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Un blog creato da m.a.r.y.s.e il 31/10/2010

...réveil en Italie

...risveglio in Italia

 
 

 

SCOPERTE

Post n°87 pubblicato il 23 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

Rooibos


Quando Giuliana arriva la pioggia cessa di cadere. Ogni cosa in giardino è bagnata, l’erba inzuppata e dai braccioli delle poltroncine viene giù acqua. Decidiamo di rimanere dentro. Riempio il bollitore e preparo la teiera. La mia amica ha fatto acquisti per l’occasione e da una scatola verde tira fuori due sacchetti scuri. Scegli, mi dice. Basilico e pesca oppure ciliegia. Infilo foglie secche di rooibos e ciliegia nei filtri mentre Giuliana inizia a raccontarmi di Milù, la cagnolina di Yorkshire del padre. Qualche settimana fa, al compimento di un anno di età, la mia amica ha accompagnato Milù in ambulatorio per la sterilizzazione. Lo stupore è stato tanto quando il veterinario ha scoperto che Milù ‘‘è un po’ lei e un po’ lui’’. All’interno, non solamente l’organo riproduttivo femminile, utero e ovaie, ma anche un organo sessuale maschile perfettamente formato. È la prima volta che vedo una cosa del genere, sembra aver farfugliato il medico. Un caso di ermafroditismo puro le cui cause possono essere l'assunzione di farmaci anabolizzanti o regolatori di maternità, pare abbia aggiunto.

Il bollitore si arresta. «Milù fa pipì sollevando la gamba come tutti i cani maschi» conclude la mia amica mentre io verso l’acqua nelle tazze.

Qual è stata l’ultima volta in cui avete provato stupore e per cosa? E cosa vi stupisce?

 
 
 

CHIACCHIERE

Post n°86 pubblicato il 18 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

Da settimane siamo tutti in attesa. L’edificio intero con i suoi occupanti tutti, aspetta l’arrivo a sorpresa dei cani. Bisogna reagire, la scuola deve rispondere sentenzia il dirigente durante l’ultimo collegio docenti. Qualcuno prova ad obiettare ritenendo l’incursione dei finanzieri e dei cani antidroga un atto di violenza perpetrato nei confronti degli alunni. Rischiano un trauma psicologico, insiste l'assistente sociale. Con questo clima di attesa, anche lo scorso pomeriggio entro in laboratorio. In fondo all’aula sei ragazze terminano di pranzare. È presto per iniziare, abbiamo ancora un quarto d’ora. Comincio a sistemare le fotocopie, venti fogli per otto. Assorta fra i numeri delle pagine e i files audio della simulazione, vengo riportata al presente dallo schiamazzare del gruppetto di sedicenni spostatosi in un angolo. Ridono, cambiano voce, interpellano e promettono premi, vincite e viaggi all’interlocutore di turno. Ignaro dello scherzo, il malcapitato credulone risponde alle domande idiote delle mie alunne e fornisce dati e particolari sulla sua attività. Vorrei interromperle ma l’imperativo viene strozzato da un moto di riso. Zzzzzzzzzzzzzzzzz! Mi intimano corali ponendosi l’indice sulle labbra, mentre io, con le lacrime agli occhi, mi dirigo dritta verso di loro. Sorrido. Nessun atto di violenza. Tendo la mano e sequestro il cellulare. Senza traumi psicologici alcuni, iniziamo finalmente la lezione.

Come vi difendete dalle offerte commerciali dei call center?

 
 
 

ELLIOT ERWITT

Post n°85 pubblicato il 16 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

Foto di Elliot Erwitt in mostra a Venezia fino al 15 luglio.


La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà. (Isabel Allende, Ritratto in seppia, 2001)

Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi guarda. (Gisele Freund)

Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia. (Robert Doisneau)

 
 
 

