011

LABIRINTO

L'EROS del Fauno e di StregaM0rgause

 

*Il diavolo nello specchio**Per adulti-Ultima parte

Post n°34 pubblicato il 23 Maggio 2012 da mala_spina
 

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Passò una settimana, in cui don Paolo si trovò stranamente ad aspettare le otto di mattina quando almeno per una volta poteva intravvedere quello sguardo.
Poi faceva in modo di uscire o rintanarsi nello studio: la ragazza stava entrando nei suoi sogni che ora erano diventato francamente osceni.
Su di loro la sua volontà nulla poteva.
Lo lasciavano al risveglio debole, come battuto da mille verghe, con delle fitte all'inguine da ridurlo curvo e mugolante a mezza strada tra il letto e il bagno.
Quindi arrivò quel sabato pomeriggio che cambiò la sua vita.

Era una splendida giornata: il giovane prete pensò di spingersi a piedi fino al piccolo lago che scintillava nel verde degli abeti tra i monti sovrastanti il paese. Ci si arrivava anche in fuoristrada; ma lui conosceva dei sentieri poco battuti che gli avrebbero fatto risparmiar tempo sul percorso della mulattiera e poi camminare nei boschi in solitudine forse lo avrebbe aiutato a veder più chiaro in quella confusione mentale che l'avvolgeva come un sudario.
Mise nello zaino qualche cosa da mangiare e da bere e partì, cercando di capire che cosa gli stava succedendo, mantenendosi il più distaccato possibile, esaminando se stesso come se si trattasse di altra persona. A un certo punto, quando pensava di essere quasi arrivato, dal folto dei cespugli che nascondevano il sentiero gli arrivarono delle voci giovani, risate e un rumore di corsa.
Si bloccò e si fece strada tra il fitto degli alberi seguendo quelle voci, quasi fosse un topo dietro al pifferaio magico.Cercò di muoversi silenziosamente, mentre il cuore prese a battergli forte nel petto e una strana angoscia gli spezzava il respiro...perché man mano che si avvicinava riconosceva sempre più nitidamente una delle voci, quella femminile: era di Magdala.
Lo aveva avvisato il venerdì che il sabato non sarebbe andata da lui perché doveva stare con la zia che non si riprendeva.

Avanzò ancora tra la sterpaglia e dopo pochi passi si rese conto che la barriera verde finiva bruscamente: al di là c'era una radura, un piccolo anfiteatro con rocce candide che spuntavano come denti dall'erba morbida, circondato da alberi e rovi; i ragazzi arrivarono correndo dal lago, il cui odore ora distingueva nettamente, doveva essere vicinissimo. Erano nudi, stillanti ancora acqua: la donna era Magdala, i due maschi, Francesco e Paolo facevano parte della sua squadra di calcio.
Restò immobile, poi si inginocchiò nella sterpaglia bucandosi con i rovi, per farsi più piccolo e guardare attraverso uno spiraglio quasi al livello del terreno.
Avrebbe voluto fuggire con tutte le sue forze, si sentiva in equilibrio precario sull'orlo di un pozzo da cui, lo sapeva, non sarebbe più risalito. Ma restò lì a guardare, era come incollato al terreno.
 
Magdala aveva i capelli neri sciolti, i seni abbondanti per quel corpo così esile che sotto il fagotto dei vestiti indossati abitualmente non si sarebbe mai potuto immaginare, i fianchi snelli da ragazzo, le gambe lunghe che terminavano in un sedere morbido, tondo; erano vicino a lui , in piedi su una vecchia coperta stesa sull'erba.
La ragazza abbracciò Francesco e lo baciò con forza, mentre con una mano accarezzava Paolo dietro di lei: strusciava il ventre contro quello del giovane e le mani dei due ragazzi erano ovunque sopra il suo corpo.
All'improvviso si staccò da loro, spinse Francesco sulla coperta, ridendo e si inginochiò tra le sue cosce: passò la lingua sul ventre, quasi ad asciugarne l'acqua, poi sugli inguini infine lo prese in bocca  avidamente, accompagando con la mano quel divorare di passione, mentre il ragazzo gemeva sempre più forte.
Paolo si mise dietro di lei e la penetrò con violenza; Magdala ebbe uno scarto per alzare il viso al sole con gli occhi sbarrati mentre un grido di piacere le usciva dalle labbra bagnate.

