Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Annodati attimi.

 

Ave, Caesar, morituri te salutant

Post n°797 pubblicato il 19 Dicembre 2014 da mullerina
 
Tag: Caos

Ho appena ipotizzato, con un'ampia probabilità di certezza, la mia esclusione dal concorso in una casa di riposo relativamente vicina a casa... Quindi il mio stato d'animo è paragonabile a quello di un toro, mentre il matador, che sventolava il drappo rosso, rientra dove non può essere incornato a dovere. Ecco a grandi linee mi sento così...
Peggio del pre-ciclo.
Non mi resta che attendere di vedere come è andata l'ennesima prova di Vicenza (terzo round, da settembre che si va avanti, abbiate pietà), nella speranza che... ci sia più speranza.

Questi concorsi sono massacranti. In genere annunciano 1 vaneggiato posto, per oltre 3 mila domande... Solo da immaginare è qualcosa di mostruoso.
Restando in tema arena è come mettere tutti i gladiatori dell'epoca romana a duellare e magari aggiungere pure qualche tigre, tanto per aumentare la difficoltà.
Le domande poi... un terno al lotto.
Prima della prova pratica (ma in realtà scritta, a causa dell'eccesso di candidati) di Vicenza, per esempio avevo ripassato, nei rari e striminziti ritagli di tempo tra turni e università, pochi argomenti, ma molto legati a procedure pratiche (medicazioni, cateteri, nutrizione artificiale...); bene, all'esame mi sono vista arrivare esercizi su piani terapia, misurazione della pressione e calcoli per la somministrazione di farmaci al paziente pediatrico. Diciamo che sono uscita pensando a quanto avrei potuto spendere meglio il tempo dedicato al ripasso... per esempio dormendo.

Questa è la triste vita dell'infermiere disoccupato o male-occupato (perchè ce ne sono una schiera impiegati a fare i badanti, o anche lavori che esulano completamente dall'ambito della cura).
La cosa che fa più male è vedere in "azione" gli elementi meno validi, ma con referenze che in certi casi oserei definire papali (non trovo altre spiegazioni).
E mentre questi, senza smazzarsi per i concorsi (che tra tempo, attese, tasse non sono poi così leggeri) hanno iniziato la loro attività lavorativa con la possibilità di intravedere un futuro, noi altri siamo qui... ad aspettare concorsi che arrivano con il conta gocce, con la paura che il passare del tempo allontani sempre più la clinica.

Questo è senz'altro uno sfogo bello e buono, che non posso mascherare con nessun intento propositivo e costruttivo.
E visto che siamo vicini al Natale dovrei essere più tranquilla, in pace con il prossimo e positiva... che ci posso fare, questa volta ha vinto il bisogno di lamentarsi.
Da qui si riparte, con la speranza che ci sarà un posticino anche per me, un punto di inizio per il futuro. E una cosa è certa, a differenza di altri, potrò dire di essermelo guadagnato.

 

 
 
 

Riempi di musica il cielo

Post n°796 pubblicato il 11 Dicembre 2014 da mullerina
 

Non moriremo mai,
il senso è tutto qui.
Mi piace questa idea
di eternità, non verità...

Ascolto incessantemente le tue canzoni, in queste giornate di profonda tristezza, dopo la notizia improvvisa e inaspettata del tuo volo verso il cielo.
Quanto io fossi profondamente legata al cantautore Mango lo sa chi mi legge da tanto tempo (anche se dubito ci sia ancora nei paraggi qualcuno resistito per così tanti anni...).

Avevo 10 anni quando ho ascoltato per la prima volta una tua canzone, innamorandomi dalla prima nota all'ultima dei tuoi pezzi, dalla prima parola all'ultima dei tuoi testi.
Il cd era "Visto così", una raccolta dei tuoi brani più famosi, ancora oggi tra gli album che amo di più. Un collega di mio padre l'aveva lasciato sulla sua scrivania con un post it appiccicato sopra - Ascoltalo. In realtà il cd lo presi io e lo riconsegnai a fatica, a distanza di alcune settimane e solo dopo averne fatto una copia (ti assicuro che è l'unico cd che non ho in originale dei tuoi, mi perdonerai spero).
Come l'acqua mi era entrata nella testa e giravo ogni giorno per casa cantandola e ballando tra cucina, camera e salotto.
Poco dopo uscì il primo tuo cd che comperai "Disincanto", i miei compagni di scuola mi prendevano in giro per questa mia passione, una musica così lontana dai loro gusti. Eppure di tanti giudizi non me ne sono mai curata, io leggevo i tuoi testi e ogni volta era quel genere di poesia che entra nell'anima e ti sconvolge. E quando i testi erano animati dalla tua voce scoppiavano al centro del cuore, a raccontare tutto quello che avevo dentro e non riuscivo a dire.
Gli anni passavano, io crescevo e ogni tuo disco diventava un pezzo del mio cuore in musica.
Finalmente il 14 febbraio 2009, il giorno di San Valentino, sono riuscita a venire ad uno dei tuoi concerti dell'Acchiappanuvole tour.
L'emozione di quelle due ore è indescrivibile, ricordo che sono uscita con un solo pensiero in testa: quando sarà la prossima volta?
E non è passato poi molto, due anni dopo o poco più ero di nuovo tra il pubblico, insieme a Cristiana e nella meravigliosa cornice del teatro Filarmonico ho cantato a squarciagola le tue canzoni.
Nel frattempo alla poesia in musica hai aggiunto la poesia su carta e così ho divorato il tuo primo libro: "Nel malamente mondo non ti trovo", ordinato in una libreria del centro, visto che altrove era introvabile.
Successivamente hai pubblicato "Di quanto stupore", quello è stato un regalo di G., uno dei regali più belli che potessi ricevere, anche perchè chi l'ha fatto ha avuto la pazienza di capire cosa mancava nel mio repertorio.

