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Creato da magooxxx il 05/04/2007

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il blog autocelebrativo di raffaello ferrante

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RIEN NE VA PLUS A SAT2000

 

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ABOUT RIEN NE VA PLUS

RIEN NE VA PLUS
A cura di Enrico Piscitelli
Collana I Jackpot
Pagine203
Prezzo12 €
Isbn:978-88-95744-08-7

Che ci fanno tutti insieme: un fotografo di moda immerso nei colori di Pechino, un uomo sovrappeso sperso in alto mare a bordo di un pattìno, tre spietati ladri bambini, una spia internazionale e un sogno che è diventato umano?
Semplice: sono alcuni dei protagonisti dei quattrodici racconti di quest'antologia, che mette insieme i migliori talenti pescati da Enrico Piscitelli - dopo una spietata selezione - nel mare magnum di Internet.
È Rien ne va plus, gente! Dove si muore per amore, si ama da morire e si lotta per venire al mondo, mentre l'Arno straripa allagando Firenze e il diavolo scopre di essere diventato una blogstar.

Racconti di Giacomo Buratti, Paolo Cacciolati, Cristian Confalonieri, Concetta De Vincenzo, Raffaello Ferrante, Matteo Gallo, Ilaria Giannini, Francesco Lonetti, Davide Ottaviano, Matteo Pascoletti, Guido Penzo, Gianluca Pezzella, Salvatore Piombino, Alessandro Raveggi.

NOTIZIE, PRESENTAZIONI, RASSEGNA STAMPA, RECENSIONI, RASSEGNA WEB

 

LA RECENSIONE DI PROGETTO BABELE

Il lavoro logora chi ce l'ha
di Raffaello Ferrante
Anno 2007 - Editore Cento Autori
Prezzo € 3 - 48 pp.
(collana Leggere veloce)
ISBN 9788895241197

Già esserci è l'ottanta per cento del lavoro. Woody Allen. Il peggio mestiere è quello di non averne alcuno. Cesare Cantù

Sei tu. Sono io. Siamo noi. Magari non a Bari, ma il mondo è paese in fondo. Il prode disoccupato in cerca di lavoro che qui s'imbatte in posti vacanti presso Bingo di prossima apertura, sulle macerie del fu cinema "Omero". Il giorno fatidico è giunto. Trentaduenne cum laurea e completo di madre dal pedigree meridionale: repertorio di plumcake, zuppa di latte, caffé ristretto e succhi di frutta, prima del colloquio. Ansia materna per prestazioni filiali in cui non manca, come da credo italico, la preghiera, perché, in fondo, le cose vanno aiutate. E così il prode di cui sopra, giunge con anticipo storico sul luogo deputato ed inizia, con saggia e meditata ironia, la sua Odissea da colloquio selettivo. Dove più del curriculum vitae conta soprattutto la mano di provenienza, la benedizione elargita, la spinta devoluta dal cognome importante. Un bingo bicromatico, votato al rosso e verde, che pullula di volontari e via al casting per le disparate posizioni, entri capo sala esci venditore. Stile carneficina d'anime pie, indecise e spaventate, con l'obbligo di captare i desideri del selezionatore di turno (che razza di lavoro il selezionatore, una specie di Caronte...). Per noi parlare dei titoli di studio! Eccola la domanda da diecimila dollari: "Perché sei laureato e vuoi lavorare al bingo?" Specchio d'Italia. Cronache di un cittadino in cerca d'impiego. Un racconto breve che ha in sé la cruda realtà d'oggi. Ironico, sarcastico e sospeso, come a dire che non è altro che un passaggio, un tassello inevitabile ad alta frequenza di ripetizione. Istantanea da reportage civico, quasi.
La realtà è che quel che conta e giocarsi sé stessi, il curriculum conta per far numero spesso e non per leggerci quel che sei, forse. E tocca, allora, improvvisare: un po' Reality, un po' Cabaret, un po' animatore da villaggio estivo. Questo tempo indeterminato... mai cosa fu tanto agognata.

(Licia Ambu)
 

 

LA RECENSIONE DI MANGIALIBRI

IL LAVORO LOGORA CHI CE L'HA
di Raffaello Ferrante
Cento Autori
48 pagine
3 euro

Per le vie di Bari, sulle ceneri del vecchio cinema Omero, i segni di una modernità che avanza ineluttabile si impongono. Ed ecco che il complesso cinematografico è presto trasformato in sala bingo: clienti, cartelle, numeri, estrazioni e - soprattutto - personale di sala. Indossato l'abito grigio (riciclato tessile di matrimoni, cresime, battesimi e feste), fatti i debiti scongiuri e segni di croce e ricevuti i dovuti "in-bocca-al-lupo" materni, Roberto Ferrari - coi sui trentadue anni di precarietà, steli di curriculum sottobraccio e un'inutile laurea - è pronto per l'ennesima volta a tentar fortuna. Passata la selezione di ingresso alla quale presenziavano ben cinquecento candidati, superati i successivi vagli, setacci e tramogge, il posto come caposala sembra ormai vicino...Peccato che lo spettacolo di raccomandazioni, amici politici, notti di sesso e referenze a colpi di pompini, si presenti in tutto il suo splendore...
Breve ed incisivo - un romanzo breve che non va oltre la quarantina di pagine - Il lavoro logora chi ce l'ha è certamente una buona prova di scrittura che evidenzia le potenzialità dell'autore (finalista con questo testo al concorso letterario Il racconto nel cassetto). Con uno stile semplice e diretto Raffaello Ferrante non ha la pretesa di svelarci niente di nuovo, si accontenta di descrivere una quotidianità schiacciante dalla quale non si sfugge, se non con la sapiente arma dell'ironia verso se stessi e gli altri, e il potere - presunto o tale - della scrittura come forma di condivisione e rivincita.

