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    <title>Nowhere Fast</title>
    <subtitle>La mia unica ambizione č quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione pių sensata. Charles Bukowski</subtitle>
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        <title type="text">RECENSITO PER MANGIALIBRI</title>
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        <published>2012-01-27T17:14:52+01:00</published>
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        <summary type="text">Io, IbraZlatan Ibrahimovi&amp;#263;, David LagercrantzTraduzione: Carmen Giorgetti CimaSaggio SportRizzo...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left;&quot; src=&quot;http://mangialibri.com/sites/default/files/9788817052733g.jpg?1327675063&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;162&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9851&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Io, Ibra&lt;br /&gt;Zlatan Ibrahimovi&amp;#263;, David Lagercrantz&lt;br /&gt;Traduzione: Carmen Giorgetti Cima&lt;br /&gt;Saggio Sport&lt;br /&gt;Rizzoli&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;Articolo di: Raffaello Ferrante&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.mangialibri.com/sites/default/files/category_pictures/sites/default/files/images/voto_tre.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;87&quot; height=&quot;23&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Roseng&amp;aring;rd, un sobborgo di Malm&amp;ouml; pieno zeppo di slavi, turchi, polacchi e somali, nei tardi anni &amp;lsquo;80 c'&amp;egrave; un bambino bassino, con un gran nasone, che trascorre le sue giornate diviso tra la voglia di stupire i pi&amp;ugrave; grandi compiendo piccoli furtarelli e bravate in sella a BMX quasi sempre rubate, e la sua passione vera, quella di correre dietro ad un pallone. Si chiama Zlatan Ibrahimovi&amp;#263;. Quando i suoi genitori si separano, lui non ha ancora due anni. Dopo varie peripezie giudiziarie, il tribunale decide per l'affidamento separato dei fratellini. Lui finir&amp;agrave; con pap&amp;agrave; &amp;Scaron;efik. Non &amp;egrave; un'infanzia facile la sua, costretto com&amp;rsquo;&amp;egrave; sin da subito a barcamenarsi per sopravvivere alla povert&amp;agrave; e alle assenze del padre. In quel sobborgo vige la legge del pi&amp;ugrave; forte e devi imparare presto a farti rispettare, anche con le cattive. Sono tanti i momenti bui, sopratutto quando trova il padre ubriaco e irascibile e il frigo vuoto. Eppure Zlatan, tra risse, furti, bullismo e tanta solitudine, riesce a trovare il tempo e la voglia per coltivare la sua pi&amp;ugrave; grande passione. Il calcio. &amp;Egrave; nelle giovanili del MBI che inizia le sue prime sgambettate dietro ad un pallone. Ha solo sei anni. Ma l'ambiente troppo fighetto che pervade quella squadra, presto lo irrita. Lui che gi&amp;agrave; &amp;egrave; capace d'incantare con i suoi numeri da circo facendo imbestialire allenatori e genitori dei piccoli colleghi a cui non passa mai la palla, e contro i quali, neanche a dirlo, risponde immancabilmente per le rime. E cos&amp;igrave;, dopo aver cambiato un po' di squadre, approda all'FBF Balkan, dove finalmente trova un ambiente familiare. &amp;ldquo;All'MBI i paparini svedesi gridavano: &amp;laquo;Su avanti, ragazzi, datevi una mossa. Ben fatto!&amp;raquo;. Al Balkan si sentiva piuttosto: &amp;laquo;In culo a tua madre!&amp;raquo;. C'erano slavi pazzi che fumavano come ciminiere e lanciavano scarpe. Pensavo: 'Magnifico, proprio come a casa! Qui s&amp;igrave; che mi ci ritrovo!'&amp;rdquo;. &amp;Egrave; in quella polveriera che si forgia e prende vita la leggenda del cobra, Zlatan Ibrahimovi&amp;#263;...