Creato da: lontano.lontano il 22/01/2008
la poesia, la musica ed il loro contrario.

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C'era una volta il west- Il mio sogno

 

Eravamo nel 1968 ed io
dodicenne mi guardavo intorno
per capire cosa stessi cercando,
cosa volessi ma soprattutto,
chi fossi.
Un adolescente che vedeva
intorno a sè un mondo
cambiare, forse in maniera
troppo rapida per capire, forse
in maniera troppo lenta per i
sogni che si hanno in mente a
quell'età.
Un mondo nuovo arrivato
addosso, che portava
con sè nuove parole, nuove
mode, nuova musica.
Ascoltavo come tutti in quegli
anni la prima radio "libera",
quella Radio Montecarlo che
si faceva preferire ai canali
Rai a cui per forza di cose
eravamo legati.
Ricordo tutte le canzonette
dell'epoca e non mi vergogno
nel dire che molte non mi
dispiacciono neppure ora.
Arrivavano i primi complessi
stranieri di una certa
importanza e i compagni
di scuola si buttavano a
comprare i loro dischi.
Io continuavo ad ascoltare
tutto ciò ma li ascoltavo solo,
non li sentivo, non mi
riconoscevo, nulla era ciò
che stavo cercando, ero solo
sballottato da sonorità che
non mi prendevano e poco
mi appassionavano.
Un giorno mi capita di
ascoltare questo tema, per
caso arrivato fino a me, una
musica che mi ha attirato a sè
o per meglio dire mi ha
attirato a me, una musica che
è stata lo specchio della mia
anima, una musica che è
diventata mia proprio come
io diventavo suo.
Non sapevo da dove venisse,
non immaginavo neppure fosse
una colonna sonora, non
sapevo dove andarla a ritrovare.
L'ho cercata, l'ho scovata ed è
con me da quarant'anni, non
potrei fare a meno di lei perchè
perderei la parte migliore di me,
sarebbe come specchiarsi e non
vedersi, sarebbe come mangiare
e non nutrirsi, sarebbe come
vivere senza pensare.
Io per mia natura non sono
geloso, perchè penso che la
gelosia, in fondo, non sia che
la nostra insicurezza che ci
fà credere di non esser
all'altezza di sostenere una
comparazione con qualcuno
che, diamo già per scontato,
esser meglio di noi.
Lo sono però verso questa
musica che sento mia e solo
mia e non mi fà molto piacere
se altri mi dicono di
riconoscersi in lei, sarebbe come
vedere all'improvviso spuntare
un nostro replicante mentre fino
ad oggi credevamo di essere unici.
La capisco e lei mi capisce, mi
prende per mano e mi porta in
posti tranquilli, mi asciuga
gli occhi dalle lacrime
dopo averli bagnati,
così senza neppure un perchè,
mi stringe forte la gola
togliendomi quasi il respiro,
facendomi male ma
riportandomi in vita.
Chi mi vede quando sto con lei
mi dice che cambio espressione,
che mi perdo in un mondo
lontano, che trattengo,
senza riuscirci, un'emozione che
raramente mi capita di avere.
E' vero, e non chiedetemi perchè,
non saprei rispondere,
non si motivano le sensazioni,
non si riescono a spiegare
i tumulti del cuore,
non si sà nulla degli
sconvolgimenti dell'anima,
non si razionalizza l'amore.
Una dolcezza infinita che
mi prende la mente e
se la porta con sè e non sono
più io, proprio quando sono
più io che mai,
mentre io divento lei e
lei diventa me, uniti in un sogno
che finirà solo quando
non avrò più la forza per sognare.

 
 
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La leggenda del Piave

Post n°326 pubblicato il 25 Aprile 2017 da lontano.lontano
 

II Piave mormorava
calmo e placido al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio:
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava,
e andare avanti…
S’udiva, intanto, dalle amate sponde,
sommesso e lieve, il tripudiar dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò:
“Non passa lo straniero!”

Ma in una notte trista si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira a lo sgomento.
Ah, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto
per l’onta consumata a Caporetto…
Profughi ovunque, dai lontani monti
venivano a gremir tutti i suoi ponti…
S’udiva, allor, dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio dell’onde:
come un singhiozzo, in quell’autunno nero
il Piave mormorò:
“Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico
per l’orgoglio e per la fame,
volea sfogare tutte le sue brame…
Vedeva il piano aprico,
di lassù, voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
“No! - disse il Piave – No! - dissero i fanti…-
Mai più il nemico faccia un passo avanti…”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combattevan le onde…
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
“Indietro, va’, straniero!”

Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento…
E la Vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro a Battisti…
Infranse, alfin, l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore.
Sicure l’Alpi… Libere le sponde…
E tacque il Piave: si placaron le onde
sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
nè oppressi, nè stranieri!

 
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Giorno di festa.

