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Creato da: Pytagoricum il 19/05/2008
Interrogativi senza risposta – sensazioni inspiegabili – realtà oltre ogni possibile comprensione

 

 

Anche alla mia età la perdita del padre. oltre a un grande dolore, crea un vuoto incolmabile

Post n°36 pubblicato il 01 Marzo 2011 da Pytagoricum
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A mio Padre

Il tuo bel viso così aperto

con quel sorriso tuo sincero;

e le sottili mani da pianista,

ma forti nello stringerti

e pur sempre delicate

nelle paterne carezze.

La tua voce, decisa, forte,

ma tanto dolce nel dire;

il tuo parlar così gentile

e prezioso di antico sapere.

L’anima sì nobile e benigna,

colma di genuino ardore,

devota sempre all’impegno

per chiunque avea bisogno...

Senza più memoria di dolore,

sereno navighi il tuo Spirito

sull’Infinito Oceano di Luce

che ti conduca all’Eterna Pace.

 

 
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Critiche alla tesi di fondo del nuovo libro di Stephen Hawking

Post n°35 pubblicato il 21 Novembre 2010 da Pytagoricum
 
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Non è una novità l'universo senza Dio del professor Hawking

Traduzione di Edoardo Terrazzani da The American

Stephen Hawking occupa la cattedra in matematica all'Università di Cambridge che a suo tempo fu occupata niente di meno che da Isaac Newton. Perciò quando Hawking ha dichiarato che le nostre conoscenze fisiche dimostrano che Dio non ha creato l'universo, siamo stati obbligati a prestare attenzione. Riassumendo la tesi di fondo del suo nuovo libro, The Grand Design (scritto con Leonard Mlodinow), Hawking ha scritto che: “In ragione dell'esistenza della legge di gravità, l'universo si crea - e si creerà - da solo e dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui esiste 'qualcosa' piuttosto che 'niente', la ragione per la quale l'universo esiste e per la quale noi esistiamo.” 
La notizia delle affermazioni di Hawking ha fatto in fretta il giro del mondo. Il suo pensiero è stato però tiepidamente accolto da atei da battaglia come Richard Dawkins:” Darwin ha sbattuto Dio fuori dalla biologia”, ha ricordato Dawkins, “ma in fisica tutto rimane più incerto. Stephen Hawking sta cercando di sferrare il ‘colpo di grazia’ ”.
Il cosmologo ateo Lawrence Krauss, con un pezzo apparso sul Wall Street Journal, ha corroborato questa tesi, affermando che se l'energia “positiva” e quella “negativa” sono equivalenti nel nostro universo, allora il nostro mondo potrebbe essere emerso dal nulla.

Andiamo a guardare da vicino. Per quanto l'annuncio di Hawking sia stato largamente trattato come una scoperta scientifica, i suoi argomenti non sono né nuovi né tanto meno convincenti. Hawking confonde le leggi della fisica (che descrivono matematicamente il modo in cui la materia si comporta a certe condizioni), con gli agenti causali.
Piuttosto che spiegare le ragioni dell’esistenza dell'universo, l'idea di un universo ordinato e regolato da leggi come quella di gravità, è una di quelle asserzioni che non ancora ricevuto adeguata dimostrazione. Un matematico di Oxford, John Lennox, ci ha invitato a riflettere sul fatto che “scegliere tra Dio e la fisica, è un pò come se qualcuno ti chiedesse di scegliere tra l'ingegnere aeronautico Sir Frank Whittle (ndt. Pioniere della propulsione aerea a reazione) e le leggi della fisica che spiegano il motore a reazione.” Sono due cose diverse. Hawking sta evidentemente commettendo un errore di categoria.
Secondo aspetto: benché Hawking parli dell'universo “che crea sè stesso dal Niente,” egli impiega la parola “Niente” per riferirsi esattamente al suo opposto. Come fa notare il fisico e gesuita Robert Spitzer, la gravità “ha una specifica costante a sé associata e specifiche caratteristiche, oltre ad avere specifici effetti sull'energia di massa e sullo spazio-tempo stesso. Quella di Hawking è una curiosa definizione di 'Niente'.” Hawking ha fallito nello spiegarci per quale motivo c'è ‘Qualcosa’ piuttosto che ‘Niente’. Egli ha solamente asserito che qualcosa viene da qualcosa. E che quel qualcosa ancora deve essere spiegato. La maggioranza delle recensioni giornalistiche al libro di Hawking ha mancato di mettere in risalto l'equivoco esistente nel suo ragionamento. E di conseguenza, i lettori potrebbero essere condotti a rassegnarsi a un’assurda conclusione: “ la scienza ha provato” che il Niente crea il Tutto. Chiunque possa essere spinto a bersi una tale corbelleria non avrà modo di difendersi anche dal più inverosimile ragionamento. E' come volere negare il principio di non-contraddizione. Se ciò dovesse divenire lecito, qualsiasi cosa potrà essere dimostrata.    
Naturalmente, nell'usare il “Niente” al fine di riferirsi a “Qualcosa”, Hawking si abbandona a un assurdo. Non solo. Ma fallisce anche nel risolvere il problema che egli stesso aveva posto. Sin noti che, la prova che la stessa fisica ha fornito a dimostrazione di sé medesima, ha creato molti problemi al materialismo per almeno un secolo. Nel XIX secolo, infatti, la visione scientifica corrente aveva la pretesa di essere eterna e per questo la domanda avente ad oggetto ‘inizio’ e 'causa' dell'universo era di per sé vietata. Purtroppo la Natura non cooperò nel processo che ha portato alla creazione della prova...
Infatti, incominciando con la scoperta di Ewin Hubble del c.d. redshift (lo spostamento verso il rosso) nelle distanti galassie – la quale implica che l'universo si espanda -  possiamo oggi affermare che l'universo abbia un'età, e più esattamente, che esso abbia un tempo in un finito passato. Da principio, molti scienziati mossero resistenze alla teoria di un “inizio cosmico”, giacché intuitivamente coglievano l'implicazione in base alla quale qualsiasi cosa abbia un inizio, deve avere causa a sé stante che possa giustificare la propria esistenza.

