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Post n°39 pubblicato il 06 Aprile 2013 da ilpiccolocactus
" I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.
Nell' ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge."
E uno ci credeva e studiava e si impegnava con profitto e, dopo aver conseguito una laurea in una buona università, ancora continuava a frequentare corsi di specializzazione, finalizzati al superamento di un concorso da funzionario oppure a ottenere abilitazioni varie.
Fatto sta ed è che, una volta diventato funzionario con il sudore della sua fronte, ancora non sapeva a quali umiliazioni e vessazioni sarebbe andato incontro per consentire la rapida quanto inarrestabile ascesa del meritocratico di turno, quello senza arte e né parte.
Si dice che "Fatta la legge, trovato l'inganno" e allora i politici, che in quest'arte senza dubbio eccellono, per poter inserire nella pubblica amministrazione i propri galoppini, si sono inventati il concetto di meritocrazia grazie al quale, con un semplice colpo di magia, riescono a trasformare gli impiegati in dirigenti, facendoli diventare stalloni di razza, quando invece sono solo degli asini. Li collocano, con questo stratagemma, ai vertici di un ufficio pubblico e giustificano la loro incardinazione con la scienza infusa che hanno ricevuto direttamente dall'alto, per grazia divina. Agli altri colleghi non resta che inchinarsi davanti a cotanta bravura e fare un passo indietro.
Così chi, a insindacabile giudizio del politico assetato di voti, è meritocratico, fa una carriera veloce, prestigiosa, strepitosa mentre chi, invece, è meritevole e pieno di amor proprio, se lo prende in quel posto e null'altro può fare che arrendersi alla legge del più forte.
La prova provata delle mie affermazioni è che il meritocratico ricopre sempre un posto di gran lunga superiore a quello per il quale è risultato vincitore di concorso ed è entrato nella pubblica amministrazione. La sua qualifica corrisponde di norma a quella di un impiegato di concetto.
A suon di gomitate, sotterfugi, scorrettezze, comportamenti illegittimi, il meritocratico di turno si ritrova, in men che non si dica, in vetta alla scala gerarchica e, senza colpo ferire, scavalca a piè pari tanti colleghi di grado superiore a lui che, ovviamente, non sono ritenuti alla sua altezza. Appare simile al servo che entra dalla porta di servizio e poi diventa il padrone del palazzo, senza averne titolo.
La scalata al successo inizia in sordina, quasi in punta dei piedi. Con un concorso interno, indetto apposta per lui, il meritocratico diventa funzionario e poi ancora dirigente e questo, spesso, senza nemmeno espletare un concorso, neppure pro forma avendo, come titolo di studio, solo un diplomino da quattro soldi. La laurea se l'è guadagnata "honoris causa" sul campo e con 110 e lode. Non per nulla, è bravo, il migliore di tutti, tanto da sbaragliare tutta la concorrenza!:- )
Ma allora, mi sorge un dubbio e mi faccio questa domanda impertinente: "Ma se il meritocratico è davvero così bravo come dice e come dicono, anzi il più bravo, come mai non è riuscito a superare un regolare concorso ad hoc da dirigente?:-) Perchè ha dovuto ricorrere a vie traverse per raggiungere il suo obiettivo?:-)
Ma quello che più mi preoccupa è che in questo clima di confusione, anche normativa, i meritocratici stanno aumentando a dismisura e non solo nella pubblica amministrazione.
Le conseguenze di questo andazzo sono veramente dannose. Il meritocratico infatti, ormai arrivato alla poltrona tanto agognata, solo per merito e virtù dello Spirito Santo, impersonato, lo ribadisco, nel politico che lo sponsorizza, si crede onnipotente e, per dimostrare di essere all'altezza del suo compito, finisce per assumere con i suoi sottoposti, specie con quelli che ritiene superiori a lui, un atteggiamento dispotico, da dittatore, gravemente arrogante, indisponente e maleducato. Vuole avere sempre ragione. Urla. Offende. Umilia.
D'altronde, non potrebbe essere diversamente dato che è perfettamente consapevole che il posto da lui occupato l'ha usurpato a chi invece ne aveva diritto e che, per ironia della sorte, si trova a essere comandato proprio da colui che dovrebbe comandare e che subisce oltre al danno, la beffa.
In questo modo si viene a creare nell'ufficio a cui è preposto un clima di ostilità, di terrore, di diffidenza tra i colleghi, che di certo non favorisce il buon andamento della pubblica amministrazione, anche questo sancito dalla nostra bella Costituzione ma disatteso nella realtà dei fatti. Gli unici che vengono privilegiati dal "dirigente" meritocratico sono la pletora di lecchini e di spioni di cui si circonda per i propri scopi e, quelli sì, godono di un trattamento di favore. Sono loro che vengono mandati in missione, partecipano ai corsi più disparati, sono chiamati a rivestire un ruolo cardine all'interno dell'ufficio stesso.
Di contro, l'incompetente meritocratico è estremamente servizievole e accondiscendente verso chi l'ha sistemato ai vertici dell'ufficio e scende a qualsiasi compromesso, pur di non perdere il privilegio così "faticosamente" conquistato e percepire, pagato da noi tutti, uno stipendio stratosferico, assolutamente non corrispondente e adeguato alla sua effettiva qualifica. Forse questo è il prezzo a cui crede di aver diritto per essersi venduto ed essere diventato un burattino pieno di fili. Peccato però che l'ufficio non sia un teatrino delle marionette.
Essere meritocratico, quindi, non significa essere meritevole. Tutt'altro. I meritocratici sono la feccia della società.
Non meravigliamoci poi se la pubblica amministrazione va a rotoli perché è lo specchio di una società corrotta e corruttibile e di un governo che non c'è e, se c'è, agisce solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto personale.
La "res publica" è ormai diventata una "res privata", con grave danno per la società che, tra l'altro, non ha più regole e dove tutto è lecito e possibile.
A farne le spese di questo andazzo sono pure i meritocratici ma sono talmente ottusi che nemmeno se ne rendono conto. Pretendiamo il rispetto della legalità a cui tutti siamo soggetti e battiamoci per ottenerla.
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