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Creato da PROF.PIER il 02/01/2008

nessunoescluso

Per chi crede nella scuola

 

 

PROGETTO VALES E INVALSI DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Post n°603 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da PROF.PIER

Dopo aver letto i documenti ministeriali, provo a ragionare sulle motivazioni che mi vedono contrario al progetto Vales (che in latino significa stammi bene) per la valutazione delle scuole e dei dirigenti.

Nell' a.s. 2010-2011 il Ministero dell'Istruzione ha sperimentato faticosamente (perché molte scuole hanno rifiutato di aderire) un progetto di premialità del merito per le scuole di alcune province. Il progetto prevedeva un premio delle scuole più"brave". Tra gli indicatori che hanno permesso di stilare la classifica delle scuole, vi sono i test INVALSI ma Il cuore del progetto VALeS e la principale novità, rispetto all’approccio“tradizionale” dell’INVALSI, sta nel fatto che gli apprendimenti saranno valutati con il metodo del “valore aggiunto”. In soldoni i risultati conseguiti dagli studenti negli anni passati e nell’anno incorso serviranno per stimare il “valore aggiunto” dell’insegnante. Le misurazioni basate sull’approccio del valore aggiunto hanno avuto una forte diffusione, specialmente negli Stati Uniti (nella città di Los Angeles i nomi degli insegnanti appaiono sul sito web dell’amministrazione comunale insieme ai rispettivi punteggi di valore aggiunto). Il Ministero, intende estendere progressivamente questa metodologia sperimentale a tutte le scuole italiane.Come è chiaro vi è un nesso sostanziale tra prove INVALSI e premialità del merito.

CHIEDIAMOCI ORA QUALE E’ LA LOGICA DEL PREMIO: Per quest’anno sono stati quasi azzerati i fondi destinati per l'autonomia" della scuola pubblica. Degli 87 milioni di euro previsti dal Parlamento per lo scorso anno scolastico, poco meno di 11 andranno direttamente alle scuole per realizzare i progetti del Piano dell'offerta formativa: una specie di elemosina se si considera che le scuole italiane sono oltre diecimila e potranno aspettarsi qualcosa come mille euro a testa. Con questi fondi – poco più di un euro ad alunno - secondo le nome vigenti, le Scuole dovrebbero"ampliare l'offerta formativa, supportare lo svolgimento di azioni di innovazione didattica ed educativa, sviluppare progetti per sostenere la formazione legata alle innovazioni. E ancora: "Incentivare l'accoglienza degli studenti stranieri, promuovere l'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione con percorsi multidisciplinari, svolgere attività di formazione e aggiornamento connesse al riordino del sistema scolastico e attivare la formazione in Inglese per gli insegnanti interessati". Intanto il governo“tecnico” ha portato a 65 anni e oltre l’età pensionabile (gli insegnanti più giovani intanto si rassegnino ad attendere i 70 anni). Inoltre l’assegno relativo è stato agganciato alla contribuzione,quindi fortemente decurtato. Il Ministero del Tesoro ha bloccato per vari anni i contratti del personale, gli stipendi e gli scatti di anzianità, ha tagliato cattedre e personale Ata. Le conseguenze di queste decisioni le stiamo sperimentando tutti i giorni. Ora, con il 30% di questi risparmi, vogliono premiare, le scuole più meritevoli. Non credo che questa sia una logica razionale. E' una spinta competitiva che produrrà solo danni e impoverimento della scuola pubblica. Tagliare a tutti per premiare pochi credo sia l'esatto contrario di quanto preveda la nostra Costituzione. Farci credere che soltanto la logica della competizione scuota e salvi la Scuola Pubblica Italiana, è inaccettabile.