Comunque, sebbene la portata di tali implicazioni teologiche sia mastodontica, la prova di un Inizio – quali il redshift di galassie distanti e la radiazione di fondo -  alla fine riuscì a convincere anche i più scettici. La domanda sull'origine dell'universo è oggi trattata come questione scientifica perfettamente legittima, anche se la risposta più popolare (quella di Dio) è generalmente accolta con sdegno.
A sostegno della prova di un Inizio, scoperte umane quali le leggi basiche dell'universo, le costanti e le condizioni iniziali, sembrerebbe “messe a punto” squisitamente per l'esistenza di vita complessa. A questo punto il quadro si fa un pò spettrale. Persino un ateo come Sir Fred Hoyle ha confessato che sembra molto che qualcosa non dissimile da un “super-intelletto” si sia messo a “giocherellare” con le leggi della fisica. L'effetto combinato di questa prova è abbastanza forte da far venire un attacco di ‘panico metafisico’ a un qualsiasi ‘devoto materialista’. Non c'è unanimità su questo. Scienziati prominenti come Alla Sandage, Charles Townes, Arno Penzias (co-scopritore della radiazione di fondo), e Francis Collins (ex-capo del Progetto sul genoma umano), trovano che le prove addotte dalla fisica e la cosmologia suggeriscano che l'universo sia stato creato.   

Per esserne certi, i termini del discorso diverrebbero pero' raffinatamente molto complicati. Le persone ragionevoli potranno dissentire nel merito del loro significato, questo è fuor di dubbio. Quel che è certo è che, contrariamente ai pronunciamenti di Hawking, la questione è lungi dall'essere stata risolta. 

 
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Post N° 34

Post n°34 pubblicato il 17 Febbraio 2009 da Pytagoricum
 
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PROGETTO 2012

 

Bufale spaziali

 

Navigando nel web mi sono casualmente imbattuto in un sedicente Sito italiano dedicato alla sopravvivenza riguardo agli eventi dell'anno 2012  www.progetto2012.it/   nel quale testualmente si legge:

 
"...Secondo studi da noi effettuati ed informazioni pervenuteci da svariate fonti, il 21 dicembre del 2012 la rotazione della nostra Terra sul proprio asse subirà una fermata che durerà 72 ore per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici. Questa fermata darà probabilmente luogo a eventi climatici e sismici anomali di grandi proporzioni e l'umanità subirà molte perdite.
Detta così è sicuramente brutale ma, senza affidarci ad inutili giri di parole, i fatti dovrebbero proprio essere questi...."

