Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

Dolce danza di anime

 

La signora Lei

Post n°834 pubblicato il 12 Ottobre 2017 da mullerina
 

Nel mondo siamo tanti, sempre più a guardare in dati mondiali delle nascite, che non hanno nulla a che fare con il tasso di natalità italiano, diventeremo prima o poi una specie protetta di questo passo. Ma non di questo parla questo post.

Siamo così in troppi che ci sono vite che restano a cornice delle nostre giornate.
Corriamo ovunque e non ci rendiamo conto che le sagome che ci passano accanto, in direzione opposta oppure sulla nostra scia, racchiudono storie. Come quella che stiamo coltivando noi giorno dopo giorno.

M. è una di quelle persone è da sempre sagoma nella vita degli altri, ha raggiunto la pensione da alcuni anni, dopo oltre 30 di servizio presso diversi uffici pubblici della città e dimore private.
M. ha passato tutta la sua vita a pulire, riordinare, spazzolare giacche, stirare camice e abiti da sera.
Ha allenato le braccia con stracci, manici di scopa e secchi pieni d'acqua e schiuma. Ha rafforzato le gambe su e giù per le larghe scalinate, che non facevano mai in tempo ad asciugare, c'era sempre qualche scarpa che aveva fretta di salire o di scendere. Ha abituato le orecchie a non fare caso ai fruscii di parole da corridoio. Ha stretto spugne con energia, senza badare al gelo che penetrava d'inverno tra i nodi delle ossa, asciugandole appena sul grembiule per non rovinarlo.
M. non ha mai smesso di dare del "lei" alla gente, anche a chi cominciava a conoscere dopo mesi o anni dentro gli stessi palazzi.
Ha sempre dato del lei anche a me, quando a volte la incrociavo nei corridoi, dove mia mamma mi faceva aspettare quando mi portava in ufficio.
"Buongiorno signorina Chiara, come sta?"
Le prime volte mi guardavo intorno, non ero abituata a sentir parlare così. E mi sforzavo di darle del -Lei- anche io, riuscendoci solo un quarto delle volte; diventava sempre più difficile, perchè dopo diverso tempo il suo viso dolce era subito riconoscibile in mezza a tutte le giacche e scarpe con tacco, che apparivano e scomparivano nel corridoio centrale. M. si è sempre sentita qualche gradino più in basso di tutti, eppure in educazione non ho mai incontrato nessuno che la battesse.
Mi ha insegnato l'umiltà e la dignità di ogni forma di lavoro, dai suoi modi traspariva l'orgoglio dell'occuparsi di ciò che gli altri davano per scontato.
M. pochi mesi dopo la pensione è riuscita a comprare casa, la sua prima casa, dopo una vita di affitti.
Il suo è un appartamento pieno di luce, all'ultimo piano e libero su tutti i lati. Tutto è ordinato.
Quando ci invita non manca mai una fetta di torta e il thé è già pronto, deve solo raffreddare. Sulle mensole gli scatti di una vita, le prime in bianco e nero, fino alle più recenti vicino al figlio minore con la corona d'alloro e con i suoi nipoti tra le braccia, tutti questi scatti sono sconosciuti a chi l'ha vista svolazzare qua e là con il piumino in mano per tanti anni. M. ascoltava sempre e parlava poco, ma ringrazio mia mamma per averla come amica, per non averla persa dopo gli anni di lavoro, e avere il piacere di ascoltarla ora raccontare la sua vita, così profondamente intrecciata a quelle di tanti altri a cui è rimasta quasi sconosciuta.

 
 
 

Lascio aperto il cassetto

Post n°833 pubblicato il 24 Luglio 2017 da mullerina
 

Mi sono resa conto di quante cose mi circondino, senza che io abbia la reale necessità di averle.
Una casa sommersa di cose. Spesso dimenticate sul fondo di cassetti o dentro scatole, che sembrano avere la funzione di fare ordine, ma in realtà sono il modo più semplice di procrastinare la cernita doverosa tra cosa tenere e cosa lasciare.

