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PROGETTO VALES E INVALSI DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Post n°603 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da PROF.PIER

Dopo aver letto i documenti ministeriali, provo a ragionare sulle motivazioni che mi vedono contrario al progetto Vales (che in latino significa stammi bene) per la valutazione delle scuole e dei dirigenti.

Nell' a.s. 2010-2011 il Ministero dell'Istruzione ha sperimentato faticosamente (perché molte scuole hanno rifiutato di aderire) un progetto di premialità del merito per le scuole di alcune province. Il progetto prevedeva un premio delle scuole più"brave". Tra gli indicatori che hanno permesso di stilare la classifica delle scuole, vi sono i test INVALSI ma Il cuore del progetto VALeS e la principale novità, rispetto all’approccio“tradizionale” dell’INVALSI, sta nel fatto che gli apprendimenti saranno valutati con il metodo del “valore aggiunto”. In soldoni i risultati conseguiti dagli studenti negli anni passati e nell’anno incorso serviranno per stimare il “valore aggiunto” dell’insegnante. Le misurazioni basate sull’approccio del valore aggiunto hanno avuto una forte diffusione, specialmente negli Stati Uniti (nella città di Los Angeles i nomi degli insegnanti appaiono sul sito web dell’amministrazione comunale insieme ai rispettivi punteggi di valore aggiunto). Il Ministero, intende estendere progressivamente questa metodologia sperimentale a tutte le scuole italiane.Come è chiaro vi è un nesso sostanziale tra prove INVALSI e premialità del merito.

CHIEDIAMOCI ORA QUALE E’ LA LOGICA DEL PREMIO: Per quest’anno sono stati quasi azzerati i fondi destinati per l'autonomia" della scuola pubblica. Degli 87 milioni di euro previsti dal Parlamento per lo scorso anno scolastico, poco meno di 11 andranno direttamente alle scuole per realizzare i progetti del Piano dell'offerta formativa: una specie di elemosina se si considera che le scuole italiane sono oltre diecimila e potranno aspettarsi qualcosa come mille euro a testa. Con questi fondi – poco più di un euro ad alunno - secondo le nome vigenti, le Scuole dovrebbero"ampliare l'offerta formativa, supportare lo svolgimento di azioni di innovazione didattica ed educativa, sviluppare progetti per sostenere la formazione legata alle innovazioni. E ancora: "Incentivare l'accoglienza degli studenti stranieri, promuovere l'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione con percorsi multidisciplinari, svolgere attività di formazione e aggiornamento connesse al riordino del sistema scolastico e attivare la formazione in Inglese per gli insegnanti interessati". Intanto il governo“tecnico” ha portato a 65 anni e oltre l’età pensionabile (gli insegnanti più giovani intanto si rassegnino ad attendere i 70 anni). Inoltre l’assegno relativo è stato agganciato alla contribuzione,quindi fortemente decurtato. Il Ministero del Tesoro ha bloccato per vari anni i contratti del personale, gli stipendi e gli scatti di anzianità, ha tagliato cattedre e personale Ata. Le conseguenze di queste decisioni le stiamo sperimentando tutti i giorni. Ora, con il 30% di questi risparmi, vogliono premiare, le scuole più meritevoli. Non credo che questa sia una logica razionale. E' una spinta competitiva che produrrà solo danni e impoverimento della scuola pubblica. Tagliare a tutti per premiare pochi credo sia l'esatto contrario di quanto preveda la nostra Costituzione. Farci credere che soltanto la logica della competizione scuota e salvi la Scuola Pubblica Italiana, è inaccettabile.

MA VEDIAMO CHI VINCE E CHI PERDE:Negli ultimi tre anni c’è stata una continua pressione affinchè entrasse nella scuola pubblica la logica "meritocratica". Introduzione del voto numerico in tutti gli ordini di scuola, riforma Brunetta, progetti di premialità ai docenti e alle scuole, ecc. A tutto ci si abitua, ed ora non ci indigna più il fatto che un bambino di 6 anni possa ricevere  "5"e "6", ed un altro tutti "10". E' ciò che si "meritano"! E’ la logica della competizione, nella vita c'è chi vince e c'è chi perde.....”E' ora di finirla con questo egualitarismo sessantottino”, ci ricordava un Ministro. Ma la scuola pubblica deve essere un ospedale che cura i sani, in cui certificare i dislivelli socio-culturali di partenza, oppure un'opportunità di crescita per tutti, nel rispetto delle diversità e dei cammini personali?