Post n°327 pubblicato il 30 Aprile 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

L'inverno che dorme,
nella chiara mattina,
il freddo riposa
accanto alla brina.
Ti fà male agli occhi
quel sole lontano,
il suo lieve tepore
ti prende per mano.
T'invita ad uscire e,
in questo giorno di festa,
non vedrai la gente andare via lesta.
E' un mondo diverso
visto da una panchina,
un mondo che c'era,
ma non vedesti prima.
Quell'acqua che ondeggia,
il suo costante rumore,
gli alberi e il cielo hanno un altro colore.
E tu li seduto
con il tuo sguardo assente
coi pensieri mischiati tra passato e presente.
Forse, sogni di essere in un posto lontano,
forse,
 
sogni di essere solo un po' più sereno.
Fors'anche ti basta questa tua vita onesta,
a tuo modo,
felice,
in questo giorno di festa.

 
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Il destino. 4 Maggio 1949.

Post n°328 pubblicato il 04 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Io sono il destino,  puoi dir tutto di me,
dipende da come mi comporto con te.
Ti plasmo, ti illudo con sorriso beffardo,
ti guardo maligno e sono un bastardo.
Ti premio, anche senza tuo merito alcuno,
ti rendo importante, mentre sei un nessuno.
A te dono tutto, agli altri mai niente,
allora mi dici generoso e clemente.
Son quello che fece, un giorno di primavera,
ritornare l'inverno, con furiosa maniera.
Son io che ho deciso chi c'era o non c'era,
son io che ho distrutto la Squadra più vera.
Li mandai a giocare, lontano da casa,
un bel viaggio premio, per chi meritava.
Me li presi tutti, ed eran trentuno,
a quell'ultimo appello non mancava nessuno.
Eran tutti felici su quel trimotore
tornavano a casa, i ragazzi del Cuore.
Avevan vinto tutto con dignità e onore,
le invincibili maglie dal Granata colore.
In fondo, li ammiravo ma,
mi avevan sfidato!
Più forti di tutti! 
Ma…. pure del fato?
Non potevo più, così sopportare
in qualche maniera li dovevo fermare.
Sarei stato il primo ad averli sconfitti,
in un giorno di Maggio, li avrei  presi tutti.
Tra fulmini e tuoni, in una notte precoce,
persi, contro la nebbia, in maniera veloce.
Un boato, uno schianto, contro quel muraglione-
E tu che oggi li pensi, con in gola il magone,
maledirai tutto,
me compreso;
….. il destino
l'unico al mondo che sconfisse il Torino.
Ma ora mi pento, forse ho vinto per niente,
li ho sconfitti una volta, Loro han vinto per sempre.
Mi sentivo il più forte, ma non avevo capito
che sarei stato vinto dalla Squadra del mito.

 
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La tristezza.

Post n°329 pubblicato il 10 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
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Come nebbia, ti avvolge, nel nulla
poi, ti strappa quel che resta del cuore
così, la mente, nel grigio si annulla
e poco importa, se fuori c'è il sole.

Anestetico in dose imponente
che ti causa soltanto torpore,
con la vita che senti presente
sol perchè ancor ne avverti il dolore.

Per cento cose stai male, o per una,
forse, esiste, una vera ragione,
ma, non riesci a trovarne nessuna,
quando in gola ti strozza il magone.

Puoi soltanto aspettare che passi,
perchè, spesso, non dipende da te,
puoi trovarti sepolto dai massi
senza neppure sapere il perché.

 
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Stai dormendo.

Post n°330 pubblicato il 16 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
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Stai dormendo un colpevole sonno
ché il risveglio paura ti fa,
preferisci non vedere l'inganno,
preferisci non guardare più in la.

Preferisci il sonno di tutti,
e, dormendo, lasciar tutto com'è,
e se i giorni son sempre più brutti,
non importa, ognun pensa a sé.

Il potere ti induce a dormire,
ti fa credere a tutto o a niente,
annichilisce il tuo vero sentire,
ti prende anche l'anima, prendendo la mente.

Stai dormendo e non puoi più pensare
ma non importa, c'è chi pensa per te,
vedi il sole nel cielo ruotare
ma ti dicon che chi ruota sei te.

Stai dormendo ma, prova a svegliarti,
è voluto il tuo sonno, e lo sai,
non permettere di schiavizzarti
ed un mondo diverso vedrai.

 
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Era già tutto previsto.

Post n°331 pubblicato il 22 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Era già tutto previsto,
me lo avevano già detto
che ti avrei perso nel vento,
che restava poco tempo.

Così, mi stavo preparando,
così, ci stavo già pensando:
"Se mi abituo, forse, è meglio,
meno notti starò sveglio".

E passavan lesti i mesi,
e tu già non stavi in piedi.
Erà già tutto previsto,
me lo avevano già detto.
                      
Finchè un giorno, a primavera,
venne giù per te la sera,
sotto quel lenzuolo bianco,
c'era quel tuo viso stanco
                       
Ho capito in quel momento,
che significa "sgomento".

Ma non ero preparato,
e benchè avessi studiato,
alla scuola del dolore
non riuscivo a ragionare.

Con la pioggia dentro gli occhi,
con la nebbia dentro il cuore,
senza voglia di pensare,
senza voglia di parole.
                            
Era già tutto previsto e
sapevo tutto quanto ma,
non potevo prevedere
che tu mi mancassi tanto.

 
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Come il mare, come il sole.