Siamo alla pura follia. Si propongono con un piglio quasi formale neanche fosse un ente collegato alla protezione civile.
Riportando una simile affermazione si dovrebbero citare le fonti, che potrebbero essere gli stessi soggettisti del film di Roland Emmerich che cercano di creare fermento per attirare l'attenzione del pubblico su questa costosissima pellicola che dovrebbe arrivare in Italia l'anno prossimo, quindi probabilmente solo business, niente a che vedere con una antica profezia Maya né con altre più o meno fantasiose previsioni catastrofiche la cui veridicità é tutta da dimostrare.
E ancora trovo:

"... La Terra avrebbe iniziato la sua fase di rallentamento già intorno agli anni '60 del novecento (primi rilevamenti effettuati), un rallentamento iniziale di portata sicuramente infinitesimale, ma che comunque è stato taciuto. Questa lenta frenata avrebbe un andamento esponenziale e non lineare, perciò si avrebbe una fase iniziale del rallentamento quasi "nulla" ed una finale molto accentuata...".

Non occorre aggiungere altro. Tornando con i piedi e con la testa sulla Terra, il nostro pianeta ha un raggio di 6371 km, una superficie di circa 509 milioni di km quadri, un volume di 1083 miliardi di km cubi,  e ha una massa di circa 6 milioni di miliardi di miliardi di tonnellate, ovvero il numero 6 seguito da 24 zeri. Una enormità. Risulta perciò inammissibile che un corpo celeste dotato di una massa così elevata con l'inerzia che possiede possa fermare la sua rotazione, ovvero passare dal suo moto uniforme circolare allo stato di quiete, in una sola cinquantina di anni, quando pur in presenza di azioni fortemente perturbanti ci vorrebbe non meno di qualche millennio!!...
Passiamo a esaminare la ridicola fandonia del rapido arresto della rotazione terrestre e della ripresa rotazione nel senso contrario. Per immaginarne solo lontanamente soltanto uno degli effetti di tale "frenata" proviamo a camminare con una bacinella colma d'acqua bloccandoci di colpo. La maggior parte dell'acqua traboccherà finendo per terra, così come le masse oceaniche traboccherebbero dai bordi continentali invadendo le terre emerse, e solo i monti più alti e gli altipiani dell'Asia centrale potrebbero restare asciutti, mentre tutte le altre terre verrebbero inevitabilmente sommerse e le conseguenze immaginabili. Ma non é tutto.
Di fronte a questa ipotetica "frenata" della Terra, che cosa ne sarebbe poi della Luna il cui ruolo è fondamentale nello stabilizzare l'orbita terrestre? Nel migliore dei casi se ne potrebbe uscire dall'orbita della Terra diventando un pianeta in orbita solare autonoma, ma potrebbe anche perdere il suo assetto orbitale e scontrarsi con la Terra... Diventando così un unico insieme che ingloberebbe molta della massa lunare con perdita totale dell'acqua terrestre che nello scontro sarebbe proiettata quasi interamente nello spazio o evaporerebbe istantaneamente per l'immane calore sviluppato nell'impatto, che in pratica riporterebbe l'ammasso planetario a uno stato magmatico simile a 4,5 miliardi di anni fa!!
Ma senza acqua quello che resterebbe della Terra non potrebbe mai più ospitare la vita. Nessuna speranza. Sarebbe quindi la fine di tutto, quindi nessun evento spirituale o miracoloso giungerebbe ad apportare effetti benefici alla vita umana che non ci sarebbe più e non potrebbe mai più esistere.

  

