Creato da: lontano.lontano il 22/01/2008
la poesia, la musica ed il loro contrario.

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C'era una volta il west

 

Eravamo nel 1968 ed io
dodicenne mi guardavo intorno
per capire cosa stessi cercando,
cosa volessi ma soprattutto,
chi fossi.
Un adolescente che vedeva
intorno a sè un mondo
cambiare, forse in maniera
troppo rapida per capire, forse
in maniera troppo lenta per i
sogni che si hanno in mente a
quell'età.
Un mondo nuovo arrivato
addosso, che portava
con sè nuove parole, nuove
mode, nuova musica.
Ascoltavo come tutti in quegli
anni la prima radio "libera",
quella Radio Montecarlo che
si faceva preferire ai canali
Rai a cui per forza di cose
eravamo legati.
Ricordo tutte le canzonette
dell'epoca e non mi vergogno
nel dire che molte non mi
dispiacciono neppure ora.
Arrivavano i primi complessi
stranieri di una certa
importanza e i compagni
di scuola si buttavano a
comprare i loro dischi.
Io continuavo ad ascoltare
tutto ciò ma li ascoltavo solo,
non li sentivo, non mi
riconoscevo, nulla era ciò
che stavo cercando, ero solo
sballottato da sonorità che
non mi prendevano e poco
mi appassionavano.
Un giorno mi capita di
ascoltare questo tema, per
caso arrivato fino a me, una
musica che mi ha attirato a sè
o per meglio dire mi ha
attirato a me, una musica che
è stata lo specchio della mia
anima, una musica che è
diventata mia proprio come
io diventavo suo.
Non sapevo da dove venisse,
non immaginavo neppure fosse
una colonna sonora, non
sapevo dove andarla a ritrovare.
L'ho cercata, l'ho scovata ed è
con me da quarant'anni, non
potrei fare a meno di lei perchè
perderei la parte migliore di me,
sarebbe come specchiarsi e non
vedersi, sarebbe come mangiare
e non nutrirsi, sarebbe come
vivere senza pensare.
Io per mia natura non sono
geloso, perchè penso che la
gelosia, in fondo, non sia che
la nostra insicurezza che ci
fà credere di non esser
all'altezza di sostenere una
comparazione con qualcuno
che, diamo già per scontato,
esser meglio di noi.
Lo sono però verso questa
musica che sento mia e solo
mia e non mi fà molto piacere
se altri mi dicono di
riconoscersi in lei, sarebbe come
vedere all'improvviso spuntare
un nostro replicante mentre fino
ad oggi credevamo di essere unici.
La capisco e lei mi capisce, mi
prende per mano e mi porta in
posti tranquilli, mi asciuga
gli occhi dalle lacrime
dopo averli bagnati,
così senza neppure un perchè,
mi stringe forte la gola
togliendomi quasi il respiro,
facendomi male ma
riportandomi in vita.
Chi mi vede quando sto con lei
mi dice che cambio espressione,
che mi perdo in un mondo
lontano, che trattengo,
senza riuscirci, un'emozione che
raramente mi capita di avere.
E' vero, e non chiedetemi perchè,
non saprei rispondere,
non si motivano le sensazioni,
non si riescono a spiegare
i tumulti del cuore,
non si sà nulla degli
sconvolgimenti dell'anima,
non si razionalizza l'amore.
Una dolcezza infinita che
mi prende la mente e
se la porta con sè e non sono
più io, proprio quando sono
più io che mai,
mentre io divento lei e
lei diventa me, uniti in un sogno
che finirà solo quando
non avrò più la forza per sognare.

 
 
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Il mio sogno.

Post n°312 pubblicato il 26 Gennaio 2017 da lontano.lontano
 

  

Se nel vuoto del silenzio, ascolto te
tempo e spazio restan fermi intorno a me.

E quel sogno che fa parte ormai di me
addormenta una realtà che più non è.

Con te, la mente va
tra boschi e cieli blu,
l'immenso che è dentro me                              
mi avvolge di più.

Come per magia,
in un incantesimo,
in quell'irrealtà
che mi porta via, da qua.

Come un sogno,
nel sogno, mio

rivive dentro di me
ciò che è stato, e più non è,
occhi dolci come li hai tu
labbra che non sfioro più,
nella notte che vien giù.

Con te, la mente va
a ciò che era e più non è
nel sogno che vive in me
quando sono insieme a te

in quel sogno che c'è in me
quando sogno insieme a te

 
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Farti addormentare.

Post n°313 pubblicato il 03 Febbraio 2017 da lontano.lontano
Foto di lontano.lontano

Farti addormentare accarezzandoti i capelli,
seguendo il tuo profilo con il dito
che baci, quando arriva alle tue labbra.
Farti addormentare,
mentre, nel buio, accenni un sorriso
con gli occhi stanchi
che non vorrebbero cedere al sonno.
Stravolta, nella serenità della notte.
Farti addormentare con la pelle sulla pelle,
con la bocca, leggera, sul tuo collo,
con la mano nella mano,
e il pensiero su di te.
Farti addormentare,
mentre già, non vuoi dormire.
Mentre le stelle abbandonano la notte,
mentre la tua mano mi cerca,
in quella luce fioca.

 
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Percorsi.

