A margine della fiction agiografica che Rai Uno sta dedicando alla figura dello psichiatra rivoluzionario
FRANCO BASAGLIA E LA CHIUSURA DEI MANICOMI: FU UNA BELLA INIZIATIVA, MA DAI RISULTATI DISASTROSI
Ero poco più che un bambino quando, per la prima volta, lessi “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il romanzo-denuncia di Ken Kesey sulla vergognosa situazione dei manicomi giudiziari americani negli anni Sessanta del Novecento. Il libro apparteneva ad una signora vicina di casa dei miei genitori, una donna affascinante, specialmente ai miei occhi ingenui. Nessuno mi avvisò che non era una lettura adatta alla mia età: ne rimasi affascinato, ma anche turbato. Anni dopo, comprai quel libro e lo rilessi, oltre a rivedere in televisione la magistrale trasposizione cinematografica con Jack Nicholson (che poi mi procurai anche in DVD).
Al Festival di Sanremo di tre anni fa (ne parlai anche su questo blog), mi commossi (io, un omone) alla canzone di Cristicchi sulla storia drammatica e tenerissima di due ospiti di un manicomio italiano.
Eppure non ho visto, ieri, e non vedrò, stasera, su Rai Uno la fiction (sicuramente agiografica) dedicata alla vita ed all’opera di Franco Basaglia, lo psichiatra e parlamentare di sinistra che riuscì, nel 1978, a far approvare una legge con la quale, sostanzialmente, vennero chiusi i manicomi.
Basaglia era un uomo eccezionale e, di certo, era animato dalle migliori intenzioni. I manicomi italiani erano una vergogna inaccettabile, veri e propri reclusori per persone sfortunate e senza alcuna vera colpa. Erano dei lager che ripugnano alla coscienza civile. E tuttavia rimane in me un grumo di irritazione verso Basaglia (scomparso prematuramente nel 1980) perché, come spesso si fa in Italia, ci si muove con provvedimenti di principio senza approntare una cornice di interventi adeguati alla riuscita della riforma.
Il risultato della cosiddetta “chiusura dei manicomi”, che sopravvive ancora oggi, fu che i malati di mente non pericolosi (i manicomi giudiziari ci sono ancora e, spesso, sono l’anticamera dell’inferno) vennero lasciati sostanzialmente soli; peggio ancora, vennero lasciate sole le famiglie. E’ una situazione che conosco per esperienza diretta. Del resto a tutti noi capita, talvolta, di vedere in strada persone evidentemente disturbate vagare da sole, libere: libere di fare male e creare guai a sé stessi ed agli altri, con le famiglie a doverci poi mettere una pezza. Mi rendo conto che questo può sembrare un discorso disumano, e capisco che possa essere frainteso. Ma le anime belle che vogliono guardare solo il lato spirituale della questione sono persone che non hanno mai avuto la sfortuna di avere a che fare con una disgrazia simile in famiglia.
Come si fa, ad esempio, quando capita una crisi? Non si sa come gestirla: bisogna chiedere aiuto ai Centri di Salute Mentale e via risalendo per la burocrazia della psichiatria italiana.
Insomma, Basaglia fece chiudere i manicomi, ma qual è stato il risultato? Il nulla. Come al solito non si è voluto scegliere una via di mezzo, procedere per gradi, umanizzare le strutture e migliorarle. No: le si è abolite. Col risultato che oggi i “pazzi” sono più soli di prima, abbandonati dallo Stato, ed i loro parenti pure.
(Nell’immagine: una scena del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”)