Boris Borgato

 

LA RECENSIONE DE IL RE-CENSORE

IL LAVORO LOGORA CHI CE L'HA
di Raffaello Ferrante
Cento Autori
48 pagine
3 euro

Le avventure di un precario nell'"eldorado dei poveri"
Una moderna odissea alla ricerca del posto fisso

Il lavoro può essere tante cose. A seconda delle situazioni può essere una necessità, una risorsa, un problema, un sogno, un incubo. Può nobilitare l'uomo, ma anche debilitarlo. Può dare soddisfazioni o gettare nella disperazione. La prima preoccupazione dovrebbe essere quella di averlo, un lavoro, perché oggi senza non si può stare: da lì si dovrebbe partire per risolvere un po' di problemi. Non sempre, però, è così, e Il lavoro logora chi ce l'ha è lì a dimostrarlo.
Il bingo Omero è fin dall'inizio una specie di cattedrale, l'"eldorado dei poveri", il sogno di chi insegue un sogno, di chi affida a numeri e fortuna la propria felicità. Ma è anche il sogno di chi cerca un lavoro, un'opportunità ghiotta e succulenta in una realtà complicata come quella di Bari, e del Sud Italia in generale, precaria e sonnolenta, in cui tutto sembra immobile. Il bingo ancora deve aprire e già vi si svolgono storie di ordinaria precarietà, in cui i neoassunti, passate varie selezioni, si scannano per la definizione delle qualifiche: è qui che Ferrari, il protagonista, poco più che trentenne, laureato, figura simbolo di tutti i giovani confusi d'Italia, si trova a combattere una guerra fra poveri, a cercare il modo di farsi rispettare, di emergere, di dare un segno di sé per non essere inghiottito da un meccanismo che, già all'inizio, sembra letale, fatto di prevaricazioni, dialoghi surreali e personaggi-macchietta.
Il lavoro logora chi ce l'ha è un racconto di quarantotto pagine, esce per una collana chiamata Leggere Veloce, e fa abbastanza bene il suo mestiere. Intrattiene, fa pensare, scivola via veloce, come una giocata al bingo. Ferrante scrive con mano sicura, anche se poco personale, e tratta con ironia e partecipazione un tema attualissimo, da cui nessuno si può ritenere escluso. Si sorride con amarezza, pensando a quanto sia complicato e tortuoso farsi largo in un mondo, quello del lavoro, che elargisce i suoi doni in maniera spesso incomprensibile. E che, anche una volta raggiunto, non rappresenta la soluzione di niente.

Gianvittorio Randaccio

 

LA RECENSIONE DI BOOKSBLOG

di Raffaello Ferrante

pubblicato: lunedì 11 febbraio 2008 da Manila B. in: libri recensioni narrativa italiana

Il libretto è più che tascabile, è proprio bonsai, ma la storia è grande come l’attualità.
Sto parlando di “Il lavoro logora chi ce l’ha”, 46 pagine di ironia edito da Cento Autori, di Raffaello Ferrante.
Classe 69, nato a Bari ma residente a Fermo, l’autore, già su carta in Racconti sotto l’ombrellone (Giulio Perrone editore), e vincitore del Premio letterario Interrete shorts, mette su carta la sua abilità di narratore “veloce” con un racconto che vale più di un romanzo.La storia contemporanea dell’apertura delle prime Sale Bingo in Italia, compresa la prima, grande, favolosa, sognata, e soprattutto misteriosa sala Bingo Omero a Bari sud.
Il protagonista dopo aver superato diverse selezioni, si trova davanti all’ultimo ostacolo prima di diventare, finalmente, capo sala della struttura. Con lui altri poveri candidati, che devono contendersi il posto a suon di prove pratiche nell’ultima settimana prima dell’apertura.
Una storia sulla ricerca eterna di lavoro, in un contesto in cui aver preso una laurea non è certo un vantaggio ma quasi un disagio. Con un linguaggio scorrevole ed un stile moderno, Raffaello Ferrante butta giù una storia da leggere d’un fiato, e da cui uscirne con un sorriso, amaro e reale, sull’Italia di oggi, in cui ogni colloqui di lavoro è un logorio interno e le selezioni sono pressioni psicologiche al limite dell’accettabile. Ed allora, non è forse meglio la condizione del disoccupato? Ed allora, non è forse vero che “il lavoro logora chi ce l’ha”? Promozione e bacio accademico per questo autore e la sua piccola storia.

 

LA RECENSIONE DI APHORISM

IL LAVORO LOGORA CHI CE L'HA

di Raffaello Ferrante

Cento Autori

€3, PAG.48

Un racconto di quarantasei pagine nel quale è condensata un'esperienza di vita, un mondo fatto in un certo modo, le nostre reazioni di fronte a situazioni disparate. La penna fluida e onesta di Ferrante ci porta in una calda estate pugliese, dove un ragazzo affronta un colloquio non proprio semplice per un posto di lavoro in una sala Bingo. In queste poche pagine vengono sviscerati diversi atteggiamenti delle persone dalle varie parti della barricata: chi seleziona e chi è lì teso perché vuole quel lavoro, perché ne ha bisogno. Una storia attualissima, forse cadenzata da ascendenze autobiografiche o forse no; uno spaccato di vita vissuta ridisegnato da Raffaello Ferrante con il suo solito sguardo vispo e indagatore sui vari comportamenti dell'uomo. Non manca un certo brio nello scrivere e un'ironia opportuna nell'osservare e nel descrivere.
Il titolo va parafrasando un celebre aforisma di Giulio Andreotti: "Il potere logora chi non ce l'ha". Leggete tutto di un soffio questo romanzo breve e intuite voi le concordanze tra i due enunciati. Chi ha più ragione: Giulio Andreotti o Raffaello Ferrante? Ai lettori l'ardua sentenza...