Post n°314 pubblicato il 08 Febbraio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Non saprei dire se sia una cosa frequente o meno, ma mi è capitato, e sarà capitato anche a qualcuno di voi, di sentire accanto, o di trovarvi accanto, ad una persona in un certo momento della vostra vita.
Dico “sentire” perché non è detto che percepiate fino in fondo la presenza fisica, in quanto, nel caso di cui vorrei parlare, una vera fisicità, potrebbe anche risultare assente.
Detto così pare un indovinello, un piccolo enigma da risolvere ma, anche se difficile da spiegare, non è cosa tanto arcana quanto la premessa potrebbe far pensare.
Se riuscite a ripensare a qualche periodo, anche breve, in cui avete avuto un piccolo smarrimento, qualche granello di troppo nell'ingranaggio della vostra esistenza, è possibile che vi venga in mente qualche piccolo particolare relativo a qualcuno che sia entrato in contatto con voi, proprio in quel mentre.
Un contatto anche lieve, un contatto, in una prima lettura, insignificante ma che, ripensandolo adesso, percepite come una delle cose più significative della vostra storia.
Una persona che vi aiuta a cambiare la vostra esistenza, quasi senza avere il crisma della sua stessa esistenza.
Può esser chiunque, anche uno sconosciuto, persino un qualcuno che neppure avrete la possibilità di conoscere successivamente, un qualcuno che, per farmi capire in maniera razionale, devo definire in maniera del tutto irrazionale: Un “angelo”.
Quando succede questo, la spiegazione si divide in due scuole di pensiero, la prima, si rifà alla Divina Provvidenza, la seconda afferma che tutto sia dovuto, a quella parte del nostro corpo che ci permette di stare più comodamente seduti.
A me importa poco quale delle due prevalga, ciò che mi piace pensare, è che ciò accada, e mi interessa poco, anche sapere se, capitando a noi, si possa essere, nella fattispecie, i beneficiari o coloro che beneficio recano.
Probabilmente, ora vi verrà in mente un aneddoto, un piccolo particolare, una frase che, li per li, avete soltanto sentita ma che, successivamente, la vostra mente ha memorizzata e rielaborata.
Ricorderete una persona che vi è stata vicina e dopo un certo lasso di tempo è scomparsa dalla vostra vita, ricorderete come tale presenza vi abbia confortati in maniera tanto lieve da percepire tale conforto in maniera del tutto naturale.
Ci sono però anche dei casi in cui tale presenza è molto più costante, una presenza che avvertite in modo netto e marcato, una presenza che pensate sarà per sempre, una presenza che, invece, uscirà dalla vostra vita, nello stesso modo in cui vi è entrata.
Certo, questi sono momenti difficili da affrontare, difficili quanto difficile è stato il momento che quella persona vi ha aiutato a superare, ma quando arrivano non è possibile rinviarli.
Vi chiederete perché dopo un tale “aiuto” si debba sprofondare in uno smarrimento ancora peggiore; è una domanda logica che deve presupporre una risposta che una logica possa avere.
Ebbene, dobbiamo capire che tutto ciò, accade perché, quella persona che ci è stata vicina, o alla quale vicini siamo stati, diventa, o a nostra volta per lei diventiamo, semplicemente dei compagni di viaggio.
Devo rimarcare, e tener sempre presente, che noi possiamo svolgere entrambi i ruoli, così da non essere “vissuti” né da vittime, né da carnefici.
Chi viene in contatto con noi è una persona che deve fare un suo percorso di vita, un “suo” percorso, non un “nostro” percorso e neppure un futuro percorso insieme.
Motivo per il quale, quando la presenza finisce, significa che il percorso è giunto al termine, non è rilevante se la percezione temporale ci parla di breve o lunga durata.
Noi siamo “utili” talvolta “necessari” in un certo momento, non un attimo di meno e neppure un solo attimo di più.
Il compito che inconsciamente svolgiamo è un mandato a termine, non deve portare a termine l'intero percorso del soggetto interessato ma, soltanto quella frazione di percorso di nostra competenza.
Come sempre, vorrei chiarire il mio pensiero con questo esempio.
C'è una persona davanti al cancello di un giardino che da l'accesso ad una bellissima villa.
La persona in questione cerca la chiave o, se preferite, il telecomando per poterlo aprire.
Voi, non si sa perché né il per come, passate di li ed avete nelle tasche un telecomando che, per caso, avete rinvenuto in un posto molto distante da dove si trova la villa.
Visto l'affanno della persona, visto il panico che si è impossessato di lei, vi fermate e chiedete a cosa sia dovuto.
La stessa, vi dice del suo problema e, una volta stabilito il contatto cercate di esserle utile per quanto potete.
Le date conforto e, mentre ciò avviene, ricordate che in tasca avete, proprio un telecomando trovato per terra.
Lo provate, forse, non pensando minimamente possa esser quello giusto, ma visto che non ci sono molte altre possibilità, perché non sfidare la logica?
Premete il pulsante, una luce gialla si accende ed il cancello lentamente si apre.
Il vostro compito lo avete svolto in maniera inconscia ed insperata, il vostro compito è finito in quell'istante.
Non siete voi colui che deve accompagnare la persona oltre quel cancello, sarà lei che, una volta che le avrete permesso l'accesso dovrà incamminarsi nel giardino.
Sarà lei che entrerà nella villa, sarà lei che, eventualmente, troverà qualcun altro che potrà esserle d'aiuto ma, soprattutto, sarà lei a premere quello stesso pulsante, che prima voi avete premuto, per richiudere il cancello.
Vista così, da l'impressione di un addio, momento di estremo dolore, ma se la vediamo in maniera più razionale, scopriamo che invece è un momento di gioia per entrambi i protagonisti.
Chi era preda del panico e dello smarrimento ha ritrovata la serenità, chi ne è stato l'artefice proverà su di se tutta l'emozione e la felicità che consegue da tale atto.
Dobbiamo, pertanto, sempre tenere presente che un percorso è fatto di molteplici tappe, ognuno di noi può essere utile a portare a termine una tappa, la propria tappa di competenza che, probabilmente, vivrà come l'intero suo percorso ma che non dovrà mai pensarla come l'intero percorso altrui.