&lt;br /&gt;Spaccone, bullo, presuntuoso, irriverente, scontroso. Eppure emozionante e geniale come un'opera di Picasso. Zlatan Ibrahimovi&amp;#263; in questa autobiografia si racconta e racconta il calcio - ma non solo - con la stessa nonchalance con la quale sa piazzare nel sette &amp;ndash; magari di tacco - un pallone che uno gi&amp;agrave; minimamente forte a malapena riesce solo a stoppare. Dall'infanzia povera ma vissuta con l'ombra mastodontica e fiera del padre accanto - uomo di pochissime parole, troppo incline alla bottiglia per riuscire a seguire l'irrequieto adolescente Zlatan - alle prime esperienze calcistiche in squadrette di periferia dove gi&amp;agrave; incantava, lui gigante di uno e novanta, con movenze ballerine da brasileiro manco fosse sulla sabbia di Rio, per cercare riscatto con fanciulle fin troppo interessate a macchinoni e verdoni scintillanti. Fino ai contratti milionari con le prime squadre professionistiche e miliardari con Juve, Inter, Barcellona e Milan. Ne viene fuori un racconto e un ritratto spassoso di un personaggio eccentrico e sicuramente sopra le righe, ma con una volont&amp;agrave; d'acciaio e una capacit&amp;agrave; altissima di reggere il confronto con prove impossibili, spostando l'asticella delle sue ambizioni quasi sempre oltre il limite della sfida. Ma non c'&amp;egrave; solo il calciatore. Ibra da subito capisce che le sue giocate possono non solo incantare e finalmente conquistare signorine ora pronte a far la fila per montare sulle sue Ferrari da collezione, ma anche regalargli soldi a palate. I suoi piedi magici sono infatti S.p.A che riempiono conti in banca a nove zeri con la facilit&amp;agrave; di un dribbling. Ecco perch&amp;eacute; affida le sue preziose gambe al fuoriclasse del mercato mondiale, il procuratore di origini italiane Mino Raiola. Fisico da pizzaiolo ma cervello finissimo, Raiola &amp;egrave; capace come nessun altro di trasformare i presidenti dei pi&amp;ugrave; titolati club di mezza Europa in slot machine, pronte a riversare gettoni d'oro nelle tasche &amp;ndash; sue &amp;ndash; e dei suoi assistiti. Scritta a quattro mani con il giornalista David Lagercrantz questa biografia far&amp;agrave; le gioie dei fan pi&amp;ugrave; sfegatati di Ibrahimovi&amp;#263;, ma anche di coloro che semplicemente masticano calcio e si vogliono divertire a spiarne le quinte, gustandosi le numerosissime bordate che il gigante di&amp;nbsp; Malm&amp;ouml; per una volta riserva non soltanto ai portieri avversari, ma anche a colleghi, allenatori e dirigenti. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">RECENSITO PER MANGIALIBRI</title>
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        <published>2012-01-24T00:17:51+01:00</published>
        <updated>2012-01-24T00:17:51+01:00</updated>
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        <summary type="text">Il pi&amp;ugrave; grande calciatore di tutti i tempiGermano ZulloTraduzione: Maria Teresa CarboneRagazzi...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left;&quot; src=&quot;http://mangialibri.com/sites/default/files/9788883731839g.jpg?1326984332&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;140&quot; /&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9803&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il pi&amp;ugrave; grande calciatore di tutti i tempi&lt;br /&gt;Germano Zullo&lt;br /&gt;Traduzione: Maria Teresa Carbone&lt;br /&gt;Ragazzi&lt;br /&gt;La Nuovafrontiera&lt;br /&gt;2011&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9803&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Articolo di: Raffaello Ferrante&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;img src=&quot;http://www.mangialibri.com/sites/default/files/category_pictures/sites/default/files/images/voto_due.