ASPIRARE ALLA VERITÀ
E’ ATTRAVERSO L’ANIMA CHE SI SCOPRE LA GRANDEZZA DELLE COSE
SONO UOMO...
Sono uomo: nulla dell'umano ritengo possa essermi estraneo (Terenzio)...
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A volte ci sono AMORI che ti entrano dentro anche se il destino
non era a favore. Tu li lasci entrare, sapendo
benissimo tutto ciò che questo comporterà...
… ma ormai è tardi ?! ...
Ti piace che sia tardi … perché sai bene che in qualsiasi modo andranno a finire, sarà la volta in cui avrai realmente AMATO qualcuno!
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Post n°15 pubblicato il 15 Maggio 2012 da event5
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Post n°14 pubblicato il 29 Aprile 2012 da event5
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Post n°13 pubblicato il 26 Aprile 2012 da event5
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Il Signore, o fratelli carissimi, ha definito la pienezza dell'amore con cui dobbiamo amarci gli uni gli altri con queste parole: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13). Ne consegue ciò che il medesimo evangelista Giovanni dice nella sua lettera: Cristo "ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli", (1 Gv 3, 16) amandoci davvero gli uni gli altri, come egli ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi. Questo appunto si legge nei Proverbi di Salomone: Quando siedi a mensa col potente, considera bene che cosa hai davanti; e poni mano a far le medesime cose che fa lui (cfr. Pro 23, 1-2). Ora qual è la mensa del grande e del potente, se non quella in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la vita per noi? E che significa assidersi a questa mensa, se non accostarvisi con umiltà? E che vuol dire considerare bene che cosa si ha davanti, se non riflettere, come si conviene, a una grazia sì grande? E che cosa è questo porre mano a far le medesime cose se non ciò che ho detto sopra e cioè: come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli? E' quello che dice anche l'apostolo Pietro: "Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme" (1 Pt 2, 21). Questo significa fare le medesime cose. Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri e, se non vogliamo celebrare inutilmente la loro memoria, se non vogliamo accostarci infruttuosamente alla mensa del Signore, a quel banchetto in cui anch'essi si sono saziati, bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto. A questa mensa del Signore, perciò, noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell'amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. Hanno presentato ai loro fratelli quella stessa testimonianza di amore, che essi medesimi avevano ricevuto alla mensa del Signore. Non vogliamo dire con questo di poter essere pari a Cristo Signore, qualora giungessimo a rendergli testimonianza fino allo spargimento del sangue. Egli aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla, mentre noi non possiamo vivere finché vogliamo, e dobbiamo morire anche contro nostra voglia. Egli, morendo, uccise subito in sé la morte, mentre noi veniamo liberati dalla morte solo mediante la sua morte. La sua carne non conobbe la corruzione, mentre la nostra, solo dopo aver subito la corruzione, rivestirà per mezzo di lui l'incorruttibilità alla fine del mondo. Egli non ebbe bisogno di noi per salvarci, ma noi, senza di lui, non possiamo far nulla. Egli si è mostrato come vite a noi che siamo i tralci, a noi che, senza di lui, non possiamo avere la vita. In fine, anche se i fratelli arrivano a dare la vita per i fratelli, il sangue di un martire non viene sparso per la remissione dei peccati dei fratelli, cosa che invece egli ha fatto per noi. E con questo ci ha dato non un esempio da imitare, ma un dono di cui essergli grati. I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue per i fratelli, hanno ricambiato solo quanto hanno ricevuto dalla mensa del Signore. Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi. Dai "Trattati su Giovanni" di sant'Agostino, vescovo (Tratt. 84, 1-2; CCL 36, 536-538) AUGURI DI PACE… |
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Scusami se nel mio cuore non hai visto la risposta ad ogni tuo desiderio, scusami se nel mio sguardo non hai trovato la volontà di rispondere ad ogni difficoltà, scusami se ho fallito, non nasconderò mai le mie mancanze, purché tu te ne accorga. 



Inviato da: dueoreper1Nick
il 28/05/2012 alle 09:18
Inviato da: event5
il 28/05/2012 alle 08:22
Inviato da: selvaggia69_2
il 27/05/2012 alle 14:39
Inviato da: selvaggia69_2
il 26/05/2012 alle 18:30
Inviato da: boscia.mara
il 25/05/2012 alle 13:22