Creato da mjago il 09/12/2007

Cioccolata con panna

Racconti di mjago

 

 

Settembre

Post n°60 pubblicato il 13 Settembre 2008 da mjago
Foto di mjago

Potrei scrivere di spiagge vecchie e nuove, della riscoperta di una caletta sperduta, di un vecchio amico che non vedevo da molto tempo, della sua ragazza antipatica e saccente, di un Ferragosto passato sotto la pioggia, di una macchina in panne al bordo della strada, di quanto sia difficile trovare un meccanico aperto nella settimana di Ferragosto, della storia di un piccolo polpo che non si voleva far catturare e di quanto poi si sia rivelato saporito fatto ad insalata.
Potrei scrivere di come mi sono preso una mezza influenza appena rientrato dalla ferie e di quante scartoffie si siano accumulate nel frattempo sulla mia scrivania, di come ho fatto a rompere un cellulare appena comprato, di un incendio scoppiato nella cucina di casa e di quanto sia stato fortunato a spegnerlo in tempo.
Potrei continuare a scrivere di Camilla, Corrado e Irene, ma ancora non so se Irene avrà il coraggio di controllare il cellulare del suo ragazzo, potrei raccontare dell’arrivo di Settembre, con le sue ombre lunghe che hanno tanto il sapore dell’autunno.
Potrei raccontarvi della tempesta che si è abbattuta ieri pomeriggio sulla mia isola facendoci prendere un bello spavento, potrei parlare di tutte queste cose o di altro ancora oppure fermarmi, smettere di scrivere e stare in silenzio, ripensando ad un dolce bacio dato sulla spiaggia…

Mi piaci quando taci...
(Pablo Neruda )

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Siccome ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia con il silenzio tuo.

Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.

E sono felice, felice che non sia vero.

 
 
 

CHIUSO PER FERIE

Post n°59 pubblicato il 10 Agosto 2008 da mjago
Foto di mjago


Mjago va in vacanza e spera di tornare riposato, abbronzato e un po' più ispirato.
Buona vacanze a chi passa da queste parti...

 
 
 

Una chiamata non risposta

Post n°58 pubblicato il 06 Agosto 2008 da mjago

"Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…"
(Proverbio popolare)

Racconto ( inizia al post.57)

La sera in cui Camilla era impegnata a tentare di nascondere il brufolo che le era spuntato sul naso, a qualche chilometro di distanza, un ragazzo armeggiava dentro il cofano di una vecchia Fiat nel tentativo di metterla in moto.

- Irene, prova adesso!
- Corrado niente, si accende solo il quadro!
- Non so che dirti, dai lasciamo stare ti accompagno io in albergo!
- Grazie!
- Vado un attimo in Garage a sciacquarmi le mani.
- Tieni le chiavi, fai presto però che sono in ritardo!
- Tu intanto siediti in macchina.

La macchina di Corrado non era certo una vecchia Fiat. Irene la chiamava l’ “Olimpica” per via dello stemma con i “quattro cerchi” (era un Audi), in realtà , come noi tutti sappiamo, nel simbolo del CIO di cerchi ce ne sono cinque, ma lei non è la tipa che sta a sottilizzare. Per Irene le macchine sono tutte uguali, l’unica cosa a cui fa caso è il numero degli sportelli e quella di Corrado ne aveva solo due. Quando le aveva detto quanto aveva speso per comprarla lei era rimasta sbalordita:

“Hai speso tutti questi soldi per una macchina con solo due sportelli?”

Una volta accomodatasi in macchina, Irene avrebbe voluto accendere la radio, ma non sapeva come fare. Corrado sulla sua auto non le faceva toccare mai nulla, nemmeno l’alzacristalli elettrico. Prima di combinare qualche danno, pensò che fosse meglio lasciar stare. Tirò fuori il suo portacipria dalla borsetta e iniziò a sistemarsi il trucco.
Irene studiava lingue, e quell’estate aveva trovato un buon posto stagionale come portiere di notte in un albergo della sua città, erano solo due mesi di lavoro che però gli avrebbero permesso di mettere da parte qualche soldino. Stava insieme a Corrado da due anni, una relazione serena senza particolari problemi.
Quella sera, però, Corrado era abbastanza scocciato, ma cercava di dissimulare il suo disappunto come meglio poteva. Quando Irene l’aveva chiamato perché la macchina non partiva, lui si era immediatamente precipitato da lei, convinto di liberarsi in pochi minuti, invece era passata più di mezz’ora. Con la scusa di lavarsi le mani, si era allontanato ed entrato nel Garage di Irene, frugò disperatamente nelle tasche dei suoi jeans, sicuro di avere con se il cellulare, ma purtroppo per lui si sbagliava!

