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Due domande a Ichino sul suo modello di “flexsecurity” (www.libertiamo.it)

Post n°88 pubblicato il 03 Aprile 2009 da diegomenegon

Lo scorso 21 marzo, in occasione dell’incontro “La primavera delle idee” del gruppo “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”, è intervenuto il sen. Ichino per parlare del suo disegno di legge sul lavoro da poche settimane depositato al Senato. Il testo porta con sé la promessa di una rivoluzione, in quanto introdurrebbe nell’ordinamento italiano un modello di flexsecurity capace di coniugare la flessibilità, di cui necessita il mercato del lavoro per adeguarsi costantemente alle dinamiche dell’economia globale, con l’esigenza comunemente avvertita di garantire al lavoratore licenziato una tutela economica e un pronto reinserimento nel mondo del lavoro. L’accoglienza dei presenti al convegno è stata delle migliori e l’on. Della Vedova, data la portata innovatrice della proposta, si è detto disponibile ad aprire un “tavolo sul lavoro”, nella speranza che vi possano partecipare altri esponenti di maggioranza e opposizione. La soluzione congegnata dal professore non perpetuerebbe quel dualismo del mercato del lavoro che condanna alla precarietà vaste fasce della popolazione attiva e tradurrebbe in italiano i più avanzati modelli di welfare conosciuti in Europa. Se i pilastri della riforma sono limpidi e ampiamente condivisibili, ci sono punti del disegno di legge che potrebbero, se non chiariti, suggerire qualche perplessità...

http://www.tocqueville.it/LinkEsterno.aspx?id=903000

 
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La libertà? Al minimo storico e vittima di un “errore giudiziario” (www.libertiamo.it)

Post n°87 pubblicato il 03 Aprile 2009 da diegomenegon
 

La competizione sul piano ideale tra le anime dei principali schieramenti è la cifra del nuovo contesto politico che è andato definendosi. Superata la democrazia imperfetta della Prima Repubblica, raggiunto il traguardo dell’alternanza di governo e tramontate le ideologie totalizzanti, occorre far i conti con forze politiche che, con ambizioni maggioritarie, non possono presentare un carattere monolitico. Ciò vale soprattutto se lo strabismo della politica italiana lascia tracce delle medesime tradizioni e degli stessi valori politici a destra come a sinistra. La competizione, quindi, si gioca sul piano delle idee per convincere la leadership e l’elettorato della bontà dei contenuti e dei valori liberali. Per ogni parlamentare del Popolo delle Libertà, .... http://www.libertiamo.it/2009/03/25/la-liberta-al-minimo-storico-e-vittima-di-un-errore-giudiziario%E2%80%9D/

 
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Le proposte contenute nel ddl Liberiamo il lavoro

Post n°86 pubblicato il 23 Marzo 2009 da diegomenegon
 

Sabato 21 marzo è stata presentata a Milano la bozza di ddl "liberiamo il lavoro" del gruppo facebook "Io non voglio il posto fisso, io voglio guadagnare". A seguire i punti trattati dal disegno di legge.

FLEXCURITY

Sono due le grandi fratture che caratterizzano il mercato del lavoro: da un lato una spesa pensionistica di dieci punti percentuali più alta che nel resto d’Europa a fronte di una spesa a sostegno dei non occupati tra le più basse; dall’altro un dualismo del mercato del lavoro che offre protezione a quanti (in numero sempre più inferiore) hanno un contratto a tempo indeterminato, dimenticando una fetta crescente di lavoratori, in genere giovani, senza garanzie e con scarse possibilità di crescita.

La proposta di legge si ispira in buona parte al modello di flexcurity e alle idee dei più innovativi e coraggiosi giuslavoristi, come Pietro Ichino e Tito Boeri. Propone il superamento della distinzione tra contratto a termine e a tempo indeterminato, in favore dell’adozione di un contratto unico e della sostituzione delle attuali forme di garanzie contro il licenziamento (tra cui l’articolo 18), che oggi in genere portano ad un contenzioso davanti al giudice del lavoro, con una più certa forma di indennità proporzionale alla retribuzione percepita, corrisposta dall’impresa a chiunque perda il lavoro per affrontare il primo periodo di disoccupazione.

