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Creato da sciffo il 27/09/2005
Quelli che sognano di giorno sono consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di notte. (Edgar A. Poe)
 

Messaggi di Luglio 2012

UN MESE DI PASSIONE

Post n°684 pubblicato il 30 Luglio 2012 da sciffo



Certo, con la mia solita fortuna ho beccato il periodo più caldo del millennio, comunque sia, ho messo in cascina le prime quattro settimane di allenamento per l'olimpico delle Nazioni.

La cosa più strana è che, quando parlo con qualcuno di questo mio proposito, dicendo che non nuotavo, non pedalavo e non correvo praticamente da due anni, nessuno ci crede. 
Il motivo è semplice.

Quando si ragiona con (quasi) qualsiasi age grouper in piena attività, questo ci terrà sempre a farti sapere che lui si allena pochissimo, perchè non ha tempo (sembra che tutti siano capiprogetto alla Nasa o chiavino almeno tre volte al giorno, e con tope diverse), oppure perchè è infortunato in modo cronico, ma sempre in una di quelle parti del corpo dove hanno male più o meno tutti, tipo la schiena che è un vero classico, che non ti fermano veramente e non lasciano segni visibili.

Non ho ben chiara la finalità di questo comportamento diffuso, diciamo che il messaggio al mondo in trepidante attesa dovrebbe essere qualcosa tipo: "non riesco ad allenarmi come dovrei, perchè sono un/a gran figo/a, piena di impegni, anche e soprattutto sessuali, ma se potessi allenarmi come vorrei, potrei senz'altro vincere la medaglia d'oro olimpica. Anche a 48 anni, eh?".

Mah!

Comunque, dicevo delle mie prime quattro settimane.
Premetto che non ci sono tabelle scritte, report sui km percorsi, cardiofrequenzimetri/gps/pistole laser o altre cagate stellari, ma solo qualche indicazione che scrivo qui per chè possa magari essere d'aiuto a qualcuno.
Probabilmente, intendo, vi sarà d'aiuto NON seguirla. 

Premessa: che ci si creda o no, partivo praticamente da un livello di forma nelle tre discipline pari a zero.

Ho diviso il periodo in due blocchi di due settimane.
Questo è un consiglio che do gratis a tutti i beginners: non strutturate l'allenamento su base settimanale, perchè prima di tutto è inutile, e poi perchè non riuscirete mai a farci stare tutto come vorreste, e rischiate di ammazzarvi per l'anima del.

Ogni blocco ha compreso:
5 allenamenti nuoto
2 allenamenti bici
4 allenamenti corsa
1 uscita in bici in collina
1 combinato
2 giorni di riposo
 
Per quanto riguarda il nuoto, mi sono allenato quasi sempre con i ragazzi della squadra: all'inizio è stato umiliante, ero l'ultimo in corsia e riuscivo a completare circa metà del lavoro a velocità ridicole. Adesso va molto meglio, riesco a fare tutte (o quasi) le ripetute e ho risalito qualche posizione nel peloton.

In bici mi sono limitato a uscite brevi, tra i 40 e i 50 km (devo fare un olimpico, non il Tour), e ho iniziato ad inserire qualche lavoro più specifico. Per la collina, si veda il post precedente.

A correre faccio cagare.
Dopo qualche uscita per campagna, sono andato sulla ciclabile dove ci sono i riferimenti kilometrici... una debacle! Sono lento come una vecchia troia malese, obesa e sifilitica. 
Speriamo che sia il caldo (ma non credo), va beh, ho ancora tempo, speriamo di riprendere delle medie umane!

Per quanto riguarda i combinati, roba semplice, tipo 40 km in bici e 5-6 km di corsa facile, tanto so bene che non è la transizione il mio problema principale.

Bon, adesso ho qualcosa su cui costruire, se non altro.

Gentleman's triathlon, alez!

 
 
 

VECCHIE SENSAZIONI

Post n°683 pubblicato il 20 Luglio 2012 da sciffo



Ieri pomeriggio, dopo un paio d'anni dall'ultima volta, sono tornato in bici in val di Zena. Le condizioni erano quelle dell'estate piena, con temperatura sui 30° "alti" e paesaggio fortemente disidratato, anzi, non ricordo di aver mai visto il torrente così secco.

Ma l'uscita era stata programmata in compagnia del compare Ignatio, e pertanto solo un tifone o una diarrea violentissima avrebbero potuto fermarci. 

