Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Annodati attimi.

 

Linee guida

Post n°795 pubblicato il 11 Novembre 2014 da mullerina
 

Quanto è difficile volare in mezzo alla tempesta.

Le raffiche non si placano e ogni metro sembra un kilometro.
La fatica a volte costringe a planare a terra e a scontrarsi con il suolo.

Quando però si sente arrivare il calore del vento giusto, quello pronto a ridare lo slancio, non ci sono limiti, non ci sono tornadi.
Si torna in quota, con le ammaccature fresche, ma lo sguardo che punta ancora più in là, nell'orizzonte.

Puoi spararmi dieci, cento, mille volte, ma finchè io semino amore e ne ricevo in cambio anche solo una briciola (che poi tanto piccola non è) avrò più forza per reagire davanti a tutte le sconfitte, che tu credi di avermi inflitto.
Resta nel guscio delle pareti chiuse, io respiro l'aria delle vite vere.

 

 
 
 

E le viole

Post n°794 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da mullerina
 

Negli scorsi post ho parlato delle difficoltà che sto incontrando, scontate in un percorso nuovo e ancora da comprendere, sia per la sottoscritta, sia per l'intera organizzazione in cui mi trovo immersa.
Oggi vorrei scrivere delle cose belle che accadono... o meglio di qualcosa che ha reso bella la mia giornata. Perchè ogni risveglio normale può essere l'inizio di un giorno speciale. È nell'ordinario che accade ogni evento extra-ordinario.

Per tutto il mondo sarà stata una cosa piccola, una scintilla veloce che è brillata un attimo solo, ma per me è stato ben altro... È stato un dono grande e inaspettato.

In sala sono presenti poche persone, la tv è in funzione per la prima volta. Arrivano due donne africane, nei loro colori sgargianti, una ha una bimba legata con un foulard al petto. Le vedo indaffarate a cercare i documenti nella borsa, quindi le lascio stare. Mi giro a dare un'occhiata alle altre persone, ma ho già parlato con tutti e nessuno sembra cercare il mio sguardo. Mentre sono lì imbambolata sento il mio nome, prima sussurrato e poi in uno scoppio di voce.
Mi volto e ancora tuona "Chiara, sì, Chiara". Un sorriso bianchissimo mi viene incontro, è la donna con la bimba.
"Ti ricordi di me?", dopo un attimo di smarrimento totale azzardo un: "sei stata in pronto soccorso di recente?". Il sorriso si allarga ancora, frugo nei cassetti della mia memoria, ma non riesco a trovare la risposta.
"Chiara, ricordi di E.?", il lampo del ricordo mi fulmina. E. è una delle bimbe di cui mi sono presa cura durante l'esperienza in patologia neonatale. Aggiungo al suo il mio sorriso, incredula, subito dopo guardo la bimba, insalamata al petto della madre.
Due occhi neri mi fissano e sulla testa tante treccine minuscole e colorate.
Una meravigliosa bambina.
Il contraccolpo al cuore è stato fortissimo, sia per aver rivisto E. cresciuta e gioiosa, sia per il ricordo che questa madre aveva di me.
Mi sono resa conto di quanto la mia figura entri in momenti della vita che restano impressi nelle persone che li vivono, fin nei minimi particolari. E della grande responsabilità che comporta.
Quella mamma si ricorda ancora della studentessa che, oltre un anno e mezzo fa, per alcune settimane teneva tra le braccia sua figlia, le cambiava il pannolino e le dava il latte. Si ricorda perfino il suo nome... e il ricordo non dev'essere negativo, visto l'entusiasmo che ha trascinato nel chiamarmi e nel mostrarmi la piccolina.

A molti sembrerà una cosa da poco, ma per me è stata una boccata d'ossigeno, la risposta di cui avevo bisogno, per sentire che quello che faccio e soprattutto il modo in cui lo faccio viene percepito e riconosciuto. È stata una grande ricompensa alla fatica e una carica importante per l'entusiasmo, che a volte viene minato dalle difficoltà (anche se quest'ultima ipotesi non mi appartiene ancora! fortunatamente).

 

 
 
 

Tocco

Post n°793 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da mullerina

Mi sento vulnerabile, davanti alle coltellate delle vite altrui. 
Seduta, muta, accolgo le parole di chi incontro.
In pochi giorni sono riuscita a ridere molto e a trattenere per un pelo i singhiozzi, spontanei e pungenti, arrivati alle porte degli occhi, lasciando la gola secca.

Non c'è niente di più difficile di trovare parole che non esistono.
A volte confortare è davvero difficile.
Per questo ho lasciato la mano scivolare su quel maglione verde, infilato nei pantaloni.
Accanto a quel Padre divelto da una notizia arrivata da troppo poco tempo, per trovare chi potesse accogliere il suo dolore. 
Come si resiste ad una diagnosi di morte fatta al proprio figlio? Se non si hanno scudi... si crolla davanti alla prima ragazza che ti viene incontro.
Mi sono resa conto di quanto questo ruolo mi esponga profondamente dal punto di vista emotivo. Chi ascolta e si apre all'altro non può restare indifferente. 

- Non c'è un corpo senza anima e non c'è un'anima senza corpo - Edith Stein, ed è proprio vero che ogni volta che tocchiamo un corpo, lasciamo un segno nella sua anima, per questo dobbiamo avere cura in ogni gesto.

