Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Dolce danza di anime

 

Sogni stesi al sole

Post n°806 pubblicato il 30 Aprile 2015 da mullerina
 

Mi chiedo se siano i nostri sogni a essere diventati più piccoli, o se è questa realtà che ha reso la normalità un sogno a cui ambire...

Sono solo i miei sogni che si sono ristretti?
Li ho buttati in lavatrice, quel giorno in cui ho deciso che era arrivato il momento di crescere e -baaam!- ho sbagliato a digitare i tempi e le temperature, ora mi trovo a correre per raggiungere dei sogni che prima davo per scontati...
Di scontato non c'è proprio niente, ogni piccola conquista è un grande traguardo.
La vita è fatta di impercettibili momenti, che la arricchiscono e le danno un senso vero.
Mi sento ferma al primo gradino, senza essermi resa conto di tutti i passi fatti.

C'è bisogno di fermarsi di tanto in tanto e fare il punto della situazione.
Si rischia di girare a vuoto se non si sa dove puntare la bussola.

 
 
 

All'amo resta l'amaro

Un sereno pomeriggio, ho una quantità di the verde in corpo imbarazzante.
In un pomeriggio primaverile come questo, con la calma d'animo che solo il the verde può donarmi (ecco spiegato il perchè di cotanti litri tragugiati) ho bisogno di raccontarvi cosa mi è capitato nelle ore trascorse.

Lo faccio soprattutto nella speranza che possa essere d'aiuto a chi, come me, ha un blog perchè ama scrivere e condividere quello che scrive, per averne un ritorno, per esplorarsi, per essere giudicato, apprezzato o criticato.
Chiunque scriva (e chi lo fa da tanto forse mi capirà ancora di più) arriva ad un punto in cui pensa: perchè non avere ciò che scrivo su carta?
Il pensiero poi resta un po' lì.
Nel mio caso il pallino lampeggiava da un po', con la consapevolezza che ciò che vorrei è un regalo a me stessa, per riempire la voglia di poter trovare le mie parole, non solo scorrendo pagine virtuali, ma sentendo l'odore della carta tra le mani.
Ebbene questo desiderio si annida in un angolino di tutti noi che amiamo scrivere (e questo non ci rende certo scrittori, ma non è nemmeno detto che sia la nostra aspirazione diventarlo).

Ecco cosa mi è accaduto e ahimé non sono l'unica, né l'ultima a cui questo accadrà.
Settimane fa è apparso nel bel mezzo della mia bacheca di facebook (in cui poesie non ne ho mai scritte, né ci sono collegamenti a questo spazio) un link, l'ennesima pubblicità di un concorso di poesia, narrativa e chi più ne ha più ne metta.
In tanti anni di onorata carriera da blogger non ho mai partecipato ad un concorso, non ne cercavo, anche perchè ciò che mi importava era poter raccontare esperienze in un luogo dove sia io, sia altri potessero andare a leggere. Ho sempre diffidato da chi ti chiede di scrivere versi o storie con speranze di vincere chissà cosa...
E ora mi chiedo: perchè mai mi è saltato in mente di partecipare questa volta?
Sarà stato un momento di debolezza, l'aver trovato un format da completare semplice ed immediato; di fatto dal momento in cui ho letto l'annuncio, all'invio di una mia poesia, sono passati 10 minuti.
Appena dopo l'invio, visto la testa impegnata che mi ritrovo, ho scordato il tutto. Convinta che tanto sarebbero state parole perdute nel mare magnum di materiale inviato da migliaia di persone (la pagine web dell'editore conta più di 120.000 iscritti).

E arriviamo al dunque, ieri poco prima dell'ora di pranzo leggo un'e-mail. Una persona della casa editrice dice di avermi cercato più volte, senza avermi trovato e chiede di parlare quanto prima con me.
Ecco che quel scintillio di voglia repressa di sentire la carta scorrere tra le mani si è accesa. Come una bambina mi sono illuminata in viso e ho richiamato, non trovando la persona chiedo di essere ricontattata a qualsiasi orario... E così accade, mentre sono ad un convegno squilla il telefono e da lì parte una chiacchierata curiosa (nel bagno del centro convegni, il miglior luogo per parlare di poesia).