[Paolo Coiro]

 
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RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°219 pubblicato il 18 Novembre 2009 da magooxxx
 

Riportando tutto a casa
Nicola Lagioia
Romanzo
Einaudi
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante

voto

L'anno è il 1984. Quello di Drive in, delle pellicce di visone di Pavia e delle melodie lamentose degli Smiths a corrodere l'aria. La città è Bari, la Milano del sud. Quella della periferia più famosa d'Italia - Japigia - dove lo spaccio a cielo aperto e a buon mercato fa da sinistro contraltare ai quartieri ricchi di benessere e possibilità di riscatto del centro murattiano. Il protagonista - l'io narrante - comincia da qui il suo racconto. E' luglio, e manca solo un anno oramai alla scelta fatidica del liceo - liceo che in cuor loro i suoi genitori sperano essere lo Scientifico, sicuro viatico per garanzie di riuscite professionali future-. "Studia, mi raccomando, ti è stata data un'opportunità che io non ho mai avuto", gli ripete spesso in quei giorni il padre, un commerciante venuto dal basso, da sempre costretto a far quadrare i conti di casa "spaccando" la lira in due e ora finalmente in procinto di poter anch'egli cavalcare la brezza di ottimismo reaganiano che soffia sul paese. Il ragazzo vede, osserva, registra tutto. Intuisce ma ancora non capisce. Segue spesso il padre in quella torrida estate nei suoi giri tra i paesini-presepe della provincia barese, in sella al suo Fiorino bianco, a caccia di clienti e acquirenti potenziali. E lo segue sempre più spesso anche in banca, dal direttore Pasquale Di Lisio, a cui il padre ricorre neanche fosse l'Oracolo per aggiustamenti e ritocchi millesimali di fidi e conti sempre pericolosamente in bilico sul rosso. Fino a divenire addirittura un habitué di casa Di Lisio, scoprendo una persona molto diversa dalla figura pubblica e professionale vissuta fino ad allora. Di Lisio è un uomo solo, sofferente e incapace di elaborare il lutto di una moglie che - dall'oggi al domani - lo ha abbandonato, privandolo nella sua scalata professionale del sostegno di facciata. Ma sopratutto Di Lisio ha un figlio, un occhialuto e saputello ragazzino vittima di una situazione familiare allo sbando, la cui amicizia suo padre spera di barattare in cambio di una definitiva e persuasiva intimità salva-conto col papà direttore. Poi l'insperato. Alcuni mesi dopo, il telefono aziendale del padre inizia d'un tratto ad arroventarsi di telefonate di richieste di merce, ma sopratutto con l'anno nuovo, nella vita del ragazzo si affacciano prepotentemente le figure di Giuseppe e Vincenzo, con le loro nuove avventurose derive...
Nicola Lagioia, scrittore, editor e ghost-writer per diverse case editrici, torna finalmente in libreria a cinque anni di distanza dal suo Occidente per principianti con questo nuovo romanzo, sempre targato Einaudi. E lo fa nel miglior modo possibile, consegnandoci un'opera matura e di spessore, sia stilistico - una scrittura alta, asciutta, impeccabile - sia contenutistico. C'è infatti in questo romanzo la genesi del vuoto pneumatico che ci troviamo allegramente oggi non solo a decantare e santificare ma anche tristemente a clonare geneticamente in loop in ogni qualsivoglia settore della nostra vita pubblica e/o privata. Quegli oramai famosi e ripresi anni '80 dei Drive In, degli Happy Days, degli Heysel - primo tragico reality in mondovisione - che hanno lasciato nella generazione di chi li ha attraversati un senso di inafferrabile trauma psicologico. Come spiega benissimo lo stesso Lagioia: "È come essere all'indomani del '45 senza che una guerra vera e propria ci sia stata. Stiamo tutti cercando di rielaborare una sorta di trauma senza evento". Un romanzo di formazione certo, anzi di dolorosa iniziazione, dove le esperienze diverse dei tre protagonisti si agitano e s'intersecano nel tempo tra loro, facendo da sfondo a vite di adulti in costante e ottusa ascesa verso la mistificazione del nulla. Il tutto girato in una Bari tanto profumata, imbellettata e impellicciata all'esterno quanto corrotta, corrosa e collusa all'interno, fino a sembrare una puttana d'alto bordo arricchita e decadente. Un libro da non perdere, con cui al termine fare i conti per comprendere quanto anche di noi - alla fine - siamo riusciti da quegli anni a riportare a casa.

 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°218 pubblicato il 09 Novembre 2009 da magooxxx
 

La democrazia secondo me
Enrico Vaime
Saggio Costume
Aliberti
2008
Articolo di: Raffaello Ferrante
voto

