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Creato da: mancuso0 il 15/09/2006
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IL 1 DICEMBRE DIMENTICATO

Post n°639 pubblicato il 01 Dicembre 2009 da mancuso0

Ho partecipato domenica a Milano alla cerimonia storica delle coperte, organizzata dall’Asa importante associazione che combatte da decenni l’Aids. La giornata uggiosa e fredda non ha sicuramente favorito la partecipazione, ma leggere i nomi delle centinaia di morti per Aids davanti a poche decine di persone, mi ha fatto male, e reso ancor più consapevole di quello che sta accadendo. Una rimozione collettiva ha colpito il nostro paese, complici le non politiche di prevenzione di questo governo, ma anche delle insufficienze passate del centro sinistra. Questo primo dicembre 2009 segnala 40mila morti ufficiali per Aids dall’inizio della sua tragica storia, l’aumento delle infezioni tra la popolazione bi omosessuale, un preoccupante ampliamento dei casi tra i giovanissimi e le fasce oltre i 50 anni. Per completare la triste statistica bisogna ricordare che ogni anno si registrano 4.000 nuove infezioni, una ogni due ore. E come ricorda Sandro Mattioli, responsabile salute del Cassero di Bologna “La comunità omosessuale infatti sta vivendo un periodo tutt’altro che tranquillo dal punto di vista dell’HIV. Ignorata dall’autorità sanitaria e dalla politica, la nostra comunità si scopre al centro del problema HIV. I dati che emergono dalla video-intervista degli infettivologi Guaraldi e Mussini del Policlinico di Modena (ai circa 60 nuovi casi di HIV, quest’anno se ne sono aggiunti circa 40 di ragazzi gay) e dal progetto Sialon, che scopre una prevalenza degna del continente africano nella comunità gay veronese, sono allarmanti”. Insomma si sta tornando indietro. Le cure negli ultimi anni hanno abbattuto notevolmente l’incidenza della mortalità che ha subito una brusca frenata. Ma le cure, nonostante le positive evoluzioni, sono pesanti, in molti casi difficili da reggere. Anche in questo caso la rimozione è diffusa: delle persone serio positive, delle loro problematiche sociali e lavorative, nessuno o quasi si occupa. E’ facile recitare il solito refrain dell’assenza della politica e delle istituzioni, ma non tutto dipende da loro. Anche noi, associazioni lgbt abbiamo abbondantemente abbassato la guardia, anche noi siamo colpevoli di aver sottovalutato ciò che stava avvenendo. Nei nostri ritrovi ricreativi e non solo, si fa sesso, ne siamo orgogliosi, è una conquista che ha strappato migliaia di gay dai pericoli della notte, ma dopo anni di vera attenzione e formazione (l’informazione non basta proprio), ci siamo distratti, politicamente adeguati all’illusione che l’efficacia delle nuove cure di fatto cronicizzasse una malattia che prima portava direttamente, tra immani sofferenze, alla morte. Dagli anni 2000 la sottovalutazione è evidente e per troppo tempo le persone sieropositive e non, impegnate dentro e fuori le associazioni lgbt sono rimaste sostanzialmente inascoltate. Non abbiamo smesso di combattere, progettare campagne, in molti casi con le nostre poche risorse e forze, ma non abbiamo colto che la mera distribuzione di preservativi e lubrificanti, l’insistenza di campagne per il loro utilizzo, per l’accesso al test, non sono sufficienti. Soprattutto tra e con i giovani e giovanissimi va progettata un’azione permanente di educazione alla salute, all’attenzione rispetto agli stili di vita, all’informazione sull’utilizzo di sostanze che possono alterare la coscienza di se. Questi sono temi duri, non proprio digeriti dentro la comunità lgbt, ma che vanno affrontati  senza dannosi moralismi, non omettendo verità scomode e importanti. E’ inutile nasconderlo c’è bisogno di un mucchio di soldi, d’interventi concertati con le istituzioni, le Asl, le altre associazioni che lottano contro l’Aids e tutte le malattie sessualmente trasmissibili. Il nostro primo dicembre deve tornare a essere un impegno quotidiano, perché solo cosi ci vorremo davvero bene. Di cosa avremmo bisogno? Che dopo le tante ricerche finanziate negli ultimi anni di valutazione sul mutamento del fenomeno, siano finalmente messi a disposizione strumenti adeguati. Alla comunità lgbt italiana servono concretamente almeno due milioni di preservativi e dosi lubrificanti all’anno. Abbiamo inoltre bisogno di poter mettere in campo progetti di formazione per educatori e soggetti sociali, rivolti alla rete dei circoli ricreativi e anche politici culturali, di campagne nazionali permanenti non generiche, rivolte a target ben precisi. Insomma 20 milioni l’anno spesi bene e disponibili sul serio potrebbero invertire la rotta. Se si guarda alla diffusione del virus ai danni sociali che ciò provoca, stiamo parlando di pochi soldi, che in un paese normale sarebbero messi da tempo in bilancio. Non si tratta però di soldi, la questione è tutta culturale e politica. Il tema non è nei fatti affrontato con serietà dalla politica, sempre pronta a qualche lacrimuccia e contrizione pubblica, perché non porta consenso. Se poi ci aggiungiamo la deleteria e continua campagna contro l’utilizzo del preservativo di cui si fa paladina la chiesa cattolica, possiamo dire che come sempre questo paese si distingue per la sua cattiva coscienza. In ultimo, tutto questo c’entra con il tema della discriminazione, perché più le persone sono discriminate e più hanno paura e si nascondono, non è infatti un caso che la Conferenza Mondiale  sull’Aids che si terrà a Vienna nel 2010 ha proprio al centro il tema della discriminazione.  In questo primo dicembre, dimenticato nella sostanza da tutti i mass media, dalla cultura, dalla politica, con le nostre insufficienze e riflessioni autocritiche, ci sentiamo disperatamente soli, in una battaglia di umanità e di civiltà così smarrite.

