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Un blog creato da egon_schiele63 il 13/11/2007

UN MONDO CORAGGIOSO

Nessuna aria di mistero

 
 

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GRAZIE !

Il ringraziamento va a una persona speciale  che, sfidando la mia ottusità, ha perso ore di sonno per spiegarmi come costruire questi box. GRAZIE ANCORA!

                    

 

Sono scrittore che prende appunti per il suo prossimo capolavoro
perché ogni viaggio regala spunti ed ogni pagina vale oro
Sono un fotografo improvvisato
che scatta sempre contro sole
sono un misantropo allontanato stanco di uomini e di parole

Sono la borsa dell'emigrante,
sono la stiva del bastimento
sono un eterno moto ondulante
che si fa largo tra pioggia e vento
sono la luce, sono il motore
che esala il suo sospiro estremo
sono soltanto un viaggiatore sempre in ritardo all'ultimo treno

 

LA FESTA ( G.G. ) - SINTESI IN ESCALATION

Son proprio dei poeti gli uomini
son proprio teneri e incantati
non riesci più a strapparli alle loro speranze
ci sono incollati!

Son pieni di energia gli uomini
son proprio sani e scatenati
non riesci più a strapparli alla loro allegria
ci sono incollati!

Son pieni di risorse gli uomini
sono animali liberati
non riesci più a strapparli alle loro emozioni
ci sono incollati!

Son proprio deficienti gli uomini
ormai son proprio devastati
non riesci più a strapparli alla loro idiozia
ci sono incollati…


 

 

SENZA RIFLETTERE

Post n°60 pubblicato il 02 Novembre 2008 da egon_schiele63
Foto di egon_schiele63

La mia prima necessità è quella di avere un paesaggio. Sì, avete capito bene, un paesaggio. Non cerco una meta per le vacanze o una "location" per il week end, ma un paesaggio. Un paesaggio dove trovarmi a mio agio, dove sentirmi abbastanza al sicuro per poter affrontare le incertezze della vita con spirito ottimista, un paesaggio abbastanza ampio per poterci camminare senza annoiarmi troppo e senza perdere la buona abitudine a guardare più avanti del luogo dove possono arrivare i miei occhi; un paesaggio popolato di gente con cui relazionarmi pacificamente ma con sincerità, con i suoi solidi alberi della libertà e del dialogo ma senza assurdi e irraggiungibili alberi della cuccagna né utopistici orti dei  miracoli. Un paesaggio attendibile, verosimile nei suoi tratti essenziali per non potermi perdere, ma non un paesaggio definito, pronto all'uso. Voglio un paesaggio da colorare, in modo da avere la possibilità di crearlo anch’io, di offrire le mie modeste capacità per la causa, per  preparare nuovi spazi per quelli che  verranno  dopo di me o con me a coltivarlo.
Il paesaggio che io chiedo è un progetto, un’idea, un disegno, appunto, una coreografia dello spirito. Una carta geografica verosimile del mondo come vorremmo che fosse, come vorremmo poter costruire, dove le nostre attese e le nostre speranze e le nostre istanze etiche ed estetiche possano trovare casa.
Da cosa viene questo mio impellente bisogno di paesaggio? Viviamo una situazione definita,  una consolidata realtà di un mondo acromatico, grigio, spento.  Un panorama che pare invaso da un gas lattiginoso, a volte tossico, a volte stordente. Un nulla invasivo.
E’ un paesaggio quello attuale che non mi piace, per la mia modesta coscienza è un en plein air  statico, dove la "gratificatio maxima" sono due telefonini pro capite e non l'abbraccio del padre o il profumo del mattino e la città è un assemblaggio di case vuote e non una comunità organica fatta di individualità solidali tra  loro.  Ma è l’unico paesaggio che ci è stato offerto. 
Ho necessità di un paesaggio vero. Da portare in dono ai più deboli, ai più confusi, ai più bisognosi di certezze.. E’ stato  immaginato da molti. Fantastiche teorie  che hanno acceso i cuori di successive generazioni.
La fiamma in quei cuori non è spenta.
E il paesaggio dove poter vivere è ancora un bisogno irrisolto dentro le nostre speranze.