C'è una salvezza per resiste ad ogni dolore accolto, per non crollare, per avere la forza di sostenere l'altro e per affrontare altre situazioni delicate.
Sto lavorando per trovare la mia salvezza, che sia una risposta o una spinta interiore, non l'ho ancora ben capito. Una cosa è certa, non posso e non voglio chiudermi agli altri, rischierei solo di non riuscire a comunicare come vorrei...

La vicinanza emotiva cambia profondamente l'animo di tutte le persone coinvolte, sia di chi racconta, sia di chi ascolta. E la mia anima muta ogni minuti, ad ogni sguardo oltre che ad ogni parola.

 

 
 
 

Sentieri sterrati

Post n°792 pubblicato il 07 Ottobre 2014 da mullerina

Quarto giorno di viaggio, in questo inizio tumultuoso (come mi ha suggerito questa mattina un paziente).
A gonfiare le vele di questa barchetta, sperduta nel blu i "grazie" delle persone che incontro. Chi, dopo solo poche ore, sente di aver ricevuto tanto.

Inizia un periodo per nulla facile, per il mio fisichino. Ogni giorno di stacco dall'attività lo trascorrerò in un'aula universitaria, per non perdere la frequenza della specialistica.
Zero giorni a casa totalmente, fino a nuovo ordine.
Sarà una lunga tirata e credo che approfitterò di ogni mezza mattina o tardo pomeriggio per riposarmi e ricaricare le pile. Già sono stanca!

Questa partenza è stata un vortice di dati... informazioni da recepire al volo. Memorizzare codice, piantine, chiavi e serrature, funzioni, ruoli e attività. Ed è tutto ancora contorto, ma sto cercando di ri-semplificare nella mente ogni passaggio, per rendere le cose chiare e sensate.
Il pronto soccorso ha le sue regole e la necessità di saperle far saltare tutte all'occorrenza, di conseguenza una buona capacità di elasticità, cosa che necessito fortemente di incrementare, non che io abbia schemi rigidi a cui mi adatto, ma sapere quando abbandonarli non è sempre facile.

Mi sento in bilico tra la paura di sbagliare e una voglia matta di fare. A volte mi pare di essere un po' bloccata, e capire quando azzardare una cosa in più è tremendamente difficile.
Interpretare le persone che lavorano già da tempo è più arduo di accostarsi alle decine di persone che ogni giorno arrivano all'accettazione...

Ho tanta energia da liberare. Devo pazientare e prima o poi sarà più naturale muoversi ed interagire con tutti, spero!

 

 
 
 

La nebbia agli irti colli

Post n°791 pubblicato il 27 Settembre 2014 da mullerina
 

Sono di ritorno da un intenso corso di formazione, in attesa dell'inizio sul campo.
In questi ultimi giorni ho scoperto che l'attività che svolgerò è ben diversa da ciò che "temevo" quando ho partecipato alla selezione per la borsa di studio, infatti in quelle tre righe contenute nel bando non è che tutto fosse proprio spiegato in maniera cristallina.
Si tratta di una nuova sfida, una nuova figura, da creare ed inserire per la prima volta. Immaginabili tutti i possibili inghippi che potranno esserci, visto il progetto mai sperimentato. Mi sento un po' pioniera e un po' cavia...
Sono curiosa di vedere come andrà e se le mie aspettative (ancora un po' indefinite, a dire il vero) verranno o meno confermate.
Non è semplice dopo tre anni di bombardamento e concentrazione sulla capacità di fare cose, passare ora ad un concentrarsi e dedicarsi completamente alla relazione. Senza perdere "l'occhio clinico" e l'attenzione alla possibile degenerazione degli stati di salute... anche se non è tanto il rischio di perderlo (l'occhio clinico), ma più la paura di non svilupparlo proprio! Dal momento che è un'abilità che solo la pratica e l'esperienza possono aiutare a creare.

Sono molto stuzzicata dall'importanza data, finalmente, alla comunicazione. Questa ricerca di un'alleanza terapeutica con il paziente, realmente condivisa.
Un ponte tra persone e sanitari era da tempo necessario. In fondo è finita da un bel po' l'era del medico onniscente e venerato, a cui era data l'ultima parola (se non la sola) sulle decisioni da prendere... Ormai siamo tutti un po' dottori di noi stessi (con tutti i rischi che le diagnosi fai-da-te comportano) ed è quindi impensabile non rendere partecipi delle scelte proprio coloro che ne sono oggetto.
Questa rivoluzione, che ha bisogno dei suoi tempi e che mi auguro sia iniziata già, è accompagnata anche da questo nuovo interesse verso la vicinanza psicologica ed emotiva, non solo nei confronti dei pazienti, ma anche delle persone che stanno loro accanto, anch'esse mosse dall'ansia e dalla paura, nei momenti delicati dell'attesa, in luoghi di importante incertezza.
Ecco dove mi inserirò io...
Sarà un'esperienza tutta da pensare e realizzare giorno per giorno. Non ho modelli a cui ispirarmi, il che rende difficile l'inizio. Vedremo un po' come il tutto si svilupperà e plasmerà.

 

 

 
 
 
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