 
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Il furto della Felicità.

Post n°315 pubblicato il 09 Febbraio 2017 da lontano.lontano
 
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Michele, 30 Anni - Udine.

 

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco.
Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte
.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo.
E sono stufo anche di pormene.
Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.
Tutte balle.
Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca.
Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa
inquadrare nella cosiddetta normalità.
Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente.
Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.
A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema.
Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare.
Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte.
È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle.
Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo.
Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile.
Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito.
Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.
Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere.
Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato.
Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’.
Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona.
Siete voi che fate i conti con me, non io con voi.
Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo.
Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento.
Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è.
È solo delusione.
Mi è passata la voglia: non qui e non ora.
Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non
puoi essere felice facendo il tuo destino.
Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa.
Sto bene.
Dentro di me non c’era caos.
Dentro di me c’era ordine.
Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità.
Chiedo scusa a tutti i miei amici.
Non odiatemi.
Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me.
Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.
P.S. Complimenti al ministro Poletti.
Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto
.

 
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La leggenda di Valentino.

Post n°316 pubblicato il 14 Febbraio 2017 da lontano.lontano
 
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Valentino era un uomo che viveva in un piccolo borgo, uno dei tanti di non importa dove.
Forse, dire che viveva è un po' un'esagerato, diciamo, piuttosto, che sopravviveva ad una vita che di vita aveva poco.
Lavorava, ma non ci interessa il posto e ancor meno cosa facesse, visto che ogni lavoro, se è vissuto come unico modo per sostentarsi, null'altro è che un lavoro.
Non era felice perché la giusta, possibile, felicità gli era stata negata da un mondo inventato appositamente per negargliela.
Non lo sapeva ma, intimamente, lo percepiva, senza aver però il tempo di approfondire una tale riflessione.
Già, il tempo, quel tempo che gli stava volando via, rapito dalle preoccupazioni, dagli adempimenti, dai continui sacrifici che gli venivano richiesti.
Non poteva vivere così ma ci provava lo stesso, sapeva che ogni mattino che vedeva la luce e poteva scendere dal letto non era una cosa scontata ma un miracolo.
Lo sapeva bene, e se lo ripeteva ogni giorno, ma la lotta con l'opprimente realtà era sempre più dura.
Sapeva anche che, ogni cosa negativa succeda, ha sempre origine da una cosa positiva: l'esistenza in vita; solo a condizione di esser vivi qualcosa può accaderci, tutto giusto, tutto logico ma, lui era vivo per davvero?
Un giorno qualcosa cambiò, le cose che apprezzava, i pensieri positivi del mattino, diventarono una pesante conferma, prese atto, in un momento, che tali verità non erano solo filosofia spicciola, non erano soltanto un richiamo per arrivare a sera in maniera più decente.
Venne ricoverato e sottoposto a lunghi esami medici.
Apparentemente non stava male, non aveva mai avuto alcun segnale dal suo corpo, esser colpito dalla malattia più che affliggerlo nel dolore, lo aveva stupito.
Valentino sapeva che, dal momento in cui i medici gli avrebbero diagnosticata una patologia, sarebbe diventato un “ammalato certificato”.
Funziona così, non sei ammalato fino a quando te lo certificano, la tua mente, da quel momento se ne convince perché non si permette di dubitare della scienza.
In quei giorni di forzato riposo si mise a riflettere su tutti i pensieri che il tempo negato aveva solo abbozzati, cercò di capire e di dare qualche risposta alle tante domande che vagavano dentro di se.
Intanto gli esami clinici davano i loro esiti, i medici non gli nascosero nulla, perché la pietà delle parole, sarebbe diventata menzogna sotto i colpi della cruda realtà.
Valentino, si trovò così davanti ad un bivio, arrendersi all'esistente o combatterlo, anche negandolo.
Il tempo della riflessione, gli aveva permesso di capire che la sua vita, come quella di noi tutti, era stata manipolata, aveva capito che le troppe invenzioni sbagliate, le troppe menzogne, i troppi problemi creati da menti perverse gli avevano scippata la felicità e, adesso, gli stavano portando via pure il tempo per sperare di ottenerla.
Se è tutto falso, se è tutto inventato, se è tutto irreale, allora anche la mia malattia è irreale” pensava, "e se anche le cause, fossero irreali, devo andarmene per cause irreali”?
Ripensò a tutto il suo tempo; contò gli anni, i mesi, i giorni e le ore vissute per se stesso e tutti gli altri vissuti nelle angosce procurate.
Si rese conto che parole comprensibili come: amore, carezze, sorrisi, dolcezza e serenità erano state cancellate e sostituite con parole incomprensibili e indecenti come: fiscal compact, spending review, spread, qualitative easing, …... pura follia.
No! disse a se stesso, “Adesso basta, la mia vita, già che è destino che cambi, cambierà, ma a modo mio”
Prese dentro di se la decisione: si sarebbe fatto dimettere anche contro la volontà dei medici.
In fondo, era la prima volta che faceva una scelta per se, e non, come sempre aveva fatto, tenendo più in considerazione le esigenze altrui che le proprie.
La comunicò anche ad una persona a lui cara, ma qui non posso dirvi nulla di più perché di questa storia non sono a conoscenza.
Valentino tornò a casa, con una grinta, una rabbia positiva che gli urlava dentro, con una voglia che mai aveva percepita, di iniziare una vita e non di finirla, di rinascere e non di morire.
Sentì una spinta sconosciuta che lo portava a scrivere, un'esigenza mai provata, la curiosità di vedere i suoi pensieri, automaticamente, trasformarsi in parole che, ogni volta si stupiva di leggere.
Non capiva di chi fossero quei concetti, quelle riflessioni, quelle teorie fuori dal comune ma era certo che fossero una strada da seguire, l'unica strada che dovesse seguire.
Si licenziò dal lavoro, vendette la casa di proprietà, seguì quel sogno che era nascosto dentro di se, appagò finalmente, quella voglia di sognare che, per troppo tempo, una società inumana aveva, impietosamente, zittita.
Se ne andarono lontani, lui e la sua compagna, in un posto fatto di natura e di cose semplici, una piccola casa di pietra, in cui vivere una vita vera dopo aver, “non vissuto” una vita finta.
Si ho detto vivere, non mi sono sbagliato, perché Valentino visse, contro ogni logica medica, contro ogni nefasta previsione, contro qualcosa di già scritto ma che, sempre, si rifiutò di leggere.
La sua mente aveva vinto il male perché del male si era liberata, con l'assoluta convinzione che, la stessa, così, come può far ammalare, nello stesso modo, può far guarire, con la sua ferrea volontà di non arrendersi a nulla, nemmeno ad un destino pensato irreversibile.
Oggi è il suo onomastico ma Valentino coi santi non c'entra nulla, è soltanto un uomo che si potrebbe definire, semplicisticamente, “normale”, ma a mio parere una persona così, mai sarà una persona “normale” ma sempre sarà una persona “speciale”.
Penserete ora che questa storia sia soltanto una favola, una leggenda ma, se vi capiterà di andare in un bosco, in uno di quei posti che fanno parte solo dei vostri sogni e vedrete una piccola casa di pietra con del fumo che esce dal camino, beh è possibile che quella sia la felicità di Valentino.