 
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CHI HA PAURA DELLA CROCE

Post n°638 pubblicato il 19 Novembre 2009 da mancuso0

Le debolezze delle sinistre

Siamo cadute e caduti più volte nel tranello della contrapposizione automatica in nome di una promozione della laicità vissuta non come reale pratica del rispetto della tribuna pubblica di ogni sapere, filosofia, credenza religiosa, aspirazione di riscatto, ma come insufficiente difesa di un’idea fideistica. Con questo tipo di atteggiamento e di pigrizia elaborativa non si va da nessuna parte, si alimentano polemiche dannose, si presta il fianco a sapienti e insistenti campagne mediatiche da parte delle destre reazionarie e fintamente bigotte. Ecco perché le menti più illuminate, messe nell’arena dello scontro mediatico non raccolgono alcun consenso e fanno esplodere applausi più o meno pilotati a ogni scemenza o bruttura pronunciate dai sedicenti cattolici reazionari, che non hanno fede. La pancia profonda di questo Paese è stata alimentata in questi anni dal più velenoso fiele dell’odio, accompagnato dalla possibilità di rifugiarsi nel rassicurante mondo dorato del reality show. Il consenso è una cosa seria, se si perde, o come sta ora accadendo, precipita completamente nel campo della destra più barbara, allora è bene porsi domande concrete rispetto al ruolo e all’azione del progressismo italiano, compreso l’orientamento sub culturale propinato dai grandi giornali e trasmissioni in mano al campo del centro sinistra. La sconfitta del referendum sulla Fecondazione Medicalmente Assistita non ha insegnato che i tempi sono cambiati e che la battaglia condotta era minoritaria e sbagliata. Come ebbe allora da dire giustamente Barbara Pollastrini, “preferisco perdere che perdermi”, ma bisognerebbe farsi un buon esame di coscienza e dirsi con franchezza che le sinistre sono state incoerenti rispetto a questo dettame. La laicità propinata dal campo variamente progressista è una minestra indigesta, composta di ingredienti stridenti fra loro.

La laicità non è un anestetico

Affermare che la fede è un fatto privato, senza alcuna dignità pubblica, può consolare qualche frangia della popolazione, qualche circolo intellettuale, ma è una sciocchezza anti democratica e incoerente con la promozione della laicità. Come ci ricordano le statistiche dei gruppi laici, l’influenza della religione è sempre più in declino, ma sempre saldamente popolare. Non importa se meno persone vanno regolarmente in chiesa, o si sposano più in comune, la realtà con cui dobbiamo fare i conti è quella rivelata nell’inutile polemica sui crocefissi appesi nelle scuole, tribunali, uffici pubblici. Lasciamo da parte la decisione della Corte Europea per i diritti umani, dal punto di vista formale irreprensibile; non si può però cadere nel tranello di alimentare una guerra tra guelfi e ghibellini su un simbolo che è onnipresente in ogni angolo del belpaese. Come non si può sfuggire con l’affermazione pilatesca: “è un simbolo tradizionale”. La laicità non è una sottrazione di emozioni, non è l’anestetico istituzionale che neutralizza credenze, superstizioni, filosofie. E’ uno strumento che regola la pacifica convivenza, che esalta le differenze e non le occulta. Stabilisce cosa è lecito e non è consentito in una democrazia matura: per esempio non è lecita la poligamia, il burqa o simili abbigliamenti di completamento annullamento del corpo delle donne, l’infibulazione, la segregazione forzata delle donne, il mantenere analfabete migliaia di persone, organizzare e diffondere tesi discriminatorie, razziste, omotransfobiche, di violenza fisica e morale. Sono  lecite le processioni, le espressioni pubbliche di fede, i simboli di appartenenza a un partito come a un credo religioso, le manifestazioni non violente. Insomma le istituzioni hanno il dovere di far applicare il sistema di norme fondamentali, ben presenti nella nostra Costituzione, cui purtroppo ci si attiene a seconda se siano gradite o meno a questo o quel partito, a questa o quella confessione religiosa. Il tema più profondo è come si riesca oggi, nell’Italia in cui viviamo, raggiungere l’obiettivo di una laicità piena, consapevole.