E quanti bimbi in patologia neonatale ho addormentanto canticchiando alcune delle tue canzoni, li cullavo sulle note di Mediterraneo, la Rondine, Oro, Fiore del mondo...

forse non sai che respiro di te
lampi di sole,
mi innamorai del silenzio che è in te
tu il fiore del monto
ed io un'altra vita non ho,
tu sei il fiore più bello del mondo.

Ora sono qui, estraggo continuamente dalle custodie i tuoi cd e li inserisco nel lettore, lascio il tempo passare, insaziabile fino all'ultima traccia.
Riascolto la tua voce che arriva così viva e piena d'amore...

Il 30 maggio di quest'anno il regalo più bello, poterti rivedere dal vivo alla presentazione del tuo ultimo lavoro "L'amore è invisibile" e per un'ora e mezza perdermi affascinata nei tuoi discorsi, mai banali e nella tua musica dal vivo.
Quella foto che immortala i pochi attimi in cui ti ho parlato è incorniciata, sulla mensola della mia stanza, a ricordarmi che i miti possono essere persone reali.
Tra un'autografo sul cd e uno sul tuo secondo libro è scappato un mio salto per darti un bacio, accompagnato da un abbraccio, nonostante il sudore e quel gesto naturale nel lasciarti le mie poesie.
"Grazie Chiara, ho qualcosa da leggere mentre torno a casa" mi hai detto con quella luce di commozione negli occhi, che ai fans non hai mai negato.
Non importa se quei fogli sono finiti in mezzo alla scaletta della presentazione tra i testi delle canzoni e magari non sono mai stati letti. Il modo in cui mi hai ringraziato è bastato per farmi salire alle stelle.
Uscita dalla libreria G. mi teneva la mano, "Così felice e in estasi non ti ho mai vista, sei bellissima e sono felice di aver conosciuto anch'io questo tuo Mango".
Sono felice anche io che ti abbia conosciuto, perchè purtroppo non riuscirò a trascinarlo ad un tuo concerto... Rimarranno tutte le tue splendide canzoni, potrò leggergli le tue poesie, ma la magia di un palco non ci sarà, come l'attesa di un nuovo disco con pezzi nuovi da ascoltare.

La tua vita si è spenta avvolta dagli applausi, seduto al pianoforte dopo aver cantato con il tuo pubblico Oro... Hai vissuto dedicandoti a chi ti amava, davvero fino all'ultimo respiro e lì, nella tua musica, ti ritroveremo sempre.

la verità,
che ci portiamo via così
la verità
è quello che hai lasciato
qui dentro di noi
è un cielo lacerato
che ritorna stellare
così bello da guardare che
commuove fino a qui

Ciao Mango!

Un pensiero va a Laura, Angelina e Filippo, la tua famiglia, di cui parlavi sempre con la gioia della normalità.

 

Grazie per quello che ci hai lasciato...

 
 
 

Linee guida

Post n°795 pubblicato il 11 Novembre 2014 da mullerina
 

Quanto è difficile volare in mezzo alla tempesta.

Le raffiche non si placano e ogni metro sembra un kilometro.
La fatica a volte costringe a planare a terra e a scontrarsi con il suolo.

Quando però si sente arrivare il calore del vento giusto, quello pronto a ridare lo slancio, non ci sono limiti, non ci sono tornadi.
Si torna in quota, con le ammaccature fresche, ma lo sguardo che punta ancora più in là, nell'orizzonte.

Puoi spararmi dieci, cento, mille volte, ma finchè io semino amore e ne ricevo in cambio anche solo una briciola (che poi tanto piccola non è) avrò più forza per reagire davanti a tutte le sconfitte, che tu credi di avermi inflitto.
Resta nel guscio delle pareti chiuse, io respiro l'aria delle vite vere.