“ Porca miseria lo devo aver lasciato in macchina!”

Si avvicinò al lavandino del garage, aprì il rubinetto e mentre si sciacquava le mani cercò di tranquillizzarsi.

“Devo stare calmo, ora l’accompagno in Albergo, torno indietro, ritarderò al massimo di un quarto d’ora”

Il cellulare di Corrado si trovava effettivamente in macchina, più precisamente nel bracciolo porta oggetti sopra il freno a mano e squillò proprio in quel momento:

“Drin, drin, drin….”

Irene si fermò, chiuse il suo portacipria e lo mise nella borsetta. Sapeva dove Corrado metteva il cellulare in macchina. Sollevò il bracciolo e lo vide, era ancora illuminato, con la scritta “Una chiamata non risposta”. Lo prese in mano e pensò:

“ Chi sarà ?”

(continua…)

 
 
 

La cavigliera di corallo

Post n°57 pubblicato il 28 Luglio 2008 da mjago

“La scrittura, in fin dei conti, rappresenta un tentativo di comprendere se stessi e mettere ordine nella confusione della propria esistenza. Tutte inquietudini che non tormentano la gente normale, ma solo gli anticonformisti cronici, molti dei quali finiscono per fare gli scrittori dopo aver fallito in altri campi. Questa teoria mi ha tranquillizzata : non sono un mostro, esistono altre persone come me.”
(Isabel Allende – Il mio paese inventato)


Racconto
(Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale.)

“Vacca miseria ma proprio oggi dovevi venire fuori?”
In una bella serata di Agosto, davanti allo specchio del suo bagno, Camilla osservava un brufolo enorme che aveva deciso di sputarle sul naso. Si, non era proprio la sera ideale per farsi uscire quella mostruosità sul viso. Con il correttore cercava di coprire come meglio poteva quel reflusso di una adolescenza ormai finita. Ventuno anni appena compiuti, era in vacanza, come tutti gli anni, in una grande isola del mar mediterraneo. Pur non essendoci nata, sentiva quella terra come se fosse sua, forse perché abbandonare la grande città dove viveva e riposarsi in quell’angolo di mondo,le permetteva di non pensare ai problemi della sua giovinezza e di ritrovare in quell' oasi perduta nel mare un po’ di serenità.
L’università proprio non andava, Ingegneria non era stata una buona scelta, visto che fu sua madre a decidere per lei. Erano sei mesi che non dava un esame, ma non c’era verso di studiare proprio non le riusciva. Alessio, il suo fidanzato, era rimasto a casa in città, stavano insieme da un anno e mezzo, era carino, simpatico ma non lo amava. C’era rimasto male quando le aveva detto che sarebbe partita, per tre settimane, senza di lui. Ma come al solito si era adattato alle sue scelte. Era debole, troppo debole per lei.
Ma quella sera Camilla non voleva pensare ai suoi problemi, all’Università, ad Alessio a sua Madre e nemmeno a quel terribile brufolo sul naso, quella sera, invece, voleva solo pensare a divertirsi.
Aveva tirato fuori dall’armadio la minigonna più corta che aveva, dalla scarpiera le scarpe con il tacco più alto, aveva abbondato con il trucco come faceva raramente e una volta tanto, mentre si guardava allo specchio non si trovò poi così brutta. Quella sera i suoi non erano in casa, erano usciti fuori a cena. Mentre finiva di vestirsi sentì suonare il cellulare, era Alessio, per un attimo pensò di non rispondere, ma poteva essere un' imprudenza, quindi controvoglia accettò la chiamata:

- Pronto? (Camilla)
- Ciao Cami che fai? (Alessio)
- Mi sto preparando per uscire (Camilla)
- E dove vai? (Alessio)
- Esco a cena con i miei, andiamo da amici (Camilla)
- Ah, fai tardi? (Alessio)
- Non so, forse, tu che fai? (Camilla)
- Esco con Alberto (Alessio)
- Scusa ma non posso proprio rimanere, sono davvero in ritardo, ci sentiamo domani? (Camilla)
- Va bene, buonanotte, me lo fai uno squillo quando torni a casa? (Alessio)
- Si! (Camilla)
- Lo sai che mi manchi? (Alessio)
- Si lo so… (Camilla)
- E io ti manco? (Alessio)
- Si, un bacio (Camilla)