Altro che crocefissi, parliamo del Vaticano

Tornando al crocefisso, dopo decenni di violazione dei dettami costituzionali e delle loro successive modificazioni, è compatibile per uno stato laico consapevole decidere dall’oggi al domani di rimuoverli? Ritengo che si tratti di una buona intenzione, che non cambia l’oggettiva incongruenza dei rapporti tra lo Stato del Vaticano e lo Stato Italiano, di una storia politica e sociale che non ha voluto tener conto delle evoluzioni, che è tutta ancora giocata sull’utilizzo del sentimento religioso per propri fini di potere. Ecco il tema vero, quando, come e se cambierà questo rapporto, sancito dentro la Costituzione, con i Patti Lateranensi, interpretato per consuetudini, tra cui i crocefissi, le benedizioni, i pranzi ufficiali. Lo scivolamento a favore del fronte clericale (non cattolico) è evidente e raggiunge il suo apogeo con il meccanismo truffaldino dell’8 per mille, che è servito a un’organizzazione gerarchica di riprendersi dai suoi guai finanziari, derivati anche da loschi traffici, così ben raccontati in diversi libri usciti sull’affaire Ior e successive evoluzioni. Se la politica, tutta, anche quella che fintamente propugna una chiara difesa della laicità, nei momenti decisivi, come il finanziamento delle scuole cattoliche, dei grandi eventi religiosi che si trasformano in enormi pagani affaroni, si prostra, come può esser credibile?  Le tradizioni politiche italiane si comportano come le gerarchie cattoliche: cambiano opinione a seconda di dove spira il vento, sostengono tesi e antitesi.  Le voci autorevoli del dissenso  cattoliche sono tutte state silenziate, oppure preferiscono tacere. E questo ha avuto una concreta ricaduta nel cosiddetto cattolicesimo democratico, ormai poco incidente, snobbato dalle gerarchie e dall’elettorato, è incapace di proporre una diversa ipotesi politica che abbia un qualsiasi valore popolare e di consenso diffuso. No dentro questa chiesa cattolica non c’è salvezza, ne possibilità di aprire un serio confronto sui temi della laicità. La buona laicità propugnata da Ruini e Fisichella è solamente un pastone indigesto di cui si nutrono schiere d’intellettuali, politici, conduttori televisivi, cantanti, attori, psichiatri e quant’altro, che corrono adoranti a baciare anelli, a trovare sicuro millenario conforto dentro le ampie porporate vesti. E’ da quei crocefissi dorati incrostati da pietre preziose che dipendono palinsesti, programmi, campagne stampa, di cui i figuranti scelti per apparire in video sono semplici e sostituibili pedine. Anche l’imprenditoria, la classe economica e finanziaria, viste per decenni con sospetto dalle gerarchie, troppo legate alla Massoneria, ai circoli liberali, si sono ampiamente adeguate, fanno affari grazie alle proprietà, beni, operazioni finanziarie degli eunuchi per il Regno dei Cieli. L’anomalia italiana dei rapporti con lo Stato vaticano va affrontata con praticità e responsabilità: ai cattolici bisogna dire che devono assumersi il coraggio della vera coerenza, uno stato temporale è un non senso, una bestemmia che continua a rendere ambigua e contestabile la figura papale. Ai politici di ogni estrazione ideale e fede bisogna chiedere una ridiscussione seria del Concordato, fino a una sua graduale e inesorabile estinzione, percorrendo la strada della tutela internazionale dell’autonomia del capo della cattolicità. Tutto il resto sono parole al vento.

L’avversaria della laicità: la fede pagana

Per ora i partiti forniscono lo spettacolo più degradante. Non si può solamente citare la Lega che ai suoi albori si scagliava contro la chiesa ladrona di Roma, mentre oggi fa la spola nei Sacri Palazzi per accreditarsi, perché gli stessi stucchevoli siparietti li hanno forniti tanti altri esponenti delle sinistre di tutti i tipi, fino ai contorcimenti dell’anima sbandierati sui mass media, apparecchiando improvvisi matrimoni cattolici o proponendo riflessioni mistiche sull’aldilà. E’ questa la fede pagana, furbesca e truffaldina delle classi dirigenti che hanno costruito mattone su mattone una cultura pseudo religiosa che non riesce a staccarsi dalla credulità superstiziosa. Di quei ring mediatici sul crocefisso sì e crocefisso no, si nutrono i volponi porporati, che gongolano nel registrare, che un Magistero spogliato da qualsiasi autorevolezza teologica ed esegetica, sia tenuto in piedi dai soliti allocchi parvenu. E il furore sessuofobico che si è scagliato negli ultimi mesi, conferma l’intreccio tra le messe in latino cantate a Montecitorio e gli scandali più o meno succulenti messi in pasto all’opinione pubblica, dalla sinistra come dalla destra, dove alla fine, le vittime sacrificali sono nell’ordine, il maschio utilizzato come capro espiatorio, cui seguono escort, trans, compiacenti o meno, la dignità complessiva delle donne, delle persone lgbt. Alla fine una via d’uscita si trova sempre, spostando l’attenzione su qualche altra fatua emergenza, sul teatrino tra maggioranza e opposizione, l’annuncio di nuovo beato o una visita pastorale. Sesso, religione, affari sono i pilastri su cui si è mantenuto saldo per secoli il potere papalino, che ora come sempre, si serve di schiere di miscredenti (d’altronde sulla fede di decine di papi si hanno fondati dubbi) per mantenere un potere che ha dovuto fare i conti con l’illuminismo, il riscatto delle masse popolari, la democrazia, la liberazione delle donne,  che muta nei secoli e trasforma il suo volto,  non la sua sostanza. I politici italiani di oggi sono i più fieri avversari della laicità consapevole, perché ne va del loro mediocre procedere sulla scala di un palazzo che non sarà mai il loro.

