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Un blog creato da Odette292 il 21/07/2008

monologo in rosso

Solitarie dicotomie in ordine sparso

 
 

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Citazioni nei Blog Amici: 116
 

ULTIMI COMMENTI

Información bonito, realmente aprecio la forma en que...
Inviato da: commercial loan rate
il 31/01/2012 alle 09:45
 
Strano sentir parlare d'estate in questo...
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ecco, questo si che e' uno scorcio d'anima, un...
Inviato da: cinzia63
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Ritorno in pompa magna. Era ora! Bacio cara.
Inviato da: cricetodoc
il 23/01/2012 alle 17:38
 
Certo che si. Si resuscita. :)
Inviato da: Odette292
il 21/01/2012 alle 18:16
 
 
 

 

ESTATE

Post n°388 pubblicato il 21 Gennaio 2012 da Odette292

Avevo guardato l'alba sul mare e sentito l'estate accovacciata sulla sedia a dondolo ridipinta di verde scuro. L'estate per me era la stagione dei capelli raccolti, delle notti in bianco, passate a fissare luna e stelle dal terrazzo di casa, nel silenzio rotto solo dal canto delle cicale. Trascorse a pensare cose che erano e che sarebbero state. Sì, perché il presente durava un attimo, a volte nemmeno te ne accorgevi ed era già passato, mentre il futuro era sempre un'incognita avvolta da una nebbia lattiginosa. Non vedevo mai nulla io dei miei giorni a venire, a parte desideri e sogni appena accennati. L'estate era anche la stagione della biancheria bianca che stendevo al tramonto. Mia nonna mi aveva insegnato che ingialliva coi raggi del sole. 
Ero senza freni inibitori. 
Avevo raggiunto l'apice del mio sentire. E quando ero lassù, in quello stato di grazia che raramente la vita concede, mi veniva da lanciare al mondo tutto quello sentivo dentro.
Avrei desiderato che piovessero petali di rose e fiori di gelsomino esattamente dov'eri tu. Colorare e profumare il tuo mondo coi colori ed i profumi del mio.
Ma le notti d'estate finiscono sempre troppo presto.
La luce del giorno m'illumina crudelmente
...

 
 
 

4 GENNAIO

Post n°387 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da Odette292

Era un giorno come un altro adagiato sotto il cielo d'inverno. Indugiare tra le cose inutili che avrei dovuto fare mi sottraeva a quello che sarebbe stato invece necessario fare. Strategicamente rallentavo i gesti eludendo, omettendo, glissando, tacendo.
Quel silenzio era un preludio inquieto che sapevo che avrebbe prodotto effetti sonori assordanti.
C'è un attimo in cui si ferma il cuore. E' l'attimo in cui capisci che si è spezzato l'amore. Dopo nulla è più uguale.
E il cuore riprende a battere altrove.

 
 
 

MESSAGGIO

Post n°386 pubblicato il 08 Novembre 2011 da Odette292

Sto studiando per un concorso e il mio cervello è spappolato dall'impegno profuso.

Tornerò alla prima bocciatura. :)

 
 
 

DOMENICA MATTINA

Post n°384 pubblicato il 25 Settembre 2011 da Odette292

Quella mattina notai che le rughe tra le sopraciglia si erano notevolmente approfondite.
Forse passavo gran parte parte della giornata con la fronte corrugata e gli angoli della bocca rivolti verso il basso. Il resto del tempo lo sprecavo tra riflessioni, perplessità, tentativi di decifrare segnali e frasi per me senza senso.
Per molti, la normalità delle piccole cose era sinonimo di noia. Per me,  era sinonimo di tutt'altro.
Quella smodata ricerca di trasgressione, di originalità forzata che sfociava nel delirio, nella follia, nel ridicolo, quel dover essere alternativi a tutti i costi, quel blaterare di parole altisonanti, esagerate, false... questo era per me "noia".
Voltai le spalle allo specchio e mi chiesi dove fossero andati a finire l'armonia e l'equilibrio. Dove fossero finite tutte quelle piccole, stupide, insulse cose che ti regalano la luce degli occhi.
Le mie sopraciglia si corrugarono ancor di più. Dov'erano nascosti i sorrisi della gente?
Mi misi a studiare immersa nel dubbio: ero molto vecchia o molto stufa?
Intanto le rughe aumentavano. E anche quel senso di  fredda solitudine che mi portavo addosso come una pesantissima, invalidante corazza.

