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Creato da griggioclaudio il 25/10/2005

LiberaMente

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Libertà

Post n°34 pubblicato il 22 Febbraio 2006 da griggioclaudio
 

In questi giorni il mondo arabo è sconvolto da manifestazioni di protesta di massa a causa delle vignette pubblicate da un giornale danese ree di ritrarre in modo ironico il profeta Maometto, vignette che sono state poi riprese da molte altre testate giornalistiche e televisive di tutto il mondo occidentale, tra cui l’Italia dove il Ministro per le Riforme è stato costretto alle dimissioni per aver indossato una maglietta con le suddette immagini. Risultato: ambasciate evacuate, chiese bruciate, cristiani trucidati, scontri di piazza tra popolazione e polizie, governi incapaci di arginare i tumulti.

Fin qui i fatti. Come era facilmente immaginabile l’opinione pubblica si è spaccata in due parti: chi condanna tale satira definendola offensiva, e chi, se pur non elogiandola, la considera espressione della libertà che in occidente è stata conquistata dopo molte battaglie e quindi da salvaguardare.

Premetto che trovo inopportuna sia la scelta dei tempi, visto il momento delicato che si sta vivendo in medio oriente (guerra in Iraq, elezione di Hamas in Palestina e il nucleare del premier iraniano con le sue folli teorie), sia la scelta del soggetto. Trovo ingiusto che si prenda in giro il simbolo di una religione, quella islamica come quella cristiana, scintoista o buddista. Si poteva, a mio parere, “scherzare” sugli esponenti politici-religiosi, vari premier, mullah, imam così come si scherza su presidenti, vescovi e professori occidentali. Credo che tutti i simboli divini dovrebbero essere esenti da sbeffeggiature di qualsiasi genere.

Detto ciò bisogna guardare in faccia la realtà. Le sommosse nate nei paesi arabo-musulmani sono di una violenza inconcepibile. Le proteste, sorte ben sei mesi dopo la pubblicazione delle vignette incriminate, sembrano più che altro il frutto di una abile mossa politica che sfrutta la fede delle persone per perseguire obiettivi che nulla hanno a che vedere con il divino.

In tutto il mondo arabo vengono boicottati i prodotti occidentali, vengono assaltati i palazzi delle ambasciate e dei consolati occidentali, bruciate le bandiere dei paesi che hanno mostrato e pubblicato le vignette, ecc. Azioni che sinceramente, se pur violente, possono rientrare nella “sfera di comprensione” come azioni politiche già viste ormai troppe volte in quelle zone. Il fattore che si è aggiunto ad aggravare la situazione è quello dello scontro religioso. Chiese bruciate, preti assassinati e caccia al cristiano sono eventi che hanno alzato i toni dello scontro e che credo debbano far prendere posizione a tutti noi. Non possiamo accettare atti simili. L’occidente accoglie ogni giorno migliaia di clandestini che scappano dalla loro patria per cercare chissà quale fortuna in questa parte di mondo. Vengono sfamati, dissetati, vestiti. A quelli che riescono ad ottenere un permesso regolare viene dato un sussidio, una possibilità che spesso viene ripagata diventando parte integrante di attività criminali. Pretendono e ottengono diversità di trattamento sul posto di lavoro, rispettati i momenti di preghiera, vengono cambiate le abitudini alimentari nelle mense delle scuole, qualcuno ha persino gettato il crocefisso fuori dalla finestra perché si sentiva offeso da quel “corpo tutto nudo”, chiesta la rimozione anche da ospedali e tribunali… Quando arriverà il momento di dire basta? Anche il Papa Benedetto XVI ha invitato a non oltrepassare i limiti della tolleranza. L’europa (scritta in minuscolo volutamente) e l’Italia sono fondate, volenti o nolenti, su radici cristiane, già troppo spesso dimenticate. Non possiamo permetterci di perdere completamente la nostra identità a causa di fanatici seminatori di odio che a quanto pare, viste certe sentenze di tribunali italiani, stanno trovando terra fertile tra i seguaci di una pace a senso unico. Io non ci sto. La Pace non si costruisce con cortei multicolore dove la parola Libertà viene confusa con libertino, dove si alzano fiamme dalle bandiere israeliane e americane, dove si sventolano quelle palestinesi e iraniane o dove si urla “dieci, cento, mille Nassirya”. La Pace, quella vera, si ottiene con il sacrificio degli eroi, con il dialogo e soprattutto con la voglia di cambiare. Non è più possibile accettare condizioni dai terroristi, non è più tollerabile porgere l’altra guancia quando i rappresentanti della nostra chiesa vengono uccisi senza pietà.