Senza Stato, alcuna laicità

Lo Stato non ha mai unito ciò che per naturale appartenenza territoriale si chiama Italia, nel suo procedere nei secoli non ha assunto i veri conflitti e ci consegna oggi un Paese diviso.  A quali “santi” si rivolgono le popolazioni da Roma in giù, nonostante i grandi passi avanti fatti nella lotta contro le mafie? Alle chiese e/o alle organizzazioni criminali. Il nostro Sud è impregnato di una religiosità mafiosa cui sono immerse schiere di gruppi dirigenti dei grandi come dei piccoli partiti, di cui per contro splendide figure morali hanno perso la vita per immolarsi a sostegno di un riscatto per ora non raggiunto. Cosa volete che incida nella non democrazia sostanziale in cui è costretta una parte consistente della popolazione, la frivola caciara sul crocefisso? Tra i tanti esponenti politici che affollano le ricorrenze dei martiri della libertà contro la mafia e i milioni di giovani meridionali che direttamente e indirettamente sono destinati a bruciare la loro possibilità di futuro, io sto con questi ultimi. Con le loro spalle gocciolanti di sudore, mentre trasportano per ore la statua di Sant’Agata, oppure quando si flagellano nelle processioni penitenziali, o sostano inermi davanti ai bar in attesa di una qualsiasi occupazione, che nella maggioranza dei casi gli è affidata dai clan. O invece dall’altra occupano i beni confiscati dalla mafia, urlano il loro dolore nei funerali, resistono nelle loro profumate terre di zagara e origano. Cos’è oggi il Sud? Interrogativo che non c’entra nulla con la laicità? Ah se c’entra, perché mafie, inesistenza dello Stato, complicità e infiltrazioni nei partiti, nell’imprenditoria, nella chiesa cattolica, hanno prodotto una devastazione culturale e sociale evidente. La laicità se è termine assunto asetticamente come regolatore della società dei fortunati e degli appartenenti alla media e alta classe è atteggiamento aristocratico, che non fa vedere che solo la religiosità, se pur superstiziosa e in tanti casi criminali è stato il collante di questo pezzo importante del nostro Paese. Quella croce, portata coraggiosamente in processione da tanti preti di frontiera, non ha forse più diritto di svettare nelle aree pubbliche piuttosto dei vessilli di uno Stato assente? Mentre parrocchie, centri protestanti, comunità religiose sono l’unico avamposto della legalità, nelle sale consiliari di interi Comuni, Province e Regioni, la gattopardesca sceneggiata delle cerimonie insulta la dignità delle persone per bene. Troppi magistrati, agenti delle forze di polizia, preti, insegnanti, imprenditori, persone impegnate nella società delle civiltà, sono stati abbandonati perché si adoperavano a sostegno della laicità consapevole. Invece troppo  presente dei giovani, delle ragazze, degli anziani, dei disoccupati, dei precari di tanto Sud è volutamente lenito da: santuari, ampolle sanguinose, malocchi, magarie, santi, telefonini, enalotto, calcio, droga, scommesse. Al futuro meglio non pensare. Così mentre il Nord si dimena in una crisi profonda di senso, il Sud sprofonda grazie ai suoi antichi e nuovi drammi. A questo si aggiunga che la religione dell’odio, così incautamente foraggiata da tanti cardinali della Curia, spinge la nostra società a rafforzare sempre più una vasta sub cultura della fattiva esclusione, che pericolosamente sollecita estremismi i più diversi. La storia non si ripete mai uguale, osservando però bene tutto quello che sta accadendo il rischio che dopo le grandi delusioni politiche degli anni passati, cui si è accompagnata una sempre più ampia disaffezione elettorale, soprattutto nel campo delle sinistre, si ripropongano episodi di infantile politica violenta è tutt’altro che scongiurato. Speriamo che qualcuno se ne accorga in tempo. La laicità in questo caso non può esser scollegata alla legalità e alla giustizia sociale.

Due temi indigesti per le sinistre

Non tutto è nero, non tutto è bianco nel quadro generale finora descritto, si tratta di una ricostruzione volutamente parziale, tesa a evidenziare come la laicità sia una questione fortemente legata all’insufficienza di democrazia. E’ arduo in questa sede andare molto nel profondo, ma almeno su due questioni vale la pena soffermarsi.