 
 
 

LA SCIENZA ESATTA

Post n°383 pubblicato il 22 Settembre 2011 da Odette292

Si. Sarò anche cinica. Una di quelle “senza religione”, dal credo irriverente.
Forse avresti fatto meglio a raccontarmi delle favole quando ero bambina invece di dirmi brutalmente che Babbo Natale e la Befana non esistono, che la cicogna non verrà mai, che i cavoli si mangiano per contorno, che le fate non si trovano in nessun luogo e le streghe sono solo un malefico strumento di terrorismo psicologico. Forse avresti fatto meglio a non spiegarmi di continuo, con pazienza e solerzia, ogni nuda e cruda verità di un'esistenza ruvida e tagliente, fatta di cocci rotti e spigoli aguzzi. E' stato crudele, come una scienza esatta, pignola e troppo diretta.
Di cosa ti lamenti adesso?  Non so sognare, non so illudermi. Riesco a malapena a sperare. Credo solo in me stessa. Non mi aspetto nulla da nessuno. Nemmeno da te.
Di fatto, sono uno dei tuoi capolavori, uno dei tuoi migliori visti i risultati.
Inutile insistere: ormai, è troppo tardi  per imparare a credere e ad illudermi. Farmi mangiare pane ed intelligenza ogni giorno a colazione mi ha rovinato l'esistenza. La mia e quella di tutti coloro che mi stanno affianco. Anche la tua.

A mio padre.

 
 
 

20 SETTEMBRE

Post n°382 pubblicato il 20 Settembre 2011 da Odette292

Mio carissimo,

le menti eccelse si sgretolano rovinosamente proprio dove iniziano i sentimenti. A quel punto, si diventa stupidi ed insulsi come dei qualunque comuni mortali e anche di più. L'eccellenza delle menti coincide con la solitudine interiore e l'assenza di fremiti nell'anima.

Perciò ti dico di no e spengo la luce.

( Buonanotte)


 
 
 

JEUX DE HASARD

Post n°381 pubblicato il 15 Settembre 2011 da Odette292

 

Non mi aspettavo nulla. Avevo ricominciato a provvedere da sola al mio fabbisogno giornaliero e non vi era più necessità di saziarsi di briciole ed urla o dinieghi. Era ancora troppo caldo per essere Settembre inoltrato. L'Autunno avrebbe dovuto essere dietro i vetri coi suoi grigi e le sue folate di vento improvvise che portavano via le foglie caduche. Invece, splendeva ancora una luce accecante, baluginante, che confondeva come quegli “effetti speciali” che rendevano possibili le cose impossibili.

Mi chiesi a quale gioco stessimo giocando. E quale fosse la posta in ballo.

Il mio avversario era abile ma poco astuto.

Più volte lo vidi barare spudoratamente e lo scalzai col sorriso.

Il sorriso di chi sa.

Il sorriso di chi non teme nemmeno di perdere.

Restai seduta con le mani piende di inutili carte da scartare e sostituire.


(La vita è un gioco sporco. Un gioco al massacro.)

 

 
 
 

14 SETTEMBRE

Post n°380 pubblicato il 14 Settembre 2011 da Odette292

Il tempo è l'inconfutabile prova della qualità delle cose. Concrete ed astratte.

(E di nuovo, giro la clessidra..)

 
 
 

PIACERE, ...

Post n°379 pubblicato il 07 Settembre 2011 da Odette292

Destinazioni ignote, strade dissestate, salite ripide, curve pericolose, trasgressione dei divieti, nessun limite di velocità, soste brevi in luoghi poco affollati, funambolismi, precarietà, cadute libere e/o rovinose, inquetudine, sregolatezza, energia, gioia di vivere, nostalgia, desiderio intenso, l'erba-voglio, passione, emozione, rabbia, testardaggine, ribellione, irriverenza, incapacità di perdonare, silenzio, assenza ingiustificata, rosso, nero, esistere,resistere, persistere,ricominciare,rinascere, sentire, percepire, rischiare, osare .
Piacere, Odette

 
 
 

DI UNA INTOLLERABILE LEGGEREZZA...

Post n°378 pubblicato il 05 Settembre 2011 da Odette292

Non era nei miei programmi né a breve, né a lunga scadenza. Eppure mi ritrovai a quel punto della storia cui era necessario innamorarsi ancora. Oh, si: non era certamente la cosa più “opportuna” o saggia da fare. Ma io sentivo già quella folle, sconsiderata, disdicevole, impudica, svergognata ebbrezza che mi svuotava di qualunque concretezza e consistenza.