MA VEDIAMO CHI VINCE E CHI PERDE:Negli ultimi tre anni c’è stata una continua pressione affinchè entrasse nella scuola pubblica la logica "meritocratica". Introduzione del voto numerico in tutti gli ordini di scuola, riforma Brunetta, progetti di premialità ai docenti e alle scuole, ecc. A tutto ci si abitua, ed ora non ci indigna più il fatto che un bambino di 6 anni possa ricevere  "5"e "6", ed un altro tutti "10". E' ciò che si "meritano"! E’ la logica della competizione, nella vita c'è chi vince e c'è chi perde.....”E' ora di finirla con questo egualitarismo sessantottino”, ci ricordava un Ministro. Ma la scuola pubblica deve essere un ospedale che cura i sani, in cui certificare i dislivelli socio-culturali di partenza, oppure un'opportunità di crescita per tutti, nel rispetto delle diversità e dei cammini personali?

E ORA MI CHIEDO, STENDERE CLASSIFICHE AIUTA AD APPRENDERE E A MIGLIORARSI?: Penso che fino a quando un bambino, una adolescente, un giovane sente di avere  una possibilità, una speranza di farcela, resterà in gara e cercherà di migliorarsi. Quando capirà che la gara non è equa, che non ce la farà mai a vincere, alle condizioni date, rinuncerà e cercherà altre strade (e sappiamo quanto possono essere distruttive!). Davvero, come docenti e come cittadini, possiamo credere che basterà costruire delle classifiche, perché tutto migliori, come per magia? Chi lo ha fatto da sempre, come il sistema scolastico statunitense ed inglese, si sta rendendo conto di quali sacche di emarginazione e di diseguaglianza abbia prodotto, a fronte di pochi"arrivati".

E ANCORA, QUALI SONO LE FINALITA' DELLE PROVE INVALSI?:  Le prove INVALSI sono riduttive, valutano solamente alcune competenze degli alunni, in Italiano e Matematica (tralasciando ad esempio quelle artistiche, quelle musicali,quelle corporee, del saper fare del saper essere ecc.). Ma l’uso che il Ministero ne trae è assoluto: si valutano con dei test gli alunni per valutare i docenti e il livello della scuola. Inoltre le prove, ogni anno sono diverse (ma si dimentica che affinché le prove di un soggetto o di un gruppo odi gruppi diversi possano essere fra loro comparate, il test deve essere standardizzato, cioè le prove devono essere identiche e regolari per tutti i rilevamenti). E poi, non misurano il differenziale tra il livello di ingresso e quello di uscita degli allievi (cosa che tutti i test scientifici dovrebbero fare), ma semplicemente una prestazione, su alcuni ambiti. Questo è sufficiente per avere una valutazione complessa ed articolata dei ragazzi, dei docenti e della scuola? Da una parte si affida la costruzione delle prove ad un ente esterno alla scuola (INVALSI),dall’altra, per motivi di risparmio economico, si obbligano gli stessi docenti della scuola alla somministrazione e alla correzione delle prove. Chi può essere oggettivo e distaccato, quando in gioco c’è la premialità economica, ottenuta attraverso i risultati degli alunni?  

Didatticamente parlando il quadro di riferimento dell’INVALSI perla costruzione delle prove non è coerente con il curricolo educativo  della scuola italiana. La modalità valutativa con test a risposta chiusa non è quella che normalmente si utilizza nella nostra scuola. Intanto i docenti più scrupolosi, per paura dell'effetto delle valutazioni INVALSI sulla propria classe e sulla propria autostima, fanno comprare alle famiglie libretti di allenamento alle prove INVALSI cercando di convertire la propria didattica ad una preparazione ai test. E' questo l'effetto feedback sperato? Interpellati sul senso delle prove Invalsi,  Dirigenti e  docenti rispondono che "sono obbligati a farle". Ma Don Milani ci ha insegnato che l'obbedienza non è  una virtù e ha senso solo quando diventa difesa del più debole, non quando è accettazione acritica di semplificazioni e volontà calate dall’alto. Penso infine che ogni docente sia per natura disponibile a sviluppare forme di valutazione e di autovalutazione personale e di istituto. Però gli strumenti devono essere seri e coerenti. Se si vogliono valutare i docenti, si valutino i docenti, non gli alunni. Se si vuole valutare una Scuola, si valuti la Scuola, non la sua utenza. Con che spirito le Scuole accetteranno gli alunni più in difficoltà, sapendo che ne abbassano le “performance” misurate dal Ministero?