Questione immigrazione

Il salto di qualità avvenuto recentemente rispetto alla presenza nel nostro paese di milioni di persone immigrate è evidente: dal tema sulla sicurezza, che lega orribilmente l’immigrazione alla delinquenza, si è ora passati alla contestazione tout court delle origini religiose mussulmane della gran parte delle persone non nate in Italia. La Lega e la destra reazionaria continuano senza alcuna vergogna una campagna d’odio in grande stile che è anche favorita da alcuni minoritari irresponsabili settori della chiesa cattolica. Ogni occasione è buona per recitare il solito ritornello: gli italiani (che per ragionamento conseguente sono tutti cattolici) sono superiori, sono democratici, rispettano le leggi, non delinquono quanto gli extracomunitari, sono padroni in casa loro, difendono la laicità dello Stato dall’estremismo islamico. A tutto questo armamentario come rispondono le sinistre? No all’esclusione sociale, gli immigrati ci servono, bisogna farli vivere con dignità, devono votare perlomeno alle amministrative, l’unica strada è il multiculturalismo, non dobbiamo imporre i nostri modelli culturali, ma conoscere anche le loro tradizioni. Tutti concetti di buon senso e assolutamente condivisibili, ma c’è una questione di fondo che manca. La risposta assente è come le persone immigrate si debbano relazionare rispetto alla laicità prevista nel nostro ordinamento statale. Se la Santanché urla come un’ossessa rispetto alle violenze contro le donne islamiche e all’imposizione del velo e della prigionia casalinga, è sufficiente rispondere che non si può generalizzare e che non tutte le comunità immigrate si comportano così? No. E’ gravemente ipocrita, anche da parte di molte donne delle sinistre che parlano e straparlano contro la mercificazione dei corpi, il patriarcato e non hanno la forza intellettuale di denunciare a chiare lettere che il neo machismo occidentale, soprattutto italiano, si rafforza nell’incontro con i modelli dell’esclusione di cittadinanza e di libertà delle tradizioni che fanno riferimento all’Islam. Per paura di apparire razzisti e razziste le donne e gli uomini delle sinistre italiane compiono gravi atti di auto censura del pensiero. Non convincono nemmeno l’elettorato di riferimento e non aiutano ad abbattere il muro della paura sapientemente innalzato dalle destre. Si deve esser solidali con le migliaia di persone immigrate, mettere in campo politiche di inclusione, di conoscenza, ma allo stesso tempo si deve esser coerenti: le leggi dello Stato non si possono furbescamente aggirare e non possono esistere zone grigie di clandestinità dei diritti civili e umani. Esseri laici significa inoltre affrontare con queste comunità a viso aperto e senza comode riluttanze il tema della parità dei diritti tra uomo e donna, del riconoscimento pieno da parte delle persone provenienti da altre culture dei valori costituzionali, delle conquiste civili, dei Trattati e delle Direttive europee. Esser di sinistra, oggi, significa quindi propugnare una laicità compiuta, cui tutte e tutti devono riconoscere il valore regolatore per una pacifica convivenza.

Diritti civili e temi eticamente sensibili

Però, forse, non si riesce chiari con le altre culture perché non si sono fatti i conti con la propria. In questo campo le sinistre italiane sono riuscite fino a oggi a dare il peggio di se. Se sulla laicità in generale l’immagine migliore è l’altalena, qui siamo su una giostra impazzita. Ogni giorno si possono ascoltare su fecondazione assistita, aborto, convivenze, diritti delle persone lgbt, testamento biologico, genitorialità, fiumi d’inutili parole. Ognuno va per se, nessuna sintesi, alcun confronto vero è stato tentato negli ultimi 15 anni. Ciò che conta sono i confronti tra élites scelte, tra dirigenti politici e gerarchia cattolica. Gli uni da troppo tempo non conoscono la quotidianità delle persone, gli altri ben più accorti, cercano semplicemente di fermare con tutte le loro forze ogni possibile emancipazione del nostro Paese. La colpa grave delle sinistre italiane sta tutta qui: aver arretrato finendo in un cul de sac rispetto a tutti i temi che attengono alla libertà, alla vita, alla morte. Il confronto come detto si gioca sulla pelle di milioni di persone che inascoltate subiscono i continui contorcimenti dialettali del segretario di turno del PD, piuttosto che di altre formazioni, tutti incapaci di allinearsi a soluzioni e norme condivise non solo dall’area progressista occidentale, ma anche da importanti porzioni dei partiti liberali e conservatori. Se il Vaticano e la Cei sono consapevolmente responsabili di paralizzare ogni possibilità di riforma civile in Italia, chi gli ha fornito gli strumenti morali, economici, sociali è stata la politica italiana, primo fra tutti il campo progressista, che non ha alcuna autonomia rispetto alle gerarchie cattoliche. Il centro destra, naturalmente legato da un patto di ferro con i cardinali che contano, può spadroneggiare su ogni  tema, anche etico, senza subire alcun aut aut, mentre le tremolanti sinistre appena tentano di alzar la testa, immediatamente sono bastonate, e silenziosamente tornato all’ovile. E deprimente dover ancora sottolineare come su omofobia e transfobia, recentemente si è riusciti a combinare devastanti pasticci parlamentari ben raccontati da Paola Concia anche su questo giornale, come su il testamento biologico nessun elettore di centro sinistra abbia ancora capito cosa si intenda fare, per non parlare del silenzio tombale calato sul riconoscimento di pari diritti e pari doveri alle coppie omosessuali. Davanti a questo panorama, vogliamo ancora parlare di crocefisso negli spazi pubblici? Magari Gesù sulla croce, come quello della saga di Don Camillo e Peppone, potesse dalle aule dei tribunali, delle scuole e degli uffici pubblici pronunciare parole di conforto ai milioni di italiani che subiscono le ingiustizie. Invece quella  croce è muta, cupo amuleto usato per ricordare che senza il papa non si va da nessuna parte, per sempre, nonostante la Pasqua di Resurrezione. Al neo clericalismo le sinistre culturali e politiche rispondono in questo modo: una piccola parte condivide, un’altra ancor più piccola parte contrasta, il resto ammicca.  Mancano conoscenza e coraggio politico, perché tutto questo non c’entra nulla con la fede. Eh si proprio nulla, nonostante che i gerarchi minaccino, esortino, blandiscano gli ignoranti politici italiani, la fede è vittima, stuprata da troppi finti cristiani. Chi vive con responsabilità il proprio esser credente non può che provare disgusto, riconoscendo a prima vista queste schiere di affaristi del Tempio che per un voto o una carica ecclesiastica prestigiosa misconoscerebbero senza colpo ferire il Vangelo! Una cosa è certa, per chi vive in silenzio il proprio percorso di fede, è facile intuire che il sorriso di Dio si volge sulle donne libere, sulle persone lgbt, su milioni di onesti incerti credenti o affatto credenti e non sulle cariatidi ingioiellate che frusciano intorno al soglio pietrino o nelle aule parlamentari. Sui diritti civili e le libertà individuali si giocherà il futuro stesso delle sinistre italiane, nonostante l’attuale cocciuta sottovalutazione di dirigenti non adeguati a fornire parole e atti concreti di riscatto. E il non rinnovamento delle classi dirigenti, spiega più di tante altre considerazioni perché permane un preoccupante deficit di laicità.  