 
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Post N° 33

Post n°33 pubblicato il 05 Febbraio 2009 da Pytagoricum
 
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Il Linguaggio di Dio

Quando noi preghiamo ci rivolgiamo a Dio pensando o parlandogli utilizzando la lingua che abitualmente parliamo, compresi i dialetti, che per la maggior parte delle persone meglio aiutano a esprimere con pienezza sentimenti e intime situazioni. Come parla Dio, o come ci parla, invece non lo sappiamo, perché all'infuori di Mosé sembra che a nessun essere mortale sia mai stata data questa possibilità. A molti Dio parla, ma in modo indiretto, facendo percepire emozioni, instillando pensieri, idee, suggerendo risposte o talvolta con precisi moniti, ma nessuno, anche tra i santi può dire di aver materialmente ascoltato la voce di Dio e quindi la lingua che parla. I cristiani tra l'altro sovrappongono alla figura di Dio quella del Cristo, che per essi diviene nell'ambito della Trinità la figura di maggior riferimento, il Salvatore, il Dio fatto uomo che con il suo sacrificio sulla croce ci avrebbe assicurato la salvezza eterna, spesso trascurando quella fondamentale che dovrebbe essere quella del Dio Padre, di cui il Cristo sarebbe emanazione e quindi Dio in seconda istanza, scaturito dalla Sua precisa volontà di risollevare le sorti dell'umanità sofferente. Cristo quindi insieme allo Spirito Santo come espansione dell'immagine dell'unico Dio, quello già dagli Ebrei considerato il Dio unico, monolitico, indivisibile, così da escludere altre forme di deità che avrebbero confuso le idee dei credenti già tentati dal più facile paganesimo dei popoli confinanti. Ma tornando alla lingua di Dio, Egli ci parla con il linguaggio del creato, della natura, di tutte le cose che intorno a noi in qualche modo a Lui riferiscono, il linguaggio del creato, un linguaggio incomprensibile per i sordi, ma facile per chi si apre alla voce della natura e del creato, perché basta guardarsi intorno con occhi diversi e ascoltare, che, non una voce stentorea e roboante, ma qualcosa giunge dentro di noi, portandoci qualche risposta che prima non avevamo e neanche pensavamo avesse importanza, quindi identificare e definire il linguaggio del creato, quello che Dio utilizza per comunicarci i suoi messaggi, per dare risposte alle nostre infinite domande. L'universo, e tutte le cose che in esso sono contenute, galassie, stelle, pianeti, rocce, animali e piante rispondono alle leggi del creato, che sono anche le leggi della scienza fin qui scoperte e le altre innumerevoli che ancora la comunità scientifica potrebbe scoprire, perché ancora molto altro potrebbe stupirci prima che un giorno, o forse mai, si possa enunciare il teorema della completezza. Solo allora, dopo aver verificato e dimostrata la completezza delle scoperte nell'ambito del creato e dei limiti estremi della creazione, allora avremo scoperto anche il linguaggio di Dio, e forse anche le ragioni che lo spinsero a mettere mano alla creazione e i motivi che tra tante scelte possibili l'universo e tutte le sue cose hanno assunto le forme che conosciamo e il perché la vita sia sgorgata spontaneamente, quasi fatto ineluttabile al quale la istintiva evoluzione della materia nelle miriadi di aggregazioni possibili non potesse sottrarsi, generando agglomerati molecolari sempre più complessi che miravano soltanto a un obiettivo, quello di conseguire forme di vita intelligente mosse da stimoli razionali, indotte da una logica crescente spinta dalla consapevolezza di esistere. Il linguaggio di Dio é quindi quello della logica, di cui l'espressione più accessibile si evince nella matematica, il cui sviluppo pur molto avanzato è ancora distante rispetto al massimo possibile, ma comunque tra tutti i linguaggi possibili è quello che esprime le ragioni più complesse nel modo più semplice e diretto, perché logica è soprattutto semplicità e razionalità, come l'algebra Boleana, in grado di interpretare le proposizioni logiche fondamentali e per questo motivo si pone alla base dei linguaggi di programmazione informatica. Allora se Dio volesse scriverci una lettera, non dovremmo meravigliarci se la scrivesse in linguaggio macchina, quello che qualsiasi sistema interprete di linguaggi di programmazione può comprendere e tradurre in comandi e istruzioni, per renderci così comprensibile il Suo messaggio. Forse un simile discorso non riuscirebbero a comprenderlo in molti, ma forse è proprio quello che già accade, Dio ci parla ma pochi anzi pochissimi riescono a comprenderlo.

 

 
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PER NON DIMENTICARE

Post n°32 pubblicato il 27 Gennaio 2009 da Pytagoricum
 
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27 gennaio 2009

Il giorno della shoà

per non perdere la memoria di un dramma

tanto orribile che non esistono altre parole

da aggiungere!!

 

 
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Post N° 31

Post n°31 pubblicato il 23 Gennaio 2009 da Pytagoricum
 
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IL MISTERO DEI SOGNI

Il mistero dei sogni rimane qualcosa di veramente incredibile. Come si formano, che cosa li origina, se sono influenzati o meno dalla realtà esterna.

I sogni girano pigramente nella nostra mente ad intervalli più o meno regolari spesso ripetendo le stesse cose che stesso in sogno percepiamo come già viste, vissute, poi ogni tanto avviene qualche cambiamento che ci proietta in una situazione del tutto diversa.
Di nuovo incomincia il solito loop di ripetizione delle immagini fino a quando nel sogno iniziano a sovrapporsi i pensieri reali di cose che non attengono alla realtà onirica ma a situazioni della vita vissuta o che dovremo vivere e risolvere nell’immediato futuro. Così d’improvviso, mentre sto ancora dormendo, con gli occhi chiusi e parte della mente vaga altrove vivendo altre situazioni nella realtà onirica, realizzo che siamo a fine gennaio e la tassa di possesso dell’auto potrebbe essere in prossima scadenza di pagamento. Domattina devo assolutamente verificare.
Ma purtroppo non sempre le cose scivolano in modo così piacevole e normale.
Ieri sera mi sono addormentato con la mente piena di pensieri dolci riguardanti cose e situazioni che amo, desidero, vorrei sognare per viverle come fossero vere.