 
 
 

IL MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI

Post n°602 pubblicato il 12 Febbraio 2012 da PROF.PIER

Il manifesto  propone la versione originale e una sua variante.

Ogni manifesto dovrebbe essere sempre aperto a possibili miglioramenti.

Se leggendo vi viene in mente qualche variazione scrivetela nei commenti.

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

V. Scelgo di fare l'insegnante per essere a disposizione piena, e sempre dalla parte, delle persone in età/condizione di formazione. Con amore.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni.
Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

V. Non so se la meraviglia e il desiderio di libertà siano innati, ma insegnerò certamente per favorire i processi di autonomia/indipendenza/libertà di tutte/i le/gli alunne/i in qualche modo in contatto con la mia professionalità. Non avrò con le/gli alunne/i alcun rapporto di superiorità/inferiorità, ma solo e sempre rapporti di parità, pur nella differenza dei ruoli.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

V. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, la discussione e le emozioni; il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

V. Accompagnerò alunne e alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

V. Non potendo trasmettere agli studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

6. Incoraggerò nei miei studenti l'impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

V. Sarò accanto agli studenti nei momenti di ogni tipo di difficoltà . E per essere sempre pronto in quest'azione di empatia, provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

V. Farò in modo che la scuola non sia un carcere, eliminando dall'azione didattica le "manette" del trinomio lezione-interrogazione-voto, ma offrendo tutti gli strumenti possibili per la comprensione del mondo.

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

V. Non costruirò insieme agli studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non mi impedirà di aprirmi senza riserve al loro mondo. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.

V. Promuoverò lo studio e la ricerca per l'ampliamento degli spazi di libertà/autonomia/indipendenza di ogni studente.

10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell'impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

V. Raccoglierò tutti gli elementi di valutazione per sostenere al meglio le/gli alunne/i nel loro personalissimo percorso di apprendimento, ma offrirò/garantirò a tutte/i la PROMOZIONE, utilizzando tutte le risorse necessarie per raggiungere l'obiettivo (purtroppo ancora al nostro sistema scuola sconosciute).

11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

V. Lotterò affinché la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Sarò comunque sempre pronto a rispondere ai bisogni formativi degli studenti, sia se mi scelgono, sia se mi subiscono.

12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.

V. Aiuterò gli studenti con ogni strumento didattico, soprattutto attraverso la storia e l'educazione etico-politica, a diventare persone libere nel mondo.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

V. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare, da solo e con gli altri, con o senza organizzazione, tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada, pagando di persona se necessario.


 
 
 

ELOGIO DEL SAPER PUNIRE

Post n°601 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da PROF.PIER

Alcuni giorni fa un ragazzo, durante l'ora di lezione, “messaggiava” di nascosto con un suo compagno usando il cellulare. Come è logico e da regolamento, ho sequestrato temporaneamente il telefonino con una piccola ramanzina. I genitori lo ritireranno in segreteria in occasione dell’imminente consegna delle schede quadrimestrali. Non è un grande avvenimento e non dovrebbe fare notizia, ma a volte il fattaccio, come tanti altri analogamente futili,  finisce sui giornali, che riportano le vibrate e angosciate proteste di papà e mamma contro l'insegnante reo di tanta repressione. Allora ho ricordato un articolo di Claudio Magris intitolato  Elogio del saper punire che ho sintetizzato e riportato di seguito.
“Gli alunni devono essere difesi da eventuali atteggiamenti sadicamente repressivi, che esistono in tutte le categorie e dunque pure fra gli insegnanti. Ma scambiare per violenza persecutrice ogni piccola sanzione disciplinare e vedere traumi in ogni normale sgridata è insensato. L'insegnante a volte per normali comportamenti educativi viene  denunciato e processato, come accade ai rapinatori, ai ladri, ai violenti. Per una vicenda banalissima, che si dovrebbe risolversi in quattro e quattr'otto con una semplice sanzione allo scolaro, si mobilitano consigli di istituto, sociologi, psicologi e politici.  Tutto ciò oggi, paralizza gli insegnanti, inducendoli a infischiarsene dall’intervenire, per non incorrere in grane penose. Rovina quel piacere di studiare e insieme di far baldoria che è il sale della scuola, di una scuola sana in cui gli alunni cercano di copiare e gli insegnanti impedirlo, in cui si impara a riconoscere il gioco delle parti, a ridere insieme, a vivere la solidarietà e ad amare la conoscenza, non più seriosa pedagogia ma avventurosa scoperta; in cui si impara ad accettare la sanzione se si esagera nel fare baldoria, riproponendosi magari di farla senza essere pizzicati.”

