Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Annodati attimi.

 

Balliamo

Post n°801 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da mullerina
 

Scivola tra le tue nocche nude la mia mano.
Secca è la pelle che attira i miei baci,
dimentichiamo i pensieri che bussano
mentre la mente lontana, divora
sogni e visioni.

Quanto dista la libertà
si misura in traguardi.
Aspettiamo e nell'attesa
amiamo, fugaci momenti donati.

 

Sono ancora appesa a indecisioni e vie che appaiono appena. Ho concluso l'iter del concorso di Vicenza e ora dovrei finire in graduatoria, non so a che punto e con quali speranze di chiamata. Attendo.
A breve inizierà anche la sessione esami, non ho ancora aperto un libro che sia uno, che Zeus mi aiuti... Fortuna che ci sono l'amore e gli amici.
Anche se il mio migliore amico alla notizia della possibilità, seppur remota, di finire a lavorare a Vicenza ha risposto con un sonoro "Fanculo, già ci vediamo poco!". Ehhh è emotivo e squilibrato, sono la sua ammonitrice di fiducia.

L'instabilità mi distrugge.

 
 
 

Solo d'amore

Tutti stanno commentando, interpretando e scrivendo riguardo i fatti successi in Francia.
Non ho intenzione di iniziare l'anno parlando di brutalità, disumanità e odio.

Anzi, volevo parlare di Amore.
Quello che gli omicidi, insieme alle polemiche che stanno scoppiando, rischiano di offuscare.
Amore, quel sentimento che dovrebbe risultare più naturale, rispetto all'impugnare un'arma e ammazzare un'altra persona.

Dopo qualche giorno di riposo sono tornata al lavoro, questo bizzarro lavoro, in cui passo le ore ad ascoltare storie e qualche volta ad essere una scatola che si riempie di insulti, arroganza e rabbia.
L'inizio del turno è stato segnato da una chiamata all'URP di un utente, che ha dettato un elenco puntato, discretamente lungo, di "cose che non andavano bene".
Fortunatamente, dopo l'urlo della coordinatrice, che ha attraversato l'intero reparto fino a giungere alle mie orecchie, per ordinarmi di sistemare tutto entro le 12.00, sono riuscita a sopravvivere e ho guadagnato così tanti "grazie" davanti a chi aveva fatto la segnalazione, che il suddetto, commosso, ha ri-chiamato l'URP per complimentarsi della positività della mia persona.
Ovviamente all'ufficio relazione col pubblico le segnalazioni di "cose che vanno bene" non arrivano spesso, quindi penso che non sapessero nemmeno loro come comportarsi.

In ogni caso, l'amore di cui volevo parlare non è certo quello che metto io nel relazionarmi, ma di quello che ho ricevuto, proprio in uno di quei "grazie".

Ho una certa memoria per i volti e quello della signora lo ricordavo bene.
In tre mesi che gironzolo per il pronto soccorso l'ho incontrata almeno tre volte. E per tre volte sono rimasta a guardarla, mentre con dolcezza e un po' di apprensione badava al fretello, affetto da una grave compromissione neurologica.
Quel giorno la signora arriva di corsa e subito si affaccia a chiederci se l'ambulanza, che trasporta il fratello è giunta. Le rispondiamo di no, con tranquillità. Una tranquillità che la signora interrompe con una domanda da sentire il sangue gelare, "ho visto l'ambulanza voltare dopo il pronto soccorso, ma se la persona muore, l'ambulanza passa da qui o va alle celle?"...
Chiamiamo la centrale e riceviamo la comunicazione dell'arrivo del codice rosso. Vivo.

Resto con la signora all'ingresso del pronto soccorso, finchè sentiamo arrivare un'ambulanza, esco e lei mi segue.
Non la fermo, non avrei mai potuto e voluto fermarla.
La barella con il fratello viene fatta scivolare giù dal veicolo e mentre i volontari la spingono velocemente all'entrata, la signora si precipita dal fratello.
Tutto dura un attimo. Gli accarezza la testa dicendogli: "ti aspetto fuori, sono sempre qui".
La barella entra, io raggiungo la signora e la riaccompagno in sala. Ha gli occhi lucidi mentre mi prende per le spalle e mi avvicina al suo volto, "Grazie, grazie... Che Dio ti benedica...".
Non so se possa esistere una benedizione più vera.
Mi sono commossa, non avevo fatto niente, se non starle vicina e scambiare qualche parola nell'attesa, eppure il sollievo nel rivedere il fratello, ancora vivo, si è trasformato in questo ringraziamento che, per me che l'ho vissuto, è stato travolgente.

Questo è l'amore che vorrei vedere, di cui vorrei poter leggere.
Perchè se diffondiamo il bene aiutiamo tutti a sperare in un mondo migliore e ne abbiamo un estremo bisogno.
Non parliamo solo dell'odio, finiremmo per esserne dominati.

 

 
 
 

Da capo

Post n°799 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da mullerina
 

Domani sarà un nuovo semplice giorno, come tutti gli altri.
E come ogni giorno, potrebbe regalarci qualcosa di impensato. Ricordiamocelo...

Festeggiamo perchè abbiamo il desiderio di ricominciare, la voglia di una possibilità in più per tutte le nostre idee da realizzare, per tutte quelle parole che non hanno trovato l'aria e sono ancora li tra cuore e gola, per trovare quel qualcosa dentro che sembra sempre mancare.
Sentire di chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo ci da speranza... che ci sia tempo, ci siano occasioni, ci siano emozioni bellissime ad aspettarci.

