Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Dolce danza di anime

 

La non primavera

Post n°803 pubblicato il 04 Marzo 2015 da mullerina
 
Tag: Caos

Scrivo poco, un post al mese direi che è estremamente sotto i miei standard. E non che non avrei da scrivere, manca il tempo e l'energia.
Sono in piena sessione esami, mi sono presa l'influenza, ho continuato comunque i turni in ospedale, così, tanto per complicare il quadro.
Ora sono con i brividini, una mongolfiera di linfonodo a farmi compagnia e vestita come se dovessi uscire per un'escursione in Antartide. Nel mentre la sorella di mio moroso si laurea, tutti festeggiano felici e io resto qui, come l'ultima foca bianca.
Dopo questo quadro melodrammatico di vita ai confini con la dipendenza da alcol passerei a raccontare qualcosa di meno sconfortante, ma forse conviene che mi scollo dalla poltrona e vado a scaldare l'acqua per una cena da masterchef (ne parlano tutti, io non so cos'è, ma lo intuisco) menù cinque stelle con riso in bianco e basta, il bianco è ancora il colore In?...
Speriamo che la salute migliori, la sessione finisca, ci siano notizie belle e giornate con un sole sempre più caldo.
Manca un gatto e il dipinto della mia decadenza sarebbe sublime.

Post Cena.
Rieccomi ad allungare questo post altrimenti un po' striminzito.


Non posso non parlare di un incontro, almeno uno dei tanti che quotidianamente mi arricchisce, mi stravolge e mi cambia.
Il mio turno della mattina è un turno fortunato, inizio un'ora dopo, rispetto agli altri infermieri (privilegi da borsista) quindi è un turno che dura un'ora in meno. In genere la mattina il pronto soccorso non è nel caos, si gode della tranquillità di fine notte.
Pochi letti occupati, qualche monitor acceso, barelle in fila indiana intonse, pronte ad accogliere il fiume di ambulanze che si alterneranno nelle ore "calde".
Mollemente entro, passo davanti all'ufficio della caposala, oggi come ieri lo trovo chiuso, sospiro (porta chiusa uguale niente lavoro extra), attraverso poi per una saletta interna in cui sbircio il monitor con la gente in attesa, solitamente è vuoto, quest'oggi tre erano i numeri in attesa. Attraverso con calma il corridoio per andare a poggiare le cose e mettermi in "postazione" (in realtà poi vago per tutto il reparto). Nel corridoio c'è solo una donna, sulla sedia. Ha una sciarpa a quadri sulle spalle e guarda basso. Non faccio in tempo a parlarle che è il suo turno, quindi la lascio in ambulatorio per la visita ed esco.
La mattinata non tarda a scaldarsi di anime dolenti e in poco la sala d'attesa si riempie. Bel giorno, per le pulizie di primavera, gli addetti spostano le sedie e stravolgono ogni equilibrio, l'odore di disinfettante è pungente e le lamentele non si fanno attendere.
Non penso più alla signora con la sciarpa a quadri, fin quando non arriva un'infermiera per chiedermi di chiamare un'ambulanza, perchè la signora dev'essere trasferita nell'altro ospedale. Sbrigo la parte burocratica e poi avviso la signora che quanto prima la verranno a prendere.
Gli occhi della signora sono un'unione indissolubile di gentilezza e tristezza. Non capita di rado questa commistione, ma così vivida non l'avevo mai vista. Mi ha attraversato da capo a piedi e non sapevo cosa mi avrebbe lasciato il racconto di tutta la sua storia...
Mi siedo e ascolto, nelle parole lievi tutti i fatti del destino che hanno reso quello sguardo così.
S. era una psicologa per bambini. Si occupava di qualcosa di così apparentemente semplice, ma in realtà così complicata: la mente di un bambino. Nel suo lavoro era brava, traspare anche solo dal modo in cui racconta dei suoi piccoli pazienti, che non erano che bambini da capire. Racconta di come la sua voglia di aiutarli sia nata ed esplosa con la scomparsa del primo figlio, di pochi anni. La perdita l'ha resa una persona con un vuoto dentro che solo l'amore degli altri bimbi poteva in parte riempire.
La vita si sa, a volte infila le perle una dietro l'altra, quasi senza aspettare che abbiamo percorso tutto il filo. Così le accade di dover resistere prima alla morte del marito, dopo un banale incidente domestico, poi, a poca distanza dall'evento, in una circostanza quasi identica, anche alla morte del secondo figlio; rimanendo così sola, dopo una serie di lutti difficili da reggere tutti insieme.
Un nodo alla gola mi si è stretto pian piano, mentre i fotogrammi di questa vita mi apparivano davanti, colorati dalle parole della signora, che in tutto questo non ha mai perso un attimo per guardarmi e accennare un sorriso.
Si impara moltissimo da persone così, calme a contenere la tempesta.
Si impara a reggere la tempesta quando poi viene raccontata.
"Mi lascia in questa stanza infermiera? Nel corridoio fa freddo."
"Non ci sono problemi, questa è la stanza per i bimbi, ma se ne arriva qualcuno lo faccio entrare comunque, al massimo ci aiuta lei" ho scherzato, in realtà nessun bambino è arrivato finchè c'era la signora.
Così mi ha salutato, poco prima che l'ambulanza arrivasse a prenderla.

