Un interessante topic da un forum su determinismo ed emergentismo. Riporto qui il mio contributo.
Il Riduzionismo vorrebbe che tutto fosse ricondotto a meccanismi fisici rigorosi, senza ipotizzare altre entità di ordine diverso, mentre per l'Emergentismo anche la spiegazione fine e dettagliata dei meccanismi neuronali non è in grado di rendere conto dell'insorgere della coscienza, e quindi questa emergerebbe a un certo punto o grado di complessità dell'organizzazione neuronale, accompagnandosi miracolosamente ad essa.
I due termini del dilemma potrebbero essere così definiti.
Io tendo a non credere al dualismo mente-corpo, e quindi rifiuto l'emergenza della prima sul secondo- è una posizione che ha sempre creato problemi al momento di mettere in comunicazione ciò che postula come separato (come questa mente andrebbe a sovrapporsi a un certo punto al fisico? quando, come e perché? e come comunicano?)
Propengo per il riduzionismo, ma non come materialismo gretto e grezzo: non conosciamo tutte le proprietà insondabili e fini della materia, e l'esistenza della mente e della sfera psicologica non è che una evidente dimostrazione di ciò, ovvero che la materia non è mero determinismo e tangibilità, ma possiede proprietà che emanano da essa come un profumo da un fiore...
Così, il determinismo non deve essere una causalità rigida e puramente meccanica, altrimenti tutto lo stato attuale dell'universo dovrebbe rendere possibile Dedurre logicamente ogni possibile stato e configurazione futura dello stesso. Mentre a mio vedere, il futuro è imperscrutabile e tale deve rimanere, in quanto è ancora da FARE, e l'universo SI FA in ogni momento in virtù di una spinta creatrice che lo muove, un principio energetico che lo fa muovere e funzionare Quasi-Meccanicamente: ciò nel senso che nel breve periodo le leggi del movimento e degli urti tra atomi, elettroni, corpi, e così via, riescono a spiegare con molta aderenza il reale funzionamento della realtà. Ma che su grandi dimensioni e grandi lassi temporali, queste leggi mancano la presa, allargandosi l'errore che sulle piccole scale è irrisorio.
E' quella che Bergson definisce Evoluzione Creatrice: interpretando, è come se nella realtà fosse insito un principio creatore, una piccola capacità di creare e innovare continuamente rispetto al piano attuale della realtà, un principio di differenziazione creativa, introducendo continue novità che rendono il futuro non pienamente prevedibile. E' come se la materia funzionasse in virtù della capacità di inserire, di creare continuamente uno scarto su se stessa e da se stessa, il che è anche il motore del tempo e del divenire delle cose, e l'essenza stessa della dimensione temporale del reale.
Tutto cambia e tutto diviene spostandosi dalla posizione e dalla condizione in cui è, tutto si trasforma impercettibilmente, e questa trasformazione non avviene sul piano di ciò che già è o già è stato, ma sul piano trasversale e verticale della Possibilità, di ciò che è ancora Possibile, o meglio che ancora non è possibile ma che lo diventa nel momento in cui ne vengono Create le condizioni della possibile esistenza (in Bloch se non erro c'è una simile concezione della Possibilità).
Ecco che una causalità addizionata di un piccolo quid di casualità creativa apre lo spiraglio alla coscienza come proprietà sopravveniente e però inerente alla materia stessa.
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 17:13
Inviato da: Anonimo
il 25/12/2007 alle 23:10
Inviato da: Anonimo
il 09/12/2007 alle 21:14
Inviato da: Anonimo
il 30/07/2007 alle 13:57
Inviato da: marcocyn
il 27/07/2007 alle 12:39