Non possiamo dimenticarci che la Libertà in cui viviamo non è stata regalata, bensì è stata conquistata da persone che hanno sacrificato la propria vita, è stata a noi concessa grazie al sacrificio di persone come i ‘Ragazzi del ’99’ che spesso leggiamo nelle targhe di vie e piazze e che pochi si chiedono cosa significhi.

E’ facile scendere in piazza e chiedere la pace nel mondo, se bastasse questo potremo fare cortei perché esca il sole o cada la neve. Se ci limitiamo a questo non otterremo niente di concreto. Dobbiamo innanzitutto ricercare l’orgoglio di essere cristiani, credere in quella che è la famiglia di Dio e soprattutto avere il coraggio di distinguere il bene dal male; confondere le due cose perché si ha paura di essere visti come cattivi o razzisti comporta solo il rafforzamento del vento che soffia sul fuoco dell’odio.

 
 
 

Che brava persona

Post n°33 pubblicato il 03 Febbraio 2006 da griggioclaudio
 

Tratto dal sito di FI...

Francesco Rutelli dovrà risarcire al Comune di Roma le spese sostenute per gli stipendi di vari consulenti esterni all’amministrazione, assunti durante il suo mandato di sindaco a partire dal 1993. Lo ha deciso la Cassazione, confermando il giudizio di responsabilità contabile emesso nel 2002 dalla Corte dei Conti, secondo cui il sindaco poteva utilizzare il personale interno all’amministrazione comunale.

Le consulenze d’oro che, con la complicità dei sindacati che solitamente in casi come questo non rinunciano a far valere i diritti dei dipendenti, erano tanto costate agli ignari romani, oggi costano all’ex sindaco e ai suoi ex assessori, i quali dovranno versare al pubblico erario più di 500mila euro. Una somma ingente anche se inferiore ai 3 miliardi del primo grado, di cui uno attribuito al solo Rutelli.
La concessione di incarichi "ad personam" parte subito dopo l’insediamento della giunta Rutelli  e ne caratterizza lo stile e la gestione. Cinquantaquattro ordinanze del sindaco e undici delibere di giunta per nominare collaboratori, esperti, consulenti di ogni genere e offrire loro compensi invidiabili. Sei di questi sono finiti nell’occhio del ciclone:

1. Segretaria particolare del sindaco (236 milioni di lire);
2. Coordinatore dello staff del sindaco (275 milioni);
3. Coadiutore del primo cittadino nell’esercizio di particolari funzioni (circa 200 milioni);
4. Addetto all’organizzazione della comunicazione diretta tra sindaco, cittadini e associazioni in ambito sanitario (138 milioni);
5. Assistente del capo di gabinetto per la cura dei rapporti con le associazioni rappresentative degli enti locali (circa 125 milioni);
6. Consulente del sindaco nel campo dell’immagine, della comunicazione e delle pubbliche relazioni (122 milioni).
Incarichi ad personam, conferiti – come recita la Corte dei conti – "in violazione dei doveri di servizio e della normativa vigente".
Un drappello di specialisti assoldati nella difficile arte dell’apparire, di cui Rutelli ma anche tutti gli esponenti della sinistra sono maestri: non è importante il fare, quanto l’apparire, a condizione che venga ben comunicato. E’ la politica del manifesto, delle buone dichiarazioni d’intenti di cui l’attuale sindaco di Roma, Veltroni si ripropone ancora come valido rappresentante. Nella discussione dell’ultima Finanziaria Rutelli rimproverò i tagli agli enti locali dichiarando che "queste misure massacrano i comuni, che avranno meno soldi per servizi agli anziani, agli invalidi e a chi ha molti problemi". E prospettò un "autunno magro". Per le consulenze d’oro, senz’altro.