Me ne sto rendendo in questi giorni. Per cause di forza maggiore sono costretta a mettere mano a tutte quelle cose che in pochi anni, da quando mi sono trasferita, si sono accumulate su mensole e dentro ante di mobili, che non apro quasi mai. Ogni oggetto che prendo in mano è in linea di massima inutile e il suo utilizzo scarso.
Prendo atto che le cose di cui realmente ho bisogno sono poche, eppure la difficoltà a liberarsi del superfluo c'è. Perchè il pensiero che "un domani potrebbero essere utili" mi ha portato a tenere da parte una mole di cianfrusaglie che ad oggi mi fa anche un po' sorridere. 
Mi chiedo a cosa possano servirmi le due bambole tedesche con mani e viso di porcellana, che ho ordinato da un catalogo di giocattoli, in linea di massima solo a spaventare chi si accorge dei loro sguardi vitrei e sorrisi inquietanti. I souvenirs dai viaggi sono uno dei capitoli da -sepolti in casa-, che in pieno sposano la filosofia dell'inutilità. A cosa mi serviranno tutte quelle tazze da the?! 
Mi sembra di essere un'accumulatrice seriale, mentre tolgo le calamite dal frigorifero (e sono solo quelle degli ultimi 7 anni...le altre ancora attanagliano un altro frigo), oppure mentre conto le 33 matite di 6 mobilifici differenti. Una vita in cui mi sono circondata di molte cose e magari non le ho mai usate, come le rubriche telefoniche cartacee, che dall'avvento del cellulare in pochi usano ancora (ne ho 3 completamente intonse).
Ho scovato creme, trucchi lasciati a metà o usati una sola volta, cornici vuote.

Forse sto solo facendo delle riflessioni su quello che vorrei nella mia vita, rendendomi conto di averla riempita di molte cose, prima di accorgermi che era altro quello di cui avevo bisogno.
Avevo riempito i vuoti, come si fa con la stoffa che riempie le bambole. Ora ho qualcosa di ben diverso a riempirmi la mia vita e ha fatto accendere una luce su tutte quelle cose che non ho mai usato e mi circondano. 
Il mio lavoro a contatto con le persone in momenti delicati e difficili mi ha dato una scossa. Ora mi rendo conto di quanto è bello vivere ogni momento. Userò le candele colorate trovate in un cassetto e se mi piacerà ne prenderò altre, ma non le rinchiuderò nella schiera delle possibilità mai utilizzate.

Lascio le cose, mi riprendo la voglia di vivere di emozioni, senza rinchiuderle.
Lascio aperto il cassetto, perchè non accumulino altra inutile polvere, i sogni.

Penso di aver intrapreso un percorso, non penso sarà facile da proseguire, ma tentare si può. 

 
 
 

Leggiamoci sł

Post n°832 pubblicato il 09 Luglio 2017 da mullerina
 
Tag: Libri

Il post università ha fatto bene alla mia sete di lettura. 
Dopo anni di libri unicamente centrati su anatomia, fisiopatologia, comunicazione e relazione di cura ecc.., finalmente il mio comodino si è rimpito in questi mesi di ben altre letture.