E ORA MI CHIEDO, STENDERE CLASSIFICHE AIUTA AD APPRENDERE E A MIGLIORARSI?: Penso che fino a quando un bambino, una adolescente, un giovane sente di avere  una possibilità, una speranza di farcela, resterà in gara e cercherà di migliorarsi. Quando capirà che la gara non è equa, che non ce la farà mai a vincere, alle condizioni date, rinuncerà e cercherà altre strade (e sappiamo quanto possono essere distruttive!). Davvero, come docenti e come cittadini, possiamo credere che basterà costruire delle classifiche, perché tutto migliori, come per magia? Chi lo ha fatto da sempre, come il sistema scolastico statunitense ed inglese, si sta rendendo conto di quali sacche di emarginazione e di diseguaglianza abbia prodotto, a fronte di pochi"arrivati".

E ANCORA, QUALI SONO LE FINALITA' DELLE PROVE INVALSI?:  Le prove INVALSI sono riduttive, valutano solamente alcune competenze degli alunni, in Italiano e Matematica (tralasciando ad esempio quelle artistiche, quelle musicali,quelle corporee, del saper fare del saper essere ecc.). Ma l’uso che il Ministero ne trae è assoluto: si valutano con dei test gli alunni per valutare i docenti e il livello della scuola. Inoltre le prove, ogni anno sono diverse (ma si dimentica che affinché le prove di un soggetto o di un gruppo odi gruppi diversi possano essere fra loro comparate, il test deve essere standardizzato, cioè le prove devono essere identiche e regolari per tutti i rilevamenti). E poi, non misurano il differenziale tra il livello di ingresso e quello di uscita degli allievi (cosa che tutti i test scientifici dovrebbero fare), ma semplicemente una prestazione, su alcuni ambiti. Questo è sufficiente per avere una valutazione complessa ed articolata dei ragazzi, dei docenti e della scuola? Da una parte si affida la costruzione delle prove ad un ente esterno alla scuola (INVALSI),dall’altra, per motivi di risparmio economico, si obbligano gli stessi docenti della scuola alla somministrazione e alla correzione delle prove. Chi può essere oggettivo e distaccato, quando in gioco c’è la premialità economica, ottenuta attraverso i risultati degli alunni?  

Didatticamente parlando il quadro di riferimento dell’INVALSI perla costruzione delle prove non è coerente con il curricolo educativo  della scuola italiana. La modalità valutativa con test a risposta chiusa non è quella che normalmente si utilizza nella nostra scuola. Intanto i docenti più scrupolosi, per paura dell'effetto delle valutazioni INVALSI sulla propria classe e sulla propria autostima, fanno comprare alle famiglie libretti di allenamento alle prove INVALSI cercando di convertire la propria didattica ad una preparazione ai test. E' questo l'effetto feedback sperato? Interpellati sul senso delle prove Invalsi,  Dirigenti e  docenti rispondono che "sono obbligati a farle". Ma Don Milani ci ha insegnato che l'obbedienza non è  una virtù e ha senso solo quando diventa difesa del più debole, non quando è accettazione acritica di semplificazioni e volontà calate dall’alto. Penso infine che ogni docente sia per natura disponibile a sviluppare forme di valutazione e di autovalutazione personale e di istituto. Però gli strumenti devono essere seri e coerenti. Se si vogliono valutare i docenti, si valutino i docenti, non gli alunni. Se si vuole valutare una Scuola, si valuti la Scuola, non la sua utenza. Con che spirito le Scuole accetteranno gli alunni più in difficoltà, sapendo che ne abbassano le “performance” misurate dal Ministero?



 
 
 
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Data di creazione: 02/01/2008