Lasciamo l'auto al solito parcheggio di Farneto, dove ci attende l'orrenda sorpresa della relativa fontana non più funzionante, quindi partiamo, agevolati da un violento phon, caldo come la topa di Vanessa del Rio, ovviamente contrario. 

Fortunatamente, salvandoci la vita, riusciamo poco dopo a riempire le borracce al parco di Botteghino: lo conosco bene in quanto, ai bei tempi, faceva parte della frazione podistica dei miei imbecillissimi combinati in solitaria.
E comunque le fontane nel raggio di 40 km le conosco TUTTE!

Decido di far provare al novizio amico il giro di Barbarolo, sicuro della sua efficacia paesaggistica in qualunque stagione ma purtroppo, proprio quando ci troviamo ai piedi della relativa salita, troviamo un cartello di divieto di transito. 

Lo accompagno quindi su per le attigue rampe di Torre Arabella, ben pedalabili anche per due pedali come noi, ma totalmente esposte al sole e così, complice un improvviso calo di vento, veniamo avvolti da un'invisibile ma semimortale lingua di fuoco.
Nonostante beva continuamente, le labbra mi si seccano a salsedine ogni 12 secondi, come se stessi lavorando alacremente sulla già citata Vanessa.

Una volta raggiunto il piccolo valico, propendo per tornare indietro, onde evitare di ficcarci in situazioni di kilometraggi ignobili e senza ritorno: l'esperienza conterà ben qualcosa!
Ignatio, che non porta nemmeno un cappellino e indossa un completo tecnico in spigato siberiano, di sicuro più adatto alla Freccia Vallone che al luglio bolognese, schiuma agli angoli della bocca come un cavallo da tiro.
Pochi secondo dopo, in discesa a 104 km/h, evita per un soffio un frontale con una Panda 30 guidata da un frate omosessuale, il che gli provoca l'emersione di una sinistra macchia marrognola nel fondello dei pantaloncini.

Tornati a Zena, ci abbeveriamo avidamente in una mangiatoia fetida, soto gli occhi schifati di un gruppo di maiali da tartufo che giocano a tresette sotto un castagno.

Salutati rispettosamente i suini, guido il compare su verso Zula e la strada della Futa, poi, subdolamente, quando pensa che la salita sia finalmente terminata, lo costringo a deviare a tradimento verso Pianoro Vecchio.
Il disgraziato ancora non sa che lo attende una breve ma fottutissima salita, con una prima rampa agghiacciante, seguita da cinquanta metri dolci che sembrano condurre al sospirato scollinamento, e invece dietro la curva se ne annida una seconda, ancor più terrificante!
Sbanfiamo come cani da slitta: in precarie condizioni di forma e con queste temperature da altoforno, siamo entrambi preda di curiose visioni mistiche.
Giurerei di aver sentito Igna recitare preghiere pagane in aramaico antico, con una voce che di certo non era la sua.
Distinguo inoltre curiose e articolatissime bestemmie verso le divinità, credo egizie, perchè mi pare di sentir citare più volte Anubi.

La successiva strada in costa, per fortuna, è sempre bellissima, con i suoi vigneti verdissimi che risaltano magnificamente sulla terra ocra dell'Appennino, e ci ripaga dello sforzo infame.

Terminiamo con la lunga discesa verso Botteghino, dove tocco velocità d'altri tempi, mentre Ignatius, con le braghe ancora urticanti per il suo incontro con il frataccio e la sua Panda, tira abbondantemente i freni.

Alla fine mettiamo in cerniere una cinquantina di km in un paio d'ore, con numerose soste per acqua fresca (ne avrò bevuti almeno cinque litri), e soprattutto ho ritrovato sensazioni d'altri tempi.

Certo, la gamba con 200 km di allenamento, non è granchè, però, però... pensavo peggio dai!

 
 
 

TELEFONA TRA 20 ANNI

Post n°682 pubblicato il 11 Luglio 2012 da sciffo



io con la barba più bianca
e una valigia in mano
con la bici da corsa
e gli occhiali da sole
fermo in qualsiasi posto del mondo
chi sa dove

Ieri mattina, per chiudere la mia prima settimana di allenamento nella triplice, sono uscito presto per una sgambata solitaria in bici di un'ora e mezza.