Il pessimismo non è mai un buon atteggiamento per chi voglia cimentarsi a sostegno di una causa E’ vero, che in conclusione di questo lungo intervento gli spunti per intravedere un differente futuro non sono molti. Come sempre però c’è una speranza e risiede nelle persone, nella loro capacità di superare la sopportazione e il menefreghismo e rompere gli argini, interpellando le classi dirigenti visibilmente colpevoli dell’attuale baratro morale. Sono persone religiose, che amano addobbare dall’8 dicembre alberi di Natale e cimentarsi con nuovi e antichi presepi. Sono persone agnostiche che partecipano alla messa di Natale per tradizione e per superstizione. Sono persone atee che amano questo Paese, senza sentire il bisogno di partecipare a riti e feste. La laicità per tutte queste persone è assai preferibile del predominio di una religione sull’altra, delle arroganze di questo o quel potere culturale e sociale. Sono persone di buon senso, che per conoscenza diretta o perché coltivano il bene prezioso della memoria, sanno che la pratica quotidiana e consapevole della laicità è un buon punto di partenza per il vero cambiamento. Per questo c’è ancora una vasta prateria di speranza.

 
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ANDATE A VEDERE IL FILM "VIOLA DI MARE"

Post n°637 pubblicato il 29 Ottobre 2009 da mancuso0
Foto di mancuso0

Il bel film "Viola di Mare" che racconta la storia vera di due ragazze siciliane di fine '800, che si innamorano, rischia di sparire entro una settimana dalle sale italiane. Nonostante che tutti i rilevamenti segnalino un diffuso gradimento da parte del gruppo, Medusa che distribuisce la pellicola, l'ha ritirato dal 50% delle sale programmate e si rischia davvero che tra pochi giorni il film sparisca.
Vi chiedo se abitate nelle città quì sotto elencate di andare a vedere il film e di farlo vedere, se invece la vostra città non c'è di chiedere alla Medusa di metterlo in programmazione: infocinema@medusa.it.

Non voglio pensare male, ma questo film, prodotto da una piccola impresa, girato in 7 settimane, è un vero gioiellino, può essere che a qualcuno dia fastidio? Che il fatto che sia riuscito ad essere non censurato, nonostante le belle ed esplicite scene di amore tra due donne non sia garbato a qualcuno?

Spero di no, comunque vi invito ad andarlo a vedere e a darmi la vostra opinione
Grazie Aurelio

SALE DOVE VENERE DI MARE E' IN PROGRAMMAZIONE

TORINO
ASTI
ROMA
FROSINONE
LATINA
ORTE
PALOMBARA SABINA
PADOVA
TRENTO
VERONA
NAPOLI
CAMPOBASSO
LIONE ( AVELLINO)
LEGNANO ( MI)
VIMERCATE ( MI)
FIRENZE
CAMPIBISENZIO( FI)
PISA
CATANIA
CALTANISSETTA
CANICATTI
MAZZARA DEL VALLO
MESSINA
PALERMO
RAGUSA
REGGIO CALABRIA
SCIACCA (AG)
SCORDIA ( CT)
SIRACUSA
TRAPANI
CAGLIARI
BOLOGNA
RAVENNA
BARI
LECCE
LOCOROTONDO )BA)
MACERATA
SPOLTORE ( PE)
TERMOLI ( CB)

 
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UGUALI - MANIFESTAZIONE NAZIONALE ROMA 10 OTTOBRE 2009

Post n°636 pubblicato il 17 Settembre 2009 da mancuso0

 
Liberi e eguali in dignità e diritti


(articolo 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Noi promotori della manifestazione del 10 ottobre vogliamo rispondere alla violenza con il nostro contributo sociale e culturale. Rivendichiamo uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie.
Invitiamo le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, ed eterosessuali a far sentire la loro voce impegnandosi a costruire un’Italia differente, che agisca per un cambiamento vero, profondo che riguarda la cultura e la convivenza.
Il 10 Ottobre 2009 saremo a Roma, come movimento lgbt, coscienti di convocare una manifestazione in un clima che in generale è violento, che colpisce noi, migranti, donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli.
In questo quadro, rivendichiamo come fondamentale necessità democratica e civile interventi legislativi contro l’omofobia e la transfobia, che estendano la legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sarà solo un primo passo non certo esaustivo né sufficiente. La negazione e l’opposizione al riconoscimento di diritti per le persone e le coppie lgbt è già di per se omofobia e transfobia. La Costituzione italiana e la Dichiarazione Universale dei diritti umani indicano con chiarezza il principio di uguaglianza che deve impegnare le istituzioni tutte ad agire con interventi informativi e culturali, a partire dalla scuola, dove il fenomeno del bullismo è in preoccupante espansione.
Vogliamo che il 10 ottobre sia una manifestazione in cui ogni persona lesbica, transgender, bisessuale, omosessuale, intersessuale abbia accanto le proprie famiglie, i colleghi di lavoro, i compagni di studio , i vicini di casa, perché crediamo che il dialogo e la condivisione siano gli elementi decisivi per far avanzare i nostri diritti e con essi la società italiana.