Svagata, sfuggente,stupida, all'improvviso, mi riconobbi.

 
 
 

RW/FW

Post n°377 pubblicato il 31 Agosto 2011 da Odette292

Ero proprio sul punto di pianificare il mio suicidio quando la vista di quello zoccoletto leopardato distolse la mente dai nefasti progetti. Mi avvicinai alla vetrina fino a sfiorare il vetro col respiro per contemplare (con autentico e sentito spirito di adorazione) il tacco a spillo di vernice nera che lo rendeva tanto chic. Lo acquistai, senza badare alla cifra esagerata che avevo speso e, immensamente soddisfatta di me stessa, mi diressi verso la gelateria della piazza barocca, come ero solita fare nei momenti di maggiore inquietudine e/o insoddisfazione.
Con gli angoli della bocca sporchi di gelato al pistacchio ed un paio di baffi di panna montata, pensai che quel refolo di adolescenza che ci restava dentro anche quando all'anagrafe ci davano già per spacciati era un bene prezioso, di valore inestimabile. Fu proprio in quell'attimo di sublimazione delle mie virtù che lo rividi dall'altro lato della piazza: la solita camicia bianchissima, sorriso bastardo, cellulare alla mano destra, la testa inclinata a sinistra. Fu proprio in quello stesso attimo che misi da parte l'istinto suicida per fare posto e a quello omicida che dalla pancia pervase nella frazione di un secondo tutto il mio corpo.
Peccato ci fosse troppa gente per strada a quell'ora e che non avessi armi a mia disposizione. A parte lo zoccoletto leopardato col tacco a spillo di vernice nera, ovviamente. Che avrei usato senza nessuna pietà. La seduzione subdola e sottile di un dettaglio da donna funzionava meglio di una pistola col silenziatore.

"Mors tua, vita mea"... E pensare che ero un'asina in Latino.

 
 
 

TRA LE GAMBE

Post n°376 pubblicato il 25 Agosto 2011 da Odette292

L'indifferenza generava indifferenza. Riempiva il mio utero di un grande vuoto. Rallentava il rincorrersi di emozioni. Placava brividi e sussulti. Smorzava i respiri, i sussurri, i bisbigli. Spegneva i gemiti. Inabissava voglie ed indecenze.

Per tradire me stessa, avevo bisogno di un valido motivo. Un motivo migliore di ciò che mi portavo dentro. Dietro. Intorno. Rimasi a guardare il giorno che moriva totalmente assorta e distratta da questa nuova ondata di pigrizia interiore che spossava come l'afa agostana che non dava tregua nemmeno la notte. Ma sveglia. Libera da sogni ed incubi. Negli occhi, solo pupille frangiate da ciglia imbrattate di mascara nero.  Tra le gambe: nulla da dichiarare. 

 
 
 

DOVE SONO...

Post n°375 pubblicato il 26 Luglio 2011 da Odette292

Grazie a tutti voi che mi siete stati vicini. La virtualità è solo un'illusione ottica...In effetti, noi ci conosciamo bene. 

Francesca, con affetto.

 
 
 

HE

Post n°374 pubblicato il 16 Giugno 2011 da Odette292

Fu solo un attimo. Il tempo di un profilo che sporgeva appena sotto un bavero irto, in una pioggia  che rigava gli occhi. Eppure, l'inquietudine mi prese alle spalle ed il respiro restò sospeso per un intervallo che non saprei definire. Fui grata alla strada che inrociava a pochi metri, unico mio scampolo di indifferenza.

 
 
 

ACCADDE NON RICORDO QUANDO...

Post n°373 pubblicato il 12 Giugno 2011 da Odette292

Mio carissimo,
Dico sempre che per rinascere, bisogna prima lasciarsi morire.
Pertanto, non cercherò di sopravvivere né a te, né a me stessa.
Lascerò che il dolore uccida il ricordo di te e una parte di me.
Il resto era già senza vita prima che tu arrivassi.
Non era ancora autunno ma non era nemmeno estate. Adesso, non so più quale stagione vivano i miei giorni . Credo quella del silenzio, a tratti interrotta dal pianto di una donna che non c'è.
E' già troppo dover vivere i miei giorni morti.  Per i tuoi tempi morti,  dovrai trovare un'altra soluzione.

 
 
 

DI ME...

Post n°372 pubblicato il 27 Maggio 2011 da Odette292

 

Ed ora, prova ad immaginarmi diversa. Prova a pensarmi senza pizzi e merletti. Solo un paio di jeans usurati, proprio come i miei occhi frangiati dai segni del tempo. Una canotta lenta, scivolata distrattamente dalla spalla, i capelli che sfuggono sciatti e ribelli alla morsa del fermaglio sulla nuca. A piedi scalzi.