 

 
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Eurodittatura.

Post n°317 pubblicato il 23 Febbraio 2017 da lontano.lontano
 
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Mayer Amschel Bauer Rothschild (1761):
“Lasciatemi emettere e controllare la valuta di una nazione, e me ne infischierò delle sue leggi
.”

Goebbels:
(L'abolizione delle frontiere tra gli Stati nazionali, che è per l'appunto l'obiettivo del trattato di Maastricht).
"Voi siete già membri di un grande Reich che si prepara a riorganizzare l'Europa, abbattendo le barriere che
ancora dividono i popoli europei e rendendo più facile per loro lo stare assieme".

Adolf Hitler:
«Noi siamo più interessati all'Europa di qualsiasi altro Paese.
La nostra nazione, la nostra cultura, la
nostra economia, sono cresciute entro un più ampio contesto europeo.
Pertanto dobbiamo essere i nemici di ogni
tentativo di introdurre elementi di discordia e distruzione in questa famiglia di popoli».

"Tempo cinquant'anni  e la gente non penserà più
in termini di nazione".

David Rockefeller:
“Il mondo è pronto a marciare verso un governo mondiale.
La sovranità sovra-nazionale di un'elite di controllo di
banchieri internazionali è sicuramente molto più auspicabile della auto-determinazione nazionale praticata nei secoli scorsi”.

Romano Prodi:
Sono sicuro che l'euro ci obbligherà a introdurre un nuovo set di strumenti di politica economica.
È politicamente
impossibile proporre ciò ora.
Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati.

Andrea Orlando (ministro della giustizia dal 22 febbraio 2014,
prima nel Governo Renzi e poi riconfermato in carica nel Governo Gentiloni):

“Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia.
Oggi,
sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali.
Io
faccio soltanto due esempi.
I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a
livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto. 
Faccio un esempio.
La modifica – devo dire abbastanza passata sotto silenzio – della Costituzione per quanto
riguarda il tema dell’obbligo di Pareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese.
Fu il frutto del
fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europa, più o meno – ora la brutalizzo – disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”.
Io
devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso che sia stato un errore approvare quella modifica.
Non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a
quella modifica di carattere Costituzionale“

 
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La rosa per te.