  

AMMORTIZZATORI SOCIALI E WELFARE TO WORK

Per la disoccupazione di media durata è prevista una rete di ammortizzatori sociali universale. Si prevedranno modelli di welfare to work per legare il sussidio alla formazione e al reinserimento nel mercato del lavoro. Le risorse necessarie saranno ricavate dall’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni, con possibilità di rinviare il pensionamento fino a 67 anni, come già previsto dalla proposta di legge Cazzola.

  

SOSTEGNO ALLA MATERNITA’ E ALL’INFANZIA

La proposta di legge prevede un sostanziale raddoppio delle detrazioni per i figli e la deducibilità delle spese sostenute per asili e a baby-sitter. In questo modo le donne che lavorano avranno qualche mezzo in più per non rinunciare alla propria realizzazione professionale. In un paese con una spesa sociale tutta riversa verso il fronte pensionistico e che per continua inavvedutamente a relegare la donna ai margini del mondo del lavoro è un piccolo ma significativo passo in avanti. Se non in questa proposta di legge, comunque in futuro si dovrà provvedere a recuperare risorse dalla parificazione dell’età pensionabile e dalla graduale normalizzazione della spesa pensionistica di reversibilità per potenziare il sostegno alla maternità e incoraggiare l’occupazione femminile.

  

ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLA LAUREA

Oggi la scelta di iscriversi ad un corso di laurea e la scelta dell’ateneo è dettata dall’esigenza di possedere un titolo richiesto dalla legge per accedere a concorsi e professioni, a prescindere dagli sforzi compiuti per ottenerlo e dalla qualità dei servizi di formazione erogati dall’ateneo. Ciò consente alle università di godere di una rendita, assicurata anche se i canali di reclutamento del corpo docente e dei ricercatori non sono ispirati al merito e offrendo una preparazione scadente e non aderente a ciò che chiede la società e il mercato. Per questo la proposta di legge elimina le disposizioni che riconoscono un valore legale della laurea e prevedrà la puntuale abrogazione del requisito della laurea per l’accesso a determinate occupazioni.

  

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

Pezzi del mercato dei servizi è chiusa ai giovani perché le norme vigenti limitano l’offerta di prestazioni erogate dagli ordini professionali, a danno degli utenti e dei consumatori. La proposta di legge elimina i limiti dell’offerta e apre gli ordini a nuovi talenti. Per l’accesso alle professioni si prevede come unico obbligo lo svolgimento del praticantato. Si rimuovono poi i vincoli che oggi non consentono, ai più capaci, di promuovere con spirito imprenditoriale i servizi che offrono e di esprimere liberamente il proprio talento.

  

GIOVANI IMPRENDITORI: MENO TASSE E COSTITUZIONE DI UNA SOCIETA’ CON L’ULTIMO STIPENDIO

Si prevede per i giovani che vogliono iniziare un’attività in proprio un’imposta sostitutiva dell’irpef del 10%. Si facilita anche la costituzione di una società a responsabilità limitata eliminando la necessità dell’atto pubblico e richiedendo un capitale di partenza pari a 1000 euro.

 
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da Agienergia: come funziona il system marginal price?

Post n°85 pubblicato il 16 Marzo 2009 da diegorulp
 

Il system marginal price è un meccanismo di fissazione del prezzo dell’energia elettrica ampiamente diffuso in Europa e impiegato in Italia nel mercato del giorno prima, dove viene effettuata la più parte degli scambi di energia elettrica del mercato a pronti, e nel successivo mercato di aggiustamento. Per semplificare, si può descrivere sinteticamente il system marginal price come quel meccanismo che remunera i produttori corrispondendo a tutti il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, che è pari al prezzo dell’offerta più onerosa tra quelle accettate per soddisfare la domanda.

