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LA CLASSE CAPOVOLTA

Post n°626 pubblicato il 05 Gennaio 2017 da PROF.PIER

Con Classe Capovolta, in inglese Flipped Classroom, si intende un metodo di apprendimento che capovolge il tradizionale sistema educativo.
Nella Classe Capovolta, infatti, le classiche lezioni frontali e gli esercizi a casa lasciano il posto a un lavoro, svolto a casa, di ricerca e studio, sfruttando materiali condivisi dall’insegnante o scovati nel web dai ragazzi, e un successivo momento di applicazione, in classe, di quanto appreso tra le mura domestiche.
In questo modo anche il ruolo del docente e il rapporto gerarchico con gli studenti cambia, non è più un rapporto rigido, bensì l’insegnante diventa una guida che affianca i ragazzi e li aiuta nella risoluzione dei problemi.

 

Nella Flipped Classroom l’aula non è più il luogo in cui il docente trasmette le informazioni e gli studenti apprendono le stesse, ma diventa la sede in cui gli studenti lavorano, discutono e si confrontano sugli argomenti che hanno studiato precedentemente a casa, ognuno con i propri tempi e seguendo i propri bisogni.
In questo modo, oltre che in ambito educativo e culturale, i ragazzi possono crescere anche personalmente, imparando a sostenere le proprie idee e i propri pensieri.
Questa parte importante della crescita, purtroppo, nelle classiche lezioni frontali è poco valorizzata, poiché la maggior parte del tempo in classe viene sfruttato per le spiegazioni del docente e non c’è, così, lo spazio per l’interazione con gli altri, fattore, invece, molto rilevante nella società.

 

La metodologia della Classe Capovolta muta il ruolo dell’insegnante.
Egli diventa un sostegno per gli allievi, i quali saranno responsabilizzati nella gestione di materiali e di contenuti da lui proposti, e una guida, anche trasmettendo la sua esperienza personale. Il docente non è più il dispensatore del sapere, ma l’elemento catalizzatore che, con la sua esperienza, è capace di stimolare e guidare i ragazzi.
In questo modo il docente può creare un’empatia generale con la classe, e soprattutto un rapporto esclusivo con ogni ragazzo, grazie al tempo che potrà dedicare ad ognuno di loro singolarmente.

 

 
 
 

DURA LEX, SED LEX

Post n°625 pubblicato il 21 Febbraio 2016 da PROF.PIER

Questa è una di quelle notizie che - da sole - danno il senso della distanza abissale tra vecchio e nuovo mondo. Si tratta di qualcosa che in Europa – e nella maggior parte del mondo civile – sarebbe assolutamente impensabile, mentre oltreoceano non solo è pensabile, ma diviene addirittura legge dello Stato. Mi riferisco alla legge del Texas, denominata “campus carry”, approvata il 1 agosto 2015 - che gli atenei statali sono obbligati ad applicare - secondo cui è consentito a studenti, genitori in visita e professori portare con sé armi da fuoco nelle aule scolastiche.

La legge è stata approvata in occasione del 50° anniversario di uno dei peggiori massacri in un campus universitario degli USA, quando uno studente, Charles Whitman, massacrò 16 persone sparando dalla torre dell’orologio della University of Texas di Austin. E ieri, 17 febbraio, il presidente dell’Università del Texas, Greg Fenves, ha approvato lo statuto secondo cui i frequentatori del campus con età superiore ai 21 anni e in possesso di regolare porto d’armi possono andare a lezione debitamente muniti di pistola o fucile. Il tutto naturalmente – c’è da dubitarne? – a buon fine, per difendersi da terroristi, mentecatti, maniaci o assassini di passaggio, che da qualche anno hanno eletto a proprio poligono di tiro scuole e università.

Ne è convinto il governatore dello Stato, Greg Abbott, secondo il quale questa legge potrà prevenire massacri e sparatorie visto che gli assassini di turno si troveranno di fronte una scolaresca armata fino ai denti e in grado di reagire. Una sorta di "sfida all'OK Corral", insomma... In realtà il nostro Greg Fenves non è mai stato d’accordo con questa brillante idea sponsorizzata dallo stato del Texas, ma dopo aver lungamente resistito, ieri ha dovuto capitolare.

Dura lex, sed lex.

Così, un po' abbattuto ha affermato: “questa decisione e stata per me la sfida più grande della mia presidenza, dato che non credo che le armi da fuoco siano adatte ad un campus universitario”.

Oddio, veramente? Ma tranquilli, ci saranno zone di esclusione e…degli obiettori di coscienza, come in ogni ambito democratico che si rispetti. Per esempio se nelle classi sarà tranquillamente permesso portare con sé la propria arma, nelle infermerie, nei dormitori o in certi laboratori bisognerà, ahimé, lasciare colt, pistole, fucili e mitragliette all’ingresso.

Bisogna dire che qualche professore, per la verità, ha manifestato qualche perplessità sul dover discutere il piano di studi o l’andamento scolastico con studenti armati come Rambo, come dargli torto? Ma la soluzione c'è: essere altrettanto ben equipaggiati, no?