Da inizio anno sono riuscita a leggere diversi libri...
Ho iniziato con un regalo di Natale, ho sfogliato le prime pagine de "Il labirinto degli spiriti", nelle gelide serate invernali, era l'ultimo libro di Carlos Ruiz Zafon che mi mancava per terminare l'intrigate storie legate al cimitero dei libri dimenticati; è stata una lettura ricca ed affascinante, uno di quei libri che inghiottono le ore, annullando il passare del tempo. Bellissimo, come gli altri.
Poi sono passata ad un libricino azzurro, che avevo regalato a mia mamma, ma che per un motivo o per l'altro non avevo mai iniziato: "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini, in appena quattro giorni l'ho terminato (immagino ci sia chi ci ha impiegato molto meno, ma i miei ritagli di tempo sono quel che sono e poi a volte è bello anche godere delle pagine, senza farne indigestione!), la scrittura veloce e lo stile tipico di chi è giornalista prima che scrittore, mi hanno fatto apprezzare questo racconto toccante e personale.
Presa dalla voglia di tornare a qualcosa trama appassionante e volendo assolutamente leggere prima il libro di vedere il film, mi sono fatta imprestare il best seller del 2015: "La ragazza del treno" di Paula Hawkins, era da molto che non leggevo un giallo e l'effetto vortice all'interno della trama è stato immediato, ho apprezzato molto il libro, nello stile e nella storia, fino all'ultimo mi ha tenuta col fiato sospeso, la stessa cosa non posso dirla del film terribile sia per chi abbia letto il libro e ancor più per chi non lo abbia letto. Sullo stesso scaffale, in cui avevo adocchiato il libro di P. Hawkins, ne avevo avvistato un altro, che anni fa avrei voluto leggere, ma che non ero riuscina nemmeno a comprare, né a prendere in biblioteca (era sempre nelle mani di qualcun altro!): "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh, la perfetta lettura per l'inizio della primavera, un libro stupendo, dalla trama dura, ma che mi ha fatto percepire moltissima tenerezza, consigliato!
In fine è arrivata l'estate e con lei la voglia di tornare a qualcosa di leggero ed è ecco che è apparso il libro giusto "Dillo tu a mammà" di Pierpaolo Mandetta, scrittore emergente che ho iniziato a seguire su facebook, il suo stile di scrittura è molto diverso da quello degli altri libri, fresco e veloce in molti punti, con numerose parentesi di ironia pungente, che si aprono qua e là nel corso della storia; un libro che mi ha fatto sorridere parecchio e mi ha ricordato in parte quelli di Luca Bianchini ("Io che amo solo te" e "La cena di Natale").

Ho spaziato tra generi, trame e autori molto diversi tra loro nello stile di scrittura, ma leggere è come bere, un bicchiere non sarà quello che sazia la sete. Ora che ho concluso da poco il libro di Mandetta, mi sto girando intorno per casa, alla ricerca del prossimo e penso che sarà "E l'eco ripose" di Hosseini. 

Concludo la parentesi letteraria, chissà quanti ne leggerò prima di vedere la casa finita! Forse divoro libri sperando che aiutino a far passare il tempo più velocemente... e in effetti in autunno finalmente dovremmo riuscire a vedere almeno tutti i muri, per ora buca, fondamenta e garage ci sono... pian piano salirà. 

Leggiamoci sù!

 
 
 

Cuore in volo

Post n°831 pubblicato il 17 Marzo 2017 da mullerina
 

Normalmente si hanno quattro nonni,  io di nonni ne ho sempre avuti 4 più 2.
Tutti loro sono stati importanti esempi di grande umanità e amore.

Mio nonno materno è stato emblema di dolcezza e grande pazienza, daltronde con una moglie generale come mia nonna e quattro figlie femmine in casa l'unica cosa che poteva salvarlo era un enorme autocontrollo, a volte penso come sia stato vivere in una casa in cui c'è sempre qualcuno con il ciclo! Un incubo.
Mia nonna paterna invece ha trovato in mio nonno un amore più grande di qualsiasi pregiudizio, lei ragazza madre dopo la guerra, ha incontrato chi guardasse oltre a quello che per tutti era un grande peccato.
Infine ci sono i miei nonni acquisiti, una coppia che nei miei occhi di bambina si è da subito identificata come l'esempio più elevato di completezza l'uno nell'altra.