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;87&quot; height=&quot;23&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Crescere non &amp;egrave; mai facile. Il ragazzo da bambino non solo sognava ma era indiscutibilmente convinto che sarebbe diventato il pi&amp;ugrave; forte calciatore di tutti i tempi. Gi&amp;agrave;, proprio come Pel&amp;egrave; o Maradona. Adesso &amp;egrave; nell'Under 17 ma da un pezzo ha abbandonato quei sogni di gloria. Oltretutto dal Saint-Rov&amp;egrave;re &amp;egrave; arrivato un nuovo portiere a sostituire Pascal. Uno con una faccia con la quale non si potr&amp;agrave; mai andare d'accordo. Pascal invece s&amp;igrave; che era uno bravo, sia come amico che come atleta. Uno gi&amp;agrave; pronto a fare il salto in prima squadra. Ma aveva avuto il torto di non volersi mai fare la doccia in gruppo a fine gara, cos&amp;igrave; una volta &amp;egrave; stato preso di peso e denudato, mostrando a tutti le sue infantili vergogne. Da quel giorno ha abbandonato il calcio per sempre. Peccato. Ma non &amp;egrave; solo il calcio a deludere ultimamente. A casa del ragazzo da quando non c'&amp;egrave; pi&amp;ugrave; sua madre l'aria s'&amp;egrave; fatta fredda e rarefatta. Con lei si incontrano una volta al mese in un ristorante. Ma la mamma da quando non si parla pi&amp;ugrave; col padre non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; la stessa. Lei s'&amp;egrave; rifatta una vita e ora sta con uno pi&amp;ugrave; interessante, colto, ambizioso e persino pi&amp;ugrave; bello dell'ex marito. Peccato che con lui &amp;egrave; diventata fredda e ripetitiva. Almeno durante quegli inutili e interminabili pranzi. Meno male che ultimamente a casa loro c'&amp;egrave; un ospite, un tale Wamai. Wamai ha raccontato una storia incredibile. &amp;Egrave; un rifugiato politico scappato dal suo paese dopo aver visto torturare e trucidare prima la moglie poi i figli piccoli. Lui &amp;egrave; scappato solo grazie all'aiuto di una suora. Quella sera cenano tutti e tre insieme, poi i due uomini vanno in salotto a chiacchierare. E il padre davanti ad una grappa comincia a tessere le lodi sia calcistiche che scolastiche del figlio ma non sa che il ragazzo oltre a non volerne pi&amp;ugrave; sapere di lottare per giocare a certi livelli, comincia ad accumulare anche insufficienze gravi a scuola...&lt;br /&gt;Lo svizzero Germano Zullo, quarantenne autore di numerosi libri per bambini pubblicati con successo e seguito in tutta Europa, affronta anche qui le tematiche adolescenziali con il solito stile lieve, poetico e coinvolgente. Il protagonista di questa storia dopo aver cullato infantili sogni di gloria, si trova ora, a cavallo tra la fanciullezza e l'et&amp;agrave; adulta, a dover fare i conti con la nuova mutata realt&amp;agrave;. La separazione dei suoi genitori, - con il padre incapace di accorgersi che il campioncino sia calcistico che scolastico sta lasciando il posto ad un uomo con nuove incertezze e ansie, e la madre oramai fotocopia sbiadita di quello che era sempre stata, la prima terrificante cotta amorosa, la perdita del posto da titolare in squadra con conseguente crollo di fiducia nei propri mezzi e il trambusto dei clamorosi cambiamenti che porta con s&amp;eacute; l'adolescenza, rischiano di farlo naufragare per sempre. L'incontro casuale con Wamai, rifugiato politico ospite a casa loro, gli consentir&amp;agrave; per&amp;ograve; di riscoprire per tempo sia la bellezza della vita che la potenza della volont&amp;agrave; nei propri mezzi. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">RECENSITO PER MANGIALIBRI</title>
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        <published>2011-12-20T17:37:10+01:00</published>
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        <summary type="text">Io non sono esternoGiuseppe MericoRomanzoCastelvecchi2011Articolo di: Raffaello FerranteIl ragazzino...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left;&quot; src=&quot;http://mangialibri.com/sites/default/files/9788876155215g.jpg?1324395994&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;150&quot; /&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9660&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Io non sono esterno&lt;br /&gt;Giuseppe Merico&lt;br /&gt;Romanzo&lt;br /&gt;Castelvecchi&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;Articolo di: Raffaello Ferrante&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9660&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.mangialibri.com/sites/default/files/category_pictures/sites/default/files/images/voto_tre.