24 ore per chiudere e riaprire, il tutto nello scatto di un secondo, scandito e diverso da orologio a orologio... che alla fine quando inizia il nuovo anno non lo capisce mai nessuno.

Ogni momento è quello giusto per ripartire, che sia o meno all'inizio del calendario.

Buon anno a tutti voi, in attesa di voltare pagina o nel bel mezzo di una storia che stupisce già.

 
 
 

Le luci della festa

Post n°798 pubblicato il 29 Dicembre 2014 da mullerina
 

Torno a scrivere dopo le feste, è troppo tardi per gli auguri, quindi posso solo sperare che i giorni di Vigilia, Natale e Santo Stefano siano stati per voi un momento di serenità, in famiglia o con amici.
Io ho lavorato in tutte queste giornate e devo dire che è stato un buon modo per trascorrere le festività, ti rendi conto della forza dell'amore, dell'importanza di avere qualcuno accanto che si preoccupa di te e della ricchezza che possa donarti ogni vita che incontri.
Nonostante fossimo in pronto soccorso e soprattutto dopo il 25 si sia scatenato un inferno, come se tutte le piaghe d'Egitto fossero state risvegliate, il clima è rimasto non troppo teso. Ovviamente mi sono presa la mia dose di lamentele quotidiane per le attese. Tutti convinti che il personale fosse stato ridotto, ebbene no: è uguale a quello di qualsiasi altro giorno dell'anno, fate un po' voi i conti.

In ogni caso non ho solo ed esclusivamente lavorato, sono riuscita a tornare a casa in tempo per il pandoro, non era rimasto molto altro!
E il 27 ho avuto modo di rilassarmi con un bel film, che consiglio ("Dallas buyers club", per nulla natalizio, ma per chi non ha mai tempo ogni giornata libera è perfetta); era il giorno in cui ha quasi rischiato di nevicare seriamente a Verona (per la mia gioia e la tristezza di bimbi di ogni età, che inneggiavano la bufera, la pioggia ha sciolto per bene il bianco candore e io non mi sono trovata bloccata a mezz'ora da casa).
Ho ancora qualche turno, poi vacanza fino alla befana! Ne ho estremo bisogno, sia io, sia gli appunti della magistrale ancora da riordinare, sia i libri da studiare prima del concorso. Inutile dire che ho già realizzato che quei giorni non basteranno, ma per ora mi illudo che saranno la mia salvezza!

Sembra un caso che io torni a scrivere oggi, ma non lo è... come ogni anno vengo a fare gli auguri al mio angolino.
29/12/2005 l'inizio e siamo ancora qui, a raccontare di giornate, di persone, di fatti e di pensieri.
Auguri a il mondo di Chia... Grazie a voi che per voglia o per caso capitate qui e mi donate un po' del vostro tempo.

 

 

 

 
 
 

Ave, Caesar, morituri te salutant

Post n°797 pubblicato il 19 Dicembre 2014 da mullerina
 
Tag: Caos

Ho appena ipotizzato, con un'ampia probabilità di certezza, la mia esclusione dal concorso in una casa di riposo relativamente vicina a casa... Quindi il mio stato d'animo è paragonabile a quello di un toro, mentre il matador, che sventolava il drappo rosso, rientra dove non può essere incornato a dovere. Ecco a grandi linee mi sento così...
Peggio del pre-ciclo.
Non mi resta che attendere di vedere come è andata l'ennesima prova di Vicenza (terzo round, da settembre che si va avanti, abbiate pietà), nella speranza che... ci sia più speranza.

Questi concorsi sono massacranti. In genere annunciano 1 vaneggiato posto, per oltre 3 mila domande... Solo da immaginare è qualcosa di mostruoso.
Restando in tema arena è come mettere tutti i gladiatori dell'epoca romana a duellare e magari aggiungere pure qualche tigre, tanto per aumentare la difficoltà.
Le domande poi... un terno al lotto.
Prima della prova pratica (ma in realtà scritta, a causa dell'eccesso di candidati) di Vicenza, per esempio avevo ripassato, nei rari e striminziti ritagli di tempo tra turni e università, pochi argomenti, ma molto legati a procedure pratiche (medicazioni, cateteri, nutrizione artificiale...); bene, all'esame mi sono vista arrivare esercizi su piani terapia, misurazione della pressione e calcoli per la somministrazione di farmaci al paziente pediatrico. Diciamo che sono uscita pensando a quanto avrei potuto spendere meglio il tempo dedicato al ripasso... per esempio dormendo.

Questa è la triste vita dell'infermiere disoccupato o male-occupato (perchè ce ne sono una schiera impiegati a fare i badanti, o anche lavori che esulano completamente dall'ambito della cura).
La cosa che fa più male è vedere in "azione" gli elementi meno validi, ma con referenze che in certi casi oserei definire papali (non trovo altre spiegazioni).
E mentre questi, senza smazzarsi per i concorsi (che tra tempo, attese, tasse non sono poi così leggeri) hanno iniziato la loro attività lavorativa con la possibilità di intravedere un futuro, noi altri siamo qui... ad aspettare concorsi che arrivano con il conta gocce, con la paura che il passare del tempo allontani sempre più la clinica.

Questo è senz'altro uno sfogo bello e buono, che non posso mascherare con nessun intento propositivo e costruttivo.
E visto che siamo vicini al Natale dovrei essere più tranquilla, in pace con il prossimo e positiva... che ci posso fare, questa volta ha vinto il bisogno di lamentarsi.
Da qui si riparte, con la speranza che ci sarà un posticino anche per me, un punto di inizio per il futuro. E una cosa è certa, a differenza di altri, potrò dire di essermelo guadagnato.

 

 
 
 
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