Cervi al Ruscello di Plaisir Fontaine - Gustave Corbet,  1866

 
 
 

UNDERGROUND

Post n°59 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da egon_schiele63
Foto di egon_schiele63

Rumino retorica.
Mastico frasi condite da un' enfasi che non mi appartiene, non scorre nelle mie vene.
E questo modo di "muovere le parole" è quello che voglio evitare perchè portatore di suoni falsi, di elementi discronici che non rappresentano la parte di me che voglio manifestare.
Cerco un pensiero che possa viaggiare tra le corde gioiose di una chitarra, non tra quelle, sì melodiose, ma melense e stoppose di uno zuccheroso violino.
E allora devo chiudere le parole vezzose - che pure la mente produce - in piccole bottiglie con vuoto e contenuto a perdere...
Queste sono le parole che pronuncio sottovoce, che scrivo di nascosto, che cerco tra le fitte pagine dei miei momenti.
Mi riconosco a fatica in questa meravigliosa follia che sa trasformarsi in folle meraviglia. E' una parte di me che riemerge come una vecchia foto sgualcita che scivola da un libro che non sfogliavo da una serie infinite di vite..
Ma sto bene. Sto bene come quelli  che cavalcano  i propri sogni, riuscendo a non farsi disarcionare da quelle  bizzose cavalcature.
Mi accorgo che a volte attendo la sera nella speranza intensa di vedere cosa potrà riservarmi il giorno successivo. Come uno spettatore, nella sala di un teatro, che freme, avvolto da buio e silenzio, nell' attesa che la magia si accenda. E lì prepara il suo corpo alla scarica di adrenalina che l'effetto tanto atteso saprà regalargli.
Io vivo simili sensazioni.
C' è quasi una sottile eccitazione nel vivere quell'attesa. Ognuno ha il proprio sipario.  E ognuno ha una propria luce capace di squarciare quelle tenebre così carezzevoli.
Rimane la notte. Questa. Qui l'attesa è meno vibrante, scevra di carica elettrica... E' lenta la notte. Ti guarda, come se aspettasse da te la prima mossa.
Uno slow interminabile che sfianca l'umore.
Ma saprò dominarla, senza aggressioni. Solo una condotta controllata. Saprò "accompagnarla" alla porta e potrò farla uscire come un ospite indesiderato.
E poi un nuovo giorno e una nuova attesa.
Per una notte da amare.

Giorgio De Chirico - L'enigma dell' oracolo, 1910

 
 
 

DUE PENSIERI

Post n°55 pubblicato il 07 Ottobre 2008 da egon_schiele63

Stamattina andando al lavoro ho sentito davvero freddo.
Si, in moto alle 6,15 la temperatura era proprio  bassa e la mia camicia in cotone poco contrastava quel senso di frescura improvvisa..
L'autunno è una stagione che non amo particolarmente ma neppure detesto.
Mi infastidisce un pò l'idea che la notte piombi all' improvviso sulla mia testa.
Mi vengono subito alla mente primi pomeriggi col cielo color cobalto, che pare uno smalto posato sul piatto argenteo del mare ormai orfano del vociare dei bagnanti.
Ma l' autunno mi colpisce soprattutto  per i colori che lascia nei viali del mio ospedale: ruggine, verde scuro e giallo. I grandi alberi che costeggiano i percorsi interni paiono stanchi individui vestiti in tuta mimetica. Vecchi soldati, testimoni di battaglie centenarie, pronti ad andare ancora una volta in guerra contro l'inverno che presto arriverà a sconfiggerli per l'ennesima volta, e li spoglierà di quell'ultima divisa, lasciandoli nudi a combattere le intemperie.
Mi capita di passare vicino ad un antiquario che ha il negozio vicino a casa mia.. e lì vedere una piccola statua in avorio che rappresenta due cigni che eseguono una specie di danza forse propiziatoria per l'accoppiamento. L'armonia dei movimenti, la tensione delle strutture muscolari, molto realistica attira implacabilmente il mio sguardo e la mia attenzione. Un lucido biancore le toglie spessore e ne rende indecifrabili i confini nello spazio. Mi piace davvero quella minuscola opera. Mi strega d' incanto come lo sguardo acceso di una  mia donna ideale. Ogni volta mi riprometto di acquistarla ma so che non lo farò mai.  Il suo destino è quello di incasellarsi nella mia personale collezione di rimpianti. Mi piacerebbe averla e mostrarla alle persone a cui voglio bene. Sapere cosa ne pensano di questa imagine tridimesionale così capace di catturare il mio pensiero.
Ogni cosa che  piace e  stimola è inevitabilmente da condividere. La bellezza nascosta nel buio dei nostri pensieri è come una luna perennemente in eclissi.