Il prete, rattrappito nel suo nascondiglio, sentiva che la vita gli stava sfuggendo per raccogliersi tutta lì , nel fallo eretto, rigido, potente: era diventato quello, era solo quello ormai...
Vide la bocca di Magdala abbandonare il sesso di Francesco e con uno scarto liberarsi di Paolo per sistemarsi sul ventre del primo e impalarsi su di lui, poi piegarsi in avanti porgendogli i seni da succhiare, mentre con un sorriso ammiccante offriva le natiche a Paolo che la forzò  senza riguardo: con una unica spinta la riempì.
E poi fu tutto un turbinio di corpi impazziti, di gemiti, la donna, tra i due maschi sembrava impazzita, roteava i capelli come fossero fruste, fino a che raggiunse l'orgasmo, serrando in una morsa i ragazzi che si svuotarono nel suo vorace ventre quasi contemporaneamente.
Fu allora che don Paolo schizzò in cielo, in un lampo di piacere che mai aveva provato in vita sua: venne con una intensità tale da stordirlo, così come era, piegato su se stesso, quasi a trattenere il seme e proteggere l'urlo che faticava a tenere ingola.

Restò immobile non seppe per quanto tempo: quando riaprì gli occhi i tre ragazzi erano sdraiati sulla coperta, Magdala tra di loro, le cosce aperte sporche di seme, improvvisamente alzò il viso verso il suo nascondiglio: sapeva che lui era lì, ne fu sicuro; perché lei, sempre fissando in apparenza un punto indefinito della sterpaglia, si passò un dito sul sesso bagnato e poi lo mise in bocca, succhiandolo a lungo....
All'improvviso don Paolo ricordò: quegli occhi gialli e striati li aveva già visti, erano quelli del demone disegnato nel Codex Gigas, il famoso enorme libro maledetto scritto nel 1100 in una sola notte da un monaco benedettino che si racconta avesse venduto la sua anima al diavolo dopo essersi macchiato di un orrendo peccato.

Si alzò sconvolto e cominciò a correre verso il paese, aveva rotto una promessa sacra, un giuramento, non era stato capace di far fronte al demone della lussuria e cosa anche peggiore ogni fibra del suo corpo , ogni cellula voleva Magdala con una intensità mai provata prima. Aveva fame di lei, una fame che aumentava man mano che si allontanava da quel prato maledetto vicino al lago.
Intuì che il demone aveva già vinto: in cambio di una notte con Magdala gli avrebbe dato l'anima.
Si accorse con orrore di questo pensiero come se non fosse suo, partorito dalla sua stessa mente. Arrivato in canonica come prima cosa telefonò a Maricel e con una scusa le disse di non aver più bisogno di sua nipote.
Poi, ansante, affannato, sconvolto andò in chiesa per pregare, per ritrovare quella serenità che aveva sempre avuto, per ritrovarsi. Ma non servì a nulla: intorno a lui c'erano solo oscurità e freddo, gli ori, i quadri, l'altare, tutto gli era distante, gelido e lui era solo in mezzo a un deserto.
Quella notte fu insonne, la prima di tante; quando sia addorrmentava per qualche ora finiva in in fondo a un pozzo , nell'oblio più completo e misericordioso.

