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Il lavoro creato da Treu e BiagiLavorare e sapere di non avere futuro e certezze. E' questo che capita a tutte le persone che hanno contratti a termine e costretti a lavorare anche 45 ore a settimana pur di conservare il "lavoretto" precario. Non se la passano meglio gli stagisti o i tirocinanti. Sette su dieci lavorano(delle volte anche gratis) fino a 38 ore a settimana. Questi sono alcuni dei risultati dell'indagine "Il lavoro parasubordinato a rischio di precarietà in Italia". Ma chi lavora con contratti di collaborazione?Praticamente quasi tutti. Infatti, si va dai traduttori, psicologi, giornalisti, geometri, tecnici informatici, webmaster per finire con gli operatori dei call center. Questi contratti dovrebbero permettere di gestire il lavoro in maniera autonoma, ma purtroppo non è così. Infatti, l'80% lavora presso la sede del committente, il 77% deve garantire una presenza minima e il 71% deve rispettare un orario di lavoro. Il tutto senza una paga adeguata. Infatti, il 31% guadagna meno di 800 euro al mese, il 26% arriva a guadagnare una cifra che varia tra le 800 e i 1000 euro. Solo uno su dieci riesce a guadagnare oltre 1.500 euro. Ma il problema più grave, secondo gli autori della ricerca, è che i lavoratori si rassegnino alla precarietà e non abbiano più prospettive professionali. Inoltre, questa precarietà comporta un altro problema, quello dell'impossibilità di dar vita ad un progetto familiare. Infatti, il 51,2% di chi ha più di 35 anni non ha figli e la media sale all'82% se si considerano tutti senza distinzione d'età. Giovanna Altieri, presidente dell'Ires e coordinatrice della ricerca ha dichiarato "Le collaborazioni corrispondono a un modello di flessibilità basato sulla riduzione del costo del lavoro. Ma usare forza lavoro in termini di riduzioni dei costi non aiuta il Sistema Italia. Le persone vanno intese come capitale sociale e come valore delle imprese". |
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