 

 
 
 

La lunga via

Post n°802 pubblicato il 10 Febbraio 2015 da mullerina
 

All'inizio dell'anno è sempre così.
Improvvisamente appaiono nitidi tutti gli impegni che occuperanno i mesi futuri.
Una valanga di "devi fare...".

Mi sento in balia di mille cose, tanto da non riuscire a stare dietro come vorrei a ciò che vorrei.
L'ennesimo impegno, oltre a esami, turni (la borsa di studio è valida ancora per diversi mesi), concorsi, raccolta dati per una ricerca, pensare ad un progetto (sempre a fini accademici), lezioni con obbligo di frequenza e dulcis in fundo tirocinio di 4 settimane da fare fuori sede (chissà dove e quando), si è aggiunto oggi l'invito per due giorni a Colonia in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione europea di malati, a cui dovrei partecipare, in quanto corrispondente per Verona/Veneto... Dubito che riuscirò a dare conferma, per quanto queste esperienze siano sempre ricchissime dal punto di vista professionale e personale. Avessi un minimo di stabilità potrei prendere un impegno, ma attualmente l'equilibrio è proprio ciò che mi manca.
Sono in una condizione per cui potrei dover cambiare lavoro e città da un giorno all'altro e con tutte le altre scadenze ciò che può essere rimandato temo verrà rimandato.
E questa rinuncia è la conferma di quanto mi pesi non avere determinati punti "fissi". Crescere è dura, ma qui si parla di cose un tempo semplici mentre ora non lo sono più, come un lavoro, che permetta di poter costruire qualcosa più solido dei sogni, perchè di sogni ne ho piena la testa...

Sono felice di avere impegni che mi occupano i giorni e mi regalano piccole soddisfazioni quotidiane, ma a volte bisogna avere il coraggio di ammettere di non poter correre dietro ad ogni cosa, per quanto alcune rinunce pesino di più, come in questo caso.
Vedremo... per ora resta nella casella posta ricevuta.

 
 
 

Balliamo

Post n°801 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da mullerina
 

Scivola tra le tue nocche nude la mia mano.
Secca è la pelle che attira i miei baci,
dimentichiamo i pensieri che bussano
mentre la mente lontana, divora
sogni e visioni.

Quanto dista la libertà
si misura in traguardi.
Aspettiamo e nell'attesa
amiamo, fugaci momenti donati.

 

Sono ancora appesa a indecisioni e vie che appaiono appena. Ho concluso l'iter del concorso di Vicenza e ora dovrei finire in graduatoria, non so a che punto e con quali speranze di chiamata. Attendo.
A breve inizierà anche la sessione esami, non ho ancora aperto un libro che sia uno, che Zeus mi aiuti... Fortuna che ci sono l'amore e gli amici.
Anche se il mio migliore amico alla notizia della possibilità, seppur remota, di finire a lavorare a Vicenza ha risposto con un sonoro "Fanculo, già ci vediamo poco!". Ehhh è emotivo e squilibrato, sono la sua ammonitrice di fiducia.

L'instabilità mi distrugge.

 
 
 

Solo d'amore

Tutti stanno commentando, interpretando e scrivendo riguardo i fatti successi in Francia.
Non ho intenzione di iniziare l'anno parlando di brutalità, disumanità e odio.

Anzi, volevo parlare di Amore.
Quello che gli omicidi, insieme alle polemiche che stanno scoppiando, rischiano di offuscare.
Amore, quel sentimento che dovrebbe risultare più naturale, rispetto all'impugnare un'arma e ammazzare un'altra persona.