Post n°318 pubblicato il 27 Febbraio 2017 da lontano.lontano
 
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Ti mando una rosa,
una semplice rosa
perchè, quella mi hai chiesta...
una semplice rosa.
Ma, mai, una rosa, è una semplice rosa,
c'è un mondo nascosto,
in una semplice rosa.
La brina invisibile che scende gelata,
nel freddo pulito di una notte stellata.
Il tiepido raggio del primo mattino,
con la prima ombra di un solitario giardino.
Il vento leggero su un petalo rosso,
le nubi che vanno in un cielo sconnesso,
Una lacrima che riga un volto di donna,
un pensiero al tempo che più non ritorna.
Una foto, due righe,
senza manco un saluto,
un telefono li,
che da secoli è muto.
Un camino che arde
e la partenza di un treno,
due occhi che guardano un mondo lontano.
Questa rosa ti mando
e, sembra cosa normale ma,
questa rosa è per te,
che sei tanto speciale.

 
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Così ... non penso!

Post n°319 pubblicato il 04 Marzo 2017 da lontano.lontano
 
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Voglio dormire per non pensare, mi butto sul lavoro, così non penso, devo tenere la testa occupata per far si che non pensi, mi metto le cuffie e metto musiche assordanti, tanto che mi distolgano dai pensieri …
Son frasi che avete pronunciate personalmente o avete sentite da familiari o da conoscenti?
In entrambi i casi, vi trovate di fronte ad una disperazione esistenziale che conduce esattamente la, dove volevano che vi conducesse.
Non crediate che siano frasi buttate a caso, semplicistici modi di dire o sfoghi momentanei, l'ossessione del pensiero, quel terrore che attanaglia la mente che vuole negare se stessa e la sua principale occupazione, sono l'unità di misura dell'angoscia e della non vita che la vita ha scacciata.
Nulla è per caso, tutto obbedisce ad ordini statistici e a piani studiati, le nostre afflizioni sono attribuibili in piccola parte a fattori personali ma, nella stragrande maggioranza dei casi, a responsabilità altrui.
Ci hanno ammaestrati al non pensiero, ci hanno resi disponibili tutti i mezzi per facilitarci in questo compito, ci hanno data un'esistenza complicata per ottenere questo scopo.
E noi siamo bravissimi a farci del male da soli, siamo discepoli osservanti e scrupolosi, non deludiamo mai coloro che di tali insegnamenti ci han fatto dono.
Il non farci pensare è la perpetuazione del loro potere, l'assenza del nostro pensiero è la polizza vita del loro dominio e la garanzia della nostra eterna schiavitù.
Per una volta, abbandonate l'apatia e lo sconforto mentale e provate a pensare, al perché, non vogliono che pensiate e come riescano ad ottenerlo.
Hanno fatto in modo di farvi odiare la politica tramite inserimenti di personaggi squallidi ed inaffidabili, tanto da non occuparvene in prima persona e delegare i loro maggiordomi.
Sono arrivati alla sfacciataggine di dire, nella massima tranquillità, che oggi, la democrazia è troppa ed ingombrante per cui è doveroso farne a meno.
Così la politica è cosa loro e l'abbiamo eliminata.
L'economia, la materia più semplice al mondo, perché è fatta di logica e di buonsenso, è stata resa inaccessibile al popolo, l'hanno associata e meccanismi astrusi ed incomprensibili ed, in tal modo, vi hanno eliminati dal gioco per palese incapacità …. e l'economia l'abbiamo anch'essa scartata.
Ci hanno impartita una religione, una delle tante, non importa quale, sempre religione è, sempre indottrinamento è.
Se andiamo a vedere l'etimologia della parola leggeremo di versioni compiacenti ed asservite ai loro intenti ma, non potrà sfuggirvi l'assonanza con “relegare” che significa rinchiudere, confinare, segregare.
Così un altro recinto è stato costruito per il pensiero, non serve pensare, le domande hanno già ogni risposta preconfezionata, i dubbi non devono esistere, dove sorgano, c'è sempre un mistero divino che li giustifica.
E così è sistemato pure questo.
Non dovete pensare a ciò che vi sta intorno, ci sono teorie per tutto, ma chi ve lo fa fare di andarle a mettere in discussione con logiche domande?
Siete, siamo, troppo ignoranti ed impreparati per capire; ci sono scienziati del 1500 che hanno già dimostrato tutto, che hanno teorizzato ogni cosa, è il caso di parlarne ancora “soltanto” dopo 510 anni?
Viviamo su una palla che gira a 1700 km/h …... va bene!
Il sole non si muove e la luna ha un lato che non si riesce a vedere, la terra ha una forma sconosciuta, non esistono altre civiltà oltre la nostra, le guerre son ribattezzate missioni umanitarie ed in ogni attentato che si verifichi, non sono mai coinvolti i servizi segreti …...... va bene!
Tutto va bene non state a pensarci, non pensate a questo, se proprio volete pensare a qualcosa, pensate a come pagare bollette sempre più care, a cercare un lavoro che non c'è, ad andare per primi ai mercati ortofrutticoli per racimolare qualche prodotto, scartato alla chiusura.
Se proprio volete, pensate ai vostri guai ma assumendovene la colpa, pensate che siamo un popolo che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, che dobbiamo vergognarci della nostra storia e delle nostre tradizioni, che paghiamo i nostri difetti e le nostre negligenze che, non siamo degni di amministrarci da soli e abbiamo bisogno di tutele straniere.
Prendetevi una soddisfazione, gratificatevi, ascoltate ed applaudite, coloro, e non son pochi, che non perdono occasione per dire che “siamo un popolo di merda”.
Fate questa ricreazione mentale, pensate a questo e poi tornate a non pensare, è meglio non pensare, rifiutarsi di prendere coscienza dell'esistente e rifugiarsi nelle comode menzogne.
Non pensate a come sarebbe la vostra vita se foste voi a ripensarla, non pensate che potrebbe esserci qualcosa di migliore di ciò che vi viene proposto, lasciate che altri pensino per voi come è sempre avvenuto.
Ma, visto che non pensate..... non pensiate neppure che, pur essendo questo, un mondo imperfetto, sia l'unico possibile perché uno possibile potrebbe esserci …... basta che lo vogliate pensare.