Si parte dal dieci febbraio del 2003. Un mese prima Bush ha accreditato le carte attestanti l'acquisto di uranio impoverito da parte di Saddam Hussein e si prepara dunque a invadere l'Iraq. Enrico Vaime nel suo spazio quotdiano - la rubrica "Trafficando" in onda su La7 da quasi un decennio - affronta l'argomento con la solita pacata leggerezza, parlando dell'invasione negli stessi giorni delle ottocentomila bandiere arcobaleno della pace. Cosa rappresentano, si chiede, solo un sentimento o un'ideologia? E il caso Barillà, a cui il 7 febbraio dello stesso anno lo Stato italiano ha riconosciuto quattro milioni di euro come risarcimento per averlo tenuto sette anni in prigione grazie ad un tragico errore? Com'è possibile - si chiede Vaime - che oltre ai soldi nessuno nelle istituzioni abbia sentito il bisogno di rivolgergli delle scuse? Come si può risarcire solo economicamente un uomo che si è fatto da innocente quasi un decennio di galera, con l'unica colpa di avere la stessa auto rossa di uno spacciatore? A novembre poi, arrivano per l'Italia i diciannove caduti nel tragico attentato di Nassiriya. Vaime sofferma la sua attenzione sull'ultimo corpo giunto in quei giorni in Italia, quello di Pietro Petrucci, da Casavatore, posto con tasso di disoccupazione oltre il 20%. Chi l'ha ammazzato in realtà? Siamo sicuri che sia stata la guerra? Siamo sicuri che basti appiccicargli addosso l'etichetta di eroe per rendergli giustizia? Perché il nostro paese non ha saputo offrirgli nulla? Ma c'è spazio anche - fortunatamente, è il caso di dirlo - per considerazioni più leggere. Come la realizzazione nel 2004 dell'ennesima vincita milionaria al Superenalotto in Puglia, che da lo spunto all'autore per tratteggiare con sobria ironia il profilo dell'italiano-giocatore, tutto scaramanzia, corna e colorita superstizione... E si prosegue così, tra il serio e il faceto, attraverso gli ultimi anni, fino al 29 settembre del 2008 di mandelliana memoria, che con la morte di Paul Newman e sopratutto con l'inizio della campagna elettorale americana tra i due sfidanti John McCaine e Barack Obama, offre a Vaime l'occasione per dipingere un bello scorcio d'America che verrà, cinque anni dopo quella di Bush e sopratutto di fotografare - grazie agli allora albori di crisi finanziaria in avvicinamento - l'Italia che sempre sarà. " Quando la situazione economica interna di un Paese è disastrosa, il comune mortale diventa nervoso, il finanziere diventa svizzero"...
Enrico Vaime, classe '36 è autore radiofonico, televisivo e teatrale di lunghissima data e talento, basti citare Canzonissima, Tante scuse o Risatissima, tre autentici capisaldi della storia della televisione italiana. In questa raccolta edita da Aliberti, che ha assemblato un the best of Trafficando - rubrica in onda su La7 all'interno del contenitore Omnibus - ritroviamo tutto lo stile pacato, sobrio, da vero gentleman della parola - ma non per questo poco tagliente o arguto - a cui da anni Vaime ci ha abituato. E attraverso i suoi brevissimi interventi sulle migliaia di notizie raccolte sui quotidiani - dalle grandi catastrofi mondiali alle curiosità da ventesima pagina - che ci hanno accompagnato in questo quinquennio, è come fare un viaggio nella memoria, attraverso un'Italia (ma anche un mondo) piena di tic e debolezze, di storie e storiacce da Cronaca Vera, che a leggerla tutta d'un fiato non può che far riflettere, ridere tristemente amaro, e più spesso indignare.

 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°217 pubblicato il 06 Novembre 2009 da magooxxx
 

Ermes
Dante Matelli
Romanzo
Cooper
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante

 

Il giovane è in partenza per l'arruolamento volontario nel corpo più duro della Marina militare. Ma prima di congedarsi da Cybea e dai suoi ricordi ha una necessità impellente. Incontrare e salutare il Principe. Il Principe, ex camerata della Repubblica sociale italiana, principe del foro e medium, è il Grande Vecchio della zona, capace di racchiudere in se l'intera storia del paese e forse dell'Italia intera. Lo si incontra spesso a Hit Parade, come viene chiamato il cimitero di Cybea, ed è lì che il giovane infatti va per salutarlo. Così tra un aneddoto e un aforisma, la chiacchierata tra i due finisce per diventare il pretesto per raccontare la storia di Ermes D'Avenza, "il nano nato normale ma morto nano". Sin dalla nascita la normalità di Ermes fu evidente a suo nonno Agide che dopo un primo iniziale moto di naturale gioia - la loro era una lunga e secolare dinastia di nani - ne comprese con sempre crescente sconforto invece l'atrocità. Allungandosi e crescendo infatti Ermes avrebbe finito per sminuire il ruolo del suo sangue nella nazione. Quel corpo sano e forte sarebbe inevitabilmente diventato un simbolo di sconfitta e decadenza familiare. "Cresce con la velocità del mio cazzo quando vado al casino...", confesserà infatti un giorno un disperato Agide a suo genero. Da qui la decisione di liberarsi di quella vergogna, prima che fosse divenuta irreparabile. Ermes fu così portato in un convitto, gli Artigianelli di Collesalvetti, che lo tirarono su fino a che maggiorenne non si arruolò nel '44 negli Assaltatori paracadutisti, iniziando così una fulminante carriera militare che lo porterà nelle file naziste ad incontrare proprio lui, il Principe, al quale salverà addirittura la vita. Poco tempo dopo, nella primavera del '45, di lui però nessuno ebbe a sapere più nulla, ragion per cui divenne inevitabilmente soltanto uno dei tanti nomi nell'albo d'oro dei defunti della Repubblica sociale. Eppure, rassicura il Principe al ragazzo, la vera storia di Ermes D'Avenza doveva ancora incominciare...
Dante Matelli, scrittore che ha collaborato con "La Repubblica", "L'Espresso", sceneggiatore per Marco Ferreri e vincitore del Nastro d'argento per il soggetto del film "L'ultima donna", ha congegnato per la Cooper, una storia davvero incredibile e affascinante. La storia di un normale nato in una famiglia di anormali che viene perciò ripudiato in quanto 'diverso' e che finisce per essere trasformato in un tronco umano - quindi paradossalmente a tornare diverso in un mondo di normali - per sfuggire alla morte. Eppure nonostante privo di gambe e di braccia, e anzi proprio per quello, riuscirà a divenire l'oggetto del desiderio dei più grandi personaggi della storia del dopoguerra mondiale. Inizierà così la leggenda di Ermes D'avenza, il mezz'uomo che fu musa di Salvador Dalì, che fece impazzire d'amore Marlene Dietrich, che ispirò Bunuel, fino a divenire oggetto di un vero e proprio sport mondiale, il lancio del nano. Una storia raccapricciante, conturbante, felliniana, un plot che ha il sapore onirico delle grandi leggende di una volta - elephant man, Houdini - o le grandi ballate di De Andrè, rappresentato da Matelli in maniera impeccabile grazie ad una prosa evocativa, erotica e altamente suggestiva.