I complimenti per la mia poesia mi lusingano, quasi non so come rispondere (non ricordo nemmeno quale poesia ho inviato, ma a prescindere sentirmi dire "brava", "così giovane", "complimenti", "tutte valutazioni positive" sicuramente fa piacere a chiunque).
Senza parole ascolto, mi chiede se posso ascoltare la proposta che hanno da farmi, io chiedo visto che sono ad un convegno di poter ricevere la loro offerta scritta tramite e-mail, in modo da poterla visionare in un qualsiasi momento e rispondere (fuori dal bagno). Mi rispondono che è loro desiderio avere un contatto diretto con la persona e quindi ogni proposta la fanno "solo a voce" per telefono.
Un primo allarme scatta nella mia testa, ma la voglia di vedere i caratteri neri incisi sulla cellulosa ancora batte nel cuore, quindi accetto di restare ancora un po' chiusa in bagno ad ascoltare il resto del discorso.

Il progetto che mi viene illustrato prevede una pubblicazione di 7 scritti, l'apertura di una pagine web sul loro sito, con la mia biografia e le mie poesie, 6 copie cartacee di tale volume, che verrà poi venduto su amazon, inoltre una poesia verrà recitata per un audiolibro e servirà per un video su youtube (la cosa mi appare fin da subito di cattivo gusto, poesia recitate e messa in un video con immagini e musica scelti da loro... non è certo ciò che desidererei per le mie semplici poesie). Ascolto senza interrompere, mi mostro interessata, ma dubbiosa su alcuni punti.
Finchè arriva la ciliegina della proprosta: tutto questo lo avremo chiedendo agli autori un contributo di 249 euro.
La fiammella di poesie stampate è bruciata all'istante e subito mi è calata la consapevolezza di essere finita, con grande probabilità, in una truffa.
Chiedo di poter aspettare ad accettare, mi viene risposto che il tempo è poco ("sappiamo già da oggi gli autori che pubblicheranno con noi") e mi viene dato un tempo massimo per decidere di 12 ore.
Tutta questa fretta mi insospettisce ulteriorimente, al chè appena finisce la telefonata (finalmente libera di uscire dal bagno) mando un messaggio al mio ragazzo chiedendo di informarsi sull'attendibilità di casa editrice e proposta.

Ebbene le persone contattate sembrano essere davvero tantissime dal 2013 ad oggi, a tutti è stata fatta una proposta di un pacchetto simile al mio a prezzi diversi (via via crescenti). Il fatto che la proposta sia così frequente mette in luce un po' un bisogno di raccogliere adesioni e soldi, più che una reale qualità degli scritti scelti.

Non mi intendo minimamente del mondo editoriale, direi che lavorando in un ospedale posso considerarmi in un settore nettamente differente (curo io e curano le parole, ma i mondi sono differenti dal reale, all'impalpabile ed effimero mondo delle emozioni). Non lo so se sia normale che vengano chieste somme di denaro per pubblicare, direi che se un editore decide di promuoverti non dovrebbe chiederti nulla (al più essere libero di non pagarti e rimetterci, se ciò che scrivi in realtà non vende, ma addirittura chiederti denaro e guadagnarci lui, mi pare strano).
Non so se chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui è mai incappato in altre esperienze simili...

Magari pagando avrebbero davvero fatto tutto quello che il progetto comprendeva (perfino il fantastico video di poesia recitata), questo non lo so, ma è rimasto comunque una punta di amarezza nel sentirmi apprezzata, e subito dopo utilizzata...

Ho capito che non voglio scrivere per denaro (non l'ho mai voluto), per me scrivere rimane una questione di arte e l'arte non ha prezzo.
Se un giorno vorrò ardentemente sentire il peso nelle mie parole, allora investirò in modo consapevole, stampando le copie che voglio, da dare alle persone che voglio e questa sarà una grande conquista personale.
Non so se parteciperò mai più ad altri concorsi letterari, perchè il terrore che nascondano proposte come quella ricevuta sicuramente mi frenerà.
Quindi sono grata al mio spazio, sicuro, confortevole, ultimamente un po' deserto, ma sicuramente il posto più adatto per le mie parole...

 

 
 
 

Spogliate parole

Post n°804 pubblicato il 31 Marzo 2015 da mullerina
 

Giro di boa.
Sono passati sei mesi dall'inizio di questa strana sperimentazione, che mi vede come protagonista e allo stesso tempo osservatrice.

Potrebbero riempire già molte pagine tutte le storie che mi sono state raccontate dalle decine di persone, incrociate in quel luogo non luogo, in cui nessuno vorrebbe essere. Qualcuna di queste storie è arrivata fin qui, la maggior parte si è fermata ad ingorgare il mio cuore, mandandomi qualche volta in tilt e altre volte donandomi sorrisi e risate.

