Creato da ChiaraLed il 22/01/2008

Chiaroza

Una cacata di blog

 

Gli occhi lucidi tipici di.

Post n°382 pubblicato il 15 Maggio 2014 da ChiaraLed

-Seriamente mi stai passando la ciùnga mentre mi baci? Ma che schifo. Gli anni '90 sono passati. E poi non la voglio, non sa più di niente. Il Didò che mangiavo da piccola era salato, almeno.
-Ma zitta e limonami. E poi cosa vuoi? Pure tu hai la gomma in bocca.
-Certo che ce l'ho pure io, ma non vedi come l'ho fatta aderire ben bene all'arcata dentale superiore? Sembra quasi il bite Dr. Brux. Che tu sappia, io bruxo?
-Non ne ho idea, non credo di averti mai sentita digrignare. Però hai la faccia di quella che digrigna.
-Forse hai ragione, nel mio carnet di malattie immaginarie il bruxismo mancava. Anche se non credo sia una malattia. Scusa, la smetto. Ehi, ma hai gli occhi lucidi?
-Davvero?
-Sì dài. Quegli occhi lucidi lì... tipici delle persone del sud.
-Come?
-Sto citando Matteo l'altra sera, mentre eravamo a cena. Mentre ti guardavo finire quella gigantesca ljubljanska con contorno di crauti e patate e ti stavo dicendo che avevi gli occhi lucidi tipici delle persone satolle e trasudanti cibo grassissimo e unto. Solo che ho indugiato un attimo perché non mi veniva la parola “satolle” e Matteo mi ha preceduta dicendo “del sud”. Tu non hai sentito niente, vero? Avevi la mente ottenebrata da quella panatura alta 3cm, vero?
-Non ricordo nulla.
-Beh, non importa. Fatto sta che hai gli occhi lucidi. Stasera hai proprio quelli tipici delle persone del sud.
(rido)
-E come sarebbero 'sti occhi lucidi tipici delle persone del sud?
-Ah boh, se non lo sai tu che sei terrone devo saperlo io?
-...
-Amore mio bello. Hai presente quando a casa mia bevi il caffè Illy? Che dopo aver fatto l'ultimo sorso cacci sempre fuori la frase “eh, ma lu megghiu cafè ete lu Quarta”? Oddio, non so se dici proprio così, non imparerò mai la tua bizzarra lingua per bene, ma hai capito il concetto? Ecco. Quando dici quéla roba lì sul caffè Quarta ti vengono gli occhi lucidi tipici delle persone del sud.
O sennò... senti questa! Quando siamo in spiaggia, in qualsiasi spiaggia, cosa dici? Che quelle del Salento sono ineguagliabili ed altre cose simili. Lo dici sempre. E sai cosa succede quando lo dici?
-Cosa succede?
-Gli occhi lucidi.
-Tipici delle persone del sud?
-Loro! Oppure quando...
-Amore. Amore. Ferma. Basta. Attaccati 'sta gomma ai denti e baciami. E statti citta.
-Cittu tie!
-Brava, vedi che impari?

 

 
 
 

Era duecento metri indietro.

Post n°381 pubblicato il 04 Maggio 2014 da ChiaraLed

-Oh, ma lo sai che qui qualche anno fa ho assistito ad una lite con tanto di accoltellamenti, sanguaccio ed urla belluine fra due tizi? Dovevi proprio vederli eh. Tutta la gente a guardarli e questi con le canotte insanguinate che sbraitavano. Secondo me altri due minuti e quello più grosso cacciava fuori er fero.
-(sospiro) Ma dai. Smettila di prendermi in giro. Te lo avrò raccontato un paio di volte, massimo tre. E non ho nemmeno mai parlato der fero. Credo.
-Tre volte? Chiara, me lo hai ripetuto per mesi ogni volta che passavamo per questa strada.
-Magari mi dimenticavo di averlo detto a te. Magari ti scambiavo per qualcun altro, con la barba cambi faccia.
-...
-Scherzo. È che mi sembrava interessante come racconto. Basta fingere di non essere a Treviso ma... non so. A Detroit? Detroit ti va bene? O preferisci a Lecce? Tanto so che da te succedono ogni giorno quèlerobelì. Ah ah ah! Dài che ti prendo in giro. Deciso allora, fai finta che tutto sia accaduto a Detroit. Sembra figo no?
-No.
-Senti, vaffanculo ok? Ho una vita piatta e dimentico le cose. Sono come mio papà quando ci dice che i Pandora li producono in Indonesia. Tu fingi di non saperlo, fai lo stupito ed io sono contenta. Dovrai fare così quando sarò vecchia e avrò l'Alzheimer. E poi comunque, a voler fare la pignola, se vuoi proprio prendermi in giro per bene, la lite è successa duecento metri indietro rispetto al punto che indichi sempre tu facendomi il verso. Ed i tizi non erano solo due, ma svariati. Oltretutto io sono passata velocemente in macchina. Da come dici tu pare che sia stata lì a fissarli come quelli che vanno a vedersi la Costa Concordia colare a picco. 
-Ma come? Non era qui? Io mi immaginavo il tutto svolgersi in questa rotonda, con questi che bloccavano il traffico e la gente che li incitava tipo combattimento fra galli.
-No, caro mio. Sei impreciso.
-Non ci posso credere. Torna indietro che la rifaccio giusta.
-Scordatelo. Però ti posso raccontare che i Pandora li fanno in Indonesia.

