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Cambiare pelle

Post n°97 pubblicato il 02 Aprile 2012 da navigator77
 
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Sono appena reduce da un bel week-end al mare, dove mi sono potuto cimentare in una delle mie passioni, affrontando le mie prime immersioni del 2012.
Prima di fare questo, nella settimana precedente al viaggio, mi son reso conto che la mia prima muta, presa nel 2007, era giunta ai suoi ultimi bagni a causa di una cerniera che proprio non poteva essere più riparata, ed anche se ci ero in qualche modo "affezionato", andava sostituita con una nuova.
Grazie anche all'esperienza fatta in questi 5 anni, ho deciso di orientarmi su una tipologia leggermente diversa, più leggera (dato che ho ricontrato di non soffrire particolarmente il freddo anche in acqua).


Fin quì, nulla di anomalo, sabato mattina alle 9 in punto ci si prepara, zavorra, Jacket, maschera, pinne, ecc.. il tempo di montare l'attrezzatura e si è in barca, pronti ad andare verso il punto di immersione... "libero" ... "splash", ahhh... è sempre favolosa la sensazione che si ha, temperatura dell'acqua tra i 13 ed i 15 gradi, normalissima in questo periodo, il tempo di esserci tutti e si sgonfiano i Jacket per poter andare giù... ma a questo punto mi sendo un pò a disagio e mi rendo conto di una cosa.. vado giù un pò troppo spedito... la zavorra.. cavolo la zavorra, quella che prima serviva per bilanciare la muta che avevo... adesso è troppa! Ovviamente la cosa non comporta particolari problemi, se non un consumo superiore di ossigeno, ed un pò di impaccio in più nei movimenti. Già nel pomeriggio, con la seconda immersione riduco di un chilo la zavorra e le cose vanno meglio, però mi rendo conto che la prossima volta potrò toglierne anche un altro di chilo.

Questa piccola "esperienza" mi ha permesso di fare una piccola associazione mentale... un qualcosa di così semplice ed evidente che non ci si pensa: cambiare pelle, comporta un riassetto degli equilibri, nel caso della subacque si tratta di avere una diversa zavvorra, e negli altri aspetti della vita possono essere altre le cose da "ricalibrare", ritmi, abitudini, che all'inizio fanno sentire un pò a disagio e pensare "ma non era meglio prima?". Tutto sta a sapersi adattare, capire come ridisegnare le cose... e non si sa mai che, nel riuscire a trovare un nuovo equilibrio, non si riesca a farlo anche liberandosi di un pò di zavorra non più necessaria! :-)


"Il cambiamento necessita del ritrovamento di un nuovo equilibrio, non sempre immediato, ma necessario per poterci vivere al meglio la nuova dimensione"

 
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L'inquietitudine dei numeri piccoli

Post n°96 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da navigator77
 
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La legge dei grandi numeri, in matematica, esprime il modo in cui possiamo essere "sufficientemente certi" che se ripetiamo un certo numero di volte sufficientemente grande, un evento con una certa probabilità, possiamo stare certi che questo evento si verificherà un numero di volte che rispecchia la probabilità attesa di tale evento.

Grazie a questa legge alla base del calcolo numerico, se avessimo a disposizione infinite vite, potremmo essere empiricamente certi di poter diventare in qualcuna di queste i migliori al mondo in qualche specialità, di nascere in un paradiso terrestre, di avere una certa educazione, di essere talmente benestanti da poter vivere di rendita e senza pensieri, e qualsiasi altra cosa più o meno probabile che possiamo immaginare.

Premetto che se già io in questo momento mi trovo ad avere il tempo, la tecnologia, la proprietà di linguaggio e la freschezza mentale di poter formulare questi miei pensieri, posso ritenermi, rispetto ad "infinite" vite, un "privilegiato", così come privilegiato può ritenersi chi è in grado di leggere e comprendere quel che scrivo.

Avere questo privilegio, ed esserne consapevole, non mi basta. Generalmente la chiamano "inquietitudine".