 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°216 pubblicato il 06 Novembre 2009 da magooxxx
 

Ladri a Nottingham
Ladri a Nottingham
John Harvey
Traduzione: Luca Conti
Romanzo Noir
Giano
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante
voto

Grice e Grabianski sono appostati già da alcuni minuti nei pressi di casa Roy. Sembra tutto deserto. Nessuna auto in circolazione, nessun segno di vita dalla villetta. Sembra proprio il momento ideale per entrare. Eppure il cofano di una macchina che spunta dal garage fa presagire ai due qualche sinistra sorpresa in arrivo... Maria Roy è avvolta nel suo accappatoio morbido di spugna, sorseggia il suo drink tentando una connessione oramai impossibile con le sinapsi intorpidite del consorte Harold all'altro capo del telefono, quando non appena appoggiata la cornetta sul ricevitore si ritrova di fronte ad un uomo grande e grosso, di tutto punto vestito - subito seguito a ruota dal fido compare. Qualche minuto dopo Grabianski e Maria sono accomodati in poltrona a sorseggiare i loro drink, flirtando, con sorpresa dello stesso Grice, come fossero due conoscenti qualsiasi al primo appuntamento. Maria avverte il terrore trasformarsi in eccitazione ogni volta che il ladro polacco le infila gli occhi tra le cosce nude. Grice riesce a riportare alla normalità quella scena surreale, convincendo finalmente il collega a darsi una mossa. Si fanno così consegnare la chiavi della cassaforte da Maria e lì insieme a gioielli, carte di credito, contanti, la mano di Grabianski su un bel sacchetto di cocaina purissima - che neanche a dirlo i due requisiscono insieme al succulento bottino - sparendo poi senza lasciar tracce, se non nei sensi insoddisfatti e bollenti della signora Roy. I due coniugi avevano deciso di tenere in custodia quel panetto in cambio di qualche bel bigliettone giusto fino al momento in cui il legittimo si sarebbe fatto vivo per la riconsegna. L'ispettore Resnick avrà così, anche stavolta, il suo bel da fare...
Secondo capitolo dopo Cuori solitari per la saga dell'investigatore Resnick, firmata John Harvey. Un poliziesco d'altri tempi, senza sangue né morti seviziati o psicopatici pronti a stragi di massa - in effetti il libro è del 1990 ma solo ora è stato 'riesumato' dall'editore Giano - nel quale s'intersecano mirabilmente numerosi livelli narrativi e tanti personaggi differenti, tenuti sempre ottimamente in tiro dall'esperta mano di un ispiratissimo autore. Ottima la caratterizzazione dei protagonisti e le ambientazioni molto british. Una godibilissima lettura in attesa del capitolo numero tre.

 

 
 
 

Prima antologia di Books Brothers

Post n°215 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da magooxxx
 

COMUNICATO STAMPA

Dal web alla stampa. 36 autori di tutta Italia

Prima antologia di Books Brothers

Giovedì 22 ottobre, ore 12.00, conferenza stampa di presentazione Da Foggia, un nuovo progetto editoriale dal respiro nazionale

Un'antologia di 400 pagine, frutto di quasi 500 interventi sul web in 1000 giorni, da gennaio 2006 a dicembre 2008. 36 Autori coinvolti, tra giovani esordienti e scrittori già noti. Due libri distinti, Frammenti di cose volgari e Acqua passata, uniti in un unico volume, per dare l'avvio a un nuovo progetto editoriale. Giovedì 22 ottobre, ore 12.00, all'interno dello spazio live della libreria Ubik di Foggia (piazza U. Giordano, 76) avrà luogo la conferenza stampa di presentazione. Durante l'incontro verranno distribuite alcune copie dell'antologia, in occasione del "book party" previsto per sabato 31 ottobre. Modera l'incontro Michele Trecca. Previsto l'intervento di alcuni autori dell'antologia.

Da www.booksbrothers.it a Frammenti di cose volgari. Dallo scambio sul web a una vera antologia, con un catalogo accurato di quanto pubblicato nei tre anni di vita del sito. Frammenti di cose volgari, curato dallo scrittore tarantino Maurizio Cotrona, raccoglie i testi più significativi dell'esperienza nata e cresciuta in rete. Racconti, riflessioni e spunti critici di autori di ogni parte d'Italia. Acqua passata, a cura del critico Antonio Gurrado, con le sue 200 pagine attesta tutta l'esperienza on the web, catalogando ogni intervento passato in rete dal 2 gennaio 2006, giorno di nascita di booksbrothers.it.

L'occasione dunque, è la presentazione alla stampa del progetto Books Brothers: il suo volume, i suoi autori, la nascita e il racconto di una nuova stagione creativa nata a Foggia e decollata in tutta Italia. Il pretesto, è l'ufficializzazione di quella che sarà la vera presentazione alla città, prevista in un "book party" inedito nella serata di sabato 31 ottobre, all'interno della libreria Ubik di Foggia. Tra musica, interventi, ospiti, reading letterari e altro. Durante la conferenza stampa di giovedì 22 ottobre, verranno rese tutte le informazioni.