 
 
 

SCRITTO NELLA POLVERE

Post n°54 pubblicato il 20 Settembre 2008 da egon_schiele63
Foto di egon_schiele63

Sabato di pausa.

Pausa di riflessione.No, per carità,   niente riflessione, solo pausa e basta. Se ci metto dentro la riflessione questa giornata sarà ancora più complicata. Ho diritto o no a una giornata di pausa vera? Una pausa durante la quale la mente e l’anima riposano, avendo esse gli stessi diritti del corpo a riprendere forza, a ricrearsi e rigenerarsi? E poi il mio corpo non è affatto così stanco come la mia mente. La mia mente scricchiola, il mio corpo resiste.

. La pausa di riflessione è ormai anacronistica, se non antistorica. Andava bene in altre epoche, quando il corpo dei più faticava e sudava e si consumava in dure ore. Allora il pescatore si accomodava su uno scoglio e si prendeva la sua pausa di riflessione contemplando il cielo stellato, dimenticando la prigionia del mare  e gli studenti andavano in piazza e riflettevano tutti assieme appoggiati pigramente al muro  inondato dal sole dell’ultimo pomeriggio cercando la chiave di una vita ancora socchiusa. Riflessioni oneste e sane in un giorno ibrido come è il sabato che li abbracciava tutti in attesa della festa. Riflessioni vere.

“Questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia”, diceva Leopardi.

Questo mio sabato è un tappeto arrotolato. Un  soffice piano di colori buttato in soffitta.

George Inness, Sunset at Monclair  1885

 
 
 

BERLINO!

Post n°53 pubblicato il 01 Agosto 2008 da egon_schiele63

                                                                    

"A Berlino ci sono stato con Bonetti... era un pò triste e molto grande.."  cantava Lucio Dalla nei primi anni 70.

In realtà la capitale tedesca oggi appare sempre grande, al limite del mastodontico, ma sicuramente ha perso ( in gran parte ) quel grigiore opprimente e deprimente che la privava di ogni allegria e vitalità agli occhi di chi vi si immergeva in quegli anni.

Berlino mi ha abbracciato in questo caldo luglio come una padrona di casa che, rimessasi in piedi da una lunga e logorante malattia, ora si sente forte sulle gambe e percepisce di avere molto da offrire al suo occasionale ospite.

La storia recente della nostra civiltà l'attraversa e la fende come una lama affilata mostrando chiare le cicatrici che ha causato ma permeandola di un fascino ( anche al limite del roboante, in alcuni casi ) che la rende forse unica nel panorama geografico mondiale.

E' una città in continua metamorfosi. "Se Parigi è sempre Parigi, Berlino non è mai Berlino" dicono da quelle parti. E la capitale germanica, con questa sensazione di "precarietà continua" che propone, riesce a destabilizzare l' osservatore che si sente  infilato in un immane caleidoscopio pronto a cambiare colore e sembianze in rapida successione.

Sento la necessità, ora, di socchiudere gli occhi e, se possibile, provare a cercare di ricordare tutto quello che ho visto e magari anche quello che non sono riuscito a vedere, con una acrobazia mnemonica che affonda le radici nell' impossibile,  e, chissà, ritrovare così quello che ho perduto, snobbato, sottovalutato, abbandonato, eluso delle immagini di una città-mostro che è riuscita a essere Fenice di se stessa.

La gente mi è apparsa silenziosa e cordiale.  E fa una strana impressione vedere come mostrino, tutti con il naso all'insù per godersene gli effetti,  assieme meraviglia e orgoglio; come prontamente quella città se la siano  ripresa dagli artigli feroci della storia e se la mostrino  l'un l'altro come per dire: “Vedi, l'ho fatta anche io”. Perché è proprio così, in fin dei conti, se la son fatta loro. E mi viene da chiedermi come sia gente strana quella gente là. Come sia strano il fatto che quelli dal naso all' insù, o i figli o i nipoti, che hanno visto trasfomare una massa informe di sinistri detriti in un coacervo unico al mondo di colori e architettura fuori da ogni logica di urbanizzazione, la vivano con la tranquillità di chi adagia la propria esistenza in piccole delegazioni periferiche o in ridotti centri di provincia. Se c'è una cosa che Berlino ha saputo mostrarmi  è questo suo saper essere una città di sonni e una città di guizzi, una città di bellezze mozzafiato ma anche  una città di piccole brutture incomprensibili . Sempre diversa in un modo e nell'altro, opposta oggi a come era ieri. Una città con la grande fortuna e la tremenda disgrazia di dover stare sempre lì a scegliersi un destino.