AIRC

Post n°84 pubblicato il 12 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

"Parto, ho deciso." Esordisce dall’altro capo del filo la mia EmmeA. "E dove vai?", chiedo con tono stupito e incredulo. "A Brighton, il prossimo fine settimana c’è il Festival, devo prenotare l’albergo e fare i biglietti per il volo." Conclude e chiude una conversazione neppure iniziata. L’inverno scorso per due mesi la mia migliore amica ha frequentato una scuola in Inghilterra per apprendere bene la lingua. Ha soggiornato presso una famiglia come ospite pagante. L’esperienza, a suo dire, è stata meravigliosa e già al rientro farfugliava di un ritorno a Brighton. Sei settimane a scuola, dalle nove alle sedici, sono tante ma non abbastanza, e vivere due mesi in casa con degli autoctoni non è proficuo se il direttore del college è un milanese in astinenza di italiano. L’uno per la voglia di parlare la sua lingua madre, l’altra per cercare di avvicinare il suo idolo adolescenziale, hanno siglato un patto non esplicito e allo stesso tempo inconsapevole: passare tutto il tempo libero insieme. Il Milanese che vive a Brighton da 12 anni, si è prestato a guida per la metropoli londinese e appostato per intere giornate davanti all’abitazione del cantante, la migliore amica ha limitato la pratica della lingua inglese riservando la comunicazione in lingua straniera esclusivamente in classe e in casa. Guardo ancora sullo schermo le foto della sua mission impossible: un’auto sportiva in un giardino blindato e una nuca bionda in lontananza, prima di raggiungerla in giardino, per sistemare la pianta di azalea dell’AIRC. (www.airc.it)

Qual è stato il vostro idolo (amore) o quale la vostra passione adolescenziale?

 
 
 

CLIN D'OEIL

Post n°83 pubblicato il 11 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

Ogni testo si costruisce come un mosaico di citazioni, tutti i testi sono assorbimento e trasformazione di altri testi. [Julia Kristeva, 1969]

È di Bordeaux, più precisamente di Talence. Ha quasi sessant’anni e di professione fa il fotografo. A Milano fino al 27 maggio, è possibile visitare la mostra fotografica di Gérard Rancinan dal titolo ‘‘Trilogia dei moderni’’. È un lavoro di sette anni, con 300 modelli e 70 scatti. Ispirato all’iconografia dei pittori del passato, vuole stigmatizzare le grandi questioni del presente che attraversano tutto il pianeta: l’ecologia, l’emigrazione, l’emancipazione, la libertà, i diritti fondamentali, la cattiva alimentazione e la fame, la genetica e la corsa contro l’invecchiamento, le guerre etniche ed economiche. Il suo intento non è di giudicare né di proporre soluzioni ma semplicemente di fare un bilancio, di suggerire delle riflessioni, e di aprire il dibattito sulla storia dell’uomo e sul suo percorso.

Seppure nel post si possa avere un’idea di quelle che sono le foto, vi consiglio di cercare su un comune motore di ricerca i suoi scatti per apprezzarne meglio l'unicità.

La Zattera delle Illusioni, Paris, 2008 (Cfr. Théodore Géricault)

La Libertà Velata, Paris, 2008 (Cfr. Eugène Delacroix)

Il Giardino dei Deliri, Paris, 2008 (Cfr. Jérôme Bosch)


La Grande Cena, Los Angeles, 2008 (Cfr. Leonardo da Vinci)


Les Ménines, Los Angeles, 2009 (Cfr. Diego Velázquez)

La Danza dei Nani, Paris, 2009 (Cfr. Henri Matisse)

« Naître et Mourir », volet3, Paris, 2009 (Cfr. Caravaggio)

Decadenza, Paris, 2011 (Cfr. Thomas Couture)

La famiglia Batman, Paris, 2009 (Cfr. Benedetto Sinigaglia)

 
 
 

APPUNTAMENTI

Post n°82 pubblicato il 10 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

Foto di Henri Cartier-Bresson

 

La porta è socchiusa. L’entrata è scura e dà accesso ad un corridoio lungo e largo. Alle pareti si distinguono immagini anatomiche della bocca, sezionata e reticolata. La signorina sulla soglia della sala d’aspetto, indossa il camice bianco, la mascherina copre il sorriso intuito dagli occhi. Mi invita ad accomodarmi. Il dottore non tarderà a riceverla, dice e sparisce dietro un angolo. L’arredamento è sobrio, non riesco a guardarlo, tanto meno a sedermi. L’aria ha il sapore di coluttorio. Nessun rumore sospetto all’esterno, ma dentro sento il ricordo del ronzio profondo e del disinfettante. Penso alle foto che decorano il labirinto e alla porta d’ingresso lasciata aperta. Come une souris en cage (un topo in gabbia) scala la ruota rimanendo nella medesima posizione e sempre sul punto di partenza, allo stesso modo, io giro in tondo percorrendo il perimetro della stanza. Quando Tiziana mi chiama è troppo tardi per fuggire. È ormai china sulla mia bocca spalancata, il suo faro da minatore puntato nel mio cavo orale, inizia l’ispezione. Non saprei dire se sia peggio una seduta dal dentista o una visita dal ginecologo il quale, mentre sei distesa con le gambe all’aria, dice: ‘‘si rilassi’’ e intanto infila, dentro ad un altro cavo, il suo avambraccio. Probabilmente la prima, se non altro per la durata.