Prova a pensarmi immobile, senza parole, mentre fisso un punto che non c'è per ore ed ore. Come una scatola vuota, priva di senso.

Cerca di vedermi con le dita senza smalto che puzzano di mille detersivi. O peggio, sporche di terra e di concime. Io non uso mai guanti né di gomma, né in lattice, né di lana. Le mie mani, come i miei occhi, non mentono mai e raccontano dei miei giorni.

Immaginami mentre cucino ed impreco perché l'olio bollente mi è schizzato sulla pelle durante il rituale della frittura delle melanzane. O che lavo i piatti e mi piango scioccamente addosso per l'ennesimo bicchiere finito in frantumi nel lavandino, maledicendo la fretta che metto nelle cose che faccio. A me, inesorabilmente, sfugge qualcosa che vorrei afferrare ma non riesco.

Prova a scrutarmi tra il bucato, tra le montagne di panni da stirare che accumulo perché io detesto stirare.

Inoltre, di tanto in tanto, mi sporco di pittura, mi impregno di antitarme, di olio di noce e cera per i mobili.

Tenta di interpretare il mio sguardo quando lavoro. Assorta a correggere, programmare, fare conti che non tornano mai. A cercare disperatamente carte ed oggetti che sono davanti ai miei occhi e che non vedo.

Prova a spiarmi mentre ballo un tango con uno sconosciuto e faccio l'amore con la musica e con la vita. Sfacciatamente, come se nessuno mi vedesse. Esattamente come quando mi chiudo in bagno e mi tocco, pensandoti...Guardami nell'ascolto di un notturno di Chopin e mi sento struggere dentro. Di nostalgia, di inquietudine, di desiderio, di tristezza.

E poi, immaginami disperata. Quando urlo forsennata la mia rabbia, rigata di pianto e lacrime di sangue, distesa per terra che vorrei morire. Mentre taccio inerme, senza forze, senza fame, senza occhi. Sorda alla vita che mi passa accanto e non mi sfiora.

Prova infine a pensare se io non esistessi nella tua vita. Se cessassi di seguirti con lo sguardo e col pensiero nelle tue giornate, come un'ombra che ti ripara, ovunque tu vada. Se le mie parole diventassero silenzi di un'assenza senza ritorno. Se io smettessi di desiderarti. Se il mio utero non accogliesse più la tua solitudine e la tua voglia. Se interrompessi questo flusso di emozioni talvolta sussurrate, più spesso scagliate verso te con violenza voluta affinchè ti oltrepassino la pelle e sconfiggano la tua reticenza a lasciarmi entrare dentro di te.

Dimmi, cosa di tutto questo che io sono ti dà più fastidio?

 

 
 
 

CRISTALLI DI SALE

Post n°371 pubblicato il 25 Maggio 2011 da Odette292

Al mattino, presto, prendevo sempre la strada che costeggia il mare. Non importava se era più lunga. Mi piaceva scivolare lungo quel costone di roccia nera a strapiombo nell'aria fredda che odorava di salsedine.
Amavo il mare. Quel mare d' inverno che sembrava avere tutte le risposte che cercavo. Bastava guardarlo, respirarlo, berlo, goccia dopo goccia. Lasciarsi intonare dal suo canto dolce o disperato.

Da sempre, sentivo le onde dentro. Fragorose, spumeggianti, rabbiose, o lievi come lo sciabordio di un'alba dorata e silenziosa. Si può allontanare un uomo dal suo mare ma non il mare da quell'uomo che lo ha vissuto. Restava con me, ovunque andassi, con tutte le sue risposte crudeli che risalivano il mio corpo come le maree e con tutte le storie che mi aveva raccontato.

E ora che non parlavo, non sorridevo, non chiedevo...Adesso che avevo solo freddo, anche dentro il maglione di lana con cui mi ero nascosta, mi sussurrò che non esiste tessuto al mondo che possa scaldare dentro.