                                                                      

 
 
 

CANTILENA

Post n°52 pubblicato il 30 Giugno 2008 da egon_schiele63

La notte mi scivola addosso, nel vivido alone,

lasciandomi preda di gelide luci violacee che segnano il tratto di queste corsie.

Silenzi notturni che chiedono giusta attenzione,

la mente però non risponde, distratta da cose non mie 

che danzano intorno ...

Sonora, è presente la voce felice di questa giornata

che fende gli strati del cielo per far da contorno 

e che ancora si lancia a sfiorarmi l'udito...

Ancora ti sento.. la notte di viola velata 

allenta lo sforzo di queste memorie che tornano a offrire quel suono svanito...

socchiudo anche gli occhi per dare al ricordo passivo

la piena assistenza di ogni mia parte... la voce ritorna portando emozioni,

la sento ... la vivo...!

E ancora, mi accorgo, che vibro davvero..

ritrovo puntuali emozioni perdute,

bagliori reali ingoiati dal nero..

Dei piccoli lampi che cerco da tempo,

che danno una scossa vitale

a tutto il mio corpo sopito da un vivere lento...

Che bello lasciarsi un pò andare..!

Aprire le grandi finestre per fare passare quel vento,

giocoso e invitante, che sa ravvivare,

togliendo gli strati di polvere intrisi di soli ricordi....

In certi momenti mi pare di essere un piccolo bimbo

che ha avuto certezza che esiste il Natale,

che il sogno ritorna, che può riposare la notte nel limbo

perchè il suo pensiero non va sperperato...

può stringere al cuore quel sogno vitale

e dormire sereno e beato.

Adesso, comunque, riprendo il mio giro,

che, lento e deciso, si infila  in quel buio infiltrato di viola 

lanciando più occhiate furtive a quei  letti che sembrano zattere in mare..

ma tutto è silenzio... Silenzio?

Rimane una voce che fluttua soltanto nel mio meditare...

nessuno la sente...

mi pare sorrida, e ammesso che sia...

mi chiama per nome,

che faccio..mi giro? No, mantengo la via ...

Ma  ancora si sente... sorride davvero

e allora, incosciente, in questo percorso di vero disagio

che ogni mezzora mi tocca affrontare... mi lascio fermare 

e, quasi subendo il contagio,  

distendo il mio viso

e, immerso in quel viola e in quel buio, ricambio il sorriso.

 

 

 
 
 

COLPI  DI  FIORETTO

Post n°51 pubblicato il 22 Giugno 2008 da egon_schiele63

Poco mi interessa...piacere a tutti i costi. Non mi attira entrare nelle grazie delle persone; non mi stimola avere l'attenzione di chi, più o meno in maniera ravvicinata, gravita attorno al mio centro.
Ma certe persone, non so.. hanno una luce particolare..Nutro vera ammirazione. Il loro fascino mi abbaglia come un faro nella notte. Per mille motivi. Cultura, simpatia, profondità intellettuale. Non scivolano via... come invece accade generalmente con chi sfiora il percorso della mia esistenza.
Sono davvero poche, queste persone.
Qui ho incontrato qualche individuo che possiede quella luce. Ed in alcune è addirittura più intensa.
Ho incontrato persone qui delle quali ho avuto la percezione di sentire il profumo dei pensieri..  Strano vero? Eppure  vi assicuro che è così..
Forse perchè cerco di raccoglierli attivando tutti i sensi.. perchè non meritano una considerazione superficiale, una attenzione sommaria..
Certi pensieri meritano una rilettura ripetuta mille volte.. Ripetuta finchè da quelle parole che vengono regalate non emerga una dolce sensazione odorosa.. Un profumo che sia la sintesi di certe  ineguagliabili essenze. Gli odori fanno parte della nostra vita. Come la musica appartengono al mondo dell' ultrasensibile e sanno portarci senzazioni, emozioni, ricordi.
In questi pensieri emergono profumi intensi e diversificati.. ora di mandarino, ora di vaniglia, oppure di alloro o di foglie di tè.. E io li respiro .. li respiro chiedendo ai miei polmoni di fare uno sforzo in più per non farmene perdere gli effetti inebrianti. Sono profumi mai amari o pungenti..ma sempre dolci e gradevoli, anche quando sono nascosti tra le righe di momenti meno felici..
Ma la dolce fragranza di quei piccoli odori non è determinata dal contesto dei pensieri espressi ma dalla qualità delle menti che li producono.
Da certi pensieri profumati pesco a piene mani per non far mancare mai alle mie giornate i mattoni necessari a costruire la gioiosità della vita.
(Edgar Degas - Ballerina con Bouquet, 1877)

