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Carlo Molinaro

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« RisorgereL'esserci »

Il segno inequivocabile

Post n°1124 pubblicato il 09 Aprile 2012 da molinaro
Foto di molinaro

IL SEGNO INEQUIVOCABILE

Quando ero un ragazzo timido testardo e tardo
- cioè ero come adesso, però un po' di più -
e non sapevo mai come provarci con le ragazze,
certe volte sognavo che ci fosse un segno
convenzionale universalmente accettato
per dire «mi piaci, ti bacerei e farei l'amore con te».

Ora lo so che i più scafati smagati navigati,
ovvero i più empatici e intuitivi
fra voi mi diranno che in pratica esiste,
basta saperlo esprimere e vedere.

Eh no, io sognavo un segno chiaro,
inequivocabile anche per i non scafati
e non empatici e non intuitivi:
un segno che se lo fai vuol dire quello,
sicuramente quello.

Inoltre, doveva essere un segno accettato,
praticabile sempre, un segno per esprimere
un dato di fatto, senza fastidi o problemi,
in qualsiasi circostanza.

Faccio un esempio. Cammino per strada
e incrocio una che mi piace,
che la bacerei e ci farei l'amore: non so voi,
ma a me succede anche così, passando,
dopo tre o quattro decimi di secondo di frequentazione.
Ecco, mettiamo che lei è accompagnata
da un padre e un marito e un fratello
tutti e tre pugili o ex pugili
(a volte succede: dicono gli psicologi
che a volte una si sceglie un marito simile al padre;
quanto al fratello, può avere seguito
un'abitudine di famiglia, una famiglia di pugili):
io il segno glielo faccio lo stesso,
e nessuno ha niente da ridire,
è solo la comunicazione di un dato di fatto,
lei e i pugili sorridono e cordialmente mi salutano.

Chiaro che probabilmente in quel caso
lei mi farebbe segno di no
(ovviamente deve essere previsto un segno di risposta,
altrettanto chiaro, direi triplice:
sì / no / forse, te lo dico domani)
- oppure invece sarebbe quel giorno
la grande svolta della sua vita
e mi farebbe segno di sì e i pugili dovrebbero
ritirarsi di buon grado, perché in uno Stato libero
una donna fa quello che le pare.

Ecco, sognavo una cosa così.
Lo so che è un sogno stupido, vabbè.

Tutte le volte che ho provato a dare un bacio
a una ragazza o a una donna per la prima volta
(evento che si è verificato nella mia vita
un tot di volte, la prima il 7 agosto 1972,
l'ultima a tutt'oggi il 10 febbraio 2012:
parliamo dunque di un arco di 40 anni)
non sono mai, mai, mai stato sicuro
di non ricevere in risposta uno schiaffo:
fino al momento in cui le labbra si toccano
e sento che lei ha le labbra contente
io non sono sicuro. In realtà uno schiaffo
non me l'ha mai dato nessuna;
e soltanto, direi a occhio e croce, una su cinque
ha spostato la testa o s'è ritratta
per negarsi: dunque l'ottanta per cento
dei miei tentati baci sono riusciti baci.
Ma questo non mi toglie neanche un grammo
d'insicurezza, perché ogni giorno e ogni donna
è tutto un mondo diverso, ho sempre l'ansia
del misterioso inesplorato
e se questa sia una sfortuna o una fortuna
ci penserò domani.

Probabilmente per questa incapacità di sapere prima
(intuire, empatizzare, percepire?)
da ragazzo sognavo quel segno inequivocabile
con altrettanto inequivocabile risposta.

D'accordo, era un sogno stupido. Che poi non è
che risolvesse tutto, perché se m'innamoro
e faccio il segno inequivocabile
e lei risponde inequivocabilmente no
io col cazzo che mi rassegno:
ci riprovo
e siamo alle solite. A questo proposito
avrei dovuto anche immaginare, da ragazzo,
una regola consuetudinaria accettata
sulla reiterabilità del segno.
Cioè se io le faccio il segno inequivocabile
e lei risponde no
dopo quanto tempo posso sperare
che magari ha cambiato idea
e riprovarci?

Sette giorni? Un mese? Un semestre? Un anno?
Questo da ragazzo non me l'ero chiarito.
Sì, che sarebbe un po' come per i referendum abrogativi,
che se vince il no (il no, attenzione, non l'astensione)
la legge non può più essere referendata
per cinque anni - ma dopo cinque anni
si può riprovare a raccogliere le firme eccetera:
il no del popolo sovrano scade in cinque anni,
quello di una ragazza non so.

Vabbè, cazzate. Era il sogno di un ragazzo insicuro
timido testardo e tardo,
era il sogno di quand'ero
come adesso, però un po' di più.

(È meglio segnarsi sogni che sognarsi segni.)

 
 
 
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