 
 
 

Oniricità indigesta

Post n°380 pubblicato il 02 Maggio 2014 da ChiaraLed

-Dài, tutto sommato la pizza non era malvagia. Ok, niente di speciale, ma neanche da buttare. Insomma dài, poteva andarci peggio no? Di' qualcosa. Fai il trentenne critico ed insoddisfatto, su. Parla, perdio!
-Non lo so. Non l'ho ancora capito e forse saprò dirtelo domani mattina.

L'indomani, appunto:

-Amore, sei una stronza. Anzi, no. No amore. Niente amore. Stronza e basta. Stronzastronzissima/donnadimmerda.
-Cos'ho fatto? Ho parlato nel sonno, amore? Che succede? Hai sognato che ero  juventina? Oddio ti prego. Vuoi per caso dirmi che ne ho mollata una durante la notte, rumorosa magari? Oddiodiodioeancoradio la vergogna. Parla, perdio!
-Ho sognato che mi tradivi. Io ero un maestro di yoga e tu eri una mia seguace.
-Una tua seguace? Ma quindi eri anche un santone? Hai sognato che ti vestivi con le tuniche di lino? Capisco il tuo turbamento.
-No, no. Ma quale santone. Ero un maestro di yoga, mi ero comprato un tir e facevo le mie lezioni all'interno del cassone. Ero un maestro di yoga itinerante.
-Hai sognato di essere un maestro di yoga zinchiro? Ma dài oh, è una figata di sogno. Il maestro di yoga gipsy che si veste con tuniche di lino, ma pensa te.
-Fammi finire, stronzastronzissima. Ho sognato che mi tradivi con un altro che prendeva lezioni di yoga.
-Zinchiro?
-NO.
-Mi dispiace, amore. Vieni qui e fatti fare due coccole. Che brutto sogno. Se vuoi ti racconto il mio. Io ho sognato che un tuo amico, che non sapeva fossi la tua ragazza, mi prendeva in giro mancando di rispetto sia a me che a te. E sai cosa facevo? Non gliela facevo mica passare liscia, a questo qui. Lo prendevo da parte ed iniziavo a dirgliele quattro. Ma mica offese da quattro soldi, roba elaborata, che lo feriva forte. Ma la cosa che lo faceva restare più male, sai qual è stata?
-Quale?
-Quando gli ho detto che assomigliava a Pingping, te lo ricordi? Quella specie di nano cinese, dài. L'uomo più basso del mondo che andava sempre ospite alle trasmissioni di Barbaradurso e le guardava le tette perché non arrivava alla faccia ah-ah-ah! Pensa te. Con quel paragone lo zittivo proprio! Chissà perché poi, Pingping. Che roba strana, i sogni. Lo yoga, i tradimenti, Pingping, il tir, che problemi mentali abbiamo?
-La pizza, Chiara.

 
 
 

Dipende

Post n°379 pubblicato il 29 Aprile 2014 da ChiaraLed
 

Inizio dicendo che stamattina mi sentivo discretamente figa. Chiaramente non per la mia faccia segnata dalle tre ore di sonno, né per i capelli, ribelli e crespi grazie alla perenne umidità. Però la giacchina in pelle sfiancata, i jeans attillati modello "culo sodo gonfiato con l'elio" e lo stivaletto alla caviglia tacco dieci portato con disinvoltura mi davano quella botta di autostima sufficiente per poter entrare in quell'ufficio senza sentirmi come Renato Pozzetto ne “il ragazzo di campagna” durante il colloquio per fare l'assicuratore.