 
 
 

CHIAROSCURI   E    RESPIRI

Post n°50 pubblicato il 20 Giugno 2008 da egon_schiele63

La notte scorre.
Il caldo comincia a incombere. In alcune zone del reparto è davvero pesante. Ma ancora più pesante  è il fatto che da qualche giorno hanno installato l'aria condizionata. Non regolabile. Sempre al massimo. Che però funziona solo in alcuni ambienti ( es. nelle camere dei pazienti, in alcuni studi medici ). Nella sala riservata agli infermieri ovviamente no. Per cui ci troviamo a transitare da zone caldissime e umide ad altre francamente fredde.. Come frenetici cuochi di un ristorante che dai vapori infernali della cucina devono passare ai gelidi afflati della cella frigorifera..
Vabbè.. non è di questo che desidero scrivere questa notte.
Stasera, qui al pc,  ho parlato di viaggi con la Scintillina ( sempre bravissima a coinvolgermi emotivamente ) e siccome il viaggio è l'anticamera del sogno mi è venuta voglia di guardare  alcune foto che ritraevano i luoghi da noi citati ( Dio salvi Google ! ).. Era un modo per sentirsi ancora più vicino a quei sogni, per sentirseli maggiormente dentro.
Ho trovato foto che mostravano i paesaggi e gli ambienti che abbiamo considerato: la Bretagna, Mont Saint Michel, la Provenza..
Foto tutte molto belle. E' doveroso dirlo.
Guardando tutte quelle figure, così belle e attraenti, mi sono venute spontanee alcune valutazioni.
Entrare in contatto con queste immagini significa andare oltre al semplice significato di percezione. Secondo me si entra in contatto con un mondo che "ci viene incontro" .. (quindi non siamo noi che andiamo incontro a lui)..   la fissità    dell' immagine non impedisce questo movimento, percettibile solo a chi raccoglie in sè la sensibilità dell' universo fenomenico.
E' una realtà che si manifesta..  che si apre come un fiore che sboccia con movimenti lentissimi ma continui, per offrire alla vita un falò atermico di policromia.
Quando immagini come quelle che ho trovato hanno la possibilità di colpire lo sguardo, si giunge alla condizione di non poter più distinguere quello che è animato da quello che non lo è.. come se quelle immagini contenessero in sè una sorta di animazione interna che li rende, per occhi dalla raffinata sensibilità, momenti di vita reale della quale anche noi, come osservatori, facciamo parte.
Mi sembra però che in questi tempi vi sia una generale "stanchezza" verso la cultura estetica. Come se che il culto del bello stesse via via avvizzendo, forse perchè sempre  più privo di quel lievito, quel concime, quell' humus che garantisce  la crescita della volontà di avvicinarsi  al fascino del sensibile. Non so dire se sia un fatto definitivo o transitorio..  Io cerco di circondarmi di persone che possano fornirmi stimoli continui attraverso la loro presenza, le loro proposte, le loro creazioni per soddisfare la mia sete di percezione estetica.
Amo molto guardare, come stasera,  le immagini di luoghi che mi vengono suggerite , come amo ascoltare certi brani che mi vengono proposti, o opere d'arte che mi vengono segnalate. Il mettere a disposizione di altri, i tesori che possediamo e conosciamo finisce, proprio per la coscienza di adesione e scambio reciproco, per creare un intenso "vissuto comune"  permettendo alla percezione di uscire, quasi per magia, dalla iniziale peculiarità del sensibile soggettivo.
Questa capacità di cogliere oltre l'individuale, che contraddistingue questi incontri, si verifica grazie al "sentire"  insieme e alla disponibilità reciproca di assumere gli elementi comuni.
Ci avvicina e ci unisce l'intensità della percezione, l'unica possibilità che l'uomo possiede per allargare i propri orizzonti.
Sono molto grato di ciò a tutti quelli che mi propongono il "loro universo", grande o piccolo che sia. L'avvincente cammino che, con me, queste persone care hanno intrapreso attraverso il sensibile reso comune è un serbatoio inesauribile di emozioni.
( Edouard Manet - Il Pifferaio, 1866 )