 
 
 

VIVA L'UMANESIMO

Post n°600 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da PROF.PIER

Non è vero che bambine e bambini "non sanno parlare".
Non è vero che "non sanno scrivere".
Non è vero che "non sanno giocare".
Non è vero che "non sanno star fermi".
Non è vero che "amano soltanto i giochi virtuali".
Non è vero che sono "diversi dai bambini di un tempo".
Non è vero.

Quanti luoghi comuni della grande società dei media si scontrano con la classe come community del tempo pieno.

In essa bambine e bambini mostrano esattamente il contrario.

Amano esprimersi, ma chiedono prima di tutto ascolto, chiedono poi "un bello" che nella loro vita è scomparso. Chiedono favole, fiabe, poesie, racconti; adorano castelli, miti e artigianato, musica, grammatica e matematica, filosofia, storia, geografia...

Succhiano energia e la restituiscono purché sia data loro la possibilità della lentezza, la fiducia quando piangono, quando l'ansia e la paura di non essere all'altezza li consuma. Sono molto più complessi di quanto non fosse concesso esserlo a noi tanti anni fa. E' vero, tuttavia hanno in sé il fascino di un'infanzia chiusa e misteriosa che essi vorrebbero far esplodere in una serie di ragionamenti e azioni che vengono costantemente represse, oppure fatte rientrare in schemi adulti.

Il linguaggio per loro è simile a quello che per noi era il gioco: affascinante, stimolante, attraente, eccitante come la visita a una caverna: è talmente attraente che sarebbero disposti a rinunciare a qualsiasi attività. I dizionari passano di mano in mano, corrono di banco in banco, si consumano, perdono fogli, vengono difesi a spada tratta come fossero gioielli di famiglia. L'atlante si apre e si chiude: così grande com'è, viene rigirato nelle manine con una curiosità simile a quella che noi proviamo nel momento in cui ci accingiamo a intraprendere il viaggio verso una terra esotica.

Egizi, Etruschi, Greci, Romani, Medio Evo, Rinascimento... pittori, scultori, architetti, scienziati... popolano i loro sogni non appena li incontrano sul loro cammino di conoscenza: maestre e bambini si spingono a vicenda come in un autoscontro dagli urti impossibili, potenti, funambolici, pirotecnici...Le grida di rabbia si fanno festose appena lo scontro si risolve in quello che è: prova tecnica di crescita, iniziazione.

E qui comincia l'avventura del parlato: il fuoco incrociato di parole che escono estratte così allo sbaraglio per poi trovare una sistemazione, un addomesticamento dell'intelletto che produce pensiero che via via si fa riflessivo, armonico, comunicativo nella ricerca dei sinonimi, delle metafore, delle figure retoriche che centrano le intenzionalità comunicative.

E poi succede qualcosa di miracoloso: i bambini cominciano a leggere e a leggere e a leggere per ritrovare ciò che già hanno intuito di se stessi e del mondo. Cercano risposte, ripropongono domande, scovano nuove risposte, non si accontentano più di quelle trovate la prima volta, e si concretizza una catena infinita di perché a cui non più soltanto l'adulto può dare risposta. Allora dal racconto, dalla lettura personale, dalla fruizione di immagini, film, documentari, dalla community classe, dai conflitti risolti e da quelli irrisolti, bambini e bambine crescono e parlano e scrivono e diventano protagonisti da oscar.

