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Polla ebbe origine nel medioevo sulle rovine di un antico centro romano, il Forum Popilii.
Tra la vegetazione e le colture tipiche troviamo gli olivi, le viti, il grano, il granoturco, gli alberi da frutta (mele, pere, ciliegie), la macchia mediterranea, il castagno. |
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Le prime ipotesi sulle origini e sulla storia di Pisciotta sono collegate alla distruzione di Troia (650 a.C.): Nel 650 a.C. i troiani, sfuggiti all'incendio e alla distruzione della loro città, approdarono sul lido ionico, dove fondarono Siri. Gli abitanti di Siri (sirini) avanzarono verso ovest, seguendo l'ampia valle del fiume Sinni, fino al lago e al monte Sirino (che da essi presero il nome), presso l'odierna Lagonegro. Fondata Siruci (oggi Seluce, frazione di Lauria), si spinsero fino al mar Tirreno, sul lido dell'odierno Golfo di Policastro.
Qui essi fondarono la colonia di Pixous. A testimonianza di ciò una rarissima serie di antiche monete, recanti, in caratteri arcaici, i nomi coniati di Sirinos e Pixoes, riferentisi, rispettivamente, alle popolazioni delle due città di Siri e Pixous. Il nome "Pixous", dalla radice "PYX", deriva dal bosso (buxus semprevivens), arbusto sempreverde delle buxacee (simbolo della giovinezza e della forza, del coraggio, della perennità del pensiero e dell' opera; ornamento dello stemma comunale di Pisciotta). Dall'etimologia greca e da quella latina derivano i nomi di Pixous, Pixo, Pixunte, Buxentum e Bussento. Nel 194 a.C. la pixous greca divenne la Buxentum romana e nel 915, quando questo centro viene depredato e bruciato dai saraceni di Agropoli, ne ha già cambiato il nome latino in quello attuale di Policastro. È l'anno 915 a segnare la nascita di Pisciotta: Gli abitanti di Bussento, dopo che i saraceni di Agropoli assalirono, saccheggiarono e diedero alle fiamme il loro villaggio, cercarono scampo sui monti e sulle alture circonvicine. Molti si trasferirono al di là dei promontorio di Palinuro, dove formarono un piccolo villaggio, che chiamarono, in ricordo della perduta patria, Pixoctum, cioè piccolo Pixous. Da Pixoctum si ebbero poi Pixocta, Pissocta e Pisciotta. Nulla però si conosce dei primi anni di vita del nuovo borgo e solo nel XII secolo, sotto Guglielmo II, troviamo per la prima volta il toponimo Pissocta, posseduta come feudo da Niello, suo cittadino. È del 1144 il documento più antico che riporta il nome di Pisciotta, il Catalogus Baronum. L'anno 1464 segna poi per il paese uno sviluppo notevole allorquando gli abitanti superstiti di Molpa, in seguito alla distruzione del loro villaggio si rifugiarono a Pisciotta. Fino al 2 agosto 1806, quando Giuseppe Bonaparte re di Napoli decretò finita la feudalità. I Caracciolo (1270), i Sanseverino (nel 1400), i Pappacoda (1590), sono alcune delle famiglie (tra le più potenti del regno) ad averne avuto il possesso. Fra i tanti passaggi è da segnalarsi quello del 1554 a don Sancho Martinez de Leyna, capitano generale delle regie galee per 17.000 ducati. Nel 1578 il Capitano la rivendette a don Camillo Pignatelli per Da segnalare sono altresì due sacerdoti locali eletti vescovi: Luigi Pappacoda, nominato Vescovo di Capaccio nel 1635 e di Lecce nel 1639; Giovanbattista de Bellis di Rodio, Vescovo di Telese. Nel 1708, con i suoi 2.163 abitanti, è tra i popolosi e importanti paesi a sud di Salerno. Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. L'anno 1806 fu teatro di duri scontri tra francesi e borboni. La guerra tra francesi e spagnoli, i moti del Cilento e l'epopea garibaldina, a cui, in nome dell'indipendenza e della libertà, presero parte numerosi cittadini pisciottani, sono i grandi avvenimenti della storia che coinvolsero il paese. Il Cenotafio di Palinuro, il castello, le torri di avvistamento, la chiesa di S. Pietro e i palazzi padronali, sono alcune testimonianze di questo passato, tramandate fino ai nostri giorni. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia è stato capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. Il comune ha recentemente deliberato per il referendum correlato al Progetto Grande Lucania. |
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Sorto intorno al 1100 circa per opera di una comunità religiosa benedettina che eresse una chiesa dedicata a S. Simeone sulla riva del fiume Calore e intorno a questa Comunità si è sviluppato il primo nucleo urbano. ![]() Tra il 1500 ed il 1600 fu costruita la chiesa madre di S. Nicola e nella parte alta del paese fu eretto il convento dei frati cappuccini "con la scuola di filosofia e teologia" con annessa la cappella di S. Maria del Carmine.
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Le origini del borgo, la cui denominazione deriva dal latino AB(I)ETINA nel significato di 'abetaia', sono di certo anteriori al XII secolo: ciò è documentato sia da una pergamena datata 1174 e conservata nell' abbazia di Cava de' Tirreni, la quale si riferisce alla stipula di un contratto per l'affitto di un mulino, sia da un documento del 1192, sempre su pergamena, conservato nell 'abbazia benedettina di Montevergine; in una bolla papale di Celestino III, di qualche anno successiva, è inoltre citata Massa di Petina. Il feudo fu possedimento di numerose famiglie, tra le quali i Guindazzi, i De Mauro, i Confalore e i Cassetta. La parte più antica dell'abitato è testimonianza eloquente del passato fulgore della civiltà locale: sono di squisita fattura i portali antichi, la cinquecentesca chiesa di San Nicola di Bari, che conserva un pregevole coro ligneo e un pulpito in noce intagliato, il convento di Sant'Onofrio, in stato di abbandono poco fuori dell'abitato -qui visse Donato di Ripacandida, più tardi santificato e ricordato come protettore del comune di Auletta- e infine la novecentesca Fontana Vecchia, lavatoio alimentato dalle acque di una sorgente dei monti Alburni. |
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Il borgo rivestì importanza per tutto il Medioevo come cittadella fortificata a controllo delle valli sottostanti. La chiesa di San Nicola (XVI secolo) vanta un monumentale campanile edificato dal recupero di un'antica torre di epoca angioina.
Sorto come casale di Orria, dal 1811 al 1860 l'abitato ha fatto parte del circondario di Gioi, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. Dopo l'annessione al Regno di Sardegna divenne comune autonomo. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Gioi, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. |

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Piaggine, da Piaggia (dal latino plaga, tardo latino plagia) in riferimento alle spiaggette presenti sulle rive del fiume Calore, oppure Chiaine dal latino "glarea" che significa brecce o detriti del fiume stesso.






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