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Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Annodati attimi.

 

Nono piano

Post n°774 pubblicato il 03 Aprile 2014 da mullerina
 

Dietro gli occhiali, due occhi azzurri, mezzelune sopra un sorriso.
G. era un papà di quelli che da fuori chiunque avrebbe voluto.
Sempre pronto a scherzare e prendere in giro le sue bambine.
Le sue bambine cresciute a treccine colorate, piercing, inchiostro indelebile e foglie seccate.

Gli anni lontani e spensierati li ho vissuti anche io con loro.
Prima della crisi, prima della malattia, prima della disoccupazione, prima che la vita costringesse G. e D. a sposarsi, benchè contrari, per tutelarsi in caso di necessità...

Io e S. siamo diventate amiche all'asilo, inseparabili per i successivi tre anni di materna, cinque di elementari e tre di medie. Le superiori ci hanno visto allontanare piano, per strade opposte e senza incroci.
Insieme ai campi estivi, a scuola e nei pomeriggi a fare i compiti a casa sua, ad un piano di grattacielo che arrivarci a piedi era un'impresa (perchè a casa mia i compiti si sarebbero dovuti fare per davvero).
Con S. era divertente fare tutto, non ricordo nulla che non sarebbe scoppiato in risate... Come quando con l'olio bollente abbiamo visto i pezzi di wurstel saltare per la cucina o quando intente a preparare il disegno per l'ora di Arte, con la tecnica del puntinismo, è cominciato a piovere dal soffitto e i nostri puntini si sono trasformati in chiazze di colore acquoso, che fluttuavano qua e là sulle nostre nature morte.
Infinite volte percorrevamo il corridoio in monopattino, mentre Satanik, il gatto, schifato non vedeva l'ora che tutto quel chiasso si chietasse.

In quegli anni G. lavorava in un posto che per noi era qualcosa di meraviglioso (una specie di fabbrica di Willy Wonka ai nostri occhi bambini), tornava a casa con calendari buffi e colorati, matite, post-it e agendine. Ci trovava dipinte fino alle braccia, con le guance infuocate da corse e sole. Mai stanco, si metteva a rincorrerci finchè, sfinite, non ci trovavamo a ridere a crepapelle, mentre ci faceva il solletico.

Gli anni passano.
I pigiama-party con crepes alla nutella, sono stati sostituiti dalle nottate passate a ripassare le declinazioni di latino e greco.
Mi sono accorta di quanta vita era passata quando, rivedendo la sorellina di S. (pochi anni in meno di noi), l'ho ritrovata con i segni, che si imprimono per non dimenticare momenti o non dimenticare di esistere. Sul suo corpo ho letto anni di lontananza e riavvicinarci ormai pareva impossibile.

Negli anni in cui S. e la sorella cambiavano colore di capelli, iniziavano a fumare, appendevano monili e vestivano d'arcobaleno, G. si è ammalato. O forse lo è sempre stato, ma quel cuore non si era mai fatto sentire prima.
La malattia è stata accentuata dalla perdita del lavoro.
Uno degli ultimi ricordi che ho di lui è di un pomeriggio, sulla tavola la bottiglia di vetro con il té freddo mezza vuota.
"Brindiamo"
"A cosa?"
"Alle zanzare, finchè ci sono loro posso lavorare".
Aveva iniziato a fare disinfestazione per le strade, dopo aver lavorato alcuni mesi come magazziniere, lavoro troppo pesante per il suo cuore.

Da allora le notizie mi filtravano da altri - Tutto apposto. - G. non è stato tanto bene, ma si riprenderà. - È da un po' che non li sentiamo, forse S. è a Bologna.
Fino all'altro ieri.
Quando Enrico mi ha chiamata. Gli anni lontani sono tornati a galla, riversandosi fuori dalla cornetta.
"Chiara, G. è morto, sono sconvolto. Me l'ha detto mio padre svegliandomi questa mattina".
- Stava male, era andato in coma. Si è risvegliato una settimana fa e ieri è morto.

Tutto si è spento, le mezzelune dietro gli occhiali si sono chiuse.
Domani rivedrò le sue bambine...
E questo nodo alla gola, per non essermi riavvicinata prima, nessuno lo può sciogliere.

 

A te G. un ultimo abbraccio,
un'ultima corsa.

 
 
 

Stringi

Post n°773 pubblicato il 21 Marzo 2014 da mullerina
 

Ti senti fragile, ti aggrappi a me, mentre con i tuoi dubbi e le tue domande disegni un'ombra così estesa.
Un'ombra che a passeggiarci sotto potrei passarci intere giornate.
Non sono domande che troveranno risposta facilmente.
Lo so io, lo sai tu.

