Creato da nevermorelove il 09/04/2011

tear's rain

nessun amore

 

 

Per Francesca 10 anni

Post n°81 pubblicato il 08 Aprile 2014 da nevermorelove

 

Non ho piu pensieri oggi, la testa è vuota, sto lavorando senza voglia e vorrei tanto andare via da questo maledetto ufficio e  camminare senza una meta, vorrei farmi avvolgere dalla brezza marina mentre continuo a rimandare indietro le lacrime che invece vorrebbero uscire libere per alleviare questo dolore che non mi fa respirare, guardo le nuvole correre veloci nel cielo e nei miei occhi un volto, un sorriso, una piccola manina che scrive semplici frasi su uno foglio sgualcito….e continuo a sentire queste lacrime salire.

  -  “ciao Mario, sei seduto? Devo darti una brutta notizia”

  -   “oddio che cosa è successo?

  -  “ti ricordi quella bambina della IV B? Quella che aveva dei problemi?"

-     “certo Francesca, che cosa le è successo? Come sta?”

-      “questa notte se n’è andata, la malattia l’ha portata via”

Ed il mondo mi crolla addosso, in un attimo il volto della piccola Francesca si materializza nella mente, quel suo fare incerto con una gambina rigida, il suo incredibile sorriso nonostante la malattia, quei grandi occhi marroni che ti entravano dentro e che ti facevano capire quanto fosse bella la vita, e quelle semplici frasi talmente profonde che un poeta non sarebbe stato in grado di scriverle. La piccola Francesca che nonostante tutto sorrideva sempre, amica di tutti e tutti erano innamorati di lei, insegnanti compresi  e lei, lei non chiedeva altro che vivere un altro giorno.

Noi con i nostri stupidi problemi non abbiamo capito nulla, non abbiamo capito quanto sia importante la freschezza di un bacio, il profumo di un respiro, la dolcezza una semplice alba o la passione di un tramonto, un cielo stellato, un filo di erba, un fiore, il rumore di un ruscello o la voce di un albero con le fronde mosse dal vento, non riusciamo a capire quanto sia importante una carezza, un sorriso, una parola gentile, siamo troppo presi nei nostri “insormontabili” problemi senza pensare che una bambina non chiedeva altro che vivere un altro giorno e quel giorno, lo viveva la massimo delle sue possibilità.

Se esiste un Dio, non è un Dio giusto e per l’ennesima volta ne ho avuta la conferma.

Addio piccola principessa, il tuo incredibile sorriso e la tua straordinaria voglia di vivere mi ha fatto capire quanto sia importante la mia stupida vita, perché è veramente nulla in confronto alla tua, seppur breve, vita.

Per Francesca, 10 anni.

 

 

 

 
 
 

il giorno della memoria (anche se un po in ritardo)