E qui sta il punto: sono gli adulti che non li vedono come sono quando pretendono di definirli tramite domande prive di esprit, banali, pregiudizievoli. La logica degli adulti ha superato ogni limite nel senso che non sta sottotraccia pronta ad ascoltare le timidezze e i tremiti della voce bambina, anzi si è fatta sempre più dominante nel suo voler tutto categorizzare, catalogare, risolvere, velocizzare, a volte perfino medicalizzare eventuali "fastidiose devianze" che turbano lo schema di un sapere fossilizzato, cristallizzato, troppo sapiente e pretenzioso, indisponibile al confronto.

Quante volte si legge che i ragazzi sono un problema: qualunque sia il modo in cui lo si dice, la sensazione che i bambini e i ragazzi avvertono è quella di essere un problema. Effettivamente tutto ruota intorno al "problema" giovani, dai più piccoli ai più grandi! E', la nostra, una civiltà di vecchi che pensano sui e intorno ai giovani, anziché pensare con i giovani. Anziché lasciarli liberi di farsi male con i propri pensieri e di metterli alla prova. La nostra è una civiltà della sicurezza: le emozioni fanno male, le esperienze fanno male, il dolore vero fa male (meglio quello rappresentato in tv!), parlare della morte fa male, il sapere "difficile" fa male, la filosofia fa male, la storia fa male, perfino le fiabe fanno male, il compagno "difficile"fa male... la vita va tenuta in naftalina.

Fanno bene le medicine, le merendine, le visite ripetute dal medico, gli zaini ultimo grido, i diari firmati, il fantasy, Disneyland, il cellulare finto a tre anni, la motoretta a batteria a cinque anni, i quaderni zeppi di esercitazioni, le letture facili, gli hot dog, i voti, la competizione...tutto fa bene purché i bambini non si sporchino, non cadano, non si feriscano, non litighino, non siano gelosi del fratellino o della sorellina...purché siano politically correct.
Bambini di quarta elementare parlano tra loro durante un intervallo qualunque dopo giorni di indagini sul Rinascimento: "Leonardo da Vinci è un mito!", "Lorenzo il Magnifico un grande caduto da ammirare senza imitare", "Botticelli l'eleganza e la bellezza", "Raffaello la tenerezza"...Una bambina ridendo grida: "W l'Umanesimo!" Gli altri la imitano: "Noi siamo umanisti!"...

Credo che un genitore, un professore, una maestra, un persona qualsiasi dovrebbe toccare il cielo con un dito o, come diceva la mia nonna, leccarsi i gomiti, e far sì che tanta voglia di sapere non si blocchi mai e poi mai sul ciglio dei giudizi affrettati, su quello della pigrizia che impedisce a volte di vedere la bellezza e mostrarla anche quando è vicina di casa.

CLAUDIA FANTI
 
 

 
 
 

Per non dimenticare :“Il macellaio di Sand Creek”

Post n°599 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da PROF.PIER

Quest’anno per ricordare l’olocausto voglio riportare questa storia.