 
 
 

LA SCINTILLA

Post n°49 pubblicato il 10 Giugno 2008 da egon_schiele63

E' bello ritrovare le persone che ti stanno a cuore, anche qui dentro.
Questa sera, ad esempio, è stato bello e importante trovare, anche se per poco, la luce abbagliante della Scintilla. Ti ringrazio, Scintillina. Mi hai rinfrancato dopo un pomeriggio di pensieri tormentati.
Sai, passavo un momento un pò così.. come a volte mi capita. Ero solo, senza cose particolarmente importanti da fare.. e allora ho iniziato a viaggiare negli angoli della mia memoria, per trovare riparo da un pizzico di malinconia.
Viaggiare nella propria memoria è un pò come visitare un museo. Tante camere.. tanti oggetti da vedere. Per alcuni di questi ti soffermi volentieri... per altri meno.
Rivedi i tuoi anni. Li valuti. Ci sono i soliti, immancabili, piccoli particolari che ti rimandano a momenti più o meno lontani. Gocce di memoria, dice la canzone nota. Si, gocce di memoria. Da alcune di queste gocce ti vorresti riparare per sempre... ma non ci sono mai boschi abbastanza fitti per proteggerti definitivamente. Certe gocce, in un modo o nell'altro, ti raggiungono sempre.
Una cosa che non amo sono i rimpianti. Infatti non ne ho molti. Ma certe gocce... certe gocce non ti danno  scampo; ti regalano rimpianti con i quali non puoi combattere, ma puoi solo rassegnarti a convivere con loro.
Certi ricordi ti colpiscono alla pancia, come le note tristi di un carillon. Come le discese sull'ottovolante. E allora torni indietro con la tua mente, verso giorni lontani. Giorni di entusiasmo, che ti hanno lasciato un segno dentro. Però.. che giorni quei giorni!  Quei momenti che non torneranno, anche se pagheresti tesori per riverne anche frammenti . Non possiedo nulla di così importante da poter scambiare con una manciata di quei minuti. Non li rivivrò.
Ricordo che non lontano dal padiglione dove lavoro, fino a pochi anni fa trovava posto una aiuola rigogliosa. Due file di bouganville, una palma maestosa, fiori colorati dei quali non conosco la specie. Da qualche tempo non esiste più. Una grande colata di cemento e ora quella zona è diventata un parcheggio per le ambulanze.
Ecco, Scintillina cara, penso che anche i fiori che abbiamo dentro possono essere sepolti dal cemento. Cancellati.
Eppure in certi momenti ti sembra che il loro profumo sia così forte da sentirlo ancora inebriare le tue narici. E allora lo aspiri..lo aspiri, per spingerlo fino ad accarezzarti il cervello.... Ma non c'è più nessun profumo. Non c'è più nessun fiore.
Solo gocce di memoria.
Un bacio.
( William Turner - Pioggia, vapore e velocità, 1844 )

 
 
 

CALICI

Post n°48 pubblicato il 02 Giugno 2008 da egon_schiele63
Foto di egon_schiele63

Era una ragazza normalissima, non bella e forse neppure interessante, quasi invisibile. Teneva sempre nel  braccio diversi libri tenuti insieme da una vecchia cintura elastica. E sempre sonnecchiava appoggiata al muro, seduta sulle panche sconnesse della sala d’aspetto della stazione. Stanca, a volte anche leggermente sudata dopo una corsa affannata per la paura di giungere in ritardo,  aspettava, come tutti noi  l'arrivo dell’accelerato per Brignole per dare corso alla sua giornata scolastica. Era così tutte le mattine. Come se ci si risvegliasse sempre nello stesso giorno.      E ogni mattina speravo che mi rivolgesse una parola o anche un semplice sguardo. Ma non accadeva mai e non sarebbe mai accaduto.

