
L'altro giorno, io e la Lussi, tipo Totò e Peppino, veniamo invitati a pranzo da un noto imprenditore della bassa bolognese.
Teatro di questo incontro quello che viene ritenuto, più o meno, il miglior albergo della città, nonchè ex residenza di famiglia dell'amico Houdini (*).
Noi due arriviamo in anticipo e, sotto un inquietante ritratto di famiglia dei proprietari, in sobrio formato 6 m x 3 e disegnato da Galep, veniamo esortati a depositare i mantelli nel guardaroba.
Cioè, il guardaroba ci viene mostrato, ma poi ci dobbiamo arrangiare con gli appendini.
Io dico, visto che vuoi fare tanto l'aristocratico di 'sta minchia, visto che fai lo sforzo di portarmi fino lì, fallo fino in fondo testa di cane, e prenditi cura tu dei pastrani... comunque tirem innanz.
La sala da pranzo è deserta, arredata come il tinello di Dracula, e si vede un solo cameriere, che con il noto conte ha in comune, direi a naso (vista l'ascella cipollata), anche il paese di provenienza.
Dopo un pò arriva la padrona di casa, abbigliata come frau Blucher e truccata come una frusta meretrice del porto di Macao, e ci accoglie con un equivoco "bentornati!".
Io e Peppino ci scambiamo un teschiato sguardo interrogativo (tipo:"non sarai mica stato tanto coraggioso da trombarla, vero?"), dato che è almeno dal 1985 che non entriamo nel maniero.
Nell'attesa, non posso fare a meno di pensare che in quelle stesse stanze, qualche anno prima, il noto escapista di cui sopra si segava derapando con le pattine sul pavimento di cotto.
Oltre a qualche altro cliente - tra i quali riconosco Boris Karloff, Bela Lugosi e il mio idolo Vincent Price - arrivano anche i nostri gentili ospiti e veniamo quindi invitati in gran pompa (...e sono sicuro che la pompa potrebbe veramente scattare), a recarci "al buffet".
Ci alziamo e troviamo due infimi tavolini da caffè dove vengono esposte le seguenti portate: due pasticcini di maccheroni monoporzione, una gamella di rigatoni al sugo, un arrostino della Lidl con patate, qualche verdura.
E questo è tutto. Cioè, non è che dopo ci sia altro da mangiare. The end.
Luciano inizia a capire che la faccenda andrà ben diversamente da come si era immaginato (lui ha bisogno per la mera sopravvivenza dell'apporto calorico di Michael Phelps in fase di carico), e lo vedo piangere in un angolo, dietro un tendaggio damascato che peserà almeno 250 chili.
Ben presto ci rendiamo conto che anche il servizio è pressochè a buffet.
Nel senso che non ci caca nessuno e, dopo alcuni attimi imbarazzati, iniziamo tutti a prelevare le posate di ricambio dagli altri tavoli apparecchiati, nonchè a servirci da soli il vino (nel che non ci sarebbe niente di male: se però, invece che sul tavolo, tci lasci le bottiglie su un carrello a qualche metro di distanza, senza nessuno a presidiare... mah).
Passiamo al dolce: tra le luculliane libagioni proposte alla clientela, ci sono anche 4-5 fette in tutto di dolci vari, evidenti avanzi di altri turni di ristorazione, forse del bar all'angolo.
Tra questi c'è anche una triste e solitaria fetta di Sacher.
Siccome due dei nostri ospiti, ormai affamati come naufraghi, stanno per disputarsela alla marsigliese con i pesanti coltelli d'argento (che hanno dovuto rubare da un tavolo non occupato), intervengo per chiedere al rincoglionito maggiordomo transilvano se è possibile averne una seconda fetta.
Ma naturalmente ci viene rifiutata, e con una punta di disprezzo tipo quello che si potrebbe riservare ad un obeso di 300 kg che ti chiede la venticinquesima porzione di dolce.
Oltretutto, se dopo una sola fetta la torta è esaurita, ciò è l'ignobile riprova che ci sono stati serviti degli avanzi.
Infine, al momento della fuga, la ciliegina sulla torta, la presentazione del conto: per entità, è semplicemente vergonoso, e per fortuna che io e la Lussi siamo stati invitati.
Ma andate a cagare, valà...
(*): Houdini, personaggio che meriterebbe di per sè almeno un post ad hoc, è un amico, così soprannominato per essere l'unico uomo al mondo in grado, appeso a testa in giù ad un biplano in volo, incatenato e vestito con una camicia di forza, di praticare (su se stesso) un atto masturbatorio completo in sessanta secondi netti dal decollo.
Inviato da: mauropaterno
il 12/02/2012 alle 03:35
Inviato da: o3radovicka
il 10/02/2012 alle 12:18
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il 03/02/2012 alle 15:13
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il 25/01/2012 alle 19:31
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il 18/01/2012 alle 01:27