Quale rumore vi dà fastidio e quale suono riesce a provocarvi benessere?

 
 
 

COMUNICARE

Post n°81 pubblicato il 08 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

‘‘Sistemo il contenuto.’’ Dico. ‘‘Breve e chiaro’’, ripete Maurizio. Rileggo i quattro righi di mail in francese indirizzati all’associazione Maurice et Marie-Madeleine DURUFLÉ. ‘‘La comunicazione non è passata’’ si giustifica e aggiunge ‘‘il mio messaggio non è stato compreso’’. Da alcune settimane il collega organista aspetta uno spartito proveniente dalla Gallia. Presso la casa editrice Durand è introvabile, per averlo si è rivolto direttamente alla fondazione. La richiesta in francese l’ho preparata io visto che in italiano, come dice lui, ‘‘non è passata’’. Pigio il tasto invio ed esco dalla stanza, direzione laboratorio di lingue posto all’esterno dell’edificio. Il cortile è vuoto, oltrepassato il cancello che mi porta in strada, una figura incappucciata in azzurro si accosta e mi supera. Qualche passo e ad essa se ne affianca un’altra in grigio. «[Ø]!» (suono di ‘e’ chiusa, fermo e sorpreso). Esce dalla bocca della grigia, «[məəə]!» (suono tipo muggito, prolungato e affermativo). Replica l’azzurrina. Segue una pausa. «Dove vai?» chiede il primo ragazzo, il capo chino. «Al Borgo» risponde l’altro e voltandosi verso l’interlocutore, domanda: «Ma tu, non ti porti niente?» guardandogli la schiena libera da pesi. L’incappucciato in azzurro è senza zaino. «Basta la buona volontà.» risponde, prima di allontanarsi. Di economia linguistica si tratta, mi dico mentre entro in aula. La lingua come organismo vivente, tende ad ‘accorciare’ tutto, a ridurre armonicamente il lessema in monosillabo secondo leggi e dinamiche ad essa interne ed esterne, senza pregiudicare la comprensione e la comunicazione. Sembrerebbe che a questa norma linguistica sia imputabile anche la riduzione, fino alla sparizione, dei libri di testo e quindi dello zaino. In classe di italiano L2, manca Christopher, uno studente americano. È stato sospeso, mi spiega Xadija, perché il compagno di banco lo ha apostrofato con l'appellativo ‘bastardo’ e Christopher gli ha risposto, in italiano: «Tua mamma fa i boc...ni». Indubbiamente la comunicazione è passata e il messaggio compreso, penso mentre apro il registro.

Cosa aspettate da tempo oppure state cercando senza riuscire ancora ad ottenere?

 
 
 

APPARENZE

Post n°80 pubblicato il 06 Maggio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

L’aria profuma di pioggia. Chiudo la portafinestra, dietro il vetro Felicina osserva attenta i saltellii dei neonati merli sul pino della vicina. Sulle betonelle, le tracce del temporale della notte scorsa. Gli occhi fissi sulla potenziale preda, dalla bocca della mia gatta escono dei suoni gutturali, lunghi e profondi, non proprio miagolii. In un angolo del giardino, nascosto da un arbusto di rosmarino, il bottino del giorno prima: tre lucertole, di taglia diversa, prive della coda, naturalmente, e con la pancia all’aria divenuta di colore arancione cangiante. È generosa, la mia gatta: caccia e omaggia me e la sua famiglia felina di esserini vertebrati e invertebrati vivi, rigorosamente ancora in vita. Le lucertole una volta deposte a terra, spesso fanno finta di essere già morte per provare a rianimarsi quando non avvertono più le fauci o le grinfie, ma è ormai divenuto inutile, Felicina ha imparato a non fidarsi più delle apparenze. E così la bestiolina di turno, intontita e, qualcuna, impietrita dal terrore, viene palleggiata, lanciata in aria per poi essere afferrata con gli artigli e, una volta al suolo, dribblata da una zampetta ad un’altra come fosse un pallone nel gioco del calcio. Prima di uscire guardo di nuovo il pino di fronte, tra i rami sembrano essersi dissimulati i merlini. Se non tornerà il temporale non rischieranno di cadere e quindi di finire tra i possibili trofei di caccia della mia gatta.