Post n°332 pubblicato il 29 Maggio 2017 da lontano.lontano

Come il mare che dorme tranquillo
per un vento improvviso, s'increspa,
quella calma apparente, si annulla
in nubi nere che san di burrasca.

Come il sole, che in montagna splende
nelle calde giornate d'estate,
lascia il posto al temporale che attende
di nasconderlo dietro a nubi imbronciate.

Così tu, che sei calma e tempesta
tu che sei quei silenzi eloquenti
quella che, se anche va, sempre resta
tu, con parole d'affetto taglienti.

Tu che sei una parte importante,
tu che sorridi così dolcemente
che sei sempre, anche quando distante
tu che sei un pensiero avvolgente.

Io che non riesco a farti capire
che tu sei e sarai sempre tu
io che non trovo parole per dire
quel che sento, ma che senti anche tu.


 
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Ti guardo dormire.

Post n°333 pubblicato il 05 Giugno 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Una luce, ancor scura, filtra dalle persiane,
il mattino si sveglia, mentre tu dormi ancora,
già, le ore di ieri, sembran cose lontane,
quando un pezzo di cielo, si dipinge d'aurora.

E' ancora silenzio, e ti guardo dormire,
nella calma del sonno, non riposi la mente.
Io, che penso al tuo mondo, al tuo grave “sentire”,
al tuo mondo crudele che ti da quasi niente.

Sei stanca di lotte e di continui pensieri,
sei stanca di tutto e del tuo triste destino,
del tuo essere oggi, dei rimpianti di ieri,
sei stanca, sfinita, per un arduo cammino.

Il tempo passato ti ha resa più bella.
La vera bellezza non appare a vent'anni,
forse, è solo un progetto, ma non è certo quella,
è nel tempo arrivato, che non cela gli inganni.

Ti vorrei accarezzare ma ti lascio dormire,
vorrei fare per te, cose che non so fare,
vorrei dirti parole che, mai, riesco a dire,
vorrei darti il concreto, e non solo sognare.

Ti guardo dormire,
mentre, lontani rumori,
con grande tristezza, mi fanno capire,
che oltre sta stanza, un altro mondo c'è fuori.

Già la notte è fuggita, e ti guardo dormire,
voglio riempire i miei occhi di te,
fermare il tempo, non farlo fuggire,
affinché, tu non sia più, lontana da me.

 

 
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Non resta più niente.

Post n°334 pubblicato il 23 Giugno 2017 da lontano.lontano
 
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Non resta più niente, dei miei giorni con te,
non resta il momento,
non resta quel tempo
non resta quel "tutto" ch'era solo per me.

Non resta più niente, di ciò che ero per te,
né balconi coi fiori,
o dei tramonti, i colori,
solo cose finite, senza un vero "perché".

Non resta più niente, dei tanti discorsi,
non più i giorni di pioggia bagnati,
né più quelli, dal sole, bruciati,
non resta più niente, soltanto rimorsi.

Non resta più niente degli sguardi infiniti,
di ogni carezza,
di infinita dolcezza,
di baci che prima, eran solo sognati.

Non resta più niente ma c'è tutto di te,
sei nei miei pensieri
quella che sempre eri,
sei la cosa più bella che ho avuta per me.

 
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Senza di te.

Post n°335 pubblicato il 04 Luglio 2017 da lontano.lontano
 

 

Sembra che tutto sia come sempre
ma, dentro di me tutto è cambiato.... tutto
e, quello che per me era così importante
d'ora in poi, non conterà....

Senza te nulla ha più senso.... niente
e sempre, mi ritornerà negli occhi e nella mente,
quando c'era per me, solo il tuo sorriso dolce
sorriso, che mai, più io scorderò.

Senza te quello che avevo era... niente
ma, quel niente, a me pareva tutto,
io con te, invece, avevo avuto tutto
perchè, tutto eri per me.

Io con te vedevo le stelle in cielo
e del cielo, eri la più bella stella,
senza te non ha più senso il cielo,
senza te, il cielo, neppure c'è.

Oggi tu se il mio pensiero, .... sempre
ma, da me, sempre troppo distante,
come il cielo che è fermo li, da .... sempre
non posso non pensare a te .... sempre.

La pioggia che fina, dal cielo, scende,
la neve che, in silenzio, in terra, lenta si stende,
l'onda che, prepotente, poi s'infrange
sembra, che non sia cambiato niente.

Il tempo scorre e il vento soffia .... sempre,
il sole ruota nel cielo blu .... da sempre,
non si ferma neanche per un istante,
la notte rincorre sempre il dì .... da sempre.

Si, lo so, sembra sia tutto come .... sempre,
si, per il mondo, non è cambiato .... niente,
anche se tu, sei da me troppo distante
anche se, sei solo nella mia mente.

So, che tu pensi a me, dolcemente,
e, se chiudi gli occhi mi vedi li, presente,
sarai con me, fino a che avrò ancora tempo
per poter sognar di te.... sempre.

Sogno
io sogno di te,
sogno,
sogno il mio tempo con te
sogno quel tempo che ormai non c'è più,
sogno quel sogno che sola sei stata
tu.

 
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Non posso dirti.