L. ed E. li ho conosciuti all'aeroporto, quando con i miei genitori eravamo in attesa di un volo per la Spagna.
Due sorrisi buoni, quattro gambe da viaggiatori di vecchia data e la stessa maglia addosso ad entrambi.
Quest'ultimo particolare mi colpì e fu il pretesto per me, nei miei fieri 4 anni, di attaccare bottone con loro, che di anni ne avevano poco più di una sessantina all'epoca. 
Ci siamo ritrovati sullo stesso volo, nella stessa città e dopo quello in altri viaggi ancora.
Ho visitato la loro casa che per me era come quella di Heidi, ma più tecnologica, senza nebbia e caprette. E ricordo quella mia domanda innocente sulla terrazza davanti alle montagne verdi: "ma voi bambini non ne avete?" 
E. ha spalancato la bocca e prima ancora il cuore, si è avvicinata e mi ha sussurato all'orecchio: "di nostri non ne abbiamo, ma nel mondo ne abbiamo accolti tanti e se vuoi c'è posto anche per te". All'idea di due nonni in più ho detto subito di sì ed ecco che un legame non di sangue, ma di amore si è stretto tra noi, più vero di tanti altri.
Sono cresciuta con le telefonate sempre puntuali per il compleanno e l'onomastico. 
Gli anni però si accumulano svelti, prima i saluti arrivavano squillanti all'indomani di un qualche loro viaggio in giro per il mondo, poi le voci si sono abbassate sempre più ferme tra le mura di quella casa con vista sulle montagne.
L'ultima telefonata è stata la più temuta e in un certo senso attesa, la voce di E. limpida nonostante il pianto è stata diretta: "L. se n'é andato, aspetto che tocchi a me".
Senza parole li ho riportati alla mente, ho rivisto le valigie accantonate, un abbraccio sincero, gli occhi di chi ha saputo raccogliere tante meraviglie nel mondo e creare legami in ogni porto o aeroporto che fosse... 

 
 
 

Primo mattone

Post n°830 pubblicato il 09 Marzo 2017 da mullerina
 

Alla fine ci siamo convinti e abbiamo fatto il nostro grande passo.

Dopo giravolte, indecisioni, una marea di conti ed un blackout cerebrale degno di un TSO, abbiamo riunito le idee e abbiamo deciso: quella sarà la nostra casa. 
Abbiamo firmato e ora non resta che attendere, attendere parecchio! 
La notte prima mi sono rigirata, come una frittata, così tante volte da trasformarmi in un involtino di lenzuola e piumone, ma ho pensato che fosse inevitabile provare un po' di agitazione prima di una scelta così importante. Tanta è stata l'ansia prima, altrettanto lo scioglimento poi.
Probabilmente perchè l'aver scelto qualcosa che deve essere costruito ci da ora il tempo di metabolizzare; ci sarà tempo per lo stress più avanti, ma per ora siamo molto più sereni. Come tutti i bravi informatici la mia dolce metà ora sta già progettando e programmando; mentre io da brava pigra ho deciso che per i prossimi mesi non si farà proprio nulla! Adotterò la strategia dell'attesa.

Non è stato per niente facile decidere di buttarsi su un progetto nuovo e senza tante certezze, tuttavia per quanto sembri una decisione economicamente più sfavorevole, conti alla mano per noi è stato il contrario, l'usato nella zona che ci interessava era tendenzialmente molto vecchio e bisognoso di interventi strutturali impegnativi, troppo per due che non ne capiscono granché e senza esperienza di restrutturazioni alle spalle. Il nuovo invece si è mostrato per i suoi aspetti positivi, ovvero efficienza energetica (per me fondamentale) e possibilità di personalizzazione, questi i motivi della scelta. Se la decisione sarà stata buona lo scopriremo solo alla fine di tutta questa avventura appena iniziata! Difficile parlare prima del tempo. Godiamoci questo periodo, alla fine costruire insieme è alla base di un rapporto di coppia, fonte di scombussolamenti, ma anche di grande soddisfazione.

 
 
 
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