 
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Parole d'amore.

Post n°320 pubblicato il 09 Marzo 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Esistono le parole d'amore?
La risposta sembra facile e scontata: Si.
Basta, infatti, andare sui motori di ricerca del pc e digitare quelle poche lettere, oppure, visitare uno dei tanti siti di cartoline elettroniche da spedire.
Ma la risposta, che appare evidente, non è poi così scontata perché la domanda non è sufficiente per ottenerla.
Occorre specificare, non si può prescindere, infatti, da delle condizioni, in assenza delle quali, ogni risposta si presta ad ipotesi contrastanti.
Anche qui occorre un esempio per meglio farmi capire.
La luce esiste?
Si e no, tutto dipende da dei presupposti, non esiste la luce a priori, pur essendo un dato di fatto scontato, scontato non è.
La luce, infatti, esiste se l'accendiamo ma non esiste se la spegniamo.
Esiste sotto molteplici aspetti e non sotto un unico, drastico ed incontrovertibile modo di vederla, ma può anche non esistere.
Diversamente da un bicchiere d'acqua.
Quest'ultimo, che ve lo prendiate da soli o che vi sia servito da qualcun altro, rimane un bicchiere d'acqua e lo resta, anche in presenza di bicchieri di forma o di capacità diverse.
Ecco, le parole d'amore sono come la luce e non come un bicchiere d'acqua.
Possono esserlo se dette dalla persona giusta alla persona giusta, possono esser tutt'altro se proferite da personaggi che non sono affatto compatibili con le stesse.
Son parole d'amore quelle dette da soggetti sgradevoli o inopportuni, da amanti seriali o da chi le dice a getto continuo, sparando a caso nel mucchio?
Non possono esistere parole d'amore che non siano personalizzate e scelte con quella cura che le rende uniche, come un codice che, soltanto una persona può decodificare.
Solo in presenza di condizioni particolari, le parole prendono quella particolare forma, solo se escono da un'anima per raggiungerne un'altra, si animano.
Fin qui abbiamo parlato delle parole d'amore, che potremmo definire classiche o rituali, ce ne sono altre, però, che vivono sotto una forma diversa, sotto copertura, mascherate da rancore e risentimento, coinvolte in un paradosso di intricata complessità.
Forse, queste sono le vere parole d'amore, quelle che dicono di più di quelle abusate, quelle che vanno oltre una lettura troppo comoda e semplicistica.
C'è, probabilmente, più amore in quell'odio che nell'amore stesso, c'è qualcosa che lo rende più vivo, forte, quanto solo può esserlo la forza della disperazione.
Son parole crudeli, che mortalmente feriscono l'animo di chi, non riesce a tradurle nella lingua del sentimento zittito e rinnegato, ma son dolci parole se lavate dalle lacrime di occhi che han voglia di piangere le ultime lacrime che ancora rimangono.
Bisogna esser forti per ascoltarle, bisogna esser convinti che son solo parole e non il vero pensiero, bisogna capire il male che si prova facendo ad altri del male.
Nulla, esiste senza il proprio contrario, ma se si tratta dell'amore e del suo linguaggio, addirittura, le due cose si fondono in quell'illogico equivoco che solo la mente riesce ad inventare.
Le parole d'amore son spesso sberleffi e prese in giro, quelle ostili sono, invece, forzate bugie per nascondere a se stessi e ad altri inconfessabili verità, con dentro la dannata voglia di confessarla.
Tutto si mischia, tutto si distrugge e si rigenera, tutto diventa possibile quando si tratta d'amore, soprattutto quando si tratta d'amore impossibile.

 
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Portarti via.

Post n°321 pubblicato il 15 Marzo 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Vorrei portarti via,
non domandarmi dove;
dalle lacrime che hai pianto,
da quel tuo sogno infranto.
                       
Vorrei portarti via
                        perché sei troppo sola,
                        di giorno tra la gente,
                        di notte con la  mente.
Vorrei portarti via
da quella stanza fredda,
da un mondo troppo ostile,
da quel destino vile.
                        
Vorrei portarti via,
                        lontana dai problemi,
                        lontana dal passato
                        che non hai mai scordato.
Vorrei portarti via,
dal suono della sveglia,
perché sei troppo stanca,
perché la gioia manca.
                        Vorrei portarti via
                        da chi ti guarda strano,
                        da chi ti ha poi tradita,
                        da chi non ti ha capita.
Vorrei portarti via
perché sorridi poco,
perchè hai tanto da dire
ma chi, ti sta a sentire?
                        