Poi il treno arrivava, la gente si avventava sulle portiere, furente di ritardo, di freddo e di scontento. E lei veniva inghiottita dalla calca che la cancellava d’ incanto dalla mia vista, facendola sparire, come un antipatico gioco di prestigio.

A volte, prima che scomparisse, la vedevo sorridere  con quel suo sorriso minuto e riservato. Un grumo di irresistibile dolcezza, un bocciolo di tenerezza così limpida da sembrare irreale, buttato su un sedile macchiato dell’ ennesimo treno perduto.

Era ogni mattina lì, nel cuore di una vita che non ho mai conosciuto e non conoscerò mai, ma che posso solo immaginare oltre la soglia del suo silenzio. Aveva un fidanzato? Un ragazzo che l’amava  e magari l’aspettava, ansioso, al termine del suo quotidiano viaggio?

E quel suo viaggiare ripetuto – uscire di casa, prendere l'autobus, scendere dall'autobus, prendere il treno, trovare un buco dove sedersi e poi di nuovo tutto quanto all'incontrario dopo l’uscita dalla scuola, sempre  da sola, aspettando in silenzio che la mattina dopo quella giostra ricominciasse a girare - segnava ogni giorno la scoperta di un nuovo me stesso.

Ero attratto da quella ragazza   non bella, non affascinante, non interessante. Non avevo mai provato, forse,  in quell’età così immatura per me, altro sentimento più sofisticato, più attinente, più sottilmente morboso di quello che sentivo prendere forma per lei. Arrivo a dire che forse l’ho amata. Un amore acerbo, in totale gratuità, partecipando alla sua vita per quei pochi, veloci minuti in attesa del treno, ma in modo così profondo come solo la parola “amore” può renderne giustizia.

Forse è ridicolo, forse è irragionevole, lo so. Sembra  un peso insostenibile voler bene a chi incontri per strada, quando ancora ti chiedi dubbioso cosa significhi voler bene.

Pierre August Renoir - Blonde nude, 1882

 
 
 
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DADO ( DA IMMAGINARE CANTATE )

para-Battiato

..gesuiti..euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori.. della dinastia dei Ming!........ Cerco uno spacciatore più conveniente..................................

para-Pupo

gelato al cioccolato, dolce e un pò salato.. me sa che non era mica cioccolato..

para-Carboni

Dove voli, farfallina.. ma lì ci vanno le mosche.. dove farfallina.. quello  è il gelato di prima......

para-baglioni

E fermarsi a giocare con una formica..senza rendersi conto che era uno scorpione.... senti freddo anche tu, senti freddo anche tu.. me sa che t'ha punto!

para-Jovanotti

Nei tuoi fianchi sono le alpi.. nei tuoi seni dolomiti....... e affacciate a na palestra amore mio!!

para-Cattaneo

Una zebra a puà ( pois ).... devo smette de fumà!!!

para-Dalla

Dormo sull' erba e ho molti amici attorno a me.. te credo con tutta quell' erba...!

para-Togni

E mangio 1000 caramelle... Luna.  C'ho le carie pure sulla pelle.. Lunaaaa!

para-Bennato

Quanta fretta ma dove corri, dove vai?... Se permetti questi saranno ...zzi miei...!

 

PREGHIERA

Signore delle domeniche, prova ad esserlo anche del lunedì e di tutti quei giorni tristi che ci capitano sulla Terra.
Signore dei ricchi e dei fortunati prova ad esserlo, se puoi, anche di quelli che non hanno niente. Anche di chi ha paura e soffre, anche di chi pena e soffre, anche di chi lavora e lavora e lavora... e soffre e soffre e soffre.
Signore dei gentili e dei buoni prova ad esserlo, se vuoi, anche di quelli che sono cattivi e violenti perché non sanno come difendersi in questo nostro mondo.
Signore delle chiese e dei conventi, Signore delle suore e dei preti prova ad esserlo, se credi, anche dei cortili, delle fabbriche, delle puttane, dei ladri.
Signore, Signore dei vincitori, prova ad esserlo, se ci sei, anche dei vinti.
Amen.

( tarozzi )