Ma una notte...
Aveva sentito da poco il campanile suonare la mezzanotte ed era caduto in un febbrile dormiveglia, quando sentì un passo leggero su per le scale e una mano furtiva aprire la porta della sua camera.
Allora seppe che lei era arrivata...certo, usando la chiave di Maricel, che teneva per ogni evenienza.
Dalle persiane filtrava il chiarore della luna piena.
Sdraiato su un fianco il prete continuò a fingere di dormire, ma quando udì distinto un respiro affrettato non potè fare a meno di aprire gli occhi: nello specchio, che gli stava di fronte, a lato del letto, non vide riflesso nulla, solo un'ombra informe...o almeno così gli parve.

Poi udì il fruscio del vestito e il profumo d'erba tagliata di Magdala quando lei , con la levità d'una farfalla, entrò nel suo letto e si mise dietro di lui accogliendolo sulle ginocchia, premendogli il seno sulla schiena. Prese a carezzargli il volto, le palpebre chiuse, il naso perfetto, le labbra poi scese sul petto, sul ventre per insinuarsi nei pantaloni del pigiama e prendergli in mano il sesso, già eretto, pronto. L'uomo sospirò, come vinto, arreso.
Si mise supino, allungò la mano, scrutò nel buio.
Magdala stava sfilandogli i pantaloni.
- Eccomi sono venuta, mi aspettavi vero? da quel giorno al lago non hai più avuto pace, lo so.
E neppure io... prega il tuo dio ora, pregalo, se ne hai il coraggio-
-Zitta, stai zitta- disse lui con voce sibilante e poi le fu addosso: le entrò dentro con furia , mordendole i capezzoli, soffocando nei suoi capelli, fino a che non venne con un grido di liberazione.
Ma era solo l'inizio.
Fu subito di nuovo pronto, pronto per il piacere di lei. E quando la ragazza gli mormorò sulle labbra quanto le piaceva essere penetrata da dietro, anche lui, come Paolo al lago, si trasformò in cane attirato da una cagna in calore: la leccò, la fiutò, si perse dentro i suoi umori fino a che la donna non gli ingiunse:
-Prendimi, ora-
E mentre entrava in lei per lo stretto passaggio gli parve di violare un tempio di un qualche barbaro dio, di compiere un rito di cui era solo un inesperto adepto.

Poi la donna cadde sul ventre, le gambe distese, stringendo con forza quel fallo che ancora le pulsava dentro.
Non poteva smettere di toccarla, baciarla, le sue dita, la sua lingua erano un vento senza pace. Per il resto della notte si divorarono a vicenda.
Infine lui piombò in un sonno di pietra, ancora sopra di lei.

 Fu lo squillo del campanello, alle otto del mattino, a svegliarlo: per un attimo non capì nulla, poi si rese conto di essere solo, la ragazza era scomparsa, non solo, neppure un segno della donna era rimasto...ma come era possibile...il letto quasi intatto, le lenzuola asciutte
e lui aveva indosso i pantaloni del pigiama, asciutti anche quelli...
ma allora il seme che aveva sparso in lei per tutta la notte, se era stato un sogno...dove era finito?
"Dentro Magdala" sussurrò una voce nella sua mente.
-Don Paolo, ma che succede , mi apra...-
Era la voce di Maricel, come un automa finalmente si mosse e andò ad aprire.
Quando aprì la porta la donna sclamò con voce spaventata:
-Dio mio, ma lei sta male, che faccia che ha, si è preso l'influenza, venga subito a letto, chiamo il medico.
Fortunatamente sono passata, anche se sto in piedi per miracolo, venivo a dirle che mia nipote ha deciso all'improvviso di ritornare in Colombia: è partita ieri pomeriggio per Milano ospite di conoscenti. Da lì prenderà l'aereo. Mi ha lasciato un ricordo per lei: questo portachiavi , l'aveva portato dal suo paese. Non è carino?-

Don Paolo allungò la mano e sul palmo si ritrovò, intagliato nel legno e perfettamente riprodotto, il demone del Codice Gigas che lo guardava sogghignando con i suoi occhi gialli striati di verde, da fiera...

 

 

 
 
 
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