Dopo qualche giorno di riposo sono tornata al lavoro, questo bizzarro lavoro, in cui passo le ore ad ascoltare storie e qualche volta ad essere una scatola che si riempie di insulti, arroganza e rabbia.
L'inizio del turno è stato segnato da una chiamata all'URP di un utente, che ha dettato un elenco puntato, discretamente lungo, di "cose che non andavano bene".
Fortunatamente, dopo l'urlo della coordinatrice, che ha attraversato l'intero reparto fino a giungere alle mie orecchie, per ordinarmi di sistemare tutto entro le 12.00, sono riuscita a sopravvivere e ho guadagnato così tanti "grazie" davanti a chi aveva fatto la segnalazione, che il suddetto, commosso, ha ri-chiamato l'URP per complimentarsi della positività della mia persona.
Ovviamente all'ufficio relazione col pubblico le segnalazioni di "cose che vanno bene" non arrivano spesso, quindi penso che non sapessero nemmeno loro come comportarsi.

In ogni caso, l'amore di cui volevo parlare non è certo quello che metto io nel relazionarmi, ma di quello che ho ricevuto, proprio in uno di quei "grazie".

Ho una certa memoria per i volti e quello della signora lo ricordavo bene.
In tre mesi che gironzolo per il pronto soccorso l'ho incontrata almeno tre volte. E per tre volte sono rimasta a guardarla, mentre con dolcezza e un po' di apprensione badava al fretello, affetto da una grave compromissione neurologica.
Quel giorno la signora arriva di corsa e subito si affaccia a chiederci se l'ambulanza, che trasporta il fratello è giunta. Le rispondiamo di no, con tranquillità. Una tranquillità che la signora interrompe con una domanda da sentire il sangue gelare, "ho visto l'ambulanza voltare dopo il pronto soccorso, ma se la persona muore, l'ambulanza passa da qui o va alle celle?"...
Chiamiamo la centrale e riceviamo la comunicazione dell'arrivo del codice rosso. Vivo.

Resto con la signora all'ingresso del pronto soccorso, finchè sentiamo arrivare un'ambulanza, esco e lei mi segue.
Non la fermo, non avrei mai potuto e voluto fermarla.
La barella con il fratello viene fatta scivolare giù dal veicolo e mentre i volontari la spingono velocemente all'entrata, la signora si precipita dal fratello.
Tutto dura un attimo. Gli accarezza la testa dicendogli: "ti aspetto fuori, sono sempre qui".
La barella entra, io raggiungo la signora e la riaccompagno in sala. Ha gli occhi lucidi mentre mi prende per le spalle e mi avvicina al suo volto, "Grazie, grazie... Che Dio ti benedica...".
Non so se possa esistere una benedizione più vera.
Mi sono commossa, non avevo fatto niente, se non starle vicina e scambiare qualche parola nell'attesa, eppure il sollievo nel rivedere il fratello, ancora vivo, si è trasformato in questo ringraziamento che, per me che l'ho vissuto, è stato travolgente.

Questo è l'amore che vorrei vedere, di cui vorrei poter leggere.
Perchè se diffondiamo il bene aiutiamo tutti a sperare in un mondo migliore e ne abbiamo un estremo bisogno.
Non parliamo solo dell'odio, finiremmo per esserne dominati.

 

 
 
 

Da capo

Post n°799 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da mullerina
 

Domani sarà un nuovo semplice giorno, come tutti gli altri.
E come ogni giorno, potrebbe regalarci qualcosa di impensato. Ricordiamocelo...

Festeggiamo perchè abbiamo il desiderio di ricominciare, la voglia di una possibilità in più per tutte le nostre idee da realizzare, per tutte quelle parole che non hanno trovato l'aria e sono ancora li tra cuore e gola, per trovare quel qualcosa dentro che sembra sempre mancare.
Sentire di chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo ci da speranza... che ci sia tempo, ci siano occasioni, ci siano emozioni bellissime ad aspettarci.

24 ore per chiudere e riaprire, il tutto nello scatto di un secondo, scandito e diverso da orologio a orologio... che alla fine quando inizia il nuovo anno non lo capisce mai nessuno.

Ogni momento è quello giusto per ripartire, che sia o meno all'inizio del calendario.

Buon anno a tutti voi, in attesa di voltare pagina o nel bel mezzo di una storia che stupisce già.

 
 
 
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