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;87&quot; height=&quot;23&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ragazzino non sa pi&amp;ugrave; nemmeno da quanto tempo &amp;egrave; che Lui, suo padre, l'ha rinchiuso l&amp;igrave; sotto. Il posto &amp;egrave; buio, angusto, zozzo, carico di umidit&amp;agrave;, insetti e cattivi odori. Dall&amp;rsquo;esterno si sente solo lo sferragliare della ferrovia, l&amp;rsquo;ululato delle auto che sfrecciano in tangenziale e l&amp;rsquo;abbaiare di qualche cane randagio e derelitto come tutto ci&amp;ograve; che abita quel miserabile pezzo di Puglia lontano dal mondo. Di sopra sente le giornate dei suoi genitori scorrere come quando la sua vita aveva ancora un po&amp;rsquo; di luce e calore. Le urla del padre quando torna ubriaco e sul pavimento prende da dietro sua madre fino a farla piangere, le preghiere della donna sfinita dal dolore, le risate sguaiate di Lui che confabula col suo amico, lo sfasciacarrozze, progettando chiss&amp;agrave; quale nuova bravata. E poi le urla di piacere di sesso consumato dovunque e comunque, a esclusivo consumo di suo padre. In compagnia della sola Magnolia, una bambina immaginaria, il ragazzo prova cos&amp;igrave; a sopravvivere, a trovare un senso a quell'inferno sotterraneo al quale pare persino dolcemente assuefarsi. Finch&amp;eacute; un giorno le porte di quella galera paiono spalancarsi...&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;ldquo;Io non sono esterno. Non lo sono da un pezzo.&amp;rdquo; Questo il soffocato grido di dolore che dal buio lercio delle viscere della terra il protagonista di questa agghiacciante storia vomita in faccia al lettore. Seppellito vivo dal padre non si sa pi&amp;ugrave; quanto tempo addietro, il piccolo, gi&amp;agrave; costretto per sopravvivere a dosi massicce di insulina per combattere il diabete e a tutori per reggersi su gambe e piedi malformati, scandisce le sue giornate alternando le descrizioni del mostruoso presente, ravvivato solo dalle saltuarie visite di Lui che si risolvono quasi sempre in botte da orbi, violenza carnale e siringhe di eroina &amp;ndash; se non tutte e tre le cose contemporaneamente &amp;ndash; ai ricordi, altrettanto violenti e anaffettivi di quando ancora abitava il mondo reale. Un mondo fatto di loschi figuri che sotto gli occhi inermi di sua madre, schiava consenziente delle mostruosit&amp;agrave; messe in atto dal marito &amp;ndash; capace solo di farsi montare, menare o di preparare il caff&amp;egrave; - e suoi, sfilano a casa loro, impegnati a organizzare losche azioni a delinquere per innominati e sfocati boss della Sacra Corona Unita. Un delirio senza fine costruito dal salentino Giuseppe Merico con una crudezza chirurgica dolorosa e claustrofobica che non ti permette mai di rifiatare. Ma la cosa pi&amp;ugrave; sconvolgente &amp;egrave; che in questo mare promiscuo di lacrime, sangue, vomito e sperma, Merico riesce a non castrare il protagonista della potenza dell'amore paterno. La tenerezza, la passione, la dolcezza che il ragazzino oppone alla cattiveria, alla violenza e alla brutalit&amp;agrave; del suo genitore aguzzino-carceriere-violentatore &amp;egrave; davvero qualcosa di commovente. Un libro senza dubbio doloroso, che ti imbratta di odio e sangue ma che alla fine riesce a riempirti di un amore malato, disgraziato, violento ma nonostante tutto vero e salvifico.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <published>2011-12-14T23:02:34+01:00</published>
        <updated>2011-12-14T23:02:34+01:00</updated>