Post n°336 pubblicato il 20 Luglio 2017 da lontano.lontano
 

 

Tu non puoi capire,
non puoi immaginare,
neanche so spiegare,
il tormento ch'é in me.

Io non posso dirti
di quel sentimento
che mi scoppia dentro ma,
è vietato per me.

Io non posso dirti
cosa provo per te.

Tu, non sentirai
parole che dirti vorrei
con gli occhi dentro i tuoi
e stringendoti a me.

No, non posso dirti
le dolci parole
che quel mio silenzio
porterà li da te.

 
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Nel tuo silenzio.

Post n°337 pubblicato il 13 Agosto 2017 da lontano.lontano
 

 

Quando mi perdo
dentro ai tuoi occhi
ritrovi i tuoi,
dentro il mio sguardo. 

Quando non c'è
una sola frase che
ti possa dir di più
del mio silenzio. 

Quando ti penso
ti sono accanto
e nello spazio che non c'è
ci siam soli io e te                                     
e nessuno può capire ciò che esiste tra di noi   
solo noi
solo noi
solo io
e te....

Quando mi immergo
nel tuo silenzio
sento che è li
tutto il mio mondo, 

una vita che
non è stata
un granchè
ma ha avuta una virtù,
l'hai resa bella
tu.

 
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518.400 secondi.

Post n°338 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Ci sono dei posti che per poter descrivere dobbiamo usare gli occhi, altri, invece, che si possono descrivere soltanto con quel “qualcosa” che va oltre i sensi.
Ci son dei posti senza spazio, senza tempo, senza passato, senza futuro, senza domande da porre e senza risposte da avere, senza attese, senza speranze.
Un posto dove si sta li attaccati a decine di tubicini, a sacche appese come foglie ai rami di un albero.
Si sta li collegati a dei monitor che emettono tonalità di suoni diversi a secondo delle diverse condizioni, si sta li quasi immobili, in lettini che sudano di traverse plastificate.
Si sta li, sperando di dormire, senza patire gli incubi di quel sonno indotto dalla morfina, di quel sonno che non è ristoratore ma solo momento di evasione, da quel nulla che c'è tutto intorno e dentro di te.
Si sta li, senza trarre forza da niente, né da un volto da rivedere né da una voce da riascoltare, né dagli affetti, né dai santi o dagli dei, si sta li, soli nel nulla, perché nulla ci aiuta, dove nulla si riesce a far entrare li, dove soli, si soffre e soli, altro nulla, si attende.
Si sta li, ad ascoltar preghiere sconnesse; frasi a stento ricordate, che sembrano inventate con parole richiamate alla memoria solo per l'occasione, o ad ascoltar bestemmie che sfogano una sofferenza ritenuta immeritata.
Si sta li a vivere il secondo perché il tempo, se c'è, solo di secondi è fatto.
Devi attendere di vivere solo il secondo successivo, non puoi pretender di pensare neppure a un'ora dopo, alla sera che scende o al mattino che verrà, non puoi pensar al tempo in quel mondo senza tempo, fatto solo di quella luce innaturale, costante, sempre uguale, sempre la stessa, che ci siano, fuori, il colore del giorno o il buio della notte.
Ti accorgi che qualcosa muta dai visi degli infermieri che mutano, il loro turno ti dice che dei secondi eterni sono andati e con dei secondi che saranno eterni ti troverai ad aver a che fare.
Sei affidato alle solite persone, sei un numero di letto, e quando ti si avvicina quella con la quale hai stabilita una maggior umana empatia le chiedi qualcosa per riposare e per sentir di meno quel dolore che dall'anima si trasmette al corpo e viceversa.
La guardi e lei capisce che non ne puoi più, la guardi e lei ti guarda con gli occhi colmi di quella pietà che mai avresti pensato di poter suscitare.
Il tempo di chiedere un consiglio al medico di turno e si presenta con una siringa enorme che spinge il liquido, uno dei tanti, in uno dei tanti rubinetti che hai addosso, uno dei tanti connettori ai quali le tue vene sono collegate senza che neppure tu te ne renda conto.
518.400 secondi nei quali non ho mai neppure pensato di pensare, si sta li come parte integrante dell'elettronica che ti monitora di continuo, che fa degli impulsi la tua voce, che dice se con aggiustamenti farmacologici continui, riuscirai a “passare la nottata” perché è solo questo che devi fare, restare in vita, forzatamente ancora altri secondi.
E aspettare.
Camici bianchi o verdi, ti chiedono come va, cercano di rassicurarti del buon esito del prelievo, del miglioramento della situazione, dei parametri che rientrano e, cercano di infonderti una fiducia che tu non prendi neppure in considerazione, mentre maledici come un supplizio, quel tubo che ti entra nel naso per poi passare nella gola per poi finire nella parte alta dello stomaco.
Vuoi con tutte le tue forze dormire, dormire per non avvertire dolore, dormire, perché è l'unico modo per non essere li dove sei, dormire perché la tua vita, o non vita, è fatta di sonno perché il sonno assomiglia alla morte, tanto, tu è come se morto già lo fossi.
Dischiudi appena gli occhi, per un caso, per un rumore, per la ferrea volontà dei parenti che, con camice e mascherina sono li al tuo capezzale a dirti che le cose procedono oltre ogni aspettativa, che il tuo forte fisico reagisce in maniera quasi inattesa.
Tu li guardi senza contraddirli, tu, che senti quelle parole che contraddicono il tuo stato, tu, che sai che è il loro modo per darsi coraggio, tu, che sai che la loro preoccupazione è pari alla tua sofferenza, tu, che sai che, poco dopo, usciranno da li credendo fermamente di aver visto dei segni di miglioramento che sanno di miracolo.
Mentre tu manco pensi al miracolo che è troppo diverso da quello al quale si affidano loro, che con gli occhi della speranza vedono cose che tu ritieni inesistenti.
Ci son posti che ti cambiano la vita e la vita cambia quando vedi situazione che mai, avresti immaginato di vivere in prima persona.
Ci son posti un cui arrivi senza neppure rendertene conto, ti svegli li, dopo un sonno che, solo per fatalità, non è continuato nel tempo, ci son posti così, fuori dal mondo in cui fino a poche ore prima eri ospite e adesso percepisci come qualcosa di alieno e lontano.
Sono tanti 518.400 secondi, sono troppi da sopportare, sono infiniti, senza la speranza di una fine, riesci a viverli solo perché non esiste una scelta alternativa, devi viverli o non viverli che è la stessa cosa, ma non puoi fuggirli.
Devi stare li attaccato non sai per quanto, devi stare li finché le strumentazioni parlano di te in toni musicali ritmici e scontati, devi stare li e non dipende da te, per quanto ancora, devi stare li cercando il sonno per non star ancora li.
Stai li solo con te stesso ed i tuoi innumerevoli dolori, sta li per un altro secondo ancora e poi un altro, aspettando qualcosa che non sai, aspettando solo di sapere se dopo 518.400 ce ne saranno altri uguali o cos'altro ancora dovrai sopportar per altri infiniti nuovi secondi che, speri, almeno di vivere dormendo.
Ho visto l'inferno per 518.400 interminabili secondi, ho vissuto un incubo che, son certo mi tornerà alla mente in nottate problematiche, ho subita una situazione necessaria che, molto probabilmente, avendola conosciuta, non avrei accettata, qualora mi fosse stata concessa la possibilità di accettare o rinunciare.
Si, probabilmente, rinuncerei a questo percorso, un percorso che mi da oggi la possibilità di continuare il precedente ma che mi ha tolto qualcosa che è andato perduto in quei 518.400 secondi, che ad oggi ancora non so che sia ma che di certo, avverto che non avrò mai più.