Potrebbe bastarmi in via teorica, se avessi davvero la possibilità di vivere infinite vite, e portare memoria di quelle già vissute, un pò come quando sono ad un tavolo da poker, e so che giocando molto riceverò "infinite" mani, prima o poi tutte le coppie di carte in infinite situazioni, per cui posso operare con la serenità di avere le mie giuste occasioni, e di potere stare lì ad attenderle, giocarmi al meglio quelle che ho, provare a forzare un pò qualche volta, ma avendo comunque alle spalle la solidità di una certezza matematica.

La nostra vita invece non è fatta di grandi numeri, è fatta di un solo piccolo numero, che messa insieme ai tanti altri piccoli numeri formati dalle altre vite che ci circondano, formano i grandi numeri, quelli che vengono presi in considerazione dalle indagini statistiche per intenderci, ma nella sua singolarità resta piccola, e probabilmente è proprio questa sua "piccolezza" ed unicità a poterci spingere a cercare di tirarne fuori il meglio!

Non importa se siamo nati benestanti o poveri, in un contesto di cultura oppure circondati dall'ignoranza, sotto la campana di vetro di un tranquillo paese di collina o tra le pallottole di un quartiere malfamato, con particolari doti atletiche o con qualche handicap, in un posto dove batte sempre il sole oppure dove il ghiaccio regna sovrano, dobbiamo affrontarla con la mano che ci è stata data, nelle condizioni in cui ci siamo ritrovati, con le risorse che abbiamo avuto a disposizione.

Seppure nella nostra piccolezza e limitazione, abbiamo occasione, chi in maniera più agevole, chi meno, di poter modificare, migliorare e rendere più vicine a noi queste nostre condizioni, anche se ovviamente questa opportunità ha un "prezzo", e questo prezzo è rappresentato dal rischio di "peggiorare", o comunque di modificare in maniera non gradita, le nostre stesse condizioni. E' il prezzo da pagare se vogliamo "sentire" la nostra unicità affermarsi, e non preferire di essere parte più stretta dei "grandi numeri", quelli che vengono colpiti dalle ricerche come "stereotipi", quelli che vedono veicolata la propria vita in strade o peggio ancora binari che qualcun altro ha tracciato e steso per noi come potrebbe essere "giusto" se ne avessimo infinite a disposizione per aspettare "il nostro turno". Per cui per poter realizzare questa unicità, per tirare fuori il meglio possibile che ci è potenzialmente possibile da questa vita, dobbiamo correre dei rischi molto maggiori, di quelli che correremmo se ne avessimo a disposizione infinite, se fossimo dei "grandi numeri".

I grandi numeri possono starsene lì tranquilli, e poi sono così grandi da non sentire la mia mancanza, io sono un piccolo numero, ne sono consapevole ed in quanto tale sono inquieto.

Per quanto mi riguarda la "stranezza" sta nel vivere questa vita come se ne avessimo infinite altre... o forse sono io ad essere sempre l'ultimo a saperle certe cose!!! :-)

 
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Sei...

Post n°95 pubblicato il 21 Settembre 2011 da navigator77
 
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Sei la magìa che nasce da una frase
sei l'intesa che cogli in poche righe
sei la vibrazione positiva che riesci a trasmettere
sei la sorpresa di un mesaggio da lontano
sei la gioia di una persona che si avvicina
sei la curiosità di una pubblicità in metro
sei il costante osservare di nascosto

sei il piacere delle 4 del mattino
sei il romantico desiderare in silenzio
sei il fascino di un incontro
sei la leggerezza di due anelli scambiati
sei il sapore di un bacio rubato
sei la passione che nasce dal cuore
sei lo spavento di una disavventura
sei la forza di un legame che cresce
sei il fragore di un cataclisma
sei l'imprevedibiltà di un racconto
sei l'emozione di una fuga verso la felicità
sei la loquacità di una conversazione silenziosa
sei il dolore della lontananza
sei l'autenticità di un litigio

sei la dolcezza di tenersi per mano
sei la tenerezza delle lacrime
sei la serenità ritratta in una foto
sei il pianto di un brindisi d'addio
sei la semplicità di un oggetto comune
sei lo sconforto di una situazione difficile
sei la grinta di voler tenere alta la testa
sei il colore di una camera che riempiamo di sogni
sei l'aria di una casa che parla solo di te

sei la necessità di un silenzio
sei l'aroma del caffè del mattino
sei la gioia di un tuo sorriso sincero
sei i capricci di un bambino cresciuto, che non vuole altro che te
sei tutto ciò che non c'è mai stato, e di cui non so fare a meno.

