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Creato da ipostasideltempo il 13/12/2005

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IL TEMPO

Post n°536 pubblicato il 18 Maggio 2012 da ipostasideltempo

 

Che cos'è il tempo? Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell'uomo. Tra i primi ,Agostino di Ippona, vescovo romano di Cartagine,il più grande pensatore del cristianesimo dei primi secoli, colui che seppe fondere la religione del Nuovo Testamento con la tradizione platonica della filosofia greca, si sentì chiedere un giorno: “Che cos’è il tempo?”. Ed egli rispose: “Se nessuno me lo chiede, io so che cos’è; ma se voglio spiegarlo a colui che me lo chiede, allora non lo so più”.Se c'è un problema che attraversa l'intera storia della filosofia e ne rappresenta un filo rosso, questo è il problema del tempo. Del resto l'uomo appartiene al tempo, inesorabilmente. Veniamo al mondo, trascorriamo in esso un tempo infinitesimo, scompariamo. Vivere e divenire sono legati tra loro. Ma, se è vero che al tempo noi apparteniamo è anche vero che il tempo ci appartiene. Infatti ne disponiamo, quasi fosse un dono, una proprietà da sfruttare o da dissipare. Comunque sia, questa che è la cosa a noi più intima, è anche quella più misteriosa. Niente è così sfuggente come il tempo, così inafferrabile. Per farsene un'idea bisogna ricorrere a metafore, a figure spaziali, per esempio quella dei simboli del cerchio. Tutto nella natura ritorna. Perché lo stesso non dovrebbe valere anche per l'uomo e dunque per la storia? Donde l'ipotesi che tutto è eternamente destinato a ritornare e non c'è mai nulla di veramente nuovo sotto il sole. Eppure l'esperienza che ciascuno fa del tempo è quella di un movimento lineare, dalla nascita alla morte, sempre in avanti e mai all'indietro. Come conciliare le due concezioni opposte? Molti sostengono che non si tratta affatto di conciliarle. Ci sono civiltà basate sull'idea del tempo come eterno ritorno - il mondo classico, pagano -, e civiltà basate sull'idea del tempo come sviluppo da un inizio a una fine - la tradizione ebraico-cristiana. Ma perché non pensare anche a una terza figura, quella della spirale? Allora il tempo apparirà come un processo vorticoso a grandi ondate ritornanti, che ci trascinano via. E la domanda sarà: verso dove? Verso il nulla o verso un possibile senso ultimo? Il tempo è una misura fondamentale per la Terra e per tutto ciò che vi sta sopra, e per ciascuno di noi in quanto individuo che vive questa dimesione; infatti, come sappiamo dalla nostra stessa esperienza, ciò che ci separa dal momento in cui veniamo al mondo e da quello in cui cesseremo di vivere è il TEMPO. Nonostante nessuno e' riuscito finora a dare una definizione precisa del concetto di tempo, sappiamo come misurarlo: prendiamo come unità di misura l’anno, che - a pensarci bene - è un altro modo di definire l’“orbita», ovvero il tempo che impiega la terra, il nostro pianeta, a completare un’orbita attorno alla nostra stella, il Sole. Non sappiamo che cosa sia il tempo, ma il modo stesso di misurarlo ci deve far riflettere: vivremmo di più, sarebbe diverso il nostro ciclo di vita, se vivessimo su un altro pianeta, un pianeta il cui «anno» è più lungo? Saremmo forse «immortali» se ci trovassimo a vivere su un «Pianeta di milioni di anni», proprio come immaginavano i faraoni egizi, che credevano di arrivare in un Aldilà eterno, e di raggiungere gli altri dèi che già si trovavano su quel «Pianeta di milioni di anni»?Dice Barbour: “la nostra nozione di tempo deriva dall’osservazione di questi stati, il tempo è una nostra pura illusione, in quanto che i fenomeni dai quali deduciamo la sua esistenza sono reali, ma Noi li interpretiamo in modo sbagliato per il motivo che le radici del nostro sapere affondano essenzialmente ad oggi in due teorie di fisica definite come: meccanica classica, e meccanica quantistica, che danno una visione non olistica del tutto, e quindi a volte possono anche risultare fuorvianti”.  Il tempo,grande enigma che accompagna la vita su questo pianeta,ma cosi limitato di fronte alla vastita' del creato da renderci cosi piccoli di fronte al mistero della vita.