Allietato dal ricordo riaffiorato di un piacevole brano musicale di Giovanni Allevi, che normalmente stento a ricordare, mi sono trovato nel mondo dei sogni vagando nei ricordi di situazioni giovanili, poi del lavoro e di persone lontane nel tempo che ritrovavo in luoghi mai visti ma dall’aspetto “normale” come un parco cittadino, con aiuole alberi e fiori, un prato verdissimo sul quale giocavano rincorrendosi due cani di piccola taglia ma di razze differenti.
L’ambiente era sereno e nulla avrebbe potuto turbarlo, quando d’improvviso un enorme cane simile a un pastore tedesco di colore quasi fulvo è arrivato nel parco correndo verso i cani più piccoli. Uno dei due cagnolini gli si è parato avnti abbaiando e subito è stato ripetutamene azzannato e mutilato orribilmente, mentre l’altro, invece di fuggire, anch’egli ha cercato di affrontare la grossa bestia che azzannatolo con furia lo ha letteralmente disintegrato.
Lo stato di solare beatitudine antecedente alla drammatica situazione di colpo si è tramutato in una sensazione di orrore e raccapriccio che dal sogno si è trasferita bruscamente alla veglia scosso dall’evento appena sognato, e benché avessi riacquistato la piena lucidità ancora ero sconvolto.
Fortunatamente non ho mai avuto occasione di assistere a qualcosa simile, e talvolta sentendo parlare di di razze canine pericolose utilizzate in combattimento e ho sempre considerato la cosa tremenda e indecente. 
Il pensiero che poi ha preso posto nella mia mente in modo martellante è come si sia creata una visione così nitida e con tale definizione di dettagli da poter essere quasi reale. Come può fare la mente a elaborare simili immagini senza possedere dei frammenti di quella stessa realtà da accostare finemente fino a ricostruire il complesso puzzle che è un terribile incubo. Mi domando che cosa possa accadere nella nostra mente al momento che un sogno inizia a prendere forma e quali fatti, cause, situazioni, possono modificare l’evento del sogno da un esito piacevole o farlo bruscamente svoltare in uno drammatico.
Perché nell’animo di una persona serena e priva di ansie (quale sento di essere), possano generarsi immagini mostruose che non esistono né nella mia realtà né nelle mie paure recondite!? Insomma, vorrei tanto capire quali misteriosi congegni si mettono in moto nella nostra mente quando dormiamo, e soprattutto perché.

  

 
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Ma chi non ha bisogno di Dio!!

Post n°30 pubblicato il 15 Gennaio 2009 da Pytagoricum
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Una quarantina di anni fa, quando imperversava ogni sorta di contestazione contro la concezione borghese della  vita, tra le cose da rifiutare non mancava anche la religione;  quindi condizionato dalle tendenze di quell’epoca, e preso anche dell’entusiasmo delle prime conoscenze scientifiche, mi ero talmente inorgoglito da abbracciare l'ateismo, chiudendo con una religione ritenuta inadatta a dare le risposte che solo la scienza allora credevo potesse dare.
Sicuramente sbagliavo, perché tutte le scienze esatte messe insieme con le loro leggi, postulati e teoremi, non potranno mai rispondere ai bisogni più profondi, quelli dell’anima. Avevo deciso in quel momento solo di non considerare, di trascurare gli  aspetti forse più importanti dell’essere. Col trascorrere del tempo quella mia certezza si incrinò e alla fine presi atto che a non convincermi, non era la esistenza di Dio, ma forse il metodo di indottrinamento che la Chiesa cattolica impiegava per imporre la conoscenza di Cristo e del suo insegnamento. Pervenni così ad una soluzione di dubbio, non più ateo ma agnostico, perché ormai non dubitavo dell’esistenza di un Onnipotente, ma soltanto della validità della strada che mi era stata indicata per incontrarlo.

Una persona onesta, rispettosa e sensibile, pur non credendo nell’esistenza di Dio mai farà qualcosa di contrario ai canonici Dieci Comandamenti, e neanche mancherà di quelle virtù che sono la generosità, pietà, comprensione per gli altri, soprattutto per i meno fortunati, perché se questi valori non li possediamo non esiste religione che ce li può imporre. Stessa cosa riguardo il rispetto e l’atteggiamento verso delle idee degli altri. Come è scorretto fare proselitismo religioso, così non si può fare dell’ateismo una bandiera da sventolare vigorosamente davanti a un contesto di persone che pur silenziosamente può avvertire disagio di fronte a roboanti e trasgressive affermazioni che non possono non intaccare la pur tiepida sensibilità di tanta gente. Non si può dare vita a una guerra ideologica sulla base di supposti diritti civili che presumono una impostazione della vita totalmente indirizzata in senso esclusivamente materialistico, optando per strumenti aggressivi e sconvenienti come la pubblicità sugli autobus.