Tra il 1850 ed il 1860 le Montagne rocciose del Kansas e del Colorado furono meta di una corsa all' oro che portò un' ondata di coloni ad insediarsi tra le montagne e  le circostanti colline. L' immigrazione improvvisa generò scontri con le tribù Cheyenne e Arapaho che vivevano nell' area da sempre e che un trattato con gli stati uniti riconosceva agli indiani stessi "fintanto che l' acqua scorre e le aquile volino".
Il governatore del territorio (non  ancora  stato) del Colorado  decise di mettere a capo della milizia locale il colonnello John Chivington, al fine di liberarsi definitivamente del problema degli indiani. Questo dichiarò pubblicamente che "i Cheyenne dovranno essere completamente rinchiusi o eliminati…. io sono assolutamente convinto che la sola strada che abbiamo per avere la pace in Colorado sia di ucciderli tutti, adulti e bambini ... le uova fanno i pidocchi."
Alcuni mesi più tardi, Chivington mantenne la sua promessa di sterminio. Nelle prime ore del mattino del 29 novembre 1864,  guidò un reggimento di "Volontari del Colorado" versò la riserva Cheyenne di Sand Creek dove era accampata la tribù. Dopo alcune ore  200  Cheyenne, la maggior parte dei quali donne e bambini, erano stati massacrati. Uno dei capitani, Silas Soule, rifiutò di obbedire all' ordine di Chivington di attaccare il pacifico accampamento di Sand Creek ed ordinò ai suoi uomini di trattenere il fuoco. Qualche tempo più tardi anche a causa delle rivelazioni di Soule, Chivington fu sottoposto a processo per la strage: non solo Soule, ma anche gli impiegati bianchi che lavoravano alla riserva di Sand Creek e che, impotenti, avevano assistito al massacro, testimoniarono contro  Chivington. Il processo riguardò sia le efferatezze commesse sia il fatto che era stato attaccato proprio un accampamento di indiani notoriamente non ostili e che anzi si erano portati in quella zona proprio in ossequio agli ordini del governo.
Ovviamente Chivington  fu condannato ed altrettanto ovviamente immediatamente amministiato e dichiarato non punibile. Il capitano Soule fu più tardi assassinato da un soldato che era stato sotto il comando di Chivington a Sand Creek.

 
 
 

IMPARARE LA PASSIONE

Post n°598 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da PROF.PIER

Andare a scuola è utile… Ma la scuola non ottempera al suo primo dovere: insegnare ai giovani la passione per la conoscenza. La scuola italiana è innanzi tutto avulsa dalla realtà.

Di tutte le cose che un ragazzo vuole sapere o avrebbe bisogno di sapere non se ne parla neppure. 

I difensori dell’insegnamento tradizionale sostengono che comunque il latino e la matematica ti insegnano a ragionare. Siamo sicuri? Per ragionare, come per fare qualunque altra cosa, serve imparare la passione per la conoscenza. E su questo la scuola fa proprio poco. Ci sono, è vero, alcune formidabili eccezioni, insegnanti meravigliosi che riescono a instillare passione… Ma sono eroi che fanno a calci ogni giorno con il sistema, i programmi, la burocrazia, le idee stantie degli stessi genitori. La prima cosa da abolire in questo nuovo metodo didattico sono le interrogazioni e i voti. Studiare per il voto è un sistema eccellente per demotivare gli studenti e far loro odiare la cultura.

(IACOPO FO )

 
 
 

CHI FA IMPARA

Post n°597 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da PROF.PIER

CHI ASCOLTA DIMENTICA,

CHI VEDE RICORDA,

CHI FA IMPARA

Come insegnante ho visto che i ragazzi, sempre più assuefatti all’immagine  televisiva o all’uso del computer, con il telefonino perennemente all’orecchio, hanno sempre più difficoltà ad “usare le mani” . Ormai  hanno perso il contatto con i più elementari strumenti di lavoro: il martello, la pinza, il seghetto, il giravite sono oggetti misteriosi. Esperienze apparentemente semplici e banali come piantare un chiodo, tagliate un foglio di compensato, levigare un pezzo di  legno rappresentano per loro un ostacolo difficilmente superabile. Gli stessi ragazzi sono quelli che vengono poi  depositati giornalmente dai genitori o da colorati scuolabus fin davanti al portone della scuola. Raramente i ragazzi si sono avventurati con la loro bicicletta nei quartieri della città. Quasi mai hanno provato a costruirsi con le proprie mani una fionda o una bambola di pezza. Più passa il tempo più continuano a perdere esperienze fondamentali per la loro formazione umana che difficilmente potranno recuperare nel corso della vita. Il risultato finale sarà quello della scarsa autonomia di movimento e di spostamento. La scuola di oggi poco aiuta ad affrontare questi aspetti e a recuperare queste esperienze apparentemente semplici ed elementari. Una possibile via di uscita  potrebbe essere quella di ritornare a prospettare ai discenti  esperienze vive, concrete, non virtuali non simulate. Ma l’intervento dell’ultimo ministro dell’istruzione è andato nel verso contrario. Non resta che sperare nel nuovo arrivato ma temo che la sbandierata politica dei tagli mal si concili con il miglioramento dell’offerta formativa.