 

 
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Aspetto.

Post n°339 pubblicato il 23 Novembre 2017 da lontano.lontano
Foto di lontano.lontano

Aspetto il vento,
quel vento forte, impetuoso che tutto porta via.
Quel vento che cupo, grida, con voce di paura,
che piega degli alberi le fronde e sradica i pensieri.
Aspetto quel vento che porta nubi nere, e fa del giorno, notte.
Aspetto quel temporale che copre di saette il cielo,
di tuoni, l'aria, e squarcia l'universo.
Aspetto dei fulmini il bagliore che illumina la terra,
che ti pervade gli occhi e pare spacchi il cuore.
Aspetto la burrasca in mare,
quella burrasca che l'acqua nera gonfia in onde di violenza.
Aspetto la pioggia,
quella pioggia fitta che non ti fa vedere oltre.
Aspetto quella pioggia che pare mitragliar la via,
quella pioggia che trafigge il mondo e non ti fa pensare.
Aspetto che la natura si scateni, 
che faccia rivivere di nuovo, ciò che il sole, 
nel suo torpore, ha tutto addormentato.
Aspetto che la natura si risvegli,
che viva, che urli, che si riprenda il posto di padrona.
Aspetto gl'inverni gelidi di neve,
di fiocchi leggeri a ricoprire i tetti,
leggeri e silenziosi,
a ricoprir le angosce dell'anima in subbuglio.
Aspetto di veder della natura tutta la forza,
quella forza che è vita intorno a noi.
Ciò che non devo più aspettare,
è di dar vita alla forza della vita dentro me.

 
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Gli orizzonti ci attendono.

Post n°340 pubblicato il 26 Novembre 2017 da lontano.lontano
 

 

Jean-Claude Juncker, durante il discorso al Parlamento europeo pochi giorni dopo la secessione del Regno Unito dall’Unione europea, 28 giugno 2016.

"Gli orizzonti ci attendono e noi voliamo verso gli orizzonti che sono quelli dell'Europa e del pianeta intero. Bisogna sapere che coloro che ci osservano da lontano sono in apprensione. Io ho visto, sentito e ascoltato diversi dirigenti di altri pianeti che sono molto preoccupati, perché si interrogano sulla strada che l'Unione Europea sta per intraprendere. Bisogna quindi rassicurare sia gli Europei sia coloro che ci osservano da più lontano".