Quello che maggiormente mi stupisce è che a questa offensiva mediatica abbiano aderito anche i cosiddetti agnostici razionalisti. Ma chi sarebbero? Vorrei vedere quali agnostici possono definirsi non razionalisti, se lo fossero sarebbero dei pigri, ma soprattutto degli incolti indifferenti.
Il razionalismo è figlio del sapere, che allargando la conoscenza origina il dubbio, che pone quesiti che esigono risposte non approssimative, ma razionali. Agnosticismo è sinonimo di cultura, di vasti orizzonti, di sapienza, esattamente l’incontrario dell’ignoranza che significa non sapere, che deriva dal non porsi problemi e quindi non ottenere risposte, rimanendo al punto di colui che non sa, un ignorante. Non vorrei esagerare, ma in quest’ambito mi pare di scorgere l'identikit dell’ateismo integralista, quello bieco e assolutista che si fa pubblicità sugli autobus, che non esita a turbare la sensibilità culturale di tanta gente con differente modo di pensare, che riduce la visione della vita ad un assoluto e ottenebrato materialismo nichilista, dove non esiste alcun’altro archetipo che quello compreso nelle menti ristrette di chi considera il mondo materiale l’inizio e la fine di ogni cosa, un Immanente che invece é soltanto una minuscola cosa nella incommensurabile immensità del Tutto Trascendente.

        

 
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Amore, mente, tempo e anima

Post n°29 pubblicato il 12 Gennaio 2009 da Pytagoricum
 
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L’amore infiamma i cuori. Se si è giovani, tutto è bello e la gioia di amare e sentirsi amati ci dona una sensazione inebriante e incontenibile che ci consente di fare qualsiasi cosa, di vincere qualsiasi ostacolo, nessuna prova è abbastanza dura e difficile se la posta in gioco è l’amore, il nostro amore, la donna che amiamo e che da sempre abbiamo desiderato.

Gli anni dell’amore spensierato durano poco, passano ancora più in fretta e presto ci troviamo nel momento delle scelte di responsabilità. I momenti felici e spensierati sono alle spalle, più frequenti invece quelli di preoccupazione di difficoltà e talvolta anche di incomprensione.
Ormai si è nella dimensione adulta e le responsabilità che ne derivano iniziano a lasciare sempre meno spazio non solo ai sogni, ma anche alle nostre abitudini e purtroppo anche la gioia di amarsi, di condividere una vita insieme, che diventata una abitudine inizia a manifestare il suo rovescio di medaglia.

I tempo passa e procedendo avanti nella vita situazioni ed esperienze, anche se vissute ed affrontate insieme lasciano nella coppia delle impronte sempre differenti che vengono percepite in modo sempre più marcatamente ineguale e lentamente i nostri caratteri, le nostre sensibilità iniziano a divergere, non solo sui grossi problemi, per le situazioni di principio, ma anche nella quotidianità, per le piccole cose legate a comportamenti e abitudini.

Una volta si era un’anima sola, i pensieri si sovrapponevano e l’amore così grande ci faceva parlare con le stesse parole che si sovrapponevano in un riso spontaneo che sgorgava dalla felicità.