 

 

 
 
 

DEI DELL'ALTRO UNIVERSO

Post n°535 pubblicato il 12 Maggio 2012 da ipostasideltempo

 

 

L'uomo?Una ricerca che mi appassiona dai miei primi anni di vita.In questa profonda ricerca individuale spesso mi sono trovato ad un bivio:"Da una parte il racconto biblico della creazione,dall'altra ,i principi della teoria evoluzionista."Al centro la prova inconfutabile,la comparsa dell'homo sapiens 200.000 anni fa.In fondo la nostra presenza su questa terra,avra' pure una spiegazione?Secondo la teoria evoluzionista circa 200.000 anni fa un ominide noto come erectus si trasformo' improvvisamente in Homo sapiens,aumento notevolmente la dimensione del suo cervello fino ad acquisire la capacita' di parlare.Ma come accadde improvvisamente dopo 1,2 milioni di anni di totale mancanza di qualunque progresso?Questa anomalia creo' notevole disagio ad insigni scienziati ed evoluzionisti seguaci del Darvinismo.In fondo applicando questi principi,la conclusione logica e'la seguente:noi non dovremmo neppure esistere!Dall'altra parte il concetto religioso di una creazione divina vista con altrettanto scetticismo.Chi riesce oggi a prendere alla lettera la creazione del giardino dell'Eden?In questo connubio di contraddizioni scienza e religione continuano a girare a vuoto in un vicolo senza strada di uscita.Eppure l'uomo e' su questa terra da chissa quanti milioni di anni!Questa ricerca temporale ha portato spesso ad assumere posizioni contradditorie,  confermando parte della storia per poi smentirla successivamente con nuove scoperte archeologiche.La scienza e' arrivata a conoscere usi e' costumi di popoli antichi,,i Maya ,gli Egizi,fino ai Sumeri(popolo che 6000 anni fa si presento' in maniera misteriosa ed improvvisa),cavalcando anche il mito di Atlantide, fino al 1988 quando nei pressi di Glen Rose"Texas"vennero rinvenute,impronte di calzature  umane  accanto ad orme pietrificate di dinosauro.Questa scoperta mandava in frantumi l'intera teoria evoluzionistica di Charles Darwin,la quale sosteneva che i dinosauri si erano estinti circa 64 milioni di anni fa.Nei pressi di quel sito,rivenne alla luce anche un martello costruito dalle mani dell'uomo,rinserrato in una roccia vecchia di 140 milioni di anni fa,questa prova annullava totalmente il concetto di evoluzione,elevato in alcuni settori scientifici a dottrina e dogma intoccabili.Dalla parte opposta c'e la fede:"E Dio disse,facciamo l'uomo  a nostra immagine,a nostra somiglianza.E Dio creo' l'uomo a sua immagine,ad immagine di Elohim lo creo'".Ma l'Adamo della Bibbia,il primo uomo creato circa 6000 anni fa e'in contrasto con la scoperta di Glen Rose!!In tutta questa marea di contraddizioni rimane l'Uomo ed il suo mistero della comparsa su questa terra. E molto diffusa l'idea che Scienza e Fede siano nemiche. Che Scienza e Tecnica siano la stessa cosa. Che lo Scientismo sia nato nel cuore della Scienza. Che la Logica Matematica abbia scoperto tutto e se la Matematica non scopre il Teorema di Dio è perché Dio non esiste. Che la Scienza abbia scoperto tutto e che, se non scopre Dio, è perché Dio non esiste. Che sull'evoluzione biologica della specie umana non ci siano problemi di alcun tipo, ma certezze scientifiche. Che siamo figli del Caos, essendo questa l'ultima frontiera della Scienza. Io credo che Scienza e Fede sono in comunione, non in antitesi ed entrambe siano necessarie per la sopravvivenza dell'uomo .Religione e Scienza non solo "possono" ma "devono" lavorare insieme, soprattutto nei campi fondamentali della pace, dei diritti umani e civili, dello sviluppo dell'umanità. La natura è un «libro scritto da Dio», lo credeva Galileo e lo crede Papa Ratzinger. «La filosofia recente ha proposto immagini per spiegare l'origine del cosmo basate su uno o più elementi del mondo materiale», ha osservato Benedetto XVI. «Una genesi non vista come una creazione, ma piuttosto come mutazione o trasformazione, che implica una sorta di interpretazione orizzontale dell'origine del mondo». Ma per «svilupparsi ed evolvere, il mondo deve prima esistere», in altre parole «deve essere creato dal primo Essere che è tale per sua stessa essenza», è la conclusione del pontefice ,la quale condivido in questa mia conclusione.