E voi, vi fidate delle apparenze?

 
 
 

JOYEUX ANNIVERSAIRE !

Post n°79 pubblicato il 25 Marzo 2012 da m.a.r.y.s.e
 

Non piangiamo sul tempo che passa

Altrimenti spegniamo le candeline


L'angoscia del tempo che passa ci fa parlare del tempo che fa. (dal film "Il favoloso mondo di Amélie")

Si vive solo il tempo in cui si ama. Claude-Adrien Helvetius

C'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo. Charles Baudelaire

La vita fugge, non cercare dunque più di quanto ti offre la gioia del momento e affrettati a goderla. Stendhal

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera. Pablo Neruda

 
 
 

SAISONS (stagioni)

Post n°78 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

Pasticceria Fauchon: Le quattro stagioni

 

A tante settimane tinte di grigio pallido, da qualche giorno si è imposto prepotentemente il sole luminoso e arancione. Da macchie bianco sporco (di fango, terra e polveri nere) sparse sui cigli della strada, spuntano decisi ciuffetti verdi per nulla intimoriti dal gelo, in letargo sotto la coltre di neve caduta quasi un mese fa. Il ghiaccio non li ha soffocati e al contrario sembra aver allentato la catena di cristalli per consentire loro di aprirsi alla luce di un anticipo di printemps (primavera). Non ho una stagione preferita, eppure se dovessi scegliere, senza esitazione risponderei la Primavera proprio per l’effetto di luce proveniente dal contrasto con la stagione monocolore ad essa precedente. E poi, finalmente, dei colori che da tale impatto acquistano potere. Una forza esterna e interna, un significato denotativo e connotativo. Al visivo si accompagna, quasi come conseguenza immediata e diretta, la sensazione di rinascita, un voler scrollarsi di dosso il cumulo di neve e tornare alle carezze del sole. Certo posso dire di non amare particolarmente l’été perché mal sopporto l’alta temperatura e di immalinconirmi con l’automne, per gelarmi appunto con l’hiver. Insomma mi rendo conto di essere abbastanza scontata e mediamente banale.

Cosa vi fa sentire in primavera, quando vi sentite rinascere?


Ringrazio le mie amiche Trixty e Lolablu per avermi citata e quindi pensata nei loro giochi di blogger, così come Acetosella per la simpatia dimostrata. Non sono capace di descrivermi se non indirettamente nei miei fastpost che diventano sempre più… rari! A tutti gli altri i quali, nonostante le ripetute e prolungate assenze, non mi hanno abbandonata: merci infiniment de votre affection, cela me fait du bien, vous êtes comme le printemps après l’hiver !

 
 
 

L'ATTESA

Post n°77 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da m.a.r.y.s.e
 

 

In anticipo per la terza ora, trop juste (appena in tempo) per il laboratorio. In automobile, il semaforo lampeggia giallo. Mi accingo a percorrere una strada secondaria. Il cielo è grigio, l’aria ovattata dai cristalli. Guardo sul vetro il movimento delle spazzole. "La neve non si scioglie -dice Gilda-, si liquefa". "E' un processo fisico" aggiunge, mentre Alessia intona scende giù dal ciel. Ci si direbbe in una palla di Natale, appena rovesciata, in attesa che il candore copri e cancelli abitazioni e viventi.
Quando arriviamo, il cortile ha assunto un aspetto un po’ sinistro. I rami neri, lunghi e spogli, scossi dal vento, lasciano cadere cumuli di neve. A terra, un tonfo sordo e umido. La precipitazione fitta e cospicua dà alla facciata un’aria spettrale. Intorno a noi, il vuoto. Riparata dall’ombrello, nascosto a metà dal guanto, leggo sul display: "niente scuola domani ". L’esse-emme-esse reca la data della sera prima, quando l’aria era pulita e il cielo terso e luminoso. "Poco male" sentenzia Alessia, e intanto Gilda si infila nella cioccolateria poco distante dal parcheggio. Davanti ad una mug calda, nera e densa, al di là del vetro, la neve ha raggiunto i settanta centimetri.