La propaganda pro Unione Europea ci perseguita 365 giorni all'anno e serve a darci una visione“manipolata” dei fatti e del reale.
Questo discorso non ha avuto nessuna eco nell'opinione pubblica perché sottaciuto e anestetizzato ad arte, mentre avrebbe avuto far sorgere inquietanti interrogativi.
Ma l'illustre “Nessuno” che ha pronunciate queste parole nell'aula di un'istituzione di “regime”cosa ci ha confessato?
Per capire il significato dobbiamo fare un passo a ritroso nel tempo e tornare al momento in cui la nostra razza è stata originata.
Come tutti sapete, e se non lo sapete, sarà meglio che vi informiate, noi umani siamo la risultanza di un progetto genetico da parte di esseri che disponevano di una tecnologia molto più avanzata di quella che persino noi oggi possiamo disporre.
Questi nostri “padri genetici”avevano bisogno di manovalanza schiava e se la sono creata dopo vari esperimenti in laboratorio.
Non mi dilungo sull'argomento perché l'ho trattato già in passato e, per tornare ai giorni nostri, possiamo dire che per noi poco è cambiato, lavoriamo ancora per loro anche se in forme e situazioni differenti.
Si, perché non crediate, che la razza padrona si sia estinta e abbia lasciato spazio a noi, sia sulla terra che in altri mondi, no, no loro sono ancora qui ed esercitano lo stesso potere che esercitavano su di noi in origine.
Siamo gli stessi schiavi che perpetuano il loro benessere, sacrifichiamo le nostre esistenze in loro nome, senza neppure rendercene conto.
Ci hanno fregati in maniera perfetta, d'altronde non poteva esser che così, viste le loro superiori conoscenze. 
Ci hanno illusi di essere liberi solo perché ci hanno nascoste furbescamente le catene spacciandocele per agi e lussi.
Hanno creato il denaro, e noi, non capendo che è un mezzo di coercizione ci sbattiamo e arriviamo all'estremo sacrificio per farlo avere loro.
Dopo queste premesse vi apparirà tutto più chiaro.
L'Unione Europea è un'istituzione voluta da “Quelli la” che ci hanno costretti in tale regime per controllarci meglio e non darci la possibilità di spezzare le catene.
Nulla è per caso, e ogni cosa ci venga ammansita come una conquista di progresso e di democrazia, in realtà è l'opposto mascherato.
Non crediate che la razza padrona abbia sembianze fantascientifiche; non hanno le antennine e tre occhi, ma vestono in giacca e cravatta e comandano le istituzioni.
Personaggi come il “parassita”che ha pronunciato quel discorso sono i loro maggiordomi, son messi li da quelli che non si mostrano ma comandano il mondo.
E ce lo dicono pure, adesso non si nascondono neppure più, compiono i loro misfatti alla luce del sole, intanto hanno la propaganda e la disinformazione dalla loro parte, non temono nulla perché hanno in mano le nostre menti.
Il loro potere è immenso, la loro macchina da guerra dispone di una superiorità schiacciante, un esempio per tutti: Guardate cosa è successo in Francia, hanno, nel giro di un mese, fatto di un loro manichino il capo di un partito politico che è riuscito a prendersi il Paese, grazie al diabolico meccanismo economico che gli è stato messo a disposizione.
Un mese di lavaggio delle menti è bastato per avere il potere, cosa possono temere a fronte di questi successi?
Uno scagnozzo viene a dirci persino che diversi dirigenti di altri pianeti sono preoccupati per le sorti dell'Unione Europea e temono la sua disgregazione.
Non mi meraviglia affatto tutto ciò, e il suo appello alla “rassicurazione” suona come una minaccia più che un invito.
Quelli che ci osservano da lontano,i nostri padroni, sono in apprensione?
Ma perché poveri cari, state tranquilli, noi siamo solo dei populisti, dei complottisti, degli ossessionati mentali, quelli che vogliono infrangere il sogno di Spinelli a Ventotene, a proposito, visto che è sempre citato a gran voce e“ad minchiam”, lo avete letto in maniera approfondita?
Beh fatelo, magari vi rendete conto che il sogno è per qualcuno ma non certo per voi.

 

 

 
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Io Natalai, voi Natalaste.