 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°214 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da magooxxx
 

Grazie a Dio ho le corna
Rosita Celentano

Saggio Costume
Salani
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante
voto

"Vorrei proprio sapere una cosa: non sarete mica così ingenue da mettere la mano sul fuoco che il vostro partner non vi abbia mai tradito?" Comincia così il saggio-confessione di Rosita Celentano, figlia illustre del predicatore più molleggiato d'Italia e della neo Signora X-Factor, fu "Buonasera dottore". Un libro a cuore aperto che la Celentano affronta fin dagli albori del suo status di cornuta, raccontandoci il suo curriculum fedifrago a partire dalla genesi, il suo primo fatidico tradimento. Aveva vent'anni e lui - il classico bravo ragazzo della porta accanto, faccia pulita e buone maniere - dopo un anno di intenso rapporto amoroso (fino ad allora peraltro assolutamente casto), un bel pomeriggio pensa bene di sbatterle in faccia la confessione-shock: da mesi la tradisce con chiunque gli capiti a tiro. La ex, l'amica in comune, la perfetta sconosciuta. Per l'innamorata, giovane e idealista Rosita è un colpo al cuore troppo profondo da mandar giù. Scappa così immediatamente a casa e lì si rifugia dal Grande Vecchio, il papà Adriano, il quale - immaginiamo tra le sue fatidiche e proverbiali pause - le dà a sua volta una sonora lezione di vita. Non solo infatti non la consola affatto sull'accaduto - ribadendo che al maschio in fondo con il sesso piace spesso giocare - ma le dice anche che se un uomo arriva a cercarsi un diversivo dalla sua donna, è perché dall'altro lato evidentemente ha trovato qualcuna che da quel punto di vista lo trascura. Un doppio colpo per Rosita. Eppure quella lezione maschile - paterna e di coppia - le serve terribilmente da lezione ed esperienza per il futuro. Non che le corna smettano da quel momento di ramificarsi nella sua vita sentimentale, eh. Al contrario, ma quello schiaffo le ha certamente donato l'esperienza per capire e più spesso perdonare. E non certo per bacchettonaggine, ma proprio come forza e profondo atto d'amore verso se stessa e tutto il genere femminile. "(...) Le vere dure sono quelle che rimangono e combattono con onore e determinazione per capire cosa è loro sfuggito e, se ne vale la pena, per tenersi stretta la 'preda' tanto ambita!". Un perdono quasi cristiano, insomma. Ma purtroppo la realtà odierna scorre sotto altre ignominiose leggi: profitto, interesse, immagine. Così è davvero dura per i puri d'amore. Siamo dunque condannati al cornificamento eterno? Non è detto...
Opera prima per la quarantaquattrenne primogenita di casa Celentano, già attrice, sceneggiatrice, conduttrice - oggi su RTL 102,5 - ora anche in libreria grazie ai tipi della Salani. Una confessione-fiume coraggiosa, perché affrontata di faccia, di pancia e, verrebbe fin troppo facile da dire, di corna, ma non certo memorabile per ciò che lascia al lettore, nonostante l'ottima premessa del titolo. Sempre troppo a metà strada fra un bignami di sociologia alberoniana e un diario personale a cornuta memoria, finisce per galleggiare stancamente su questi due binari e su alcuni scivolosissimi luoghi comuni - "la donna è anima e istinto; l'uomo è muscoli e pisello" - oltre che su un'ironia esibita, purtroppo, solo a tratti. Sicché alla fine, nonostante l'Italia sia il paese dove un libro non si nega a nessuno - figurarsi, neanche al sottoscritto - nonostante la Celentano dimostri che oltre al cognome c'è di più, nonostante l'apprezzabile coraggio di giocarsi tutto in prima persona, un grande, irrisolto, metafisico interrogativo ci assale: cui prodest? Ai posteri l'ardua sentenza.

 

 
 
 

THOMAS PYNCHON SU MANGIALIBRI

Post n°213 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da magooxxx
 

Thomas Pynchon
Articolo di: Raffaello Ferrante

"Il problema è che la gente comune non sa distinguere tra notizie e propaganda".
Thomas Ruggles Pynchon Jr. è nato nella località di Glen Cove, Contea di Nassau, sull'isola di Long Island l'8 maggio del 1937. La sua famiglia risiede in America fin dal '600. Dopo aver abbandnato gli studi alla Cornell University, Thomas si arruola in Marina. Ma alla Cornell si ha il suo esordio letterario, visto che il suo primo racconto vede la luce proprio sulla rivista dell'università americana. E qui, fonti non certe danno anche il suo incontro con lo scrittore russo-americano Vladimir Nabokov, allora docente proprio alla Cornell University. Ma il vero esordio narrativo è dato da racconti sparsi - scritti a partire dal 1953 e riuniti solo successivamente nella raccolta Entropia e altri racconti. Per il suo primo romanzo invece si deve attendere il 1963, quando dà alle stampe V., con il quale s'impone immediatamente all'attenzione della critica, diventando di fatto un maestro riconosciuto in tutto il mondo. La sua biografia non contempla molto altro, perché Pynchon fin dai suoi esordi ha accompagnato la sua altisonante arte scrittoria all'altrettanto roboante alone di mistero che avvolge il suo personaggio-autore. Basti pensare che, nonostante la rintracciabilità attraverso la Rete oramai di qualsiasi recondito segreto, di lui le uniche fotografie reperibili continuano ad essere datate istantanee in bianco e nero risalenti agli anni della sua giovinezza, e l'ultima tra le pochissime interviste concesse in decenni di carriera - pubblicata su Playboy edizioine giapponese nel 2002 - è tuttora di dubbia autenticità. Così in un mondo dove l'apparenza è tutto, Pynchon punta forte sull'opposto, arrivando a rifiutare premi prestigiosi pur di non mostrarsi al pubblico. Ma se la maestria di giocare con la sua assenza - o con la sola presenza della sua arte - ne ha accresciuto enormemente la fama, certo le sue opere non sono meno rumorose. Fine e mirabolante giocoliere delle parole - spesso esasperando la scrittura fino al metatesto - Pynchon ama anteporre di continuo la parola alla narrazione fine a se stessa, cosicché i suoi libri sovente sono partiture musicali che lasciano il lettore abbandonato al mero gusto estatico del testo. Visionario, eccentrico, apocalittico, paradossale, Pynchon è un'artista capace di dividere la critica tra chi inneggia al suo genio identificandolo nel massimo rappresentante della letteratura postmoderna, e chi crede che sia solo una finzione, un personaggio inventato se non addirittura uno pseudonimo di J. D. Salinger. E Pynchon ha saputo rispondere a tutto questo ancora una volta alla sua maniera: il 25 gennaio 2004, nell'episodio intitolato "The Harpooned Heart", Pynchon appare nella serie animata The Simpson con in testa un sacchetto di carta da supermercato, doppiato nientemeno che da se stesso. Un colpo di teatro di ironica genialità, che rende il senso di un personaggio da anni invocato per il Nobel, nonostante la sua produzione consti alla fine di soli pochi romanzi, di una raccolta di racconti e poco più. Teniamoci forte dunque, il bello con Pynchon è sempre di là da arrivare.