Come ingannate un’attesa?

 
 
 

LA CRISI

Bonjour a tutti,

in tempo di crisi, economica, sentimentale e di alimentazione, tre comportamenti che propongono una soluzione, ciascuno a proprio modo, per andare oltre...


1. Nel film Viaggi di nozze, Jessika  alla ricerca di sempre nuove sensazioni fisiche (o mentali?) chiede all’incontentabile Ivano, di farlo strano. Chissà quale brivido avrebbe avuto con il nuovo profilattico griffato Louis Vuitton!

Se volete essere alla moda anche in camera da letto e se pensate che indossare una marca, dia un emozione in più, eccovi il preservativo griffato. L’idea è del designer Ceco Irakli Kirizia che ha deciso di realizzare in edizione limitata, i profilattici Louis Vuitton per la ricerca sull’AIDS. Il preservativo griffato è in lattice marrone con il marchio stampato su tutta la sua lunghezza, è contenuto in una bustina sempre marrone con il famoso logo dorato. Costa 68 dollari, circa 53 euro. Certamente a questo prezzo, l’emozione quando si indossa e si riceve, è forte per entrambi!


2. Mens sana in corpore sano, recita Giovenale nelle Satire. Certamente fare una sana attività fisica aiuta a stare bene e a mantenersi in forma. Il giovamento sembra essere maggiore quando lo sport si pratica nudi. Quando mente e corpo si esprimono liberamente, senza lacci, preconcetti, freni.


È quanto avviene in una palestra Olandese che la domenica apre le sue sale di ginnastica ai nudisti. Come normali sportivi, i clienti senza alcun velo, si muovono tra tappetini e attrezzi vari avendo premura di coprire gli utensili con degli asciugamani, per una questione di igiene. Recentemente è stata aperta una palestra per nudisti anche in Spagna.


3. Il ponte Milvio a Roma dopo il romanzo e il film Tre metri sopra il cielo di Moccia, è divenuto celebre per i lucchetti. Gli innamorati, chiudono il lucchetto su un lampione del ponte (o sul parapetto), lanciano la chiave nel Tevere e poi non si lasciano più. La catena degli innamorati: tanto metallo appeso.

Il ponte non sembra essere in pericolo di distruzione, cosa che invece sta accadendo ad un ponte in India. Il ponte di Howran è a rischio di crollo per colpa dello sputo. Gli abitanti hanno l’abitudine infatti di sputare alla base delle colonne in metallo, il baan, una sorta di gomma da masticare artigianale, a base di foglie e noci di palme e calce spenta. Il baan corrode la struttura in metallo.

Il Milvio con i suoi lucchetti è diventato simbolo di amore indissolubile ed eterno, cosa che non puo’ dirsi per il ponte indiano, per esso occorre decisamente cambiare abitudini.

 
 
 

AUGURI

Post n°75 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da m.a.r.y.s.e

 

L'Anno Nuovo è come un libro con 365 pagine vuote,

fate ogni giorno il vostro capolavoro,

usate tutti i colori della vita e

mentre scrivete, sorridete.

 
 
 

NATALE: CURIOSITÀ E ORIGINI

Post n°74 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

Quando è nato Babbo Natale?
Pare che Babbo Natale, inteso come l’anziano signore vestito di rosso con la barba bianca e la pancia, sia nato nel 1931, inventato dal pubblicitario Sundbolm per reclamizzare una celebre bevanda.

 

 

Non a caso i colori del vestito classico di Babbo Natale sono gli stessi della Coca Cola. Anche le renne sono una trovata pubblicitaria della Coca Cola: l’originale Santa Claus era raffigurato su un cavallo bianco.

 

In realtà l’immagine di Babbo Natale in bianco e rosso esiste già dal 1863.

 

 

Creata da Thomas Nast, riprendeva la leggenda di Santa Claus.