 
 
 

GLI APOSTOLI

Post n°534 pubblicato il 15 Aprile 2012 da ipostasideltempo

 

 

 

Da sempre li chiamano “i Dodici”,anche se tra le righe dei vangeli possiamo contarne 13 o forse piu'.Dopo la morte del dodicesimo apostolo Giuda( traditore-suicida) al suo posto subentra un altro “fratello” di lungo corso,Mattia.Se poi vogliamo essere precisi si potrebbe dire che i Dodici erano 14-15 perche' suona male escludere dall'elenco Paolo di Tarso e Barnaba,apostoli di fatto e non di diritto.E poi ,come escludere dall'elenco Giacomo il Giusto “fratello del signore” unico erede della prima chiesa di Gerusalemme?Il dubbio nasce dal fatto che la lista dei nomi riportati nei Vangeli e' tutt'altro che chiara.Il Vangelo di Giovanni ne elenca solo sette.Matteo e Marco citano Taddeo mentre gli altri evangelisti non lo nominano affatto;per Luca,Taddeo e' un tale Giuda di Giacomo,mai citato altrove.Per la Chiesa Taddeo e' solo un mero soprannome di Giuda ,che diventa San Giuda Taddeo.Infine,Giovanni cita un certo Natanaele,oscuro agli altri evangelisti:per la Chiesa ,Natanaele sarebbe il sinonimo dell'apostolo che Matteo-Marco-Luca chiamano Bartolomeo.Rimane la Maddalena:Come collocarla?Secondo la tradizione e’ colei da cui sono stati scacciati sette demoni. Il suo ruolo assume un nuovo significato, molto più profondo, con la sua presenza ai piedi della croce e quando diventa la prima testimone della Resurrezione.Inoltre Maddalena fu la prima a ricevere tra i discepoli un incarico apostolico direttamente da Gesù: portare la notizia della sua Resurrezione agli apostoli. La Chiesa primitiva riconobbe l’importanza di questo episodio e le diede il titolo di APOSTOLA APOSTOLORUM: apostola degli apostoli. Insomma da questi dati non è possibile spiegare la formazione del gruppo dei dodici, con uno sviluppo storico posteriore alla vita terrestre di Gesù,ma si puo' concludere che il Dodici fosse un legame simbolico con il Giudaismo e le Dodici Tribu' e non una scelta del Gesu' storico.

 
 
 

IL VANGELO DI GIOVANNI

Post n°533 pubblicato il 06 Aprile 2012 da ipostasideltempo

 

 

Il vangelo piu' interessante del nuovo testamento rimane senza dubbio quello di Giovanni.Il Vangelo secondo Giovanni ha dato vita a una letteratura sterminata di artisti e insegnanti che lo hanno utilizzato come spunto iconografico del Dio uomo."Abramo vostro padre,esulto' nella speranza di vedere il mio giorno;lo vide e' se ne rallegro'".Gli dissero allora i Giudei:"Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?"Rispose loro Gesu':"In verita',in verita' vi dico prima che Abramo fosse,io sono".In queste parole e' racchiusa la forza di questo Vangelo.Non si tratta forse della replica neotestamentaria,quando Mose' chiede in tono lamentoso:"Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro:"Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi".Ma mi diranno:"Come si chiama?"E io cosa risponderò loro?Dio disse a Mose':"Io sono colui che sono!"In questo Vangelo ci sono molte promesse,ma pone il problema di chi sia colui che promette:Gesu' o l'evangelista?Rimane indubbiamente un documento della chiesa con tutti i crismi-canonico,ispirato,esso stesso ispiratore di tutti i concili cristologici,nonostante corre voce che sia un documento dal tono settario.Infatti fu' l'ultimo Vangelo accettato nel canone biblico a causa delle sue assonanze gnostiche.Per Giovanni,Gesu' e' l'Incarnazione del Logos.Chi ha potuto redigere un Vangelo così differente dagli altri?Questo Vangelo continua a sconcertare,ad arricchire,a far infuriare e a consolare come ha fatto da secoli.Le diatribe sono notevoli:Alcuni dicono che non abbia alcun valore storico,altri sostengono che,sia una fonte importante per comprendere la vita Palestinese al tempo di Gesu',per molti più' affidabile dei sinottici.Chi era davvero questo genio cristiano di tradizione ellenistico-giudaica che trasformo' un movimento settario locale a una religione ecumenica?

 
 
 

eterno conflitto

Post n°532 pubblicato il 31 Marzo 2012 da ipostasideltempo

 

 