Una volta messo giù le prese una morsa allo stomaco, accompagnato da un senso di nausea, un inatteso rigurgito di coscienza che la inquietò più delle balle che aveva appena finito di raccontare.
Finì di prepararsi, si spazzolò con vigore i lunghi capelli neri, e mentre si guardava allo specchio pensò tra a se e se che mancasse qualcosa. Dal suo cofanetto di gioielli tirò fuori un ciondolo di oro bianco, semplice ma raffinato che indossò e compiaciuta disse:

“Così va meglio, ma ancora non ci siamo”

Frugò ancora nel cofanetto e trovò qualcosa che faceva al caso suo: una cavigliera di corallo, che le aveva regalato pochi giorni prima la sua migliore amica per il compleanno. La prese in mano ed esitò un attimo, sarebbe stato il caso indossarla in quella occasione? Forse no, ma era troppo bella e fu così che si materializzò attorno alla sua sottilissima caviglia.
Ora era perfetta.
Sistemò le ultime cose, prese la borsetta ed uscì.
Non chiamò l’ascensore, quando era da sola non lo prendeva mai, scese le scale, due rampe, poi ad un tratto si fermò. Aprì la borsetta:

“Cazzo il cellulare!”

Tornò di corsa a casa, aprì il portoncino, aveva il fiatone, e corse in camera sua, accese la luce e vide il cellulare sul letto, lo prese lo mise nella borsetta tornò indietro e non trovando le chiavi si guardò un po’ in giro e nell’ ingresso con grande sorpresa, sul pavimento in granito rosa, vide la sua cavigliera di corallo! Evidentemente non l’aveva chiusa bene, per fortuna era caduta in casa, si proprio una grande fortuna pensò, si chinò, la riallacciò, trovò le chiavi ed uscì.
Nel viale alberato che percorreva di gran carriera c’era un silenzio irreale, spezzato solo dal rumore ritmico dei suoi tacchi, nessuna autovettura, nessun passante, meglio così pensò mentre tirava fuori il cellulare dalla borsetta. Cercò un numero nella rubrica, lo trovò e fece partire una chiamata, uno squillo e poi riattaccò.

 
 
 

Pamela e il Barbagianni

Post n°56 pubblicato il 20 Luglio 2008 da mjago

“Distrutto nel suo sogno, Don Sebastiano si alzava, riprendeva il suo lume, e volgendosi verso quella massa scura dimenticata in un angolo, diceva solenne: - Tu stai al mondo soltanto perché c’è posto- .
E se ne andava senza nemmeno augurarle la buona notte.”
(Salvatore Satta – Il giorno del giudizio)

Qualche giorno fa...

Come vi ho già raccontato in passato, non passerò certo alla storia per la mia eleganza. Quando esco dai miei classici schemi cromatici e di stile, sono capace di prendere delle cantonate paurose. E c’è sempre una donna nella mia vita - mamma, fidanzata, “suocera” o una semplice amica - che mi domanda se mi sono guardato allo specchio prima di uscire e mi “mette le mani addosso” per sistemare quanto meno il colletto. Sabato scorso, avendo chiesto consiglio, non ho sbagliato abbinamento cromatico, però c’era comunque qualcosa che non andava:

- Mjago, ma ti sei guardato allo specchio prima di uscire? (Louise)
- Ho sbagliato i colori? (Mjago)
- L’abbinamento è perfetto, strano non è da te, però hai il colletto storto! (Thelma)

E mentre Thelma me lo sistemava ribattevo :

- Sai “Thelma”, lo faccio apposta, una buona scusa per farmi mettere le mani addosso da qualche bella ragazza! (Mjago)
- Che scemo che sei, hai bisogno di queste scuse?(Thelma)

