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Creato da a111andrea il 12/04/2008

Il neurone single

Un povero neurone solo e con poco ossigeno... eppure genera pensieri

 

 

Qualcuno che ti aspetta

Post n°122 pubblicato il 17 Marzo 2011 da a111andrea

E’ bello avere qualcuno a casa che ti aspetta.
Le mozzarelle, quando apro la porta del frigo, quasi mi saltano in braccio. Sono sicuro che se ne avessero la possibiltà mi verrebbero incontro anche sulle scale. Sono lì da mesi e nulla è cambiato. Beh, quasi nulla. Ultimamente hanno un colorito che vira un tantino verso il giallo e una vaga fragranza di caciotta. Ma tant’è...

A proposito di caciotta, il pecorino sardo è decisamente più riservato, com’è d’altronde consono a chi viene dall’isola. Però lo so che anche lui mi vuole bene; ogni volta che torno a casa si fa trovare adorno di nuove escrescenze floreali. A dir il vero ormai ne è tutto ricoperto, tanto che non ricordo più che colore troverei se rimuovessi la muffa verde che lo sovrasta.
Qualche problema l’ho avuto invece quando ad aspettarmi c’erano anche i petti di pollo. Sono decisamente poco propensi all’attesa, dopo tre giorni già avevano manifestato una decisa insofferenza che si era propagata sotto forma di un odore poco gradevole per tutta casa. Alla fine, quando il vicino mi ha bussato per chiedermi se nascondevo morti in casa, ho dovuto liberarmi di loro. Nè d’altra parte è stato difficile: è bastato lasciare aperta la porta del frigo e quella d’ingresso che sono fuggiti da soli. Ingrati!

 
 
 

Memoria

Post n°121 pubblicato il 16 Febbraio 2011 da a111andrea

Memoria.

Ho una torta di ricordi, lacrime e rimpianti. Ora ho ancora da fare, la conservo per dopo.

Quando sono disteso confondo i morti con i vivi. Vorrei alzarmi per andarli a trovare. Portargli la torta, mangiarla con loro.
Alla fine però ricordo: i morti sono morti da tempo.

Ho una torta di ricordi, lacrime e rimpianti. Ora però non posso, la conservo per dopo.

 
 
 

Let the wind carry you home Blackbird

Post n°120 pubblicato il 14 Febbraio 2011 da a111andrea

Lentamente mi sfilo la pelle. Non è dolore che provo, piuttosto sconcerto. Coprire ora la mia carne nuda m’impedirebbe di capire. L’aria è densa e nera, l’anima esala i suoi vapori. Resto così, in attesa di vento.

Let the wind carry you home Blackbird

 

 
 
 

Cielo sotto terra sopra

Post n°119 pubblicato il 10 Febbraio 2011 da a111andrea

Dedico questo breve capitolo de “L’altalena del respiro” di Herta Muller al piccolo Dodo.
Pregherò quel dio che non ho e che non mi abbandona mai, affinchè la fantasia non abbandoni mai neanche lui. Che possa sempre ricordare che se la mente è labile anche i confini lo sono.
Ed è per questo che è sempre tutto possibile.


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Cielo sotto terra sopra

Nella casa estiva sulla Wench, in fondo al frutteto, c’era una panchina senza schienale. Si chiamava Ziohermann. Aveva quel nome perchè non conoscevamo nessuno che si chiamasse così. Ziohermann aveva due piedi tondi fatti con tronchi d’albero piantati nel terreno. Il sedile era segato liscio solo sulla parte superiore, su quella inferiore c’era ancora la corteccia. Quando il sole batteva Ziohermann sudava gocce di resina. Se le staccavi con le dita, il giorno dopo erano già rispuntate.
Più avanti, in cima alla collina erbosa, c’era zia Luia. Aveva uno schienale e quattro gambe ed era più piccola e snella dello Ziohermann e più vecchia di lui. Ziohermann era arrivato dopo. Davanti a zia Luia mi rotolavo giù per la collina. Cielo sotto terra sopra ed erba in mezzo. L’erba mi tratteneva sempre i piedi , perché non cadessi nel cielo. Vedevo sempre l’addome grigio di zia Luia.
Una sera mia madre sedeva su zia Luia e io ero disteso sulla schiena nell’erba, davanti ai suoi piedi. Guardavamo in alto, le stelle erano tutte là. E la mamma si tirò il colletto del golfino sopra il mento finché il colletto ebbe labbra. Finché non fu lei a parlare, ma il colletto:
Il cielo e la terra sono il mondo. Il cielo è tanto grande perché dentro c’è appeso un mantello per ogni persona. E la terra è tanto grande per via di tutte le distanze fino alle dita dei piedi del mondo. Il che è però tanto lontano che bisogna smettere di pensare perché allora si sentono le distanze come un malessere vuoto nello stomaco.
Io chiesi: Dov’è il punto più lontano nel mondo?
Là dove finisce.
Alle dita dei piedi?
Sì.
Sono deici anche loro?
Credo di sì.
Tu lo sai qual’è il tuo mantello?
Solo quando sarò lassù in cielo.
Ma là ci sono i morti.
Sì.
E com’è che ci arrivano?
Vagano con l’anima.
E anche l’anima ha dita?
No, ali.
E i mantelli hanno maniche?
Sì.
Le maniche sono le loro ali?
Sì.
Ziohermann e zia Luia sono una coppia?
Se il legno si sposa, allora sì.
Poi la mamma si alzò in piedi e andò in casa. E io mi sedetti su zia Luia, nel punto esatto dov’era stata seduta lei. Là il legno era caldo. Nel frutteto il vento nero tremava.

Herta Muller - L’altalena del respiro - Traduzione di Margherita Carbonaro

 
 
 

Una pagina nuova

Post n°118 pubblicato il 08 Maggio 2010 da a111andrea

Torno in questo blog dopo tanti giorni d'assenza.

Le giornate sono diventate improvvisamente piene, mi hanno riempito la mente.
Immagino fosse quello che cercavo perchè ho perso molta della mia inquietudine.

Oggi e sabato, piove, sono sveglio da un po', il nuovo libro che ho iniziato a leggere è malinconico. Forse per questo, per tutto questo, sono passato da qui.
Ricordo tutto. Mi ricordo di tutti e non solo ora, ma sempre, tutti i giorni. Più forte è il ricordo dei legami più forti che qui ho avuto. Non ho rinuciato a quei legami, ma non riesco più a viverli come in passato. Vorrei viverli fuori come succede con alcuni di essi.

Un abbraccio,
Andrea

 

 
 
 
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