Post n°80 pubblicato il 31 Gennaio 2014 da nevermorelove

Che cosa strana conoscere persone, farle entrare nel tuo cuore ed accorgerti che è come se ne avessero sempre fatto parte, parlare e scoprire che dietro quegli occhi si nascondo storie che si perdono nella memoria e tu vuoi scoprire, conoscere, perché il loro segreto è nel sangue nel respiro, in quello che sentono è quello che sono e, quello che sono scorre nel tuo sangue , fa parte anche della tua storia. Ma quanti vogliono conoscere o conoscono il proprio passato, quella della propria famiglia quanti si fermano soltanto alla loro misera esistenza dimenticando purtroppo che è grazie a quel bagaglio, grazie al sacrificio dei nostri padre, dei nostri nonni, che oggi possiamo vantarci di vivere in una democrazia. Cosa che credo piu importante è non dimenticare quello che è stato, ma la stragrande maggioranza delle persone a questo che fa perché è molto più facile dimenticare è molto più facile voltare la testa dall’altra parte, chiudere gli occhi per non vedere come se l’oblio dell’ignoranza possa poi giustificare le proprie azioni e questo non fa altro che farci commettere gli stessi errori. In qualche modo io sono stato fortunato, ho avuto delle testimonianze dirette come quelle di mio nonno ed ancora di più quelle di mio padre che ha vissuto in modo attivo tutto il periodo della seconda guerra mondiale. Sono nato in un periodo dove c’era la voglia di ricominciare, dove in qualche modo, si stava bene, anche se con fatica, mentre i nostri genitori, avevano visto e vissuto una guerra incredibile, assurda, così come sono sempre assurde tutte le guerre. Da piccolo, curioso ed affamato come ero di conoscenza, mi fermavo a sentire quello che i “vecchi” raccontavano, mi piaceva ascoltare mio padre perché per me erano come delle favole, non potevo credere che realmente fossero successe quelle cose, pensavo che solo nei film di guerra potessero prendere vita quei suoi racconti e a me piacevano i film di guerra anche se spesso ne uscivo turbato ma, quelle cose non potevano essere avvenute, ed invece, proprio le persone che mi erano accanto le avevano vissute realmente. A Roma abitavamo sopra una merceria gestita da una famiglia di ebrei, mio padre era amico del proprietario il “sor Davide” conosciuto anche come “sor Dino” ed io ero amico del figlio, Romolo, con cui spesso mi fermavo a giocare a pallone sotto casa. Papa e sor Dino, nei pomeriggi estivi, si fermavano a bere qualcosa nel giardino dietro casa, un luogo fresco dove, il ponentino che arrivava da mare, rendeva piacevoli momenti che solo Roma riesce a donare. Mentre noi giocavamo loro parlavano, di tutto, così come fanno dei vecchi amici… chiacchieravano delle partite di calcio, mio padre del Napoli e sor Dino della Roma, delle donne, a bassa voce per non farsi sentire da mamma ed anche del loro passato, molto pesante per entrambi. Erano queste le storie che mi affascinavano e, quando questo succedeva, sia io che Romolo smettevamo di giocare e ci sedevamo ad ascoltare. Tralasciando quelle di papa, che come ho detto fu membro attivo della resistenza napoletana nelle 4 giornate di Napoli e successivamente ufficiale del rinato esercito italiano fino alla liberazione del nostro paese, (dopo la sua morte, ritrovai dei documenti, che mi fecero scoprire cose cha mai, credo, papa mi avrebbe raccontato) quello che piu rimane nella mia memoria è un numero…un numero tatuato sul braccio “der sor Dino”. Un numero che si intravedeva solo quando, seduto al tavolino, prima di prendere il caffè, si arrotolava la manica della camicia scoprendo parte del braccio sinistro, un numero, il “marchio dell’infamia dell’uomo sull’uomo” un numero che con il tempo era diventato grigio ma che aveva segnato una profonda cicatrice non solo nel cuore ma nell’anima di quell’uomo e della sua gente. Sor Dino fu uno dei pochissimi a tornare dopo la retata dei nazzisti del 16 ottobre del 43 al Ghetto di Roma. Tutta la sua famiglia fu sterminata come milioni di altri esseri umani nei campi di concentramento. Quel pomeriggio mi soffermai su quel numero e chiesi al sor Dino che cosa fosse, ricordo lo sguardo di mio padre come se volesse fulminarmi ma, quell’uomo, dopo aver fatto cenno a papa, cominciò a raccontare ….come se fosse successo soltanto il giorno prima ed il tutto in modo molto particolareggiato, dalla sua cattura fino alla liberazione e noi ragazzi, non riuscivamo a capire come si potesse arrivare a commettere quelle barbarie. Mentre raccontava non vedevo emozioni negli occhi di quell’uomo, il suo sguardo era perso nel vuoto come se stesse rivivendo per l’ennesima volta ogni momento, ma non c’era odio, non c’era nulla, come se ogni cosa fosse morta dentro di lui e forse era così, lui era vivo ma la crudeltà dell’uomo, la sua organizzata malvagità lo aveva ucciso dentro. Quando fini di raccontare, mise una mano tra i miei capelli e, dopo aver incrociato lo sguardo di mio padre, ci dette un “buffetto” sul viso dicendo: “non dimenticatelo mai” perché è questo che purtroppo l’uomo fa, dimentica e, quello buffetto, brucia ancora sulla mia faccia specialmente dopo aver vissuto sulla mia pelle in giro per il mondo, certe esperienze. Ora che ci penso non ricordo di aver mai visto sor Dino sorridere.

 
 
 