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        <summary type="text">Se fossi fuoco arderei FirenzeVanni SantoniRomanzoLaterza2011Articolo di: Raffaello FerranteIl ragaz...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left;&quot; src=&quot;http://mangialibri.com/sites/default/files/9788842097679g.jpg?1323897852&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;150&quot; /&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9621&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Se fossi fuoco arderei Firenze&lt;br /&gt;Vanni Santoni&lt;br /&gt;Romanzo&lt;br /&gt;Laterza&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;Articolo di: Raffaello Ferrante&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://www.mangialibri.com/sites/default/files/category_pictures/sites/default/files/images/voto_tre.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;64&quot; height=&quot;17&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ragazzo non ha nemmeno vent'anni. Ha i bagagli con s&amp;eacute;. Di sicuro viene a Firenze per restare. Uno studente probabilmente. A Firenze sar&amp;agrave; giunto in automobile e dall'autostrada avr&amp;agrave; imboccato certamente la fila sbagliata, quella col Telepass. Poi bestemmiando, avr&amp;agrave; proseguito a tentoni, alla disperata ricerca di qualche indicazione che lo porti in centro. Invece percorre in tondo i Viali cercando invano di orientarsi tra il traffico congestionato, finch&amp;eacute; non arriva a piazzale Michelangelo. Allora, riconoscendo finalmente quel posto famoso che tante volte ha visto in tv, discende e si accende una sigaretta. Vede una ragazza avanzare verso di lui. Attaccano discorso. Lui le dice che se le va, si possono incontrare al Duomo verso sera, che lui &amp;egrave; appena arrivato. E lui al Duomo alle dieci ci va per davvero ma non arriva nessuno. Il ragazzo per&amp;ograve; non si scoraggia, guarda il passeggio tutt'intorno a lui, prende altre birre, finch&amp;eacute; una ragazza gli si siede accanto. E' carina, straniera, forse americana. Bevono un po', ridono, poi ribevono e chiacchierano. Quando il ragazzo va via da casa di lei, stupito quasi di cotanta facilit&amp;agrave; di rimorchio, &amp;egrave; gi&amp;agrave; quasi l'alba, e dentro di s&amp;eacute; conserva un'amarezza mista a delusione per quella scopata cos&amp;igrave; scontata e fredda... Lindsay apre gli occhi e come al solito si scopre a stupirsi degli affreschi che la osservano dal soffitto. La ragazza americana si trascina fino al bagno, accorgendosi di avere ancora indosso il top della sera prima aggrinzito attorno al busto. Si specchia. Le gambe grosse, il colorito pallido ceramica dei fianchi larghi. Si veste velocemente ed esce imboccando Via Capponi, una stretta via da dove, le aveva spiegato la senior il giorno del suo arrivo a Firenze, la deforme Maria Maddalena dei Medici, sorella del Granduca, soleva passare per andare a raggiungere in gran segreto la Santissima Annunziata. Lindsay entra in un Internet point ma ci resta poco, giusto il tempo di vedere le solite facce da cui ha voluto scappare impresse su Facebook e di decidere di non volersi neanche connettere a Skype per paura d'incontrare sua madre. Poi si dirige verso la palestra e qui incrocia un bel tipo con una cartellina e dei libri sotto il braccio. Chiss&amp;agrave;, pensa Lindsay, magari sar&amp;agrave; omosessuale. Qui in palestra sono tutti omosessuali... &lt;br /&gt;Vanni Santoni &amp;ndash; scrittore e fondatore (insieme a Gregorio Magini) dell'interessantissimo progetto SIC Scrittura Industriale Collettiva -, in questo terzo romanzo spiazza tutti e dopo la giovent&amp;ugrave; bruciata e sintetica de Gli interessi in comune, tavolozza e acquarello alla mano, da sfogo a tutto il suo purissimo talento e si mette a dipingere una cartolina post moderna di una Firenze come nemmeno il buon Cecco Angiolieri aveva tratteggiato. Una citt&amp;agrave; prigioniera della sua stessa storia e al contempo incapace di generare quel fuoco, quelle fiamme sacre dell'arte, che tornerebbero a darle un ruolo di rilievo culturale e sociale all'altezza dei suoi avi. Santoni &amp;egrave; un fantasma cauto, un delicato Caronte nel traghettare passo passo in questa passeggiata - con tanto di compendio storiografico della citt&amp;agrave; e dei suoi anfratti -, i ventitre personaggi che ha plasmato, attraverso una Firenze ora languida e malinconica, ora cinica e testarda, ora stanca e incapace di riscoprire