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mullerina
   
Creato da mullerina il 29/12/2005

Il mondo di Chia

corri sempre per andare oltre a dove sei già arrivato; lotta per ciò che ami; non morire senza aver vissuto; non perderti in un sogno; realizza almeno un desiderio; sorridi; infine ama la vita e vivila al massimo. chiara*

 

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Post n°566 pubblicato il 14 Novembre 2009 da mullerina
 

Quasi senza meta ero giunta su quella panchina di legno, logora e segnata dal passaggio di mille parole, scritte a pennarello nero e blu.
Davanti a me non c'era poi molto, un angolo di piazza, tre alberelli spelacchiati, una fontana verde bottiglia e il tutto era circondato dalle mille sfumature degli aranci e dei grigi di città.
Mi ero seduta nell'angolo della panchina, baciato dal sole; cosa ci facessi là fuori, con quell'aria fredda, non lo so proprio. Sarà che a volte l'ossigeno a casa sembra mancare.

Per la piazza passarono una signora con il suo cane, la coppia perfetta e due ragazzotti, che si avvicinarono senza troppo inviti e cominciarono a bonfichiare le solite stupide frasi, che allora, come oggi, ero stufa e stanca di sentire; stavo per alzarmi ed andarmene vie, quando un distinto signore intervenne all'improvviso. Non so da dove fosse sbucato fuori, ma in quel momento mi sono sentita davvero protetta.

X: Crescete infanti, chiedete scusa e smammate! La signorina non ha certo chiesto di sapere cosa pensano i vostri beceri cervelli, se così li posso definire.

Soffocai una risata nella sciarpa, contenta per le sue parole e per quel -beceri cervelli-.
Le scuse, come era prevedibile, non arrivarono affatto, anzi gli insulti cominciarono a piovere, ma si trattò di una tempesta fugace, la parte del "smammate" l'avevano capita, stranamente.

Chia: Grazie, non doveva disturbarsi.
X: Tranquilla, sai ho una nipote, un po' più piccolina di te, mi sono sentito in dovere di rispondere a quei due.
Chia: ...beceri cervelli.
X: Esattamente. Posso sedermi?

Gli feci cenno di sì con la testa, poi tirai fuori i miei fogli bianchi e la mia fedele matita.
Stavo immobile, con il polso appoggiato alla carta bianca e la punta affilata della matita di poco sollevata.
Passarono alcuni minuti. Il mio paladino si aggiustò il cappello, si avvicinò un po', fino a sporgere il naso sui miei fogli.

X: Oh, un'artista.
Chia: Beh, non lo direi. Vede, sono tutti bianchi.
X: E perchè?
Chia: È un po' come il blocco dello scrittore, ha presente l'incubo della pagina bianca?
X: Alle emozioni più belle è difficile dare una forma, che sia una linea o una frase.
Chia: Già, ma forse nel mio caso manca proprio l'emozione di base.
X: Impossibile.

Lo disse deciso, ma gli si piegarono appena gli angoli della bocca in quello che mi sembrò un sorriso. Ma non ci giurerei...

Non era passato che un quarto d'ora da quell'incontro incidentale, il distinto signore si alzò di scatto, si sistemò di nuovo il cappello e fece un cenno per salutarmi.

Chia: Che strano.

Non so perchè, ma mi sorse spontaneo dirlo.

X: Io? L'impossibile? Il bianco del foglio o cos'altro?
Chia: Il caso. Lei è arrivato, ha iniziato un discorso e ora se ne va.

L'uomo a quel punto sorrise, questa volta non ho dubbi. Quasi scoppiò in una risata.

X: La mia nipotina mi aspetta, chissà magari tra un po' di tempo ci rincontreremo. Sono sicuro che allora avrai un'ottimo disegno da mostrarmi.

E se ne andò così, quello strano personaggio. Avvolto dal suo cappotto e con il volto semi coperto dal cappello.

Accadde circa un anno fa, o poco più.
Ogni tanto ci sono tornata su quella panchina, mi sono guardata attorno, ma non mi è più capitato di incontrarlo e un po' mi dispiace.
La verità è che sono ancora alla ricerca di quella chiave segreta, che lui allora chiamò emozione, ma io non so davvero quale sia il suo nome e soprattutto dove si trovi.

E così continuo a consumare grafite per disegnare volti dagli occhi vuoti, che non riescono a dirmi nulla. Non una sola parola.

 

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FIORI SECCHI

L'arte dei tempi sbagliati.
Degli accordi accenati,
lasciati morire in silenzio.

Chi tace acconsente.

Benvenuto nel mondo di Chia!



Acquerelli di pioggia
in mattine assonnate

Chiara

Le scale mobili ci farebbero risparmiare parecchia fatica, in questo continuo sali e scendi di emozioni.

 

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"Ti aspetto
e ogni giorno mi spengo
poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono
se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza no,
è qualcosa di più: è un gesto di morte
fissa che non ti so regalare".

Alda Merini
, da "Clinica dell'abbandono"

 

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