a 3 ore di volo

Post n°79 pubblicato il 08 Dicembre 2013 da nevermorelove

Se leggi il giornale, tutti si preoccupano di tutto ma alla fine pensano solo ai cazzi propri cercando sempre di fregare gli altri,  poi leggo della povera gente che cerca di tirare avanti con quel poco che hanno e spesso, non hanno neanche quel poco, leggo di gente che muore per un alluvione che l’uomo non la natura ha provocato, si uccide per una stupida lite, oppure solo perché “io so piu fico de te” e, si muore, si muore di indifferenza, per disperazione, di solitudine e tutto questo mi fa venire in mente delle riflessioni ma una in particolare continua a girami nella testa e riguarda il conquistarsi il “diritto alla morte” …Già, il “diritto” alla morte. Da giovane avevo scelto di indossare una divisa in nome dei miei principi, cose in cui credevo e, a fatica, continuo ancora a credere. Mi sono ritrovato sporco di polvere nei campi profughi a protezione degli aiuti umanitari, ho camminato tra quella misera gente, ma ero un estraneo. Ho visto morire bambini dai grandi occhi neri con la pancia gonfia di nulla e poi, coperti da miseri stracci, sepolti nella nuda terra per essere poi dimenticati, centinaia, migliaia di piccole fosse senza neanche un segno di riconoscimento  ma, a  cosa serve pensare a chi è morto se neanche riesci a pensare a te stesso per vivere?  Ho toccato quelle piccole mani cercando di dare quello che potevo, ma mi accorgevo solo che li aiutavo a morire un po’ più tardi ed ogni cuore che smetteva di battere si portava via una parte del mio cuore…fino a quando sono arrivato a non sentire più nulla, era diventata una cosa normale, come normale era sentire dentro una voce che mi sussurrava: “a te non può capitare, queste cose succedono agli altri, non a te” così come era normale aspettare un aereo che dopo solo 3 ore di volo ti faceva tornare alla “civiltà” 3 ore di volo per ritrovare tutto, persino il superfluo, cose che non servono, ma alle quali non vuoi rinunciare, negozi pieni di luce e di ogni ben di Dio, vedere gente che litiga per un cazzo di parcheggio, pensa tu che grande problema, disperarsi per un parcheggio e a 3 ore di aereo, non c’è neanche più disperazione se non aspettare di morire, ma questo non succede a te, non può succedere..quella benedetta vocina dentro la mente.

A 20 anni mi sono ritrovato a tenere tra le braccia persone della mia stessa età che si aggrappavano alla vita con una divisa sporca di sangue e con il corpo lacerato dalla guerra, guardavi quegli occhi che si spegnevano lentamente con il terrore dentro e che troppo spesso mi chiedevano “perché?” ero testimone delle loro ultime parole…:”mamma”..”ho paura”…”non voglio morire”..”perché signore perché”…”è stato bello avere degli amici come voi”, e quella maledetta vocina che continuava:…”queste cose succedono agli altri non a te”…e, senza più neanche un cuore che ormai era diventato arido come le pietre del deserto aspettavi, sul bordo di una pista, un aereo che ti riportava alla “civiltà” dove non c’era una guerra, ma in cui si uccideva e si uccide per 10 euro, dove i giovani muoiono per un bicchiere di troppo correndo su una strada a 200 km orari, o per una dose di droga solo per provare un pò di emozione e, a poche ore di volo, si muore per una guerra.

“Ma non può succedere a te, queste cose capitano agli altri, non a te” e, dopo tanti anni, quando finalmente ricominci a sentire quella pietra che avevi nel petto battere, ti ritrovi disteso su un letto d’ospedale con un ago che morde la carne e del veleno che ti entra nelle vene, sperando che, quel veleno, possa salvarti la vita, dolore nelle viscere, paura, e quella maledetta domanda:”perché?”, “perché adesso?”, “perché proprio adesso che ho ritrovato il mio cuore?”.

Guardi gli infermieri che camminano accanto al tuo lettino mentre fai fatica persino a respirare, li vedi ridere e scherzare, guardi il dottorino che fa il cretino con l’infermiera bona, altri due invece che discutono della partita della Roma (immagina che grande problema, discutere per una cazzo di partita…che coglioni) e sicuramente una vocina dentro di loro gli sussurra:”tanto non capita a te, queste cose capitano agli altri non a te”, cerchi di cancellare per un attimo i pensieri che non si fermano, ti volti da un’altra parte ed incroci gli occhi di una bambina, due grandi occhi azzurri, un foulard a coprire una testa senza capelli, un sorriso da togliere il fiato, una bambola di pezza tra il braccio libero mentre nell’altro, un ago che fa scorrere veleno anche nelle sue vene, una bambina di 12 anni. Butto la testa sul cuscino, chiudo gli occhi e penso ad un aereo che in tre ore ti porta via da tutto quanto, ma quell’aereo non partirà mai… e non c’è più quella maledetta vocina che ti dice:” non può succedere a te, queste cose capitano agli altri, non a te”.