finalmente e nuovamente un Rinascimento ormai perduto. Una citt&amp;agrave; copertina e forse tristemente solo cartolina da immortalare per turisti e visitatori della domenica, una citt&amp;agrave;, come lo stesso Santoni ha avuto modo di raccontare, che &amp;egrave; tra le pi&amp;ugrave; visitate al mondo, ma tra le mete tristemente con meno turismo di ritorno dell'intera Europa. Manca il fermento, la capacit&amp;agrave; di intercettare talenti e progetti, che pure da qualche parte devono pur esserci. E in questo imbarbarimento statico e compiacente, Santoni rivolge uno sguardo chiaramente ben al di la del campanile di Palazzo Vecchio, allargando lo sguardo all'intera situazione culturale italiana. Che davvero sembra oramai artisticamente alla deriva. Eppure non c'&amp;egrave; catastrofismo nella narrazione di Santoni. Una narrazione tra l'altro sempre snella, agile ma nel contempo estremamente lirica. Sotto la cenere arde sicuramente un nuovo fuoco, fatto di giovani talenti, di idee, di voglia di fare, a cui proprio Santoni pare dare l'esempio pi&amp;ugrave; interessante e benaugurante. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">RECENSITO PER MANGIALIBRI</title>
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        <published>2011-12-10T12:16:37+01:00</published>
        <updated>2011-12-10T12:16:37+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left;&quot; src=&quot;http://mangialibri.com/sites/default/files/9788806206154g.jpg?1323452390&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;157&quot; /&gt;&lt;a href=&quot;http://mangialibri.com/node/9596&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;La sfuriata di Bet&lt;br /&gt;Christian Frascella&lt;br /&gt;Romanzo&lt;br /&gt;Einaudi&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;Articolo di: Raffaello Ferrante&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://www.mangialibri.com/sites/default/files/category_pictures/sites/default/files/images/voto_due.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;79&quot; height=&quot;21&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Mi chiamo Bet. Elisabetta, ma meglio Bet. Lo preferisco. Non Betta. Betta mi fa schifo. Betta &amp;egrave; da cretina. Io voglio un sacco di cose, per&amp;ograve; mai risultare cretina.&amp;rdquo; Elisabetta Corvino ha diciassette anni e frequenta, da ripetente, la terza in un liceo di Torino. Abita a Barriera di Milano, un posto che chiss&amp;agrave; perch&amp;eacute;, si chiede, sta invece a Torino. &amp;Egrave; seduta in un bar e conversa come d'abitudine con Matteo, il gestore del locale, uno dei pochi uomini capaci di guardarla con lo sguardo di chi riesce anche a starti a sentire senza necessariamente sentirsi in dovere di provarci. Poi, dopo aver sfiorato la rissa con due tipi che volevano metterla in mezzo, paga e se ne torna a casa. &amp;Egrave; dicembre inoltrato e fa freddo. Ma lei non sembra accorgersene stretta nel suo maglione con sopra un giacchino striminzito. Si accende una sigaretta e attraversa la citt&amp;agrave; cos&amp;igrave;, assorta nei suoi pensieri. A lei Torino di notte piace, pur non avendo girato chiss&amp;agrave; quanto. Certo, l'idea di mollare tutto e partire zaino in spalla in autostop le ha sempre solleticato l'immaginazione. Ma poi, a ben pensarci, che ci metti in uno zaino? E con i soldi come fai? Magari finisce che ti carica in macchina un maniaco. E poi le lingue. Per carit&amp;agrave;. Con l'inglese che si ritrova. Nel frattempo ha raggiunto la sua abitazione. Un anonimo e squallido condominio di periferia, oramai zeppo solo di stranieri. A lei gli stranieri non danno certo noia. Certo, la ragazza algerina totalmente succube di padre e fratello, che le abita di sopra, la fa parecchio incazzare. Che a volte le verrebbe voglia di urlarle in faccia di darsi una svegliata, di smetterla di farsi comandare a bacchetta da quei due animali. Ma &amp;egrave; tardi e rientrando in casa tocca far posto ad altri pensieri. Sua madre l'attende sull'uscio pronta alla ramanzina di rito. Parla piano per paura di svegliare il suo fidanzato Leonardo, gi&amp;agrave; a letto pronto per ricominciare l'indomani la sua bella e impeccabile giornata da impiegato bancario. Ma poi i toni inevitabilmente si alzano e anche l'uomo si sveglia. Finisce come al solito, con la madre che le urla la sua frustrazione in faccia, con Leonardo che cerca di fare da paciere e con Bet che alla fine tira fuori il suo senso di colpa verso sua sorellina morta, sentendosi per&amp;ograve; subito una nullit&amp;agrave; e maledicendosi per quelle parole che le sono sfuggite di bocca...