Il bilancio -serio- l'ho consegnato a chi mi coordina.
Le mie riflessione le lascio qui, a chi non agguanterà una penna rossa per segnare gli errori e cancellare frasi scomode.

La verità è che cambiare punto di vista spesso è difficile, sono stata catapulta fuori da ogni certezza. Lasciata barcollante agli angoli a ricominciare da capo.
Buttata a rotolare in un campo che non conoscevo, in una veste larga attraversata da correnti e lingue da ogni lato.
La diffidenza ha segnato le prime settimane, presenza inutile per alcuni, indifferente per i più.
Ho guadagnato un po' di dignità poco per volta, ho ricucito i margini sgualciti, ho risistemato e messo dei paletti. Servivano indicazioni chiare, che aiutassero ad intravedere un percorso utile a questa figura nuova.

Sono contenta dell'approvazione guadagnata, anche solo in parte, da chi ha avuto più a che fare con il nuovo ruolo. Tuttavia il demansionamento è forte, ed è probabilmente la cosa che ho vissuto con maggior difficoltà.
Circondata da chi fa il lavoro che dovrei poter fare anch'io, ma costretta a fare altro.
Fortunatamente il disagio è stato recepito e mi sono venuti incotro in tanti, ma rimane il fatto che per altri sei mesi mi viene richiesto ben altro.

In fin dei conti uno stipendio non si rifiuta. L'esperienza vale comunque la pena di essere vissuta, nella speranza che, prima o poi, io riesca a fare quello che vorrei davvero.
Continuerò a metterci amore, ad ascoltare con pazienza, a non giudicare, cercando di essere d'aiuto con le mie parole, che "non guariranno i corpi, ma fanno comunque bene alle anime" come mi ha detto una signora qualche settimana fa.

 

 

 
 
 

La non primavera

Post n°803 pubblicato il 04 Marzo 2015 da mullerina
 
Tag: Caos

Scrivo poco, un post al mese direi che è estremamente sotto i miei standard. E non che non avrei da scrivere, manca il tempo e l'energia.
Sono in piena sessione esami, mi sono presa l'influenza, ho continuato comunque i turni in ospedale, così, tanto per complicare il quadro.
Ora sono con i brividini, una mongolfiera di linfonodo a farmi compagnia e vestita come se dovessi uscire per un'escursione in Antartide. Nel mentre la sorella di mio moroso si laurea, tutti festeggiano felici e io resto qui, come l'ultima foca bianca.
Dopo questo quadro melodrammatico di vita ai confini con la dipendenza da alcol passerei a raccontare qualcosa di meno sconfortante, ma forse conviene che mi scollo dalla poltrona e vado a scaldare l'acqua per una cena da masterchef (ne parlano tutti, io non so cos'è, ma lo intuisco) menù cinque stelle con riso in bianco e basta, il bianco è ancora il colore In?...
Speriamo che la salute migliori, la sessione finisca, ci siano notizie belle e giornate con un sole sempre più caldo.
Manca un gatto e il dipinto della mia decadenza sarebbe sublime.

Post Cena.
Rieccomi ad allungare questo post altrimenti un po' striminzito.


