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Creato da blogger70 il 21/10/2008
storia del prof. antonio meneghetti
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Post n°20 pubblicato il 10 Settembre 2010 da blogger70
Sto leggendo Conan Doyle e comincio a fare conoscenza con Sherlock Holmes, un bizzarro personaggio dotato di un particolare acume, grazie al quale riesce a rilevare tanti minuziosi dettagli e a “connetterli” fra di loro per arrivare alla conclusione finale. Un po’ come quando si ricompone per primi un puzzle che gli altri ancora non vedono, tanto sono intenti ad analizzare ancora ogni singolo pezzo… Mi imbatto in questa frase che suona curiosamente familiare: “per ben conoscere il genere umano, occorre studiare l’uomo”. Antonio Meneghetti afferma che “per capire l’uomo, bisogna usare tutto l’uomo”. Due frasi apparentemente simili, ma che rimandano in realtà a due passaggi sostanzialmente differenti. Doyle si riferisce infatti all’importanza di studiare l’altro, la persona con cui ci si relaziona, mentre Meneghetti va ancora più a monte “ruotando” (in senso letterale!) il punto di vista: per conoscere l’uomo, occorre usare la totalità delle sue manifestazioni psichiche, partendo imprescindibilmente da se stessi. Ognuno di noi è quindi il primo strumento di indagine per la comprensione di qualsiasi “altro”. Troppo semplicisticamente oggi si parla di “empatia” e sintonia attraverso una attenta osservazione dell’interlocutore! Non si può rilevare la “frequenza” dell’altro se prima non si è “messo a punto” il proprio strumento di ricezione o non se ne è compreso ancora il funzionamento. Questo è il differenziale che consente l’applicazione del metodo ontopsicologico: una conoscenza trasparente dell’altro, in grado di superare la distorsione prodotta da quelle “tare” che ogni uomo, inteso come strumento di misurazione, ha acquisito nel tempo. |
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Post n°19 pubblicato il 01 Luglio 2010 da blogger70
Il 18 febbraio 1989 il Parlamento italiano approva la legge n. 56/89 sull’Ordinamento della Professione di Psicologo. La legge che istituisce la figura dello Psicologo è finalmente approvata ed è in linea con quanto indicato, suggerito e proposto da A. Meneghetti (le cui proposte fanno parte costituente della relazione di accompagnamento della legge – la relativa documentazione è consultabile sul Dossier “Antonio Meneghetti. Un viaggio riuscito”, allegato alla Rivista “Nuova Ontopsicologia”, n.2/2007-1/2008). Adesso comincia l’iter applicativo della legge e ancora una volta A. Meneghetti dà consigli e suggerimenti mettendo a disposizione delle istituzioni conoscenze e risorse umane per una corretta applicazione della legge a tutela di tutti gli psicologi e psicoterapeuti e a garanzia dei destinatari dei servizi: i cittadini. “La legge sulla psicologia è indispensabile”, afferma Meneghetti, “Se si rimandava, restava di fatto in palio del corpo medico, che scientificamente è il meno adatto per la comprensione dell’attività psichica. È sufficiente che la legge disciplini la figura dello psicologo, sulla cui base può proseguire la distinzione di analista o psicoterapeuta. (...)” Purtroppo gli interessi economici, politici e di casta non consentiranno di definire alla luce del sole “il dettato comune della legge inerente la psicoterapia” e ciò che Meneghetti aveva caldeggiato e promosso sin dalla metà degli anni Settanta, inerente la figura dello psicoterapeuta, sarà appannaggio delle lotte politiche e non al servizio della psicoterapia. E dei cittadini. |
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Post n°18 pubblicato il 21 Maggio 2010 da blogger70