 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Vaticano S.p.A.
Gianluigi Nuzzi

Saggio Società
Chiarelettere
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante
voto

Quando negli anni Cinquanta per i corridoi della Santa Sede comincia ad aggirarsi un giovane sacerdote americano, nessuno può immaginare che Paul Casimir Marcinkus sia in realtà un predestinato, raccomandato affettuosamente niente di meno che da Francis Spellman, cardinale di New York. Così a soli trent'anni Marcinkus ha già una scrivania presso la segreteria di Stato. Da lì in poi l'ascesa professionale è vertiginosa, sopratutto grazie all'incontro con Giovanni Battista Montini, segretario e factotum dell'allora papa Pio XII. Tra i due nascerà presto, nonostante le divergenze caratteriali e l'iniziale avversione, un sodalizio di ferro. Anche grazie ad un insolito incidente. Nel 1963 Giovanni Battista Montini viene eletto papa - Paolo VI - e un anno dopo, durante una visita nel centro di Roma, accerchiato dalla folla in delirio, rischia quasi di essere schiacciato. Al suo fianco c'è l'imponente Marcinkus che lo salva letteralmente, meritandosi giorni dopo il ruolo di responsabile della sicurezza del papa nei viaggi all'estero. L'ascesi dell'americano diviene fulminea e inarrestabile. Nel 1971 diviene vescovo e sopratutto segretario della banca vaticana (lo IOR, l'istituo per le opere di religione) e subito lancia la sua celebre frase che è tutto un programma: "Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria". Ma la situazione fiscale della Santa Sede, dopo anni di privilegi garantiti da Mussolini, è drammatica. Il governo italiano ha infatti deciso di introdurre la tassazione sui dividendi del Vaticano. Paolo VI non si scompone. Aggira immediatamente l'ostacolo affidando il trasferimento all'estero dei capitali a due figure di assoluta garanzia: il laico, affabile, siciliano - con grossi agganci negli USA - Michele Sindona, e il sacerdote, anch'egli amico degli Usa e intenditore di finanza, Paul Marcinkus. Ai due si aggiungerà presto il banchiere Roberto Calvi, che ovviamente convoglierà nella sua banca, l'Ambrosiano, debiti e partecipazioni delle società vaticane. Sembra un sodalizio inarrestabile e gli affari tra USA, Vaticano e Italia vanno a gonfie vele. Le alchimie finanziarie non si contano e il giro di miliardi di lire è impressionante. Sindona usa sapientemente le finanziarie compartecipate dal Vaticano e i conti della Santa Sede presso la Banca Privata Italiana, per trasferire i soldi della mafia. Ma il castello di sabbia verso metà degli anni '70 inizia pericolosamente a scricchiolare. Le protezioni americane, dopo il Watergate, iniziano a scemare e in Italia il governo è così debole che la DC esce sconfitta alle amministrative del 1975. Siamo vicini al crac di Sindona che porterà il sistema a implodere su se stesso. E' l'alba dunque di una nuova era per le spregiudicate acrobazie finanziarie della Santa Sede? Nemmeno per sogno...
Gianluigi Nuzzi, inviato di Panorama e già giornalista per il Corsera e Il Giornale, da quasi quindici anni segue oramai indefessamente le più importanti inchieste giudiziarie italiane. Nel 2008 per la prima volta ha accesso all'archivio segreto di monsignor Dardozzi, partorendo di fatti la genesi del suo sorprendente (?!) Vaticano S.p.A., edito dagli specialisti dell'editoria d'inchiesta, Chiarelettere. Un'allucinante visita guidata tra i segreti più reconditi delle stanze della Santa Sede, documentata con minuzia maniacale e tanto di fotografie originali. Una viaggio di più di mezzo secolo tra gli inferni finanziari dei paradisi vaticani, indissolubilmente intrecciati, grazie allo IOR, la sua banca offshore al centro di Roma, a politica, mafia e persino massoneria. Da Paolo VI a Benedetto XVI, passando per il mistero dei trentatrè giorni di pontificato di Papa Luciani - uomo di altissimo rigore morale, intenzionato a far pulizia allo IOR - ma inspiegabilmente trovato morto nel suo letto la sera del 28 settembre del '78. Un libro che apre uno squarcio nel buco nero più omertoso e secretato d'Italia, quello delle casse vaticane. Un documento unico, per nulla anticlericale - semmai la Chiesa dovrebbe adottarlo come libro di testo nelle scuole, per affrancarsi da un certo modo di fare politica e finanza -, capace finalmente di fare chiarezza su un mondo dove in fondo il motto del "quando il soldin cade nella cassetta, l'anima sale in cielo benedetta" pare non essere mai troppo passato di moda.