Non posso non parlare di un incontro, almeno uno dei tanti che quotidianamente mi arricchisce, mi stravolge e mi cambia.
Il mio turno della mattina è un turno fortunato, inizio un'ora dopo, rispetto agli altri infermieri (privilegi da borsista) quindi è un turno che dura un'ora in meno. In genere la mattina il pronto soccorso non è nel caos, si gode della tranquillità di fine notte.
Pochi letti occupati, qualche monitor acceso, barelle in fila indiana intonse, pronte ad accogliere il fiume di ambulanze che si alterneranno nelle ore "calde".
Mollemente entro, passo davanti all'ufficio della caposala, oggi come ieri lo trovo chiuso, sospiro (porta chiusa uguale niente lavoro extra), attraverso poi per una saletta interna in cui sbircio il monitor con la gente in attesa, solitamente è vuoto, quest'oggi tre erano i numeri in attesa. Attraverso con calma il corridoio per andare a poggiare le cose e mettermi in "postazione" (in realtà poi vago per tutto il reparto). Nel corridoio c'è solo una donna, sulla sedia. Ha una sciarpa a quadri sulle spalle e guarda basso. Non faccio in tempo a parlarle che è il suo turno, quindi la lascio in ambulatorio per la visita ed esco.
La mattinata non tarda a scaldarsi di anime dolenti e in poco la sala d'attesa si riempie. Bel giorno, per le pulizie di primavera, gli addetti spostano le sedie e stravolgono ogni equilibrio, l'odore di disinfettante è pungente e le lamentele non si fanno attendere.
Non penso più alla signora con la sciarpa a quadri, fin quando non arriva un'infermiera per chiedermi di chiamare un'ambulanza, perchè la signora dev'essere trasferita nell'altro ospedale. Sbrigo la parte burocratica e poi avviso la signora che quanto prima la verranno a prendere.
Gli occhi della signora sono un'unione indissolubile di gentilezza e tristezza. Non capita di rado questa commistione, ma così vivida non l'avevo mai vista. Mi ha attraversato da capo a piedi e non sapevo cosa mi avrebbe lasciato il racconto di tutta la sua storia...
Mi siedo e ascolto, nelle parole lievi tutti i fatti del destino che hanno reso quello sguardo così.
S. era una psicologa per bambini. Si occupava di qualcosa di così apparentemente semplice, ma in realtà così complicata: la mente di un bambino. Nel suo lavoro era brava, traspare anche solo dal modo in cui racconta dei suoi piccoli pazienti, che non erano che bambini da capire. Racconta di come la sua voglia di aiutarli sia nata ed esplosa con la scomparsa del primo figlio, di pochi anni. La perdita l'ha resa una persona con un vuoto dentro che solo l'amore degli altri bimbi poteva in parte riempire.
La vita si sa, a volte infila le perle una dietro l'altra, quasi senza aspettare che abbiamo percorso tutto il filo. Così le accade di dover resistere prima alla morte del marito, dopo un banale incidente domestico, poi, a poca distanza dall'evento, in una circostanza quasi identica, anche alla morte del secondo figlio; rimanendo così sola, dopo una serie di lutti difficili da reggere tutti insieme.
Un nodo alla gola mi si è stretto pian piano, mentre i fotogrammi di questa vita mi apparivano davanti, colorati dalle parole della signora, che in tutto questo non ha mai perso un attimo per guardarmi e accennare un sorriso.
Si impara moltissimo da persone così, calme a contenere la tempesta.
Si impara a reggere la tempesta quando poi viene raccontata.
"Mi lascia in questa stanza infermiera? Nel corridoio fa freddo."
"Non ci sono problemi, questa è la stanza per i bimbi, ma se ne arriva qualcuno lo faccio entrare comunque, al massimo ci aiuta lei" ho scherzato, in realtà nessun bambino è arrivato finchè c'era la signora.
Così mi ha salutato, poco prima che l'ambulanza arrivasse a prenderla.

 

 
 
 

La lunga via

Post n°802 pubblicato il 10 Febbraio 2015 da mullerina
 

All'inizio dell'anno è sempre così.
Improvvisamente appaiono nitidi tutti gli impegni che occuperanno i mesi futuri.
Una valanga di "devi fare...".

Mi sento in balia di mille cose, tanto da non riuscire a stare dietro come vorrei a ciò che vorrei.
L'ennesimo impegno, oltre a esami, turni (la borsa di studio è valida ancora per diversi mesi), concorsi, raccolta dati per una ricerca, pensare ad un progetto (sempre a fini accademici), lezioni con obbligo di frequenza e dulcis in fundo tirocinio di 4 settimane da fare fuori sede (chissà dove e quando), si è aggiunto oggi l'invito per due giorni a Colonia in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione europea di malati, a cui dovrei partecipare, in quanto corrispondente per Verona/Veneto... Dubito che riuscirò a dare conferma, per quanto queste esperienze siano sempre ricchissime dal punto di vista professionale e personale. Avessi un minimo di stabilità potrei prendere un impegno, ma attualmente l'equilibrio è proprio ciò che mi manca.
Sono in una condizione per cui potrei dover cambiare lavoro e città da un giorno all'altro e con tutte le altre scadenze ciò che può essere rimandato temo verrà rimandato.
E questa rinuncia è la conferma di quanto mi pesi non avere determinati punti "fissi". Crescere è dura, ma qui si parla di cose un tempo semplici mentre ora non lo sono più, come un lavoro, che permetta di poter costruire qualcosa più solido dei sogni, perchè di sogni ne ho piena la testa...

Sono felice di avere impegni che mi occupano i giorni e mi regalano piccole soddisfazioni quotidiane, ma a volte bisogna avere il coraggio di ammettere di non poter correre dietro ad ogni cosa, per quanto alcune rinunce pesino di più, come in questo caso.
Vedremo... per ora resta nella casella posta ricevuta.

 
 
 
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