 
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Lo spartito del cuore

Post n°94 pubblicato il 20 Giugno 2011 da navigator77
 
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Spesso capita di condividere discorsi, idee, pensieri, osservazioni o modi di intendere la vita con certe persone, a volte capita in maniera parziale, altre volte in maniera totale. Cosa ancora più bella è quando questa vicinanza mentale riguarda argomenti per cui abbiamo una certa sensibilità, che sentiamo "nostri" più di altri, e quando magari non c'è stato nessun "input" che abbia potuto far intuire al nostro interlocutore la nostra idea su tale argomento.
In quei momenti è come se qualcuno toccasse delle corde dentro di noi... ed emettesse una nota, una nota che crea armonia tra noi e quella persona.


Ma ovviamente una nota o un manciata di esse non bastano per formare una melodia, anche uno studente del conservatorio alle prime armi è capace di mettere insieme qualche gradevole nota, così come anche una persona che poi scopriamo non avere molto in comune con noi è capace di toccare qualche corda nel modo giusto per emettere una melodia gradevole.

Poi ci sono quelle persone che questa melodia riescono a comporla, arrivano da non si sa dove e con mille esperienze diverse dalle nostre, pur non avendole mai viste in vita nostra sembra che posseggano la chiave del nostro spartito, e compongono la melodia che noi immaginiamo, con note anche migliori di quelle che avremmo utilizzato... ed è in quel momento che sentiamo le nostre corde dell'anima vibrare... iniziamo a percepire che anche dall'altra parte i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri gesti... fanno emettere una melodia che si intreccia a meraviglia con la nostra, come gli esecutori di un'opera che non hanno bisogno di un direttore d'orchestra per sincronizzarsi... sentono nei loro cuori una melodia unica per la quale non avevano mai fatto le prove... in fondo il palcoscenico della vita quasi mai ci concede la possibilità di provare... per cui quando iniziamo a sentire vibrare le nostre corde dell'anima, e quando sentiamo che il nostro suonare si fonde a meraviglia con le onde sonore di un'altra melodia, l'unico modo per seguire la musica che abbiamo dentro è quello di trovare la forza, il coraggio e forse anche un pò l'incoscienza di intraprendere il duetto che abbiamo da sempre avuto scritto nello spartito del nostro cuore e che ha trovato una forza meravigliosa ad accompagnarlo...

 
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Casa dolce casa!

Post n°93 pubblicato il 26 Maggio 2011 da navigator77
 
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Certe volte la vita è fantastica, è capace di tenerci "fermi", sia fisicamente, che mentalmente che emotivamente per lunghi periodi, e poi trascinarci in brusche accelerazioni, farci correre più di quanto penseremmo, a volte più di quanto vorremmo, basta una piccola scintilla, una sera in cui ci si trova delusi, giù, demotivati... in cui ci chiediamo "ma cosa sto facendo, dove mi sta portando la mia vita? Sono io che comando lei... o è lei a comandare me?" Non è uno stare male... forse è peggio... è il lasciarsi trasportare dalle onde e dalla corrente in una direzione che prendiamo solo per "silenzio assenso", e non perchè in quel momento ci piace essere cullati da QUELLE onde...

Probabilmente è proprio in quei momenti che nasce il "desiderio di riscossa", a volte non si manifesta subito, ognuno ha i suoi tempi, e poi ci vogliono anche le giuste condizioni affinchè si attuino le cose, però il "seme" è stato già piantato, potrà metterci più o meno tempo, ma prima o poi inizierà a crescere, schiudersi, affrontare i primi ostacoli del terreno, per poi pian piano iniziare e sbocciare, prendendo la forma che desideriamo dargli, che non sempre (o forse quasi mai) è quella che avevamo in mente quando avevamo iniziato. L'importante è iniziare... anche un Everest si scala un metro alla volta, e nessuno scalatore è mai riuscito ad arrivare in vetta nel modo in cui lo aveva pianificato, gli imprevisti, le slavine che ti fanno arretrare, deviare o stravolgere il percorso inizialmente pianificato, sono sempre all'ordine del giorno, ma è lì che entra in ballo la determinazione, la voglia di farcela.