Una delle prime cartoline di Natale con il classico Babbo Natale è di Louis

Prang del 1886:


Secondo la leggenda, l’uomo Santa Claus, di origine turca e proveniente da una famiglia nobile e ricca, aiutò un’altra famiglia caduta in rovina, dove tre ragazze avrebbero dovuto cominciare a prostituirsi per sopravvivere alla povertà. Il turco Santa Claus donò dei sacchi di monete d’oro alle ragazze per fornir loro una dote tale da essere prese in sposa, ma trovando la finestra delle loro camera chiusa lasciò cadere i sacchi dal camino. Da qui la tradizione dell’uomo buono protettore dei bambini e degli studenti, che porta doni passando dal camino.

 

Perché il Natale viene festeggiato il 25 dicembre?
In realtà la data è sbagliata. Per convenzione nell’anno 337 d.C. il Papa Giulio I scelse questa data perché giorno della festività romana del compleanno del sole. Da questo giorno in avanti infatti il sole cominciava a sconfiggere il buio e le giornate si allungavano. Questa la scelta della chiesa romana d’occidente, mentre la Chiesa Romana d’Oriente continuò a festeggiare la natività del Cristo il giorno dell’Epifania , il 6 gennaio.

 

Gesù è nato nell’anno zero?
In realtà no, sarebbe nato tra il 10 e il 4 avanti Cristo. L’errore deriverebbe dagli errati calcoli del monaco Dionigi il piccolo che, nel tentativo di correggere il calendario pasquale, utilizzo per convenzione come data di nascita di Cristo il 25 dicembre 753 dopo la fondazione di Roma. Ma in realtà Cristo sarebbe nato sotto il regno di Erode, che morì tre anni prima della fondazione di Roma, il monaco avrebbe dovuto utilizzare al massimo l’anno 750 dopo la fondazione di Roma. Di qui l’errore storico e il paradosso: Cristo sarebbe nato almeno 3 anni prima della nascita di Cristo.

 

Perché si addobba l’albero di Natale?
Nell’antico Egitto, durante il culto del sole, si addobbava una piramide. Tradizione poi ripresa anche da altri popoli, tra i quali anche quelli del nord, che ovviamente sostituirono ciò che non avevano con quanto disponibile: dalla piramide all’abete. Le luci sull’albero, come nel culto del sole, rappresentano la luce della vita.

 

Coincidenze con il culto del sole
Nella seconda metà del mese di dicembre nell’antica Roma vi erano i saturnali, ossia le feste in onore di Saturno, che celebravano la fine dei giorni più bui in onore dell’allungamento delle giornate. Tra le caratteristiche di queste feste: cessavano le attività pubbliche per qualche giorno (prime vacanze di Natale) e abolizione -per qualche giorno- delle differenze sociali (a Natale siamo tutti più buoni).

 

E lo scambio dei regali?
Alla fine dei saturnali i cittadini si scambiavano miele, fichi e ramoscelli sacri, in onore di un’antica tradizione portata avanti da Romolo, il fondatore di Roma. L’usanza dello scambio dei regali è rimasta, rinforzata dal clima natalizio e dal marketing pubblicitario.
[fonte Baldisserri]

 

 

BUON  NATALE  A  TUTTI

 

 
 
 

IMMAGINI

Post n°73 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

Mary is in the pick, 2011

 

 

Il reverendo neozelandese Glynn Cardy ha affisso a pochi passi dalla Chiesa anglicana di St. Matthews in the City, a Auckland, in Nuova Zelanda, un cartellone sul quale è immortalata l'immagine della Madonna mentre fa il test di gravidanza e scopre con stupore di essere incinta.

«È un’immagine provocatoria della madre di Cristo per inviare un messaggio alla comunità dei fedeli» dichiara il reverendo e spiega: «Il poster mostra Maria, madre di Gesù che scopre di essere incinta facendo il test di gravidanza. Indipendentemente da qualsiasi premonizione, questa scoperta deve essere stata scioccante. Maria era nubile, giovane e povera». «Sicuramente non è stata la prima donna a trovarsi in questa situazione e non è stata neppure l'ultima». Spiega per rispondere ai commenti e agli attacchi ricevuti sulla sua pagina di Facebook: «Lei fa passare Maria per una prostituta» e ancora «Una vergine non ha bisogno del test di gravidanza». Eppure qualche secolo fa, non molti, un riscoperto pittore italiano, un certo Michelangelo Merisi conosciuto come il Caravaggio, nel 1604 scelse come modella per la sua Madonna una prostituta incinta morta ripescata dal Tevere.