Il marketing secondo la definizione classica è il processo di gestione, responsabile di anticipare e soddisfare le richieste del cliente in maniera profittevole. Si può vedere che il prodotto non è citato, ma i due centri di attenzione sono: 1) le richieste del cliente; 2) la generazione di profitto; Il marketing è la capacità di creare una relazione cliente-azienda soddisfacente per entrambi. Il centro non è il prodotto, ma la relazione fra fornitore e fruitore del servizio. Questa relazione si evolve attraverso sei passaggi: 1) Identificare i bisogni di clienti esistenti e potenziali; 2) Determinare la migliore strategia di prodotto; 3) Assicurare una efficace distribuzione del prodotto; 4) Informare i clienti dell’esistenza del prodotto e persuaderli a comprare; 5) Determinare il prezzo alla quale il prodotto deve essere venduto; 6) Assicurare che il servizio post-vendita sia della giusta qualità. I sei punti ovviamente non sono separati, ma costituiscono un olistico circolare in cui ciascuno è legato e condizionato dall’altro per creare la relazione. Nell’ultimo libro edito dalla FOIL, Antonio Meneghetti aggiunge che “il venditore migliore è quello che vende cose che crede per primo. È un punto certo di mercato, e non è facile trovarlo. Spesso, invece, quando si vuole vendere il proprio marchio, lo si fa con una sorta di “fascismo”, di imperialismo gratuito. Si impone qualcosa di sé, come se poi il cliente si dovesse ricordare. Bisogna sempre verificare se e come si sono sapute servire le necessità del cliente, perché il passaparola viene di conseguenza”. |
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Post n°17 pubblicato il 21 Aprile 2010 da blogger70
L’Ontopsicologia è una delle moderne Scuole di psicologia. Si inscrive nel filone della psicologia esistenziale umanistica. Lavora con successo in campo clinico e nella realizzazione della persona secondo l’oggettiva intenzionalità di natura. Particolarmente rilevante è la soluzione data al problema degli stereotipi, attraverso una pedagogia che permetta lo sviluppo del progetto base di natura, al di là del ruolo biologico. Il fascio di stereotipi, complessi e devianze non sono basati sulla natura in sé dell’uomo, ma su sovrapposizioni informatiche (“doxa societaria”) che via via, attraverso la famiglia, sono state introdotte e stabilizzate come Io logico storico, diventando così il caratteriale cosciente volontario, che effettua il determinsmo storico dell’individuo. Secondo l’Ontopsicologia, all’interno di questo fascio di informazioni aggiunte, si causano tutte quelle devianze psicobiologiche, individuali e sociali, che aprono la casistica di tutte le anomalie. Il compito è di riscoprire e isolare i segnali del progetto base di natura o In Sé ontico. “L’Ontopsicologia apre il proprio metodo di analisi di identità e di intervento funzionale, distinguendo per natura, per campo semantico, per logica di immagini e per risultati oggettivi, la possibilità razionale di discrimanare, controllare e dare crescita evolutiva secondo l’intrinseca specificità del soggetto”. |
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Post n°16 pubblicato il 08 Marzo 2010 da blogger70
Nella loro grande saggezza, gli antichi Romani avevano capito come fosse ristoratrice l’attività campestre, la res rustica, per l’uomo impegnato nella vita pubblica. L’esempio classico è Plinio il Giovane, avvocato e poi procuratore, che ripetutamente nelle Lettere racconta lo svago che gli procurano le sue ville campestri. Qui, egli può dedicarsi alla contemplazione della natura. Oggi, per la maggior parte di noi che vive in grandi città, si può ricorrere a un palliativo, un “orto cittadino” che, nel suo piccolo, porti nella nostra quotidianità un po’ del piacere della res rustica. Può essere una fioriera sul davanzale, una piccola serra ricavata tra due muri confinanti, o un vero e proprio orto per chi ha un piccolo giardino annesso. Nei pochi istanti che ci dedicheremo, ci ricorderà la tranquillità che segue la crescita nel corso della natura, aiutandoci a relativizzare la fretta della vita cittadina. L’orto cittadino è un piccolo momento di ecobiologia, che Antonio Meneghetti nel libro “La Cucina Viva” descrive come “un insieme di più cose ordinate e sincrone [che] insegna a saper vivere con qualità superiore la propria vita, insieme con l’ecosistema naturistico. Insegna quindi a saper connettere il macrocosmo vivente con il nostro microcosmo quotidiano, propone di saper costruire senza distruggere, di usare edilizia, energia organica e una confortevole bioarchitettura secondo logistica di sanità del corpo, e trasparenza viva con la natura.” |
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Inviato da: Terpetrus
il 31/01/2010 alle 23:00