 
 
 

Emancipazione

Post n°32 pubblicato il 01 Febbraio 2006 da griggioclaudio
 

Libertà, emancipazione, autonomia, … ideali che il popolo femminista in anni non così lontani hanno preso come obbiettivi primari per non essere più considerate inferiori ai propri mariti e compagni. Dalla minigonna, primo simbolo di indipendenza femminile, di strada ne è stata fatta molta. In questi anni le donne hanno dimostrato di saperci fare veramente, in casa come al lavoro, ricoprendo cariche importanti sia nel settore pubblico sia in quello privato. Personalmente credo che questo sia un bene per l’intera comunità anche se questo vuol dire ritrovare davanti al banco del frigo del supermercato un numero sempre maggiore di uomini che discutono sulle qualità di un prosciutto crudo rispetto a uno cotto! A parte gli scherzi, scrivo questo articolo dopo aver letto sul sito del “Corriere della Sera” un articolo che mi ha lasciato senza parole e che riassumo brevemente:
A Monza un uomo si è presentato in tribunale per chiedere il divorzio dalla moglie con relativi costi a carico in quanto ha deciso in piena autonomia di procedere all’aborto del figlio che portava in grembo, tenendo allo scuro di tutto lo stesso marito. La sentenza è stata a favore della donna perché tale opzione è prevista dalla vigente legge 194 (molto discussa in questi giorni anche da esponenti di rilievo del vaticano) che prevede la piena autonomia di decisione della madre entro i 90 giorni dal concepimento.
La cosa mi ha lasciato senza parole. Sarebbero questi i risultati reali dell’emancipazione femminile? Personalmente lo trovo vergognoso. Le repliche di personaggi influenti si dividono logicamente in due correnti: chi come me resta basito e nauseato di fronte a certi fatti e chi invece esulta e plaude per questa indipendenza laica che finalmente permette alle donne di escludere il padre naturale da qualsiasi scelta comune, nonché uccide … ripeto uccide quello che fin dal primo secondo (e non 90 giorni) è la più grande magia di Dio.
Sembra strano che in un paese come il nostro, dove il 90% dei cittadini si definisce cattolico-cristiano, gli schieramenti su un fatto simile si dividano in un 50 e 50; questo vuol dire che, se la matematica non è un’opinione, un 40% di cristiani italiani (se prendiamo i risultati del referendum anche maggiore) non ritengono che la vita di un feto sia un valore da difendere se paragonato con la libertà di una donna a non rinunciare alla sua linea, al suo tempo libero, alle sue vacanze, ecc.
Indubbiamente ritengo che questo argomento sia molto delicato e che non siano sufficienti quattro righe per spiegare e risolvere il problema, bisognerebbe parlare di salute, di condizioni sociali, di violenze, ecc… i casi per aprire delle comprensioni di fronte all’aborto ce ne sono e si possono discutere. Quello che invece mi fa rabbia è vedere cortei colorati di persone che chiedono la libertà di negare la vita ad un’altra vita che già vive dentro di loro (scusate il gioco di parole) frutto di un rapporto sicuramente non ordinato da nessun medico, ma voluto eccome!
Infine vorrei vedere una chiesa più forte su questo ed altri argomenti importanti per la fede cristiana, non come in questi ultimi tempi che si lascia zittire e accusare di non rispettare la laicità dello stato. Lo stato è laico e nessuno deve e può metterlo in dubbio, però i rappresentanti della fede abbracciata dal 90% della popolazione hanno il dovere morale e il diritto di poter esprimere il loro punto di vista. Non possiamo correre su una macchina priva di freni altrimenti prima o poi lo schianto è inevitabile, la chiesa ha il dovere di illuminare i credenti secondo le idee e le leggi morali che per 2000 anni hanno accompagnato la nostra cultura altrimenti si rischia un mondo senza morale dove i tabù vengono abbattuti nel nome della “libertà”. Ma siamo sicuri che sia davvero questa la Libertà?