Salgo, gli faccio le domande cruciali con freddezza e me ne vado, penso. Così non perdo la mattinata e non la perde nemmeno lui, nel caso.
Ad accogliermi c'è questo manager con spillina d'ordinanza sul bavero gessato della giacca, che per comodità chiameremo Stanis per la spiccata somiglianza con il personaggio della serie “Boris”. Si presenta e mi porta verso il suo ufficio.
Parte una musichina sensuale con il sax ed iniziamo a spo... ah no. Scusate. Non è un porno, giusto.
Dicevamo, mi porta verso il suo ufficio e mi fa accomodare. Introduce la chiacchierata dicendomi che la collega con cui ho fatto il primo colloquio ha avuto una buona impressione di me e che quindi, eccomi lì per la seconda parte in cui andremo ad approfondire gli aspetti del meraviglioso e patinato lavoro che vuole propormi.
Metto le mani avanti e vado al sodo, poiché noto una forte propensione nel tergiversare gli aspetti fondamentali, quindi gli sbottono i pant... ah. Giusto. No porno.
“Io avrei bisogno di sapere una cosa fondamentale: verrei pagata a provvigione? Questo lavoro richiede l'apertura di una partita Iva? Mi pare di aver capito che il lavoro non prevede un fisso minimo mensile...”
Mi fissa con sguardo basito. F4. Risponde:
“Dipende!”
Incalzo.
“Dipende da cosa, precisamente? Dalla mia posizione? Dalle mie esigenze? Da cosa?”
Con abilità scansa la mia domanda ed inizia un fluente monologo circa la mansione che dovrei svolgere, mettendo sempre da parte con disinvoltura il fatto che però non sarei dovuta partire da lì, ma che i clienti a cui “consigliare” questi beni finanziari me li sarei dovuti procacciare da sola, probabilmente spulciando tutto il mio albero genealogico.
“Quello che con l'attuale lavoro da te svolto guadagni in mesi, qui puoi guadagnarlo in due ore, puoi guadagnare quattrocento euro come quattromila, poi dipende”.
Posso anche guadagnarne zero, presumo.
Mi parla del fatto che il lavoro si divide precisamente in svariate tappe che si raggiungeranno in maniera del tutto meritocratica (Dio, quanto gli piace la parola meritocrazia!), ne snocciola cinque o sei di cui la prima, il punto di partenza “segnalatore” non mi era nemmeno stato citato dalla sua collega. Nello specifico preferisce saltarla a piè pari dicendo che sicuramente già sapevo a cosa si riferiva. Parla veloce con un tono di voce protoberlusconiano.
Eh, caro il mio Stanis La Rochelle, proprio qui ti voglio. Io non so un bel niente, posso solo immaginarlo. Parlami di cosa consiste il lavoro del segnalatore, su. Capisco che specificarmi che consiste nel convincere qualsiasi mio conoscente a farsi fare una consulenza possa allontanarmi, ma dirmelo mi sembra chiaro e corretto.
Niente. Prova a liquidarmi dicendo che a lui i clienti li trova il suo commercialista. Eh, a lui, che ricopre il ruolo di Megamanagerclamorosoducaconte.
A me, poverastronza seduta sullo scalino più basso della megaditta, i clienti li trova 'stocazzo.
Mi propone un terzo “colloquio” che rifiuto, già il secondo è stato superfluo considerando che nulla mi è stato chiarito.
E che la parola “dipende” non vuol dire proprio un cazzo.

 
 
 

Untszo

Post n°378 pubblicato il 29 Novembre 2013 da ChiaraLed

Buongziorno, posso esserle utile?”
Ancora prima di sentire quel lieve difetto di pronunzcia, i miei occhi cadono rovinosamente su quella testa di capelli unti.
Scuri, e unti. Pettinati all'indietro, come fanno gli habitué del riporto. Pettinati all'indietro, ma male.
Come fanno gli habitué del riporto frettolosi e sciatti.
O i neofiti del riporto.
O quelli che si bagnano le mani con un po' di gel e acqua e se le passano sulla testa con gesto rapido, credendo che quella combinazione di gesti significhi darsi una sistemata e sembrare ordinati.
Sono pochi e sottili, e stanno lì appoggiati divisi in sottili solchi ben definiti che sembrano delle gombine.
“Ma mi facczia capire, il modem si autoresettza?
Penso che potrei passare di lì pure l'indomani, con l'unico scopo di controllare se si è lavato quella zazzera o se ha deciso di coltivarci la cicoria. Rido fra me e me, compiaciuta dalla mia stessa battuta e per aver pensato, fra le tante esistenti, ad una verdura di stagione. Nel frattempo i miei pensieri prendono una connotazione quasi astiosa, come se quel signore appesantito, bolso ed oleoso stesse facendo un torto a me portandosi in giro quei quattro ciuffetti ben conditi.
“Ok, se le dà ancora problemi lo stacchi e venga qui”
“Ma devo venire con il modem?”
“No, no, non szerve, basta che venga qui lei”.


Lo correggo mentalmente.
Lei. Con uno shampoo in borsa.
Mi correggo io.
Borsza.

 
 
 
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