 

Quale immagine rappresenta per voi il Natale? 

Morte della vergine, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, 1604, particolare.

 
 
 

STUPORE

Post n°72 pubblicato il 06 Dicembre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

 

Foto di Steve Mc Curry

Lo stupore è la molla di ogni scoperta. Infatti, essa è commozione davanti all'irrazionale.
[Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi, Torino 1952]

 
 
 

PROSPETTIVE

Post n°71 pubblicato il 29 Novembre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

 

L’ingresso è stretto, si apre a sinistra nell’affollata e esigua per spazio, saletta d’attesa. Due file di sedie dal colore tipico delle poltroncine dure e massicce in plastica delle sale di aspetto, senza braccioli e dalle gambe in metallo chiaro e lucido. In fondo, una scrivania a semicerchio, sporgente verso chi entra, alle spalle della quale, ampi sportelli in vetro occupano tutta la parete, dietro ai quali, si intravedono impiegati affaccendati in certificati e registrazioni. A destra il bar, brulica di individui, di due specie, i quali, esclusi i baristi, se non fosse per il colore dell’abito indossato, non si distinguerebbero. L’esercizio ha due entrate, una laterale, l’altra disegna l’angolo del locale chiuso in uno spazio molto più grande. Entro dall’ingresso laterale, slalom tra gli indecisi e tra chi attende davanti all’espositore di patatine. «Le sono rimasti due cornetti ai cereali vuoti?» Chiedo catturando due occhi in movimento dietro al bancone. Come una dea Cali, le braccia moltiplicate ruotanti, caricano miscele, servono vetrini, espressi, cappuccini, puliscono, asciugano, aprono teche di brioches ambrate. Il ragazzo non mi guarda, ma risponde: «Sì.» Bene, due falcate all’indietro incurante degli stessi indecisi e sono davanti alla cassiera: «Un caffè e due cornetti ai cereali vuoti.» Con il mio sacchetto bianco, prendo possesso di una sedia in plastica rosso cupo e mi accomodo in quello spazio di passaggio e di attesa. «Senta Signora, posso farle una domanda? Se la disturbo me lo dica, non voglio importunarla.» Sollevo il naso dal croissant e «Certo, non mi disturba» rispondo ancor prima di mettere a fuoco l’interlocutore. Davanti a me, una ragazza, poco più che ventenne, forse. Oggi è difficile indovinare l’età di una donna: le dodicenni sembrano ventenni e le cinquantenni, poco meno che trentenni. La mia interlocutrice è una giovane donna, in evidente sovrappeso e senza denti in basso. «Può darmi sessanta centesimi?» «A cosa le servono?» chiedo. «Una caramella non si rifiuta a nessuno, devo comprare una caramella al bar» risponde quasi risentita infilandosi un golfino sopra al pigiama rosa. «Ma può mangiarla?» chiedo «Veramente non potrei» spiega.

«Devo pagare il parcheggio, non posso darle sessanta centesimi, mi scusi». Concludo in tono serio e simulando un’espressione sincera. Scuote il capo, «non fa nulla» dice e si allontana verso l’ascensore.

 

Ogni anno migliaia di uccelli si schiantano sulle finestre non distinguendo il vetro da una barriera solida. Se vedessero le cose per come esse sono, la loro vita non sarebbe diversa?

 
 
 

FORMA et couleur

Post n°70 pubblicato il 22 Novembre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

 

Come nessun fatto e nessuna forma rassomiglia in tutto a un'altra, così nessuna differisce interamente dall'altra. (Michel de Montaigne)

Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione delle cose belle. (Oscar Wilde)

Il matrimonio è l'unica forma di schiavitù che la legislazione ancora conosca. (John Stuart Mill)

L'amore è la forma più nobile di demenza. (James Dryden)

Non sempre le cose sono come sembrano. (Fedro)

Molti individui, come i diamanti grezzi, nascondono splendide qualità dietro una ruvida apparenza. (Giovenale)

Veramente più volte appaion cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose. (Dante Alighieri)

 
 
 

L'ATTENTE

A Fabio, per l'attesa.