Post n°341 pubblicato il 22 Dicembre 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Coniugare il Natale potrebbe essere una forma di neologismo, ma non solo, perché identifica come schizofrenico, chi fa uso di parole inventate o di termini già esistenti, utilizzati arbitrariamente con valore simbolico.
Allora io sono schizofrenico perché do un valore simbolico ad una parola e sono affetto da tale psicosi cronica, caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'affettività?
Posso affermare di si, ho un pensiero alterato, anche se preferirei si dicesse alternativo, non faccio parte del gregge che si alimenta del pensiero unico, cosa che non demonizzo per nulla, a patto che il pensiero unico sia il mio.
Per quanto riguarda il comportamento è direttamente collegato a quanto sopra, e circa l'affettività penso che il mio modo di viverla abbia origini più complesse o forse molto più semplici di quanto si pensi.
Ma, tornando alla coniugazione al passato remoto, perché lo vedo così?
Perché il Natale, è pochissimo presente ma molto, a volte, troppo passato.
E'una questione di numeri, il presente è uno ma i Natale del passato sono tanti, e in ognuno c'è il ricordo di qualcosa, o di qualcuno che oggi non c'è più.
Nella nostra mente, anche se in maniera confusa, rivive quel passato e la distorsione del tempo lo ammanta di leggenda, di favolistica irreale realtà.
Come detto, sarò pure schizofrenico ma il Natale ha valore simbolico, nulla lo è di più.
Questa festa è il simbolo della famiglia unita, della serenità che da lo stare insieme a chi rappresenta qualcosa per noi, è la gioia di un bambino che sfascia un regalo, è il simbolo del calore umano e di quello meno umano rappresentato da un camino acceso.
A causa di questi simboli è il giorno peggiore che è costretto a vivere chi è solo, i ricordi vissuti in solitudine distruggono l'animo e il presente. 
Ciò che è stato, o persino ciò che non è stato, ma si è sempre desiderato che fosse, si impossessa della mente e del cuore portandoli ad una disperazione esistenziale che, spesso, non si riesce a sopportare.
Un giorno da odiare per chi è emarginato perché, la felicità negata, rende insopportabile quella altrui o, molto più semplicemente perché la simbologia di questi prevede solo la felicità.
Tutti abbiamo avuto un Natale migliore, anche se, questo che sta per arrivare fosse, paradossalmente, quello più splendido, perché questo giorno vive più di sogno che di realtà e soltanto nei sogni esiste la perfezione.
Personalmente, il mio Natale sarà bellissimo perché mi ha portato un regalo che pochi hanno avuta la fortuna di ricevere, si sarà bellissimo perché ho avuto tanto, si tanto ... ma mi mancherà sempre qualcosa e qualcuno.
Sereno Natale a tutti!

 

 
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Virus e Pandolce.

Post n°342 pubblicato il 30 Dicembre 2017 da lontano.lontano
 

Cosa lega il virus influenzale al principe dei dolci liguri del periodo natalizio?
A proposito, se c'è ancora qualcuno dei pochi sfortunati che non lo conosce, sappia che il pandolce genovese si trova nelle due versioni: “Alto” o “basso”.
Non vi sarà difficile reperire ulteriori notizie in internet ma, soprattutto, farlo arrivare sulle vostre tavole.
Ciò che in rete non troverete è proprio questa correlazione che apparirà palese addentrandoci nel discorso.
Intanto, il virus dell'influenza e il pandolce sono elementi, sgradito il primo e graditissimo il secondo, tipici del periodo di Natale.
Sono dei prodotti, ovvero sono “merce” che si produce per poi essere venduta onde averne un ritorno economico.
Ciò che cambia è che il pandolce è fonte di guadagno diretta, il virus è guadagno indiretto.
Nessuno infatti se lo comprerebbe per portarselo a casa ma, tutti, sono costretti a comprare dei prodotti che si dicono utili per combatterlo.
Innanzitutto il vaccino; se non ci fosse il veleno a che servirebbe l'antidoto?
L'epidemia crea ricchezza ed è una ricchezza direttamente proporzionale alla sua gravità.
Se i soldi mancano il pandolce non si compra, in qualche modo, se ne può fare a meno ma, se la febbre arriva a 39 gradi, la tosse sconquassa il petto, complicanze polmonari e bronchiali, raffreddore e dolori vari mettono a forte rischio la salute, in farmacia, con la ricetta, bisogna per forza andarci.
A questo proposito, riuscite ad andarci con cento euri e tornare indietro con qualche spicciolo di resto?
Altra attinenza tra i due prodotti sono, naturalmente, le case produttrici.
Pensate esista una ditta che non voglia che il suo prodotto sia richiesto, che ci tenga a produrlo per poi farlo ammuffire sugli scaffali?
Ma certo che no, non sarebbe logico.
La catena industriale deve andare avanti, produrre pandolce, non significa farlo talmente buono da saziare per sempre il cliente tanto da indurlo a non comprare più il proprio prodotto ma farlo buono per allargare la propria clientela.
E per la stessa logica, se esistesse un vaccino che elimina il contagio di qualsiasi ceppo, di qualsivoglia natura epidemica, polivalente in eterno, tanto da non doversi vaccinare ogni immancabile inverno, tale ditta potrebbe rinunciare ad introiti certi e rilevanti?
Nessuno dei produttori deve perdere clienti ma moltiplicarli. 
La ditta farmaceutica non può fare un prodotto che guarisca definitivamente l'ammalato, lo perderebbe come cliente, deve invece produrre un “articolo” che mantenga il paziente in una situazione stabile di non guarigione, tanto da costringerlo a far uso del farmaco per più lungo tempo possibile e guadagnare il più possibile.
Da quando sono bambino sento nomi nuovi ad ogni influenza, è mai possibile che ci sia l'arrivo di un'epidemia assieme al calendario del nuovo anno?
Ma ci sono microbi personalizzati ormai?
In teoria, se io mi vaccino dovrei essere immune dall'attacco influenzale per sempre. 
Ma come cazz..pita è possibile che non lo sia né per l'epidemia degli anni precedenti ma neppure per quella attuale?
Guadagnare producendo pandolci è del tutto lecito e persino meritevole; lucrare sulla salute pubblica lo è molto ma molto di meno.
Possiamo far finta di non vedere neppure questo aspetto schifoso del mondo, possiamo credere che le multinazionali siano enti filantropici, possiamo provare a credere a quello che vogliono farci credere ma, se ragioniamo un minuto col nostro cervello, non possiamo non capire che l'etica morale e il rispetto umano finiscono dove cominciano i grandi interessi.
Nessuno lo dice ma, ogni epidemia“programmata”, reca un danno erariale di milioni di euri, pensate agli accessi ai pronto soccorso, negli ospedali, alle cure che devono essere prestate a chi versa in pericolo di vita, pensate agli anziani che non sopportano una simile violenza virale, ed il tutto per cosa?
Per una mera ragione di guadagno.
Pochi guadagnano, tanti pagano, pochi si godono le vacanze in posti d'incanto, troppi patiscono sofferenze per altrui responsabilità.
Purtroppo nel nostro cervello, il fatto che qualcuno produca pandolci o virus non fa più alcuna differenza, non ci meravigliamo che succeda, siamo ormai “vaccinati” anche che per quello, lo abbiamo
accettato come un sacrificio che dobbiamo al libero mercato.
Ci ammaliamo?
Non ci chiediamo perché e se qualcuno lo abbia voluto, ci accontentiamo di acquistare i farmaci per curarci, anzi, ci riteniamo persino fortunati che li abbiano prodotti.
E' tutto il nostro meccanismo mentale che è stato ribaltato, non ce ne rendiamo neppure conto, non ci rendiamo più conto di nulla, siamo i clienti perfetti che magari si lamentano se il pandolce genovese costa qualche euro in più ma non apriamo bocca se ci costringono a comprare farmaci per curare malanni generati in laboratorio.