E continuiamo a chiederci se la nostra vita segua un percorso già segnato, o se ci sia libertà di scegliere dove mettere i piedi.
Liberi di inciampare o predestinati a cadere?

Non lo so, sono minuscola di fronte a tutto questo.
Le mie domande sono poche, l'ombra dei miei passi si vede appena... Lascio che il sole mi costringa a chiudere gli occhi e non guardare.
Forse sono molto meno forte di quanto pensi e trattengo le tue fragilità a farmi sentire meno sola.
Offro palliative frasi, incipit di risposte che non posso darti, ma che saziano il tuo presente.

 

 
 
 

Aiutaci con un click, compila il questionario CyberSalute

Post n°772 pubblicato il 15 Marzo 2014 da mullerina
 
Tag: Univr

Oggi vi chiedo un piccolo aiuto...

Clicca sull'immagine per accedere alla pagine del Questionario on-line CyberSalute!
Elaborato da me, insieme ad una mia compagna dell'università per un esame di Ricerca Sociale.
La partecipazione è gratuita e volontaria, ti basteranno pochi minuti.
Le risposte che invierai rimarranno anonime e ci aiuteranno a fare un quadro del fenomeno, sempre più diffuso, di ricerca sul web di risposte a domande inerenti la salute.

Se vuoi puoi inviare il link del questionario ad amici e conoscenti o condividerlo sul tuo Blog. In questo modo potremo raccogliere ancora più dati.
Ecco il link: https://docs.google.com/forms/d/1r626kmiu9qCPty0jQvzYCyfZPjCfDyOYubRxbO4vBTU/viewform

Grazie per il tuo contributo!

 
 
 

Impalpabile bellezza

Post n°771 pubblicato il 05 Marzo 2014 da mullerina
 

Vorrei una collana di gocce di pioggia.
Da ogni goccia il mondo apparirà a rovescio, le linee si incurveranno
e sarà impossibile non sorridere.

Una collana di gocce di pioggia, non sarà certo costosa.
Il denaro non ha nulla a che fare con i regali del cielo.

La indosserò a piedi scalzi,
ad ogni passo scivolerà una perla
a bagnare il suolo, che umido calpesterò...

A prima vista sembrerà un cordone bagnato
e chiunque mi incontrerà, scalza con un cordone intorno al collo
mi scambierà per una pazza,
squoterà la testa, chiedendosi il perchè del mio sorriso.
La bellezza rimarrà nascosta, da un cordone umido e orme di passi.

 

 

 
 
 

Un riflesso d'ombre non tue

Post n°770 pubblicato il 26 Febbraio 2014 da mullerina
 

Quante volte giudichiamo al primo sguardo... Così tante da non accorgercene quasi più.
La prima impressione si imprime, eccome, nell'idea che ci creiamo delle cose o delle persone.

"Non giudicare" è un insegnamento arduo da trasmettere, tanto quanto da imparare.
Viaggiamo con una check-list di cose da valutare, in un ordine preciso, impartito dalle nostre priorità.
Appena ci imbattiamo in qualcuno o qualcosa di nuovo, più veloci di un robot, cominciamo a classificare, valutare, numerare, inquadrare, fino a quando abbia confezionato il verdetto finale, a prima vista.

Bolliamo, etichettiamo, stampiamo un marchio sulla fronte e via... Archiviato fino a nuovo ordine tra: orchi, principi, sciocchi, insignificati, misteriosi, tenebrosi, fastidiosi, noiosi, pesanti, appiccicosi, divertenti, sognatori, realisti, pessimisti (...).

Pochi minuti.
Poche occhiate, mirate.
Tantissimi errori.

Giudico, incasello, seppellisco di check-list ogni cosa anch'io. Lo so.
E non riesco a frenare questo impulso aristotelico a mettere tutto in ordine.
Perchè non tutti i posti hanno una cosa, ma tutte le cose hanno un loro posto...
E rabbrividisco a pensare che alle stesse occhiate vengo sottoposta io stessa.
Fa parte del gioco: tutti possiamo giudicare, da tutti possiamo essere giudicati.

Abbiamo una sola arma, per riscattarci da tutto questo: avere la consapevolezza di poter sbagliare e l'umiltà di cambiare idea.
Insegnamo questo ai nostri figli e impariamolo noi per primi.
Continueremo a giudicare, ma avremo anche la forza di dirci che abbiamo sbagliato, quando qualcosa cambierà la nostra prima impressione. Daltronde siamo i primi a continuare a cambiare.

Ed io ho sbagliato, enormemente.
Così tante volte. Pure con te.
Ma forse questo è solo un altro giudizio, che a prima vista, ri-formulo su di te.
E cambierò idea altre, infinite volte (spero).
Certo è che non sarai più quella che eri.

 

 
 
 
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