 

 
 
 

RECENSITO PER MANGIALIBRI

Post n°211 pubblicato il 07 Ottobre 2009 da magooxxx
 

L'arma di Caino
Brad Meltzer

Traduzione: Alberto Cristofori
Romanzo Thriller
Garzanti
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante
voto

Calvin Harper detto Cal ha passato un'infanzia difficile. La madre in preda all'alcol e la disperazione conseguente del padre sembrano non lasciare scampo alle sue spensierate fantasie fanciullesche. Eppure ciò che sarà costretto a vedere quella notte segnerà se possibile ancor di più e per sempre la sua vita. Durante l'ennesimo litigio tra i suoi genitori, Cal vede il padre spintonare la madre che come al rallentatore perde l'equilibrio finendo con la nuca sullo spigolo del cassettone di legno. Diciannove anni dopo, il fermo-immagine degli occhi di sua madre fissi nei suoi pochi secondi prima della morte sono ancora un tormento impossibile da dimenticare. Suo padre s'e beccato otto anni di galera ma da quando è uscito non si è fatto mai sentire né trovare. E così Cal ha cercato di riprendersi la sua vita. Con l'ex pastore Roosevelt va in giro con un furgone a "ripulire" i locali pubblici dai senzatetto col gomito troppo alto. Finché una sera si trova a intervenire in un parco per soccorrere un uomo che sembra ferito gravemente. Roosevelt si precipita sull'uomo, lui rimane nel furgone per chiamare il pronto intervento. Il collega gli dà il codice di sicurezza sociale del ferito per identificarlo e sullo schermo di Cal appare: Lloyd Randall Harper... suo padre. Dopo diciannove anni come un fantasma il destino gli para davanti proprio lui. Ma siamo sicuri che è solo colpa del destino? Lloyd infatti fa il camionista e ha avuto ordine di consegnare un carico di pesce che in realtà nasconde ben altro. Un misterioso Libro delle Bugie che sta facendo perdere il sonno anche a Ellis Belasco, un killer a sangue freddo pronto a tutto pur di mettere le mani su quel carico e perciò da quel momento uomo ombra di Lloyd e Cal che nel frattempo accantonati i rancori familiari,provano a capire chi e perché stanno dando la caccia a Lloyd...
Ennesimo bestseller a sei cifre di tiratura e tanto di primo posto nella classifica de N.Y. Times per Brad Meltzer, che questa volta per colorire il suo thrillerone scomoda addirittura le sacre scritture. Nel quarto capitolo della Genesi infatti viene raccontato il primo omicidio della storia, quello di Caino che uccide Abele. Eppure dell'arma con la quale questo omicidio viene compiuto non v'è traccia alcuna. Su questo suggestivo mistero Meltzer imbastisce una storia ai massimi livelli di fantasiosità, che ha comunque il merito di condensare il tutto in un ritmo serratissimo e avvincente. Qualità necessaria - vista la mole importante - per mantenere l'interesse e la curiosità per le vicende narrate sempre al top. Per gli amanti dei thriller fanta-ecumenici un libro da non perdere.

 

 
 
 

FRAMMENTI DI COSE VOLGARI

Post n°210 pubblicato il 03 Ottobre 2009 da magooxxx

Anteprima nazionale.
Il 3 ottobre i nostri "Frammenti" nella factory di Macondo


Il 3 ottobre, alle ore 18.30 presso l'agriturismo Villa Conca Marco a Vanze (12 km da Lecce, 28 da Otranto), presentazione in anteprima dell'antologia di Books Brothers Frammenti di cose volgari, con la partecipazione di Michele Trecca.

La presentazione avrà luogo nell'ambito della Oronzo Macondo writers' factory, in programma dal 2 al 4 ottobre p.v.

Programma della manifestazione

La news sull'antologia dal sito di Macondo

Frammenti di cose volgari. Antologia books brothers. Vol. 1: 2006-2008.

BooksBrothers, € 15,00, 2009, 540 p.,Cotrona M.; Gurrado A.

Due libri in un unico volume: "Frammanti di cose volgari" e "Acqua passata", rispettivamente una selezione dei testi più significativi e un catalogo accurato di quanto pubblicato sul sito booksbrothers.it dei tra anni dal 2006 e 2008. Questo libro è un prototipo, un collaudo su carta del lavoro a trazione anteriore di booksbrothers.it. Giuse Alemanno, Cosimo Argentina, Fabio Ariostino, Elisabetta Bordieri, Oscar Buonamano, Graziano Dell'Anna, Pino De Padova, Giovanni Di Iacovo, Gian Paolo Di Pierro, Rafaello Ferrante, Nunzio Festa, Christian Frascella, Erika Furci, Mateo Gallo, Tommaso Giagni, Antonio Gurrado, Roberta Jarussi, Francesco Lanzo, Elisabeta Liguori, Isabella Marchiolo, Lorenzo Matozzi, Dino Mimmo, Rossana Mitolo, Marco Montanaro, Donato Pistone, Gianfranco Romano, Livio Romano, Radiodiable, Daniela Rindi, Francesco Savio, Andrea Simeone, Natalia Stabilini, Michele Trecca, Enzo Verrengia, Alessandro Zanghi: questa la prima linea degli oltre cento autori che hanno animato le pagine del sito dal gennaio 2006 al dicembre 2008.


 

 
 
 
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