 

 
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Chi mai.

Post n°343 pubblicato il 05 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

 

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Che mi
passi accanto
in un momento
che non penso,
non son
qui.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
ora
che guardi me
e non sai
e non puoi
fare nient'altro
che
tornar con la mente indietro nel tempo
la
dove tu?
Dove io?
Dove noi?

In questo giorno limpido,
incontro te
e sola è la fatalità
che ha voluto
così.

Io non so che sei
per me
tu non sai
che son per te.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Mentre
sto guardando
i tuoi occhi,
il tuo sguardo,
perso,
già.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Ora
che sei qui
coi capelli che si muovon portati dal vento
e
la tua mano che tenta invano di aggiustarli
e
tu non sai
tutto ormai, tutto ormai
è te.

Se, credi nelle favole,
questa lo è
è una storia che
dice di una vita che fu
quando io conobbi te
che non potevi star con me.

Tu, tu sai
non ti avrò
e tu
non mi avrai
in questo tempo
ma in un tempo
oltre..
si.

No,
non ti
perderò
nella vita
che verrà
mi troverai, ti troverò un giorno
e
vedo mentre accenni a un dolce sorriso
che
un girocollo c'è, un nastrino c'è,
viola
si viola, viola...

 

 
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L'incubo ed il sogno.

Post n°344 pubblicato il 16 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

 

Sole che
spento nel cielo è ormai,
il gelo che
è già dentro me,
che non son
più.

Vita che 
oggi finisce per me,
tu te ne vai
ed io non resterò
solo qui
senza te.

Apro gli occhi
e ti vedo qui
dormire qui
accanto a me,
e già, 
le prime lacrime
scendono dai 
miei occhi lucidi;
è stato solo
un brutto incubo
il vedermi qui 
senza di te,
senza di te
io non so stare senza te,
senza di te
non posso stare senza te,
non voglio stare senza te.
Io voglio te
per poter vivere
solo con te,
con te sorridere,
e non dovere 
mai più piangere
per te.


 
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Messaggio subliminale... ma non troppo.

Post n°345 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

   

La domanda che vorrei porvi è la seguente:
Quando andate in vacanza o visitate un posto qualsiasi, portate con voi una gigantografia dello stesso?
Se andate a Roma, per esempio, avete messa in valigia la foto ingrandita del Colosseo o di Piazza Navona, oppure, semplicemente, una macchina fotografica per scattare voi delle foto mentre sarete li?
Penso che nella stragrande maggioranza propendiate per la seconda ipotesi, se esiste invece una persona che ha compiuta la prima operazione, sarei davvero curioso di conoscerla.
Stante questo ragionamento: 
Perché ai cosmonauti che sono ospitati nella stazione spaziale che gira sopra le nostre teste viene fornito un mappamondo affinché possa essere mostrato in grandissima evidenza?
Come voi in vacanza, perché non scattano delle foto e ce le mostrano invece di farci vedere una cosa che, purtroppo, ci han fatta conoscere fin dai primi giorni di scuola?
Cosa nasconde questa mossa strategica e per nulla logica?
Perché continuano a farci vedere in maniera reiterata questi giochi con una sfera molto particolare, ma del tutto inutili per l'umanità?
Non sarà che vogliono continuare a mostrarci ciò che in realtà non è ma dobbiamo credere fermamente che sia?
Il termine “NASA” nella lingua ebraica ha due significati:
“Portare su, Portare in alto, Sollevare” oppure:
“Illudere, Ingannare, Mentire”
Provate a darvi qualche risposta, o meglio fatevi anche voi qualche domanda in più.

 

 

 
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