 

 
 
 

E le viole

Post n°794 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da mullerina
 

Negli scorsi post ho parlato delle difficoltà che sto incontrando, scontate in un percorso nuovo e ancora da comprendere, sia per la sottoscritta, sia per l'intera organizzazione in cui mi trovo immersa.
Oggi vorrei scrivere delle cose belle che accadono... o meglio di qualcosa che ha reso bella la mia giornata. Perchè ogni risveglio normale può essere l'inizio di un giorno speciale. È nell'ordinario che accade ogni evento extra-ordinario.

Per tutto il mondo sarà stata una cosa piccola, una scintilla veloce che è brillata un attimo solo, ma per me è stato ben altro... È stato un dono grande e inaspettato.

In sala sono presenti poche persone, la tv è in funzione per la prima volta. Arrivano due donne africane, nei loro colori sgargianti, una ha una bimba legata con un foulard al petto. Le vedo indaffarate a cercare i documenti nella borsa, quindi le lascio stare. Mi giro a dare un'occhiata alle altre persone, ma ho già parlato con tutti e nessuno sembra cercare il mio sguardo. Mentre sono lì imbambolata sento il mio nome, prima sussurrato e poi in uno scoppio di voce.
Mi volto e ancora tuona "Chiara, sì, Chiara". Un sorriso bianchissimo mi viene incontro, è la donna con la bimba.
"Ti ricordi di me?", dopo un attimo di smarrimento totale azzardo un: "sei stata in pronto soccorso di recente?". Il sorriso si allarga ancora, frugo nei cassetti della mia memoria, ma non riesco a trovare la risposta.
"Chiara, ricordi di E.?", il lampo del ricordo mi fulmina. E. è una delle bimbe di cui mi sono presa cura durante l'esperienza in patologia neonatale. Aggiungo al suo il mio sorriso, incredula, subito dopo guardo la bimba, insalamata al petto della madre.
Due occhi neri mi fissano e sulla testa tante treccine minuscole e colorate.
Una meravigliosa bambina.
Il contraccolpo al cuore è stato fortissimo, sia per aver rivisto E. cresciuta e gioiosa, sia per il ricordo che questa madre aveva di me.
Mi sono resa conto di quanto la mia figura entri in momenti della vita che restano impressi nelle persone che li vivono, fin nei minimi particolari. E della grande responsabilità che comporta.
Quella mamma si ricorda ancora della studentessa che, oltre un anno e mezzo fa, per alcune settimane teneva tra le braccia sua figlia, le cambiava il pannolino e le dava il latte. Si ricorda perfino il suo nome... e il ricordo non dev'essere negativo, visto l'entusiasmo che ha trascinato nel chiamarmi e nel mostrarmi la piccolina.

A molti sembrerà una cosa da poco, ma per me è stata una boccata d'ossigeno, la risposta di cui avevo bisogno, per sentire che quello che faccio e soprattutto il modo in cui lo faccio viene percepito e riconosciuto. È stata una grande ricompensa alla fatica e una carica importante per l'entusiasmo, che a volte viene minato dalle difficoltà (anche se quest'ultima ipotesi non mi appartiene ancora! fortunatamente).

 

 
 
 

Tocco

Post n°793 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da mullerina

Mi sento vulnerabile, davanti alle coltellate delle vite altrui. 
Seduta, muta, accolgo le parole di chi incontro.
In pochi giorni sono riuscita a ridere molto e a trattenere per un pelo i singhiozzi, spontanei e pungenti, arrivati alle porte degli occhi, lasciando la gola secca.

Non c'è niente di più difficile di trovare parole che non esistono.
A volte confortare è davvero difficile.
Per questo ho lasciato la mano scivolare su quel maglione verde, infilato nei pantaloni.
Accanto a quel Padre divelto da una notizia arrivata da troppo poco tempo, per trovare chi potesse accogliere il suo dolore. 
Come si resiste ad una diagnosi di morte fatta al proprio figlio? Se non si hanno scudi... si crolla davanti alla prima ragazza che ti viene incontro.
Mi sono resa conto di quanto questo ruolo mi esponga profondamente dal punto di vista emotivo. Chi ascolta e si apre all'altro non può restare indifferente. 

- Non c'è un corpo senza anima e non c'è un'anima senza corpo - Edith Stein, ed è proprio vero che ogni volta che tocchiamo un corpo, lasciamo un segno nella sua anima, per questo dobbiamo avere cura in ogni gesto.

C'è una salvezza per resiste ad ogni dolore accolto, per non crollare, per avere la forza di sostenere l'altro e per affrontare altre situazioni delicate.
Sto lavorando per trovare la mia salvezza, che sia una risposta o una spinta interiore, non l'ho ancora ben capito. Una cosa è certa, non posso e non voglio chiudermi agli altri, rischierei solo di non riuscire a comunicare come vorrei...

La vicinanza emotiva cambia profondamente l'animo di tutte le persone coinvolte, sia di chi racconta, sia di chi ascolta. E la mia anima muta ogni minuti, ad ogni sguardo oltre che ad ogni parola.

 

 
 
 
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