Uguali - Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma 10 ottobre 2009

Chiediamo a chi parteciperà di rispettare le modalità che abbiamo deciso, che prevedono una manifestazione aperta da una enorme bandiera Rainbow, in cui sfileranno associazioni, movimenti, sindacati ciascuno con le proprie bandiere. Invitiamo i partiti a leggere con attenzione la piattaforma rivendicativa collegata a questo documento e ad aderire e partecipare solamente se la condividono in toto.
Chiediamo di rispettare la nostra decisione di escludere striscioni e bandiere dei partiti, nel pieno riconoscimento della nostra autonomia e del senso stesso della manifestazione.


Portavoce Fabianna Tozzi Daneri portavoce.uguali@gmail.com  

Adesioni e informazioni: http://uguali.wordpress.com/  uguali@gmail.com 

PIATTAFORMA RIVENDICATIVA LGBT

UNIONI DI FATTO


Chiediamo l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che prevede di garantire "alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali". La piena applicazione di detta Risoluzione rappresenta una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa.


Chiediamo al Governo e al Parlamento di tornare ad affrontare il tema delle famiglie omosessuali. Consideriamo il livello del confronto tra le forze politiche del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche, gay e transgender/transessuali, comunque escluse dall’accesso al matrimonio e dalla possibilità di unirsi civilmente, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.

Chiediamo la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili.


Chiediamo di affrontare il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse soprattutto dei minori coinvolti, comprese le migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel Paese.

LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI


La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto di "assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender/transessuali siano protette da violenze e dichiarazioni di odio omofobico". La sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone "che transitano da un sesso all’altro" l’applicazione della Direttiva Europea 76/207, e delle leggi nazionali ad essa ispirate, sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne.
In Italia per le persone lgbt continuano le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società.


Chiediamo una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender italiane e migranti e che recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207/1976 e 78/2000.


In particolare chiediamo:

• l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere;

• l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne anche alle persone che transitano da un sesso all’altro, secondo la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 30 aprile 1996;

• la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 "Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro", anche per eliminare le nuove discriminazioni che comporta, come quelle contro gay e lesbiche in divisa;

. un adeguamento della normativa italiana affinché sia possibile il reale recepimento della direttiva europea 38/2000 sulla libertà di movimento dei cittadini europei e dei loro familiari extracomunitari in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;

- un impegno per la pianificazione di azioni positive contro il pregiudizio e le discriminazioni di tipo omofobico, lesbofobico,transfobico e la cultura stereotipata che stigmatizza ed associa le persone lesbiche, gay e transgender/transessuali ad immagini e comportamenti lontani dalla realtà, anche con interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione e buone pratiche.


Chiediamo che l’Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, continuando a sostenere le iniziative volte ad ottenere la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità presenti nelle legislazioni di decine di paesi, e che mantenga il positivo impegno per l’abolizione della pena di morte.


SALUTE E BENESSERE DELLE PERSONE LGBT


Chiediamo che sia garantito il diritto alla salute delle persone lgbt ponendo fine alle discriminazioni in ambito sanitario anche attraverso un'adeguata formazione del personale sanitario.

E’ importante attivare corrette campagne di informazione sulla prevenzione primaria e secondaria dall'HIV/AIDS e dalle malattie a trasmissione sessuale. Vanno altresì garantiti i diritti delle persone sieropositive anche attraverso la lotta contro lo stigma sociale legato all'infezione da HIV, con specifici programmi di informazione, di sostegno e di tutela contro ulteriori odiose discriminazioni.


Chiediamo l l'effettiva attivazione della "Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender", presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri" - Dipartimento per i diritti e le pari opportunità e del "Forum permanente contro le molestie gravi e la violenza alle donne, per orientamento sessuale e identità di genere".


Chiediamo la concreta applicazione del protocollo d’intesa siglato nell’ottobre 2007 dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalle associazioni di genitori che comprende le misure di contrasto a bullismo e omofobia nella scuola e in tutto il mondo giovanile.

Chiediamo la modifica della legge 40 per consentire l'accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne, e la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale.


Chiediamo la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affrontino non coercitivamente i casi di intersessualismo.


Uguali - Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma 10 ottobre 2009

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PER I GAY NON C'E' GIUSTIZIA