Agli albori nebulosi del nascente Cristianesimo, racconti alternativi ai vangeli si contrappongono in una lotta senza pari:vengono rinvenute un corteo di mitiche figure i cui lineamenti imponenti e sovrumani potrebbero popolare le pareti e il soffitto di un'altra Cappella Sistina. Il loro aspetto e i loro gesti, le parti che sono state loro assegnate, il dramma che rappresentano, potrebbe suscitare immagini diverse da quelle bibliche, a cui è stata abituata la nostra immaginazione , immagini tuttavia a noi stranamente familiari e toccanti in modo inquietante. Stessa scena, il tema ugualmente trascendente: la creazione del mondo, il destino dell'uomo, la caduta e la redenzione, la realtà iniziale e quella finale. Ma quanto più numerosi sarebbero i personaggi, quanto più bizzarro il simbolismo, quanto più strane le emozioni!La scena si svolge nell'alto, nel regno divino o demoniaco, un dramma di personaggi pre-cosmici nel mondo soprannaturale di cui il dramma dell'uomo nel mondo naturale non è che un'eco lontano. E tuttavia quel dramma trascendentale anteriore ai tempi, raffigurato nelle azioni e passioni di personaggi quasi umani, desterebbe un'intensa simpatia umana: una divinità sottoposta a tentazione, l'inquietudine che circola tra i beati messaggeri di Dio, la Sapienza fallibile di Dio, la Sophia"sapienza", che vaga in preda alla sua follia, errante nel vuoto e nel buio da essa creato, che cerca incessantemente, che si lamenta, soffre, si pente, dibattendosi verso la materia, soffrendo un ardente desiderio verso l'anima; un Demiurgo cieco e arrogante che si crede l'Altissimo e domina la creazione, prodotto, come egli stesso, dell'errore e dell'ignoranza; l'Anima, impigliata e smarrita nel labirinto del mondo, che cerca di sfuggirne e, spaventata, è respinta dai guardiani della prigione cosmica, i terribili arconti; un Salvatore proveniente dalla Luce dell'aldilà che si avventura nel basso mondo, illuminando le tenebre, aprendo un cammino, risanando la divina infrazione: un racconto di luce e tenebre, di conoscenza e ignoranza, di serenità e passione, di egoismo e pietà, sulla scala non dell'uomo, ma degli esseri eterni che non sono esenti dalla sofferenza e dall'errore. Il racconto non ha ancora trovato un Michelangelo, né un Dante che lo narrassero.Il cristianesimo nei primi secoli è minacciato dallo gnosticismo tanto dall’esterno, cioè da movimenti che si pongono dichiaratamente in posizione alternativa a esso, quanto dall’interno, da gruppi che cercavano d’infiltrarsi in ambienti cristiani rifacendosi talvolta a scritti, come i vangeli apocrifi — cioè non riconosciuti nella Chiesa come ispirati —, ritenuti più autorevoli dei vangeli canonici: questi ultimi raccoglierebbero gl’insegnamenti di Gesù alle masse e avrebbero un carattere essoterico, mentre testi come La Sofia di Gesù Cristo o l’Apocrifo di Giovanni conterrebbero una dottrina rivelata da Gesù ad alcuni apostoli o a discepoli e destinata solo a pochi adepti. La severa disciplina del dogma cattolico ha resistito alla tempesta di quei giorni, e restarono soltanto il Vecchio e il Nuovo Testamento a informare la mente e l'immaginazione degli uomini dell'Occidente. Questi racconti che, nell'ora febbrile di transizione, hanno sfidato, tentato, cercato di alterare la nuova fede, sono dimenticate e la loro testimonianza scritta è sepolta nei volumi di coloro che l'hanno confutata o nelle pire di fuoco,cancellate completamente dalla storia. La nostra arte e la nostra cultura,le nostre tradizioni, sarebbero state differenti, se fosse prevalso il messaggio dello gnosticismo. Dove il l'arte e la poesia rimangono silenziosi, lo studioso deve ricostruire dai suoi frammenti un mondo scomparso e con i propri deboli mezzi riportarne in vita la struttura. Oggi puo' farlo molto meglio ora che in altri tempi, perché le sabbie hanno cominciato a restituire qualche cosa di quanto si e' cercato di cancellare in passato. Tale ricostruzione non ha solo un interesse per l'antico: nonostante tutta la sua stranezza, la violenza fatta alla ragione, i suoi eccessi di giudizio, quel mondo di sentimento, di visione e di pensiero, ha la sua profondità e senza la sua voce, le sue intuizioni e persino i suoi errori, la testimonianza dell'umanità non sarebbe completa. Per quanto rifiutato, rappresenta una porta che si spalanca nell'incrocio di credenze diverse. Il suo splendore getta luce sugli inizi del cristianesimo, i dolori del parto del nostro mondo; e gli eredi di una decisione presa molto tempo fa comprenderanno meglio la loro eredità conoscendo ciò che una volta fu in lotta per contendersi l'anima dell'uomo.

 

 
 
 
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Se esprimete quel che e' dentro di voi,quel che avete vi salvera';se non lo avete dentro di voi,quel che non avete vi perdera'"Vangelo di Tommaso"

 

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"Chi č arrivato a conoscere il mondo ha scoperto un cadavere, e chi ha scoperto un cadavere č al di sopra del mondo."

 

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"Io sono il Grande Fenice, che č in On, supervisore di tutto l'esistente.
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