“Thelma & Louise” sono due mie ex colleghe di lavoro che qualche volta mi trascinano nelle loro uscite con i loro amici vincendo la “pigrizia sociale” che mi ha colpito in questi ultimi mesi. Hanno abbandonato i loro rispettivi fidanzati storici alcuni mesi fa e si sono date alla bella vita, volando di fiore in fiore alla ricerca di quello più profumato. Non sono bellissime, però sanno come valorizzarsi, e così con una seduta dal parrucchiere, un buona dose di trucco e un vestito che esalti i pregi e nasconda i difetti, diventano persino “appetitose”.
Mentre eravamo in attesa di entrare in un locale, e si parlava del più e del meno, ovvero ci si lasciava andare al “mero cazzeggio”, dal fondo della strada vedo arrivare a velocità sostenuta un enorme SUV grigio metallizzato. Colore, marca, modello e “stile di guida”, mi hanno portato immediatamente a pensare che al volante ci potesse essere un “minus habens” che ahimè conosco molto bene : “Il Barbagianni”.
Lo conosco da più di quindici anni. L’unica cosa che abbiamo in comune è quella di essere stati compagni di classe alla medie, per il resto nulla ci lega, nulla ci unisce e tutto ci divide. Io mi accontenterei di restringere i nostri rapporti sociali ad un diplomatico buon giorno e buona sera. Non so perché a lui questo non basti e non so perché mi debba abbracciare e baciare ogni volta che ci incontriamo. Dopo aver posteggiato in maniera oscena, eccolo che esce dalla autovettura con la sua compagna che ha tanto l’aria da “ballerina di lap-dance”, indossa un vestitino trasparente che lascia poco all’immaginazione, probabilmente in bikini sarebbe stata più coperta. Mi volto, sperando che non mi vedano, ma è troppo tardi!

- Mjago! (Il Barbagianni)

Si avvicina e come ogni volta mi abbraccia, mi bacia, è quel genere di persona che quando ti parla deve per forza metterti le mani addosso, ti tocca, ti stringe, veramente disgustoso.

- Come stai? (Mjago)
- Splendidamente e tu? (Il Barbagianni)
- Tutto bene! Gianni, queste sono “Thelma e Louise” due mie amiche (Mjago)
- Piacere! E io vi presento Pamela la mia ragazza (Il Barbagianni)
- Zao a tutti! (Pamela)

Zao? Si ha detto “Zao”! Effettivamente la parola “ciao” è difficilissima da pronunciare! Delle due l’una o è straniera o i due neuroni che ha nel suo cervello devono essere entrati in conflitto tra di loro per lo sforzo intellettuale!

Il Barbagianni in fondo non è completamente deficiente e che si è chiuso in un “personaggio” da troppo tempo, è praticamente prigioniero di se stesso della sua boria, dei suoi eccessi, del suo egocentrismo. E parla, parla, ti inonda di parole, ti racconta di se di quello che fa, di quello che non fa, di quello che vorrebbe fare, e il sospetto che alla persona che ha davanti non gliene possa fregar di meno di quello che ha da raccontarti non lo sfiora minimamente.

Solo Pamela sembrava interessata alle parole del suo ragazzo mentre fumava con avidità una Marlboro rossa e si tormentava le unghie mangiandosi le pellicine. Una bambolina con i capelli neri molto corti, non molto alta, con un bel viso dai lineamenti delicati ma uno sguardo terribilmente spento. Avrà su per giù vent’anni e vista da vicino ha meno l’aria da “vamp” e molto di più quella di ragazzina, nonostante il trucco esagerato. Mentre la osservavo, la confrontavo con “Thelma e Louise” e mi soffermavo proprio sul particolare del “trucco”. E’ curioso come le ragazzine si trucchino per sembrare più mature e le donne invece lo facciano a volte per sembrare più giovani. Anche noi uomini facciamo lo stesso, con altri mezzi non usando ovviamente i trucchi (qualcuno lo farà ma è un'altra storia), ma mi chiedo alle volte se non sia meglio essere semplicemente se stessi con i nostri bellissimi difetti, invece di andare alla ricerca di ciò che non si è ancora o che non si è più.

Poco dopo il provvidenziale fischio deciso di un vigile urbano richiama la nostra attenzione:il SUV del Barbagianni è proprio da spostare!Saluto la bizzarra coppia e la vedo perdersi nel buio della notte. In fondo a vederli insieme non sono così male e poi c’è posto per tutti in questo mondo…o come diceva Satta c’è gente che sta al mondo solo perché c’è posto?

 
 
 
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