E probabilmente era proprio simile lo stato mentale in cui mi trovavo lo scorso anno, più o meno verso fine novembre... confinato in una città che per quanto carina ed accogliente, non sentivo davvero "mia" al 100%, se non altro perchè non era stata scelta "per me", ma per un "noi" che ormai da tempo non sussisteva più, e che al dire il vero a quel punto trovavo superato, che non avesse più i presupposti per esserlo.

Beh, di traslochi in vita mia ne ho già fatti tanti, certo questa volta ci sarebbe stato un pò di mobilio personale da portare dietro, ma la cosa non mi scoraggiava più di tanto... la zona geografica in linea di massima l'avevo trovata, ed a dire il vero anche il luogo preciso... ma poi... beh poi appunto ai principi di Gennaio (magari complici i pensieri riflessivi classici di fine anno) una slavina mi ha colpito l'anima, mi ha detto che "qualcosa non andava" nel mio piano originario, la rotta andava corretta... c'era un "sogno" che spingeva dietro e non potevo ignorarlo... forse avevo anche bisogno di darmi un obiettivo nuovo per questo 2011, ed il sogmo era proprio quello di rendere per davvero MIO il prossimo luogo nel quale sarei andato a "dimorare" (mi sia concessa questa licenza) nei prossimi anni della mia vita. Detto fatto, mi sono subito incamminato per questo nuovo percorso alternativo, che dentro di me sentivo più allegro e stimolante, mi dava il senso si una prospettiva vera e reale, non solo di un "cambiamento" tanto per dare uno scossone ad uno "status quo", cosa che comunque può andar bene come "palliativo", ma che avrebbe solo spostato il problema... non risolto!

E poichè a me i problemi piace affrontarli e risolvere nel migliore dei modi badando alla prospettiva a medio e lungo termine, senza comunque trascurare il breve, mi metto subito alla caccia frenetica, sabati e domeniche passati a girovagare in cerca di annunci, facendo viste.. pause pranzo saltate per scappare avanti e dietro, con la grande ed ammirevole comprensione dei miei colleghi ed i miei responsabili che spesso non sapevano quando c'ero (come del resto io stesso). Beh come per una strana congiunzione astrale, è nel giorno di San Valentino che faccio il mio "incontro" che da una svolta decisiva, un passo da gigante nella scalata al mio Everest, quella che mi fa intravedere la vetta! Anche quì altri ostacoli e percorsi alternativi da affrontare non mancano... un piede storto e si rischia di cadere indietro di tanta strada faticosamente percorsa, o addirittura di cadere rovinosamente e schiantarsi, ma il seme oramai stava germogliando... prendendo forma... inesorabile ed inarrestabile al punto da rendere quasi una formalità dettagli che sarebbero potuti altrimenti sembrare insormontabili... ed è così che lo scorso 24 Maggio ho potuto finalmente toccare con mano la mia vetta!

 
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Perchè andare?

Post n°92 pubblicato il 14 Marzo 2011 da navigator77
 
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Questa mattina, chiacchierando su un forum, un utente si interrogava sul perchè si decide di "emigrare", che sia in un altra città, un'altra regione, un'altra nazione. In particolare il sicorso era rivolto ad un suo amico, che viveva comunque in una situazione "agiata", che si era trasferito anni fa negli Stati Uniti, avendo poi trovato lì lavoro e fidanzata che poi è diventata moglie, con cui da poco ha avuto un bambino. Ne fa il paragone con la sorella, che invece è rimasta nel suo paese di 40'000 anime ed ha trovato lavoro lì restando accanto alla sua famiglia natìa.

Io credo che, al di là delle considerazioni materiali, una persona va via di casa perchè sente lo stimolo, il bisogno, la voglia di crearsi un "percorso" tutto proprio, partendo da zero, misurandosi con un ambiente in cui non si è nessuno, non si conosce nessuno, e non si ha nulla se non se stessi.

Di solito poi più piccolo è il contesto in cui si nasce e cresce, più "limitato" è il raggio di azione, le cose che possiamo decidere di fare scegliendole al 100%. Ci sono anche molte persone che nascono in città grandi, e si trasferiscono per lo stesso motivo.