Una coppia ormai prossima alla terza età e con oltre trenta anni di vita comune alle spalle spesso non trova argomenti di conversazione e talvolta il confrontarsi su piccole questioni è causa di litigi sempre più frequenti. Ma ci si può separare dopo una vita passata insieme? Forse sarebbe l’unica cosa da fare quando la vita in due diviene un continuo braccio di ferro, una lotta di potere tra due persone una volta legate da un amore profondo e che ora vivono in condizione di totale incomunicabilità e di scontro quasi a 360 gradi.
Una domanda alla quale non riesco a trovare risposta è perché il tempo debba logorare un legame  iniziato in modo meraviglioso, un miracolo d’amore, e come si possa così deteriorare un sentimento vero, non un fuoco di paglia generato da una momentanea e capricciosa attrazione. Come può un amore arrugginirsi fino a morire in assenza di gravi motivazioni, ma solo logorato e inaridito dal tempo che passa, un sentimento vero, profondo, sbocciato dall’identità elettiva di due anime simili, nate quasi per incontrarsi e destinate quasi da sempre a vivere insieme!!!
Il dubbio che mi sorge è che il sentimento dell’amore, che si manifesta in modo unico nell’uomo rispetto a qualsiasi altra specie vivente, sia governata solo da eventi chimici e biologici che nell’organismo e nella mente siano effetto del solo metabolismo cerebrale dell’area limbica, che stimola la produzione di ormoni responsabili degli impulsi emozionali che esaltano la fantasia inducendo meravigliose illusioni che poi si spengono quando il decorrere del tempo rallenta la macchina biologica e l’organismo non è più corroborato da quegli ingredienti fisiologici che potrebbero essere gli unici ad alimentare l’illusione dell’amore.
Un amore quindi solo conseguenza della nostra fisiologia e assolutamente privo di una  componente spirituale che renderebbe veramente nobile l’amore umano rendendolo un vero unico e splendido dono di Dio.
Ma allora se l’amore é conseguente a pulsioni fisiche che cosa ne è dell’anima se viene esclusa da quanto di più bello può esistere nella vita di un uomo, ma esiste veramente l'anima?
E possibile che essa rimanga del tutto estranea  al tale vortice di sentimenti, percezioni, passioni, estasi, e che nulla ci sia di elevato e spirituale in tutto questo se, quando si ama, la prima cosa che viene in mente è di essere in Paradiso?

 

 
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LE FONTI DEL BENE E DEL MALE

Post n°28 pubblicato il 07 Gennaio 2009 da Pytagoricum
 
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Una diffusa concezione presente in alcune religioni e soprattutto in quella cristiana vorrebbe che tutto quanto esiste di buono, elevato, meritorio, lodevole, è situato in alto sopra di noi in cielo, un luogo bellissimo, luminoso, supremo. Tutto quello che invece è brutto, disgustoso, vergognoso, terribile, orripilante è invece situato in basso, in un luogo sottoterra non bene identificato, un baratro spaventoso, una voragine buia.
E’ chiaro che questa rappresentazione metaforica è dovuta alla induzione dei concetti di eccellenza del bene e abiezione del male, perché nell’universo non esiste un basso e un alto, un sopra e un sotto, se chi si trova al Polo Sud, pur trovandosi in basso rispetto a chi sta al Polo Nord, vede ugualmente l’alto sopra di sé esattamente come chi sta al Polo Nord. Il concetto di alto e basso è quindi relativo e vale sulla Terra, ma si annulla negli spazi siderali.
Ma la nostra convenzionale rappresentazione della dislocazione fisica delle fonti del bene e del male esula anche dalla loro effettiva collocazione cosmica, perché pur viaggiando attraverso tutto l’universo non riusciremmo a raggiungere le loro possibili dimore, in quanto, essendo l’universo materiale delimitato da uno spazio curvo confinante con il nulla, ogni tentativo di fuoriuscirne fisicamente alla ricerca di improbabili altri siti sarebbe vano, appartenendo essi alla sfera del trascendente e quindi separati dall’universo immanente da una immensa, invisibile e insuperabile barriera. Il viaggio da fare in quel caso sarebbe di diversa entità.

Meditando approfonditamente sugli eventi della vita, da sempre si riscontra un inesauribile scontro del bene contro il male, ma in questo confronto è purtroppo frequente vedere proprio il male ad avere il sopravvento, angosciando l’esistenza dei singoli e anche l’intera umanità con talvolta terribili eventi, cosa che suggerisce essere il male a essere più prossimo alla dimensione dell’uomo, alla sua vita, al nostro mondo, molto più di quanto non lo sia invece il Bene. Questa considerazione mi suggerisce la visione cosmologica di un  mondo avvinghiato dalle trame del male, attraverso le quali le Forze del Bene penetrano con difficoltà, e solo se riusciamo ad aprire faticosamente un varco allora la Luce del Bene riesce meglio a farsi spazio attraverso l’oscuro sbarramento delle forze del male per gratificarci, come quando nella difficoltà e nella disperazione si cerca aiuto da Chi tutto può, le nostre invocazioni stentatamente giungono in Alto sempre ostacolate dalle spire del male, che, quasi impercettibile guaina, avvolge il nostro mondo per impedirci di essere sostenuti dalla Forza del Bene.
Impossibile perciò credere alla metafora che il male e tutto ciò di peggiore esso rappresenta risieda in basso, sotto terra, nella voragine dantesca. Se così fosse, alzando gli occhi al Cielo nulla potrebbe impedire che le nostre angosce trovino subito un misericordioso sollievo. Nessun baratro oscuro quindi sotto di noi, il male si frappone ostinatamente tra mondo e Cieli, annidato sopra di noi nelle tenebre che sono tra la materia e la Luce dello Spirito.