Se vuoi bocciare lo studente e quello mette mano alla pistola, non hai che da sparargli prima tu, questo sì che sarebbe un confronto, come dire…ad armi pari…

 

Piero Cammerinesi

 
 
 

NON » UNO SCHERZO

Post n°624 pubblicato il 16 Febbraio 2016 da PROF.PIER

Se genitori e insegnanti si impegnano a far mangiare ai loro figli panini con hamburger e patatine fritte, magari annaffiati da  una bella bibita dolce gassata,   in cambio la loro scuola potrà ottenere attrezzature scolastiche. Sogno o son desto? No  sta accadendo davvero. Una  multinazionale   ha promosso un concorso in cui ha  invitato gli studenti a consumare i propri prodotti per accumulare punti  per poi sperare di essere estratti  per far guadagnare al proprio istituto il premio finale in attrezzature  per la didattica e voilà molti insegnanti e genitori hanno aderito,  direi abboccato,  salvo piangere poi insieme lacrime da coccodrillo e raffazzonare in fretta un progetto che parli di sana alimentazione e di lotta contro l’obesità infantile.   Il  ministero informato  cade dalle nuvole e minimizza: “ La polemica è ridicola e stanca”.  Intanto L’ultimo rapporto Unicef, in collaborazione con L’Istat, non lascia dubbi: l’Italia è pienamente contagiata da quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito “silente epidemia globale”. L'Italia è ai primi posti in Europa per obesità, con il 20,9% di bimbi in sovrappeso e il 9,8% obeso. L’obesità è associata a una forte riduzione dell’aspettativa di vita e a un incremento di anni di vita passati in malattia. Sono peraltro noti sia i legami fra obesità e diabete mellito (altra epidemia già dilagante), sia con altre patologie, fra cui il rischio cardiovascolare: che aumenta anche per chi è stato obeso anche solamente durante il periodo adolescenziale. Meno noto è che in 2 casi su 3 un bambino in sovrappeso diverrà un adulto obeso: con conseguenze anche per il sistema sanitario. Penso sinceramente che non  siano soltanto i figli a necessitare di una corretta educazione alimentare.  

 
 
 

Buon 2016

Post n°623 pubblicato il 30 Dicembre 2015 da PROF.PIER

 

Scuola

BUON ANNO A TUTTI

 
 
 

La "Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza".

Post n°622 pubblicato il 24 Novembre 2015 da PROF.PIER

GLI ANIMALI NON SONO MACCHINE BIOLOGICHE ED ISTINTIVE MA CREATURE INTELLIGENTI E SENSIBILI NON DISSIMILI DALL'UOMO


Fino a che punto si può affermare che gli animali abbiano una coscienza simile alla nostra?  fino a poco tempo fa la linea scientifica ufficiale sentenziava che gli animali sono delle macchine biologiche, mosse da puri istinti e quindi senza nessuna libertà di decisione, ora questa linea di tendenza cozza contro i dati oggettivi e le osservazioni dei biologi, degli etologi e dei neuropsicologi più avanzati.

DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE SULLA COSCIENZA DEGLI ANIMALI

A questa nuova tendenza che considera gli animali come esseri dotati di una loro mente, sensibilità ed intelligenza, si sono pure affiancati fisici, cibernetici, psicanalisti e filosofi che sono giunti a simili considerazioni. E la riprova di tutto ciò è che eminenti scienziati internazionali (ricercatori cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati) hanno sottoscritto il 7 giugno 2012, un atto ufficiale,
un evento di grande portata storico-culturale, anche se i media non ne hanno parlato, la "Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza".

 

 



 
 
 

Una scuola grande come il mondo

Post n°621 pubblicato il 21 Novembre 2015 da PROF.PIER

Una scuola grande come il mondo

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri e professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così…
Si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno puo’ fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti,
e riposare un pochino.
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.

Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso!

 
 
 

AUGURI

Post n°620 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da PROF.PIER
Foto di PROF.PIER

 

 
 
 

BUON 2015

Post n°619 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da PROF.PIER

"OGNI VOLTA CHE TI TROVI DALLA PARTE DELLA MAGGIORANZA

E' TEMPO DI FERMARTI E RIFLETTERE"

Mark Twain

 

 

Auguri a tutti gli amici del blog di un buon 2015

 
 
 

Il segreto della riuscita della professione docente

Post n°618 pubblicato il 18 Maggio 2014 da PROF.PIER

Quando sento dai colleghi l’ormai stereotipato ritornello che gli allievi di oggi "non sono più quelli di una volta", che "sono poco motivati e senza iniziativa" mi cadono le braccia. Tendiamo a ripetere gli stessi errori ormai dalla notte dei tempi.

Su una tavoletta d'argilla di 5000 anni fa un maestro della Mesopotamia scrisse in caratteri cuneiformi: " La gioventù di oggi è pigra, cattiva e senza scrupoli". Nell’antica Grecia secondo il parere di  Aristofane, gli allievi d'allora: " sono fiacchi e senza carattere, mancano sovente alle lezioni, la loro motivazione è debole e la disciplina durante l'insegnamento lascia a desiderare". Nel Medioevo un monaco domenicano descrisse i propri allievi come "ridicoli, pieni di problemi comportamentali e difficilmente motivabili".

Ai giorni nostri la scuola, plasmata ancora sui modelli economici dell’industrializzazione, costretta all’utilizzo di test e curricoli standard,  non può che continuare a sfornare solo due tipi di prodotti: ragazzi studiosi o svogliati, ragazzi che vanno bene o che vanno male.

Le conseguenze di questo ritardo minano fortemente lo sviluppo del rapporto tra discente e docente,  che è il segreto della riuscita  della professione docente, e molti ragazzi che potrebbero essere veramente brillanti penseranno di non esserlo affatto perché sono stati giudicati attraverso una visione ormai da tempo superata.

No, decisamente i responsabili politici della Scuola Pubblica non si meritano i nostri alunni e le nostre alunne e non si meritano neppure noi.

 
 
 

IL MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI

Post n°617 pubblicato il 02 Maggio 2014 da PROF.PIER

Dal sito "La scuola che funziona"

 

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.

10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

 
 
 
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Un blog di: PROF.PIER
Data di creazione: 02/01/2008