La gamba già in partenza era un pò affaticata, però avevo qualche pezzo giusto sull'ipod, c'era un sole bellissimo e un pò di brezza vagamente rinfrescante.
Tutto sommato, una volta scaldati i muscoli, andavo via con un filo di gas.

Dopo una mezzora, mentre vengo accarezzato dal pianoforte di Bruce Hornsby, vedo in lontananza sulla stradina deserta di campagna uno strambo ciclista, diretto come me verso l'argine riarso del Cavo Napoleonico.

Si vede subito, dalla pedalata caracollante, con ginocchia larghe da vaquero, che è un anzianotto.

Mentre mi avvicino, colgo sempre più particolari: la pelle abbronzatissima e un pò cascante del vecchio contadino, l'abbigliamento improbabile da ciclista anni 80, su cui spicca il tipico cappellino muratoriale, la bici da "turismo" con cambio sul telaio e manubrio alto e comodo.

Lo sorpasso e lo saluto con un cordiale "buongiorno!", forse a volume un pò troppo alto causa ipod, lui trasale (o trasalisce) un attimo e poi risponde rapido "Ehlà! Buondì!" con voce che sorride e che rivela un temporaneo, quanto giustificabile, accantonamento della dentiera.

Avrà avuto 65 anni, cioè circa 20 più di me.

Ribaltando l'asse del tempo, vent'anni fa eravamo (già) nel 1992, e mi sembrano passati più o meno solo venti giorni.

Questo significa che, a Dio piacendo, tra altri 20 giorni di tempo percepito, ci sarò io su quella bicicletta da turismo.
Forse avrò un'abbronzatura meno violenta, ma quasi certamente un abbigliamento da ciclista fuori moda ed un cappello altrettanto improbabile (sempre che non ci abbiano già obbligati ad usare un casco integrale anche in bici).

Se Dio me lo concederà, sarà davvero un soffio, e non c'è niente, proprio niente, che io possa fare.

Credo valga la pena rifletterci un momento.
 

 
 
 

ESTATE, TEMPO DI AMORI GIOVANI

Post n°681 pubblicato il 02 Luglio 2012 da sciffo

Occhi di ragazza
Quanti cieli quanti mari che mi aspettano 

Sabato a mezzogiorno.
C'è un caldo quasi mortale, ma non posso evitarlo, ho un appuntamento.
La location non è banale: incrocio tra corso Ercole d'Este e via Certosa.
Chi conosce Ferrara sa che è un luogo mistico. O almeno lo è per me. 

Sono lì che aspetto, seduto su un fittone all'ombra dei pioppi, e ascolto le cicale.
Butto uno sguardo a destra e a sinistra, con la vista che spazia libera dal Castello fino alla Casa del Boia: non c'è nessuno, proprio nessuno. 
Troppo caldo per starsene in giro.
 
Chiudo gli occhi, tranquillo che, in quel deserto dei tartari, non potrò essere scambiato per un matto.
Mi è sempre piaciuto tanto il frinire delle cicale, è il rumore dell'estate, di quelle estati infinite che c'erano tanti anni fa, e adesso non mi capita quasi mai di potermelo gustare con calma. 

Ogni tanto sollevo leggermente le palpebre, ma poco, quel tanto che basta per distinguere i colori ma non gli oggetti. 
Azzurro, verde, mattone.
Qual è poi la realtà del mondo, gli edifici, le strade o i suoi cromatismi?

Ad un certo punto, sento una risata, anzi due.
Sono risate giovani: una femminile, d'argento, e una maschile, di bronzo.
Limpide e libere, nessun veleno della vita ancora può velarle. 

Apro gli occhi e vedo due ragazzi, sull'orlo della maggiore età, che vengono in bici verso di me. Pedalano sul marciapiede deserto per evitare i ciottoli, e si tengono per mano, e ridono. Ridono.
Manco si sono accorti, loro, che ci sono quaranta gradi. 

Mi passano accanto, un fantasma seduto su un paracarro di marmo, lei mi guarda per un secondo, come a scusarsi, mentre lui, più timido, passa per un attimo ad un sorriso più tenue e silenzioso.

Li osservo ancora per un pò mentre vanno verso la Mura, e li sento ridere ancora più forte, probabilmente per una battuta.
La risata si allontana piano piano, fino a confondersi in quell'ipnotico sottofondo di cicale.

E' un attimo, e sono passati.
Per sempre.
 

 
 
 

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