...

http://www.agienergia.it/Notizia.aspx?idd=317&id=64&ante=0

 

 
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Solidarity to the Italian workers in Lincolnshire and to all migrant workers

Post n°84 pubblicato il 04 Febbraio 2009 da diegomenegon
 

Messaggio del gruppo facebook Solidarity to the Italian workers in Lincolnshire and to all migrantworkers http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=61943931631&ref=mf

La crisi economica sta incoraggiando un fenomeno preoccupante: la xenofobia.
Ciò che colpisce è che il fenomeno attecchisca con un notevole impatto sull’opinione pubblica in Inghilterra. Il Regno Unito è stato alla guida della globalizzazione negli ultimi due decenni, crescendo velocemente e approdando all’era post-industriale, accogliendo numerosi studenti e ricercatori meritevoli, professionisti e onesti lavoratori. Il Regno Unito ha beneficiato del libero mercato, del libero movimento di beni, capitali e lavoratori. Londra era ed è una capitale mondiale.
Recentemente, una multinazionale francese che pianificava la costruzione di una raffineria nel Lincolnshire ha scelto un’appaltatrice italiana tra le varie offerte. La presenza di lavoratori stranieri nei cantieri è bastata a suscitare le proteste in tutto il Regno Unito, guidate dai sindacati. Questi chiedono “British job for British workers”, ossia che i posti di lavoro siano dati a propri connazionali, ma probabilmente non comprendono le implicazioni sottostanti. Il lavoro ai nazionali significa anche No agli insegnanti di madrelingua inglese negli altri paesi, ossia più Inglesi disoccupati all’estero, ma implica anche un atteggiamento autarchico di ritorsione: prodotti nazionali per i consumatori nazionali, “No al thè indiano alle 5 del pomeriggio nel mid England”, “No alla carta di credito Barclays nel continente”, “No alle scarpe a prezzi modici in Europa”, “No alle risorse minerarie dell’Africa per le imprese inglesi”.

E’ evidente che il protezionismo e il nazionalismo trasformerebbero presto la recessione in depressione.

Noi pensiamo che gli onesti lavoratori italiani nel Lincolnshire, così come gli onesti lavoratori romeni in Italia e i noti idraulici polacchi in Francia, così come chiunque abbia lasciato il proprio paese per cogliere un’opportunità migliore all’estero meriti sempre la nostra solidarietà, specialmente in questo momento.

La crisi economica potrebbe risvegliare istinti xenofobi e forme di collettivismo come il nazionalismo e il social-nazionalismo, che ignorano la dignità della vita e dell’individuo.

La recessione potrebbe far sì che le persone dimentichino che tutti gli uomini e le donne sono nati liberi ed eguali, che ogni individuo ha il diritto e deve esser libero di perseguire i propri obiettivi nella vita attraverso il lavoro e la libera scelta.

The economic crisis is encouraging a frightening phenomenon: xenophobia.
What really impresses, is that the phenomenon takes place with an extraordinary impact on public opinion in England. The UK has been leading globalisation in the past two decades growing fast through the post-industrial era and welcoming many talented students and researchers, excellent professionals and honest workers. The UK has benefited from free market, from the free movement of goods, capitals and workers. London was and still is a candidate world capital.
Recently, a French multinational company planning to build an oil plant in Lincolnshire chose an Italian contractor within several other proposals. Protests led by trade unions arose throughout the UK due to the presence of foreign workers. They claim "British jobs for British workers", but they probably cannot realise the dangerous implications laying down this. "National jobs for national workers" means "No British teachers for overseas schools", that means a lot of unemployed British citizens; but it implies even "National goods for national consumers", "no Indian tea at 5pm in Mid England", and "No Barclays credit card in the continent", "No cheap shoes for European consumers", "No African minerals for British companies" etc. etc.

It is self evident protectionism and nationalism would make recession turn soon into depression.

We think Italian honest workers in Lincolnshire, as well as Romanian honest workers in Italy or the well known Polish plumbers in France, as well as anyone who has left home to get a better chance
abroad, need our solidarity. This is especially true now.

The economic crisis may awake a sense of xenophobia and different forms of collectivisms, such as nationalism and social-nationalism, that ignore the dignity of life and inviduals.

Recession may make some people forget that men and women are born free and equals, that everybody has the right and must be free to pursue their goals in life through hard work and free choice.

 

 
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