Mi arresi ai brividi dell'anima. Vestita di rabbia ed alterigia, cercavo di nascondere la mia fragilità dietro un paio di inutili occhiali neri. Svestita del mio sorriso, mi stringevo nella pelle come dentro un pesante cappotto cercando di tenere lontano le insidie dai miei giorni.  Ero affetta da un male incurabile, da cui non si può guarire: smettere di essere innamorata dell'amore sarebbe stato come morire dopo una lenta, dolorosa, triste agonia. Anche se dilaniata, lacerata, strappata, in qualche modo dovevo continuare a vivere. Tra il mare e il fuoco che mi si rivoltavano dentro. Profondità e voglia di leggerezza. Istinto e ragione. Coraggio e paura. Freddo cinismo ed infantile ingenuità.Irriverenza sfacciata ed un pudore che mi faceva ancora arrossire.

La strada del mare sfumava in un bivio.  Inspirai aria cercando una risposta.
Respirando piano.
Lentamente.
Trattenendo il dolore.
Soffocando le urla.
Facendo finta di non sentire nulla.
Solo salsedine.
 

 
 
 

AWAY

Post n°370 pubblicato il 23 Maggio 2011 da Odette292

Ero sconvolta dietro quella patina di perfezione formale. Mai stata tanto precisa nei dettagli, nell'accostamento dei colori, ostentavo un'armonia del tutto inesistente.
C'era una pioggia sottile che rendeva i giorni appiccicaticci e continuavo a chiedermi quale fosse la mia parte migliore. Confusa dalle tante me che mi si agitavano dentro, tentavo inutilmente di individuare il baricentro della mia vita che si era perso tra una rabbia ed un dolore dopo l'altro. Irrimediabilmente.
Ed ora, vagavo senza meta, maledicendo la mia incapacità di restare ferma e lasciarmi morire. Mi voltai a guardare indietro rivivendo squallide scene di sottile, subdola supponenza e palese indifferenza. Mi rividi china sul pavimento, ad elemosinare ciò che non andrebbe mai chiesto, implorante.
La tristezza mi trafisse violentemente. Ero spezzata e i lembi della mente, del cuore e di quello che sentivo tra le gambe non combaciavano più.
Non potevo tornare, né restare.
Chiusi gli occhi per non sentire e per non vedere. Il suo sguardo e la sua voce che chiedevano quello che era andato distrutto con fredda crudeltà adesso facevano ancora più male.   
Pensai che non c'era nemmeno una canzone da ricordare e rabbrividii nonostante fosse Primavera inoltrata. La solitudine dell'amore che finisce non sarebbe andata via con l'arrivo della bella stagione.
Dovevo andare via io che non c'ero già più.

 
 
 

FROZEN

Post n°369 pubblicato il 10 Maggio 2011 da Odette292

Un cielo come un quadro di Magritte come sfondo di un'algida primavera. A passi lenti, mi aggiravo estranea intorno a me stessa scollando, brandello dopo brandello, gli scampoli usurati della mia esistenza. Una solitudine coatta, necessaria, era stata il leitmotiv dei miei giorni, resi monotematici dalla sua sopravvivenza agli eventi. Ed ora, dopo una baluginante illusione, la percepivo di nuovo come un'imperiosa dominatrice dei miei giorni. La nascondevo dietro i sorrisi, tra i capelli disordinatamente legati, sotto lo smalto. Tra le gambe che restavano serrate ad oltranza finché non fosse arrivato il momento in cui sarebbe valsa la pena di schiuderle.    
Poco male, in fondo.
L'amore genitoriale, tanto decantato e declamato, non era altro che un canovaccio sfilacciato, bucato, pieno di macchie che non andavano via, persino bruciacchiato da incaute dimenticanze accanto al fuoco.
Gli amori dei miei uomini, una serie di coiti interrotti. Nulla di più.
L'amore per me stessa era un lungo filo spezzato, più volte riannodato, con cui tentavo di imbastire i miei giorni, cucendomeli addosso. Continuando inesorabilmente a pungermi.
I luoghi che avevo attraversato conservavano una sola cosa di me: la mia assenza.
Quell'implacabile bisogno di andarmene non prevedeva ritorni.
Al massimo, qualche sosta per respirare forte.
Di piangere non c'era il tempo.
Troppo breve la vita per concedersi anche il lusso di piangersi addosso.



 
 
 

PLEASE, ...

Post n°368 pubblicato il 01 Maggio 2011 da Odette292

Già a suo tempo, ti scrissi che mancare di coerenza significava tradire se stessi. Il che equivaleva  a vivere la propria vita come una lunga, triste passeggiata in un cimitero di rimpianti. Ma tu non mi leggesti o forse fu più comodo glissare. 
Sono ruvida, lo so, Lo sono anche con me stessa, sappilo. Ma se non ti dicessi quello che penso sarei finta o bugiarda.

 
 
 
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