Per raggiungere ed attingere alla fonte del Bene bisogna vincere le resistenze e gli ostacoli che le forze del male frappongono, non sfuggendolo in una impossibile direzione opposta, perché esso ci sovrasta e ci avvolge, non esiste modo o luogo al mondo dove poterlo eludere, ma solo vedendolo, affrontandolo con decisione e infine vincendo si può meritare il conforto delle forze del Bene.
Il confronto con il male è sempre difficile e talvolta drammatico, perché esso si manifesta nei modi e nelle circostanze più disparate ma essenzialmente tramite i nostri simili e nello scatenarsi incontrollato di eventi naturali. Le insidie dei nostri simili non arrivano necessariamente dall’agguato di un serial-killer, un rapinatore, un terrorista o in un teatro di guerra, anche un solerte funzionario di banca, una avvenente signora, un giovane disagiato o un dinamico manager possono essere veicoli del male. Le situazioni più tragiche si hanno però quando la natura a sorpresa esibisce il suo campionario di disastri e cataclismi, nei quali l’umanità è in assoluto stato di impotenza, potendo unicamente subire le palesi dimostrazioni del male che esplode da un mondo imperfetto il cui  funzionamento, per quanto complesso, é gestito da un sistema di regole non ineccepibili, così legittimando il dubbio che l’universo e le sue leggi non siano opera di un Onnipotente, Essere perfettissimo prototipo di giustizia e misericordia, e neanche plasmato da una fattispecie di platonico demiurgo che, insieme alla sua congrega di arconti, nella reminiscenza di un  pleroma avrebbero copiato le idee da un supposto iperuranio realizzandone una brutta copia sia nell’universo che nella stessa umanità.

Il creatore, al quale tanta gente, identificandolo con l’Onnipotente Essere Unigenito,  innalza suppliche e preghiere, potrebbe essere qualcosa di diverso da quanto molti vorrebbero credere, perché l’Onnipotente simbolo di assoluta Perfezione non poteva commettere errori o negligenze nella sua creazione. L’universo mai sarebbe mai stato originato nell’immane catastrofe del Big-Bang, mai degli astri sarebbero esplosi, collassati e le loro orbite irregolari, perturbate e collidenti, la massa oscura non potrebbe fagocitare quella luminosa, la vita dei suoi figli prediletti mai minacciata dai tremori di un suolo instabile, dai furori meteorologici, dalla violenza del vento e delle acque, o, peggio ancora, vittime essi stessi della propria disumanità.
Il mondo creato da un Onnipotente sarebbe tanto straordinario da esistere in tutte le sue manifestazioni senza il sostegno strutturale della materia, un mondo di sola purissima energia, di perfezione, bellezza, amore... 
Insomma, un vero paradiso.

 
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Si riparte!

Post n°27 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da Pytagoricum
Foto di Pytagoricum

Era da qualche mese che mi trovavo in un momento di totale apatia, non riuscivo più a sviluppare nessuna idea, anzi sembrava che la mia mente si fosse inaridita, e di quanto ero riuscito a esprimre precedentemente nel blog restava solo uno stato confusionale tra preesistenti posizioni e altre di più recente acquisizione. Uno stallo mentale da cui non riuscivo a venire fuori per capire a quali conclusioni fossi giunto, a fare chiarezza.

Rileggevo i miei vecchi post, i commenti ricevuti e le mie risposte, senza riuscire a trovare il minimo spunto per dare in qualche modo seguito a quanto finora ero riuscito a scrivere come libera espressione di idee e percezioni distillate dall’intimo del mio essere.

Alcuni giorni fa un fatto imprevedibile, proprio mentre al computer indugiavo a scrivere il messaggio di chiusura del blog, una lieve scossa di terremoto durata meno di due secondi.
Nulla di grave, solo un minimo tentennamente della sedia e del tavolo, un attimo di angoscia ma nient'altro, nessun danno a persone o cose, due righe sui giornali locali, i telegiornali nazionali non ne hanno fatto cenno, ma tanto è bastato a scuotermi, ricordandomi che siamo un “nulla” in balia di forze enormi e incontrollabili in un mondo, si meraviglioso, ma aldilà delle apparenze forse è incredibilmente molto meno perfetto di quanto si vorrebbe credere. Di nuovo tante idee affiorano alla mia mente e chiedono solo di far muovere le dita sulla tastiera per diventare nuovi messaggi che presto arriveranno.

 

 
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