Post n°635 pubblicato il 24 Agosto 2009 da mancuso0

Quello che è accaduto l'altra notte a Roma è gravissimo: due uomini si scambiano un bacio nei pressi del Gay Village e sono aggrediti e uno dei due rischia persino di morire. Tutto accade nella quasi totale indifferenza, e ora si scopre che l'aggressore ha trascorsi penali e un'appartenenza a gruppi di estrema destra. Incredibilmente non viene arrestato, ma siccome non è colto sul fatto, è denunciato a piede libero con l'accusa di tentato omicidio. Come è possibile? Questo è il Paese dove i forti sono tutelati e i soggetti che non hanno santi in paradiso, possono esser impunemente aggrediti ed insultati. La politica come al solito esprime solidarietà mielosa, poco convincente. Il sindaco di Roma Alemanno si comporta bene e chiede da due giorni perché l'aggressore non è in galera. La sua parte politica è ampiamente responsabile del clima d'odio che si è diffuso in Italia, di questo dovrebbe tener conto, speriamo che questa presa di posizione, sia indice di una nuova riflessione, in fondo ha iniziato persino Fini a ravvadersi. Altra curiosità, i giornali sono pieni di nomi e cognomi di persone migranti che compiono reati, per il pregiudicato in questione si salva la privacy, e si citano solo le iniziali. Potere dell'informazione che usa da tempo con sapienza chi è da sbattere in prima pagina e chi invece può esser tutelato, forse perché è ritenuto non troppo colpevole. In fondo, in qualche redazione giornalistica, si sarà pensato quei due gay se lo sono meritati, alle quattro del mattino di esser aggrediti mentre davano spettacolo con le loro turpi effusioni. Ora le famiglie sono preoccupate, doloranti, prese dentro la morsa del circo mediatico che vorrebbe strappare interviste, scavare sul passatto delle vittime, sui rapporti parentali, ecc. Eppure hanno bisogno di quiete, di ritrovare serenità dopo esser state, loro malgrado, coinvolte in un episodio che ha risvolti penali, ma anche politici e sociali. Perché le due vittime vogliono (e come dargli torto) scappare via da questo maledetto Paese, insensibile, che non riesce in alcun modo, perché ha una classe politica indecorosa, a dare risposte concrete sulla reale tutela della sicurezza dei cittadini, tutti. A tutto questo bisogna rispondere non con il vittimismo, perché la ferma denuncia delle aggressioni, la richiesta di precise leggi, non deve mai scivolare nel pietismo. Noi non vogliamo giocare il ruolo delle vittime, ma di persone che hanno dei diritti e dei doveri che devono essere riconosciuti, con fermezza e serenità.  Da quì dobbiamo ripartire.

 

 
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Per scrivermi invia una email a aurelio.mancuso@libero.it

 

Chi sono in breve

Aurelio Mancuso ha 45 anni è giornalista pubblicista e ricopre attualmente l'incarico di Presidente nazionale Arcigay. La sua esperienza politica e sociale si è essenzialmente formata nell'ambito dei gruppi d’aiuto rivolti ai giovani in difficoltà e tossicodipendenti. Negli anni '80, ha collaborato con alcuni noti sacerdoti impegnati in prima fila nella lotta contro il traffico illegale di stupefacenti e, a favore del recupero dei ragazzi emarginati e dell'aggregazione giovanile. Aurelio Mancuso, si è inoltre impegnato nel movimento pacifista, di cui è stato uno dei rappresentanti più in vista nella stagione della lotta contro il riarmo nucleare e dell'insediamento di nuove basi nucleari in Italia. Aurelio Mancuso da sempre è iscritto e militante del più grande partito della sinistra italiana, il PCI, poi divenuto PDS e oggi DS, in cui ha ricoperto incarichi nazionali e regionali. Nell’ultimo periodo ha avviato un percorso d’allontanamento dall’impegno politico in senso stretto, per dedicarsi esclusivamente alle battaglie di laicità e libertà rivendicate dal movimento lgbt. Nel suo percorso di fede, ha incontrato le comunità cristiane di base, di cui condivide la storia, lo sforzo ecumenico e il forte dissenso rispetto alle indebite ingerenze delle gerarchie cattoliche. Negli ultimi dieci anni ha attivamente partecipato all'ampliamento e al rafforzamento del movimento gay italiano, in particolare in Arcigay coordina la rete dei Comitati territoriali e delle Associazioni ricreative e ha contribuito all'organizzazione di tutte le grandi campagne politiche e sociali di questi ultimi anni, prima fra tutte, il sostegno al progetto di legge del PACS, ovvero il riconoscimento delle coppie conviventi etero e omosessuali. La parità dei diritti delle persone lgbt, la lotta contro l’omofobia e la transfobia, una Arcigay chiaramente autonoma dalle influenze partitiche e, quindi, vero e proprio sindacato dei gay e delle lesbiche italiane, rappresentano per Mancuso le idee per cui oggi bisogna impegnarsi fino in fondo, attraverso anche la costruzione di un patto federativo tra le associazioni lgbt italiane, più determinate a lavorare insieme per raggiungere quei risultati che finora sono mancati. Dal 13 maggio 2007 è il Presidente nazionale di Arcigay.

 

La mia canzone

Morirò d'Amore

Vento nei capelli e gli occhi al sole
E richiami vigili nel cuore
Affidavo all’aria i miei pensieri
E le parole, le parole tue mi mancano
Le parole urlate
Poi dall’eco ripetute
Cantano
Morirò d’amore, morirò per te
Il tuo sorriso l’allegria quanto mi mancano
Le parole sussurrate, zitte, poi gridate
Le parole tue per me
Morirò d’amore, morirò per te
Senti il vento contro le ringhiere
Con te vicino passo le mie sere
E le parole, le parole tue mi sfiorano
Quelle parole che sai dirmi quando me ne voglio andare
Vincono
Morirò d’amore, morirò per te
Socchiudo gli occhi e le tue mani mi accarezzano
Quelle parole urlate poi dall’eco rimandate
Che dal cielo cantano
Morirò d’amore, morirò per te

 

LE MIE E I MIEI CANTANTI

Mercedes Sosa

Emma Shappling

Enigma

Fiorella Mannoia

Alice

Franco Battiato

Giuni Russo

Maria Carta

Fabrizio De André

Nina Hagen

The Cranberries

U2

Queen

Toto

Depeche Mode

Sting

Sarah Brightman

Angelo Branduardi

Antonella Ruggiero

Francesco De Gregori