Vorrei portarti via
                          perché è il tuo desiderio,
                          perché ami la vita,
                          perché... non è finita!
Vorrei portarti via
insieme a me in un sogno,
ma lo sa solo il destino
se mi starai vicino.
                        
Vorrei portarti via
                         ma, cerca d'essere felice
                         anche quando, come in volo,
                         me ne andrò via da solo
.

 
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Un giorno di pioggia.

Post n°322 pubblicato il 23 Marzo 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Mi affascina sempre, la pioggia che scende,
invisibile in cielo,
la terra si prende.
Da nuvole basse,
vestite di grigio,
trasforma il paesaggio, come in un sortilegio.
Finissime gocce che vengon giù lente,
senza fare rumore,
sul mio sguardo assente.
La mente bloccata,
sul tutto e sul niente,
fare parte del mondo senza esser presente.
O gli scrosci violenti,
di acqua impetuosa,
quando sembra che il cielo, travolga ogni cosa,
un muro di cristallo,
ti si para davanti,
come quando sei preso da mille tormenti.
Ed è bello star li a veder la natura,
tranquillo, al riparo,
da posizione sicura.
E non smette la pioggia, mentre arriva la sera,
oggi è un giorno d’inverno ma, verrà primavera.

 
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Domani.

Post n°323 pubblicato il 31 Marzo 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Passano le ore,
passano i giorni,
passano gli anni,
passano veloci,
annegano negli affanni.

E tu, aspetti a viverli,
rimandando tutto a domani,
che pensi sia migliore,
appena nelle tue mani.

E domani arriva,
come già ieri è arrivato
ma, tu non te ne accorgi,
perchè troppo occupato.
                                        
Passeranno così, nel nulla,
altre ore,
passeranno i giorni,
in cose senza cuore.

Passerà, forse,
ancora qualche anno,
poi,
capirai, della vita,
l'inganno.

In un solo momento,
che si perde nel blu,
capirai che per te,
domani,
non verrà più.

 
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Il tramonto.

Post n°324 pubblicato il 09 Aprile 2017 da lontano.lontano
 

Ti mando la foto di un tramonto sul mare,
il sole rovente,
che nell'acqua, scompare.                                                             
Ti mando quel cielo dai rossi colori,
l'odore del sale,
il profumo dei fiori.

Ti mando il rumore di un'onda tranquilla
che lenta,
si adagia,
sulla sabbia che brilla.
Ti mando il silenzio che c'è tutt'intorno,
la sera che arriva e dà il cambio al giorno.

Ti mando la brezza che si leva a quest'ora,
un raggio di sole che vuol vivere ancora.
Ti mando le ombre
della sera che avanza
e la luna l'annuncia,
con la muta presenza.

Ti mando l'atmosfera di un posto d'incanto,
i baci che si danno,
in un tale momento.
Ti mando degli amanti,
la dolce carezza
perduti nelle labbra,
ed in questa bellezza.

Tutto questo ti mando,
per me,
tengo soltanto,
la tristezza che ho,
per non averti qui accanto.

 

 
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La felicità.

Post n°325 pubblicato il 18 Aprile 2017 da lontano.lontano
 

Dura quanto,
un'ora di neve, in Riviera.
Dura quanto,
un ultimo raggio di sole, la sera.
Dura quanto,
di un lampo il bagliore,
dura quanto,
del tuono, il fragore.
Dura quanto, una goccia che cade,
dura quanto, un colpo che esplode.
Dura poco,
qualche ora,
un istante,
dura solo quel po' di presente.
Quando credi di averla già in mano,
lei ti sfugge nel vento,
lontano.
Non provare a ingabbiarla,
non serve,
come goccia nel mare,
si sperde.
Come stella che cade,
come un giorno di festa;
la felicità,
forse, arriva,
ma non resta.

 
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La leggenda del Piave

Post n°326 pubblicato il 25 Aprile 2017 da lontano.lontano
 

II Piave mormorava
calmo e placido al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio:
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava,
e andare avanti…
S’udiva, intanto, dalle amate sponde,
sommesso e lieve, il tripudiar dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò:
“Non passa lo straniero!”

Ma in una notte trista si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira a lo sgomento.
Ah, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto
per l’onta consumata a Caporetto…
Profughi ovunque, dai lontani monti
venivano a gremir tutti i suoi ponti…
S’udiva, allor, dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio dell’onde:
come un singhiozzo, in quell’autunno nero
il Piave mormorò:
“Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico
per l’orgoglio e per la fame,
volea sfogare tutte le sue brame…
Vedeva il piano aprico,
di lassù, voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
“No! - disse il Piave – No! - dissero i fanti…-
Mai più il nemico faccia un passo avanti…”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combattevan le onde…
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
“Indietro, va’, straniero!”

Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento…
E la Vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro a Battisti…
Infranse, alfin, l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore.
Sicure l’Alpi… Libere le sponde…
E tacque il Piave: si placaron le onde
sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
nè oppressi, nè stranieri!

 
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Giorno di festa.