&lt;br /&gt;Terzo romanzo per lo scrittore torinese Christian Frascella una dellevoci pi&amp;ugrave; interessanti nel panorama italiano degli ultimi dieci anni. Caso editoriale nel 2009 con Mia sorella &amp;egrave; una foca monaca bissato l'anno successivo dall'ancor pi&amp;ugrave; bello Sette piccoli sospetti, arriva alla major Einaudi con un romanzo ancora di stampo adolescenziale, seppur questa volta 'girato' ai giorni nostri. Frascella difatti d&amp;agrave; voce ad una diciassettenne, e con lei ad una generazione intera, - unici esemplari, secondo l'autore, capaci oramai di provare a ribaltare la paludosa e disastrata situazione del presente -, in costante rivolta contro tutto e tutti. Bet, nei suoi Dr. Martens gialli retr&amp;ograve; e con il suo perenne broncio incazzoso sulla faccia, va incontro al mondo incapace di comprendere come possa essere tutto cos&amp;igrave; sottosopra e fuori posto, e sopratutto stupita dal fatto che di questo sfascio pare accorgersi solo lei. Attorno solo gente impegnata a seguire, anestetizzata, una scia invisibile di quiete e silenziosa normalit&amp;agrave;. Madre operaia licenziata, incapace di ribellarsi al suo destino lavorativo, patrigno bancario incapace di scuotersi dal suo ibernato perbenismo, padre egoista e distante, professori ottusi e ingabbiati in un precariato che gli toglie anima ed energia ma sopratutto voglia d'insegnare, politica lontana e ingessata in giacche e cravatte e discorsi tutti uguali mai capaci realmente di arrivare. A lei questo immobilismo fa ribrezzo, carica com'&amp;egrave; di sangue che le ribolle nelle vene. Eppure Bet sembra non trovare gli strumenti e le persone giuste attorno a lei, per indirizzare in maniera costruttiva tutta questa indignazione. Rimane cos&amp;igrave; una ribelle in pantofole, che quando trover&amp;agrave; finalmente la forza espressiva per urlare la sua rabbia &amp;ndash; anche dovuta ad un trauma familiare &amp;ndash; scoprir&amp;agrave; con tristezza che la sua protesta sar&amp;agrave; soltanto strumentalizzata e vana. Frascella costruisce quindi un romanzo credibile che solo a livello di registro mi pare soffra un po', macchiato com'&amp;egrave; da ripetuti e ridondanti clich&amp;eacute;. Il che suona parecchio strano proprio alla luce dei suoi precedenti lavori, dove era stato maestro nel costruire caratteri &amp;ndash; quasi sempre come in questo caso, giovani e giovanili &amp;ndash; ma mai caratteristi. Bet invece, a volte d&amp;agrave; l'impressione di scivolare su questi facili tranelli, di fare troppo il verso a certe serie tv non esattamente memorabili, stile &amp;ldquo;I Cesaroni&amp;rdquo; o &amp;ldquo;I liceali&amp;rdquo;, per intenderci. La causa di ci&amp;ograve; &amp;egrave; forse da ricercare nella contaminazione &amp;ndash; bagno d'umilt&amp;agrave; ammirevole compiuto dallo scrittore &amp;ndash; voluta dallo stesso Frascella in fase di stesura, tra la sua prima versione del romanzo e le esperienze reali di due scolaresche torinesi. Probabilmente questa iniziativa, lodevole nelle intenzioni, nei fatti ha un po' snaturato lo stile sempre caustico e ironico dell'autore. O forse e pi&amp;ugrave; semplicemente, Frascella si trova pi&amp;ugrave; a suo agio con la caratterizzazione di ragazzi della sua generazione piuttosto che con gli imperscrutabili ggiovani degli anni zero. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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