
Il post precedente mi ha fatto tornare alla mente una vecchiaccia che abitava vicino alla casa dove sono cresciuto, e che chiameremo madame M.
Quando ci trasferimmo in quella casa (più o meno nel 1974, l'anno d'oro di Giorgione Chinaglia e di The Rumble in the Jungle, mica seghe...), per ragioni a me tuttora oscure, fummo fatti oggetto di una sorta di sordo boicottaggio da parte di tutto il vicinato, una malaccoglienza talmente evidente che me la ricordo ancora benissimo, nonostante all'epoca avessi solo otto anni.
Invece, l'età media di questi stronzi era di 89 anni, e credo che fossero così incazzati solo perchè il nostro trasferimento in quel quartierino ne aveva alterato il delicato equilibrio ambientale, che durava dal dopoguerra.
La peggiore di tutti, per quanto ricordo, era codesta madame M: mentre di fronte si prodigava in saluti mielosi e sorrisi falsi come i capelli di Silvio, alle spalle non perdeva occasione per piantare coltelli arrugginiti tra le scapole.
In particolare nutriva un enorme ed evidente rancore verso i bambini, che forse avrebbe voluto bollire in un pentolone come la strega di Hansel e Greteli.
Era infatti un'orrenda megera, ovviamente vedova, che viveva in una casa oscura, mal riscaldata e umidissima, abitata soltanto da una colonia di merdosissimi gatti (ah, ora ricordo: ci odiava anche perchè avevamo addirittura un cane) e probabilmente da una colonia di pipistrelli vampiro.
La maledetta portava occhiali alla Filini, sotto le cui spesse lenti si intravedeva uno sguardo da predatore che avrebbe fatto trasalire Carlos Monzon.
I capelli, grigi e bisunti, erano cosparsi di una fitta ghiaia forforosa e, fatalmente, l'arpìa vestiva sempre di nero, come un balilla alla Marcia su Roma.
Ma non era solo chiacchiere e distintivo: era veramente cattiva come Lucifero e, in sintesi, faceva proprio cagare.
Nel periodo natalizio, che per me era speciale soprattutto perchè mio cuggino era ospite a casa nostra, una volta io e lui trovammo per strada delle scatole da regalo vuote, probabilmente cadute da un camion, e ne portammo qualcuna a casa.
Non so poi come ci venne l'idea.
Comunque sia, ci procurammo della carta da giornale, parecchi fogli, e la fissammo sotto la ciambella abbassata del cesso, così da formare una sorta di tasca rinforzata, atta a raccogliere a fini scientifici la merda direttamente dalla sorgente.
Poi, tra risate infami, cacammo entrambi - e per buona misura anche mio fratello - dentro il nostro brevetto, col risultato di mettere insieme, senza danni collaterali, una notevole quantità di tubi escrementizi multicolori.
Dopodichè, con cura da fisici del CERN, indossata la tuta antiradiazioni, provvedemmo a trasferire con ogni cautela il prodotto dentro una delle scatole da regalo raccolte per strada.
Il problema maggiore fu quello di non spargere letame per tutta la casa, in quanto le risate atomiche ci facevano tremare come invasati.
Quindi lo avvolgemmo in una preziosa carta da regalo, lo addobbamo con nastro e fiocco d'ordinanza e infine scrivemmo un tenero biglietto di auguri per le festività in corso.
Ricordo ancora distintamente la busta bianca con il nome della fortunata destinataria, madame M, fissata sul pacco appoggiato con ogni cura sulla soglia di casa sua.
Suonammo il campanello per poi fuggire a rotta di collo, ghignando come scimmie cappuccine.
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il 10/02/2012 alle 12:18
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il 03/02/2012 alle 15:13
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