Post n°327 pubblicato il 30 Aprile 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

L'inverno che dorme,
nella chiara mattina,
il freddo riposa
accanto alla brina.
Ti fà male agli occhi
quel sole lontano,
il suo lieve tepore
ti prende per mano.
T'invita ad uscire e,
in questo giorno di festa,
non vedrai la gente andare via lesta.
E' un mondo diverso
visto da una panchina,
un mondo che c'era,
ma non vedesti prima.
Quell'acqua che ondeggia,
il suo costante rumore,
gli alberi e il cielo hanno un altro colore.
E tu li seduto
con il tuo sguardo assente
coi pensieri mischiati tra passato e presente.
Forse, sogni di essere in un posto lontano,
forse,
 
sogni di essere solo un po' più sereno.
Fors'anche ti basta questa tua vita onesta,
a tuo modo,
felice,
in questo giorno di festa.

 
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Il destino. 4 Maggio 1949.

Post n°328 pubblicato il 04 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Io sono il destino,  puoi dir tutto di me,
dipende da come mi comporto con te.
Ti plasmo, ti illudo con sorriso beffardo,
ti guardo maligno e sono un bastardo.
Ti premio, anche senza tuo merito alcuno,
ti rendo importante, mentre sei un nessuno.
A te dono tutto, agli altri mai niente,
allora mi dici generoso e clemente.
Son quello che fece, un giorno di primavera,
ritornare l'inverno, con furiosa maniera.
Son io che ho deciso chi c'era o non c'era,
son io che ho distrutto la Squadra più vera.
Li mandai a giocare, lontano da casa,
un bel viaggio premio, per chi meritava.
Me li presi tutti, ed eran trentuno,
a quell'ultimo appello non mancava nessuno.
Eran tutti felici su quel trimotore
tornavano a casa, i ragazzi del Cuore.
Avevan vinto tutto con dignità e onore,
le invincibili maglie dal Granata colore.
In fondo, li ammiravo ma,
mi avevan sfidato!
Più forti di tutti! 
Ma…. pure del fato?
Non potevo più, così sopportare
in qualche maniera li dovevo fermare.
Sarei stato il primo ad averli sconfitti,
in un giorno di Maggio, li avrei  presi tutti.
Tra fulmini e tuoni, in una notte precoce,
persi, contro la nebbia, in maniera veloce.
Un boato, uno schianto, contro quel muraglione-
E tu che oggi li pensi, con in gola il magone,
maledirai tutto,
me compreso;
….. il destino
l'unico al mondo che sconfisse il Torino.
Ma ora mi pento, forse ho vinto per niente,
li ho sconfitti una volta, Loro han vinto per sempre.
Mi sentivo il più forte, ma non avevo capito
che sarei stato vinto dalla Squadra del mito.

 
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La tristezza.

Post n°329 pubblicato il 10 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Come nebbia, ti avvolge, nel nulla
poi, ti strappa quel che resta del cuore
così, la mente, nel grigio si annulla
e poco importa, se fuori c'è il sole.

Anestetico in dose imponente
che ti causa soltanto torpore,
con la vita che senti presente
sol perchè ancor ne avverti il dolore.

Per cento cose stai male, o per una,
forse, esiste, una vera ragione,
ma, non riesci a trovarne nessuna,
quando in gola ti strozza il magone.

Puoi soltanto aspettare che passi,
perchè, spesso, non dipende da te,
puoi trovarti sepolto dai massi
senza neppure sapere il perché.

 
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Stai dormendo.

Post n°330 pubblicato il 16 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Stai dormendo un colpevole sonno
ché il risveglio paura ti fa,
preferisci non vedere l'inganno,
preferisci non guardare più in la.

Preferisci il sonno di tutti,
e, dormendo, lasciar tutto com'è,
e se i giorni son sempre più brutti,
non importa, ognun pensa a sé.

Il potere ti induce a dormire,
ti fa credere a tutto o a niente,
annichilisce il tuo vero sentire,
ti prende anche l'anima, prendendo la mente.

Stai dormendo e non puoi più pensare
ma non importa, c'è chi pensa per te,
vedi il sole nel cielo ruotare
ma ti dicon che chi ruota sei te.

Stai dormendo ma, prova a svegliarti,
è voluto il tuo sonno, e lo sai,
non permettere di schiavizzarti
ed un mondo diverso vedrai.

 
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Era già tutto previsto.

Post n°331 pubblicato il 22 Maggio 2017 da lontano.lontano
 
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Era già tutto previsto,
me lo avevano già detto
che ti avrei perso nel vento,
che restava poco tempo.

Così, mi stavo preparando,
così, ci stavo già pensando:
"Se mi abituo, forse, è meglio,
meno notti starò sveglio".

E passavan lesti i mesi,
e tu già non stavi in piedi.
Erà già tutto previsto,
me lo avevano già detto.
                      
Finchè un giorno, a primavera,
venne giù per te la sera,
sotto quel lenzuolo bianco,
c'era quel tuo viso stanco
                       
Ho capito in quel momento,
che significa "sgomento".

Ma non ero preparato,
e benchè avessi studiato,
alla scuola del dolore
non riuscivo a ragionare.

Con la pioggia dentro gli occhi,
con la nebbia dentro il cuore,
senza voglia di pensare,
senza voglia di parole.
                            
Era già tutto previsto e
sapevo tutto quanto ma,
non potevo prevedere
che tu mi mancassi tanto.

 
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