 
 
 

Ha davvero vinto la democrazia?

Post n°31 pubblicato il 27 Gennaio 2006 da griggioclaudio
 

La democrazia nel mondo potrebbe essere considerata come un traguardo a cui mirare per tutti i popoli e tutti i governi. Fino ad oggi questa parola è stata sinonimo di libertà per tutti coloro che, come noi, vivono in essa. In questi giorni però è successo democraticamente quello che forse pochi si auguravano.
Palestina, 25 gennaio 2006. Il popolo è chiamato alle urne per decidere il proprio futuro. Dopo il ritiro incondizionato degli israeliani dai territori occupati e la svolta politica di Sharon, la comunità internazionale sperava compatta nella elezione del partito laico moderato di Fatah per poter continuare il processo di pace che sembrava ormai avviato in medio oriente. Invece è successo quello che nemmeno dai primi exit-poll si poteva immaginare. L’indomani tutte le tv del mondo comunicavano la vittoria di Hamas, ottenuta con una larga maggioranza sui diretti rivali, il tutto mostrato con immagini di giubilo per le strade, bandiere al vento, cortei, ecc.
Fin qui, molti lettori, potrebbero non capire quale sia il problema, potrebbe sembrare un’elezione normale.
Per aiutare queste persone preciso che i militanti di Hamas sono quelli che da ormai troppo tempo si fanno saltare, carichi di tritolo, negli autobus, nelle discoteche, nei ristoranti di Israele. Sono quelli che abbracciano il pensiero del premier iraniano per il quale il paese israeliano dovrebbe essere cancellato dalle cartine geografiche. Sono quelli che esultarono l’11 settembre davanti alle immagini delle Torri gemelle abbattute. Sono quelli che bruciano le bandiere con la stella di David imbrattandole con simboli nazisti.
E’ ovvio che il risultato politico ottenuto in questi territori avrà un peso importantissimo nel futuro assetto della zona e del mondo intero. Quello che certamente farà pensare è che il tutto si è realizzato grazie alla democrazia e alla libertà. Nessun colpo di stato è avvenuto, nessuna violenza è stata commessa, il popolo e solo il popolo ha deciso il suo futuro. Poco tempo fa tutti noi avevamo esultato per il risultato ottenuto in Iraq dalle prime elezioni libere del dopo Saddam, e le immagini di donne e uomini che mostravano con orgoglio il dito indice sporco d’inchiostro (segno di votazione effettuata), avevano fatto ben sperare in un futuro più pacifico sia per i diretti interessati, e di riflesso anche per tutti noi.
La speranza ora resta legata ad una remota possibilità che anche questa fazione accetti di deporre le armi e cancelli dai suoi piani la distruzione del popolo ebraico, altrimenti la strada fin qui percorsa e gli sforzi di uomini, tra cui ricordiamo Giovanni Paolo II, risulteranno vanificati.
Per il momento non ci resta che sperare e pregare perché la ragione trionfi anche nella mente di chi fino ad oggi ha fatto del terrore una ragione di vita.
Speriamo solo che questa democrazia non porti alla morte della democrazia stessa … sarebbe l’ennesimo paradosso di questo terzo millennio.

Griggio Claudio

 
 
 

27 gennaio

Post n°30 pubblicato il 27 Gennaio 2006 da griggioclaudio

Giorno della Memoria

 
 
 
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