La temperatura è scesa al di sotto dei dieci gradi centigradi. Quanti cappelli hai? chiede Teresa. Tanti, le rispondo. Fa proprio freddo, oggi. Continua. Appunto. Replico. In ritardo all’appuntamento, per via di un powerpoint, raggiungo la copina in Piazza Garibaldi. Un po’ trafelata, Teresa non sopporta i miei ritardi sebbene li conosca, mi lascio guidare dal richiamo del suo fischio. Sono contentissima di incontrare la mia amica, finalmente in città per una passeggiata. Dall’Acquedotto Romano ci dirigiamo verso la Villa Comunale. Prima sosta, “GranCaffè”. Da due giorni lo storico caffè della città, attaccato all’edificio del liceo classico, e posto alle spalle di Ovidio è gestito da una famiglia di giovani imprenditori facoltosi asiatici. Andiamo a vedere i cinesi, dice la copina. Dietro le tre vetrine illuminate e addobbate, scorgiamo tre cinesi che al di là del bancone impettiti e sull’attenti, guardano impassibili accennando ad un sorriso, oltre il vetro alcuni passanti incuriositi. Fanno il caffè italiano, esordisce Teresa. Non ho voglia di caffè, dico mentre guadagniamo di nuovo il corso. Una cioccolata calda, piuttosto. E senza insistere troppo, lei è a dieta, ci accomodiamo nella saletta del “Bar Centrale”. Non siamo troppo distanti dal poeta che dal suo piedistallo pensoso e dubbioso, non riconosce più i suoni che lo circondano, non ascolta più i versi dei suoi colleghi trasferitisi altrove (il liceo classico dopo il terremoto è ospite dell’artistico). Con il capo leggermente inclinato a sinistra di chi lo scruta, mascella destra appoggiata al dorso delle dita chiuse a pugno, pare pensare al “gran rifiuto” e attendere impassibile. In En attendant Godot (Aspettando Godot), i due protagonisti attendono durante tutta la pièce, un fantomatico Godot. Non è dato sapere chi esso o egli sia, neanche alla fine della commedia, però è certamente possibile intuirlo.

E voi, cosa attendete? Aspettate ancora qualcosa o qualcuno? E come, passivamente o in modo attivo?

 
 
 

AISM

Post n°67 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da m.a.r.y.s.e
 

Sabato 8 e domenica 9 ottobre, in molte piazze italiane, le mele dell'AISM per la ricerca e il sostegno ai malati di SM e alle loro famiglie.

 

La stanza è luminosa, ampia e di color turchino. Agli angoli, degli imponenti ficus benjamin disegnano il perimetro e misurano l’altezza dello studio. Le pareti sono pulite, non ostentano diplomi né attestati, solo alle spalle della scrivania si riconoscono un diploma e due specializzazioni. Frutta di stagione, ripete Veronica. Lascia perdere l’ananas, non è il periodo giusto, e suggerisce: mangia le mele, poi, mentre pigia sul palmo, nel luogo in cui polso e mano si incontrano, una sorta di penna dalla punta in metallo, affusolata, corta, sferica ma pungente, mi chiede: ti piacciono le Golden? Si, rispondo, anche se preferisco le Pink Lady. La mano sinistra intanto stringe un cavetto e dall’apparecchio esce un suono acuto, intermittente, a tratti prolungato e in alcuni istanti, senza preavviso, più alto. Veronica è una nutrizionista, naturopata, esperta in scienze olistiche, guarda l’oscillare della lancetta di quello che sembra un ‘sismografo’ del corpo e ascolta i suoni che dal mio corpo escono. Poi decodifica, interpreta, racconta del mio stomaco, intestino e fegato. Parla di intossicazione da zuccheri, da lieviti e da farine raffinate. Sono necessari degli accorgimenti per cuocere le verdure: in padella con aglio, olio e peperoncino, dice. La guardo, con aria afflitta, mentre lei dettaglia gli imperativi insindacabili: la cicoria non bollita ma ripassata, niente spinaci, ma salvia e rosmarino. Quando provo a spiegarle che la verdura amara non mi piace, la dottoressa solleva la biro dal foglio sul quale andrà a stilare il regime alimentare e mi dice: sei una drogata di pizza, una carboidrati-dipendente, devi far funzionare il fegato, riattivare la funzione epatica, mi intima. Io, come una cannette (paperina) del Sud-Ovest francese e Veronica, come Brigitte Bardot, contro le foie gras (fegato grasso)!

A quale animale vi sentite di assomigliare?

 
 
 
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