 
 
 

IL DIRITTO DI SOGNARE

Post n°596 pubblicato il 20 Dicembre 2011 da PROF.PIER

 

"Benché non possiamo indovinare il tempo che sarà, possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia. Le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanità non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante? Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sarà guidata dalla automobile, non sarà programmata dai calcolatori, ne’ sarà comprata dal supermercato, ne’ osservata dalla televisione; la televisione cesserà d’essere il membro più importante della famiglia e sarà trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, ne’ paragoneranno la qualità della vita alla quantità delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennità non sarà più una virtù, e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e ne’ per fortuna ne’ per sfortuna, la canaglia si trasformerà in virtuoso cavaliere; nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà, e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sarà una mercanzia, ne’ sarà la comunicazione un affare, perché cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morirà di fame, perché nessuno morirà d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena;  in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poiché rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggerà gli errori delle tavole di Mosé, e il sesto comandamento ordinerà di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa detterà un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poiché costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacché le frontiere del mondo e del tempo non conteranno più nulla; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo."

 
 
 

LA MISURA DELLA LIBERTA'

Post n°595 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da PROF.PIER

Lo Stato può darti libertà e te la può togliere.

Ci sei nato, come con i tuoi occhi, le tue orecchie.

La libertà è qualcosa che dai per scontato,

poi aspetti qualcuno che te la porti via.

La misura con cui resisti

è la misura di quanto sei libero.

(Utah Phillips)

 
 
 

LA TERRA E LA PIOGGIA

Post n°594 pubblicato il 06 Novembre 2011 da PROF.PIER

Cari bambini italiani,

 

Sono la madre terra su cui camminate ogni giorno. Io riesco a vivere solo se, di tanto in tanto, viene a trovarmi una mia amica carissima, la pioggia. Senza di lei non riuscirei a vivere e con me morirebbero tutte le piante e gli animali e di conseguenza anche voi non potreste più vivere.  L'acqua, sotto forma di pioggia è fondamentale per la nostra sopravvivenza e ogni adulto, questo lo sa ma lo dimentica. Di conseguenza sempre più spesso mi ritrovo sui titoloni dei giornali e sulle televisioni additata come un’assassina che provoca disastri e fa morire le persone.

 

Si lo so a volte la volte la pioggia cade troppo copiosamente ma se gli uomini curassero e rispettassero la mia superficie, anche l’alluvione più violenta farebbe solo danni materiali facilmente risanabili. Se le mie colline franano, non è colpa della pioggia ma dell’incuria. Se le montagne crollano e le pianure sono allagate, è perché disboscano e costruiscono palazzi e strade là dove non si dovrebbe. La colpa è dei governanti e delle persone che sanno e non fanno niente,  che mi utilizzano per guadagnare soldi , che mi usano per essere rieletti e poter continuare a vendermi al miglior offerente.  Il mio corpo è poroso e assorbe moltissima acqua, ma troppi continuano a cementificare e ad asfaltare la mia pelle rendendola impermeabile. L’acqua che scende dall’alto in questo modo non è assorbita o incanalata nei suoi alvei naturali e trascina in basso gli ostacoli che l’uomo ha creato senza rispetto: case e capannoni costruiti sui letti dei fiumi, strade, argini e automezzi di ogni genere …

Vi scrivo, perché voi siete la speranza per un futuro migliore e perché ho smesso di credere negli adulti e nei governanti che, fanno finta di piangere e passato il lutto, ricominciano da capo. Ricordate, l’agricoltura che vieta l’uso di veleni chimici ma anche il  turismo che si avvale del patrimonio artistico che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità è il modo più utile e sensato di utilizzare il mio corpo . Non avrete bisogno di altro.

 
 
 
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