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PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

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Una cappa di silenzio sulle armi chimiche abbandonate in Italia

Post n°1356 pubblicato il 30 Novembre 2009 da massimocoppa
 

Totalmente ignorate, persino dai media, le risultanze del libro “Veleni di Stato” di Gianluca Di Feo
UNA CAPPA DI SILENZIO SULLE ARMI CHIMICHE ABBANDONATE IN ITALIA
Migliaia di tonnellate di testate velenose gettate nei mari
e nelle campagne italiane: eppure non sembra interessare nessuno

“Veleni di Stato” è un bellissimo ed inquietante libro appena pubblicato da Rizzoli e scritto da Gianluca Di Feo, un giornalista dell’”Espresso” che si è occupato di ricostruire la storia delle armi chimiche realizzate dall’Italia fascista.
Utilizzando documenti finora inediti provenienti dagli archivi dei servizi segreti inglesi e resi consultabili dalle autorità britanniche, Di Feo getta luce sulla clamorosa consistenza dell’arsenale chimico italiano ma, soprattutto, rivela che il nostro Paese è diventato, alla fine del secondo conflitto mondiale, un’immensa discarica segreta di materiale pericolosissimo; materiale che, ancora oggi, rilascia la sua eredità di morte inquinando l’ambiente ed attentando alla nostra salute.
Le autorità americane, non si capisce se per incoscienza o criminale cinismo, hanno affondato nel Golfo di Napoli, nel Mar Ligure e nel Mar Adriatico migliaia di tonnellate di armi chimiche (testate contenenti iprite, fosgene, lewisite ed altre diavolerie) sia italiane che statunitensi e tedesche.
Altrettante migliaia di tonnellate vegetano decomponendosi in aree industriali dismesse e, addirittura, in un Parco Nazionale.
Questo senza considerare che, durante il Ventennio fascista, tutte le industrie chiamate a produrre questi attrezzi infernali hanno mostruosamente inquinato falde acquifere (a Milano, ad esempio) e campagne.
Credo che il libro sia assolutamente da leggere (oltretutto ha un prezzo molto contenuto). Quello che, però, vorrei qui sottolineare è il silenzio assordante con cui è stato accolto dai mass media e dalle autorità italiane.
Il silenzio sulle armi chimiche, lo ricorda lo stesso autore, è una costante dei governi italiani: l’argomento è troppo imbarazzante e scottante, anche perché queste armi sono state adoperate nelle guerre coloniali in Libia ed Etiopia.
Ma anche i media non scherzano: per quale motivo il lavoro di Di Feo sta passando inosservato? Credo che all’estero sarebbe scoppiato uno scandalo enorme: invece in Italia la cosa viene lasciata marcire.
Persino l’”Espresso”, per cui lavora Di Feo, ed il “Corriere della Sera”, giornale pubblicato dalla stessa casa editrice del libro, hanno fatto solo fugaci riferimenti all’opera, che hanno a stento pubblicizzato. Si è cioè parlato (brevemente) del libro, senza approfondire la tematica e senza produrre reportage sull’argomento, o quantomeno servizi più ampi e più visibili.
Per la televisione il tema è inesistente: nessun telegiornale o trasmissione giornalistica se ne occupa.
Il governo fa finta di niente ma, soprattutto, nessun parlamentare, nemmeno di opposizione, ha ritenuto di rivolgere nemmeno una banale interrogazione sull’argomento. Siamo andati fino in Iraq per stanare le (inesistenti) armi chimiche di Saddam Hussein, e poi ce ne freghiamo altamente di quelle seppellite nel mare dove ci bagniamo e di cui mangiamo i pesci!
Non c’è che dire: come congiure del silenzio in Italia non siamo secondi a nessuno.

(Questo post è stato pubblicato anche da DAGOSPIA
in data 1.12.09)

 
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