Certo alcuni sono "abbindolati" da false speranze, molte persone vanno lontano per poi fare comunque una vita che non gli piace... ma siamo certi che quella a cui sarebbero stati "destinati" gli sarebbe piaciuta di più? Siamo certi che, per fare l'esempio della sorella dell'amico, vivere nel paese in cui si è nati ed avere un lavoro sia un'ambizione che rende felici? Ad alcuni sì... ad altri no... tutto sta nel "leggersi dentro" e capire che cosa si vuole per davvero, per me è tutta una questione di volere tenere in mano le redini della propria vita, e non legarla esclusivamente al fatto di essere nato in un certo posto, ed in ogni caso anche se l'avventura non dovesse rivelarsi come la si era desiderata, o comunque soddisfacente, si avrà comunque dentro di sé un grosso bagaglio in più.

 
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Predatori, prede e paura

Post n°91 pubblicato il 08 Marzo 2011 da navigator77
 
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Prendo spunto da un discorso fatto di recente, capita a volte alle persone che quando dopo un periodo un pò "brutto" cerchino di fidarsi delle persone, si finisce immancabilmente per imbattersi in elementi che in un modo o in un altro riescono a colpirci ancora, dandoci l'impressione di farlo apposta, e buttarci ancora più giù di quanto eravamo prima... con il "danno aggiuntivo" che nel nostro animo si creano delle "distanze" ancora più grandi verso il mondo esterno. Perchè sempre in questi momenti, mentre magari quando siamo allegri, spensierati e forse anche felici sembra quasi "automatico" che le persone che riescono ad avvicinarsi a noi siano "migliori" ...siamo noi che le vediamo diversamente, o cos'altro?

Di periodi così ne ho vissuti molti, e sebbene non possa definirmi una persona sola, anche se sono uno a cui la solitudine piace, sa stare solo con se stesso ed apprezza i momenti di solitudine, ho avuto momenti in cui era difficile fidarmi delle persone, però mi rendevo conto che più diffidavo, e più quelle poche persone di cui mi sarei potuto/dovuto fidare, non si fidavano di me... perchè a loro volta vedendomi schivo e diffidente pensavano che avessi qualcosa di "losco" da nascondergli, mentre i "falchi" di cui mi andavo a fidare erano quelli che percepivano il mio disagio, e per i quali era quindi facile fare la "faccia bella" per ottenere i loro scopi, qualunque questi fossero.

Mi vengono in mente un pò i discorsi che sento nei documentari, dove il predatore "percepisce" la paura della preda.
Credo sia così anche tra le persone, anche se non è in ballo la "sopravvivenza", come nel caso dei predatori, credo che il paragone renda l'idea di ciò che voglio intendere. Finchè si avrà paura, si sarà una preda facilmente riconoscibile che il predatore saprà riconoscere.

 

 
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2010 Emozioni

Post n°90 pubblicato il 30 Dicembre 2010 da navigator77
 
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2010 emozioni... non potrei descrivere in maniera diversa questo anno a dir poco "bizzarro", iniziato con tante novità, con una bottiglia stappata fuori tempo (dicono porti sfiga... ed in effetti...)
In quest'anno ho visto e vissuto tante novità e cambiamenti, da un amore finito in Febbraio, ad un hobby che si è trasformato in attività redditizia, a tanti amici che ho incontrato, tanti che ho scoperto (oppure ri-scoperto) essere tali, ad conoscenze lontane nel tempo che pensavo dimenticate e marginali, ma che invece sono tornate facendomi rendere conto che cosa mi ero perso.


Ho riso, ho pianto (sia di gioia che di tristezza), mi sono emozionato, sono rimasto deluso e sorpreso in positivo, e di certo anche io a mia volta avrò deluso qualche persona, e soddisfatto altre, mi sono lasciato andare allo sconforto ed ho trovato la forza di reinventarmi e rialzarmi, di certo è stato un anno tutt'altro che "perfetto", ammesso che ne possa esistere uno, però sento che se pure mi ha "tolto" tanto, almeno non mi ha tolto la voglia di "buoni propositi" per il 2011.