 

 
 
 

mi piace ascoltare-

Post n°78 pubblicato il 11 Novembre 2013 da nevermorelove

Girando nel web spesso capita di leggere delle frasi molto belle, magari sono di personaggi famosi, di poeti illustri o semplicemente di sconociuti che hanno quella scintilla che, per un attimo, illumina la mente e quasi provi invidia che siano riusciti ad avere quei pensieri, ti domandi:"ma come fanno?"  Non nego che sto attraversano un periodo un po particolare, dove la stanchezza si fa sentire e non solo quella fisica, di certo la situazione lavorativa non aiuta, sembra di avere la spada di Damocle sulla testa pronta a cadere e si spera che quel sottile filo non si spezzi mai perchè reinventarsi a 56 anni non è facile, ma sono pronto ad affrontare la vita come ho sempre fatto, senza nascondermi e di certo senza piangermi addosso, non è nel mio carattere. Sarà forse per questi motivi che, come dicevo, mi capita di leggere dei pensieri che magari per qualcuno non hanno senso ma che invece colpiscono dritto al cuore...insomma la frase incriminata è questa:"Mi piace ascoltare. No, non le parole. Mi piace ascoltare gli sguardi, i gesti. Mi piace ascoltare l’anima delle persone" e.....questa frase rispecchia pienamente quello che sono e quello che sento io, a me piace molto ascoltare ma non le parole, puo sembrare assurdo "ascoltare" i gesti, "ascoltare" gli sguardi, "ascoltare" l'anima ma, pesateci bene, quante volte diciamo..."i tuoi occhi mi parlano", "sento la tua anima", "i tuoi gesti mi dicono...." ....quello che però mi domando, in questo momento della mia vita è...ma c'è qualcuno che sa ascoltare i miei occhi? che sente la mia anima? che percepisce i miei gesti? a volte mi sembra di stare in un mondo di sordi per non dire addirittura ciechi, si, ciechi nel non riuscire a vedere e ad ascoltare non solo me, ma  neanche la propria  vita. 

 
 
 

e mi ritrovo così

Post n°77 pubblicato il 09 Luglio 2013 da nevermorelove

E mi ritrovo così, seduto in un angolo a pensare, a pensare ad un bambino paffutello, vispo, che credeva di avere il mondo tra le mani ma con una voglia incredibile di una carezza, una carezza che non è mai arrivata.

Quel bambino riccioluto, dagli occhi sorridenti, ma con dentro la voglia di piangere, ma un uomo non piange, 5 anni, quel bimbo ha 5 anni, ma gli è stato insegnato così, che un uomo non deve piangere, è un segno di debolezza, e quel bimbo è cresciuto,  mostrando sempre agli altri questa forza, questa freddezza, per poi ritrovarsi a 19 anni, con il fango fino al collo, in una merdosa foresta  cercando di non farsi uccidere e provando tanta paura.

Un ragazzo, non ancora uomo, che ha perso la sua giovinezza, la sua voglia di vivere vedendo cadere uno ad uno le persone che aveva più care, gli amici.

Un ragazzo che non è mai stato bambino che combatteva giorno dopo giorno, con accanto la morte, pronta ad allungare la mano, un ragazzo sempre con quella voglia incredibile di piangere, ma un uomo non piange, cosa penseranno quelli che gli stanno accanto, quelli che lui comanda, perderanno la fiducia, deve essere forte, freddo, chiudere il cuore, fallo diventare arido, anche se sanguina.

E mi ritrovo qui, ormai uomo, un uomo che non è mai stato bambino, che non è mai stato ragazzo, con una voglia matta di amare e di essere amato, con una voglia matta di piangere e adesso che non deve più dimostrare nulla a nessuno, quest’uomo non riesce finalmente a scaricare le lacrime che in tutti questi anni si sono accumulate.

Continuo a fare un bilancio della mia vita, una vita che forse pochi hanno avuto, una vita talmente ricca da scrivere non un libro , ma mille libri, un uomo che ha visto ed ha fatto tutto, un uomo che ha una bella famiglia, dei figli stupendi, un buon lavoro ma che per lui, per lui non ha riservato nulla, neanche le lacrime che vogliono scendere.

Quest’uomo che ha dimenticato come si piange, questo piccolo uomo, vede il tempo trascorrere, il tempo che gli scappa tra le mani, senza neanche la felicità di un pianto.

 
 
 
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FERMIAMOLI

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Fermiamo i pedofili

Fermiamo gli abusi sui minori

Insieme possiamo farlo

 

VITA

 

LO STOLTO

 

 

"Quando hai a che fare con una persona che si crede superiore agli altri e ne è fortemente convinta, ridici sopra e assecondala, perchè non è bello rovinare i sogni di uno stolto"

 

 

le persone più felici non sono necessariamente

coloro che hanno il meglio di tutto

ma coloro che traggono il meglio da ciò che fanno.

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta

ma di come danzare nella pioggia.

GIBRAN

 

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio gli dei chiunque essi siano per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia. Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe ma l’orrore delle ombre e ancora la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Son Io il signore del mio destino. Son Io il capitano dell'anima mia.

(Nelson Mandela)

 

TORNO A VIVERE

Non arrenderti mai,

perchè quando pensi

che sia tutto finito..

è il momento in cui

tutto ha inizio...

 

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