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Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, in qualità video alta, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Chi volesse invece un film unico, lungo quasi due ore, con le prime dodici puntate unite insieme, in qualità video un po' più ridotta ma comunque buona, può cliccare qui su Vimeo. Il film unico si può anche scaricare, registrandosi su Vimeo, una cosa veloce gratis e senza problemi. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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È uscito il romanzo

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IO STO COME MI PARE

nelle migliori e peggiori librerie!

Inoltre, lo si può ordinare qui,

e anche qui, quiquiquiqui. E altrove ancora! A chi sta a Torino consiglio in particolare la libreria Massena 28. A Milano e a Roma c'è nelle maggiori librerie Feltrinelli. Ai librai che non ce l'hanno fatelo richiedere!

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TRE POESIE D'AMORE LETTE IN CASA

 
 
 
 
 
 
 

LETTURA DI POESIE ALLA MASSENA IL 30-XI-2007

Il 30 novembre 2007 ho fatto una lunga e intensa lettura di poesie alla libreria Massena a Torino. È possibile guardare il video della prima parte e della seconda parte.

 
 
 
 
 
 
 

Chi volesse comprare il mio grosso libro di poesie...

Lo so che leggere le poesie qui è più comodo, e sono pure nuove, ed è gratis. Però ho fatto nel 2006 un libro con dentro tutte le poesie da quando sono nato fino al 2006 appunto. Un librone di 592 pagine... S'intitola La parola rinvenuta. Guardate, io ci guadagno UN euro (lordo) per copia venduta, dunque non è quello il motivo per cui lo pubblicizzo, è che mi fa piacere se qualcuno lo legge, lo valuta, lo critica. Chi volesse mai comprarlo trova il modo per farlo sul sito dell'editore o anche sul mio sito. Chi mai volesse... Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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La coppia, il consumo, il capitalismo (alcuni appunti)

Post n°372 pubblicato il 18 Giugno 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Sto notando (non da oggi, certo: è da un po’ che ci rimugino) la grandissima quantità di «intrichi» che ci sono nei rapporti amorosi anche fra giovanissimi. Tipo: lui/lei fa l’amore con lei/lui ma lei/lui è fidanzato/a con un altro/a, che è all’oscuro della cosa. E questo a vent’anni, anche a diciotto, persino a sedici. Gli amori sono molteplici (come a me sembra naturale) ma la coppia esclusiva (monogamica) s’impone come una struttura imprescindibile, necessaria, che viene tenuta in piedi con le bugie: e questo non dopo vent’anni di matrimonio, ma fin da subito, dall’adolescenza. Queste bugie alimentano poi tutto il deprimente copione dell’ipocrisia, della scoperta del «tradimento», dei pianti, delle scenate, degli insulti. Non sarebbe più semplice «decidere» che l’amore è libero, che la monogamia è una costrizione assurda, che gli impulsi sono per loro natura plurimi – e vivere serenamente tutto ciò?

Ma l’altoparlante del sistema continua a rombarci nelle orecchie che la coppia fissa è l’unica strada possibile, che l’alternativa non esiste: anche nelle telenovelas, nel gossip sui personaggi famosi, nei resoconti dei rotocalchi, ci possono essere mille «trasgressioni» ma appunto trasgressioni: il che implica che la regola non si tocca, e la regola è la coppia fissa monogamica, con tutto il suo bagaglio di colpe e di dolori.

Far credere che non esista l’alternativa è uno degli inganni preferiti dal potere. Nel consumismo lo si vede con chiarezza: la gente viene convinta che è impossibile non consumare, che più si consuma più si è felici, e quindi bisogna procurarsi tanto denaro, schiavizzandosi nel lavoro. Che se sei contento passeggiando gratis nelle campagne intorno al tuo paese (dove c’è un infinito da scoprire) non sei figo: devi andare, spendendo tanti euro, con il viaggio organizzato nell’hotel all’altro capo del mondo (dove non c’è nulla da scoprire, è tutto preconfezionato). Che se ti trovi benissimo possedendo tre maglioni comprati usati a Porta Palazzo, sei proprio una merda: i maglioni devono essere dieci, meglio se firmati e molto costosi. E così via. Certo! Se no come fa a reggersi il baraccone del consumo, la grande macchina che produce roba inutile, non sfama gli affamati, ma serve a tenere tutti schiavi?

E la coppia-famiglia è un’ottima unità consumante: comprimendo la libertà, favorisce le compensazioni da shopping. Fino alla disperazione: qualcuno non arriva più alla fine del mese (perché la povertà alla fine ritorna) però non rinuncia a comprare la roba che viene spacciata come di qualità: piuttosto s’indebita, finisce nelle mani degli usurai. Oggi si vendono a rate persino le vacanze: e che non si percepisca l’assurdo di una cosa del genere è significativo. Personalmente, non ho in programma assolutamente nulla per l’estate e sono felice: spero baci, abbracci, scoperte, occhi lucenti, giorni tersi e luminosi. Ma quando mai ci si accorgerà della più evidente delle cose, e cioè che ciò che dà vera felicità è mai comprabile con denaro? I baci che ho li ho gratis, quelli che non ho non li avrei neppure se fossi miliardario.

E qualcuno ieri mi ha scritto che il capitalismo ha vinto e quindi è solo al suo interno che possiamo muoverci. Così, come una verità definitiva. Ma siamo proprio sicuri? Ma chi ce lo vuol far credere? Oh, lo so anch’io che apparentemente non ci sono alternative alla coppia (l’usignolo in gabbia), alla crescita economica infinita (torre di Babele su un pianeta esausto), all’impero del denaro e della finanza (forse il più crudele e meno democratico che sia mai esistito).

Però stai in coppia e ti innamori di altri e ti senti in colpa.

Però compri e compri e sei sempre insoddisfatto.

Però il lavoro e la paura di non averne ti tengono legato a una catena.

E ti fanno credere che a questa merda non ci siano alternative.

E ci riescono: tu ci credi.

Ragazzi, vi prego, smettetela di farvi prendere per il culo. Non ci saranno mai alternative finché non proviamo a crearle, a inventarle. Non trovate che è da un po’ troppo tempo che non s’inventa nulla di nuovo, in questa bella società? Mi sento circondato da borghesi dell’Ottocento: ormai anche i proletari lo sono diventati. Poveri piccoli borghesi infelici, impotenti e rancorosi. Che cominciano già a quindici anni a dire bugie al fidanzato, a smaniare per le scarpe firmate e a preoccuparsi di avere i soldi per comprarle.

La coppia, il consumo, il capitalismo. Macigni immobili per sempre? No, possiamo creare alternative, con la fantasia libera e il coraggio della vita giocata. Che cosa abbiamo da perdere? Forse la nostra lussuosa cella nella grande prigione a cinque stelle?

Abbiamo una vita, non buttiamola nel cassonetto. Via l’anestetico. Torniamo a rischiare.

 

[Nell’immagine: una mia compagna di scuola guarda il mare: foto scattata da me: dintorni di Alassio: primavera 1968.]

 
 
 
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