Di solito, bene o male che mi vadano le cose, difficilmente ho rimpianti, ma questa volta qualche rammarico ce l'ho, qualche situazione non chiarita al 100% (ma nemmeno al 50 direi...), ma soprattutto quello di cui mi rammarico di più e stato qualche passo non fatto quando sentivo che potevo farlo... avere incontrato una persona che dentro me ho "sentito" essere diversa in positivo, ma purtroppo il periodo è stato un pò troppo vicino a quel maledetto Febbraio e non mi sono fatto avanti quanto avrei dovuto, il mio "lato timido" ha preso il sopravvento, ma non è detto che si sia trattato solo di cose rimandate (almeno me lo auguro).

Quello che mi sento di dire, è che al di là di come sian andate le cose in generale, pur vedendo come una "liberazione" questo anno che andrà via, in fondo mi ritrovo con un me stesso che, anche se sta moralmente molto "in basso", si piace e si stima di più, e probabilmente ha le idee ancora più chiare su cosa voglia...

 
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Tra tasselli e pennelli...

Post n°89 pubblicato il 01 Settembre 2010 da navigator77
 
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Qualche volta mi è capitato di pensare alla vita come un insieme di tanti pezzi di un grande puzzle da mettere insieme...

Nei primi anni della nostra vita vengono disposti i primi pezzi, alcuni sono dati dal contesto in cui siamo nati, mentre altri lo sono da chi ci cresce e chi ci educa, poi anno dopo anno cominciamo pian piano a metterne noi, prima sotto la guida di qualcuno, poi sempre più in autonomia, fino a quando non diventiamo totalmente autonomi nel metterli, anche se a volte comunque "schiavi" dei tasselli che ci hanno messo o ci hanno fatto mettere in passato, ma che ora non ci andrebbero più bene.

A volte, capita che durante la "costruzione" ci siano dei pezzi che proprio non vogliono entrare, e ci si "smarrisce" senza accorgersi che in fondo bastava osservarli un pò meglio e girarli dal lato giusto.

Altre volte invece, ci si accorge che ci sono pezzi che vorremmo fare entrare, ma che non possono magari a causa di "vecchi" tasselli, molto spesso proprio tra quelli che non avremmo scelto noi di mettere.

Io però mi rifiuto di pensare che la mia vita, e la vita di chiunque sia costituita esclusivamente da una serie di tasselli di un puzzle preconfezionati e da ricomporre, voglio scegliermi io i pezzi da usare, e se non ne sono stati fatti come piacciono a me, voglio sentirmi libero di prendere matita e pennelli per completare l'opera a modo mio, anche andando a rimuovere oppure ridipingere tasselli dei già messi, in particolare se non sono stato io a metterceli.

 
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Quello che ho dentro... pensieri...

Post n°88 pubblicato il 20 Luglio 2010 da navigator77
 
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Ormai non aggiorno più il blog da tempo immemore, non perchè non sia "ispirato", ma perchè ho altri modi per esprimere i miei pensieri, e poco tempo per poi "raggrupparli" e metterli giù in un testo.

Ogni tanto uso "feisbuc" per farlo... per cui non faccio altro che riportare ciò che ho già scritto di là... in data 4 Marzo 2010

Racconto con più orgoglio di un paio di notti passate sulla panchina di una stazione, che di 10 passate in un 5 stelle...

Ho avuto più piacere nel chiacchierare con un immigrato che mi raccontava la storia della sua vita, che con persone che si vantavano delle cose effimere che riempivano la loro...


Ho imparato più con i miei viaggi fatti dormendo su di un corridoio sporco di un treno strapieno, che in quelli su poltrone extracomode...


Con il tempo ho avuto più "soddisfazioni" nel non superare un esame dove meritavo, che rubacchiarne qualcuno dove avevo studiato poco...


Ho avuto un qualcosa di più nel chiacchierare con delinquenti, che a dovermi "fare bello" davanti a persone "potenti"


Rimango più affascinato dall'osservare come conduce la vita un malconcio barbone, che di come lo fa uno "splendente" sborone...


Credo ci sia meno rischio a mangiare tra la terra e la polvere, che in argenteria scintillante lavata senza amore...


Penso che rotolarsi nell'oro (anche se non l'ho mai fatto) non sia divertente come lo è stato rotolarsi nel fango...


Preferisco fare patti col "diavolo", che leccare il sedere agli "angeli"

 
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